Prosegue in questo modo l’impegno delle tre associazioni per fare conoscere criticamente il pensiero socialista, per scoprirne i caratteri ancora sconosciuti e per coglierne i limiti ma anche l’attualità.
Come scrisse nella “Postfazione” alla seconda edizione del Capitale, Marx cercò sempre di evitare di “scrivere ricette per le osterie dell’avvenire” e non compose mai un testo specificamente dedicato alle caratteristiche della società socialista. Tuttavia, i suoi manoscritti degli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento (in particolare i Grundrisse e le Teorie del plusvalore), così come il Capitale, Volume I, contengono numerosi accenni di quelli che egli considerava i tratti fondamentali della società post-capitalista. Attraverso la sua critica del capitalismo, Marx mise in luce alcune delle caratteristiche essenziali – economiche e sociali – di quella “società di produttori liberi” che, a suo avviso, avrebbe sostituito la realta’ borghese, fondata sul lavoro salariato e sulla proprietà privata dei mezzi di produzione. La conferenza presenterà questi preziosi frammenti marxiani, confrontandoli con le principali teorie degli altri socialismo dell’Ottocento.
Venerdì 24 ottobre Musto ha tenuto una conferenza a Sarzana sul tema “La Sinistra e la guerra. Storia di una relazione complessa”. Secondo lo studioso occorre tornare all’inizio del socialismo, quando – nel congresso del 1868 – i delegati della Prima Internazionale votarono una mozione che impegnava i lavoratori a perseguire “l’abolizione definitiva di ogni guerra”. Raramente le guerre – ha sostenuto – hanno avuto l’effetto democratizzante auspicato dai teorici del socialismo. Al contrario, esse si sono spesso rivelate come il modo peggiore per realizzare la rivoluzione: a causa del costo di vite umane, della distruzione delle forze produttive, dell’ideologia di violenza e del nazionalismo che trascinano con sé e accrescono il potere di istituzioni autoritarie. La guerra è il fallimento della politica: per questo la sinistra, se vuole tornare a dimostrare di essere capace di declinare la sua storia per i compiti dell’oggi, deve scrivere sulle proprie bandiere, in maniera indelebile, le parole “antimilitarismo” e “no alla guerra!”.