Categories
Reviews

Sergej, Girodivite

Il Marx di Musto

Diciamo fin dall’inizio che questa biografia di Musto su Karl Marx (per il periodo 1857-1883) ha il pregio della leggibilità ed è molto ben documentata.

Marcello Musto è un (giovane) studioso molto preparato e si avvale dei risultati più recenti degli studi del settore: primo tra tutti la Marx-Engels-Gesamtausgabe (chiamata anche MEGA2) che è il fiore all’occhiello dell’Europa degli studi marxisti, ripresa dopo il 1998. Unisce elementi biografici e analisi dei testi in maniera felice, aggiornando e rileggendo con occhi nuovi molte faccende.

Ricordo ancora il rinnovamento di studi che si ebbe negli anni Settanta dello scorso secolo, con la new left la cui rilettura degli Scritti giovanili di Marx (i Grundrisse) si contrappose alla ormai tradizionale e ortodossa lettura del marxismo-leninismo della scuola sovietica. Alcuni (si pensi ad Agnes Heller) preseguiranno oltre il marxismo. Fu, comunque la si voglia leggere, un’aria di rinnovamento – parallela al desiderio di rinnovamento che si avvertiva all’interno degli Stato democratici occidentali a partire dal Sessantotto. Dopo il 1989 sembrava che Marx dovesse essere definitivamente sepolto (almeno nella pubblicistica, perché poi nell’élite dominante Marx lo si è sempre letto, eccome) e invece, proprio con la scomparsa dell’incomoda presenza dell’URSS, gli studiosi marxisti hanno continuato l’opera di scandaglio. Così del resto è avvenuto con Gramsci oggi più conosciuto in India o nel mondo accademico Nord americano che non in Italia.

È un riaccostarsi a Marx da nipoti, non da figli che a tutti i costi debbono difendere una eredità troppo pesante da portare sulle proprie spalle. Ne abbiamo avuto gradevole sentore con un film come “Il giovane Karl Marx” (2017) regia di Raoul Peck [1] che del resto sembra fare da anticamera a questo saggio di Musto, coprendo il film proprio gli anni antecedenti al 1857. Per chi anzi è alle prime armi può essere un’ottima introduzione a questo saggio. Come del resto un approfondimento su alcune tematiche lo si ha nella biografia che su Marx scrisse Nicolao Merker [2]: quello di Musto e quello di Merker andrebbero letti insieme, l’uno a integrare l’altro come due mani che si intrecciano.

C’è stato un tempo, gli anni Settanta del Novecento, che si era sviluppato in Italia un gergo linguistico che usava il marxismo come punto di riferimento esibito; il “sinistrese” permetteva ai giovani sacerdoti del culto politico di esibirsi in criptiche e perentorie affermazioni sull’inevitabilità della rivoluzione, parlando di “fase” e di “crisi”. Le loro venivano chiamate “analisi”, e il loro discorsi invece di risentite liste piccolo borghesi di formulari imparate a memoria venivano spacciate come profetiche rivelazioni iniziatiche; loro, nel ruolo dei profeti e tutti gli altri il volgo che doveva seguirli pendenti dalle loro bocche -. Per rigetto, dopo gli anni “di piombo”, negli anni Ottanta cominciò il riflusso: le nuove generazioni hanno smesso di leggere, la campana dominante stavolta era il neoliberismo e la prevalenza del più ricco. Rigetto del politichese, a favore di una diffusa ignoranza della politica, a beneficio delle classi al potere che ne hanno presto approfittato per abbattere welfare e conquiste/elargizioni democratiche. Strani andamenti sinusoidali della storia. La lettura che si è fatta di Marx ha seguito gli andazzi di questa storia: un marxismo degli anni Settanta da cui Marx si era già dissociato quando era in vita (“Io non sono marxista” [3]), e il marxismo letto dalle classi al potere, arma usata contro quelle classi subalterne che Marx avrebbe invece voluto aiutare con le sue analisi e i suoi scritti.

