Created: Saturday, 12 July 2008 22:26 | Rate this article
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Grundrisse. La profezia incompresa

 

Così come accade di nuovo 150 anni dopo, con la crisi dei mutui subprime, nel 1857, gli Stati Uniti furono teatro dello scoppio di una grande crisi economica internazionale, la prima della storia. Tale avvenimento generò grande entusiasmo in uno dei suoi più attenti osservatori: Karl Marx.

Dopo il 1848, infatti, Marx aveva ripetutamente sostenuto che una nuova rivoluzione sarebbe avvenuta soltanto in seguito a una crisi e, quando questa giunse, si decise a riassumere, nonostante la miseria e i problemi di salute che lo attanagliavano, gli intensi studi condotti dal 1850 presso il British Museum di Londra e a dedicarsi nuovamente alla sua opera di critica dell’economia politica. Risultato di questo lavoro, compiuto tra l’agosto 1857 e il maggio 1858, furono 8 voluminosi quaderni: i Grundrisse, ovvero la prima bozza de Il capitale.

Dopo questa data, essi giacquero tra le tante carte incompiute di Marx ed è probabile che non siano stati letti neppure dallo stesso Friedrich Engels. In seguito alla morte di quest’ultimo, i manoscritti inediti di Marx vennero custoditi nell’archivio dello SPD, ma furono trattati con grande negligenza. L’unico brano dei Grundrisse dato alle stampe durante quel periodo fu l’Introduzione, pubblicata nel 1903 da Karl Kautsky. Essa suscitò un notevole interesse (costituiva, infatti, il più dettagliato pronunciamento mai compiuto da Marx sulle questioni metodologiche), fu rapidamente tradotta in molte lingue e divenne, poi, uno degli scritti più commentati dell’intera sua opera.

Nonostante la fortuna dell’Introduzione, i Grundrisse rimasero ancora a lungo sconosciuti. La loro esistenza fu resa pubblica solo nel 1923, quando David Rjazanov, direttore dell’Istituto Marx-Engels di Mosca, li ritrovò dopo aver esaminato il lascito letterario di Marx conservato a Berlino. In quella circostanza, essi furono fotografati e, negli anni seguenti, alcuni specialisti in Unione Sovietica ne decifrarono il contenuto e li dattilografarono. Quando apparvero, a Mosca in due volumi (1939 e 1941), furono l’ultimo importante manoscritto di Marx reso noto al pubblico. Tuttavia, la loro pubblicazione a ridosso della Seconda Guerra Mondiale fece sì che l’opera restasse praticamente sconosciuta. Le 3.000 copie realizzate divennero presto molto rare e solo pochissime di esse riuscirono a oltrepassare i confini sovietici. Per la loro ristampa si dovette attendere sino al 1953.

Come già accaduto con l’Introduzione, fu un altro estratto dei Grundrisse a generare interesse prima dell’opera integrale: le Forme che precedono la produzione capitalistica. A partire dagli anni Cinquanta, infatti, questo testo fu tradotto in molte lingue e la prefazione del curatore dell’edizione inglese, Eric Hobsbawm, contribuì a dare risonanza al suo contenuto: “esso costituisce il tentativo più sistematico di affrontare la questione dell’evoluzione storica mai realizzato da Marx e si può affermare che qualsiasi discussione storica marxista che non tenga conto di questo testo deve essere riesaminata alla luce di esso”.

La diffusione della versione integrale dei Grundrisse fu un processo lento ma inesorabile e, quando ultimato, rese possibile una più completa e, per alcuni aspetti, differente percezione dell’intera opera di Marx. Le prime traduzioni avvennero in Giappone (1958-65) e in Cina (1962-78). In Unione Sovietica, invece, uscirono soltanto nel 1968-9.

Alla fine degli anni Sessanta, i Grundrisse cominciarono a circolare anche in Europa. Essi apparvero dapprima in Francia (1967-8) e in Italia (1968-70), su iniziativa di case editrici indipendenti dai partiti comunisti. In lingua spagnola, furono pubblicati a Cuba (1970-1) e in Argentina (1971-6) e poi, in altre edizioni, anche in Messico e Spagna. La traduzione inglese giunse soltanto nel 1973. Essa fu eseguita da Martin Nicolaus, che nella premessa al libro scrisse: “i Grundrisse sono il solo abbozzo dell’intero progetto economico-politico di Marx e mettono in discussione e alla prova ogni seria interpretazione di Marx finora concepita”.

