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Musto, dall’Orientale al Canada: “Studio Marx e in Italia non torno: non ci sono le condizioni”

Mi è stato chiesto più volte, non tornerei a Napoli. Non ci sono le condizioni». Lo dice con chiarezza Marcello Musto, tra i maggiori studiosi di Marx, che nella sua città si è laureato prima di andare all’estero giovanissimo ricercatore.

Il professore di 49 anni, studi all’Orientale, insegna a Toronto e le sue opere sull’attualità del filosofo tedesco sono tradotte in 25 lingue. «Torno spesso in Italia. Ci sono università come Pisa con una interessante apertura internazionale, purtroppo Napoli non è tra queste», dice il professore napoletano, ospite ieri pomeriggio della fondazione Premio Napoli a Palazzo Reale.

E così nel giorno in cui dall’Unione europea parte un appello al rientro dei cervelli in fuga all’estero, Musto risponde alla richiesta di Macron e von der Leyen che da Parigi si rivolgono ai ricercatori: «Preferite l’Europa all’America di Trump».

Il professore non ha dubbi: «L’Europa è un sistema in caduta, non è paragonabile al Nord America». Ma ieri per due ore sono tre ex allievi dell’università L’Orientale a confrontarsi. Chiara Ghidini e Diego Lazzarich studiano a Napoli negli stessi anni di Musto, poi diventano entrambi professori dello steso ateneo in cui hanno mosso i primi passi.

È Alfredo Guardiano, magistrato e coordinatore del premio Napoli, a spiegare perché si è scelto Marx: «Lo si cita ancora spesso, vogliamo approfondire». Tocca a Lazzarich, professore di Storia delle Dottrine politiche, raccontare di Musto. «Marcello ha fatto un percorso che l’ha portato lontano dall’Italia, nel 2011 già è in Canada. Ha avuto molti riconoscimenti. È il più competente biografo di Marx», ricostruisce Lazzarich. Quello che racconta Musto è un Marx ecologista, difensore dei diritti di stranieri e donne, quando «parla della necessità di non discriminare sui salari», ricorda.

Ma soprattutto Marx è per Musto un pensatore che rivede i suoi studi, ricerca fino alla fine e pone temi tra le priorità dell’agenda politica internazionale attuale, come appunto la parità dei diritti per donne e stranieri. E poi c’è l’ecologia, «pensare di avere la proprietà della natura equivale per Marx a ritenere che un uomo possa essere proprietario di un altro. I parchi devono restare pubblici. Le domande che pone ci aiutano quindi a capire perché questo mondo continua ad andare così male». Insomma ne esce un filosofo poliedrico e tradito dall’immagine dogmatica sposata dal socialismo reale. «Marx non è la statua che voi siete abituati a credere. È stato isolato inizialmente dal movimento operaio e dal socialismo. Viveva in uno scenario complesso e frammentato, simile a quello nostro di oggi. Rivedeva sempre le sue idee, cercando di migliorarle». Molte le domande a Musto, in città per presentare il suo libro più recente, L’ultimo Marx 1881-1883 edito da Donzelli. Il professore napoletano gira il mondo per dimostrare quanto i suoi testi parlino alla contemporaneità. «L’ultimo Marx – ragiona Musto – lavora a cose nuove, di grande attualità politica. Si occupa di India più che di Parigi, guarda a quello che ci sta accadendo oggi».