In questa storia ci sono state poche luci. Alcune cose, certamente, provenienti dagli ultimi studi del new left. La rilettura dirompente che il femminismo ha fatto della biografia di Marx, liberandolo dagli impaludamenti del dogma. Una delle cose migliori che mi capitò di vedere a teatro: Marx, la moglie e la fedele governante, scritto da Adele Cambria e andata in scena la prima volta, per volontà di Elsa dè Giorgi, nel 1981. Per me fu la prima volta in cui sono inciampato nella biografia reale di Marx: i figli morti di fame, la governante incinta ecc_. I tempi cambiavano, il punto di vista permetteva – mutando – di vedere luci e ombre. Lo sberleffo può essere necessario per fuoriuscire dall’impaludamento del dogmatismo.

E oggi, ancora una volta, possiamo riaddattare i nostri occhi a una rilettura di Marx. Musto fa un’ottima commistione tra biografia e Marx studioso, senza nulla nascondere. Senza scadere nel biografismo (ma Marx scrisse “proletari di tutto il mondo unitevi” perché allora soffriva di prurito alle parti intime?). Il Marx che leggeva gialli e che si allenava con esercizi matematici quando la malattia gli impediva di scrivere. La curiosità intellettuale di Marx che si occupava di fisica, di geologia, e di mille altre cose. Giustamente Musto rileva le proiezioni del pensiero di Marx oltre l’eurocentrismo (che è stata la lettura dominante nel Novecento), verso i Paesi che emergevano via via all’attenzione degli studiosi: l’Africa, la Russia, i Paesi orientali ecc_, quelli che sarebbero divenuti Terzomondo; ma anche l’attenzione verso gli Stati Uniti che cominciavano allora a evolversi da paese di frontiera a paese economicamente avanzato. Un orizzonte, una visuale che Marx aveva, enormemente più grande e avanzata rispetto ai suoi contemporanei – anche grazie alle biblioteche di Londra che potevano usufruire della centralità economica dell’Inghilterra nell’Ottocento -, e spesso molto più avanzata di molti studiosi e politici a noi contemporanei. Rileggere Marx oggi, con i nostri occhi di nipoti e non di figli, è quanto mai necessario e utile.

Categories
Journalism

Kisah Program 1880 dari Partai Buruh Sosialis Prancis

Selama tahun 1880, Karl Marx secara khusus menaruh perhatian pada gerakan buruh Prancis, dan dengan berbagai cara yang mungkin dan tepat berkontribusi pada kemajuannya.

Pada bulan Oktober tahun sebelumnya, Federasi Partai Pekerja Sosialis Prancis (Federation of the French Socialist Workers’ Party), yang lahir dari perpaduan berbagai aliran sosialis, bertemu dalam kongres di Marseilles. Prosesnya ditandai oleh konflik antara kaum “Possibilis”, yang dipimpin oleh mantan anarkis Paul Brousse (1844-1912), dan arus lain yang lebih dekat dengan ide-ide Marx, dipimpin oleh Jules Guesde (1845-1922). Ketika yang terakhir memenangkan mayoritas, Marx berkomentar kepada kawannya Friedrich Adolph Sorge: “geng anti-komunis, yang terdiri dari elemen-elemen yang sangat heterogen, akhirnya dikalahkan di Kongres Marseilles.”

Guesde, dengan pemilu yang sebentar lagi digelar, harus menyusun program politik, kemudian meminta bantuan Marx, dan Paul Lafargue mengatur agar mereka bertemu di London pada Mei 1880. Inilah asal mula dari Program Elektoral Buruh Sosialis (Electoral Programme of the Socialist Workers), yang muncul di berbagai harian Prancis di musim semi dan diadopsi di Le Havre pada November pada kongres pendirian Partai Buruh Sosialis Prancis (French Socialist Workers’ Party). Kontribusi Marx dalam mengemukakan tuntutan utama kelas pekerja sangat menentukan. Engels mengungkapkan latar belakangnya dalam sepucuk surat kepada Eduard Bernstein: “Tema-temanya didiktekan kepadanya (Guesde) oleh Marx, di sini, di kamar saya ini, di hadapan Lafargue dan saya sendiri. … (Itu) adalah mahakarya penalaran yang meyakinkan, diperhitungkan untuk menjelaskan banyak hal kepada massa dalam beberapa kata. Saya jarang melihatnya seperti itu, dan bahkan dalam versi singkat ini, sungguh menakjubkan.”

