Created: Monday, 16 January 2012 16:49 | Rate this article
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Francesca Izzo, review of Ripensare Marx e i marxismi, L'Unità, January 16, 2012.

Riscoprire Marx ostile al socialismo di stato

«Mega2» è il titolo della prima edizione critica che raccoglie tutti gli scritti editi e inediti del filosofo di Treviri. A partire dalla sua lettura Musto scrive un importante contributo sul profilo teorico e umano del pensatore.

Sull’inserto domenicale della Repubblica dell’8 gennaio ben tre pagine sono state dedicate a Karl Marx, al suo pensiero di nuovo al centro di un crescente interesse mondiale e all’enorme mole di inediti che stanno progressivamente vedendo la luce.

Per i lettori italiani che ne volessero sapere di più è appena giunto in libreria un volume (Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi, Carocci, novembre 2011) che dà un importante contributo all’inconsueto profilo teorico ed umano del pensatore di Treviri offerta dalla nuova edizione critica dei suoi scritti editi ed inediti.

“Nonostante l’affermazione delle sue teorie, trasformate nel XX secolo in ideologia dominante e dottrina di Stato per una gran parte del genere umano, e l’enorme diffusione dei suoi scritti, egli rimane, ancor oggi, privo di un’edizione integrale e scientifica delle proprie opere” (p. 189).

L’autore, attualmente docente presso la York University di Toronto (data la ormai ben nota incapacità della nostra università di dare prospettive a valenti studiosi pur formatisi al suo interno) ha seguito il lavoro dell’équipe di studiosi che sta approntando a Berlino la Mega2, ovvero la prima vera edizione critica della sterminata produzione di Marx, formata sia dagli inediti che dagli scritti ordinati e pubblicati postumi da Engels, a cominciare dal secondo e dal terzo libro del Capitale.

Unendo alle competenze filologiche solide conoscenze teoriche e della storia delle interpretazioni, Musto in questo lavoro illumina un’immagine di Marx lontana sia dalla monumentalità irrigidita del fondatore di un’ortodossia che dal frammentarismo accademico. Quella che emerge dalle pagine di Musto è la figura del pensatore geniale che ha svelato le radici storiche, quindi modificabili, del suo e del nostro presente spiegando i meccanismi di sviluppo a scala mondiale del modo di produzione capitalistico; ma anche del ricercatore frenetico, mai pago dei risultati del proprio lavoro, sempre pronto a seguire nuove piste di studio, ad aprire nuovi orizzonti di ricerca, lasciando di fatto incompiuto il progetto della sua vita.

Attraverso alcune analisi esemplari, come quella condotta sui cosiddetti Manoscritti economico- filosofici - scritto giovanile dove compare per la prima volta il concetto di lavoro alienato che ha tanto animato le polemiche tra gli interpreti - Musto ci introduce in quel laboratorio, ribollente di idee originali, riassunti o commenti di opere altrui, che sono gli scritti marxiani. Il lettore può verificare lo scarto che si apre tra la presunta opera compiuta, come le precedenti edizioni ce l’avevano consegnata e l’effettivo stato dello scritto che così ci consente di penetrare nel processo del lavoro creativo di Marx, nella sua officina di pensiero.

Ai saggi di impianto biografico e filologico, accompagnati da appendici di utilissime tabelle cronologiche , si intrecciano nel volume studi dedicati alla “odissea della pubblicazione” degli scritti marxiani e alla storia delle interpretazione, in particolare dei Manoscritti, dei Grundisse e del Manifesto del Partito comunista. Mentre è di rilievo teorico il saggio sull’Introduzione del 1857. Si tratta di un testo assai noto, di carattere metodologico nel quale sono delineati i tratti generali del metodo di esposizione e della concezione materialistica della storia, che ha attirato l’attenzione di innumerevoli interpreti e critici. Musto lo analizza con grande puntualità mettendone in luce la complessa architettura, la struttura aperta e il suo straordinario valore teorico.

“Nelle opere successive all’[Introduzione]…Marx scrisse delle questioni di metodo non più nella forma aperta e problematica che aveva caratterizzato lo scritto del 1857, bensì in modo compiuto e senza lasciar trasparire la complessa genesi della sua elaborazione. Anche per questa ragione, le pagine dell’[Introduzione] sono straordinariamente rilevanti” (p. 149).

Sostenuta dalla rete di queste robuste conoscenze c’è una forte passione che guida la ricerca di Musto, la passione per il suo autore, per Marx che ciclicamente si vuole trattare come un “cane morto”, al pari del suo amato Spinoza e che ciclicamente viene riscoperto come indispensabile a comprendere i fenomeni del mondo globalizzato.

“Si è aperta una stagione contraddistinta dai molti Marx. Dopo il tempo dei dogmatismi, non sarebbe potuto accadere altrimenti… Tra i molti Marx che continuano ad essere indispensabili, se ne segnalano almeno due… quello critico del modo di produzione capitalistico. L’analitico, perspicace e instancabile ricercatore che ne intuì e analizzò lo sviluppo su scala mondiale e, meglio di ogni altro, ha descritto la società borghese… L’altro Marx… è il teorico del socialismo. L'autore che ripudiò l’idea di “socialismo di Stato”, al tempo già propugnata da Lassalle e Rodbertus” (pp. 218-9).