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Roberto Finelli, Critica Marxista

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Maria Cristina Basso, Studi Filosofici

Un Pensiero Ricorrente: La (ri)scoperta dell’opera di Marx

Risultato della conferenza internazionale omonima, svoltasi a Napoli dall’1 al 3 aprile 2004 e organizzata dallo stesso curatore del volume Marcello Musto, Sulle tracce di un fantasma.

L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia (Manifestolibri 2005, pp. 392 € 30), raccoglie gli interventi di alcuni tra i più rilevanti nomi della riflessione contemporanea sull’opera marxiana. Benché il sottotitolo evidenzi lo sdoppiamento tra ricostruzione filologica e pensiero filosofico, il lavoro si muove parallelamente ed organicamente su entrambi i vettori, laddove essi non si presentano come linee di ricerca disgiunte bensì reciprocamente implicate e funzionali.

È infatti in occasione della presentazione della nuova edizione storico-critica della Marx-Engels Gesamtausgabe (MEGA²) che l’intera opera marxiana trova un tardivo quanto essenziale lavoro di sistematizzazione che, in maniera solo apparentemente contraddittoria, la riconsegna all’originaria incompiutezza. È sotto questa cifra che gli scritti di Marx aprono da un lato ad una «scoperta» dell’opera marxiana in quanto tale, ovvero alleggerita del pesante nonché deformante fardello del marxismo e delle esperienze storico-politiche ad esso ispirate, e dall’altro ad inedite e feconde possibilità interpretative. Far luce sulla genesi del testo, principio guida dei lavori della Mega², si rivela strumento essenziale per una lettura critica dell’opera marxiana e per una sua «riconsegna ai liberi campi del sapere», come sottolinea il curatore.

La prima sezione del libro apre con l’intervento di Manfred Neuhaus (direttore del progetto della MEGA²) che ne ripercorre il tortuoso percorso filologico-editoriale dal prologo russo di David Rjazanov, interrotto e penalizzato dalla congiuntura storica della presa del potere hitleriana e dal terrore staliniano, attraverso la lenta e problematica ripresa della monumentale opera a Mosca e a Berlino negli anni del disgelo, sino al definitivo avvio del decennio Sessanta-Settanta con il progetto riveduto e corretto che prese il nome di «seconda MEGA». Neuhaus evidenzia i cruciali aspetti teorici e metodologici della ricostruzione filologica dei testi centrando il punto d’arrivo del «principio della genesi del testo», il cui imperativo della ricostruzione per elaborazioni successive – dalla bozza alla stesura finale – sostituisce il vecchio paradigma della verosimiglianza alle intenzioni dell’autore.

Ancora dal lato storico si collocano i contributi di Izumi Omura (Università di Sendai), responsabile dei lavori della sezione giapponese della MEGA², di considerevole ampiezza e ad alto tasso di informatizzazione; di Malcom Sylvers (Università di Venezia), le cui ricerche si focalizzano sulla ricostruzione dell’epistolario marx-engelsiano; di Gian Mario Bravo (Università di Torino) che attraversa approfonditamente la storia del marxismo teorico italiano evidenziandone la marginalità all’interno del quadro internazionale, colmata solo alla fine degli anni Cinquanta – con le uniche eccezioni di Labriola e Gramsci – e rintracciandone le cause non solo nella situazione politica del paese dominato dal fascismo, ma nella contraddizione interna tra una teoria marxista, mai realmente approfondita dunque compresa, e la prassi politica di un «socialismo locale» da essa enormemente distante.

Sempre al vettore storico-filolgico appartiene la seconda sezione di studi dedicata alla critica filosofica e politica nell’opera giovanile di Marx: dal rapporto con il materialismo, approfondito da Mario Cingoli (Università di Milano – Bicocca) all’idea di democrazia nel giovane Marx, attraversata da Giuseppe Cacciatore (Università di Napoli – Federico II). Quest’ultimo ne estrapola soprattutto il ripensamento marxiano del dispositivo liberale moderno di stampo giuridico-politico, non pensato unicamente nei termini di un rovesciamento rivoluzionario, ma di un traghettamento verso una concretezza contenutistica che veicoli istanze popolari non mediate ma auto-rappresentate. Ancora in questa sessione, la comparazione filologica dei Manoscritti economico-filosofici con i quaderni di estratti raccolti da Marx durante il soggiorno parigino del 1844, attraverso la quale Musto (Università di Napoli – L’Orientale) evidenzia una nuova possibile chiave interpretativa del celebre lavoro giovanile marxiano. La riflessione di Gianfranco Borrelli (Università di Napoli – Federico II), infine, si concentra sugli scritti prettamente politici degli anni 1843-1852. Da essi emerge un discorso sulla politica profondamente controverso: dalla problematica coestensività tra il breve ed il lungo periodo ed i relativi dispostivi politici (l’utilizzo temporaneo dello strumento repubblicano e la necessità assoluta del suo oltrepassamento), Borrelli prende spunto per aprire ad una serie di interrogativi sulle opzioni possibili di mediazione politica e per una riflessione sulle nuove forme di legittimazione tramite governance.

La terza sezione, dedicata a Il Capitale, sposta il proprio baricentro analitico su una riflessione più marcatamente economico-filosofica. Dal vertice ottico del «circolo del presupposto-posto» come sintesi del percorso dell’idealismo tedesco, proponendo una visione continuista tra il sistema hegeliano e quello marxiano, Roberto Finelli (Università di Bari) giunge ad un articolato confronto tra la scienza de Il Capitale e l’imperativo post-moderno del decostruzionismo. Notevole inoltre, all’interno del nucleo di lavori su Il Capitale, la duplice re-interpretazione della critica dell’economia politica da parte di Enrique Dussel (Università di Città del Messico) il quale evidenzia, con puntuale sistematicità, da un lato una sottovalutata contiguità categoriale tra la Logica hegeliana e Il Capitale, attraverso l’individuazione di coppie concettuali bivalenti, dall’altro un’ancor più inedita eredità schellinghiana stante nella mutuazione della «Fonte creativa» all’interno della teoria del plusvalore, da cui emerge il «lavoro vivo quale Fonte creativa del plusvalore». Infine, molto rilevante per interesse ed originalità è la «trasformazione»di Jacques Bidet (Università di Parigi) della teoria filosofica de Il Capitale attraverso la categoria di «Metastruttura» – intesa come contrattualità, insieme interindividuale e sociale – quale elemento di una «bifaccialità» al cui polo opposto si trova la struttura economica del capitalismo. Da questo «complesso metastrutturale», che costituisce la cifra propria della modernità, si apre una profonda riflessione sulle contraddizioni del post o tardo moderno, che trovano tragici iceberg nelle categorie/realtà di centro-periferia e di guerra.

Nell’attualità – la sezione «Un oggi per Marx» – si distingue la suggestiva proposta di André Tosel (Università di Nizza) di un «comunismo della finitudine» concepita non come «astuzia retorica», ma quale risposta ad un’esigenza storica: l’inversione del capitalismo liquido, la cui stessa ontologia ne denota il potere pervasivo di produzione distruttrice e desimbolizzante, e la sua sostituzione con un irrinunciabile «referente simbolico» che, contro ogni reductio ad unum (omogeneità, partito, Stato), è imperativamente declinato al plurale. Sullo stesso piano concettuale si muove la riflessione di Domenico Jervolino (Università di Napoli – Federico II), che specifica la pluralità del «comunismo della finitudine» attraversoil «linguaggio», strumento privilegiato del molteplice ma anche dell’unità. Esso infatti se da un lato «esiste solo nella pluralità delle lingue storiche» dall’altro è strumento universale di comunicabilità. Il linguaggio come metafora del politico, per una società comunista che sostituisca dunque il «discorso alla violenza», e in grado di interpretare e «tradurre» la pluralità delle istanze che l’attraversano. Originale anche la rivisitazione «letteraria» dei testi marxiani ad opera di Domenico Losurdo (Università di Urbino), che scorrendoli cronologicamente li ordina su una precisa linea evolutiva. Dalla letteratura utopica dell’Ideologia tedesca, secondo cui una grande rivoluzione avrebbe dato vita ad una nuova società, quella comunista, abitata da una nuova umanità liberata ed emancipata da ogni costrizione, compreso il lavoro, al genere storico-politico del Manifesto del partito comunista e della Critica del programma di Gotha, laddove però un limen essenziale li separa: il primo inserisce la grande rivoluzione che avrebbe definitivamente cambiato il mondo all’interno di quella che è la longue durée dello sviluppo dell’umanità, la seconda fornisce al proletariato che abbia conquistato il potere gli strumenti concreti per la sua gestione. Chiudono i 25 contributi che compongono il volume Alex Callinicos, (Università York – UK) con un attraversamento storico del marxismo teorico anglosassone – rivisto alla luce di una subalternità, tardivamente colmata, rispetto a quello continentale, ma anche dell’alterità del suo portato concettuale –, e Wei Xiaoping (Accademia Cinese delle Scienze Sociali) con la presentazione della ricerca attuale su Marx in Cina.

Le riflessioni contemporanee del marxismo teorico risultano in definitiva, dall’efficace specchio di questo volume, frastagliate per gli angoli di visuale e le proposte delineate, ma proprio in quanto tali irrinunciabilmente plurali. L’orizzonte di senso di tale molteplicità, attingendo alla riscoperta di una fonte propulsiva quale l’opera marxiana, apre dunque alla concretezza della possibilità. Teorica e pratica.

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Vicissitudini e nuovi studi de «L’ideologia tedesca»

In occasione della pubblicazione del primo volume della nuova serie del «Marx-Engels Jahrbuch», la storia e le più recenti acquisizioni filologiche del famoso manoscritto marxiano e delle sue edizioni. Dai lavori della nuova edizione storico-critica emerge un autore misconosciuto.
I molteplici tentativi di pubblicazione delle opere complete di Marx ed Engels hanno visto fiorire, contestualmente alle loro edizioni, alcuni periodici che avevano lo scopo di accompagnarne e promuoverne i lavori, nonché offrire un contributo alla ricerca.

I. Riviste di studi marxiani
Anche questo capitolo della Marx Forschung (la ricerca su Marx), si apre, come molti altri, con le imprese di David Borisovič Rjazanov, curatore della prima edizione storico-critica dell’opera completa di Marx ed Engels, la Marx Engels Gesamtausgabe e, senza dubbio, il più importante Marx-Forscher del Novecento. Grazie alla sua iniziativa ed a cura dell’Istituto Marx Engels di Mosca, da lui stesso diretto, apparvero infatti, nel biennio 1926/27, i due volumi del «Marx Engels Archiv». L’intento di questo progetto, dal quale era escluso in via di principio ogni riferimento al dibattito politico del tempo, mirava a fornire anticipazioni sui manoscritti dei due pensatori per renderli accessibili alla critica, ancor prima dell’edizione dell’opera completa. Com’è noto, sulla Mega s’abbatté la mannaia dello stalinismo, responsabile, oltre ai tanti e atroci crimini commessi, anche di aver interrotto la pubblicazione dell’opera di Marx.
Durante i quarant’anni trascorsi dall’interruzione del primo tentativo di Gesamtausgabe, datata 1935, e l’inizio della stampa della seconda, il primo volume risale al 1975, nonostante dal 1956 al 1968 fosse apparsa la Marx Engels Werke (MEW) e tra il 1955 ed il 1966, in Unione Sovietica, la seconda K. Marks i F. Èngel’sa Sočinenija, in campo socialista non vi furono serie analoghe iniziative editoriali. L’unica rivista di questo ciclo, fu il del tutto dottrinale «Naučno-informacionnyj bjulleten’ sektora proizvedenij K. Marksa i F. Èngel’sa» che sorse nel 1958, presso l’Istituto per il marxismo-leninismo di Mosca, e proseguì, in 47 numeri, fino al 1989. Al contrario, nello stesso periodo, ad occidente sono da annoverare numerosi e qualificati strumenti di ricerca su Marx e ad almeno due di essi, è obbligatorio fare riferimento. In Francia, sotto la direzione del grande marxologo Maximilien Rubel, nacque la rivista «Etudes de marxologie». I 31 numeri di questi quaderni, alcuni dei quali doppi, apparsi in modo discontinuo dal 1959 al 1994, grazie alle analisi critiche, gli studi storici, le bibliografie e le traduzione d’inediti in essi ospitati, rappresentano un insostituibile tentativo di documentazione dell’opera di Marx e di critica del marxismo. Essi, ancora oggi, risultano essere uno strumento indispensabile per chi voglia cimentarsi, in maniera rigorosa, con questi temi. A Treviri, nella Repubblica Federale Tedesca, invece, comparvero, negli anni dal 1969 al 2000, in 49 numeri, gli «Schriften aus dem Karl Marx Haus». Anche questa collana, con le sue monografie sulle edizioni dell’opera di Marx ed Engels e sulla ricezione che essa ebbe nel mondo, sui rapporti che essi intrattennero con terzi, nonché con la presentazione di saggi sulla storia del movimento operaio, rappresenta una delle più specializzate fonti di ricerca del campo.
Dopo la nascita della MEGA², gli istituti per il marxismo-leninismo di Mosca e Berlino, diedero vita al «Marx-Engels-Jahrbuch». Questo annuario, edito dalla Dietz Verlag in tredici numeri, nel periodo tra il 1978 ed il 1991, seppur concepito per contribuire alla divulgazione del marxismo ed al suo trionfo ideologico e dunque, privo di quel carattere scientifico che Rjazanov aveva fortemente voluto cinquant’anni prima, accompagnò la stampa dei primi volumi della MEGA², annoverando al proprio interno importanti contributi di studio. All’incirca nello stesso tempo, nella Repubblica Democratica tedesca, sorsero diverse altre riviste per documentare il lavoro editoriale in corso sull’opera di Marx. Dal 1976 al 1988, editi dalla Martin-Luther Universität di Halle-Wittenberg, per un insieme di 23 numeri, uscirono gli «Arbeitsblätter zur Marx-Engels-Forschung»; dal 1978 al 1989 in 29 numeri e per iniziativa dell’Istituto per il marxismo-leninismo di Berlino, apparvero i «Beiträge zur Marx-Engels-Forschung» (la nuova serie è ripresa, con cadenza annuale, nel 1991); infine, editi dalla Karl-Marx-Universität di Lipsia, vennero stampati, in maniera irregolare dal 1981 al 1990, i 6 numeri della «Marx-Engels-Forschungsberichte».
In seguito agli avvenimenti dell’autunno del 1989, per iniziativa dell’Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam e della Karl Marx Haus di Treviri, nacque nel 1990 l’Internazionale Marx Engels Stiftung (IMES). Questa fondazione, sorta con il gravoso compito di completare la MEGA², assunse l’impegno di pubblicare ad Amsterdam i «MEGA-Studien», usciti in 11 numeri tra il 1994 ed il 1999. Questa rivista, esclusivamente incentrata sui lavori di edizione della MEGA, affermò, in questo modo, il ritorno ad una rinnovata obiettività nella ricerca scientifica.

II. «Marx-Engels Jahrbuch»
La recente edizione del primo volume del «Marx-Engels Jahrbuch», anch’esso a cura dell’IMES, ma stavolta con redazione presso la Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften, segna un nuovo inizio nella storia delle riviste della Marx-Forschung. In seguito al consolidamento della MEGA², conseguito attraverso la pubblicazione, dal 1998 ad oggi, di ben nove nuovi volumi accompagnati da grande risonanza internazionale, questa nuova impresa, tenta di spingersi oltre l’esperienza dei «MEGA-Studien», dedicati unicamente alle questioni editoriali, e mira a dar vita ad un vero e proprio forum scientifico sull’opera di Marx ed Engels.
Con l’ausilio di saggi, atti di convegni e recensioni della letteratura specializzata, l’annuario ambisce definire lo stato attuale della ricerca su Marx, ospitando sulle sue pagine i contributi utili a ricostruire il quadro storico di elaborazione delle sue opere, documentandone contesto e fonti. I volumi conterranno appendici, errata corrige, documenti integrativi e materiali d’archivio – anche relativi alla storia della MEGA – nonché apporti inerenti le problematiche legate ai lavori dell’edizione. L’auspicio è di realizzare un rapporto di stimolo reciproco tra lavoro editoriale e ricerca scientifica grazie al quale, in mutua reciprocità, le nuove acquisizioni filologiche possano fornire nuovi impulsi al dibattito sulla teoria marxiana e questo, a sua volta, influire produttivamente sulla preparazione dei volumi.
Ulteriore intenzione del progetto è di dare alle stampe, proprio come avvenne con la «Marx Engels Archiv», stralci delle opere più significative dei due autori, come anticipazione dell’opera completa. Il primo numero, che qui si presenta – Marx-Engels Jahrbuch 2003, 2 voll., pp. 400, € 59.80, Akademie Verlag, Berlin 2004 -, infatti, è interamente dedicato a L’ideologia tedesca. A tal riguardo, questa recensione intende ripercorrere le tappe della storia editoriale, tralasciando volutamente le questioni teoriche.

III. La rodente critica dei topi
Nel febbraio del 1845, in seguito all’ordine di espulsione, emanato contro di lui dalle autorità francesi, Marx è costretto a lasciare Parigi. Dopo aver cominciato gli studi di economia politica, sintetizzati nei quaderni di estratti e annotazioni dai testi letti e nei celebri Manoscritti economico-filosofici, e dopo la firma con l’editore Leske di Darmstadt di un contratto per un’opera in due volumi, da intitolarsi Critica della politica e dell’economia politica, egli parte per una nuova destinazione. Teatro del nuovo esilio, fino allo scoppio della rivoluzione nel marzo 1848, è, questa volta, la città di Bruxelles.
I progetti di Marx, proseguire le ricerche per dare alla luce il libro che si era impegnato a realizzare, così come pubblicare, offrendone la traduzione tedesca, una «Biblioteca dei più eccellenti scrittori socialisti stranieri», vennero alterati dall’uscita, nell’ottobre del 1844, del testo di Stirner, L’unico e la sua proprietà. La prima opera comune di Engels e Marx, La sacra famiglia, critica della filosofia speculativa di Bauer e consorti, non poté darne conto, essendo stata redatta all’incirca nello stesso periodo. Era allora necessario combattere anche questa ultima manifestazione del neohegelismo. Inoltre, Marx riteneva importante preparare il pubblico al punto di vista della sua «Economia», attraverso uno scritto polemico contro le più recenti concezioni della scienza tedesca.
Con questo intendimento, dunque, il piano dell’opera andò ad ingrandirsi sino a comprendere ben due volumi. Marx ed Engels vi lavorarono a lungo insieme a Moses Hess. Nel maggio del 1846, la parte principale del manoscritto del primo volume, fu inviata in Vestfalia a Joseph Weydemeyer che doveva predisporne l’edizione. Tuttavia, diverse circostanze ne impedirono la pubblicazione. Negli anni 1846-1847, Marx ed Engels tentarono altre volte, e sempre senza successo, di trovare un editore. Il titolo dell’opera e dei due volumi che avrebbero dovuta comporla non sono riportati nel manoscritto. Gli editori postumi le hanno aggiunte in base ad una dichiarazione di Marx contro Grün, pubblicata nell’aprile del 1847, nella quale egli riferisce di uno «scritto, redatto in comune con Fr. Engels, L’ideologia tedesca (Critica della più recente filosofia tedesca nei suoi rappresentanti Feuerbach, Bruno Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti)». Di questo, solamente pochissime parti furono stampate con gli autori in vita e, tutte, nel 1847. Di Marx, la rivista mensile tedesca «Das Westphälische Dampfboot» ospitò l’articolo La storiografia del vero socialismo (contro Karl Grün). Di Hess uscì, presso la «Deutsche-Brüsseler-Zeitung», un testo, scritto con la collaborazione di Marx: il Dottore Graziano’s Werke, come critica, destinata anch’essa al lavoro comune, al libro di Arnold Ruge Due anni a Parigi. Di Engels, la stessa rivista, diede alle stampe K. Beck: “Canti del pover’uomo”, o la poesia del vero socialismo. Tuttavia questo fallimento non costituì per Marx un grande problema; nel rapido schizzo di autobiografia intellettuale, utilizzato come prefazione alla Critica dell’economia politica del 1859, infatti, riassunse così l’accaduto: «Abbandonammo tanto più volentieri il manoscritto alla rodente critica dei topi, in quanto avevamo già raggiunto il nostro scopo principale, che era di veder chiaro in noi stessi».

IV. Le edizioni postume
Le vicende della pubblicazione postuma non sono meno intricate di quelle della loro preparazione e stesura. Anzi.
Sulle edizioni di Marx ed Engels hanno sempre pesato i conflitti delle varie correnti, teoriche e politiche, del movimento operaio. Relativamente a L’ideologia tedesca, Eduard Bernstein, che dopo la morte di Engels era entrato in possesso di gran parte del lascito dei due autori, ha enormi responsabilità. Nel 1899 si limitò a ristampare su «Die Neue Zeit» l’invettiva contro Grün che Marx aveva già pubblicato nel 1847. Solo più tardi, negli anni 1903-1904, si decise a consegnare alle stampe, nei «Dokumente des Sozialismus», rivista da lui diretta, la parte inedita riguardante Stirner. Nell’introduzione che l’accompagnava, non veniva però fornita una chiara presentazione dello stato dell’originale. Soltanto molti anni dopo e ad opera del primo e più prestigioso biografo di Engels, Gustav Mayer, ne fu elaborata una valida descrizione; questi, infatti, durante la fase di documentazione del suo lavoro, aveva convinto Bernstein a consentirgli di consultare alcune parti del manoscritto. Risalgono, dunque, al 1920, anno della prima edizione del Friedrich Engels, le prime attendibili notizie a riguardo.
Nel 1923, Rjazanov si mise in viaggio per Berlino e, al suo ritorno in Unione Sovietica, presentò all’Accademia Socialista di Mosca una comunicazione sull’eredità letteraria di Marx ed Engels. In quella circostanza, si poté finalmente apprendere la reale situazione del testo divenuto così controverso. Le colpe e le lacune scientifiche di Bernstein si rivelarono molteplici. Si scoprì infatti, che aveva pubblicato meno della metà della critica di Stirner, attribuendo falsamente alla «rodente critica dei topi», quelli che invece erano stati suoi tagli arbitrari; inoltre, si poté constatare che aveva creduto a torto che le parti su Feuerbach e Bauer appartenessero ad un unico capitolo, al quale aveva attribuito poca importanza, decidendo di non pubblicarlo! Solo utilizzando la sua straordinaria erudizione, che gli consentì di risalire ad ogni parte dell’originale, e con la sua grande abilità diplomatica, Rjazanov riuscì a procurarsi da Bernstein, con enorme fatica, ma soltanto in quattro settimane, tutte le parti del testo. Fotografato il tutto, fece ritorno a Mosca. La prima parte de L’ideologia tedesca, incompiuta, verosimilmente tutta di Marx e senz’altro, la più importante dell’intero lavoro, venne pubblicata per la prima volta a cura dello stesso Rjazanov nel 1926, nel primo volume del «Marx Engels Archiv». Questa, intitolata «Feuerbach», ma dedicata soprattutto alla sua concezione della storia, contiene la prima esposizione della teoria che Marx aveva elaborato nel corso di anni di studi filosofici, storici ed economici, quella che in seguito definirà il «filo conduttore» delle proprie ricerche.
Nell’introduzione che ne accompagnò l’edizione, Rjazanov riassunse le tante vicissitudini del manoscritto del quale sia Engels, pur se comprensibilmente alle prese con i libri II e III de Il capitale, che Mehring avevano sottostimato il valore. La sua importanza, al contrario, era fondamentale poiché consentiva di colmare il vuoto tra La sacra famiglia e le Tesi su Feuerbach e la successiva Miseria della filosofia. Esso venne pubblicato per intero soltanto nel 1932, nel volume I/5 della prima MEGA. Come per i Manoscritti economico-filosofici del 1844, tra la data della stesura e quella della pubblicazione, trascorse quasi un secolo. Se così non fosse stato, alla «concezione materialistica della storia», la celebre espressione fu coniata e utilizzata da Engels, sarebbero stati evitati parecchi malintesi e confusioni.
Nel 1962, infine, dopo che il testo era già uscito nell’edizione MEW, apparvero in un articolo di Siegfried Bahne sull’«International Review of Sociali History», altre tre pagine dell’originale, anche queste erroneamente addebitate all’appetito dei topi, ma in realtà conservate sotto una falsa intestazione.
Il testo compreso nel primo numero del «Marx-Engels Jahrbuch», è un’anticipazione del volume I/5 della MEGA²: Karl Marx, Friedrich Engels, Moses Heβ: Die duetsche Ideologie. Manuskripte und Drucke (November 1845 bis Juni 1846), la cui uscita è prevista nel 2008. Questa edizione offrirà, tra le altre novità, per la prima volta alcune parti del manoscritto correttamente attribuite ad Hess. Quelle incluse nell’annuario corrispondono ai capitoli: I. «Feuerbach» e II. «Sankt Bruno». Differentemente dai sei diversi tentativi di ricostruzione del famoso capitolo «I. Feuerbach. Antitesi fra concezione materialistica e concezione idealistica» effettuati sino ad oggi, questa nuova versione pubblica i manoscritti di Marx ed Engels così come sono stati da loro lasciati. Essi sono raccolti come sette testi indipendenti e ordinati cronologicamente. Da questa edizione si evince, con chiarezza, il carattere frammentario dello scritto e che, in particolare, il capitolo su Feuerbach è tutt’altro che compiuto. Nuove e definitive basi, dunque, vengono fornite all’indagine scientifica per risalire, con esattezza, al pensiero di Marx. Del tutto inedito, invece, è un brano di Joseph Weydemeyer, redatto con la collaborazione di Marx, incluso in appendice. Infine accanto all’opera, così come per i volumi della MEGA², vi è un imponente tomo di apparato, contenente la descrizione del testo, i suoi chiarimenti, l’elenco delle varianti e delle correzioni, gli indici.
Questi ultimi risultati della ricerca e le conseguenti possibili nuove interpretazioni critiche, possono bastare a far sorgere qualche dubbio a quanti, siano essi sedicenti seguaci o avversari, credono di conoscere Karl Marx in maniera definitiva?
Dai lavori della nuova edizione storico-critica emerge sempre più un autore misconosciuto. Il divario che lo separa dalle realizzazioni e dalle concezioni delle esperienze politiche, che a lui si sono richiamate, è troppo grande per non far sorgere il sospetto che il suo spettro, prima o poi, tornerà ancora ad agitarsi. Per il momento, le ricerche filologiche, lontane dal retaggio esercitato per il passato dal fuorviante condizionamento ideologico, contribuiscono a far luce sulla sua opera e sul suo pensiero. L’ideologia tedesca, considerata a volte finanche come l’esposizione esaustiva della concezione materialistica di Marx, è restituita nella sua originaria incompiutezza che la rende indisponibile ad ogni ipotesi di sistematizzazione. La fallacia dei marxismi dominanti del Novecento e le tante carenze e strumentalizzazioni delle diverse edizioni e letture di Marx susseguitesi, fanno risuonare una sua frase, contenuta in questo testo, non solo e ancora una volta contro la critica tedesca a lui contemporanea, ma anche come sarcastico monito per il futuro: «Non solo nelle risposte, ma già negli stessi problemi c’era una mistificazione».

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La «Nuova MEGA» e il carteggio Marx-Engels del 1858-1859

Le vicende della pubblicazione delle opere complete di Marx ed Engels e lo stato attuale della «MEGA²». L’ultimo volume edito presenta la corrispondenza del 1858-1859.
Sono gli anni dei Grundrisse, di Per la critica dell’economia politica e della collaborazione con la «New-York Tribune», tra crisi economica e indicibili ristrettezze personali.

I. Da Rjazanov alla MEGA²
A dispetto dell’enorme diffusione dei loro scritti, Marx ed Engels rimangono ancora privi di un’edizione integrale e scientifica delle proprie opere. La prima ragione di questo paradosso risiede senz’altro nell’incompiutezza e nella frammentarietà dell’opera di Marx. Durante gli ultimi anni di vita, infatti, interrogato da Kautsky a proposito di un’eventuale pubblicazione delle proprie opere complete, egli risponde: «queste opere dovrebbero innanzitutto essere scritte!» In secondo luogo, sulla pubblicazione dei lavori dei due autori hanno influito le vicende del movimento operaio, che troppo spesso hanno ostacolato anziché favorito l’edizione dei loro testi.
Il primo tentativo di pubblicare tutti gli scritti di Marx ed Engels risale agli anni Venti quando, David Borisovič Rjazanov, formidabile studioso e conoscitore di Marx, direttore nella neonata repubblica dei Soviet dell’Istituto Marx-Engels, avviò la pubblicazione in lingua originale dell’opera completa, la Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA). Le epurazioni dello stalinismo però s’abbatterono anche sugli studiosi dell’istituto, lo stesso Rjazanov fu destituito e condannato alla deportazione nel 1931, ed il progetto venne interrotto nel 1935. Dei 42 volumi inizialmente previsti, soltanto 12 furono dati alle stampe. Ancora in Unione Sovietica, dal 1928 al 1946, fu pubblicata la prima edizione in russo delle opere complete, la Sočinenija, che ad onta del nome riproduceva un numero parziale di scritti, ma che con i suoi 28 volumi (in 33 tomi) fu comunque, per l’epoca, la raccolta quantitativamente più considerevole.
Dal 1956 al 1968 nella Repubblica democratica tedesca, per iniziativa del Comitato Centrale della Sed, furono stampati 41 volumi (in 43 tomi) della Marx Engels Werke (MEW). Tale edizione, però, era tutt’altro che completa ed era appesantita dalle introduzioni e dalle note che, concepite sul modello dell’edizione sovietica, ne orientavano la lettura secondo la concezione del marxismo-leninismo. Ciò nonostante, essa costituì la base di numerose edizioni analoghe in altre lingue tra cui anche le Opere italiane, le quali in realtà non sono mai state completate e sono apparse solo in 32 dei 50 volumi previsti.
Il progetto di una “seconda” MEGA, che si prefiggeva di riprodurre in maniera fedele e con un ampio apparato critico, tutti gli scritti dei due pensatori, rinacque durante gli anni Sessanta. Le pubblicazioni, avviate nel 1975, furono tuttavia anch’esse interrotte, stavolta in seguito al crollo del blocco dei paesi socialisti.
Nel 1990, con lo scopo di completare l’edizione storico critica delle opere di Marx ed Engels, diversi istituti in Olanda, Germania e Russia hanno costituito la Fondazione Internazionale Marx Engels (Imes). Dopo un’impegnativa fase di riorganizzazione, nella quale sono stati approntati nuovi principi editoriali, e dopo il passaggio di casa editrice, dalla Dietz Verlag all’Akademie Verlag, dal 1998 è ripresa la pubblicazione della Marx-Engels-Gesamtausgabe, la cosiddetta MEGA². Questa impresa è tanto più importante se si considera che una parte notevole dei manoscritti, dell’imponente corrispondenza e dell’immensa mole di estratti e annotazioni che Marx era solito compilare dai testi che leggeva, è ancora inedita. Il progetto complessivo, al quale partecipano studiosi che operano in Germania, Russia, Olanda, Francia, Stati Uniti, Giappone, Danimarca ed Italia, si divide in quattro sezioni: la prima comprende tutte le opere, gli articoli e le bozze escluso Il capitale; la seconda Il capitale e tutti i suoi lavori preparatori a partire dal 1857; la terza l’epistolario; la quarta gli estratti, le annotazioni e i marginalia. Fino ad oggi dei 114 volumi previsti ne sono stati pubblicati 49, ognuno dei quali consta di due tomi: il testo più l’apparato che contiene gli indici ed ogni tipo di informazione aggiuntiva.

II. Carteggio
Il volume che qui si vuole presentare – Marx-Engels, Gesamtausgabe (MEGA²), Dritte Abteilung, Band 9: Briefwechsel Januar 1858 bis August 1859, Berlin, Akademie Verlag, 2003, 2 voll., pp. 1301, euro 188 – è l’ultimo edito. Esso include una parte del carteggio che per tutta la vita si è svolto tra Marx ed Engels e tra loro e tantissimi altri corrispondenti. L’ammontare complessivo del numero delle lettere è enorme. Ne sono state ritrovate oltre 4.000 scritte da Marx ed Engels, di cui 2.500 sono quelle che si sono scambiate tra di loro, e 10.000 quelle ricevute da terzi. Altre 6.000, inoltre, pur non essendoci pervenute, hanno lasciato testimonianza certa della loro esistenza. In seguito alle nuove linee editoriali, tutte le lettere seguono rigorosamente il criterio della successione cronologica e non sono più divise, come una volta, in due parti distinte, l’una con le lettere scritte da Marx ed Engels e l’altra con quelle da essi ricevute.
Il testo in questione, presenta la corrispondenza intercorsa tra il gennaio del 1858 e l’agosto del 1859. Questo periodo racchiude uno snodo importante nell’elaborazione dell’opera di Marx che si dedica febbrilmente ai suoi studi affrontando al contempo una vita di stenti. Delle 311 lettere conservate 115 sono di Marx e 45 di Engels, 127 di queste sono quelle che si sono indirizzate reciprocamente, mentre quelle a loro inviate da terzi sono 151 di cui ben 92 inedite.
Nel 1858, Marx ha quarant’anni. La crisi economica sviluppatasi nel ’57 riaccende in lui la speranza di una ripresa del movimento rivoluzionario dopo il decennio di riflusso seguito alla sconfitta del 1848. Pervaso da una nuova produttività intellettuale, ritorna alla stesura della sua «Economia», della quale espone per la prima volta il progetto in una lettera a Lassalle, a cui chiede di trovargli un editore. Definisce il suo lavoro una «critica delle categorie economiche» ovvero uno studio che è «contemporaneamente descrizione del sistema e, attraverso la descrizione, critica del medesimo». Poco oltre è contenuta la celebre suddivisione del piano della sua opera in 6 libri in cui Marx si propone di trattare in successione: il capitale, la proprietà fondiaria, il lavoro salariato, lo Stato, il commercio internazionale ed il mercato mondiale. Infine, nella stessa lettera, Marx accenna a due ulteriori lavori: la critica e la storia dell’economia politica e del socialismo ed un breve schizzo storico sullo sviluppo delle categorie e delle relazioni economiche.
Proprio in vista di questo progetto, Marx redige durante i primi mesi del 1858, quattro degli otto quaderni che costituiscono i famosi Grundrisse, i lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica. Non destinati alla stampa, ma concepiti al fine di meglio chiarire il proprio pensiero, i Grundrisse sono un osservatorio privilegiato attraverso cui seguire il formarsi delle concezioni del loro autore. Pur interamente dedicati al «capitolo del capitale», in essi il discorso si allarga continuamente ai temi degli altri sei libri originariamente previsti. L’impeto della scrittura è tale che Marx, dopo una pausa dovuta all’aggravarsi delle sue condizioni di salute, quando rilegge il testo, vi rileva problemi sia rispetto all’ordine e l’equilibrio delle parti che rispetto alla chiarezza dell’esposizione. Questi manoscritti, sconosciuti allo stesso Engels e così decisivi per l’interpretazione di Marx, saranno pubblicati per la prima volta a Mosca, all’insaputa di tutti e svincolati da ogni riferimento alla MEGA, tra il 1939 ed il 1941. Soltanto la ristampa del 1953 permetterà la conoscenza di quella che possiamo considerare la prima redazione de Il capitale, a ben cento anni di distanza dalla sua stesura. Ancora di più si dovrà attendere per le traduzioni: la versione francese uscirà nel 1967-68, quella italiana nel 1968-70, mentre quella spagnola e quella inglese giungeranno solo nel 1973.
Attanagliato dai problemi materiali durante il giorno, Marx intraprende il suo lavoro ai «principles economici» soprattutto di notte, sostenendosi soltanto con limonate e con una quantità enorme di tabacco. Dalle lettere ad Engels, emergono tutte le difficoltà della sua condizione: «Non augurerei ai miei peggiori nemici di passare attraverso il pantano in cui mi trovo da otto settimane, con la rabbia per giunta che il mio cervello va in malora e la mia capacità di lavoro se ne va in pezzi con tutte queste schifezze»; «sono completamente incapace di lavorare, perché in parte perdo il meglio del tempo correndo di qua e di là e facendo inutili tentativi per scovare denaro, in parte la mia capacità di concentrazione, forse in seguito al mio maggiore esaurimento fisico, non resiste più ai guai domestici». Proprio alla vita domestica egli riserva un’amara considerazione: «privatamente, penso, vivo la più tormentata vita che si possa immaginare… Per gente che abbia delle aspirazioni più vaste non c’è peggior stupidaggine che sposarsi e consegnarsi così alle petites misères de la vie domestique et privée». Assillato dai creditori e dalla «miseria incancrenita», in assenza di carbone giunge una volta ad affermare: «se questa situazione dura, preferirei stare 100 tese sotto terra piuttosto che seguitare a vegetare così».
Eppure, Marx non si lascia sopraffare dalla precarietà della propria condizione ed in una lettera all’amico Weydemeyer, riferendosi all’intento di portare a termine la sua opera, dichiara: «io devo perseguire il mio scopo a tutti i costi e non permettere alla società borghese di trasformarmi in una money-making machine». Dunque si applica con tenacia agli studi di economia politica e comunica ad Engels i suoi passi in avanti: «tutta la teoria del profitto, qual è stata finora, l’ho mandata a gambe all’aria». Inoltre si dedica all’apprendimento dell’algebra per superare le difficoltà incontrate nei calcoli aritmetici. A dare ulteriore impulso al suo lavoro è un dono che riceve da Ferdinand Freiligrath, il più importante poeta tedesco della rivoluzione del 1848: dei vecchi libri di Hegel che erano appartenuti a Bakunin. Tra questi, Marx rilegge la Logica che renderà «un grandissimo servizio» al suo metodo espositivo. Ed a tal proposito nella medesima lettera ad Engels afferma: «Se tornerà mai il tempo per lavori del genere, avrei una gran voglia di rendere accessibile all’intelletto dell’uomo comune in poche pagine, quanto vi è di razionale nel metodo che Hegel ha scoperto ma nello stesso tempo mistificato».
Nel frattempo riesce a stipulare l’accordo con l’editore di Berlino Franz Duncker per pubblicare la sua opera in fascicoli, il primo dei quali si intitolerà Per la critica dell’economia politica. Alle gravi ristrettezze finanziarie, però, si uniscono le complicazioni dovute ai ripetuti attacchi di mal di fegato che gli impediscono finanche di tenere in mano la penna. La consegna del testo viene così continuamente rinviata anche perché a rallentarne la stesura, oltre alla malattia e ai lavori a cui è costretto per sostentarsi, contribuisce sia la meticolosità di un metodo di lavoro che impone la ricerca di prove sempre più scrupolose per le proprie tesi, sia l’esigenza di migliorare lo stile della propria scrittura. Su quest’ultimo punto, Marx, riferendosi alla sua opera, scrive a Lassalle: «Essa è il risultato di quindici anni di ricerche, dunque del periodo migliore della mia vita. Essa rappresenta per la prima volta in modo scientifico una importante concezione dei rapporti sociali. È dunque mio dovere di fronte al partito impedire che la cosa venga deformata da quella maniera di scrivere pesante e legnosa che è tipica di un fegato malato». Quando finalmente termina il «povero manoscritto», tarda a spedirlo perché non ha i soldi per effettuare l’invio! Rivolgendosi al solito Engels, trova un po’ di conforto nell’autoironia «Non credo che mai nessuno abbia scritto su “il denaro” con una tale mancanza di denaro».

III. Giornalismo
Spinto soprattutto da queste difficoltà materiali, Marx continua la sua collaborazione con il «New-York Tribune», il più importante quotidiano americano che contava all’epoca circa 200.000 abbonati. Anche di questa esperienza vi sono tracce nella corrispondenza attraverso cui si comprende, a volte con maggiore chiarezza che nei loro articoli, con quale attenzione Marx ed Engels seguano gli avvenimenti politici contemporanei. In seguito alla crisi del 1857 ed ai problemi finanziari del giornale, Marx è uno dei due soli corrispondenti europei a non essere licenziato. I molti articoli redatti durante questo periodo trattano ogni avvenimento di rilievo: il fallito attentato di Felice Orsini contro Napoleone III; il commercio estero ed il pauperismo industriale in Inghilterra; la rivolta in India; la crisi della circolazione monetaria; l’ultimo manifesto di Mazzini; le sorti della Compagnia delle Indie; l’emancipazione dei servi in Russia. Nello stesso periodo Charles Dana, direttore del giornale, invita Marx a collaborare al progetto della «New American Cyclopædia», pubblicata a New York tra il 1858 ed il 1863. Egli vi partecipa con l’incarico di compilare alcuni lemmi biografici e storici. Ma è Engels a scrivere la maggior parte degli articoli, come spesso accadeva anche per gli articoli del «New-York Tribune», in modo da permettere a Marx di avanzare nei suoi studi economici.
Nel carteggio, troviamo anche tutte le informazioni relative alla nascita dell’opuscolo di Engels Po e Reno. Progettato dal «generale» nel febbraio 1859 con l’esigenza di valutare il quadro internazionale in cui si poneva il problema dell’unificazione dell’Italia e della Germania e per esporre il punto di vista del «partito» sulla guerra che si preparava tra la Francia, alleata del Piemonte, e l’Austria, compare anonimo in mille copie a Berlino nell’aprile 1859. Questa è la prima pubblicazione di Engels in tedesco dopo quasi dieci anni e non manca di avere il successo previsto da Marx, influendo notevolmente sull’opinione pubblica in Germania. La paternità dell’opuscolo è in seguito rivelata per evitare confusione dopo la diffusione anonima dello scritto di Lassalle La guerra italiana e il compito della Prussia, in cui si auspica l’alleanza dei tedeschi con Napoleone III e con i Savoia contro l’Austria ritenuta vero impedimento all’unificazione tedesca. Marx qualifica questa iniziativa come una violazione della «disciplina di partito» augurandosi, al contrario, una partecipazione prussiana nel conflitto a fianco dell’Austria per la sconfitta dello zarismo di cui Napoleone III era il giullare.
Il rapporto con Lassalle, autore di 16 lettere nel volume, può essere ben osservato nella corrispondenza di questo periodo anche attraverso un’altra vicenda. Proprio in questi anni, infatti, egli dà alle stampe due opere: La filosofia di Eraclito, l’Oscuro di Efeso ed il dramma Franz von Sickingen. Una tragedia storica. Marx ed Engels, nelle lettere che indirizzano direttamente all’autore, esprimono su questi testi il proprio commento che, seppur critico, è sempre accompagnato da grande riguardo. Nel carteggio che collega Londra e Manchester, invece, i giudizi sono caustici e nei confronti di Lassalle il sentimento che prevale, ora come in seguito, è la diffidenza.
Ultimo tema di rilievo è l’impegno col quale i due sostengono il giornale «Das Volk», organo dell’Associazione di cultura degli operai tedeschi di Londra, redigendo articoli relativi alla guerra italiana, raccogliendo sussidi, promuovendo la diffusione del settimanale ed assumendone infine la direzione. Nel giro di pochi numeri, però, la pubblicazione cessa per mancanza di fondi ed i due devono rinunciare ad esprimere il proprio parere su un giornale di Londra.
Nel giugno del 1859, compare presso l’editore di Berlino Franz Duncker in una tiratura di mille copie, Per la critica dell’economia politica. Primo fascicolo. Marx è convinto che, con l’uscita del suo libro, il proudhonismo allora di moda in Francia sarà «stroncato alla radice», ma nonostante le sue attese e le sue speranze, le recensioni sono molto scarse e nessuna risonanza viene data all’impresa. Sebbene si dedichi alla stesura del secondo fascicolo, questo non vedrà mai la luce. Il lavoro va avanti, ma subisce molte altre interruzioni e per il primo volume di Das Kapital, il primo libro del piano della sua opera, bisognerà attendere il 1867. La restante parte del suo immenso progetto, contrariamente al carattere di sistematicità che spesso gli è stato attribuito, resterà un colossale, geniale e fecondissimo fallimento letterario costituito da manoscritti abbandonati, abbozzi provvisori e progetti incompiuti. Tuttavia questo materiale, per la complessità della sua natura frammentaria, è di enorme interesse e conserva, ancora oggi, tutta la sua efficacia come strumento per la critica del mondo contemporaneo.

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MEGA², Rieditare Marx ed Engels

La sorte delle differenti edizioni delle opere di Marx ed Engels è stata sempre in strettissima relazione con le vicende del movimento operaio. Il primo tentativo di pubblicare tutti gli scritti dei due autori risale agli anni ’20 quando il pioniere degli studi su Marx, David Borisovič Rjazanov, direttore in Unione Sovietica dell’Istituto Marx-Engels, diede inizio alla pubblicazione dell’opera completa, Marx-Engels Gesamtausgabe (MEGA). Negli anni ‘30 però le epurazioni dello stalinismo s’abbatterono anche sugli studiosi dell’Istituto (Rjazanov fu destituito e condannato alla deportazione nel ’31) e nel 1935 il progetto venne interrotto. Dei 42 volumi previsti dal progetto iniziale, soltanto 12 furono dati alle stampe.
Dal 1956 al 1968, per iniziativa del Comitato Centrale della SED, furono pubblicati i 41 volumi della Marx Engels Werke (MEW) che costituirono la base di numerose edizioni analoghe in altre lingue. Tale edizione però non solo non era completa ma era segnata dalle introduzioni e dalle note che, concepite sul modello dell’edizione sovietica dei Sočinenija, ne orientavano la lettura secondo la concezione del marxismo-leninismo.
Negli anni ’60 nasce il progetto di una “seconda” MEGA per portare alla luce, in maniera rigorosamente fedele e con un ampio apparato critico, tutta la produzione dei due pensatori. Le pubblicazioni, che cominceranno nel 1975, saranno tuttavia anch’esse interrotte, stavolta in seguito agli avvenimenti del 1989.
Nel 1990, con lo scopo di completare la pubblicazione dell’edizione storico critica delle opere di Marx ed Engels, diversi istituti e gruppi di lavoro – in Olanda, Germania e Russia – hanno costituito la Fondazione Internazionale Marx Engels (IMES). Dopo un’impegnativa fase di riorganizzazione, dal 1998 è ripresa la pubblicazione. Il progetto complessivo si divide in quattro sezioni: la prima comprende tutte le opere, gli articoli e le bozze escluso Il capitale; la seconda contiene Il capitale e tutti i suoi lavori preparatori a partire dal 1857; la terza l’epistolario; la quarta è costituita da estratti, annotazioni e marginalia. Fino ad oggi dei 114 volumi previsti ne sono stati pubblicati 47 in 54 tomi.
L’ultimo volume edito, che consta come tutti gli altri che lo hanno preceduto di due tomi (il testo più l’apparato, che contiene indici e molte informazioni aggiuntive), costituisce una parte del carteggio che per tutta la vita si è svolto tra “il moro ed il generale” e tra loro e tantissimi filosofi, scienziati, associazioni e organizzazioni, giornali, familiari e naturalmente centinaia di militanti del movimento operaio. La loro corrispondenza complessiva è imponente. Sono state ritrovate oltre 4.000 lettere scritte da Marx ed Engels (di cui 2.500 scambiate tra loro stessi) e 10.000 ricevute da terzi. Inoltre, di altre 6.000 non ritrovate, si hanno indicazioni certe della loro esistenza. In seguito alle nuove linee editoriali il testo non è più, come una volta, diviso in due parti distinte, l’una con le lettere scritte da Marx ed Engels e l’altra con quelle da essi ricevute, ma segue rigorosamente il criterio della successione cronologica.
La presente pubblicazione comprende la corrispondenza tra l’Ottobre del ’64 ed il Dicembre del ’65. Periodo durante il quale furono scritte più di 460 lettere. Delle 354 conservate, 120 sono di Marx ed Engels (76 sono state scambiate tra di loro e 44 sono state scritte ad altri) e 234 sono a loro indirizzate (di queste ben 153 sono inedite).
L’oggetto principale di questo volume è l’attività politica di Marx in seno all’International Working Men’s Association (passata alla storia come Prima Internazionale) costituitasi a Londra il 28 Settembre del 1864. Tale impegno rappresentò una svolta rispetto all’isolamento che aveva caratterizzato buona parte del primo quindicennio dell’esilio londinese. Infatti, come egli ebbe modo di scrivere, “sebbene per anni interi abbia rifiutato sistematicamente qualsiasi partecipazione a tutte le organizzazioni, questa volta ho accettato perché si trattava di una faccenda nella quale è possibile operare con effetti notevoli”. Nel libro viene soprattutto documentato, con l’aggiunta di molti particolari e chiarimenti finora sconosciuti, il periodo iniziale della vita dell’organizzazione durante il quale Marx acquisì rapidamente il ruolo di maggior prestigio. Ciò avverrà anche attraverso la stesura dell’Indirizzo inaugurale, degli Statuti provvisori dell’associazione e delle dichiarazioni, a nome del Consiglio Centrale dell’Internazionale, ai presidenti degli Stati Uniti Lincoln e Johnson. In questa fase Marx si sforzò di portare avanti il tentativo di combinare l’attività pubblica, che lo vedeva dopo 16 anni di nuovo in prima linea, ed il lavoro scientifico. Ciò lo costrinse a sacrificare molto tempo e lavoro alla preparazione de Il capitale per il quale, proprio nel marzo del ‘65, aveva ricevuto la disponibilità alla pubblicazione da parte dell’editore Meissner di Amburgo.
Diverse le questioni che lo vedranno impegnato e delle quali si ha traccia nella corrispondenza. Marx sottolinea più volte l’importanza del movimento sindacale, “strumento dell’organizzazione della classe operaia per la lotta contro la borghesia”, ma si schiera nettamente contro la proposta di Lassalle, scomparso proprio nel ’64, di formare cooperative operaie finanziate dallo Stato prussiano: “la classe operaia è rivoluzionaria o non è niente”. Quello delle organizzazioni sindacali sarà un tema centrale anche in relazione alle rivendicazioni salariali ed all’ondata di scioperi del ’65. In seguito alla presa di posizione di John Weston, un owenista membro del consiglio centrale, il quale sosteneva che l’iniziativa delle Trade Unions non avrebbe recato alcun miglioramento alle condizioni reali degli operai poichè un aumento dei salari avrebbe portato soltanto un aumento del costo delle merci, Marx fu costretto ad intervenire in merito. Ciò avvenne attraverso due sedute che egli tenne presso il consiglio centrale. In queste conferenze, che saranno pubblicate postume nel 1898 con il nome di Salario, prezzo e profitto, egli confutò gli evidenti limiti di Weston ed espose pubblicamente, pur senza dilungarsi, importanti concetti della sua critica dell’economia politica quali forza-lavoro, plusvalore e valore-lavoro.
Altri temi di rilievo posti all’attenzione del lettore sono: le valutazioni di Marx, Engels e del loro intimo amico Joseph Weydemeyer (che emigrato negli USA era divenuto colonnello dell’esercito nordista) sulla guerra civile negli Stati Uniti; le controversie tra i membri della sezione parigina dell’Internazionale; i contatti col movimento operaio in Germania (in particolare con Wilhelm Liebknecht, autore (nel testo ?) di 46 lettere) al fine di contrastare la persistente egemonia lassalliana. Ed ancora la morte di Proudhon (Gennaio ’65), in occasione della quale Marx scriverà su «Der Social-Demokrat» alcune note intitolate Su P.-J. Proudhon; il reincontro dopo 16 anni tra Marx e Bakunin; lo scritto di Engels La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco, che costituì la presa di posizione della classe operaia tedesca sulla crisi degli anni ’60 in Germania.
Dunque con la ripresa della pubblicazione della MEGA² (che nei propositi dell’IMES dovrebbe avvenire con la frequenza di 2 volumi l’anno) si riapre la possibilità di dare alla luce finalmente un’edizione integrale e scientifica dell’opus di Marx ed Engels in grado di ampliare le conoscenze sull’evoluzione dei testi e dei manoscritti e sul contesto storico della loro genesi. Tocca a noi adesso saper utilizzare questo strumento essenziale per tornare nuovamente sulle tracce di Marx.