Berawal dari poin bahwa buruh tidak akan pernah bisa bebas dalam sistem produksi yang berdasarkan pada buruh upahan (wage labour), Marx menyatakan bahwa emansipasi mereka akan tercapai hanya setelah “pengambilalihan politik dan ekonomi kelas kapitalis dan pengembalian semua alat-alat produksi kepada kepemilikan kolektif”. Kelas buruh, lanjutnya, harus memerangi segala jenis diskriminasi dan beroperasi sedemikian rupa untuk mengakhiri posisi penundukkan (subaltern) perempuan dalam kaitannya dengan laki-laki: “emansipasi kelas produktif seluruh manusia tanpa membedakan jenis kelamin atau ras. ”

Para pekerja harus mendukung suatu bentuk pemerintahan yang dapat menjamin partisipasi mereka seluas-luasnya. Mereka harus berjuang untuk “penghapusan hutang publik”, untuk “transformasi semua pajak langsung menjadi pajak progresif atas pendapatan”, dan untuk mengakhiri dukungan negara pada urusan-urusan keagamaan. Kelas pekerja juga harus menuntut hak atas pendidikan yang didanai publik untuk semua dan memperjuangkan “pembatalan semua kontrak yang telah mengalienasi properti publik (bank, kereta api, tambang, dll.)”. Pada saat yang sama, mereka harus memobilisasi agar “operasi semua tempat kerja milik negara dipercayakan kepada buruh pekerja yang bekerja di sana”. Organisasi politik proletariat, termasuk konstitusi “partai politik yang berbeda” yang bersaing dengan partai-partai demokratis dan berjuang melawan partai-partai borjuis, sangat penting untuk pencapaian tujuan-tujuan ini.

Dalam sebuah surat kepada Sorge, Marx menjelaskan bahwa “dengan pengecualian dari beberapa kebodohan seperti upah minimum yang ditetapkan oleh hukum” – dia khawatir bahwa tindakan seperti itu, jika diadopsi, akan, menurut hukum ekonomi, membuahkan hasil dari penetapan upah minimum itu menjadi maksimum – seksi ekonomi dari dokumen ini terdiri “semata-mata dari tuntutan yang, pada kenyataannya, muncul secara spontan dari gerakan buruh itu sendiri”. Bagi Marx, “membawa pekerja Prancis agar membumi dan meninggalkan pernyataan-pernyataan verbal mereka yang absurd (cloud-cuckoo land) adalah sebuah langkah maju yang luar biasa, dan karenanya membangkitkan kebencian di antara banyak intelektual Prancis yang penipu,  yang mencari nafkah sebagai ‘provokator’.” Dia juga menekankan bahwa, untuk pertama kalinya, program tersebut telah dibahas oleh para pekerja sendiri – “bukti bahwa ini (adalah) gerakan nyata kelas pekerja yang pertama di Prancis”. Marx dengan jelas membedakan fase ini dari fase yang terjadi sebelumnya, ketika “sekte-sekte di sana menerima slogan-slogan mereka dari para pendiri mereka, sementara sebagian besar proletariat mengikuti borjuis radikal atau pseudo-radikal dan berjuang untuk mereka ketika hari itu tiba, hanya untuk kemudian dibantai, dideportasi, dll., pada esok harinya oleh anak-anak muda yang mereka tempatkan di pucuk pimpinan. “Di antara “banyak kebodohan”, Marx memasukkan penghapusan atas warisan (Poin 12 dalam Program), sebuah tuntutan lama Saint-Simonian, menentang apa yang penah dia polemikkan dengan Mikhail Bakunin dalam Asosiasi Kelas Pekerja Internasional: “Jika kelas pekerja memiliki kekuatan yang cukup untuk menghapuskan hak waris, itu akan cukup kuat untuk dilanjutkan ke pengambilalihan, yang akan menjadi sebuah proses yang jauh lebih sederhana dan lebih efisien.”

