La ripresa della pubblicazione della Marx-Engels-Gesamtausgabe

Recenti acquisizioni filologiche e nuove interpretazioni critiche dell’opera di Marx

I. L’incompiutezza di Marx e la sistematizzazione dei marxismi
Pochi uomini hanno scosso il mondo come Karl Marx.

Alla sua scomparsa, passata pressoché inosservata, fece immediatamente seguito, con una rapidità che nella storia ha rari esempi ai quali poter essere confrontata, l’eco della fama. Ben presto, il nome di Marx fu sulle bocche dei lavoratori di Chicago e Detroit, così come su quelle dei primi socialisti indiani a Calcutta. La sua immagine fece da sfondo al congresso dei bolscevichi a Mosca dopo la rivoluzione. Il suo pensiero ispirò programmi e statuti di tutte le organizzazioni politiche e sindacali del movimento operaio, dall’intera Europa sino a Shanghai. Le sue idee hanno irreversibilmente stravolto la filosofia, la storia, l’economia.

Eppure, nonostante l’affermazione delle sue teorie, trasformate nel XX secolo in ideologia dominante e dottrina di Stato per una gran parte del genere umano e l’enorme diffusione dei suoi scritti, egli rimane, ancora oggi, privo di un’edizione integrale e scientifica delle proprie opere. Tra i più grandi autori dell’umanità, questa sorte è toccata esclusivamente a lui.

Ragione primaria di questa particolarissima condizione risiede nel carattere largamente incompleto della sua opera. Se si escludono, infatti, gli articoli giornalistici editi nel quindicennio 1848-1862, gran parte dei quali destinati il New-York Tribune, all’epoca uno dei più importanti quotidiani del mondo, i lavori pubblicati furono relativamente pochi, se comparati ai tanti realizzati solo parzialmente e all’imponente mole di ricerche svolte. Emblematicamente, quando nel 1881, in uno dei suoi ultimi anni di vita, Marx fu interrogato da Karl Kautsky, circa l’opportunità di un’edizione completa delle sue opere, egli rispose: «queste dovrebbero prima di tutto essere scritte» [1].

Marx lasciò, dunque, molti più manoscritti di quanti non ne diede invece alle stampe. Contrariamente a come in genere si ritiene, la sua opera fu frammentaria e talvolta contraddittoria, aspetti che ne evidenziano una delle caratteristiche peculiari: l’incompiutezza. Il metodo oltremodo rigoroso e l’autocritica più spietata, che determinarono l’impossibilità di condurre a termine molti dei lavori intrapresi; le condizioni di profonda miseria ed il permanente stato di cattiva salute, che lo attanagliarono per tutta la vita; l’inestinguibile passione conoscitiva, che restò inalterata nel tempo spingendolo sempre verso nuovi studi, fecero proprio dell’incompiutezza la fedele compagna e la dannazione dell’intera produzione di Marx e della sua stessa esistenza. Il colossale piano della sua opera fu portato a termine soltanto per un’esigua parte, anche se le sue incessanti fatiche intellettuali si mostrarono comunque geniali e feconde di straordinarie conseguenze teoriche e politiche [2].

Dopo la morte di Marx, avvenuta nel 1883, fu Friedrich Engels a dedicarsi per primo alla difficilissima impresa, stante la dispersività dei materiali, l’astrusità del linguaggio e l’illeggibilità della grafia, di dare alle stampe il lascito dell’amico. Il suo lavoro si concentrò sulla ricostruzione e selezione degli originali, sulla pubblicazione dei testi inediti o incompleti e, contemporaneamente, sulle riedizioni e traduzioni degli scritti già noti.

Anche se vi furono delle eccezioni, come nel caso delle Tesi su Feurbach, edite nel 1888 in appendice al suo Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, e della Critica al programma di Gotha, uscita nel 1891, Engels privilegiò quasi esclusivamente il lavoro editoriale per il completamento de Il capitale, del quale era stato portato a termine soltanto il libro primo. Questo impegno, durato oltre un decennio, fu perseguito con il preciso intento di realizzare «un’opera organica e il più possibile compiuta» [3]. Così, nel corso della sua attività redazionale, basata sulla cernita di quei testi che si presentavano non come versioni finali quanto, invece, come vere e proprie varianti e sulla esigenza di uniformarne l’insieme, Engels più che ricostruire la genesi e lo sviluppo del secondo e del terzo libro de Il capitale, ben lontani dalla loro definitiva stesura, consegnò alle stampe dei volumi finiti.

D’altronde, in precedenza, egli aveva contribuito a generare un processo di sistematizzazione teorica già direttamente con i suoi scritti. L’ Anti-Dühring, apparso nel 1878, da lui definito l’«esposizione più o meno unitaria del metodo dialettico e della visione comunista del mondo rappresentati da Marx e da me» [4], divenne il riferimento cruciale nella formazione del «marxismo» come sistema e nella differenziazione di questo dal socialismo eclettico, in quel periodo prevalente. Ancora maggiore incidenza ebbe L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza, rielaborazione, a fini divulgativi, di tre capitoli dello scritto precedente che, pubblicata per la prima volta nel 1880, conobbe fortuna analoga a quella del Manifesto del partito comunista. Seppur vi fu una netta distinzione tra questo tipo di volgarizzazione, compiuta in aperta polemica con le scorciatoie semplicistiche delle sintesi enciclopediche, e quello di cui si rese invece protagonista la successiva generazione della socialdemocrazia tedesca, il ricorso di Engels alle scienze naturali aprì la strada alla concezione evoluzionistica che, di lì a poco, si sarebbe affermata anche nel movimento operaio.

