Liberazione, by Tonino Bucci, Septmeber 29, 2005.

 

MARX SENZA PARTITI NEL MONDO

 

Se c'è stato un autore contemporaneo il cui pensiero sia stato studiato, interrogato, rielaborato di pari passo con le vicende storiche, questo risponde al nome di Marx.

Negli oltre cento anni che ci separano dalla sua morte le opere del filosofo tedesco non sono state semplicemente oggetto di studio accademico.

Non che nella storia del marxismo siano mancati dissidi intorno a oggetti teorici - in apparenza - evanescenti.

Eppure mai è accaduto che le sottigliezze dialettiche rimanessero confinate nelle aule universitarie e non proiettassero le proprie conseguenze sul mondo reale degli uomini in carne e ossa.

La storia del marxismo testimonia una singolare commistione tra teoria e pratica, favorita dalla nascita di un movimento operaio organizzato e di partiti politici che, ancor prima della morte di Marx, si richiamavano esplicitamente alle sue analisi.

Gli scritti marxiani sono stati continuo oggetto di rivisitazione, scandagliati negli angoli più reconditi per trovare, di volta in volta, le risposte alle sollecitazioni poste dalla storia.

Lo stesso corpo teorico del marxismo si è arricchito, strada facendo, delle sedimentazioni successive.

La ricezione degli scritti marxiani è avvenuta nel fuoco degli eventi tormentati del Novecento e non c'è idea di Marx che non abbia dovuto fare i conti con le sfide della storia.

Ma cosa è accaduto dopo il crollo dell'Urss e di gran parte dei paesi dell'ex blocco socialista, dopo il ridimensionamento drastico di tanti partiti comunisti e del movimento operaio nel suo complesso? Quale Marx è rimasto in dotazione alla nostra epoca e ai - non molti - marxisti ancora in circolazione? "Nonostante l'affermazione delle sue teorie, trasformate nel XX secolo in ideologia dominante e dottrina di Stato per una gran parte del genere umano e l'enorme diffusione dei suoi scritti, egli rimane, ancora oggi, privo di un'edizione integrale e scientifica delle proprie opere".

La divulgazione e la promiscuità con la politica non avrebbe granché giovato alle sorti dell'opera marxiana, secondo questo profilo tracciato nel volume apparso di recente con il titolo Sulle tracce di un fantasma.

L'opera di Karl Marx tra filologia e filosofia (Manifestolibri, a cura di Marcello Musto, pp. 392, euro 30,00) che raccoglie gli atti di un omonimo convegno napoletano dello scorso anno, con scritti - tra gli altri - di Domenico Jervolino, Enrique Dussel, Domenico Losurdo e Giuseppe Cacciatore.

Cessata l'ingerenza della politica, la comunità dei marxisti si trova oggi davanti al progetto della nuova edizione storico-critica delle opere complete di Marx ed Engels, la cosiddetta Mega2 - della quale riferiscono Manfred Neuhaus, Gerald Hubmann, Izumi Omura e Malcom Sylvers.

La sconfitta epocale del movimento operaio si tramuterebbe, per incanto, in una fortuna.

"Liberata dall'odiosa funzione di instrumentum regni" - scrive Marcello Musto nell'introduzione - l'opera di Marx riemerge nella sua "originale incompiutezza", "riconsegnata ai liberi campi del sapere".

Non che la cosa abbia a che fare con il rigore scientifico che sostiene il progetto editoriale della Mega2, ma il nostro tempo sembra in qualche modo succube della suggestione del ritorno a un presunto Marx originario, a un incontaminato grado zero depurato da tutte le incrostazioni della storia successiva - che sarebbe poi il Novecento.

Quel che continua a essere insegnato e studiato nelle aule universitarie - poche a dire la verità - è un Marx senza partiti, un corpo di teorie incompiute di cui si può dissertare senza che nessun partito, nessun soggetto collettivo abbia ad averne conseguenze nei destini futuri e nella pratica.

Anche quando prevale l'assillo dell'azione, il desiderio di trasformare il mondo e i rapporti sociali, le letture dell'opera marxiana mettono l'accento sulla tensione etica degli scritti giovanili piuttosto che, ad esempio, sulle teorie politiche del partito e dell'organizzazione del Marx del Manifesto.

Semmai c'è la tendenza a sottolineare la crisi di qualsiasi soggetto forte e monolitico - della "metafisica del soggetto produttore", secondo l'espressione di André Tosel.

Qual è, al livello teorico, il marxismo espresso dalla nostra epoca? - si chiede Roberto Finelli.

La II e III Internazionale hanno avuto per riferimento il "marxismo della contraddizione", quella tra forze produttive e rapporti di produzione.

Nel dopoguerra è subentrato il "marxismo dell'alienazione" basato sulla teoria antropologica dell'uomo rovesciato nei prodotti del lavoro alienato.

Alla nostra epoca spetterebbe, invece, un "marxismo dell'astratto" che renda conto di come, oggi, il capitale svuota dall'interno il mondo concreto degli oggetti e dei bisogni umani.

Cose e uomini sopravvivono in superficie, ma tutto è incorporato nel meccanismo di un'accumulazione quantitativa.

Ma quel che rischia di scomparire dalla scena di un capitale astratto e senza volto è, appunto, la storia, la politica, i partiti, l'iniziativa e la resistenza delle classi subalterne.

Degli uomini in carne e ossa.

Tonino Bucci

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