***
Program Elektoral Pekerja Sosialis[1]

Jules Guesde, Paul Lafarge, Karl Marx

Pembukaan (Preambule)

Mengingat,
Bahwa pembebasan kelas produktif adalah pembebasan semua manusia tanpa membedakan jenis kelamin atau ras;
Bahwa produsen dapat bebas hanya ketika mereka memiliki alat-alat produksi;
Bahwa hanya ada dua bentuk di mana alat-alat produksi dapat menjadi milik mereka

1.    Bentuk individu, yang tidak pernah ada dalam keadaan umum dan yang semakin dihilangkan oleh kemajuan industrial;

2.    Bentuk kolektif, elemen-elemen material dan intelektual yang didasari oleh perkembangan masyarakat kapitalis;

Mengingat,
Bahwa perampasan kolektif ini hanya dapat timbul dari aksi revolusioner kelas produktif – atau proletariat – yang diorganisir dalam partai politik yang berbeda;
Bahwa organisasi semacam itu harus dicapai dengan segala cara yang dimiliki proletariat, termasuk hak pilih universal, yang dengan demikian akan diubah dari instrumen penipuan seperti yang berlangung  hingga kini menjadi instrumen bagi pembebasan;
Kaum buruh sosialis Prancis, dalam mengadopsi bentuk organisasi kepartaian sebagai tujuan bagi pengambilalihan politik dan ekonomi kelas kapitalis dan pengembalian semua alat-alat produksi kepada komunitas, telah memutuskan, sebagai alat organisas dan perjuangan, untuk mengikuti pemilihan umumdengan tuntutan-tuntutan langsung berikut:

A. Tuntutan Politik

Penghapusan semua undang-undang tentang pers, pertemuan, dan asosiasi, dan di atas semua itu, hukum yang menentang Asosiasi Pekerja Internasional. Penghapusan livret[2], kontrol administratif atas kelas pekerja, dan semua pasal dalam Code[3] yang menetapkan inferioritas pekerja dalam kaitannya dengan bos, dan perempuan dalam kaitannya dengan laki-laki;

1.    Penghapusan anggaran untuk urusan keagamaan dan pengembalian kepada negara ‘barang-barang yang dikatakan tak       berguna, bergerak dan tidak bergerak’ (diputuskan oleh Komune[4] 2 April 1871), termasuk semua laporan-laporan industrial dan komersial dari perusahaan-perusahaan terkait;
2.    Penghapusan hutang publik;
3.    Penghapusan tentara-tentara tetap dan mempersenjatai rakyat secara umum;
4.    Komune harus menjadi penguasa administrasi dan kepolisiannya.

B.    Tuntutan Ekonomi

1.    Satu hari istirahat setiap minggu atau larangan hukum terhadap majikan yang memaksakan hari kerja lebih dari enam hari dari tujuh hari. Pengurangan legal jam kerja untuk orang dewasa menjadi delapan jam setiap harinya. Larangan anak di bawah umur empat belas tahun bekerja di tempat kerja pribadi; dan, pengurangan jam kerja untuk anak yang berumur antara 14 dan 16 tahun dari delapan menjadi enam jam per hari[5];
2.    Supervisi protektif terhadap buruh magang oleh organisasi pekerja;
3.    Upah minimum resmi, ditentukan setiap tahun sesuai dengan harga makanan lokal oleh komisi statistik pekerja;
4.    Larangan hukum bagi para bos yang mempekerjakan pekerja asing dengan upah lebih rendah dari pekerja Prancis;
5.    Pembayaran yang sama untuk pekerjaan yang sama, untuk pekerja dari kedua jenis kelamin;
6.    Instruksi ilmiah dan profesional dari semua anak, dengan pemeliharaan mereka menjadi tanggung jawab masyarakat, diwakili oleh negara dan Komune;
7.    Tanggung jawab masyarakat untuk orang tua dan orang difabel;
8.    Larangan bagi campur tangan pengusaha dalam bentuk apapun terhadap administrasi masyarakat ramah pekerja, masyarakat hemat, dll., yang dikembalikan ke kontrol eksklusif pekerja[6];
9.    Tanggung jawab para bos dalam hal kecelakaan, dijamin oleh jaminan yang dibayarkan oleh majikan ke dana pekerja, sebanding dengan jumlah pekerja yang dipekerjakan dan bahaya yang disebabkan oleh industri;
10.    Intervensi oleh pekerja dalam peraturan khusus dari berbagai tempat kerja;diakhirinya hak yang direbut oleh para bos untuk menjatuhkan hukuman kepada pekerjanya dalam bentuk denda atau pemotongan upah (dekrit Komune 27 April 1871)
11.    Pembatalan semua kontrak yang telah mengasingkan properti publik (bank, kereta api, tambang, dll.), dan pengoperasian semua tempat kerja milik negara agar dipercayakan kepada pekerja yang bekerja di sana;
12.    Penghapusan semua pajak tidak langsung dan transformasi semua pajak langsung menjadi pajak progresif atas pendapatan lebih dari 3.000 franc. Penghapusan semua warisan pada garis keturunan tidak langsung (collateral line)[7] dan semua warisan langsung lebih dari 20.000 franc.