Gli anni Settanta furono il decennio decisivo anche per le traduzioni nell’Europa dell’est e i Grundrisse furono stampati in Cecoslovacchia (1971-7), Ungheria (1972), Romania (1972-4) e Jugoslavia (1979). Nello stesso periodo, essi comparvero anche in Danimarca (1974-8), mentre, negli anni Ottanta, furono stampati in Iran (1985-7), in sloveno (1985), in Polonia (1986) e in Finlandia (1986). Inoltre, dopo il 1989 e la fine del cosiddetto ‘socialismo reale’, i Grundrisse hanno continuato a essere tradotti in altri paesi: Grecia (1989-92), Turchia (1999-2003), Corea del sud (2000), Brasile (2008) e, a oggi, sono stati pubblicati integralmente in 22 lingue e stampati in oltre 500.000 copie. Un numero che sorprenderebbe molto colui che li redasse col solo fine di riepilogare, per giunta in tutta fretta, i propri studi di economia politica.

Il primo commentatore dei Grundrisse fu Roman Rosdolsky, la cui opera, Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx, pubblicata nel 1968, costituisce la più antica monografia dedicata al testo marxiano. Nello stesso anno, i Grundrisse conquistarono alcuni dei protagonisti delle rivolte studentesche, che cominciarono a leggerli entusiasmati dalla dirompente radicalità delle loro pagine. Per lo più, essi esercitarono un fascino irresistibile tra quanti, soprattutto nelle file della nuova sinistra, erano impegnati a rovesciare l’interpretazione di Marx fornita dal marxismo-leninismo.

Nello stesso periodo i tempi erano mutati anche a est. Dopo una prima fase nella quale i Grundrisse erano stati guardati con diffidenza, essi furono definiti dall’autorevole studioso russo Vitali Vygodski un’opera geniale alla quale era necessario prestare la dovuta attenzione. In pochi anni, dunque, i Grundrisse divennero un testo fondamentale col quale ogni serio studioso di Marx doveva misurarsi.

Pur con diverse sfumature, i vari interpreti si divisero tra quanti considerarono i Grundrisse un testo autonomo, cui potere attribuire piena compiutezza concettuale, e coloro che, invece, li giudicarono come un manoscritto prematuro e meramente preparatorio de Il capitale. Il retroterra ideologico delle discussioni sui Grundrisse (cuore della contesa era la fondatezza o meno della stessa interpretazione di Marx, con le conseguenti ed enormi ricadute politiche) favorì lo sviluppo di tesi interpretative inadeguate e oggi risibili. Tra i commentatori più entusiasti di questo scritto, vi fu, infatti, chi ne sostenne la superiorità teorica rispetto a Il capitale, nonostante questo comprendesse i risultati di un ulteriore decennio di intensissimi studi. Allo stesso modo, tra i principali detrattori dei Grundrisse, non mancarono quanti affermarono che, nonostante i significativi brani sull’alienazione, essi non aggiungevano nulla a quanto già noto di Marx. Accanto alle contrastanti letture dei Grundrisse, risaltano anche le non letture, il cui caso più eclatante è quello rappresentato da Althusser, che concepì la suddivisione del pensiero di Marx in opere giovanili e opere della maturità (poi così tanto dibattuta) senza conoscere il contenuto dei Grundrisse.

In generale, comunque, a partire dalla metà degli anni Settanta, i Grundrisse conquistarono un numero sempre maggiore di lettori e interpreti. Diversi studiosi videro in questo testo il luogo privilegiato per approfondire una delle questioni più dibattute del pensiero di Marx: il suo debito intellettuale nei confronti di Hegel. Altri, ancora, furono affascinati dalle profetiche enunciazioni racchiuse nei frammenti dedicati alle macchine e alla loro automazione.

Oggi, a distanza di 150 anni dalla loro stesura, i Grundrisse mostrano la persistente capacità esplicativa di Marx del modo di produzione capitalistico. In essi, infatti, il grande ruolo storico del capitalismo, ovvero la creazione di una società sempre più progredita e cosmopolita rispetto a quelle che la hanno preceduta, è perspicacemente delineato assieme alla critica degli ostacoli che esso frappone a un più compiuto sviluppo sociale e individuale. Inoltre, i Grundrisse hanno un valore straordinario perché racchiudono numerose osservazioni (tra queste quelle sul comunismo) che il loro autore non ebbe più modo di sviluppare in nessuna altra parte della sua opera incompiuta. Se appare molto probabile che anche le nuove generazioni che si avvicineranno all’opera di Marx subiranno il fascino di questi avvincenti manoscritti, è certo che essi sono ancora indispensabili a quanti oggi vogliano interrogarsi con serietà sulla crisi della sinistra e sulla trasformazione del presente.