La formazione della critica dell’economia politica di Marx

Dagli studi giovanili ai Grundrisse

I. Introduzione
Contrariamente alle previsioni che ne avevano annunciato in maniera definitiva l’oblio, durante gli ultimi anni Marx si è ripresentato sul palcoscenico della storia e, in molte parti del mondo, sugli scaffali delle librerie sono ritornati numerosi i suoi testi, in ristampa o in nuove edizioni.
La riscoperta di Marx si fonda sulla persistente capacità esplicativa del presente contenuta nei suoi scritti. Innanzi ad una nuova e profonda crisi del capitalismo, infatti, in molti sono ritornati ad interrogare quell’autore in passato troppo spesso erroneamente accomunato all’Unione Sovietica e, poi, troppo frettolosamente messo da parte dopo il 1989.
Questo rinnovato interesse di carattere politico era stato preceduto da una ripresa degli studi sulla sua opera. Dopo il tramonto degli anni Ottanta e, con poche eccezioni, la “congiura del silenzio” degli anni Novanta, da qualche anno le pubblicazioni degli e sugli scritti marxiani sono riprese pressoché ovunque (a parte in Russia e nell’Europa dell’Est, dove la vicinanza temporale dei disastri prodotti dal cosiddetto “socialismo reale” rende ancora impensabile un ritorno a Marx) e, in molti dei campi in cui sono rifiorite, hanno prodotto risultati rilevanti ed innovativi [1] .
Tra questi è particolarmente significativa, al fine di una reinterpretazione complessiva dell’opera di Marx, la pubblicazione, ricominciata nel 1998, della Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA²), l’edizione storico critica delle opere complete di Marx ed Engels [2] . In questa edizione hanno ripreso ad essere dati alle stampe i quaderni di estratti di Marx e tutti i manoscritti preparatori dei libri secondo e terzo de Il capitale. I primi, comprendenti, talvolta, oltre ai compendi dei libri che egli leggeva, anche le riflessioni da questi stimolategli, costituiscono il cantiere della sua teoria critica, mostrano il complesso itinerario seguito durante lo sviluppo del suo pensiero e palesano le fonti dalle quali attinse nel corso dell’elaborazione delle sue concezioni. La pubblicazione della totalità dei manoscritti de Il capitale, così come di tutte le bozze redazionali di Engels [3] , invece, consentirà una valutazione critica certa rispetto allo stato degli originali lasciati da Marx e circa l’entità delle modifiche apportate da Engels durante il lavoro editoriale per la stampa dei libri secondo e terzo de Il capitale. Tali testi, infatti, mostrano efficacemente il profilo incompiuto del magnum opus marxiano e costituiranno la base di ogni rigoroso, futuro, studio a riguardo.
Usufruendo dei nuovi materiali offerti alla ricerca, il presente lavoro si pone l’obiettivo di ricostruire tutte le tappe della critica marxiana dell’economia politica alla luce delle acquisizioni filologiche della MEGA² e, dunque, di realizzare uno studio uno studio sulla formazione del pensiero di Marx in un modo più completo di quanto sia stato fatto in passato. Infatti, la grande maggioranza degli studiosi che si sono occupati di questo tema ha preso in considerazione solo alcuni stadi dell’elaborazione compiuta da Marx, saltando, spesso, dai [Manoscritti economico-filosofici del 1844] [4] ai [Grundrisse] (1857-58) e da questi al libro primo de Il capitale (1867); oppure, nel migliore dei casi, prendendo in esame soltanto altri due testi: la Miseria della filosofia (1847) e le [Teorie sul plusvalore] (1862-63) [5] .
Lo studio di preziosi manoscritti, comprendenti interessanti risultati intermedi, è rimasto appannaggio di una ristretta cerchia di studiosi, in grado di leggere le pubblicazioni in lingua tedesca della MEGA². Così, col proposito di far conoscere questi testi anche al di fuori dell’ambito degli specialisti che utilizzano questa edizione e considerando utile, alla luce dei nuovi materiali, ritornare sul dibattito relativo alla genesi e all’incompiutezza dell’opera marxiana [6] , si è diviso il presente studio in due parti.La prima, che corrisponde all’articolo qui dato alle stampe, prende in esame le ricerche di economia politica di Marx, ed alcuni sviluppi teorici da lui conseguiti in questa disciplina, compiute dai primi studi del 1843 alla stesura dei [Grundrisse] (1857-58), il corposo manoscritto preparatorio della breve opera del 1859 intitolata Per la critica dell’economia politica, generalmente considerato come la prima bozza de Il capitale. Il secondo articolo, di prossima pubblicazione, invece, prenderà in esame la formazione (making) de Il capitale attraverso le sue varie stesure, dai [Grundrisse] agli ultimi manoscritti del 1882, realizzati da Marx prima della sua morte.
Il presente saggio è incentrato sulla ricostruzione degli studi di economia politica condotti da Marx a Parigi, Manchester e Bruxelles tra il 1843 e il 1847, culminanti con la pubblicazione dello scritto Miseria della filosofia (§ II e III). Al suo interno, vengono trattate, inoltre, le vicende politiche e personali di Marx durante le rivoluzioni del 1848 e, in seguito alla loro sconfitta, al tempo dell’esilio a Londra (§ IV e V). In questa fase, egli scrisse di economia politica nei due giornali che fondò e diresse (dal 1848 al 1849 il quotidianoNeue Rheinische Zeitung. Organ der Demokratie [Nuova gazzetta renana. Organo della democrazia] e nel 1850 la rivista Neue Rheinische Zeitung. Politisch-okonomische Revue [Nuova gazzetta renana. Rivista di economia politica]) e maturò la convinzione che una nuova rivoluzione si sarebbe potuta sviluppare solo in seguito ad una crisi economica mondiale. Il paragrafo VI è incentrato sui 26 quaderni di estratti, redatti tra il 1850 e il 1853, conosciuti come [Quaderni di Londra]. Essi recano le tracce dello studio approfondito di decine di volumi di economia politica, attraverso cui è possibile ricostruire un importante fase dello sviluppo dell’elaborazione di Marx che è stata presa in considerazione soltanto da pochissimi interpreti del suo pensiero. Infine, dopo aver trattato del processo contro i comunisti del 1853 (§ VII), evento significativo per opporsi al quale Marx dovette sacrificare preziose energie; nei paragrafi VIII e IX viene passata in rassegna lo sviluppo della sua posizione, negli articoli redatti per il New-York Tribune [La tribuna di New York], rispetto alla possibilità dello scoppio di una crisi economica durante gli anni Cinquanta. Tale avvenimento coincise con l’inizio della stesura dei [Grundrisse], nei quali Marx, occupandosi della relazione tra denaro e valore, del processo di produzione e circolazione del capitale e concependo, per la prima volta, il concetto di plusvalore, rielaborò criticamente gli approfonditi studi condotti nel corso degli anni precedenti. In appendice, infine, una tabella ricostruisce l’ordine cronologico della stesura dei quaderni di estratti, dei manoscritti e delle opere di economia politica del periodo 1843 – 1858.

II. L’incontro con l’economia politica
L’economia politica non fu la prima passione intellettuale di Karl Marx. L’incontro con questa materia, che ai tempi della sua giovinezza era appena agli albori in Germania, avvenne, infatti, solo dopo quello con diverse altre discipline.
Nato a Treviri nel 1818, in una famiglia di origini ebraiche, dal 1835 Marx studiò, dapprima, diritto alle università di Bonn e Berlino, per volgere, poi, il suo interesse alla filosofia, in particolare a quella hegeliana al tempo dominante, e laurearsi all’università di Jena, nel 1841, con una tesi sulla Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro. Completati gli studi, Marx avrebbe voluto intraprendere la carriera universitaria, ma, poiché dopo la salita al trono di Federico Guglielmo IV, la filosofia hegeliana non godeva più del favore del governo prussiano, egli, avendo aderito al movimento dei Giovani Hegeliani, dovette cambiare i propri progetti. Tra il 1842 e il 1843, si diede all’attività pubblicistica e collaborò con il quotidiano di Colonia la Rheinische Zeitung, del quale divenne rapidamente giovanissimo redattore capo. Tuttavia, poco tempo dopo l’inizio della sua direzione e la pubblicazione di alcuni suoi articoli, nei quali, seppure soltanto dal punto di vista giuridico e politico, aveva iniziato a occuparsi di questioni economiche [7] , la censura colpì il giornale e Marx decise di interrompere questa esperienza “per ritirar[s]i dalla scena pubblica alla stanza da studio” [8] . Si dedicò, così, agli studi sullo Stato e le relazioni giuridiche, nei quali Hegel era un’autorità, e in un manoscritto del 1843, pubblicato postumo con il titolo [Dalla critica della filosofia hegeliana del diritto], avendo maturato la convinzione che la società civile fosse la base reale dello Stato politico, sviluppò le primissime formulazioni circa la rilevanza del fattore economico nell’insieme dei rapporti sociali.
Marx diede inizio a uno “scrupoloso studio critico dell’economia politica”  [9] solo dopo il trasferimento a Parigi, dove, nel 1844, fondò e co-diresse la rivista Deutsch-französische Jahrbücher [10] . Da quel momento in poi, le sue indagini, fino ad allora di carattere prevalentemente filosofico, storico e politico, si indirizzarono verso questa nuova disciplina che divenne il fulcro delle sue future ricerche. A Parigi, Marx avviò una grande mole di letture e da esse ricavò nove quaderni di estratti e appunti [11] . Fin dal periodo universitario, infatti, egli aveva assunto l’abitudine, mantenuta poi per tutta la vita, di compilare riassunti dalle opere che leggeva, intervallandoli, spesso, con le riflessioni che essi gli suggerivano [12] . I cosiddetti [Quaderni di Parigi] sono particolarmente interessanti perché tra i libri maggiormente compendiati figuravano il Trattato di economia politica di Jean-Baptiste Say e La ricchezza delle nazioni di Adam Smith [13] , testi dai quali Marx assimilò le nozioni basilari di economia, così come i Principi di economia politica di David Ricardo e gli Elementi di economia politica di James Mill [14] , che gli diedero, invece, la possibilità di sviluppare le prime valutazioni rispetto ai concetti di valore e prezzo e alla critica del denaro quale dominio della cosa estraniata sull’uomo.
Parallelamente a questi studi, Marx redasse altri tre quaderni, pubblicati postumi con il titolo di [Manoscritti economico-filosofici del 1844], nei quali dedicò particolare attenzione al concetto di lavoro alienato (entäusserten Arbeit). Differentemente dai principali economisti e da Georg W. F. Hegel, il fenomeno per il quale l’oggetto prodotto dall’operaio si contrappone a lui stesso “come un essere estraneo, come una potenza indipendente da colui che la produce” [15]  , venne considerato da Marx, non come una condizione naturale e, dunque, immutabile, ma quale caratteristica di una determinata struttura di rapporti produttivi e sociali: la moderna società borghese e il lavoro salariato.
L’intenso lavoro condotto da Marx durante questo periodo è comprovato anche dalle testimonianze di quanti lo frequentarono al tempo. Riferendosi alla fine del 1844, il giornalista radicale Heinrich Bürgers sostenne che: “Marx aveva avviato sin da allora approfondite ricerche nel campo dell’economia politica e accarezzava il progetto di scrivere un’opera critica in grado di formare una nuova costituzione della scienza economica” [16] . Anche Friedrich Engels, che aveva conosciuto Marx nell’estate del 1844 e stretto con lui un’amicizia e un sodalizio teorico e politico destinati a durare per il resto delle loro esistenze, nella speranza che una stagione di rivolgimenti sociali fosse alle porte, esortò Marx, sin dalla prima lettera di quel loro carteggio protrattosi per un quarantennio, a dare alla luce in fretta la sua opera: “fa ora in modo che il materiale che hai raccolto venga lanciato presto per il mondo. Il tempo stringe maledettamente” [17] . Tuttavia, la consapevolezza dell’insufficienza delle sue conoscenze impedì a Marx di completare e pubblicare i suoi manoscritti. Inoltre, nell’autunno del 1844, egli si dedicò, proprio assieme a Engels [18] , alla stesura de La sacra famiglia. Critica della critica critica contro Bruno Bauer e soci, uno scritto polemico, pubblicato nel 1845, nei confronti di Bauer e di altri esponenti della Sinistra Hegeliana, movimento dal quale Marx aveva preso le distanze già nel 1842, ritenendo che i suoi membri fossero dediti esclusivamente a sterili battaglie di concetti e rinchiusi nell’isolamento speculativo.
Concluso questo lavoro, al principio del 1845, Engels si rivolse nuovamente all’amico invitandolo a ultimare lo scritto in preparazione:
“guarda di portare a termine il tuo libro di economia politica; anche se tu dovessi rimanere scontento di molte cose, non fa niente, gli animi sono maturi, e dobbiamo battere il ferro finché è caldo. (…) ora non c’è tempo da perdere. Fa perciò in modo di essere pronto prima dell’aprile; fa come faccio io, stabilisci un termine di tempo entro il quale sei effettivamente deciso a finire, e pensa a stampar presto” [19].
Queste sollecitazioni servirono però a ben poco. L’ancora stentata conoscenza dell’economia politica indusse Marx a proseguire gli studi, anziché tentare di dare forma compiuta ai suoi abbozzi. Ad ogni modo, sorretto dalla convinzione di poter dare alla luce il suo scritto in breve tempo, il 1 febbraio del 1845, dopo che gli era stato intimato di lasciare la Francia a causa della sua collaborazione con il bisettimanale operaio di lingua tedesca Vorwärts!, egli firmò un contratto con l’editore di Darmstadt Karl Wilhelm Leske, per la pubblicazione di un’opera in due volumi da intitolarsi “Critica della politica e dell’economia politica” [20].