[1] Marx adalah penulis utama dari Pembukaan (Preamble)
[2] Livret adalah sebuah sertifikat yang menunjukkan bahwa pekerja tidak lagi memiliki
hutang atau kewajiban kepada mantan majikannya. Tidak ada pekerja yang bisa diambil
tanpa menunjukkannya. Praktik ini baru dihapus pada tahun 1890.
[3] Merujuk pada Napoleonic Code yang ditetapkan pada 1804.
[4] Komune di sini adalah Komune Paris
[5] Tuntutan-tuntutan ini harus disituasikan dalam konteks abad ke-19.
[6] Tuntutan-tuntutan ini harus, tentu saja, dilihat dalam konteks akhir abad ke-19.
[7] Yaitu, mewariskan kepada selain keturunan langsung.

Categories
Journal Articles

Os Manuscritos economico-filosóficos de 1844 de Karl Marx

INTRODUÇÃO
Os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 constituem um dos escritos de Karl Marx mais célebres e difundidos em todo o mundo. Todavia esse texto, tão debatido e tão presente nos debates marxistas, pela exaustiva interpretação da concepção de seu autor, permaneceu desconhecido por muito tempo. Na verdade, de sua redação a quando foi publicado, passou-se quase um século.

A publicação, ocorrida em 1932, não pôs fim, no entanto, às dificuldades. Com ela, iniciou-se a longa discórdia relacionada a seu caráter. Os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 eram escritos que expressavam concepções típicas da esquerda hegeliana, portanto, ainda pouco desenvolvidos se forem relacionados à crítica da economia política que Marx desenvolveu em seguida? Ou eles representavam a base filosófica do pensamento de Marx, que permeia toda sua obra e que foi se enfraquecendo durante o longo período de elaboração de O Capital? Esse conflito interpretativo teve valor político. A primeira interpretação foi sustentada pelos estudiosos soviéticos de Marx e por grande parte dos intérpretes que tinham um forte vínculo com os partidos comunistas ligados ao chamado “bloco socialista” ou que faziam parte dele. A segunda, no entanto, foi apresentada pelos protagonistas de um marxismo crítico, que encontraram, exatamente nesse texto, as fontes textuais e as mais eficazes argumentações (em particular, o conceito de alienação) para romper o monopólio que a União Soviética tinha adquirido, até então, sobre a obra de Marx.

As leituras instrumentais que um e outro grupo fizeram sobre os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 constituem um claro exemplo de como a obra de Marx tem sido constantemente objeto de conflitos teórico-políticos e frequentemente manobrada em razão desses interesses, com interpretações distorcidas. Para melhor evidenciar tal realidade, a segunda e a terceira parte deste artigo reconstroem as dificuldades editoriais ligadas à sua publicação. Na quarta, na quinta e na sexta seção, apresenta-se uma breve resenha – considerando os volumes escritos por tantos intérpretes desse texto – com suas interpretações. Uma breve análise filológica dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 é desenvolvida nas sétima e na oitava parte, tendo por base a nova edição histórico-crítica MEGA², e são apresentadas algumas indicações sobre a necessidade de se lançar uma nova edição italiana desse texto. Na conclusão, segue uma tabela que reconstrói a cronologia da elaboração dos manuscritos e dos cadernos de extratos do período (outono de 1843 a janeiro de 1845).