Il pensiero di Marx, pur se a volte attraversato da tentazioni deterministiche, indiscutibilmente critico ed aperto, cadde sotto i colpi del clima culturale dell’Europa di fine Ottocento, pervaso, come non mai, da concezioni sistematiche, prima tra tutte il darwinismo. Per rispondere a esse il neonato marxismo assunse rapidamente medesima conformazione. Un fattore decisivo che contribuì a consolidare questa trasformazione dell’opera di Marx è rintracciabile nelle modalità che ne accompagnarono la diffusione. Com’è dimostrato dalla tiratura ridotta delle edizioni dell’epoca dei suoi testi, ne furono privilegiati opuscoli di sintesi e compendi molto parziali. Alcune delle sue opere, inoltre, recavano gli effetti delle strumentalizzazioni politiche. Comparvero, infatti, le prime edizioni rimaneggiate dai curatori, pratica che, favorita dall’incertezza del lascito marxiano, andò, in seguito, sempre più imponendosi insieme con la censura di alcuni scritti. La forma manualistica, notevole veicolo di esportazione del pensiero di Marx nel mondo, rappresentò sicuramente uno strumento molto efficace di propaganda, ma anche l’alterazione della concezione iniziale. La divulgazione della sua opera, dal carattere complesso ed incompiuto, nell’incontro col positivismo e per meglio rispondere alle esigenze pratiche del partito proletario, si tradusse, infine, in impoverimento teorico e volgarizzazione del patrimonio originario [5].

Dallo sviluppo di questi processi, prese corpo una dottrina dalla schematica ed elementare interpretazione evoluzionistica, intrisa di determinismo economico: il marxismo del periodo della Seconda internazionale (1889-1914). Molti degli elementi teorici caratteristici della deformazione operata dalla Seconda internazionale trapassarono in quelli che avrebbero contrassegnato la matrice culturale della Terza internazionale. Questa continuità si manifestò, con ancora più evidenza, in Teoria del materialismo storico, pubblicato nel 1921 da Nikolaj Bucharin, secondo il quale «sia nella natura che nella società, i fenomeni sono regolati da determinate leggi. Il primo compito della scienza è scoprire questa regolarità» [6]. L’esito di questo determinismo sociale, interamente incentrato sullo sviluppo delle forze produttive, generò una dottrina secondo la quale «la molteplicità delle cause che fanno sentire la loro azione nella società non contraddice affatto l’esistenza di una legge unica dell’evoluzione sociale» [7].

A siffatta concezione si oppose Antonio Gramsci, per il quale la «posizione del problema come una ricerca di leggi, di linee costanti, regolari, uniformi è legata a una esigenza, concepita in modo un po’ puerile e ingenuo, di risolvere perentoriamente il problema pratico della prevedibilità degli accadimenti storici» [8]. Il suo netto rifiuto a restringere la filosofia della praxis marxiana a grossolana sociologia, a «ridurre una concezione del mondo a un formulario meccanico che dà l’impressione di avere tutta la storia in tasca» [9], fu tanto più importante poiché si spingeva oltre lo scritto di Bucharin e mirava a condannare quell’orientamento assai più generale che sarebbe poi prevalso, in maniera incontrastata, in Unione Sovietica.

Con l’affermazione del marxismo-leninismo, il processo di snaturamento del pensiero di Marx conobbe la sua definitiva manifestazione. La teoria fu estromessa dalla funzione di guida dell’agire, divenendone, viceversa, giustificazione a posteriori. Il punto di non ritorno fu raggiunto con il Diamat [Dialekticeskij materializm], «la concezione del mondo del partito marxista-leninista» [10].

Accanto a questo catechismo ideologico, trovò terreno fertile il più rigido ed intransigente dogmatismo. L’ortodossia marxista-leninista impose un’inflessibile monismo che non mancò di produrre effetti perversi anche sugli scritti di Marx. Inconfutabilmente, con la Rivoluzione sovietica il marxismo visse un significativo momento di espansione e circolazione in ambiti geografici e classi sociali dai quali era, sino ad allora, stato escluso. Tuttavia, ancora una volta, la diffusione dei testi, più che riguardare direttamente quelli di Marx, concerneva manuali di partito, vademecum, antologie marxiste su svariati argomenti. Inoltre, invalse sempre più la censura di alcune opere, lo smembramento e la manipolazione di altre, così come la pratica dell’estrapolazione e dell’astuto montaggio delle citazioni. A queste, il cui ricorso rispondeva a fini preordinati, venne destinato lo stesso trattamento che il brigante Procuste riservava alle sue vittime: se troppo lunghe venivano amputate, se troppo corte allungate.

In conclusione, il rapporto tra la divulgazione e la non schematizzazione di un pensiero, a maggior ragione per quello critico di Marx, tra la sua popolarizzazione e l’esigenza di non impoverirlo teoricamente, è senz’altro impresa difficile da realizzare. In ogni caso, a Marx non poté capitare di peggio.

Piegato da più parti in funzione di contingenze e necessità politiche, venne a queste assimilato e nel loro nome vituperato. La sua teoria, da critica quale era, fu utilizzata a mo’ di esegesi di versetti biblici. Nacquero così i più impensabili paradossi. Contrario a «prescrivere ricette […] per l’osteria dell’avvenire» [11], fu trasformato, invece, nel padre illegittimo di un nuovo sistema sociale. Critico rigorosissimo e mai pago di punti d’approdo, divenne la fonte del più ostinato dottrinarismo. Strenuo sostenitore della concezione materialistica della storia, è stato sottratto al suo contesto storico più d’ogni altro autore. Certo «che l’emancipazione della classe operaia deve essere opera dei lavoratori stessi» [12], venne ingabbiato, al contrario, in una ideologia che vide prevalere il primato delle avanguardie politiche e del partito nel ruolo di propulsori della coscienza di classe e di guida della rivoluzione. Propugnatore dell’idea che la condizione fondamentale per la maturazione delle capacità umane fosse la riduzione della giornata lavorativa, fu assimilato al credo produttivistico dello stakhanovismo. Convinto assertore dell’abolizione dello Stato, si ritrovò ad esserne identificato come suo baluardo. Interessato come pochi altri pensatori al libero sviluppo delle individualità degli uomini, affermando, contro il diritto borghese che cela le disparità sociali dietro una mera uguaglianza legale, che «il diritto, invece di essere uguale, dovrebbe essere diseguale» [13] , è stato accomunato a una concezione che ha neutralizzato la ricchezza della dimensione collettiva nell’indistinto dell’omologazione.

L’incompiutezza originaria del grande lavoro critico di Marx soggiacque alle spinte della sistematizzazione degli epigoni che produssero, inesorabilmente, lo snaturamento del suo pensiero.

II. Vicissitudini della pubblicazione delle opere di Marx ed Engels
«Gli scritti di Marx ed Engels […] furon essi mai letti per intero da nessuno, il quale si trovasse fuori dalla schiera dei prossimi amici ed adepti […] degli autori stessi?» Così Antonio Labriola andava interrogandosi, nel 1897, su quanto fosse sino ad allora conosciuto delle loro opere. Le sue conclusioni furono inequivocabili: «il leggere tutti gli scritti dei fondatori del socialismo scientifico è parso fino ad ora come un privilegio da iniziati»; il «materialismo storico» si era propagato «attraverso una infinità di equivoci, di malintesi, di alterazioni grottesche, di strani travestimenti e di gratuite invenzioni» [14] . In effetti, come poi dimostrato dalla successiva ricerca storiografica, la convinzione che Marx ed Engels fossero stati veramente letti è stata il frutto di una mito agiografico. Al contrario, molti dei loro testi erano rari o irreperibili anche in lingua originale e, dunque, l’invito dello studioso italiano: dare vita ad «una edizione completa e critica di tutti gli scritti di Marx ed Engels», indicava un’ineludibile necessità. Per Labriola, non bisognava né compilare antologie, né redigere un «testamentum juxta canonem receptum», bensì «tutta la operosità scientifica e politica, tutta la produzione letteraria, sia pur essa occasionale, dei due fondatori del socialismo critico, deve essere messa alla portata dei lettori […] perché essi parlino direttamente a chiunque abbia voglia di leggerli» [15] . Oltre un secolo dopo il suo auspicio, questo progetto non è stato ancora realizzato.

Naturale esecutore della realizzazione dell’opera omnia non avrebbe potuto essere che il Partito socialdemocratico tedesco, detentore del lascito letterario e delle maggiori competenze linguistiche e teoriche. Tuttavia, i conflitti politici in seno alla socialdemocrazia non solo impedirono la pubblicazione dell’imponente e rilevante massa dei lavori inediti di Marx, ma produssero anche la dispersione dei suoi manoscritti, compromettendo ogni ipotesi di edizione sistematica [16] . Incredibilmente il partito tedesco non ne curò alcuna, trattando l’eredità letteraria di Marx ed Engels con la massima negligenza. Nessuno tra i suoi teorici si occupò di stilare un elenco del lascito intellettuale dei due fondatori. Né, tanto meno, vi fu chi si dedicò a raccogliere la corrispondenza, voluminosissima ma estremamente disseminata, pur essendo molto utile come fonte di chiarimento, quando non addirittura continuazione, dei loro scritti.

La prima pubblicazione delle opere complete, la Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA), prese avvio solamente negli anni Venti, per iniziativa di David Rjazanov, direttore dell’Istituto Marx-Engels di Mosca. Anche questa impresa, però, naufragò a causa delle tempestose vicende del movimento operaio internazionale, che troppo spesso ostacolarono, anziché favorire, l’edizione dei loro testi. Le epurazioni dello stalinismo in Unione Sovietica, che s’abbatterono anche sugli studiosi che guidavano il progetto, e l’avvento del nazismo in Germania, portarono alla precoce interruzione dell’edizione, vanificando anche questo tentativo. Si produsse così la contraddizione della nascita di un’ideologia inflessibile che s’ispirava a un autore la cui opera era in parte ancora inesplorata. L’affermazione del marxismo e la sua cristallizzazione in corpus dogmatico precedettero la conoscenza di testi, la cui lettura era indispensabile per comprendere la formazione e l’evoluzione del pensiero di Marx. I principali lavori giovanili, infatti, furono dati alle stampe solo con la MEGA – [Dalla critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico] nel 1927, i [Manoscritti economico-filosofici del 1844] e [L’ideologia tedesca] nel 1932 – e, come già avvenuto con il secondo e il terzo libro de Il capitale, in edizioni nei quali essi apparivano come opere compiute, scelta mostratasi poi foriera di molti malintesi interpretativi. Ancora successivamente, in tirature che riuscirono ad assicurare soltanto una scarsissima diffusione, furono pubblicati alcuni importanti lavori preparatori deIl capitale: nel 1933 il [Capitolo VI inedito] e tra il 1939 e il 1941 i [Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica], meglio noti come [Grundrisse] [17]. Questi inediti, inoltre, come gli altri che seguirono, quando non celati nel timore che potessero erodere il cànone ideologico dominante, furono accompagnati da un’interpretazione funzionale alle esigenze politiche che, nella migliore delle ipotesi, apportava scontati aggiustamenti a quella già predeterminata e che mai si tradusse in una seria ridiscussione complessiva dell’opera marxiana.

Sempre in Unione Sovietica, dal 1928 al 1947, fu completata la prima edizione in russo: la Socinenija [Opere complete]. Ad onta del nome, essa riproduceva solo un numero parziale di scritti, ma, con i suoi 28 volumi (in 33 tomi), costituì per l’epoca la raccolta quantitativamente più consistente dei due autori. La seconda Socinenija, invece, apparve tra il 1955 e il 1966 in 39 volumi (42 tomi). Dal 1956 al 1968 nella Repubblica Democratica Tedesca, per iniziativa del Comitato Centrale della SED, furono stampati i 41 volumi (in 43 tomi) delle Marx Engels Werke (MEW). Tale edizione, però, tutt’altro che completa [18] , era appesantita dalle introduzioni e dalle note che, concepite sul modello dell’edizione sovietica, ne orientavano la lettura secondo la concezione del marxismo-leninismo.

Il progetto di una “seconda” MEGA, che si prefiggeva di riprodurre in maniera fedele e con un ampio apparato critico tutti gli scritti dei due pensatori, rinacque durante gli anni Sessanta. Tuttavia, le pubblicazioni, avviate nel 1975, furono anch’esse interrotte, stavolta in seguito agli avvenimenti del 1989. Nel 1990, con lo scopo di continuare questa edizione, l’Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam e la Karl-Marx-Haus di Treviri costituirono la Internationale Marx-Engels-Stiftung. Dopo un’impegnativa fase di riorganizzazione, nella corso della quale sono stati approntati nuovi principi editoriali e la casa editrice Akademie Verlag è subentrata alla Dietz Verlag, dal 1998 è ripresa la pubblicazione della Marx-Engels-Gesamtausgabe, la cosiddetta MEGA².

III. Recenti acquisizioni filologiche della MEGA²
Contrariamente alle previsioni che ne avevano decretato in maniera definitiva l’oblio, Karl Marx è ritornato, durante gli ultimi anni, all’attenzione degli studiosi internazionali. Il valore del pensiero viene riproposto da più parti e sugli scaffali delle biblioteche di Europa, Stati Uniti e Giappone, i suoi scritti sono rispolverati sempre più frequentemente. Uno degli esempi più significativi di questa riscoperta è costituito proprio dal proseguimento della MEGA². Il progetto complessivo, al quale partecipano studiosi delle più svariate competenze disciplinari e che operano in numerosi paesi, si articola in quattro sezioni: la prima comprende tutte le opere, gli articoli e le bozze escluso Il capitale; la seconda Il capitale e tutti i suoi lavori preparatori a partire dal 1857; la terza l’epistolario; la quarta gli estratti, le annotazioni e i marginalia. Fino ad oggi, dei 114 volumi previsti ne sono stati pubblicati 55 (15 dalla ripresa del 1998) [19] , ognuno dei quali consta di due tomi: il testo più l’apparato critico, che contiene gli indici e molte notizie aggiuntive [20] . Questa impresa riveste grande importanza, se si considera che una parte dei manoscritti di Marx, delle lettere a lui indirizzate e dell’immensa mole di estratti e annotazioni, che egli era solito compilare dai testi che leggeva, è stata pubblicata dopo il 1998 o è tuttora inedita.

Le acquisizioni editoriali della MEGA² hanno prodotto risultati di rilievo in ognuna delle quattro sezioni. Nella prima, Werke, Artikel und Entwürfe [Opere, articoli, bozze], le ricerche sono riprese con la pubblicazione di due nuovi volumi e uno di questi – Karl Marx-Friedrich Engels, Werke, Artikel, Entwürfe. Januar bis Dezember 1855 [21] – comprende circa duecento articoli e bozze, redatti dai due autori nel 1855 per il New-York Tribune e la Neue Oder-Zeitung di Breslau. Accanto all’insieme degli scritti più noti, inerenti la politica e la diplomazia europea, le riflessioni sulla congiuntura economica internazionale e la guerra di Crimea, gli studi condotti hanno reso possibile aggiungere altri ventuno testi, a loro precedentemente non attribuiti perché pubblicati in anonimato sul quotidiano americano. Il secondo, Friedrich Engels, Werke, Artikel, Entwürfe. Oktober 1886 bis Februar 1891 [22] , invece, presenta parte dei lavori dell’ultimo Engels. Nel volume si alternano progetti e appunti, tra i quali il manoscritto Rolle der Gewalt in der Geschichte, privato degli interventi di Bernstein che ne aveva curato la prima edizione; indirizzi alle organizzazioni del movimento operaio; prefazioni alle ristampe di scritti già pubblicati ed articoli.

Di notevole interesse, inoltre, il primo numero del Marx-Engels-Jahrbuch [Annali Marx Engels], la nuova serie edita dall’IMES, interamente dedicato a [L’ideologia tedesca] [23]. Questo libro, anticipazione del volume I/5 della MEGA², include le pagine che corrispondono ai manoscritti I. Feuerbach e II. Sankt Bruno. I sette manoscritti sopravvissuti alla «critica roditrice dei topi» [24] sono raccolti come testi indipendenti e ordinati cronologicamente. Da questa edizione si evince, con chiarezza, il carattere non unitario dello scritto. Nuove e definitive basi, dunque, vengono fornite all’indagine scientifica per risalire, con attendibilità, all’elaborazione teorica di Marx. [L’ideologia tedesca], considerata finanche come l’esposizione esaustiva della concezione materialistica di Marx, è restituita nella sua originaria frammentarietà [25].

Le ricerche della seconda sezione della MEGA², “Das Kapital” und Vorarbeiten [Il capitale e i suoi lavori preparatori], si sono soffermate, negli ultimi anni, sul secondo e terzo libro de Il capitale. Il volume Karl Marx, Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie. Zweites Buch. Redaktionsmanuskript von Friedrich Engels 1884/1885 [26], comprende il testo del secondo libro, scritto da Engels sulla base di sette manoscritti di diversa entità, redatti da Marx tra il 1865 e il 1881. Engels, infatti, in presenza di diverse stesure del secondo libro, non aveva ricevuto da Marx alcuna indicazione, alla quale riferirsi, per selezionare la versione da pubblicare e dovette così operare delle difficili scelte editoriali. Le più recenti acquisizioni filologiche valutano che gli interventi eseguiti da Engels su questi manoscritti ammontano a circa cinquemila: una quantità di gran lunga superiore a quella sino a oggi presunta.

L’uscita del terzo libro de Il capitale, Karl Marx, Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie. Dritter Band [27], l’unico cui Marx non riuscì, neanche approssimativamente, a dare una forma definitiva, rimanda a vicende editoriali ancora più complesse. Nella sua prefazione, Engels sottolineò come di questo testo esisteva solo un primo abbozzo, per di più estremamente lacunoso. Normalmente la parte iniziale di ogni singola sezione era elaborata con una certa cura e rifinita anche stilisticamente. Però quanto più si procedeva, tanto più la stesura diventava lacunosa e frammentaria, tanto più conteneva digressioni su questioni collaterali emerse nel corso dell’indagine, per le quali la sistemazione definitiva veniva rimessa a un successivo riordinamento della materia [28].

Così, l’intensa attività redazionale di Engels, nella quale egli profuse le migliori energie nel lungo arco di tempo compreso tra il 1885 e il 1894, produsse il passaggio da un testo molto provvisorio, composto di «pensieri scritti in statu nascendi» [29] e appunti preliminari, a un altro unitario, dal quale si originò la parvenza di una teoria economica sistematica e conclusa.

Ciò traspare, con evidenza, dal volume Karl Marx-Friedrich Engels, Manuskripte und redaktionelle Texte zum dritten Buch des „Kapitals“ [30]. Esso contiene, infatti, gli ultimi sei manoscritti di Marx relativi al terzo libro de Il capitale stesi tra il 1871 e il 1882, il più importante dei quali è il voluminoso Il rapporto tra saggio del plusvalore e saggio del profitto sviluppato matematicamente del 1875. A ulteriore conferma del pregio di questo libro, si sottolinea che 45 dei 51 testi presentati vengono dati alle stampe per la prima volta. Il completamento della seconda sezione, ormai prossimo, consentirà finalmente la valutazione critica certa sullo stato degli originali lasciati da Marx e sul valore e sui limiti del lavoro svolto da Engels in qualità di editore.

La terza sezione della MEGA², Briefwechsel [Carteggio], comprende il carteggio intrattenuto tra Marx ed Engels nel corso delle loro vite, nonché quello intercorso tra loro e i tantissimi corrispondenti con i quali furono in contatto. Il numero complessivo delle lettere di questo epistolario è enorme. Ne sono state ritrovate, infatti, oltre 4.000 scritte da Marx ed Engels, di cui 2.500 sono quelle che essi si sono scambiati direttamente, e 10.000 indirizzate loro da terzi, gran parte delle quali inedite prima della MEGA². Altre 6.000, inoltre, pur non essendo state tramandate, hanno lasciato testimonianza certa della loro esistenza. Ben quattro sono i nuovi volumi editi, che permettono ora di rileggere importanti fasi della biografia intellettuale di Marx, anche attraverso le missive di coloro con i quali fu in contatto.

Le lettere raccolte in Karl Marx-Friedrich Engels, Briefwechsel Januar 1858 bis August 1859 [31] hanno come sfondo la recessione economica del 1857. Essa riaccese in Marx la speranza di una ripresa del movimento rivoluzionario, dopo il decennio di riflusso apertosi con la sconfitta del 1848: «la crisi ha scavato come una valente vecchia talpa» [32]. Questa aspettativa lo pervase di una rinnovata produttività intellettuale e lo spinse a delineare i lineamenti fondamentali della sua teoria economica «prima del diluvio» [33], tanto sperato, ma ancora una volta irrealizzato. Proprio in questo periodo, Marx stese gli ultimi quaderni dei suoi [Grundrisse] e decise di pubblicare la sua opera in fascicoli, il primo dei quali, edito nel giugno del 1859, s’intitolò Per la critica dell’economia politica [34].

I volumi Karl Marx-Friedrich Engels, Briefwechsel September 1859 bis Mai 1860 [35] e Karl Marx-Friedrich Engels, Briefwechsel Juni 1860 bis Dezember 1861 [36] contengono la corrispondenza relativa alle tortuose vicende della pubblicazione de Il signor Vogt e all’acceso scontro che vi fu tra questi e Marx. Nel 1859, infatti, Carl Vogt lo accusò di essere l’ispiratore di un complotto nei suoi confronti, nonché il capo di una banda che viveva ricattando coloro che avevano partecipato ai moti rivoluzionari del 1848. Così, per salvaguardare la propria reputazione, Marx si sentì obbligato a difendersi. Il risultato fu un opuscolo polemico di ben duecento pagine: Il signor Vogt. La confutazione delle accuse ricevute tenne impegnato Marx per un anno intero e lo costrinse a tralasciare del tutto i suoi studi economici.

Tema principale di Karl Marx-Friedrich Engels, Briefwechsel Oktober 1864 bis Dezember 1865 [37] è l’attività politica di Marx in seno alla Associazione internazionale dei lavoratori, costituitasi a Londra il 28 settembre del 1864. Le lettere documentano l’operato di Marx nel periodo iniziale della vita dell’organizzazione, durante il quale acquisì rapidamente il ruolo di maggior prestigio, e il suo tentativo di tenere insieme l’impegno pubblico, che lo vedeva dopo sedici anni nuovamente in prima linea, con il lavoro scientifico.

Le novità dell’edizione storico-critica sono riscontrabili anche nella quarta sezione, Exzerpte, Notizen, Marginalien [Estratti, notizie, marginalia], relativa a quei numerosi compendi e appunti di studio di Marx, che costituiscono una significativa testimonianza del suo lavoro ciclopico. Fin dal periodo universitario, infatti, egli aveva assunto l’abitudine, mantenuta per tutta la vita, di compilare quaderni di estratti dai libri che leggeva, intervallandoli, spesso, con le riflessioni che essi gli suggerivano. Il lascito letterario di Marx contiene circa duecento quaderni e taccuini di riassunti, essenziali per la conoscenza e la comprensione della genesi della sua teoria e delle parti di essa che non ebbe modo di sviluppare quanto avrebbe voluto. Gli estratti conservati, che coprono il lungo arco di tempo dal 1838 fino al 1882, sono scritti in 8 lingue – tedesco, greco antico, latino, francese, inglese, italiano, spagnolo e russo – e ineriscono alle più svariate discipline. Essi furono desunti da testi di filosofia, arte, religione, politica, diritto, letteratura, storia, economia politica, relazioni internazionali, tecnica, matematica, fisiologia, geologia, mineralogia, agronomia, etnologia, chimica e fisica; oltre che da articoli di quotidiani e riviste, resoconti parlamentari, statistiche, rapporti e pubblicazioni di uffici governativi – è il caso dei famosi Blue books, in particolare i Reports of the inspectors of factories, le cui indagini furono di grande importanza per i suoi studi. Questa sterminata miniera di sapere, in larga parte ancora inedita, fu il cantiere della teoria critica di Marx e la quarta sezione della MEGA², concepita in trentadue volumi, ne permette, per la prima volta, l’accesso.

I volumi dati alle stampe di recente sono quattro. Il libro Karl Marx, Exzerpte und Notizen Sommer 1844 bis Anfang 1847 [38] comprende otto quaderni di estratti, redatti da Marx tra l’estate del 1844 e il dicembre 1845. I primi due risalgono al periodo parigino e sono di poco successivi ai [Manoscritti economico-filosofici del 1844], gli altri sei furono scritti l’anno seguente a Bruxelles, dove egli riparò dopo essere stato espulso da Parigi, e in Inghilterra, dove soggiornò in luglio e agosto. In questi quaderni sono raccolte le tracce dell’incontro di Marx con l’economia politica e del processo di formazione delle sue primissime elaborazioni di teoria economica. L’insieme di queste note, con la ricostruzione storica della loro maturazione, mostra l’itinerario e la complessità del suo pensiero critico, durante questo intensissimo periodo di lavoro [39].

Il libro Karl Marx-Friedrich Engels, Exzerpte und Notizen September 1853 bis Januar 1855 [40] contiene nove voluminosi quaderni di estratti, redatti da Marx essenzialmente durante il 1854. Essi furono scritti nello stesso periodo in cui egli pubblicò importanti gruppi di articoli sul New-York Tribune: quelli su Lord Palmerston tra l’ottobre e il dicembre del 1853 e le riflessioni su La Spagna rivoluzionaria tra il luglio e il dicembre del 1854. Quattro di questi quaderni raccolgono annotazioni sulla storia della diplomazia tratte, principalmente, dai testi degli storici Famin e Francis, del giurista e diplomatico tedesco von Martens, del politico tory Urquhart, così come dalle Correspondence relative to the affairs of the Levant e dai Hansard’s parliamentary debates. Gli altri cinque sono, invece, esclusivamente dedicati alla Spagna. Tutte queste note sono di grande rilevanza perché palesano le fonti cui attinse Marx e permettono di comprendere il modo in cui egli utilizzasse queste letture per la stesura dei suoi articoli.

Il grande interesse di Marx per le scienze naturali, quasi del tutto sconosciuto, traspare dal volume Karl Marx-Friedrich Engels, Naturwissenschaftliche Exzerpte und Notizen. Mitte 1877 bis Anfang 1883 [41]. In esso sono pubblicati gli appunti di chimica organica e inorganica, del periodo 1877-83, che consentono di scoprire un ulteriore aspetto della sua opera. Ciò è tanto più importante perché queste ricerche contribuiscono a sfatare la falsa leggenda, dipinta da gran parte dei suoi biografi, che lo raffigura come un autore che, durante l’ultimo decennio di vita, rinunciò a proseguire i propri studi e avesse del tutto appagato la sua curiosità intellettuale.

Se i manoscritti di Marx hanno conosciuto, prima di vedere la luce, le più diverse vicissitudini, sorte ancora peggiore è toccata ai libri appartenuti a lui ed Engels. Dopo la morte di quest’ultimo, le due biblioteche, contenenti i volumi da loro posseduti recanti gli interessanti marginalia e sottolineature, furono ignorate, in parte disperse e, solo in seguito, faticosamente ricostruite e catalogate. Il testo Karl Marx-Friedrich Engels, Die Bibliotheken von Karl Marx und Friedrich Engels [42] è, infatti, il frutto di settantacinque anni di ricerche. Esso consiste in un indice di 1450 libri, in 2100 tomi – ovvero i due terzi di quelli appartenuti a Marx ed Engels –, che include la segnalazione di tutte le pagine di ciascun volume su cui risultano essere state fatte delle annotazioni. Si tratta di una pubblicazione anticipata, che verrà integrata, quando la MEGA² sarà completata, dall’indice dei libri oggi mancanti (il numero totale di quelli ritrovati è di 2100 in 3200 tomi), con le indicazioni dei marginalia, compresi in 40.000 pagine da 830 testi, e la pubblicazione dei commenti alle letture annotati ai margini dei volumi. Venire a conoscenza delle sue letture – va comunque ricordato che la sua biblioteca restituisce solo uno spaccato parziale di quell’infaticabile lavoro che egli condusse per decenni al British Museum di Londra –, così come dei suoi commenti in proposito, costituisce un prezioso contributo alla ricostruzione delle sue ricerche e serve a smentire la fallace interpretazione agiografica marxista-leninista, che ne ha spesso rappresentato il pensiero come il frutto di un’improvvisa fulminazione e non come, quale fu in realtà, un’elaborazione piena di elementi teorici derivati da predecessori e contemporanei.

Resta infine da chiedersi: quale Marx emerge dalla nuova edizione storico-critica? Decisamente un Marx diverso da quello rappresentato, per lungo tempo, da molti seguaci e avversari. Il tortuoso processo della diffusione degli scritti e l’assenza di una loro edizione integrale, insieme con la primaria incompiutezza, il lavoro scellerato di molti epigoni e, soprattutto, le letture tendenziose e le più numerose non letture, sono le cause principali di un grande paradosso: Karl Marx è un autore misconosciuto, vittima di numerose incomprensioni [43]. Al profilo granitico della statua che, in tante piazze dei regimi illibertari dell’est europeo, lo raffigurava ad indicare l’avvenire con certezza dogmatica, si sostituisce, oggi, quello di un autore che ha lasciato incompleti gran parte dei suoi scritti per dedicarsi, fino alla morte, ad ulteriori studi che verificassero la validità delle proprie tesi.

Dalla riscoperta della sua opera, riemerge la ricchezza di un pensiero, problematico e polimorfo, e l’orizzonte lungo il quale la ricerca su Marx ha ancora tanti sentieri da percorrere.

[1] Karl Kautsky, Mein Erster Aufenthalt in London, in Benedikt Kautsky (a cura di), Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky, Danubia Verlag, Wien 1955, p. 32.

[2] Cfr. Maximilien Rubel, Marx critico del marxismo, Cappelli, Bologna 1981, p. 109.

[3] Friedrich Engels, Prefazione a Karl Marx, Il capitale. Libro secondo, Editori Riuniti, Roma 1965, p. 9.

[4] Friedrich Engels, Anti-Dühring, in Opere, vol. XXV, Editori Riuniti, Roma 1968, p. 6.

[5] Cfr. Franco Andreucci, La diffusione e la volgarizzazione del marxismo, in Aa. Vv., Storia del marxismo, vol. II, Einaudi, Torino 1979, p. 15.

[6] Nikolaj I. Bucharin, Teoria del materialismo storico, La Nuova Italia, Firenze 1977, p. 16.

[7] Ivi , p. 252.

[8] Antonio Gramsci, Quaderni del carcere (a cura di Valentino Gerratana), Einaudi, Torino 1975, p. 1403.

[9] Ivi , p. 1428.

[10] Josef Stalin, Del materialismo dialettico e del materialismo storico, Edizioni Movimento Studentesco, Milano 1973, p. 919.

[11] Karl Marx, Poscritto alla seconda edizione de Il capitale. Libro primo, Editori Riuniti, Roma 1964, p. 42.

[12] Karl Marx, Statuti provvisori dell’Associazione internazionale degli operai, in Opere, vol. XX, Editori Riuniti, Roma 1987, p. 14.

[13] Karl Marx, Critica al programma di Gotha, Editori Riuniti, Roma 1990, p. 17.

[14] Antonio Labriola, Discorrendo di socialismo e filosofia. Scritti filosofici e politici (a cura di Franco Sbarberi), Einaudi, Torino 1973, pp. 667-9.

[15] Antonio Labriola, op. cit., p. 672.

[16] Cfr. Maximilien Rubel, Bibliographie des œuvres de Karl Marx, Rivière, Paris, 1956, p. 27.

[17] In proposito cfr. Marcello Musto, Diffusione e recezione dei Grundrisse nel mondo. Un contributo alla storia dei marxismi, in Il pensiero politico, n. 2 (2008), pp. 228-236 e Marcello Musto (a cura di), Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the Critique of Political Economy 150 Years Later, Routledge, London/New York, 2008.

[18] Le pubblicazioni non compresero, ad esempio, né i [Manoscritti economico-filosofici del 1844] né i [Grundrisse], testi che furono aggiunti solo in seguito. Ciò nonostante, la MEW costituì la base di numerose edizioni analoghe in altre lingue, tra cui anche le Opere italiane, apparse in 32 volumi tra il 1972 e il 1990.

[19] Per una rassegna più completa di questi volumi si rimanda a Marcello Musto, La riscoperta di Karl Marx, in Il pensiero Politico, anno 2008, n. 1, pp. 44-66. Inoltre non sono qui recensiti gli ultimi due volumi dati alle stampe: Karl Marx, Manuskripte zum zweiten Buch des “Kapitals” 1868 bis 1881, MEGA² II/11, a cura di Teinosuke Otani, Ljudmila Vasina, Carl-Erich Vollgraf, Akademie, Berlin 2008; e Karl Marx, Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie. Dritter Band MEGA² I/14, a cura di Izumi Omura, Keizo Hayasaka, Rolf Hecker, Akira Miyakawa, Kenji Mori, Sadao Ohno, Regina Roth, Shinya Shibata e Ryojiro Yatuyanagi, Akademie, Berlin 2008. L’interesse di quest’ultimo tomo è comunque molto ridotto, poichè consiste nella semplice ristampa dell’edizione del 1885 del secondo libro de Il capitale.

[20] Cfr. Marcello Musto (a cura di), Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia, Manifestolibri, Roma 2005, pp. 31-96.

[21] MEGA² I/14, a cura di Hans-Jürgen Bochinski e Martin Hundt, Akademie Verlag, Berlin 2001.

[22] MEGA² I/31, a cura di Renate Merkel-Melis, Akademie Verlag, Berlin 2002.

[23] Karl Marx, Friedrich Engels, Joseph Weydemeyer,Die deutsche Ideologie. Artikel, Druckvorlagen, Entwürfe, Reinschriftenfragmente und Notizen zu “I. Feuerbach” und “II. Sankt Bruno”, in Marx-Engels-Jahrbuch vol. 2003.

[24] Karl Marx, Per la critica dell’economia politica, Editori Riuniti, Roma 1957, p. 6.

[25] In proposito cfr. Marcello Musto, Vicissitudini e nuovi studi de ‘L’ideologia tedesca’, in «Critica Marxista», 2004 n. 6, pp. 45-49.

[26] MEGA² II/12, a cura di Izumi Omura, Keizo Hayasaka, Rolf Hecker, Akira Miyakawa, Sadao Ohno, Shinya Shibata e Ryojiro Yatuyanagi, Akademie, Berlin 2005.

[27] MEGA² II/15, a cura di Regina Roth, Eike Kopf e Carl-Erich Vollgraf, Akademie, Berlin 2004.

[28] Friedrich Engels, Vorwort a Karl Marx, Das Kapital, Dritter Band, MEGA² II/15, op. Cit. , p. 6.

[29] Ivi , p. 7.

[30] MEGA² II/14, a cura di Carl-Erich Vollgraf e Regina Roth, Akademie, Berlin 2003.

[31] MEGA² III/9, a cura di Vera Morozova, Marina Uzar, Elena Vashchenko e Jürgen Rojahn, Akademie, Berlin 2003.

[32] Ivi , Karl Marx a Friedrich Engels, 22 febbraio 1858, Ivi, p. 75.

[33] Karl Marx a Friedrich Engels, 8 dicembre 1857, MEGA² III/8, Dietz, Berlin 1990, p. 210.

[34] Durante la stesura dei Grundrisse Marx redasse anche tre quaderni di estratti, denominati [I quaderni della crisi], relativi alla crisi finanziaria del 1857. In questi taccuini egli raccolse una grande quantità di notizie, desunte da svariati quotidiani, sui principali avvenimenti della crisi, sulle variazioni delle quotazioni in borsa, sui mutamenti intervenuti negli scambi commerciali e sui più grandi fallimenti verificatisi in Europa, negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Questi quaderni – ancora inediti – forniscono nuova luce sulla genesi dei Grundrisse. L’immagine convenzionale di un Marx che studia la Logica di Hegel per trovarne ispirazione durante la stesura dei suoi manoscritti del 1857-58 appare profondamente mutata. A quel tempo, infatti, egli era molto più preoccupato degli eventi empirici legati a quella grande crisi che aveva per lungo tempo auspicato e previsto.

[35] MEGA² III/10, a cura di Galina Golovina, Tat’jana Gioeva, Jurij Vasin e Rolf Dlubek, Akademie, Berlin 2000.

[36] MEGA² III/11, a cura di Rolf Dlubek und Vera Morozova, Akademie, Berlin 2005.

[37] MEGA² III/13, a cura di Svetlana Gavril’chenko, Inna Osobova, Ol’ga Koroleva e Rolf Dlubek, Akademie, Berlin 2002.

[38] MEGA² IV/3, a cura di Georgij Bagaturija, Lev Churbanov, Ol’ga Koroleva e Ljudmila Vasina, Akademie, Berlin 1998.

[39] Cfr. Marcello Musto, Marx a Parigi: la critica del 1844, in Marcello Musto (a cura di), op. cit., pp. 161-178.

[40] MEGA² IV/12, a cura di Manfred Neuhaus e Claudia Reichel, Akademie, Berlin 2007.

[41] MEGA² IV/31, a cura di Anneliese Griese, Friederun Fessen, Peter Jäckel und Gerd Pawelzig, Akademie, Berlin 1999.

[42] MEGA² IV/32, a cura di Hans-Peter Harstick, Richard Sperl und Hanno Strauß, Akademie, Berlin 1999.

[43] Accanto al misconoscimento marxista, che si è voluto sin qui tratteggiare, andrebbe considerato anche quello anti-marxista di parte liberale e conservatrice, altrettanto profondo perché carico di prevenuta ostilità.

Published in:

Anna Di Bello (Ed.), Marx e Gramsci: filologia, filosofia e politica allo specchio

Publisher:

Liguori

Pub Info:

2011, pp. 15-28

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