III. Il proseguimento degli studi di economia
Dal febbraio del 1845, Marx si trasferì a Bruxelles, città nella quale gli fu consentito di risiedere a patto di non pubblicare “nessuno scritto sulla politica del giorno” [21] , e dove rimase, assieme alla moglie Jenny von Westphalen e alla prima figlia, Jenny, nata a Parigi nel 1844, fino al marzo del 1848. Durante questi tre anni, e in particolar modo nel 1845, egli proseguì produttivamente gli studi di economia politica. Nel marzo di quell’anno, infatti, egli lavorò a una critica, senza riuscire però a completarla, dell’opera Il sistema nazionale dell’economia politica dell’economista tedesco Friedrich List [22] . Inoltre, dal febbraio al luglio, redasse sei quaderni di estratti, i cosiddetti [Quaderni di Bruxelles], riguardanti soprattutto lo studio dei concetti basilari dell’economia politica, nei quali riservò particolare spazio agli Studi sull’economia politica di Sismonde de Sismondi, al Corso di economia politica di Henri Storch e al Corso di economia politica di Pellegrino Rossi. Contemporaneamente, Marx si dedicò anche alle questioni legate ai macchinari e alla grande industria e ricopiò diverse pagine dell’opera Sull’economia delle macchine e delle manifatture di Charles Babbage [23] . In questo periodo, egli progettò, insieme con Engels, di organizzare anche la traduzione in lingua tedesca di una “Biblioteca dei più eccellenti scrittori socialisti stranieri” [24] . Tuttavia, non avendo trovato il sostegno finanziario di nessun editore e non disponendo di molto tempo libero, essendo entrambi impegnati innanzitutto con i propri lavori, Marx ed Engels dovettero abbandonare questo proposito.
Nei mesi di luglio e agosto, Marx soggiornò a Manchester, al fine di prendere in esame la vasta letteratura economica inglese, la cui consultazione riteneva indispensabile per scrivere il libro che aveva in cantiere. Redasse così altri nove quaderni di estratti, i [Quaderni di Manchester], e, di nuovo, tra i testi maggiormente compendiati vi furono manuali di economia politica e libri di storia economica, tra i quali leLezioni sugli elementi di economia politica di Thomas Cooper, Una storia dei prezzi di Thomas Tooke, la Letteratura di economia politica di John Ramsay McCulloch e i Saggi su alcuni problemi insoluti di economia politica di John Stuart Mill [25] . Marx s’interessò molto anche alle questioni sociali e raccolse estratti da alcuni dei principali volumi della letteratura socialista anglosassone, in particolare da I mali del lavoro e il rimedio del lavoro di John Francis Bray e dal Saggio sulla formazione del carattere umano e Il libro del nuovo mondo morale di Robert Owen [26] . Dello stesso argomento trattava, inoltre, La sitazione della classe operaia in Inghilterra, la prima opera di Engels, apparsa proprio nel giugno del 1845.
Nella capitale belga, oltre a proseguire gli studi economici, Marx lavorò anche a un altro progetto, che ritenne necessario realizzare a causa delle circostanze politiche che erano nel frattempo maturate. Nel novembre del 1845, infatti, pensò di scrivere con Engels, Joseph Weydemeyer e Moses Heß, una “critica della più recente filosofia tedesca nei suoi rappresentanti Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti” [27] . Il testo, che fu dato alle stampe postumo col titolo di [L’ideologia tedesca], si prefiggeva, da una parte, di combattere le ultime forme di neohegelismo comparse in Germania (il libro L’unico e la sua proprietà di Max Stirner era stato dato alle stampe nell’ottobre del 1844) e, da un’altra, come Marx scrisse all’editore Leske, di “preparare il pubblico al punto di vista della [sua] Economia (Oekonomie), la quale si contrappone[va] risolutamente a tutta la scienza tedesca sviluppatasi fino a ora” [28] . Questo scritto, la cui lavorazione si protrasse fino al giugno del 1846, non fu però mai portato a termine, anche se servì a Marx per elaborare, con maggiore chiarezza rispetto al passato, seppure non in modo definitivo, quella che Engels definì, 40 anni dopo, “la concezione materialistica della storia” [29].
Per avere notizie sul progresso della “Economia” durante l’anno 1846 occorre, ancora una volta, esaminare le lettere indirizzate a Leske. Nell’agosto di quell’anno, Marx aveva dichiarato all’editore che “il manoscritto quasi concluso del primo volume”, ovvero quello che, secondo i suoi nuovi piani, avrebbe dovuto contenere la parte più teorica e politica, era già disponibile “da tanto tempo”, ma che egli non l’avrebbe fatto “stampare senza sottoporlo ancora una volta a una revisione di contenuto e di stile. Si capisce che un autore, il quale continua a lavorare per sei mesi, non può lasciare stampare letteralmente ciò che ha scritto sei mesi prima”. Ciò nonostante, egli s’impegnò a concludere presto il libro: “la revisione del primo volume sarà pronta per la stampa alla fine di novembre. Il secondo volume, che ha un carattere più storico, potrà seguire immediatamente” [30] . Le notizie fornite non rispondevano, però, al reale stato del suo lavoro, poiché nessuno dei suoi manoscritti del tempo poteva essere definito come “quasi concluso” e, infatti, quando l’editore non se ne vide consegnare nessuno neanche al principio del 1847, decise di rescindere il contratto.
Questi continui ritardi non vanno però attribuiti a uno scarso impegno da parte di Marx. In quegli anni, egli non rinunciò mai all’attività politica e, nella primavera del 1846, fu promotore di un «Comitato comunista di corrispondenza», nato per organizzare un collegamento tra le varie leghe operaie in Europa. Tuttavia, il lavoro teorico restò per lui sempre una priorità e a conferma di ciò vi sono le testimonianze di coloro che lo frequentarono. Il poeta tedesco Georg Weerth, ad esempio, scrisse nel novembre del 1846:
“Marx è considerato, in un certo senso, il capo del partito comunista. Molti dei sedicenti comunisti e socialisti, però, si stupirebbero molto se sapessero con precisione cosa fa veramente quest’uomo. Marx lavora infatti giorno e notte per snebbiare la testa degli operai d’America, Francia, Germania, etc. dai sistemi balzani che ora la offuscano (…). Lavora come un pazzo alla sua storia dell’economia politica. Quest’uomo dorme da molti anni non più di quattro ore per notte” [31].
Le prove del grande impegno di Marx sono documentate anche dagli appunti di studio e dagli scritti allora pubblicati. Dall’autunno del 1846 al settembre del 1847, egli riempì tre voluminosi quaderni di estratti, inerenti in gran parte la storia economica, dal testo Rappresentazione storica del commercio, dell’attività commerciale e dell’agricoltura dei più importanti Stati commerciali dei nostri tempi di Gustav von Gülich [32] , uno dei principali economisti tedeschi del tempo. Inoltre, nel dicembre del 1846, dopo aver letto il libro Sistema delle contraddizioni economiche, o filosofia della miseria di Pierre-Joseph Proudhon e averlo trovato “cattivo, anzi pessimo” [33] , Marx decise di scriverne una critica. Redatta direttamente in francese, affinché il suo antagonista, che non parlava tedesco, potesse intenderla, l’opera fu terminata nell’aprile del 1847 e stampata in luglio con il titolo Miseria della filosofia. Risposta a Pierre-Joseph Proudhon. Si trattò del primo scritto di economia politica pubblicato da Marx e nelle sue pagine vi furono esposte le sue convinzioni del momento circa la teoria del valore, l’approccio metodologico più corretto da utilizzare per intendere la realtà sociale e la transitorietà storica dei modi di produzione.
Il motivo del mancato completamento dell’opera progettata – la critica dell’economia politica – non è attribuibile, dunque, alla mancanza di concentrazione da parte di Marx, bensì alla difficoltà del compito che egli si era assegnato. L’argomento che si era prefisso di sottoporre ad esame critico era molto vasto e affrontarlo con la serietà e la coscienza critica di cui egli era dotato avrebbe significato lavorare duramente ancora per molti anni. Anche se non ne era consapevole, infatti, alla fine degli anni Quaranta Marx era appena all’inizio delle sue fatiche.

IV. Il 1848 e lo scoppio della rivoluzione
Nella seconda metà del 1847 il fermento sociale s’intensificò e l’impegno politico di Marx divenne, conseguentemente, più gravoso. In giugno venne fondata a Londra la «Lega dei Comunisti», associazione di operai e artigiani tedeschi con diramazioni internazionali; in agosto Marx ed Engels costituirono l’«Associazione operaia tedesca», un centro che riuniva gli operai tedeschi di Bruxelles; e, in novembre, Marx divenne vicepresidente dell’«Associazione democratica di Bruxelles», organizzazione che univa un’area rivoluzionaria a lui collegata e una componente democratica più moderata. Alla fine dell’anno, inoltre, la «Lega dei Comunisti» incaricò Marx ed Engels di redigere un programma politico e così, poco dopo, nel febbraio del 1848, fu dato alle stampe il Manifesto del Partito Comunista. Il suo incipit, “uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro del comunismo”, divenne celebre quanto una delle sue tesi di fondo: “la storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classi” [34] .
La pubblicazione del Manifesto Comunista non avrebbe potuto essere più tempestiva. Immediatamente dopo la sua comparsa, infatti, uno straordinario movimento rivoluzionario, il più grande mai manifestatosi fino ad allora per diffusione e intensità, sorse in tutto il continente europeo, mettendo in crisi il suo ordine politico e sociale. I governi in carica presero tutte le contromisure possibili per porre fine alla situazione e, nel marzo del 1848, quello belga espulse Marx, che si recò in Francia, dove era stata da poco proclamata la repubblica. Date le circostanze, egli mise naturalmente da parte gli studi di economia politica e si diede all’attività giornalistica per sostenere la rivoluzione e contribuire a tracciare la giusta linea politica da adottare. In aprile egli si spostò in Renania, la regione economicamente più sviluppata e politicamente più liberale della Germania e, dal mese di giugno, diresse il quotidiano Nuova Gazzetta Renana. Organo della democrazia, che, nel frattempo, era riuscito a fondare a Colonia. Anche se la maggior parte dei suoi articoli si concentrarono sulla cronaca degli avvenimenti politici, nell’aprile del 1849 egli pubblicò una serie di editoriali aventi per tema la critica dell’economia politica, poiché riteneva fosse giunto il “tempo di penetrare più a fondo i rapporti economici sui quali si fondano tanto l’esistenza della borghesia e il suo dominio di classe, quanto la schiavitù degli operai” [35] . Basati su alcuni appunti redatti per delle conferenze tenute, nel dicembre 1847, alla «Associazione operaia tedesca» di Bruxelles, apparvero, così, cinque articoli dal titolo Lavoro salariato e capitale, in cui Marx espose al pubblico, più estesamente che in passato e in un linguaggio il più possibile comprensibile agli operai, le sue concezioni circa lo sfruttamento del lavoro salariato da parte del capitale.
Tuttavia, il movimento rivoluzionario sorto in Europa nel 1848 venne sconfitto in fretta. La ripresa economica; la debolezza della classe operaia, in alcuni paesi appena strutturata; e la svolta moderata delle classi medie, che dopo aver sostenuto una politica di riforme si riavvicinarono all’aristocrazia per sventare la possibilità di un esito troppo radicale degli avvenimenti, permisero alle forze politiche reazionarie di riprendere saldamente le redini del governo degli stati e furono alcune delle cause principali della conclusione autoritaria e conservatrice degli eventi.
In seguito all’intensa attività politica esercitata, nel maggio 1849, Marx ricevette un ordine di espulsione anche dalla Prussia e riparò, ancora una volta, in Francia. Quando, però, la rivoluzione fu definitivamente battuta anche a Parigi, le autorità francesi disposero per Marx l’obbligo di lasciare la capitale e di trasferirsi nel Morbihan, una regione desolata, paludosa e malsana della Bretagna. Davanti a questo “mascherato tentativo di omicidio”, Marx decise di lasciare la Francia per Londra, dove riteneva di avere “concrete prospettive di fondare un giornale tedesco” [36] . Egli sarebbe rimasto in Inghilterra, esule e apolide, per tutto il resto della sua esistenza, ma la reazione europea non avrebbe potuto confinarlo in un posto migliore per scrivere la sua critica dell’economia politica. Al tempo, infatti, Londra era il centro economico e finanziario più importante del mondo, “il demiurgo del cosmo borghese” [37] , e, quindi, il luogo più favorevole dove poter osservare gli sviluppi più recenti del capitalismo e riprendere, proficuamente, gli studi.

V. A Londra aspettando la crisi
Marx giunse in Inghilterra nell’estate del 1849, all’età di 31 anni. La sua vita a Londra non trascorse affatto serenamente. La famiglia Marx, divenuta di sei membri con la nascita di Laura nel 1845, di Edgar nel 1847 e di Guido, poco dopo l’arrivo in città, nell’ottobre del 1849, visse a Soho, uno dei quartieri più poveri e malandati della capitale inglese, e dovette sopravvivere per lungo tempo in condizioni di profonda miseria. Accanto ai problemi familiari, egli fu impegnato anche in un comitato di soccorso per gli emigrati tedeschi, che promosse tramite la «Lega dei Comunisti» e il cui compito fu quello di aiutare i tanti profughi politici giunti a Londra in quel periodo.Nonostante le circostanze avverse, Marx riuscì a realizzare il suo intento di mettere in piedi una nuova impresa editoriale. Dal marzo 1850, diresse la Neue Rheinische Zeitung. Politisch-ökonomische Revue, mensile che nei suoi progetti avrebbe dovuto essere il luogo dove “analizzare diffusamente e scientificamente i rapporti economici che sono alla base di tutta l’attività politica”. Egli era convinto, infatti, che “un momento di apparente stasi come que[llo doveva] venire utilizzato per far luce sul trascorso periodo rivoluzionario, sul carattere dei partiti in lotta, sui rapporti sociali che determinano l’esistenza e la lotta di tali partiti” [38] .
Allora, Marx era certo, seppure in errore, che la situazione in cui si trovava fosse solo un breve interludio tra la rivoluzione che si era appena conclusa e un’altra che sarebbe presto scoppiata. Nel dicembre del 1849, aveva scritto all’amico Weydemeyer: “non ho alcun dubbio che, dopo la pubblicazione di tre, forse due, quaderni mensili [della Nuova Gazzetta Renana, nda], interverrà l’incendio mondiale e sarà sospesa l’occasione di concludere provvisoriamente con l’Economia”. Egli era sicuro dell’imminente avvento di “un’enorme crisi industriale, agricola e commerciale” [39] e dava per scontato un nuovo movimento rivoluzionario, che si augurava potesse sorgere sorto soltanto dopo lo scoppio della crisi, poiché le condizioni di prosperità industriale e commerciale attenuavano la determinazione delle masse proletarie. In seguito, in Le lotte di classe in Francia, una serie di articoli comparsi sulla Neue Rheinische Zeitung. Politisch-ökonomische Revue, Marx affermò che “una vera rivoluzione (…) è possibile soltanto in periodi in cui (…) le forze produttive moderne e le forme borghesi di produzione, entrano in conflitto tra loro. (…) Una nuova rivoluzione non è possibile se non in seguito a una nuova crisi. L’una, però, è altrettanto sicura quanto l’altra” [40] . Egli non mutò parere neanche dinanzi alla fiorente prosperità economica che cominciò a diffondersi e, nel primo numero della Nuova Gazzetta Renana, quello di gennaio-febbraio, scrisse che la ripresa avrebbe avuto vita breve poiché i mercati delle Indie Orientali erano “ormai praticamente saturi” e ben presto lo sarebbero stati anche quelli del Nord e del Sud America e quello australiano. Dunque:
“al primo sentore di questo fatto si diffonderà il ‘panico’ sia nella produzione che nella speculazione – forse già verso la fine della primavera, o al più tardi in luglio o agosto. Ma questa crisi, per il fatto che dovrà necessariamente coincidere con grandi collisioni sul continente, porterà frutti ben diversi da tutte quelle che l’hanno preceduta. Se, sino ad ora, ogni crisi ha rappresentato il segnale per un nuovo progresso, per una nuova vittoria della borghesia industriale sulla proprietà fondiaria e sulla borghesia finanziaria, questa segnerà l’inizio della rivoluzione inglese moderna” [41] .
Anche nel numero successivo, quello di marzo-aprile 1850, Marx sostenne che la positiva congiuntura economica in corso rappresentava solo un miglioramento temporaneo, mentre la sovrapproduzione e l’eccesso di speculazione prodottosi nel settore ferroviario stavano avvicinando l’avvento della crisi, i cui effetti sarebbero stati
“più gravi di quelli di ogni crisi precedente. Essa si verifica, infatti, in coincidenza con la crisi agricola (…). Questa duplice crisi viene accelerata, resa più vasta e pericolosa dalle convulsioni che contemporaneamente incombono sul continente, e, sul continente, le rivoluzioni assumeranno per l’effetto che avrà la crisi inglese sul mercato mondiale, un carattere molto più marcatamente socialista” [42] .
Dunque, lo scenario prospettato da Marx era molto ottimistico per la causa del movimento operaio e riguardava non soltanto i mercati europei, ma anche quelli nordamericani. Egli riteneva, infatti, che “in seguito all’ingresso dell’America nel moto regressivo causato dalla sovrapproduzione, possiamo aspettarci che, nel giro di un mese, la crisi si sviluppi con rapidità ancora maggiore”. Le sue conclusioni furono, quindi, entusiastiche: “la coincidenza di crisi commerciale e rivoluzione (…) diviene sempre più inevitabile. Che il destino si compia!” [43] .
Durante l’estate, egli approfondì l’analisi economica degli anni antecedenti al 1848 e, nel numero della rivista di maggio-ottobre 1850, l’ultimo prima della chiusura causata dall’assenza di risorse finanziarie e dalle vessazioni della polizia prussiana, giunse all’importante conclusione che “la spinta data dalle crisi commerciali alle rivoluzioni del 1848 è stata infinitamente maggiore di quella data dalla rivoluzione alla crisi commerciale” [44] . La crisi economica acquisì definitivamente nel suo pensiero un’importanza fondamentale. Inoltre, analizzando i processi di sovra-speculazione e sovrapproduzione, azzardò una nuova previsione e dichiarò che “se il nuovo ciclo di sviluppo industriale, iniziato nel 1848, seguirà il corso di quello del 1843-47, la crisi scoppierà nel 1852”. Infine, egli ribadì che la futura crisi sarebbe esplosa anche nelle campagne e “per la prima volta una crisi industriale e commerciale coinciderà con una crisi agricola” [45] .
Le previsioni coltivate da Marx per oltre un anno si mostrarono sbagliate. Tuttavia, anche nei momenti in cui egli fu più convinto dell’avvento di un’imminente ondata rivoluzionaria, le sue idee furono comunque molto diverse rispetto alle tesi degli altri leader politici europei esiliati a Londra. Seppure errò le previsioni in merito agli sviluppi della situazione economica del suo tempo, nondimeno Marx considerò indispensabile lo studio di tali rapporti ai fini dell’attività politica. Viceversa, la gran parte dei dirigenti democratici e comunisti a lui contemporanei, che egli definì “alchimisti della rivoluzione”, riteneva che l’unica condizione affinché una rivoluzione potesse risultare vincente fosse sapere semplicemente “la loro congiura [era] sufficientemente organizzata” [46] . Un esempio di tale concezione fu il manifesto Ai popoli del «Comitato centrale democratico europeo», fondato a Londra, nel 1850, da Giuseppe Mazzini, Alexandre Ledru-Rollin e Arnold Ruge. Secondo Marx, da esso si evinceva l’idea “che la rivoluzione [del 1848 nda] fosse fallita per le ambizioni e le gelosie dei singoli capi e per le opinioni discordi dei vari indottrinatori del popolo”. Inoltre, a suo giudizio, altrettanto “stupefacente” era il modo in cui gli estensori di questo scritto avevano esposto la loro idea di “organizzazione sociale: un correre insieme per le strade, un putiferio, una stretta di mano e il gioco è fatto. Per loro la rivoluzione consiste soprattutto nel rovesciare i governi esistenti: fatto questo si è raggiunta anche ‘la vittoria’ ” [47] .
Diversamente da coloro che si aspettavano una nuova improvvisa rivoluzione, a partire dall’autunno del 1850, Marx si convinse che essa non sarebbe potuta maturare senza una nuova crisi economica mondiale [48] . Da allora in poi, egli si allontanò definitivamente da quanti nutrivano la falsa speranza di un prossimo insorgere della rivoluzione [49] e visse “in assoluto isolamento” [50] . Come scrisse, nel gennaio del 1851, il membro della «Lega dei comunisti» Wilhelm Pieper: “Marx vive molto ritirato, i suoi unici amici sono John Stuart Mill, Loyd, e, quando si va da lui, invece che da complimenti si è accolti con categorie economiche” [51] . Negli anni seguenti, infatti, Marx frequentò pochissimi amici a Londra e mantenne un profondo legame solo con Engels, stabilitosi nel frattempo a Manchester, al quale scrisse nel febbraio 1851: “mi piace molto l’autentico isolamento pubblico in cui ci troviamo ora noi due, tu ed io. Corrisponde del tutto alla nostra posizione e ai nostri principi” [52] . Questi, da parte sua, gli rispose: “nelle prossime vicende possiamo e dobbiamo assumere questa posizione (…) critica spietata per tutti”. A suo avviso “la cosa principale [era]: la possibilità di far stampare le nostre cose; o in una rivista trimestrale, in cui attaccare direttamente e consolidare la nostra posizione rispetto a quei personaggi; o in grossi volumi”. Infine, concludeva con certo ottimismo: “che cosa ne sarà di tutte le stupide chiacchiere che la plebaglia degli emigrati può fare sul tuo conto, quando tu risponderai con l’Economia?” [53] Da quel momento in poi, dunque, la sfida si spostò sulla previsione dello scoppio della crisi e per Marx ritornò il tempo, stavolta con un movente politico in più, di dedicarsi di nuovo esclusivamente agli studi di economia politica.

VI. Gli appunti di studio del 1850-1853
Nel corso dei tre anni nei quali aveva dovuto sospendere gli studi di economia politica, si erano succeduti nuovi importanti eventi economici – dalla crisi del 1847 alla scoperta dell’oro in California e Australia – che, per la loro rilevanza, fecero ritenere indispensabile a Marx intraprendere nuove ricerche, anziché ritornare sui vecchi appunti e tentare di dare loro forma compiuta [54] . Le ulteriori letture svolte furono sintetizzate in 26 quaderni di estratti, 24 dei quali, redatti tra il settembre del 1850 e l’agosto del 1853 e contenenti anche compendi di testi afferenti altre discipline, vennero da lui numerati nei cosiddetti [Quaderni di Londra]. Questi studi risultano di grande interesse, poiché documentano un periodo di notevole sviluppo dell’elaborazione di Marx, durante il quale egli non solo riepilogò le vecchie conoscenze, ma, attraverso lo studio approfondito di decine di nuovi volumi, soprattutto in lingua inglese, svolto presso la biblioteca del «British Museum» di Londra, acquisì altre significative nozioni per l’opera che intendeva scrivere.
I [Quaderni di Londra] possono essere suddivisi in tre gruppi. Nei primi sette quaderni (I-VII), redatti tra il settembre del 1850 e il marzo del 1851, tra le numerose opere consultate delle quali Marx eseguì compendi, figurano Una storia dei prezzi di Thomas Tooke, Una visione del sistema monetario di James Taylor, la Storia della moneta di Germani Gernier, le Opere complete sulle banche di Georg Büsch, Un’inchiesta sulla natura e gli effetti del credito cartaceo di Henry Thornton e la Ricchezza delle nazioni di Smith [55] . In particolare, Marx si concentrò sulla storia e le teorie delle crisi economiche e dedicò grande attenzione al rapporto tra la forma di denaro, il credito e le crisi, al fine di comprendere le cause originarie di queste ultime. Diversamente da quei socialisti a lui contemporanei, ad esempio Proudhon, i quali erano certi che le crisi economiche potessero essere evitate mediante la riforma del sistema del denaro e del credito, Marx, viceversa, giunse alla conclusione che, per quanto il sistema creditizio ne fosse una loro condizione, le crisi potevano solo essere aggravate o migliorate da un uso sbagliato o corretto della circolazione monetaria, mentre le loro cause andavano ricercate nelle contraddizioni della produzione [56] .
Al termine di questo primo gruppo di estratti, Marx riassunse le proprie conoscenze in due quaderni, cui non assegnò la numerazione della serie principale, che intitolò [Oro monetario. Il sistema monetario perfetto] [57] . In questo manoscritto, redatto nella primavera del 1851, Marx ricopiò, e talvolta accompagnò con un proprio commento, quelli che, a suo avviso, erano i brani più significativi sulla teoria del denaro delle maggiori opere di economia politica. Diviso in 91 sezioni, una per ogni libro preso in esame, [Oro monetario] non fu, però, una mera raccolta di citazioni, ma può essere considerato come la prima elaborazione autonoma della teoria del denaro e della circolazione [58] , da utilizzare per la stesura del libro che egli progettava di scrivere ormai già da molti anni.
Proprio in quel periodo, infatti, anche se dovette affrontare momenti terribili dal punto di vista personale, soprattutto per la morte del figlio Guido nel 1850, e sebbene visse in condizioni economiche talmente difficili da essere costretto, persino, ad affidare a balia Franziska, l’ultima figlia nata nel marzo del 1851, Marx non solo riuscì a proseguire il suo lavoro, ma continuò a nutrire la speranza della sua imminente conclusione. Il 2 aprile del 1851 scrisse, infatti, a Engels:
“sono tanto avanti che entro cinque settimane sarò pronto con tutta la merda economica. E fatto ciò, porterò a termine a casa il lavoro sull’Economia e nel [British] Museum mi butterò su di un’altra scienza. Questa roba comincia ad annoiarmi. In fondo, da A. Smith e D. Ricardo in poi, questa scienza non ha più fatto progressi, per quanto molto si sia fatto anche mediante singole ricerche, spesso molto fini (…). Entro un tempo più o meno breve pubblicherò due volumi di 60 fogli di stampa” [59] .
Engels accolse la notizia con grande gioia: “sono contento che tu abbia finalmente finito con l’Economia. La cosa si è trascinata davvero troppo per le lunghe, e finché tu hai ancora da leggere un libro che ritieni importante, non ti metti mai a scrivere” [60] . La lettera di Marx rifletteva, però, più il suo ottimismo circa la auspicata fine dell’opera, che non il vero stato del lavoro. Ad eccezione dei tanti quaderni di estratti, infatti, all’infuori di [Oro monetario], che non poteva certo essere considerato come una bozza pronta per la stampa, egli non redasse nessun altro manoscritto. Indubbiamente, Marx condusse le sue ricerche con grande intensità, ma in quegli anni non riusciva a dominare ancora in tutta la sua ampiezza la materia economica e la sua scrupolosità gli impedì, a dispetto della volontà e della convinzione di potervi riuscire, di andare oltre la stesura dei compendi e dei commenti critici dei testi che leggeva e di redigere, finalmente, il suo libro. L’assenza di un editore non lo spronò, inoltre, a portare a sintesi i suoi studi. Dunque, l’ “Economia” era ben lungi dall’essere completata “entro un tempo più o meno breve”.
Così, Marx tornò a studiare ancora una volta i classici dell’economia politica e, dall’aprile al novembre del 1851, redasse quello che può essere considerato come il secondo gruppo (quaderni VIII – XVI) dei [Quaderni di Londra]. Il quaderno VIII fu quasi interamente realizzato con estratti da Un’inchiesta sui principi di economia politica di Stuart, che egli aveva cominciato a studiare nel 1847, e dai Principi di economia politica di Ricardo. Proprio questi ultimi, redatti durante la composizione di [Oro monetario], costituiscono la parte più importante dei [Quaderni di Londra], poiché sono accompagnati da numerosi commenti critici e riflessioni personali di Marx [61] . Fino alla fine degli anni Quaranta, infatti, egli aveva essenzialmente accettato le teorie di Ricardo, mentre, da questo momento, attraverso un nuovo e approfondito studio delle sue teorie della rendita fondiaria e del valore, ne maturò un parziale superamento [62] . In questo modo, Marx riconsiderò alcune delle sue precedenti convinzioni relative a queste fondamentali tematiche e fu spinto ad ampliare ulteriormente il raggio delle sue conoscenze e a interrogare ancora altri autori. Nei quaderni IX e X, redatti tra il maggio e il luglio del 1851, si concentrò sugli economisti che si erano occupati delle contraddizioni della teoria di Ricardo e che, su alcuni punti, erano andati oltre le sue concezioni. Così facendo, tra i tanti libri compendiati, realizzò un gran numero di estratti da Una storia dello stato passato e presente della popolazione lavoratrice di John Debell Tuckett, dalla Economia politica popolare di Thomas Hodgskin, da Sull’economia politica di Thomas Chalmers, da Un saggio sulla distribuzione della ricchezza di Richard Jones e dai Principi di economia politica di Henry Charles Carey.
Nonostante l’estensione delle sue ricerche e il crescendo delle questioni teoriche da risolvere, Marx restò ottimista sul completamento del suo scritto e, alla fine di giugno, scrisse all’amico Weydemeyer:
“sono quasi sempre al British Museum dalle nove del mattino alle sette di sera. Il materiale a cui sto lavorando è così maledettamente ramificato che, nonostante tutto l’impegno, non riuscirò a concludere prima di 6-8 settimane. A ciò si aggiungono continui disturbi pratici, inevitabili data la situazione miserabile in cui qui si vegeta. Nonostante tutto la cosa si avvicina alla conclusione” [63] .
Evidentemente, Marx pensava di potere redigere il suo scritto nel giro di due mesi, consultando il vasto materiale di estratti e appunti critici che aveva raccolto. Tuttavia, anche in questa fase, egli non solo non pervenne alla tanto desiderata “conclusione”, ma non riuscì neppure a iniziare il manoscritto da dare alle stampe. Stavolta, la causa principale della mancata realizzazione dell’opera fu la drammatica situazione economica personale. In assenza di un’entrata fissa e stremato della propria condizione, alla fine di luglio scrisse infatti a Engels:
“è impossibile seguitare a vivere così. (…) Avrei finito da tempo con la biblioteca [il lavoro al British Museum, nda]. Ma le interruzioni e i disturbi sono troppo grandi e a casa, dove tutto è sempre in stato d’assedio e fiumi di lacrime mi infastidiscono e mi rendono furente per notti intere, naturalmente non posso fare molto” [64].
In queste circostanze, per migliorare la personale situazione economica, Marx decise di ritornare all’attività giornalistica e si mise alla ricerca di un quotidiano per il quale scrivere. Dall’agosto del 1851, divenne corrispondente europeo del New-York Tribune, il giornale più diffuso degli Stati Uniti d’America, e durante questa collaborazione, protrattasi fino al febbraio del 1862, scrisse centinaia di articoli [65] . In essi, Marx si occupò dei principali eventi politici e diplomatici del tempo, così come di tutte le questioni economiche e finanziarie che si susseguirono, diventando, nel giro di pochi anni, uno stimato giornalista.
Nonostante la ripresa dell’attività giornalistica, gli studi di economia proseguirono anche durante l’estate del 1851. In agosto Marx lesse il libro di Proudhon L’idea generale di rivoluzione nel XIX secolo e accarezzò il progetto, messo successivamente da parte, di scriverne una critica assieme a Engels [66] . Inoltre, egli continuò a realizzare estratti e si dedicò, nel quaderno XI, ad alcuni testi incentrati sulla condizione della classe operaia, per proseguire poi, nei quaderni XII e XIII, con delle ricerche di chimica agraria. Guidato dall’importante relazione che questa disciplina aveva con gli studi sulla rendita fondiaria, realizzò, infatti, molti compendi da La chimica organica nelle sue applicazioni in agricoltura e fisiologia di Justus Liebig e dalle Lezioni su chimica agraria e geologia di James F. W. Johnston. Nel quaderno XIV, Marx rivolse il suo interesse anche al dibattito sulla teoria della popolazione di Thomas Robert Malthus, in particolare con la lettura del libro I principi della popolazione del suo oppositore Archibald Alison; allo studio dei modi di produzione precapitalistici, come risulta dagli estratti dai testi Economia dei romani di Adolphe J. C. A. D. de la Malle e dai testi Storia della conquista del Messico e Storia della conquista del Perù di William H. Prescott; e al colonialismo, soprattutto attraverso il testo Lezioni sulla colonizzazione e sulle colonie di Herman Merivale [67] . Infine, tra i mesi di settembre e novembre, estese il campo delle sue ricerche anche alla tecnologia, dedicando grande spazio, nel quaderno XV, al libro Storia della tecnologia di Johann H. M. Poppe e, nel quaderno XVI, a diverse altre questioni di economia politica [68] . Come testimonia la lettera a Engels della metà di ottobre, durante questo periodo egli stava “lavorando all’Economia”, approfondendo principalmente gli studi “sulla tecnologia e la sua storia, e sulla agronomia, per avere almeno una specie di idea di queste porcherie” [69] .
Intanto, alla fine del 1851, la casa editrice Löwenthal di Francoforte si dichiarò interessata alla pubblicazione del lavoro di Marx che, nel frattempo, si era esteso. Dalla corrispondenza con Engels e Lassalle, infatti, si deduce che Marx stesse allora lavorando a un progetto in tre volumi: il primo avrebbe dovuto essere dedicato all’esposizione della propria concezione; il secondo alla critica degli altri socialismi; e il terzo alla storia dell’economia politica [70] . L’editore, però, si mostrò inizialmente interessato alla sola pubblicazione del terzo libro, riservandosi di dare alle stampe anche gli altri, in un successivo momento, se il progetto avesse riscosso successo. Engels tentò di persuadere Marx ad accettare il mutamento di piano e concludere un accordo – “[bisogna] battere il ferro finché è caldo (…) è anche assolutamente necessario che sia rotto l’incantesimo della tua lunga assenza dal mercato librario tedesco e della conseguente grande paura degli editori” [71] –, ma l’interesse della casa editrice si volatilizzò e non se ne fece più nulla. Dopo due mesi, infatti, Marx si rivolse all’amico Weydemeyer, negli Stati Uniti, chiedendogli di verificare la possibilità di “trovare lì un editore per la [sua] Economia?” [72] .
Se la ricerca di una casa editrice interessata alla pubblicazione dell’ “Economia” si rivelò sempre più problematica, Marx non perse invece l’ottimismo rispetto all’imminenza della crisi economica e, alla fine del 1851, scrisse a Ferdinand Freiligrath, celebre poeta e amico di vecchia data: “la crisi scoppierà al più tardi il prossimo autunno. E dopo gli ultimi avvenimenti sono più che mai convinto che non ci sarà rivoluzione seria senza crisi commerciale” [73].
Nel frattempo, Marx si dedicò ad altri lavori. Dal dicembre 1851 al marzo 1852, scrisse il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte che, però, a causa della censura vigente in Prussia nei confronti dei suoi scritti, dovette uscire a New York, sulla rivista Die Revolution diretta da Weydemeyer, ed ebbe una scarsissima diffusione. A tal riguardo, alla fine del 1852, Marx commentò col conoscente Gustav Zerfii: “oggi in Germania non v’è editore che osi stampare roba mia” [74]. Inoltre, tra il maggio e il giugno del 1852, Marx scrisse insieme con Engels I grandi uomini dell’esilio, un testo polemico contro alcuni degli esponenti prussiani più in vista (Johann Gottfried Kinkel, Ruge, Karl Heinzen e Gustav von Struve) della rivoluzione del 1848-49 che operavano nell’ambiente dell’immigrazione politica tedesca a Londra. Anche in questo caso, però, la ricerca della casa editrice si rivelò un insuccesso e rese vane le sue fatiche: affinché potesse arrivare in Germania, il manoscritto fu dato all’esule ungherese János Bangya, in realtà un agente segreto della polizia, che, invece di portare il testo all’editore, lo consegnò alle forze dell’ordine prussiano. Lo scritto rimase, così, inedito durante la vita dei suoi due autori.
Dall’aprile del 1852 all’agosto del 1853, Marx riprese anche la compilazione degli estratti e redasse il terzo e ultimo gruppo (quaderni XVII – XXIV) dei [Quaderni di Londra] [75] . In essi, si occupò soprattutto delle diverse fasi di sviluppo della società, dedicando gran parte dei suoi studi ad argomenti storici, legati principalmente al medioevo europeo, alla storia della letteratura, della cultura e dei costumi. Inoltre, egli prestò un interesse particolare all’India, poiché, nello stesso periodo, scrisse diversi articoli su tale argomento per la New-York Tribune.
Come dimostra l’ampio spettro delle ricerche effettuate, il detto quandoque bonus dormitat Homerus non faceva certo al caso di Marx. Gli ostacoli alla realizzazione dei suoi progetti derivarono, piuttosto, ancora una volta dalla miseria, contro la quale dovette combattere anche in quegli anni. Nonostante il costante aiuto di Engels, che dal 1851 aveva cominciato a inviargli cinque sterline al mese, e gli introiti ricavati dalla collaborazione con la New-York Tribune, che gli pagava due sterline per articolo, Marx visse in condizioni davvero disperate. Oltre ad aver dovuto affrontare la perdita di un’altra figlia, Franziska, scomparsa nell’aprile 1852, la sua vita divenne una vera e propria battaglia quotidiana. Nel settembre del 1852, scrisse infatti a Engels:
“da otto a dieci giorni ho nutrito la famiglia con pane e patate, ed è anche dubbio che io riesca a scovarne oggi (…) La cosa migliore e più desiderabile che potrebbe accadere sarebbe che la padrona di casa mi cacciasse di casa. Perlomeno in tal caso mi libererei di un debito di 22 sterline. (…) Inoltre il fornaio, il lattaio, quello del tè, il verduraio e ancora un vecchio debito col macellaio. Come devo fare a farla finita con tutta questa merda del diavolo? Finalmente negli ultimi otto o dieci giorni ho preso in prestito qualche scellino (…) era necessario per non crepare” [76] .
Tale condizione incise profondamente sul lavoro di Marx e sui suoi tempi: “spesso debbo perdere l’intera giornata per avere uno scellino. Ti assicuro che, quando considero i dolori di mia moglie e la mia personale impotenza, manderei tutto al diavolo” [77] . A volte la situazione raggiunse livelli insostenibili, ad esempio nell’ottobre del 1852, quando egli scrisse a Engels: “ieri ho impegnato il vestito che mi feci a Liverpool per comprare della carta da scrivere” [78] .
Comunque, a tenere alto il morale di Marx rimanevano sempre le tempeste dei mercati ed egli ne scrisse, infatti, nelle lettere indirizzate a tutti gli amici più vicini. Con grande autoironia, nel febbraio del 1852, aveva dichiarato a Lassalle: “la crisi finanziaria infine ha raggiunto un culmine paragonabile solo alla crisi commerciale che adesso si fa sentire a New York e a Londra. Purtroppo io, a differenza di dei signori commercianti, non ho neppure la risorsa della bancarotta” [79] . Ancora, in aprile, aveva detto a Weydemeyer che, a causa di circostanze straordinarie quali le scoperte dei nuovi giacimenti d’oro in California e Australia e la penetrazione commerciale degli inglesi in India, “può darsi che la crisi si faccia attendere fino al 1853. Ma poi l’esplosione sarà terribile. Fino a quel momento non c’è da pensare a convulsioni rivoluzionarie” [80] . A Engels, infine, nell’agosto del 1852, subito dopo i fallimenti seguiti alla speculazione negli Stati Uniti, aveva trionfalmente comunicato: “non è questa la crisi imminente? La rivoluzione potrebbe venire prima di quanto desideriamo” [81] .
Del resto, Marx non si limitò a esprimere queste valutazioni solo nel suo carteggio, ma ne scrisse anche sul New-York Tribune. Nell’articolo del novembre 1852 Pauperismo e libero scambio, infatti, commentando il grande flusso degli investimenti industriali in corso, aveva affermato: “la crisi assumerà un carattere assai più pericoloso che nel 1847, quando ha avuto un carattere commerciale e finanziario più che non industriale”, poiché “quanto più il capitale eccedente si concentra nella produzione industriale, (…) tanto più massiccia sarà la crisi e tanto più a lungo ricadrà sulla masse lavoratrici” [82] . Insomma, forse bisognava attendere ancora un po’, ma egli era convinto che, prima o poi, l’ora della riscossa sarebbe giunta.

VII. Il processo contro i comunisti e gli stenti personali
Intanto, nell’ottobre del 1852, il governo prussiano avviò un processo nei confronti di alcuni membri della «Lega dei comunisti» messi agli arresti l’anno precedente. Gli imputati furono accusati di fare parte di un’organizzazione internazionale di cospiratori contro la monarchia prussiana guidata da Marx. Per dimostrare l’infondatezza delle accuse, dall’ottobre al dicembre del 1852, egli si mise a “lavorare per il partito contro le macchinazioni del governo” [83] e scrisse le Rivelazioni sul processo contro i comunisti a Colonia. Pubblicato anonimo in Svizzera nel gennaio del 1853, l’opuscolo non sortì, però, l’effetto desiderato, poiché gran parte delle copie stampate furono sequestrate dalla polizia prussiana e la sua diffusione, in misura esigua, fu possibile solo negli Stati Uniti, dove comparve prima a puntate sul Neue-England-Zeitung di Boston e poi come singolo opuscolo. A questo ennesimo fallimento editoriale, Marx reagì con comprensibile scoraggiamento: “in queste condizioni non si deve perdere la voglia di scrivere? Lavorare sempre per il re di Prussia!” [84]
In realtà, diversamente dalla ricostruzione orchestrata dai pubblici ministeri prussiani, in quel periodo Marx era molto isolato politicamente. Con lo scioglimento della «Lega dei comunisti», ufficializzato alla fine del 1852, ma di fatto già avvenuto nel 1851, i suoi contatti politici si erano molto ridotti. Quello che le polizie internazionali e gli avversari politici definivano il “partito Marx” [85] non era composto che da pochi militanti. In Inghilterra, oltre a Engels, potevano essere considerati “marxiani” [86] soltanto Pieper, Wilhelm Wolff, Wilhelm Liebknecht, Peter Imandt, Ferdinand Wolff ed Ernst Dronke. Al di fuori della Gran Bretagna, ove si erano rifugiati la maggior parte degli esuli politici, Marx aveva rapporti stretti solo con Weydemeyer e Cluss negli Stati Uniti, Richard Reinhardt a Parigi e Lassalle in Prussia e sapeva bene che, se quelle relazioni consentivano di tenere comunque in piedi una rete in tempi assai difficili: “tutto ciò non era, però, un partito” [87] . Inoltre, anche questa ristretta cerchia di militanti non solo faceva fatica a comprendere alcune posizioni politiche e teoriche di Marx, ma gli procurava, spesso, più svantaggi che benefici. In queste occasioni a Marx non restava altro se non lo sfogo con Engels: “fra le tante cose sgradevoli che io sopporto qui da anni, le peggiori mi sono state regolarmente procurate da cosiddetti compagni di partito. (…) Ho intenzione di dichiarare pubblicamente alla prima occasione che io non ho niente a che fare con nessun partito” [88] . Infine, diversamente dagli altri leader dell’immigrazione politica, Marx si era sempre rifiutato di aderire ai comitati internazionali esistenti, nei quali si trascorreva il tempo a fantasticare sul prossimo avvento della rivoluzione e, tra i membri delle altre organizzazioni, aveva mantenuto rapporti soltanto con Ernest Charles Jones, il rappresentante più significativo della sinistra del movimento cartist
Il reclutamento di nuovi militanti, e specialmente il coinvolgimento dei lavoratori alle sue concezioni, era, dunque, una questione tanto importante quanto complicata e l’opera che Marx aveva in cantiere sarebbe dovuta servire anche per questo fine. Era una necessità sia teorica che politica. Nel marzo del 1853, Engels gli scrisse infatti:
“tu dovresti finire la tua Economia, poi, appena avremo un giornale, potremmo stamparla in numeri settimanali e quello che il popolo non capisce lo esporranno bene o male, ma ciò nonostante non senza effetto, i discepoli. Con ciò sarebbe data una base di discussione per tutte le nostre associazioni che si ricostruiranno poi” [89] .
Tuttavia, nonostante avesse preannunciato a Engels “in aprile verrò un po’ da te per parlare (…) sugli attuali avvenimenti che secondo la mia opinione dovranno portarci presto a un terremoto” [90] , in questo frangente non riuscì a dedicarsi al suo scritto a causa della miseria che lo attanagliava. Nel 1853, il quartiere di Soho fu l’epicentro della nuova epidemia di colera che colpì Londra e la condizione della famiglia Marx si fece sempre più disperata. In quell’estate, Marx comunicò a Engels: “vari creditori (…) assaltano la casa” e, per questo motivo, “tre quarti della giornata passano alla caccia di un penny” [91] . Per sopravvivere, egli e sua moglie Jenny furono costretti a recarsi spesso al monte di pietà, per impegnare i pochi vestiti o oggetti di valore rimasti in una casa dove mancavano “persino i mezzi per le cose più necessarie” [92] . In queste circostanze, i guadagni derivanti dagli articoli giornalistici divennero sempre più indispensabili, seppure dedicarvisi sottraeva tempo prezioso a Marx, che, alla fine di quell’anno, si rammaricò con l’amico Cluss della situazione:
“avevo sempre sperato di riuscire a ritirarmi in solitudine per un paio di mesi e poter lavorare a fondo alla mia Economia. Sembra che non ci riuscirò. Il continuo scrivere per i giornali mi infastidisce. Mi prende troppo tempo, mi fa disperdere le forze e, in fin dei conti, è un bel nulla. Indipendenti quanto si vuole, si è sempre legati al giornali e al pubblico, specialmente quando si riceve pagamento in contanti come me. Lavori puramente scientifici sono qualcosa di totalmente diverso” [93] .
Anche quando dovette fare fronte a ogni costo alle necessità, il suo pensiero restò, dunque, fortemente ancorato alla “Economia”.

VII. Gli articoli sulla crisi per il New-York Tribune
Anche in quella fase, la crisi economica continuò a essere uno dei temi costanti degli interventi di Marx sul New-York Tribune. Nell’articolo Rivoluzione in Cina e in Europa, del giugno 1853, mettendo in relazione la ribellione antifeudale cinese, cominciata nel 1851, con la situazione economica generale, Marx espresse, ancora una volta, la sua convinzione che presto sarebbe arrivato “il momento in cui l’espansione dei mercati non [avrebbe] pot[uto] tenere il passo con l’espansione delle manifatture inglesi e questa sfasatura [avrebbe] provoca[to] inevitabilmente una nuova crisi, come è già accaduto in passato” [94] . A suo giudizio, infatti, in seguito alla ribellione antifeudale, nel grande mercato cinese si sarebbe verificata un’improvvisa contrazione che avrebbe fatto “scoccare la scintilla nella polveriera satura dell’attuale sistema industriale, provocando l’esplosione della crisi generale lungamente preparata, che si propagherà all’estero e sarà seguita a breve distanza da rivoluzioni politiche sul continente” [95] . Marx non guardava certo al processo rivoluzionario in modo deterministico, ma era oramai certo che la crisi fosse una condizione imprescindibile per il suo compimento:
“dall’inizio del XVIII secolo, non c’è stata rivoluzione seria in Europa che non sia stata preceduta da una crisi commerciale e finanziaria. Ciò vale per la rivoluzione del 1789 non meno che per quella del 1848. (…) Né guerre né rivoluzioni potranno sconvolgere l’Europa, se non come conseguenza di una crisi generale commerciale e industriale, il cui segnale, come al solito, dovrebbe essere dato dall’Inghilterra, che rappresenta l’industria europea sul mercato mondiale.” [96] .
Tale convinzione fu ribadita, alla fine di settembre, nell’articolo Attività politica – In Europa scarseggia il pane:
“né le declamazioni dei demagoghi, né le frottole dei diplomatici spingeranno gli eventi a una crisi, ma i disastri economici e i sommovimenti sociali che si stanno avvicinando sono sicuri segni premonitori della rivoluzione europea. A partire dal 1849 la prosperità industriale e commerciale ha rappresentato il divano su cui la controrivoluzione ha dormito indisturbata” [97] .
Tracce dell’ottimismo con cui Marx attendeva i futuri eventi si ritrovano anche nel carteggio con Engels, al quale, sempre in settembre, scrisse: “le cose marciano meravigliosamente. In Francia ci sarà un crac terribile quando tutto l’edificio di frodi finanziarie crollerà” [98] . Tuttavia, neppure in quella circostanza, la crisi scoppiò ed egli, per non rinunciare all’unica fonte di guadagno, concentrò le sue energie su altri lavori giornalistici.
Tra l’ottobre e il dicembre del 1853, scrisse, infatti, una serie di articoli intitolati Lord Palmerston, nei quali criticò la politica estera di Henry John Temple, per lungo tempo ministro degli esteri e futuro primo ministro inglese. Apparsi sulla New-York Tribune negli Stati Uniti e sul periodico cartista The People’s Paper in Inghilterra, essi furono pubblicati anche in forma di opuscolo ed ebbero una grande diffusione e risonanza. Inoltre, tra l’Agosto e il Novembre del 1854, Marx realizzò una serie di articoli su La rivoluzione in Spagna, nei quali, in seguito alla sollevazione civile e militare avvenuta in giugno, riassunse e commentò i principali avvenimenti della storia spagnola degli ultimi decenni. Egli si dedicò con grande serietà anche a questi lavori, per la cui preparazione redasse, tra il settembre del 1853 e il gennaio del 1855, nove voluminosi quaderni di estratti, dei quali i primi quattro, incentrati sulla storia diplomatica, furono alla base di Lord Palmerston, mentre gli altri cinque, dedicati alla storia politica, sociale e culturale spagnola, inclusero le ricerche condotte per la realizzazione di La rivoluzione in Spagna [99] .
Finalmente, tra la fine del 1854 e l’inizio del 1855, Marx riprese gli studi di economia politica. Tuttavia, avendo sospeso le ricerche per tre anni, prima di proseguire il lavoro, decise di rileggere i suoi vecchi manoscritti. Alla metà di febbraio del 1855, scrisse, infatti, a Engels:
“per quattro o cinque giorni sono stato impossibilitato a scrivere per una forte infiammazione agli occhi. (…) Mi sono preso questo male agli occhi rileggendomi tutti i miei appunti di economia politica, se non per dare l’ultima mano a tutta la faccenda, in ogni caso per essere padrone del materiale e averlo pronto per la stesura definitiva” [100] .
A questa rilettura seguirono 20 pagine di nuove annotazioni, cui Marx diede il titolo di [Citazioni. Essenza del denaro, essenza del credito, crisi]. Esse furono estratti dagli estratti già realizzati nel corso degli anni passati, nei quali, ritornando su testi già studiati (ad es. quelli di Tooke, John Stuart Mill e Steuart) e su alcuni articoli da The Economist, egli riepilogò ulteriormente le teorie dei principali economisti politici su denaro, credito e crisi, che aveva cominciato a studiare a partire dal 1850 [101] .
In questo stesso periodo, Marx ritornò a occuparsi anche della recessione economica per il New-York Tribune. Nel gennaio del 1855, nell’articolo La crisi commerciale in Gran Bretagna, scrisse con tono soddisfatto: “la crisi commerciale inglese, dei cui sintomi premonitori è stata fatta la cronaca molto tempo fa nei nostri articoli, è ora un fatto fortemente proclamato dalle più alte autorità in questo campo” [102] . E due mesi più tardi affermò nell’articolo La crisi in Inghilterra:
“tra qualche mese la crisi sarà a un punto che non raggiungeva in Inghilterra dal 1846, forse dal 1842. Quando i suoi effetti cominceranno a farsi sentire appieno tra le classi lavoratrici, si risveglierà quel movimento politico che per sei anni ha sonnecchiato. (…) Allora i due veri partiti antagonisti del paese si ritroveranno faccia a faccia: la classe media e le classi lavoratrici, la borghesia e il proletariato” [103] .
Tuttavia, proprio quando pareva essere nuovamente sul punto di riprendere la stesura della “Economia”, ancora una volta le difficoltà personali alterarono i suoi piani. Nell’aprile del 1855, Marx dovette affrontare la morte del figlio Edgar di otto anni. Egli fu profondamente sconvolto da questa perdita e confidò a Engels:
“ho già sofferto ogni sorta di guai, ma solo ora so che cosa è che cosa sia una vera sventura. (…) Tra tutte le pene terribili che ho passato in questi giorni, il pensiero di te e della tua amicizia, e la speranza che noi abbiamo ancora da fare insieme al mondo qualche cosa di ragionevole, mi hanno tenuto su” [104] .
Anche durante tutto il 1855, la salute e le condizioni economiche di Marx e della sua famiglia, aumentata con la nascita di Eleanor in gennaio, rimasero disastrose. Di problemi alla vista, ai denti e di una terribile tosse si lamentò spesso con Engels, poiché “l’intorpidimento fisico [gli] istupidi[va] anche il cervello” [105] . A complicare la situazione si aggiunse anche un processo giudiziario, intentatogli dal medico di famiglia, il dottor Freund, per il mancato pagamento delle sue prestazioni. Per sottrarsi a esso, Marx fu costretto a soggiornare presso Engels a Manchester dalla metà di settembre agli inizi di dicembre e, al suo ritorno a Londra, a rimanere nascosto in casa per un paio di settimane. La situazione si risolse solo grazie a “un evento molto felice” [106] : un’eredità di 100 sterline ricevuta in seguito alla morte di uno zio novantenne della moglie Jenny.
Dunque, Marx poté tornare a occuparsi di economia politica soltanto nel giugno del 1856, con alcuni articoli, apparsi su The People’s Paper, dedicati al «Crédit Mobilier», la prima banca d’affari francese, da lui considerata come “uno dei fenomeni economici più singolari della [sua] epoca” [107] . Inoltre, essendo migliorate, almeno per un breve periodo, le condizioni economiche familiari e dopo aver lasciato l’alloggio di Soho per un appartamento migliore nella periferia nord di Londra, dall’autunno del 1856, Marx scrisse ancora sulla crisi per il New-York Tribune. Nell’articolo La crisi monetaria in Europa, pubblicato all’inizio egli affermò che era in atto “un movimento nel mercato monetario europeo analogo al panico del 1847” [108] e, nell’articolo La crisi europea, apparso in novembre, diversamente da tutti quegli opinionisti che assicuravano il superamento del momento peggiore della crisi, Marx affermò:
“le indicazioni che giungono dall’Europa (…) sembrano posticipare a un giorno futuro il collasso finale della speculazione e delle intermediazioni di borsa, nel quale gli uomini delle due sponde dell’oceano anticiperanno istintivamente con uno sguardo impaurito l’inevitabile destino. Tuttavia, questo collasso è assicurato da questo rinvio. Il carattere cronico assunto dall’attuale crisi finanziaria presagisce per essa solo una fine più distruttiva e violenta. Più la crisi si protrae, peggiore sarà la resa dei conti finale” [109] .
Gli eventi, poi, gli offrirono anche l’occasione per attaccare i suoi avversari politici e nel già citato La crisi monetaria in Europa, scrisse:
“se confrontiamo gli effetti di questo breve panico monetario e l’effetto dei proclami mazziniani e di quelli simili, l’intera storia delle delusioni dei rivoluzionari ufficiali dal 1849 è spogliata tutta in una volta dei suoi misteri. Essi non sanno nulla della vita economica della gente, essi non sanno nulla delle reali condizioni del movimento storico e quando la nuova rivoluzione esploderà, essi avranno un diritto migliore di quello di Pilato di lavare le loro mani e dichiarare che sono innocenti del sangue versato” [110] .
Nella prima metà del 1857, sui mercati internazionali, però, regnò la calma assoluta e, fino al mese di marzo, Marx si dedicò alla stesura delle Rivelazioni della storia diplomatica segreta del XVIII secolo, un gruppo di articoli pubblicati sul giornale The Free Press, diretto dal politico conservatore anti-Palmerston David Urquhart. Questi testi avrebbero dovuto essere solo la prima parte di un’opera sulla storia della diplomazia, pianificata all’inizio del 1856, durante la guerra di Crimea, ma poi mai più realizzata. Anche in questo caso, egli condusse approfonditi studi sugli argomenti trattati e, tra il gennaio del 1856 e il marzo del 1857, compilò sette quaderni di estratti sulla politica internazionale del Settecento [111] .
Infine, in luglio, Marx redasse delle brevi ma interessanti considerazioni critiche sull’opera Armonie economiche di Frédéric Bastiat e sui Principi di economia politica di Carey, che aveva già studiato e compendiato nel 1851. In queste annotazioni, pubblicate postume con il titolo di [Bastiat e Carey], egli dimostrò l’ingenuità dei due economisti, liberoscambista il primo e protezionista il secondo, che, nei loro scritti, si erano affannati a voler dimostrare “l’armonia dei rapporti di produzione” [112] e, quindi, dell’intera società borghese.

VIII. La crisi finanziaria del 1857 e i [Grundrisse]
Diversamente dalle crisi verificatesi nel passato, questa volta la tempesta economica non ebbe inizio in Europa, ma negli Stati Uniti d’America. Durante i primi mesi del 1857, le banche di New York aumentarono il volume dei prestiti, nonostante la diminuzione dei depositi. L’incremento delle attività speculative, seguito a questa scelta, peggiorò ulteriormente le condizioni economiche generali e, dopo la chiusura per bancarotta della filiale di New York della banca «Ohio Life Insurance and Trust Company», il panico prese il sopravvento causando numerosi fallimenti. La caduta di fiducia nel sistema bancario produsse, così, la riduzione del credito, l’estinzione dei depositi e, da ultimo, la sospensione dei pagamenti in moneta.
Intuendo la straordinarietà di questi avvenimenti, Marx si rimise subito al lavoro e il 23 agosto del 1857, esattamente il giorno prima del crack della «Ohio Life», ovvero dell’evento che generò il panico nell’opinione pubblica, cominciò a scrivere l’[Introduzione] per la sua “Economia”. Proprio l’esplosione della crisi, infatti, gli fornì quella motivazione in più per realizzare il suo lavoro, che gli era mancata negli anni precedenti [113] . Dopo la sconfitta del 1848, per un intero decennio Marx aveva dovuto affrontare insuccessi politici e un forte isolamento personale. Viceversa, con la crisi egli presagì la possibilità di prendere parte a una nuova stagione di rivolgimenti sociali e ritenne, dunque, che la cosa più urgente da fare fosse quella di dedicarsi all’analisi dei fenomeni economici, cioè di quei rapporti che avevano così tanta importanza ai fini dell’inizio di una rivoluzione. Ciò significava scrivere e pubblicare, il più in fretta possibile, l’opera programmata da così tanto tempo.
Da New York, la crisi si diffuse rapidamente nel resto degli Stati Uniti e, in poche settimane, raggiunse anche tutti i centri del mercato mondiale in Europa, sudamerica e oriente, divenendo la prima crisi finanziaria internazionale della storia. Queste notizie generarono grande euforia in Marx e alimentarono in lui una straordinaria produttività intellettuale. Il periodo compreso tra l’estate del 1857 e la primavera del 1858 fu uno dei più prolifici della sua esistenza, poiché in pochi mesi riuscì a scrivere più di quanto non avesse fatto negli anni precedenti. Nel dicembre del 1857, comunicò infatti a Engels: “lavoro come un pazzo le notti intere al riepilogo dei miei studi economici, per metterne in chiaro almeno le grandi linee (Grundrisse) [da qui il titolo poi assegnato a questi manoscritti] prima del diluvio”. Nella stessa lettera, egli colse anche l’occasione per sottolineare che le sue previsioni del passato, circa l’eventualità dell’esplosione di una crisi, non erano state poi tanto infondate, poiché: “l’Economist di sabato [aveva] dichiara[to] che negli ultimi mesi del 1853, per tutto il 1854, nell’autunno del 1855 e durante gli improvvisi cambiamenti del 1856, l’Europa [aveva] sempre trovato scampo per un pelo dal tracollo incombente” [114] .
Il lavoro realizzato da Marx fu notevole e ramificato. Dall’agosto del 1857 al maggio 1858, egli riempì gli otto quaderni conosciuti come [Grundrisse] [115] . Nello stesso periodo, nelle corrispondenze per il New-York Tribune, scrisse, tra i vari argomenti trattati, una dozzina di articoli riguardanti l’andamento della crisi in Europa e, spinto dal bisogno di migliorare le proprie condizioni economiche, accettò di stilare una serie di voci per The new American Cyclopædia. Infine, dall’ottobre del 1857 al febbraio del 1858, redasse anche tre quaderni di estratti, denominati [I quaderni della crisi] [116] . A differenza degli altri estratti sino ad allora realizzati, in questi taccuini Marx non eseguì i compendi dalle opere degli economisti, ma raccolse una grande quantità di notizie, desunte da svariati quotidiani, sui principali avvenimenti della crisi, sulle variazioni delle quotazioni in borsa, sui mutamenti intervenuti negli scambi commerciali e sui più grandi fallimenti verificatisi in Europa, negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Insomma, come dimostra la lettera del dicembre del 1857 indirizzata a Engels, la sua attività fu intensissima:
“lavoro moltissimo quasi sempre fino alle quattro del mattino. Perché si tratta di un doppio lavoro: 1) elaborazione delle linee fondamentali dell’economia. (È assolutamente necessario andare al fondo della questione per il pubblico e per me, personalmente, liberarmi da questo incubo); 2) La crisi attuale. Su di essa, oltre agli articoli per la [New-York] Tribune, mi limito a prendere appunti, cosa che però richiede un tempo notevole. Penso che in primavera potremo scrivere insieme un pamphlet sulla faccenda, a mo’ di riapparizione davanti al pubblico tedesco, per dire che siamo di nuovo e ancora qui, sempre gli stessi” [117] .
Per quel che concerne i [Grundrisse], dopo aver abbozzato durante l’ultima settimana di agosto, in un quaderno denominato “M”, un testo che sarebbe dovuto servire da [Introduzione] all’opera, alla metà di ottobre, Marx proseguì il lavoro con altri sette quaderni (I – VII). Nel primo di essi e in parte del secondo, egli scrisse il cosiddetto [Capitolo sul denaro], nel quale si occupò di denaro e valore, mentre nei restanti redasse il cosiddetto [Capitolo sul capitale], in cui riservò centinaia di pagine al processo di produzione e di circolazione del capitale e trattò alcune delle tematiche più rilevanti dell’intero manoscritto, quali l’elaborazione del concetto di plusvalore e le riflessioni sulle formazioni economiche che avevano preceduto il modo di produzione capitalistico. Questo straordinario impegno non gli consentì, comunque, di completare la sua opera e alla fine del febbraio del 1858 scrisse a Lassalle:
“in effetti da alcuni mesi sto lavorando alla elaborazione finale. La cosa procede però molto lentamente, perché argomenti dei quali si è fatto l’oggetto principale dei propri studi da molti anni, mostrano continuamente aspetti nuovi e suscitano nuovi dubbi non appena si deve venire a una resa dei conti finale. (…) Il lavoro di cui si tratta in primo luogo è la Critica delle categorie economiche ovvero, se preferisci, la descrizione critica del sistema dell’economia borghese. È contemporaneamente descrizione del sistema e, attraverso la descrizione, critica del medesimo. (…) Dopo tutto, ho il vago presentimento che proprio ora, nel momento in cui dopo 15 anni di studio sono arrivato al punto di por mano alla cosa, movimenti tempestosi dall’esterno probabilmente sopravverranno a interrompermi” [118] .
In realtà, però, del tanto atteso movimento rivoluzionario, che sarebbe dovuto nascere in concomitanza con la crisi, non vi fu alcun segno e la ragione del mancato completamento dello scritto fu, invece, anche questa volta, la consapevolezza di Marx di essere ancora lontano dalla piena padronanza critica degli argomenti affrontati. I [Grundrisse] rimasero, pertanto, solo una bozza, dalla quale, dopo un’accurata rielaborazione del [Capitolo sul denaro], avvenuta tra l’agosto e l’ottobre del 1858 nel manoscritto [Per la critica dell’economia politica. Testo originale (Urtext)], egli pubblicò, nel 1859, un piccolo libro, che non ebbe alcuna risonanza, intitolato Per la critica dell’economia politica. Da quella data, prima della pubblicazione del libro primo de Il capitale trascorsero altri otto anni di studi febbrili e di enormi fatiche intellettuali.

X. Conclusioni
I [Grundrisse] rimasero solo una bozza, dalla quale, dopo un’accurata rielaborazione del [Capitolo sul denaro], avvenuta tra l’agosto e l’ottobre del 1858 nel manoscritto [Per la critica dell’economia politica. Testo originale (Urtext)], egli pubblicò, nel 1859, un piccolo libro, che non ebbe alcuna risonanza, intitolato Per la critica dell’economia politica. Da quella data, prima della pubblicazione del libro primo de Il capitale , nel 1867, trascorsero altri otto anni di studi febbrili e di enormi fatiche intellettuali.
Consultando non solo le opere più note e tradotte in lingua inglese, ma anche i manoscritti ed i quaderni di estratti della MEGA², la vastità e la ricchezza del progetto teorico marxiano appaiono in modo più chiaro e completo. Esse mostrano i grandi limiti dell’interpretazione marxista-leninista, ideologia che ha spesso rappresentato la concezione di Marx come qualcosa di separato dagli studi che egli condusse e, dunque, come già magicamente presente nella sua testa fin dalla nascita, ma anche del dibattito, sorto in Europa negli anni Sessanta, in merito alla presunta cesura epistemologica o alla supposta continuità hegeliano-filosofica presente nel suo pensiero. In tale dibattito, infatti, furono presi in esame solo pochi testi di Marx, considerando, per giunta, erroneamente, alcuni di essi come delle vere e proprie opere compiute.
Le ricerche condotte da Marx tra il periodo dei [Manoscritti economico-filosofici del 1844] e de [L’ideologia tedesca] e quello dei [Grundrisse] e, poi, tra i [Grundrisse] e le varie stesure de Il capitale – rese finalmente accessibili agli studiosi tramite i volumi della MEGA² – consentono di scoprire le numerose tappe intermedie della sua elaborazione nel corso degli anni Cinquanta e in seguito alla pubblicazione del libro primo de Il capitale. Essi suggeriscono una interpretazione più critica ed aperta della sua teoria. Dalla MEGA² emerge il profilo di un autore che ha lasciato incompleti gran parte dei suoi scritti per dedicarsi, fino alla morte, ad ulteriori studi che verificassero la validità delle proprie tesi.
Conoscere più fedelmente la genesi delle concezioni di Marx in una fase in cui egli è, per un verso, finalmente libero dalle catene dell’ideologia sovietica e, per un altro, è nuovamente interrogato per analizzare i fenomeni del mondo contemporaneo, può essere una circostanza foriera di interessanti sviluppi per il futuro. Per la ricerca su Marx, così come per la rifondazione di un pensiero critico per la trasformazione del presente.

XI. Appendice: Tabella cronologica dei quaderni di estratti, dei manoscritti, degli articoli e delle opere di economia politica del periodo 1843 – 1858

Anno Titolo Informazioni
1843-45 [Quaderni di Parigi] 9 quaderni di estratti che costituiscono i primi studi di Marx di economia politica.
1844 [Manoscritti economico-filosofici del 1844] Manoscritto incompiuto realizzato parallelamente ai [Quaderni di Parigi].
1845 [A proposito del libro di F. List “Il sistema nazionale dell’economia politica] Manoscritto incompiuto di un articolo contro l’economista tedesco List.
1845 [Quaderni di Bruxelles] 6 quaderni di estratti riguardanti lo studio dei concetti basilari dell’economia politica.
1845 [Quaderni di Manchester] 9 quaderni contenenti estratti relativi ai problemi economici, alla storia economia e alla letteratura socialista anglosassone.
1846-47 Estratti da Rappresentazione storica del commercio di von Gülich 3 quaderni di estratti inerenti la storia economica.
1847 Miseria della filosofia Scritto polemico contro il Sistema delle contraddizioni economiche di Proudhon.
1849 Lavoro salariato e capitale 5 articoli pubblicati sulla Neue Rheinische Zeitung, Organ der Demokratie.
1850 Articoli per la Neue Rheinische Zeitung. Politisch-okonomische Revue Alcuni articoli riguardanti la situazione economica.
1850-53 [Quaderni di Londra] 24 quaderni di estratti incentrati soprattutto su ulteriori studi di economia politica (in particolare: storia e teorie della crisi, denaro, rilettura di alcuni classici dell’economia politica, condizione della classe operaia e tecnologia).
1851 [Oro monetario. Il sistema monetario perfetto] 2 quaderni di estratti, redatti durante la stesura dei [Quaderni di Londra], comprendenti citazione delle più significative teorie del denaro e della circolazione.
1851-62 Articoli per la New-York Tribune Circa 70 articoli di economia politica sui 487 pubblicati su questo giornale.
1855 [Citazioni. Essenza del denaro, essenza del credito, crisi] 1 quaderno di estratti contenente un riepilogo delle teorie dei principali economisti su denaro, credito e crisi.
1857 [Introduzione] Manoscritto contenente le più estese considerazioni metodologiche redatte da Marx.
1857-58 [Quaderni sulla crisi] 3 quaderni contenenti notizie sulla crisi finanziaria del 1857.
1857-58 [Grundrisse] Manoscritto preparatorio dell’opuscolo Per la critica dell’economia politica (1859).

 

References
[1] Il testo di Moishe Postone, Time, Labor, and Social Domination, Cambridge University Press, pubblicato nel 1993 e poi più volte ristampato; quelli di Daniel Bensaid, Marx l’intempestif. Grandeurs et misères d’une aventure critique (XIXe-XXe siècles), Fayard, Paris 1995; Terrell Carver, The Postmodern Marx, Manchester University Press, Manchester 1998, e Michael A. Lebowitz, Beyond Capital, Palgrave, London 2003 (2nd ed.), si sono distinti per una innovativa interpretazione complessiva del pensiero di Marx. Sulle opere giovanili, invece, di grande rilievo è il recente David Leopold, The Young Karl Marx: German Philosophy, Modern Politics, and Human Flourishing, Cambridge University Press, Cambridge 2007. Altri ancora, è il caso di John Bellamy Foster, Marx’s Ecology, Monthly Review Press, New York 2000, e Paul Burkett, Marxism and Ecological Economics, Brill, Boston 2006, si segnalano per aver accostato Marx alla questione ambientale. A conferma di un interesse diffuso in tutto il mondo, si indicano, infine, la traduzione inglese dei principali lavori sull’argomento del latinoamericano Enrique Dussel, Towards an Unknown Marx, Routledge, London e New York 2001, quella di numerosi studi, provenienti dal Giappone, edita da Hiroshi Uchida, Marx for the 21st Century, Routledge, London and New York 2006 e i progressi teorici di una nuova generazione di ricercatori cinesi, sempre più familiare con le lingue occidentali e distante dalla tradizione del marxismo dogmatico. Per una rassegna dei principali studi marxisti dell’ultimo ventennio si rimanda a Göran Therborn, After dialectics. Radical social theory in a post-communist world, in New Left Review, nr. 43 (Jan. – Feb. 2007), pp. 63-114.
[2] Cfr. Marcello Musto, “La riscoperta di Karl Marx”, Il pensiero politico, n. 1 (2008), pp. 44-66 e Marcello Musto, Saggi su Marx e i marxismi, Carocci, Roma 2010.
[3] Il completamento di tale impresa – seconda sezione della MEGA intitolata Das Kapital und Vorarbeiten – è previsto per il 2010 con la stampa del volume II/4.3 (Manuskripte 1863-1867. Teil 3) relativo all’ultima parte dei manoscritti del periodo 1863-67.
[4] In questo saggio i titoli dei manoscritti incompiuti di Marx assegnati editorialmente sono inseriti nel testo tra parentesi quadre.
[5] Tra i pochi studi degli autori che si sono sforzati, rispetto alle fonti al tempo disponibili, di interpretare le fasi meno note della genesi del pensiero marxiano si vedano gli articoli di Maximilien Rubel, Les cahiers de lecture de Karl Marx. I. 1840-1853 e II. 1853-1856, pubblicati sulla rivista International Review of Social History nel 1957 e nel 1960 ed in seguito ripubblicati nel volume Marx critique du marxisme, Payot, Paris 1974, pp. 301-59. Inoltre, si segnalano il volume di Vitalij Vygodskij, Istoria odnogo velikogo otkrytija Karla Marksa, Mysl, Moscow 1965; il testo di Ernest Mandel, La formation de la pensée économique de Karl Marx de 1843 jusqu’à la rédaction du “Capital”. Etude génétique, Maspero, Paris 1967 e il libro di Walter Tuchscheerer, Bevor « Das Kapital » entstand, Akademie, Berlin 1968., Nel mondo anglosassone ricerche inerenti queste tematiche apparvero solo quindici anni dopo mediante tre lavori di Allen Oakley: The Making of Marx’s Critical Theory, Routledge & Kegan Paul, London 1983; Marx’s Critique of Political Economy. Intellectual Sources and Evolution. Volume I: 1844 to 1860, Routledge & Kegan Paul, London 1984; e Marx’s Critique of Political Economy. Intellectual Sources and Evolution. Volume II: 1861 to 1863, Routledge & Kegan Paul, London 1985.
[6] Talvolta questo dibattito si è basato su interpretazioni molto superficiali. Per un recente e pessimo esempio di questo tipo di letteratura si veda Francis Wheen, Marx’s Das Kapital. A biography, Atlantic books, London 2006.
[7] Cfr. Karl Marx, Verhandlungen des 6. Rheinischen Landtags. Dritter Artikel: Debatten über das Holzdiebstahlsgesetz eRechtfertigung des ††-Korrespondenten von der Mosel, MEGA² I/1, Dietz, Berlin 1975, pp. 199-236 e 296-323; tr. it. Le discussioni alla sesta dieta renana. Terzo articolo: Dibattiti sulla legge contro i furti di legna e Giustificazione di ††, corrispondente dalla Mosella, Marx Engels Opere, vol. I, Editori Riuniti, Roma 1980, pp. 222-64 e pp. 344-75. Le citazioni di Marx ed Engels presenti nel testo sono state spesso ritradotte dall’autore e rimandano alle edizioni in lingua tedesca Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA²) e Marx Engels Werke (MEW), entrambe incomplete. In lingua italiana, gli scritti di Marx ed Engels sono apparsi in 32 volumi, sui 50 previsti, nell’edizione Marx Engels Opere (Editori Riuniti, 1972-1990). Tutti i riferimenti bibliografici relativi agli scritti presenti in questa edizione rimandano a essa, mentre i riferimenti bibliografici ai testi non inclusi nelle Opere rinviano a pubblicazioni singole. I testi che non sono stati tradotti in lingua italiana, invece, rimandano, nelle note, alla sola edizione tedesca.
[8] Karl Marx, Zur Kritik der politischen Ökonomie. Erstes Heft, MEGA² II/2, Dietz, Berlin 1980, p. 100; tr. it. Per la critica dell’economia politica, Editori Riuniti, Roma 1957, p. 4.
[9] Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte, MEGA² I/2, Dietz, Berlin 1982, p. 325; tr. it. Manoscritti economico-filosofici del 1844, in Opere, vol. III, p. 251.
[10] Duramente colpita dalla censura e dal dissidio tra Marx e Arnold Ruge, l’altro condirettore, questa pubblicazione apparve in un unico numero nel febbraio del 1844.
[11] Cfr. Marcello Musto, “Marx a Parigi: la critica del 1844”, in Id., Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl marx tra filologia e filosofia, Manifestolibri, Roma 2005, pp. 161-78.
[12] Il Nachlaß di Marx contiene circa duecento quaderni di riassunti, essenziali per la conoscenza e la comprensione della genesi della sua teoria e delle parti di essa che non ebbe modo di sviluppare quanto avrebbe voluto. Gli estratti conservati, che coprono il lungo arco di tempo dal 1838 fino al 1882, sono scritti in 8 lingue – tedesco, greco antico, latino, francese, inglese, italiano, spagnolo e russo – e ineriscono le più svariate discipline. Essi furono desunti da testi di filosofia, arte, religione, politica, diritto, letteratura, storia, economia politica, relazioni internazionali, tecnica, matematica, fisiologia, geologia, mineralogia, agronomia, etnologia, chimica e fisica; oltre che da articoli di quotidiani e riviste, resoconti parlamentari, statistiche, rapporti e pubblicazioni di uffici governativi.
[13] Poiché nel 1844 Marx non conosceva ancora la lingua inglese, durante questo periodo i libri inglesi furono da lui letti in traduzione francese.
[14] Questi estratti sono compresi nei volumi Karl Marx, Exzerpte und Notizen. 1843 bis Januar 1845, MEGA² IV/2, Dietz, Berlin 1981 e Karl Marx, Exzerpte und Notizen. Sommer 1844 bis Anfang 1847, MEGA² IV/3, Akademie, Berlin 1998; tr. it. parz. La scoperta dell’economia, Editori Riuniti, Roma 1990.
[15] Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte, MEGA² I/2, op. cit., pp. 364-5; tr. it. Manoscritti economico-filosofici del 1844, op. cit., p. 298.
[16] Heinrich Burgers, autunno 1844 – inverno 1845, in Hans Magnus Enzensberger (ed.), Gespräche mit Marx und Engels, Insel, Frankfurt am Main 1973, p. 46; tr. it. Colloqui con Marx ed Engels, Einaudi, Torino 1977, p. 41.
[17] Friedrich Engels a Karl Marx, inizio ottobre 1844, in MEGA² III/1, Dietz, Berlin 1975, p. 245; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, Editori Riuniti, Roma 1972, pp. 7-8.
[18] In realtà Engels contribuì allo scritto soltanto con una decina di pagine.
[19] Friedrich Engels a Karl Marx, 20 gennaio 1845, in MEGA² III/I, op., cit. p. 260; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 17.
[20] Marx Engels Werke, Band 27, Dietz, Berlin 1963, p. 669, nota 365; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 666, nota 319.
[21] Karl Marx, Karl Marx alla Pubblica sicurezza di Bruxelles, 22 marzo 1845, in Marx Engels Opere, vol. IV, Editori Riuniti, Roma 1972, p. 664.
[22] Cfr. Karl Marx, Über Friedrich Lists Buch “Das nationale System der politischen Ökonomie“, «Beiträge zur Geschichte der Arbeiterbewegung», Jg. 14. H. 3. (1972), pp. 425-446; tr. it. A proposito del libro di Friedrich List «Das nationale System der politischen Ökonomie», in Marx Engels Opere, vol. IV, op. cit., pp. 584-614.
[23] Tutti questi estratti si trovano nel volume Karl Marx, Exzerpte und Notizen. Sommer 1844 bis Anfang 1847, MEGA² IV/3, op. cit.
[24] Karl Marx, Piano della «Biblioteca dei più eccellenti scrittori socialisti stranieri», Marx Engels Opere vol. IV, op. cit., p. 659.
[25] Questi estratti sono compresi nel volume Karl Marx – Friedrich Engels, Exzerpte und Notizen. Juli bis August 1845, MEGA² IV/4, Dietz, Berlin 1988, che include i primi [Quaderni di Manchester]. Si noti, inoltre, che da questo periodo Marx cominciò a leggere direttamente in inglese.
[26] Questi estratti, compresi nei [Quaderni di Manchester] VI – IX, sono ancora inediti.
[27] Karl Marx, Erklärung gegen Karl Grün, MEW vol. 4, Dietz, Berlin 1959, p. 38; tr. it. Dichiarazione contro Karl Grün, Marx Engels Opere, vol. VI, Editori Riuniti, Roma 1973, p. 73.
[28] Karl Marx a Carl Wilhelm Leske, 1 agosto 1846, in MEGA² III/2, Dietz, Berlin 1979, p. 22; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 455.
[29] Friedrich Engels, Ludwig Feuerbach und der Ausgang der klassischen deutschen Philosophie, MEW vol. 21, Dietz, Berlin 1962, p. 263; tr. it. Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, Editori Riuniti, Roma 1985, p. 13. In realtà Engels usò questa espressione già nel 1859, nella recensione al libro di Marx Per la critica dell’economia politica, ma questo articolo non ebbe alcuna risonanza e il termine cominciò a diffondersi solo in seguito alla pubblicazione dello scritto Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca.
[30] Karl Marx a Carl Wilhelm Leske, 1 agosto 1846, in MEGA² III/2, op. cit., p. 24; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 455-56.
[31] Georg Weerth an Wilhelm Weerth, 18 novembre 1846, in Hans Magnus Enzensberger (ed.), op. cit., p. 68-9; tr. it. Colloqui con Marx ed Engels, Einaudi, Torino 1977, pp. 58-9.
[32] Questi estratti costituiscono il volume Karl Marx, Exzerpte und Notizen. September 1846 bis Dezember 1847, MEGA² IV/6, Dietz, Berlin 1983.
[33] Karl Marx a Pawel Wassiljewitsch Annenkow, 28 dicembre 1846, in MEGA² III/2, op. cit., p. 70; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, Editori Riuniti, Roma 1972, p. 458.
[34] Karl Marx – Friedrich Engels, Manifest der Kommunistischen Partei, MEW vol. 4, op. cit., pp. 461-62; tr. it. Manifesto del partito comunista, Marx Engels Opere, vol. VI, Editori Riuniti, Roma 1973, pp. 485-86.
[35] Karl Marx, Lohnarbeit und Kapital, MEW vol. 6, Dietz, Berlin 1959, p. 398; tr. it. Lavoro salariato e capitale, Marx Engels Opere, vol. IX, Editori Riuniti, Roma 1984, p. 206.
[36] Karl Marx a Friedrich Engels, 23 agosto 1849, in MEGA² III/3, Dietz, Berlin 1981, p. 44; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, Editori Riuniti, Roma 1972, p. 155.
[37] Karl Marx, Die klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850, MEW vol. 7, Dietz, Berlin 1960, p. 97; tr. it. Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850, Marx Engels Opere, vol. X, Editori Riuniti, Roma 1977, p. 134.
[38] Karl Marx – Friedrich Engels, Ankündigung der “Neuen Rheinischen Zeitung. Politisch-ökonomische Revue“, MEGA² I/10, Dietz, Berlin 1977, p. 17; tr. it. [Annuncio della «Neue Rheinische Zeitung. Politisch-ökonomische Revue»], Marx Engels Opere, vol. X, op. cit., p. 5.
[39] Karl Marx a Joseph Weydemeyer, 19 dicembre 1849, in MEGA² III/3, op. cit., pp. 51-2; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., pp. 525-26.
[40] Karl Marx, Die klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850, MEW vol. 7, op. cit., p. 98; tr. it. Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850, Marx Engels Opere, vol. X, op. cit., p. 135.
[41] Karl Marx – Friedrich Engels, Revue. Januar/Februar 1850, MEGA² I/10, op. cit., p. 218; tr. it. Rassegna (gennaio – febbraio 1850), Ivi, op. cit., pp. 263-4.
[42] Karl Marx – Friedrich Engels, Revue. März/April 1850, Ivi, p. 302-3; tr. it. Rassegna (marzo – aprile 1850), Ivi, p. 341.
[43] Karl Marx – Friedrich Engels, Ivi, p. 304; tr. it. Ivi, p. 342.
[44] Karl Marx – Friedrich Engels, Revue. Mai bis Oktober 1850, Ivi, p. 455; tr. it. Rassegna (maggio-ottobre 1850), Ivi, p. 509.
[45] Karl Marx – Friedrich Engels, Ivi, pp. 459-60; tr. it. Ivi, p. 514-5.
[46] Karl Marx – Friedrich Engels, Rezensionen aus Heft 4 der „Neuen Rheinischen Zeitung. Politisch-ökonomische Revue“, Ivi, p. 283; tr. it. Ivi, p. 319.
[47] Karl Marx – Friedrich Engels, Revue. Mai bis Oktober 1850, Ivi, pp. 485-6; tr. it. Rassegna (maggio-ottobre 1850), Ivi, pp. 543-4.
[48] In proposito si vedano le considerazioni postume di Friedrich Engels in Einleitung zu Karl Marx’ „Die Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850“, in MEW vol. 22, Dietz 1963, p. 511; tr. it. Introduzione a «Le lotte di classe in Francia», Marx Engels Opere, Vol. X, op. cit., p. 642-3: “Mentre nei primi tre articoli (apparsi nei fascicoli di gennaio, febbraio e marzo della Nuova Gazzetta Renana) traspare ancora l’attesa di una prossima ripresa di energia rivoluzionaria, la rassegna storica fatta da Marx e da me nell’ultimo fascicolo doppio, apparso nell’autunno del 1850 (maggio-ottobre), rompe una volta per sempre con questa illusione”. Una testimonianza ancora più significativa è contenuta nei verbali della Seduta del Comitato centrale della Lega dei comunisti del 15 settembre 1850. In quella sede, infatti, riferendosi alle posizioni comunisti tedeschi August Willich e Karl Schapper, Marx affermò: “si è dato rilievo, come fatto fondamentale nella rivoluzione, invece che ai rapporti reali, alla volontà. Mentre noi diciamo agli operai: dovete superare 15, 20, 50 anni di guerre civili, per cambiare i rapporti, per rendere voi stessi capaci di assumere il potere, da parte loro si è detto: dobbiamo andare al potere immediatamente, o possiamo metterci a dormire”, in Marx Engels Opere, Vol. X, op. cit., p. 627.
[49] Cfr. Friedrich Engels in Einleitung zu Karl Marx’ „Die Kassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850“, in MEW vol. 22, Dietz 1963, p. 513 tr. it. Introduzione a «Le lotte di classe in Francia», Marx Engels Opere, Vol. X, op. cit., p. 645: “la democrazia volgare aspettava la nuova esplosione dall’oggi al domani; noi dichiaravamo già nell’autunno del 1850 che almeno il primo capitolo del periodo rivoluzionario era chiuso e che non vi era da aspettarsi nulla sino allo scoppio di una nuova crisi economica mondiale. Per questo fummo messi al bando come ‘traditori della rivoluzione’ da quegli stessi che, in seguito, fecero tutti, quasi senza eccezione, la pace con Bismarck”.
[50] Karl Marx a Friedrich Engels, 11 febbraio 1851, in MEGA² III/4, Dietz, Berlin 1984, p. 38; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 204.
[51] Karl Marx a Friedrich Engels [Poscritto di Wilhelm Pieper], 27 gennaio 1851, in MEGA² III/4, op. cit., p. 17; tr. it. in Marx Engels Opere , vol. XXXVIII, Editori Riuniti, Roma 1972, p. 187.
[52] Karl Marx a Friedrich Engels, 11 febbraio 1851, in MEGA² III/4, op. cit., p. 37; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 204.
[53] Friedrich Engels a Karl Marx, 13 febbraio 1851, in MEGA² III/4, op. cit., pp. 42-3; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., pp. 209-10.
[54] Cfr. Walter Tuchscheerer, Prima del «Capitale», La Nuova Italia, Firenze 1980, pp. 272-3.
[55] Eccetto i compendi da Smith, inclusi nel volume Karl Marx, Exzerpte und Notizen. März bis Juni 1851, MEGA² IV/8, Dietz, Berlin 1986, tutti questi estratti si trovano nel volume Karl Marx – Friedrich Engels, Exzerpte und Notizen. September 1849 bis Februar 1851, Dietz, Berlin 1983, MEGA² IV/7. Le opere Ricchezza delle nazioni di Smith (quaderno VII) e Principi di economia politica di Ricardo (quaderni IV, VII e VIII), già lette da Marx in lingua francese durante il suo soggiorno parigino del 1844, furono studiate ora nell’edizione in lingua inglese.
[56] In proposito si veda la lettera di Karl Marx a Friedrich Engels, 3 febbraio 1851, in MEGA² III/4, Dietz, Berlin 1984, p. 27; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 191.
[57] Cfr. Karl Marx, Bullion. Das vollendete Geldsystem, MEGA² IV/8, op. cit., pp. 3-85. Il secondo di questi quaderni non numerati contiene anche altri estratti, in particolare dall’opera Sulla regolazione della circolazione monetaria di John Fullarton.
[58] Un’altra breve esposizione delle teorie di Marx su denaro, credito e crisi si trova all’interno del quaderno VII, nel breve frammento Karl Marx, Reflection, in MEGA² IV/8, op. cit., pp. 227-34.
[59] Karl Marx a Friedrich Engels, 2 aprile 1851, in MEGA² III/4, op. cit., p. 85; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., pp. 249-50.
[60] Friedrich Engels a Karl Marx, 3 aprile 1851, in MEGA² III/4, op. cit., p. 90; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 255.
[61] Cfr. Karl Marx, Exzerpte aus David Ricardo: On the principles of political economy, MEGA² IV/8, pp. 326-31, 350-72, 381-95, 402-4, 409-26. A dimostrazione della rilevanza di queste pagine vi è il fatto che questi estratti, insieme a quelli dallo stesso autore contenuti nei quaderni IV e VII, furono pubblicati nel 1941, nel secondo volume della prima edizione dei [Grundrisse].
[62] In questa importante fase di nuove acquisizioni teoriche, per Marx il confronto con Engels era della massima importanza, così, in alcune lettere a lui indirizzate, riassunse le sue vedute critiche sulle teorie ricardiane della rendita fondiaria (cfr. Karl Marx a Friedrich Engels, 7 gennaio 1851, in MEGA² III/4, op. cit., pp. 6-10; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 174-77) e della circolazione monetaria (cfr. Karl Marx a Friedrich Engels, 3 febbraio 1851, in MEGA² III/4, op. cit., pp. 24-30; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 191-96).
[63] Karl Marx a Joseph Weydemeyer, 27 giugno 1851, in MEGA² III/4, op. cit., p. 140; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 572.
[64] Karl Marx a Friedrich Engels, 31 luglio 1851, in MEGA² III/4, op. cit., pp. 159-60; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 318.
[65] Al tempo, la New-York Tribune usciva in tre differenti edizioni (New-York Daily Tribune, New-York Semi-Weekly Tribune e New-York Weekly Tribune) e in ognuna di esse apparvero molti articoli di Marx. Per la precisione, il New-York Daily Tribune ne pubblicò 487, oltre la metà di essi furono ristampati nel New-York Semi-Weekly Tribune e più di un quarto nel New-York Weekly Tribune (ad essi vanno aggiunti anche pochi articoli inviati al giornale, ma scartati dal direttore Charles Dana). Degli articoli pubblicati sul New-York Daily Tribune, più di 200 apparvero come editoriale e, dunque, anonimi. Va infine ricordato che, per lasciare a Marx più tempo da dedicare agli studi di economia politica, in realtà quasi la metà di questi articoli furono scritti da Engels. Gli interventi inviati al New-York Tribune destarono sempre grande interesse, come mostra ad esempio la seguente affermazione contenuta nell’editoriale del 7 aprile del 1853, a cura della redazione del New-York Tribune: “il sig. Marx opinioni decisamente personali (…), ma chi non legge le sue corrispondenze trascura una delle più istruttive fonti di informazione sulle grandi questioni dell’attuale politica europea”, citato in Karl Marx a Friedrich Engels, 26 aprile 1853, in MEGA² III/6, Dietz, Berlin 1987, p. 100; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXIX, op. cit., p. 249.
[66] Cfr. Friedrich Engels, [Critica del libro di Proudhon «Idée générale de la révolution au XIX siècle»], Marx Engels Opere, vol. XI, Editori Riuniti, Roma 1982, p. 565-601.
[67] Gli estratti da questi testi sono inclusi nel volume Karl Marx, Exzerpte und Notizen. Juli bis September 1851, MEGA² vol. IV/9, Dietz, Berlin 1991.
[68] Questi quaderni non sono stati ancora pubblicati nella MEGA², ma il quaderno XV è stato invece dato alle stampe nel volume Hans Peter Müller (a cura di), Karl Marx, Die technologisch-historischen Exzerpte, Ullstein, Frankfurt/M – Berlin – Wien 1982.
[69] Karl Marx a Friedrich Engels, 13 ottobre 1851, in MEGA² III/4, op. cit., p. 232; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., p. 389.
[70] Si vedano in particolare le lettere Ferdinand Lassalle a Karl Marx, 12 maggio 1851, in MEGA² III/4, op. cit., pp. 377-78; Karl Marx a Friedrich Engels, 24 novembre 1851, in MEGA² III/4, op. cit., pp. 247-48; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., pp. 403-5; Friedrich Engels a Karl Marx, 27 novembre 1851, in MEGA² III/4, op. cit., pp. 249-51; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., pp. 406-8.
[71] Friedrich Engels a Karl Marx, 27 novembre 1851, Ivi, p. 250; tr. it. Ivi, p. 407.
[72] Karl Marx a Joseph Weydemeyer, 30 gennaio 1852, in MEGA² III/5, Dietz, Berlin 1987, p. 31; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXIX, Editori Riuniti, Roma 1972, p. 514.
[73] Karl Marx a Ferdinand Freiligrath, 27 dicembre 1851, in MEGA² III/4, op. cit., p. 279; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXVIII, op. cit., pp. 610.
[74] Karl Marx a Gustav Zerffi, 28 dicembre 1852, in MEGA² III/6, op. cit., p. 113: tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXIX, op. cit., p. 604.
[75] Questi quaderni sono ancora inediti.
[76] Karl Marx a Friedrich Engels, 8 settembre 1852, Ivi, p. 11-2; tr. it. Ivi, pp. 135-36.
[78] Karl Marx a Friedrich Engels, 27 ottobre 1852, Ivi, p. 55; tr. it. Ivi, p. 175.
[79] Karl Marx a Ferdinand Lassalle, 23 febbraio 1852, in MEGA² III/5, op. cit., p. 56; tr. it. Ivi, p. 525.
[80] Karl Marx a Joseph Weydemeyer, 30 aprile 1852, Ivi, p. 110; tr. it. Ivi, p. 550.
[81] Karl Marx a Friedrich Engels, 19 agosto 1852, Ivi, p. 183; tr. it. Ivi, p. 119.
[82] Karl Marx, Pauperism and Free Trade – The Approaching Commercial Crisis, in MEGA² vol. I/11, Dietz, Berlin 1985, p. 347; tr. it. Pauperismo e libero scambio, Marx Engels Opere, vol. XI, Editori Riuniti, Roma 1982, p. 373.
[83] Karl Marx a Adolf Cluss, 7 dicembre 1852, in MEGA² III/6, op. cit., p. 103; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXIX, op. cit., p. 594.
[84] Karl Marx a Friedrich Engels, 10 marzo 1853, in MEGA² IV/6, op. cit., p. 133; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXIX, op. cit., p. 235.
[85] Questa espressione fu usata per la prima volta nel 1846 a proposito delle divergenze tra Marx e il comunista tedesco Wilhelm Weitling e fu impiegato successivamente anche nel dibattimento del processo di Colonia. Cfr. Maximilien Rubel, Marx critico del marxismo, Cappelli, Bologna 1981, p. 82, nota 2.
[86] Questo termine comparve per la prima volta nel 1854, cfr. Georges Haupt, L’internazionale socialista dalla comune a Lenin, Einaudi, Torino 1978, p. 140, nota 4.
[87] Karl Marx a Friedrich Engels, 10 marzo 1853, in MEGA² III/6, op. cit., p. 134; tr. it. in Marx Engels Opere, vol. XXXIX, op. cit., p. 237.
[88] Karl Marx a Friedrich Engels, 8 ottobre 1853, in MEGA² III/7, op. cit., pp. 31-2; tr. it. Ivi, p. 316.
[89] Friedrich Engels a Karl Marx, 10 marzo 1853, in MEGA² III/6, op. cit., p. 138; tr. it. Ivi, pp. 239-40.
[90] Karl Marx a Friedrich Engels, 10 marzo 1853, Ivi, p. 134; tr. it. Ivi, p. 236.
[91] Karl Marx a Friedrich Engels, 18 agosto 1853, Ivi, p. 208; tr. it. Ivi, p. 293.
[92] Karl Marx a Friedrich Engels, 8 luglio 1853, Ivi, p. 203; tr. it. Ivi, p. 287.
[93] Karl Marx a Adolf Cluss, 15 settembre 1853, in MEGA² III/7, op. cit., p. 11-12; tr. it. Ivi, p. 629.
[94] Karl Marx, Revolution in China and in Europa, in MEGA² I/12, Dietz, Berlin 1984, p. 149; tr. it. Rivoluzione in Cina e in Europa, Marx Engels Opere, vol. XII, Editori Riuniti, Roma 1978, p. 100.
[95] Karl Marx, Ivi, p. 151; tr. it. Ivi, p. 102.
[96] Karl Marx, Ivi, pp. 152-53; tr. it. Ivi, pp. 103-4.
[97] Karl Marx, Political Movements – Scarcity of Bread in Europe, in MEGA² I/12, Dietz, Berlin 1984, p. 332; tr. it. Attività politica – In Europa scarseggia il pane, Marx Engels Opere, vol. XII, op. cit., p. 323.
[98] Karl Marx a Friedrich Engels, 28 settembre 1853, MEGA² vol. III/7, op. cit., p. 18; tr. it. in Marx Engels Opere vol. XXXIX, p. 309.
[99] Questi quaderni di estratti sono stati recentemente pubblicati nel volume Karl Marx – Friedrich Engels, Exzerpte und Notizen. September 1853 bis Januar 1855, Akademie, Berlin 2007.
[100] Karl Marx a Friedrich Engels, 13 febbraio 1855, Ivi, p. 180; tr. it. Ivi, p. 453.
[101] Cfr. Fred E. Schrader, Restauration und Revolution, Gerstenberg, Hildesheim 1980, p. 99.
[102] Karl Marx, The commercial crisis in Britain, in MEGA² I/14, Akademie, Berlin 2001, p. 37; The commercial crisis in Britain, MECW vol. 13, Progress, Moscow 1980, p. 585.
[103] Karl Marx, The Crisis in England, in MEGA² I/14, op. cit., p. 168; tr. it.La crisi in Inghilterra, Marx Engels Opere, vol. XIV, op. cit., pp. 60-1.
[104] Karl Marx a Friedrich Engels, 12 aprile 1855, MEGA² vol. III/7, op. cit., p. 189; tr. it. in Marx Engels Opere vol. XXXIX, op. cit., p. 465.
[105] Karl Marx a Friedrich Engels, 3 marzo 1855, MEGA² vol. III/7, op. cit., p. 182; tr. it. in Marx Engels Opere vol. XXXIX, op. cit., p. 457.
[106] Karl Marx a Friedrich Engels, 8 marzo 1855, MEGA² vol. III/7, op. cit., p. 183; tr. it. in Marx Engels Opere vol. XXXIX, op. cit., p. 458.
[107] Karl Marx, The French Crédit mobilier I, in MECW vol. 15, Progress, Moscow 1986, p. 10; tr. it. Il Crédit Mobilier I, in Karl Marx, Il socialismo imperiale, Editori Riuniti, Roma 1993, p. 6.
[108] Karl Marx, Die Geldkrise in Europa, in MEW vol. 12, Dietz, Berlin 1961, p. 53.
[109] Karl Marx, Die Krise in Europa, in MEW vol. 12, op. cit., p. 80.
[110] Karl Marx, Die Geldkrise in Europa, in MEW vol. 12, op. cit., p. 55.
[111] Questi quaderni di estratti sono ancora inediti.
[112] Karl Marx, Ökonomische Manuskripte 1857/58, in MEGA², II/1.1, Dietz Verlag, Berlin 1976, p. 4; tr. it. Grundrisse, La Nuova Italia, Firenze 1997, vol. II, p. 648. Così come gli estratti da Ricardo, anche il frammento [Bastiat e Carey] fu inserito nel secondo volume della prima edizione dei [Grundrisse].
[113] Sull’attività svolta da Marx durante questo periodo della sua vita e, in particolare, sui [Grundrisse] si veda Marcello Musto (a cura di), Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the critique of political economy 150 years later, Routledge, London/New York 2008.
[114] Karl Marx a Friedrich Engels, 8 dicembre 1857, in MEGA² III/8, Dietz, Berlin 1990, p. 210; tr. it. in Marx Engels Opere vol. XL, Editori Riuniti, Roma 1973, p. 237.
[115] Eccetto i quaderni M e VII, conservati presso l’archivio dell’«Istituto Internazionale di Storia Sociale» di Amsterdam, la restante parte di essi si trova presso l’«Archivio di Stato Russo per la Storia Sociale e Politica» di Mosca. Rispetto alla datazione di questi quaderni, è importante sottolineare che la prima parte del quaderno I, quella contenente l’analisi critica del libro Della riforma delle banche di Alfred Darimon, fu realizzata da Marx nei mesi di gennaio e febbraio del 1857 e non, come ritenuto dagli editori dei [Grundrisse] in ottobre. Cfr. Inna Ossobowa, Über einige Probleme der ökonomischen Studien von Marx im Jahre 1857 vom Standpunkt des Historikers, in Beiträge zur Marx-Engels-Forschung, no. 29, 1990, pp. 147–61.
[116] Questi quaderni sono ancora inediti.
[117] Karl Marx a Friedrich Engels, 18 dicembre 1857, in MEGA² III/8, op. cit., p. 221; tr. it. in Marx Engels Opere vol. XL, op. cit., p. 245. Qualche giorno dopo questa lettera, Marx comunicò i suoi piani anche a Lassalle: “l’attuale crisi commerciale mi ha spronato a dedicarmi seriamente all’elaborazione dei miei lineamenti fondamentali di economia e anche a preparare qualcosa sulla crisi attuale”, in Karl Marx a Ferdinand Lassalle, 21 dicembre 1857, in MEGA² III/8, op. cit., p. 223; tr. it. in Marx Engels Opere vol. XL, op. cit., p. 575.
[118] Karl Marx a Ferdinand Lassalle, 22 febbraio 1858, in MEGA², III/9, Akademie, Berlin 2003, p. 239; tr. it. in Marx Engels Opere vol. XL, op. cit., p. 577-78.

Journal:

Studi Storici

Pub Info:

Vol. 50 (2009), n. 4, 983-1019

Reference:

http://www.jstor.org/stable/25746166

Available in:

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