I nuovi volti di Karl Marx

I. Il ritorno del “Red Terror Doctor” e la nuova MEGA
Se la perpetua giovinezza di un autore si fonda sulla sua capacità di sapere invecchiare, ovvero di preservare nel tempo la qualità di stimolare nuovi pensieri, si può allora affermare che Karl Marx possiede, senz’altro, questa virtù.
Nonostante, dopo la caduta del Muro di Berlino, conservatori, liberali e socialdemocratici ne avessero quasi unanimemente decretato la definitiva scomparsa, in poco tempo, e con una velocità per molti versi sorprendente, le sue teorie sono ritornate di grande attualità. Al cospetto della crisi economica scoppiata nel 2008 e delle profonde contraddizioni che dilaniano la società capitalistica, si è ripreso a interrogare l’autore frettolosamente messo da parte dopo il 1989 e, negli ultimi quattro anni, centinaia di quotidiani, periodici, emittenti televisive e radiofoniche di tutto il mondo hanno celebrato le previsioni esposte ne Il capitale e negli articoli giornalistici che Marx scrisse per il New-York Tribune, in occasione del panico economico-finanziario del 1857.
Anche gli studi sul suo pensiero, quasi del tutto abbandonati venti anni fa, dopo essere stati per diversi decenni un “genere” di successo, sono ripresi pressoché ovunque, dall’America Latina al Giappone, passando per gli Stati Uniti e l’Europa [1]. I suoi scritti sono stati rispolverati sugli scaffali delle biblioteche; le sue opere ristampate e vendute più di quanto fosse accaduto negli anni Ottanta e Novanta e anche nelle università i corsi e i convegni dedicati a Marx rispuntano come funghi.
Uno degli esempi più significativi di questa vera e propria riscoperta è rappresentato dal proseguimento della Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA²), la nuova edizione storico-critica delle opere complete di Marx ed Engels [2]. Questo progetto, al quale partecipano numerosi studiosi internazionali, riveste grande importanza per la ricerca su Marx. Infatti, una parte dei manoscritti de Il capitale e dell’immensa mole di estratti e annotazioni, che egli era solito compilare dai testi che leggeva, è stata pubblicata dopo il 1998 (anno della ripresa) o è tuttora inedita.
La MEGA² si articola in quattro sezioni: la prima comprende tutte le opere, gli articoli e le bozze di Marx ed Engels (escluso Il capitale); la seconda Il capitale e tutti i suoi lavori preparatori; la terza l’epistolario (4.000 lettere scritte da Marx ed Engels e 10.000 indirizzate loro da terzi – gran parte delle quali edite per la prima volta in questa edizione); la quarta gli estratti, le annotazioni e i marginalia. Quest’ultima sezione comprende i numerosi compendi e appunti di studio di Marx, significativa testimonianza del ciclopico lavoro da lui svolto. Fin dal periodo universitario egli assunse l’abitudine di compilare quaderni di estratti dai libri che leggeva, intervallandoli, spesso, con le riflessioni che essi gli suggerivano. Il lascito letterario di Marx contiene circa duecento quaderni e taccuini di riassunti, essenziali per la conoscenza e la comprensione della genesi della sua teoria e delle parti di essa che non ebbe modo di sviluppare quanto avrebbe voluto. Gli estratti conservati, che coprono il lungo arco di tempo dal 1838 fino al 1882, sono scritti in 8 lingue – tedesco, greco antico, latino, francese, inglese, italiano, spagnolo e russo – e ineriscono alle più svariate discipline. Essi furono desunti da testi di filosofia, arte, religione, politica, diritto, letteratura, storia, economia politica, relazioni internazionali, tecnica, matematica, fisiologia, geologia, mineralogia, agronomia, etnologia, chimica e fisica; oltre che da articoli di quotidiani e riviste, resoconti parlamentari, statistiche, rapporti e pubblicazioni di uffici governativi. Questa sterminata miniera di sapere, in larga parte ancora inedita, fu il cantiere della teoria critica di Marx e la MEGA² ne permette, per la prima volta, l’accesso.

II. Ripensare il mito del “giovane Marx”
Gli studi condotti negli ultimi anni a partire dai materiali della MEGA² offrono la possibilità di compiere letture innovative di tappe ancora poco note, o misconosciute, della biografia intellettuale di Marx. Primo e obbligato punto di snodo è quello relativo agli scritti giovanili. La relazione esistente tra le teorie dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 e quelle della “maturità”, contenute ne Il capitale, animò una delle principali controversie ermeneutiche e teoriche del marxismo novecentesco. In essa il pensiero marxiano venne schiacciato tra due opposti estremismi. Da una parte vi furono coloro che considerarono i frammenti dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 come il testo di maggior valore di Marx e l’essenza di tutta la sua teoria critica. Dall’altra, viceversa, quanti intesero questo scritto come una tappa priva di alcun significato speciale dell’elaborazione del pensiero di Marx, che non andava neanche considerato parte integrante del marxismo [3].
L’opposizione tra queste due vedute divenne radicale. Attorno alla prima, si strinsero l’ortodossia marxista-leninista e la scuola althusseriana, ovvero i fautori di una concezione del pensiero di Marx decisamente anti-umanistica. In favore della seconda tesi si espresse una realtà più variegata ed eterogenea di autori “revisionisti” o filosofi esistenzialisti, il cui minimo comune denominatore fu il rifiuto del dogmatismo del “comunismo ufficiale” e l’ambizione di rompere la relazione diretta, presunta dai suoi esponenti, tra la politica dell’Unione Sovietica e il pensiero di Marx. Entrambe le parti della contesa operarono degli stravolgimenti del testo. Gli “ortodossi” negarono l’importanza dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, indispensabili, invece, per poter meglio comprendere l’evoluzione e le differenti tappe del pensiero di Marx, sino al punto da escluderli dalle edizioni russa e tedesca delle sue opere complete. Numerosi rappresentanti del cosiddetto “marxismo occidentale”, invece, conferirono a questo schizzo incompleto di un giovane e inesperto studioso di economia politica un valore superiore a Il capitale, opera nata dal lavoro di oltre venti anni di studi e ricerche. I tentativi, filologicamente infondati, di dividere e contrapporre il Marx degli scritti giovanili da quello de Il capitale, attuati tanto dai marxisti “dissidenti”, allo scopo di privilegiare il Marx filosofico, quanto dai marxisti “anti-umanisti”, che parteggiarono per il “Marx maturo” della critica dell’economia politica, concorsero, specularmente, alla creazione di uno dei principali malintesi teorici della storia del marxismo: il mito del “giovane Marx” [4].
Le ricerche dell’ultimo quindicennio offrono nuove basi testuali per correggere la fallacia di questa disputa. Nonostante l’incompiutezza e la forma frammentaria che li contraddistingue, i Manoscritti economico-filosofici del 1844 furono letti prestando scarsa attenzione ai problemi filologici in essi presenti. Le tante letture che hanno voluto attribuirvi il carattere di un orientamento concluso, tanto quelle che vi rivelavano la piena completezza del pensiero marxiano, quanto quelle che li indicavano come una concezione opposta a quella della maturità scientifica, sono confutate dall’esame filologico. I Manoscritti economico-filosofici del 1844 non possono essere considerati un’opera, un testo coerente steso in maniera sistematica e preordinata. Disomogenei e ben lungi dal presentare una stretta connessione tra le parti, essi sono, piuttosto, evidente espressione di una concezione teorica in fase di sviluppo. Il modo di assimilare e utilizzare le letture di cui essa si nutriva emerge dalla disamina dei nove quaderni parigini, con oltre 200 pagine di estratti e commenti, pubblicati di recente nella loro interezza [5].
In questi quaderni di estratti sono raccolte le tracce dell’incontro di Marx con l’economia politica e del processo di formazione delle sue primissime elaborazioni critiche. Dal loro confronto con gli scritti del periodo, si evince tutta l’importanza di queste letture (tra queste Jean-Baptiste Say, Adam Smith, David Ricardo e James Mill) per lo sviluppo delle sue idee. I Manoscritti economico-filosofici del 1844 non sono un’opera a se stante, ma una parte della sua produzione critica che in questo periodo si compone di estratti dai testi che studiava, di riflessioni critiche in merito a questi e di elaborazioni che, di getto o in forma più ragionata, metteva su carta. Separare questi manoscritti dal resto, estrapolarli dal loro contesto, può facilmente indurre ad errori interpretativi [6].
I Manoscritti economico-filosofici del 1844 sono pieni di elementi teorici derivati da predecessori e contemporanei. Le osservazioni che Marx sviluppò in essi non scaturirono da un’improvvisa fulminazione, ma rappresentarono il primo risultato di uno studio intenso. Le interpretazioni agiografiche dominanti nel passato, tanto quella di parte marxista-leninista che quella “pro-manoscritti del 1844”, raffigurando il pensiero di Marx con improponibile immediatezza e preordinando un risultato finale in modo strumentale, ne hanno stravolto il cammino conoscitivo presentandone una più povera riflessione. È necessario, invece, ricostruire genesi, debiti intellettuali e conquiste teoriche dei lavori di Marx, evidenziandone la complessità e la ricchezza.
Le novità editoriali circa i testi giovanili di Marx riguardano anche l’altro dei suoi principali manoscritti del periodo. La pubblicazione del primo numero del Marx-Engels-Jahrbuch, anticipazione del volume I/5 della MEGA², previsto per il 2014, ha proposto un’immagine nuova de L’ideologia tedesca [7]. Il volume dato alle stampe in Germania include i sette manoscritti corrispondenti alle parti “I. Feuerbach” e “II. San Bruno” (all’incirca le prime cento pagine dell’opera), ordinati cronologicamente e pubblicati come testi separati. Da questa edizione si evince, con chiarezza, il carattere non unitario dello scritto e nuove basi testuali vengono fornite all’indagine scientifica per risalire, con attendibilità, all’elaborazione teorica di Marx.
Diverse e interessanti sono le scoperte emerse. Innanzitutto, Marx aveva progettato di scrivere L’ideologia tedesca non solo con il concorso di Engels, ma anche con quello di Joseph Weydemeyer e Moses Hess. Lo scopo iniziale era quello di produrre un volume collettivo simile agli Annali Franco-tedeschi – la rivista che aveva co-diretto con Arnold Ruge nel 1844, bruscamente interrotta, dopo la stampa del primo numero, per dissidi politici tra i due – dedicato alla critica della Sinistra Hegeliana e del socialismo tedesco. È emerso, inoltre, che tre dei principali manoscritti del cosiddetto “capitolo su Feuerbach” erano, in realtà, degli scarti delle parti dedicate a Bauer e Stirner, preservate da Marx ed Engels per una eventuale sezione su Feuerbach, pianificata solo nel 1846 e poi mai realizzata. La prima edizione sovietica del 1932 e tutte le successive versioni del testo (che apportarono solo lievi modifiche all’edizione data alle stampe a Mosca), crearono, invece, l’errata impressione dell’esistenza di un capitolo iniziale su Feuerbach e che esso rappresentasse la parte principale dello scritto di un Giano bifronte (Marx ed Engels), nella quale – secondo i marxisti sovietici – erano state esposte esaustivamente le leggi del materialismo storico (espressione, per altro, mai utilizzata da Marx), o – secondo Althusser – era stata concepita “una rottura epistemologica senza equivoci, chiaramente presente nell’opera di Marx” [8].
Ulteriore motivo di interesse di questo volume è l’accurata distinzione posta in essere tra le parti del manoscritto redatte da Marx o da Engels, contribuendo, in alcuni casi, a stabilire se e quanto il testo de L’ideologia tedesca letto per decenni corrisponda davvero alle concezioni di Marx di quel periodo. Si è reso così possibile intendere correttamente passaggi erroneamente considerati, fino a oggi, legati da continuità. Valga come esempio, il brano che contiene la celebre descrizione della società post-capitalista, ritenuto da diversi autori, molto ingenuamente o in cattiva fede (si cerchino, invece, le tante preziose indicazioni disseminate nei manoscritti de Il capitale o negli indirizzi dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori) come una delle principali indicazioni testuali, cui riferirsi, per comprendere le caratteristiche della società comunista. Esso va completamente riconsiderato, poiché la giusta assegnazione delle parole di Marx, riportate di seguito in grassetto, si rivela decisiva per la corretta interpretazione del testo:
«[nella società capitalistica] appena il lavoro comincia a essere diviso, ciascuno ha una sfera di attività determinata ed esclusiva che gli viene imposta e della quale non può sfuggire: è cacciatore, pescatore, o pastore, o critico critico, e tale deve restare se non vuole perdere i mezzi per vivere. Viceversa, nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione in generale e, appunto, in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico».
Grazie a questo lavoro di discernimento, si è riusciti a comprendere che questo brano, lungi dall’essere la descrizione del modello di società comunista prefigurato da Marx, sia, in realtà, un passaggio del solo Engels. I suoi riferimenti al «cacciatore», al «pescatore» e al «pastore» non erano altro che un’imitazione delle idee utopistiche di Charles Fourier, alle quale Marx si era sempre opposto. È verosimile, dunque, che quando egli lesse questa parte del manoscritto redatta da Engels, invece di cancellarla, la rigettò umoristicamente e, burlandosi dell’amico, aggiunse alle tre figure da lui utilizzate anche quella del «critico critico», inventata poco tempo prima nell’opera La sacra famiglia. Critica della critica critica, in occasione della polemica contro Bruno Bauer, e che di certo non avrebbe potuto rappresentare per Marx l’esempio più adatto per descrivere l’attività degli individui della società comunista [9]. L’importanza di una rigorosa analisi filologica dei frammenti dei manoscritti giovanili di Marx risulta, dunque, decisiva anche per L’ideologia tedesca.
Sottolineare l’indubbia importanza di questo testo e dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, per meglio intendere l’elaborazione del pensiero di Marx, non può comportare il sottacere gli enormi limiti di questi manoscritti giovanili. Essi forniscono indizi rilevanti sull’origine del suo percorso, ma un’enorme distanza li separa dai temi e dall’elaborazione de Il capitale e dei suoi manoscritti preparatori, redatti a partire dalla fine degli anni Cinquanta. Diversamente dalle interpretazioni che hanno proposto l’esistenza e la superiorità filosofica di un Marx “giovane”, e da quelle che hanno forzatamente voluto scorgere una cesura teorica nella sua opera, gli scritti giovanili – anche sulla base delle nuove acquisizioni filologiche – vanno considerati come importanti tasselli, anche se soltanto iniziali, della teoria marxiana. Le prime tappe di un progetto teorico capace di stimolare, ancora oggi, nuove generazioni di militanti e studiosi.

III. Gli studi di economia e di politica degli anni Cinquanta
Poco dopo la pubblicazione della Miseria della filosofia. Risposta alla “Filosofia della miseria” di Proudhon, Marx sospese gli studi di economia politica per dedicare tutte le sue energie al sostegno del movimento rivoluzionario sorto in Europa nel 1848. Il periodo intercorso tra il suo arrivo (autunno del 1849) a Londra, dove fu costretto a riparare in esilio in seguito alla vittoria delle forze della reazione, e la stesura dei Grundrisse (1857-58) è stato, per lungo tempo, uno dei capitoli meno conosciuti della biografia intellettuale di Marx [10] e, solo oggi, grazie alle pubblicazioni della MEGA², risulta più semplice da ricostruire.
Nel corso di questi anni, durante i quali egli aveva dovuto sospendere le sue ricerche, si erano succeduti significativi eventi economici – dalla crisi del 1847 alla scoperta dell’oro in California e Australia – che, per la loro rilevanza, fecero ritenere indispensabile a Marx intraprendere nuovi studi. Le letture svolte furono sintetizzate in 26 quaderni di estratti, 24 dei quali, redatti tra il settembre del 1850 e l’agosto del 1853 e contenenti anche compendi di testi afferenti discipline non economiche, vennero da lui numerati in quelli che sono noti oggi agli specialisti come Quaderni di Londra. Questi studi risultano di grande interesse, poiché documentano un periodo di notevole sviluppo dell’elaborazione di Marx, durante il quale egli riepilogò le vecchie conoscenze e, attraverso lo studio approfondito di decine di nuovi volumi svolto presso la biblioteca del British Museum di Londra, acquisì ulteriori significative nozioni per l’opera che intendeva scrivere (e che al tempo chiamava la sua “Economia”).
I Quaderni di Londra possono essere suddivisi in tre gruppi. Nei primi sette quaderni (I-VII), redatti tra il settembre del 1850 e il marzo del 1851 e comprendenti estratti, tra le numerose opere consultate, da Una storia dei prezzi di Thomas Tooke e dalla Ricchezza delle nazioni di Smith [11] , Marx si concentrò sulla storia e le teorie delle crisi economiche e dedicò grande attenzione al rapporto tra la forma di denaro, il credito e le crisi, al fine di comprendere le cause originarie di queste ultime. Diversamente da quei socialisti a lui contemporanei, ad esempio Pierre-Joseph Proudhon, i quali erano certi che le crisi economiche potessero essere evitate mediante la riforma del sistema del denaro e del credito, Marx, viceversa, giunse alla conclusione che, per quanto il sistema creditizio ne fosse una loro condizione, le crisi potevano solo essere aggravate o migliorate da un uso sbagliato o corretto della circolazione monetaria, mentre le loro cause andavano ricercate nelle contraddizioni della produzione.
Al termine di questo primo gruppo di estratti, Marx riassunse le proprie conoscenze in due quaderni, cui non assegnò la numerazione della serie principale, che intitolò Oro monetario. Il sistema monetario perfetto [12] . In questo manoscritto, redatto nella primavera del 1851, che può essere considerato come la sua prima elaborazione autonoma della teoria del denaro e della circolazione, egli ricopiò, e talvolta accompagnò con un proprio commento, i brani più significativi sulla teoria del denaro delle maggiori opere di economia politica.
Marx tornò a studiare ancora una volta i classici del pensiero economco dall’aprile al novembre del 1851, quando compilò quello che può essere considerato come il secondo gruppo (quaderni VIII-XVI) dei Quaderni di Londra. Tra essi figurano importanti estratti da Un’inchiesta sui principi di economia politica di James Steuart e dai Principi di economia politica di Ricardo. Proprio questi ultimi, redatti durante la composizione di Oro monetario. Il sistema monetario perfetto, costituiscono la parte più importante dei Quaderni di Londra, poiché sono accompagnati da numerosi commenti critici. Fino alla fine degli anni Quaranta, Marx aveva essenzialmente accettato le teorie di Ricardo, mentre, da questo momento, attraverso un nuovo e approfondito studio delle sue tesi sulla rendita fondiaria e sul valore, ne maturò un parziale superamento. In questo stesso periodo, egli si cimentò anche con la chimica agraria (guidato dalla relazione che questa disciplina aveva con gli studi sulla rendita fondiaria) e rivolse il suo interesse anche al dibattito sulla teoria della popolazione di Thomas Robert Malthus, in particolare mediante la lettura del libro I principi della popolazione del suo oppositore Archibald Alison; allo studio dei modi di produzione precapitalistici, come risulta dagli estratti dai testi Economia dei romani di Adolphe J. C. A. D. de la Malle e dai testi Storia della conquista del Messico e Storia della conquista del Perù di William H. Prescott; ed al colonialismo, soprattutto attraverso il testo Lezioni sulla colonizzazione e sulle colonie di Herman Merivale [13] . Infine, nell’autunno del 1851, egli estese il campo delle sue ricerche anche alla tecnologia, dedicando grande spazio al libro Storia della tecnologia di Johann H. M. Poppe.
Il terzo ed ultimo gruppo (quaderni XVII-XXIV, ad oggi ancora inediti) dei Quaderni di Londra fu redatto dall’aprile del 1852 all’agosto del 1853. In essi, Marx si occupò soprattutto delle diverse fasi di sviluppo della società, dedicando gran parte dei suoi studi ad argomenti storici, legati principalmente al medioevo europeo, all’India (oggetto di diversi articoli nello stesso periodo per il New-York Tribune), e alla storia della letteratura, della cultura e dei costumi. Anche questi studi svolsero una funzione importante nello sviluppo delle sue idee. È possibile, infatti, che proprio la lettura della Letteratura del sud d’Europa di Leonard Simonde de Sismondi, compendiata in uno dei suoi quaderni nel 1852, possa aver stimolato le riflessioni dell’Introduzione del 1857 sul rapporto ineguale che intercorreva tra lo sviluppo economico-sociale e quello delle forme della coscienza (rigido parallelismo adottato, invece, da molti marxisti): «per l’arte è noto che determinati suoi periodi di fioritura non stanno assolutamente in rapporto con lo sviluppo generale della società, né quindi con la base materiale, con l’ossatura […] della sua organizzazione» [14].
Accanto ai Quaderni di Londra, altri due gruppi di estratti contribuiscono a ricostruire le ricerche svolte da Marx nel corso degli anni Cinquanta. Il primo, realizzato tra il settembre del 1853 e il gennaio del 1855 e recentemente pubblicato [15] , contiene nove voluminosi quaderni, redatti nello stesso arco temporale di due importanti serie di articoli per il New-York Tribune: quelli contro il futuro primo ministro inglese Lord Palmerston e quelli su La Spagna rivoluzionaria. Quattro di questi taccuini raccolgono annotazioni sulla storia della diplomazia, indispensabili per il suo primo obiettivo, mentre altri cinque sono esclusivamente dedicati alla Spagna e mostrano con quale intensità Marx ne avesse esaminato la storia politico-sociale e la cultura. Suscitano, inoltre, particolare interesse gli appunti dal Saggio sulla storia della formazione e del progresso del terzo Stato di Augustin Thierry. Tutte queste note sono di grande rilevanza perché palesano le fonti cui Marx attinse e permettono di comprendere il modo in cui egli utilizzò tali letture per la stesura dei suoi articoli.
Il secondo gruppo di quaderni, compilato tra l’ottobre del 1857 e il febbraio del 1858 e attualmente in lavorazione in Giappone, comprende tre taccuini denominati I libri della crisi. Grazie a essi, è possibile correggere l’interpretazione di matrice hegelo-marxiana, poi divenuta convenzionale, di un Marx concentrato, al tempo dei Grundrisse, sullo studio della Scienza della logica di Hegel, della quale – si scrisse – cercava di ricopiarne la struttura per la propria opera. A quel tempo, in realtà, egli era molto più preoccupato per gli eventi empirici legati alla prima crisi finanziaria internazionale, a lungo prevista e auspicata, e ciò è incontrovertibilmente comprovato dalle centinaia di pagine da lui compilate ne I libri della crisi [16] . A differenza degli altri estratti sino ad allora realizzati, in questi quaderni Marx non eseguì compendi dalle opere di economisti, ma raccolse una grande quantità di notizie, desunte da svariati quotidiani, sui principali avvenimenti della crisi, sulle variazioni delle quotazioni in borsa, sui mutamenti intervenuti negli scambi commerciali e sui più grandi fallimenti verificatisi in Europa, negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

IV. Il capitale e i suoi manoscritti preparatori
Le acquisizioni filologiche della MEGA² hanno prodotto risultati di rilievo anche rispetto al magnum opus marxiano. Nel corso dell’ultimo decennio sono stati pubblicati numerosi volumi contenenti tutti i manoscritti preparatori del secondo e del terzo libro de Il capitale, lasciati, com’è noto, incompleti da Marx. I due nuovi volumi relativi al Libro secondo [17] comprendono il testo finale ricopiato in bella copia per la stampa da Engels e i suoi sette manoscritti originari, redatti da Marx tra il 1868 e il 1881. In presenza di diverse stesure e non avendo ricevuto alcuna indicazione da Marx circa i criteri con cui selezionare la versione da pubblicare, Engels impiegò molte energie per mettere insieme la versione da pubblicare. Egli si ritrovò con del materiale dallo
«stile trascurato, familiare, con frequenti espressioni e locuzioni ruvidamente umoristiche, definizioni tecniche inglesi e francesi, spesso intere frasi e anche pagine in inglese; pensieri buttati giù nella forma in cui man mano si sviluppavano nella mente dell’autore […], chiusa dei capitoli con un paio di frasi tronche, come pietre miliari degli sviluppi lasciati incompiuti» [18]
e dovette, così, operare alcune difficili scelte editoriali. I curatori di questi volumi della MEGA² hanno valutato che gli interventi eseguiti da Engels al Libro secondo ammontano a circa cinquemila, una quantità di gran lunga superiore a quella sino a oggi presunta. Le modifiche consistono in aggiunte e cancellazioni di passaggi di testo, cambiamenti della sua struttura, inserimento di titoli di paragrafi, sostituzioni di concetti, rielaborazioni di alcune formulazioni di Marx e traduzioni di parole adottate da altre lingue. I libri della seconda sezione della MEGA², dunque, consentono di ricostruire l’intero processo di selezione, composizione e correzione dei manoscritti marxiani e di stabilire dove Engels apportò le sue maggiori modifiche e dove, invece, potè rispettare fedelmente i manoscritti di Marx che pure, occorre ribadirlo con chiarezza, non rappresentavano affatto l’approdo finale della sua ricerca.
L’uscita di un nuovo volume di manoscritti relativo al Libro terzo de Il capitale [19] (45 dei 51 testi inclusi in questo tomo sono stati dati alle stampe per la prima volta), l’unico cui Marx non riuscì, neanche approssimativamente, a dare una forma definitiva, rimanda a vicende editoriali ancora più complesse. Nella sua prefazione, Engels sottolineò come di questo testo esisteva solo un primo abbozzo, per di più estremamente lacunoso. Normalmente la parte iniziale di ogni singola sezione era elaborata con una certa cura e rifinita anche stilisticamente. Però quanto più si procedeva, tanto più la stesura diventava lacunosa e frammentaria, tanto più conteneva digressioni su questioni collaterali emerse nel corso dell’indagine, per le quali la sistemazione definitiva veniva rimessa a un successivo riordinamento della materia [20].
Così, l’intensa attività redazionale di Engels, nella quale egli profuse le sue migliori energie nel lungo arco di tempo compreso tra il 1885 e il 1894, produsse il passaggio da un testo molto provvisorio, composto di «pensieri scritti in statu nascendi» [21] e appunti preliminari, a un altro unitario, dal quale si originò la parvenza di una teoria economica sistematica e conclusa (inclusa la celebre “legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto”).
Ciò traspare, con evidenza, se si comparano gli ultimi sei manoscritti di Marx, stesi tra il 1871 e il 1882, il più importante dei quali è il voluminoso Il rapporto tra saggio del plusvalore e saggio del profitto sviluppato matematicamente del 1875, con i testi aggiunti da Engels durante il suo lavoro di curatore. Il completamento della seconda sezione della MEGA², ormai prossimo [22] , consente finalmente la certa valutazione critica sullo stato degli originali lasciati da Marx e sul valore e i limiti del lavoro svolto da Engels in qualità di editore.
Negli ultimi anni, accanto ai manoscritti de Il capitale, altre pubblicazioni della MEGA² hanno concorso ad ampliare la conoscenza di Marx. Il suo grande interesse per le scienze naturali, fino a pochi anni fa quasi del tutto sconosciuto, traspare dagli appunti di chimica organica e inorganica del periodo 1877-83, di recente pubblicazione [23] , che hanno svelato un ulteriore aspetto della sua opera. Ciò è tanto più importante perché questi taccuini (uno dei campi meno esplorati della ricerca su Marx) contribuiscono a sfatare la leggenda, dipinta da gran parte dei suoi biografi, che lo raffigura come un autore che nell’ultimo decennio di vita, avendo del tutto appagato la sua curiosità intellettuale, rinunciò al proseguimento dei propri studi [24] . Le note pubblicate contengono composizioni chimiche, estratti dai libri dei chimici Lothar Meyer, Henry Enfield Roscoe, Carl Schorlemmer e anche notizie di fisica, fisiologia e geologia – discipline che videro fiorire, durante l’ultimo quarto dell’Ottocento, importanti sviluppi scientifici dei quali Marx volle sempre mantenersi aggiornato.
Infine, grazie alla MEGA², è oggi possibile anche consultare virtualmente le biblioteche di Marx ed Engels. In un volume speciale dell’edizione in lingua tedesca [25] è stato compilato un indice di 1450 libri, in 2100 tomi – ovvero i due terzi di quelli appartenuti a Marx ed Engels –, che include la segnalazione di tutte le pagine di ciascuna opera su cui risultano essere stati apposti marginalia e sottolineature (per un totale di 40.000 pagine da 830 testi). Come riferirono quanti vissero a stretto contatto con Marx, egli non considerava certo i libri come oggetti di lusso. Li maltrattava, ne ripiegava gli angoli, li sottolineava al fine di ritrovare, in futuro, i passaggi più significativi. «Sono i miei schiavi e devono ubbidire alla mia volontà» [26] , così diceva dei suoi volumi. D’altro canto, egli vi si concedeva con altrettanta dedizione, al punto di autodefinirsi «una macchina condannata a divorare i libri per buttarli fuori, in forma diversa, sul letamaio della storia» [27] . Venire a conoscenza delle sue letture – va comunque ricordato che la sua biblioteca restituisce solo uno spaccato parziale di quell’infaticabile lavoro che egli condusse per tre decenni al British Museum di Londra –, così come dei suoi commenti in merito agli autori studiati (da Georg W. F. Hegel a Charles Darwin), costituisce un prezioso contributo alla ricostruzione delle sue ricerche e serve a mettere in luce quanto la sua elaborazione non fu il frutto di una fulminea folgorazione, ma un faticoso processo, denso di elementi teorici derivati da predecessori e contemporanei.

V. Che fare di Marx?
Quale Marx emerge, dunque, dalla nuova edizione storico-critica delle sue opere? Se, per molti versi, è possibile distinguere un pensatore differente da quello rappresentato, per lungo tempo, da molti seguaci e avversari, ovvero dalla statua dal profilo granitico che, in tante piazze dei regimi illibertari dell’Est europeo, lo raffigurava ad indicare il sol dell’avvenire con certezza dogmatica; occorre anche evitare di enfatizzare eccessivamente il valore dei materiali della MEGA². Dopo i Grundrisse – l’ultimo, in termini di pubblicazione, importante e corposo manoscritto che ha contribuito ad arricchire significativamente la comprensione del pensiero marxiano – va affermato, con convinzione, che è sbagliato e fuorviante invocare un “Marx sconosciuto” in occasione della stampa di ogni nuovo inedito [28] . Piuttosto, la MEGA² fornisce, finalmente, le basi testuali per ripensare un “altro Marx”. Non “altro” dalla politica e dalla lotta di classe, bensì radicalmente distinto dall’autore raffigurato come la fonte dottrinaria del “socialismo reale”.
Con eguale determinazione, bisogna dichiarare che una vera riscoperta di Marx si realizzerà solo quando una rinnovata domanda del suo pensiero sarà avanzata anche dal versante politico. E non saranno solamente ristrette cerchie di studiosi a rileggerlo, per ritrovare nei suoi scritti la spiegazione della natura delle crisi odierne, ma una nuova ondata di militanti, lavoratori e studenti, che dovrà tornare a utilizzare criticamente il suo pensiero per la ricerca, politica e teorica, di un’alternativa al capitalismo. È questo, in fondo, la grande sfida per un’autentica Marx renaissance. Parafrasando le parole che Marx pronunciò nella polemica con l’owenista John Weston, «la classe operaia o è rivoluzionaria o non è niente» [29] , si potrebbe affermare che anche il marxismo o continuerà a essere rivoluzionario o non sarà niente. Ovvero, se non sarà capace di scuotere nuovamente le masse, resterà imprigionato nelle ragnatele delle discipline accademiche e imbalsamato nei confini degli angusti spazi politici di gruppi minoritari, marginali e meramente testimoniali.
Marx, oggi, è quasi del tutto sconosciuto alle nuove generazioni e, anche tra gli attivisti dei movimenti mondiali di protesta, le sue teorie sono spesso mescolate e confuse con l’anti-globalismo, il ribellismo iconoclasta di stampo anarchico, concetti neo-proudhoniani (simili a quelli contro cui egli si batté per tutta la vita) del tutto subalterni al capitalismo – quali, ad esempio, il commercio equo e solidale – e la vacuità ideologica di biopolitica, psicoanalisi neo-lacaniana e post-modernismi vari. Stessa sorte tocca a comunismo e socialismo (usati da Marx come sinonimi), teorie associate a realtà statuarie illibertarie o, come nel caso dello slogan “Socialismo del XXI secolo”, ad ambigue e vuote demarcazioni temporali.
Viviamo in un contesto di eclettismo, confusione e debolezza teorica, simile a quello che precedette la diffusione e l’egemonia del Manifesto del partito comunista. Bisogna ripartire dalle fondamenta e una nuova diffusione degli scritti di Marx – tra i compiti odierni della sinistra anticapitalista – è più che mai necessaria. C’è da augurarsi che l’attuale riscoperta di Marx contribuisca a realizzare una nuova opera di popolarizzazione delle sue teorie, evitando, però, di replicare gli errori del passato, ovvero di produrre antologie composte da montaggi di citazioni, nelle quali le intenzioni politiche dei suoi compilatori occultano quelle originarie di Marx.

 

References
[1] In proposito si rimanda a Marcello Musto (ed.), Marx for Today, Routledge, London/New York, 2012. Nella seconda parte di questa pubblicazione – intitolata Marx’s Global Reception Today – sono stati presi in rassegna i principali libri pubblicati su Marx nel mondo dall’anno 2000 a oggi.
[2] Sul Marx che emerge dalla MEGA² cfr. Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi. Studi e saggi, Carocci, Roma 2011.
[3] Cfr. Louis Althusser, Per Marx, Editori Riuniti, Roma 1967, p. 65.
[4] Da questa contrapposizione nacquero anche i conflitti teorici relativi a quali fossero i vocaboli e i concetti fondamentali del pensiero marxiano, ad esempio materialismo storico versus umanesimo, oppure sfruttamento versus alienazione.
[5] Questi estratti si trovano nel volume Karl Marx, Exzerpte und Notizen. Sommer 1844 bis Anfang 1847, MEGA² IV/3, Akademie, Berlin 1998. Nello stesso volume sono stati dati per la prima volta alle stampe anche i sei Quaderni di Bruxelles, redatti da Marx nel 1845 e in cui vi sono le tracce del suo proseguimento nello studio dei concetti basilari dell’economia politica e dell’approfondimento di questioni legate all’uso dei macchinari e della grande industria.
[6] In proposito si veda il saggio di Jürgen Rojahn, The emergence of a theory: the importance of Marx’s notebooks exemplified by those from 1844, in “Rethinking Marxism”, vol. 14 (2002), n. 4: «i suoi manoscritti del 1844 nacquero letteralmente dagli estratti di quel periodo» (p. 33).
[7] Karl Marx, Friedrich Engels, Joseph Weydemeyer, Die deutsche Ideologie. Artikel, Druckvorlagen, Entwürfe, Reinschriftenfragmente und Notizen zu “I. Feuerbach” und “II. Sankt Bruno”, in “Marx-Engels-Jahrbuch”, vol. 2003. Questa edizione e i molti articoli critici che l’hanno accompagnata – che hanno avuto una buona circolazione all’interno della comunità internazionale degli studiosi di Marx – sono stati del tutto ignorati nella redazione del volume Karl Marx – Friedrich Engels, Ideologia tedesca, a cura di Diego Fusaro, Bompiani, Milano 2011, basato su una superata versione del testo degli anni Settanta e accompagnato da un’introduzione critica antiquata.
[8] Louis Althusser, op. cit., p. 16.
[9] Cfr. Terrell Carver, The Postmodern Marx, Pennsylvania State University Press, University Park 1998, pp. 104-7, e, dello stesso autore, The German Ideology Never Took Place, “History of Political Thought”, Vol. 31 (1), Spring 2010, pp. 107-127.
[10] Gli scritti più noti di questo periodo sono il Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte e gli articoli per il New-York Tribune, nei quali egli scrisse, dal 1851 al 1862, dei principali accadimenti economici, politici e diplomatici.
[11] Eccetto i compendi da Smith, inclusi nel volume Karl Marx, Exzerpte und Notizen. März bis Juni 1851, MEGA² IV/8, Dietz, Belin 1986, tutti questi estratti si trovano nel volume Karl Marx–Friedrich Engels, Exzerpte und Notizen. September 1849 bis Februar 1851, MEGA² IV/7, Dietz, Berlin 1983. Le opere di Smith e Ricardo, già lette da Marx in lingua francese nel 1844, furono studiate ora nell’edizione originale in lingua inglese.
[12] Karl Marx, Bullion. Das vollendete Geldsystem, in MEGA² IV/8, op. cit., pp. 3-85.
[13] Gli estratti da questi testi sono inclusi nel volume Karl Marx, Exzerpte und Notizen. Juli bis September 1851, MEGA² IV/9, Dietz, Berlin 1991.
[14] Sismondi aveva notato che i momenti più alti della letteratura antica francese, italiana, spagnola e portoghese si erano manifestati in coincidenza dei periodi di decadenza sociale di quelle stesse società che li avevano espressi. Gli estratti di Marx dall’opera di Sismondi sono ancora inediti e saranno pubblicati nel volume IV/10 della MEGA². Per maggiori indicazioni in proposito cfr. Karl Marx, Introduzione alla critica dell’economia politica (a cura di Marcello Musto), Quodlibet, Macerata 2010, pp. 114-9.
[15] Karl Marx, Exzerpte und Notizen September 1853 bis Januar 1855, MEGA² IV/12, Akademie, Berlin 2007.
[16] Cfr. Michael Krätke, Marx’s ‘books of crisis’ of 1857-8, in Marcello Musto (ed.), Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the critique of political economy 150 years later, Routledge, London/New York 2008, pp. 169-175.
[17] Friedrich Engels, Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie. Zweites Buch. Redaktionsmanuskript von Friedrich Engels 1884/1885 ,MEGA² II/12, Akademie, Berlin 2005 e Karl Marx, Manuskripte zum Zweiten Buch des “Kapitals” 1868 bis 1881, MEGA² II/11, Akademie, Berlin 2008.
[18] Friedrich Engels, Prefazione a Karl Marx, Il capitale. Libro secondo, Editori Riuniti, Roma 1989, p. 9.
[19] Karl Marx-Friedrich Engels, Manuskripte und redaktionelle Texte zum dritten Buch des “Kapitals” (1871 bis 1895), MEGA² II/14, Akademie, Berlin 2003.
[20] Friedrich Engels, Prefazione a Karl Marx, Il capitale. Libro terzo, Editori Riuniti, Roma 1989, p. 10.
[21] Ibid.
[22] L’uscita dell’ultimo volume mancante, il II/4.3, è prevista per il 2012.
[23] Karl Marx-Friedrich Engels, Naturwissenschaftliche Exzerpte und Notizen. Mitte 1877 bis Anfang 1883,MEGA² IV/31, Akademie, Berlin 1999.
[24] Sui progressi teorici dell'”ultimo Marx” si veda Kevin Anderson, Marx at the margins, The University of Chicago Press, Chicago/London 2010.
[25] Karl Marx-Friedrich Engels, Die Bibliotheken von Karl Marx und Friedrich Engels, MEGA² IV/32, Akademie, Berlin 1999.
[26] Paul Lafargue, Karl Marx. Ricordi personali, in Hans Magnus Enzensberger, Colloqui con Marx e Engels, Einaudi, Torino 1977, p. 244.
[27] Karl Marx a Laura e Paul Lafargue, 11 Aprile 1868, in Opere, vol. XLIII, Editori Riuniti, Roma 1975, p. 590.
[28] In tale errore sono incorsi negli ultimi anni Enrique Dussel, Un Marx sconosciuto, Manifestolibri, Roma 1999, e Takahisa Oishi, The Unknown Marx, Pluto, London 2001.
[29] Karl Marx a Johann Baptist von Schweitzer, 13 febbraio 1865, in Opere, vol. XLII, Editori Riuniti, Roma 1974, p. 490.

Journal:

Alternative per il socialismo

Pub Info:

Vol. 2012, n. 21, 152-165

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