As duas edições de 1932
A primeira publicação parcial dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 foi feita em língua russa, sob a responsabilidade de David Borisoviĉ Rajazanov. Em 1927, na verdade, no meio do terceiro volume do Archiv K. Marksa i F. Engel’as, o famoso estudioso de Marx, na época diretor do Instituto Marx-Engels (IME) de Moscou, publicou grande parte do que viria a ser denominado “terceiro” manuscrito, com o título Trabalhos preparatórios para a “Sagrada Família” (Marx, 1927). O texto foi precedido de uma introdução do próprio Rjazanov, que destacou a importância do período no qual foram escritos esses manuscritos, caracterizado por um rapidíssimo avanço teórico de seu autor. Segundo o estudioso russo, o valor das notas publicadas era excepcional, pois, longe de representarem uma mera curiosidade bibliográfica, elas constituíam uma etapa importante do caminho de Marx e permitiam entender melhor seu desenvolvimento intelectual (Cf. Marx, 1927). Não obstante o grande rigor dos estudos feitos por Rjazanov, essa hipótese interpretativa se revelou equivocada. As indicações de Marx e o conteúdo das páginas dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 testemunham que eles foram, de fato, um estudo preparatório para A sagrada família, mas também um trabalho anterior e diferente, dedicado à sua primeira análise crítica da economia política. Em 1929, La Revue Marxiste publicou a tradução francesa desse texto, que apareceu em dois números diferentes e com títulos diferentes. No primeiro número, de fevereiro, apareceu uma parte intitulada Notes sur le communisme et la propriété privée (Notas sobre o comunismo e a propriedade privada), enquanto no quinto número, em junho, saiu a parte seguinte com o título Notes sue les besoins, la production et la division du travail (Notas sobre as necessidades, a produção e a divisão do trabalho) (Marx, 1929a,b). Os textos foram apresentados como fragmentos da obra de Marx do ano de 1844 e divididos em vários subtítulos, que os separavam em partes para simplificar a leitura do conjunto.

Ainda em 1929, na K. Marx – F. Engels Soĉinenija (Obras) (1928-1947), a primeira edição soviética das obras de Marx e Engels, foi feita uma segunda edição russa do texto. O manuscrito foi inserido no III tomo, da mesma forma fragmentária e com o mesmo título errado de 1927 (Marx, 1929c).  Além disso, em 1931, a revista Unter den Bannern des Marxismus publicou a primeira versão em língua alemã do fragmento Kritik der Hegelschen Dialektik und der Philosopnie überhaupt (Crítica da dialética e em geral da filosofia de Hegel) (Marx, 1931).

A primeira edição completa em língua alemã foi lançada em 1932. Na verdade, no mesmo ano, as versões publicadas foram duas, e tal circunstância ajudou a alimentar a confusão em relação ao texto. Os estudiosos socialdemocratas Siegfried Landshut e J. P. Mayer publicaram uma coletânea das obras juvenis de Marx em dois volumes, Der historische Materialismus. Die Frühschriften (O materialismo histórico. Os escritos juvenis) (Marx, 1932a), na qual também foram inseridos os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844. Tal edição tinha sido antecipada no ano anterior por um artigo do próprio Mayer, que anunciava a edição de um importantíssimo “texto de Marx até então desconhecido” (Mayer, 1931, p 154-157). Nessa coletânea, no entanto, os manuscritos de Marx foram publicados só parcialmente e com diversas e graves imprecisões. O “primeiro” manuscrito não estava presente; o “segundo” e o “terceiro” foram publicados em total desordem; e foi ainda inserido um suposto “quarto” manuscrito, que era, de fato, somente o compêndio do capítulo final da Fenomenologia do Espírito de Hegel, sem qualquer comentário de Marx. Além do mais, a ordem das várias partes foi alterada (os manuscritos foram publicados na sequência III, II, IV) tornando sua compreensão ainda mais difícil. