Marx, il più eminente teorico della globalizzazione

With Terrell Carver

Professore di Teoria politica all’università di Bristol, Terrell Carver è autore di numerose opere su Marx (tra queste The Postmodern Marx, Manchester University Press 1998). Recentemente Marx è ritornato all’attenzione di studiosi, giornalisti e analisti economici internazionali. Contrariamente a quanto sostenuto da chi ne aveva decretato l’oblio dopo il 1989, il suo pensiero viene ritenuto ancora indispensabile per comprendere la società capitalistica e, in molti paesi europei, tornano a essere pubblicate nuove interpretazioni della sua opera e ristampe dei suoi scritti.

Cosa è accaduto in proposito nel mondo anglosassone negli ultimi vent’anni?
Le esperienze di Stati Uniti e Gran Bretagna sono state differenti e non solo per ragioni politiche. In America le scienze sociali sono dominate da metodologie empiriche e positiviste che danno una definizione di sé in opposizione alle filosofie “continentali”. Secondo queste prospettive, Marx va respinto (il che è molto facile per ragioni politiche) o parzialmente riscritto per essere adattato ai presupposti dominanti. Infatti, se il marxismo analitico (in voga negli anni Ottanta) ha avuto prestigiosi aderenti tra le proprie fila, il suo punto di forza era, però, sempre quello di adattare Marx ai discorsi scientifici “moderni” (leggi statunitensi), ovvero a ipotesi accertabili e “spiegazioni rigorose”. Al contrario, l’approccio scientifico più esplorativo di Marx – che favorisce l’eclettismo tra le discipline e la politicizzazione dei problemi e delle soluzioni – è stato continuamente promosso in Gran Bretagna, specialmente negli studi storici e in quelli di teoria politica e ha favorito il dibattito con quanti, negli Stati Uniti, seguivano degli “approcci continentali”, in particolare quello post-strutturalista. La fine del marxismo analitico negli anni Novanta ha prodotto una caduta d’interesse nei confronti di Marx, la cui concezione materialistica della storia era stata definita errata in base a criteri empirici. Tuttavia, negli ultimi anni, la produzione di studi su Marx è considerevolmente aumentata e, specialmente in Gran Bretagna, nuovi interpreti della sua opera stanno rinvigorendo quella tradizione di studi testuali percorsa, dagli anni Sessanta, da autori quali Isaiah Berlin, Shlomo Avineri e David McLellan.

Molti suoi libri su Marx sono tradotti in Giappone, Cina e Korea. Lei è invitato spesso a tenere delle conferenze nelle università di questi paesi. Quali sono le letture di Marx lì prevalenti?
Gli scritti di Marx saranno sempre parte della tradizione politica dei paesi “in cui prevale il modo di produzione capitalistico” (per citare Il Capitale), o di quelli che stanno per entrare nel mercato mondiale e nelle relazioni sociali e tecnologiche attraverso cui esso opera. Il modo in cui Marx è letto in Asia orientale non differisce particolarmente da come è letto altrove. Ciò che è mutato è l’istituzionalizzazione dei partiti politici marxisti e le differenze ideologiche che questo processo ha favorito. Dal punto di vista scientifico, ciò che è differente oggi in Asia orientale è la consapevolezza generale del valore degli scritti su Marx degli studiosi europei e la volontà di recepire, attraverso un considerevole lavoro di traduzione e studio, questi testi. Allo stesso modo, c’è grande interesse verso la pubblicazione dell’edizione completa delle opere di Marx ed Engels (la Mega2) e voglia di contribuire a questa impresa (in Giappone) o di tradurla (in Cina). Purtroppo, nonostante vi siano diversi interpreti dell’opera di Marx in Asia orientale, che sono letti e tradotti in giapponese e cinese, gli studiosi “occidentali” non hanno ancora dimostrato di avere interesse o curiosità circa i contributi allo studio di Marx o al marxismo che provengono dagli autori di questa regione. Infatti, i libri pubblicati in lingue europee sul mar-xismo “orientale” sono piuttosto pochi e in genere vengono trattati con disattenzione o sufficienza.

I “Grundrisse” continuano a destare interesse. Qual è la ragione del persistente fascino di questi manoscritti?
I Grundrisse contengono la più intensa analisi storica mai realizzata da Marx e hanno rappresentato il suo manoscritto incompleto più interessante dalla pubblicazione dei Manoscritti economi- co-fdosqfici del 1844. Se, nel mondo anglosassone, questi ultimi iniziarono ad attirare l’attenzione di interpreti e lettori sin dagli anni Cinquanta, i Grun- drisse apparvero solo nel 1973 e furono un testo molto difficile da comprendere. L’opera “economica” di Marx (in realtà una “critica delle categorie economiche”) ha sofferto, nel contesto anglosassone, di letture convenzionali o molto elementari e di un rifiuto quasi totale da parte degli economisti “moderni”, le cui metodologie escludevano il tipo di discussione che inte-ressava Marx. Gli storici e i filosofi, invece, si sono sentiti non a loro agio – o non qualificati – per le discussioni di economia politica e hanno per lungo tempo considerato Il capitale come una sfida troppo ardua. In questo contesto, i Grundrisse hanno rappresentato una via più accessibile al capolavoro di Marx, ma credo che molti studiosi siano rimasti innamorati delle scorciatoie o dei rebus di questi manoscritti e non si siano poi dedicati alle successive e più rigorose elaborazioni contenute nel libro primo de Il capitale.

Perché è importante leggere Marx oggi?
Marx è il più eminente teorico del capitalismo globalizzato e, per avere un affresco in proposito, non c’è niente di meglio da fare che leggere il Manifesto del Partito Comunista. Io incoraggio i miei studenti a spogliarlo dal suo status dottrinale e leggerlo come ciò che fu: un pamphlet di 23 pagine pubblicato anonimo nel 1848. Esso mette i lettori esattamente davanti a ciò che è stato il mondo, a cosa è oggi e a dove sta andando. Inoltre, la fede nell’azione di massa e nell’identificazione di classe contenuta in questo scritto è eccezionale. Nel 1875, Marx decise di non ammodernare il Manifesto perché lo riteneva di “interesse storico”. Al contrario, a me oggi sembra quasi per niente datato nelle sue rappresentazioni della crescita capitalistica. Più che criticare Marx per alcune delle sue previsioni che si sono rilevate errate, ritengo sia oggi più interessante leggere scritti come il Manifesto, i Grundrisse e, naturalmente, Il capitale, come degli straordinari tentativi politici di comprendere il presente.
M. M.

Published in:

Liberazione

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12 July, 2008

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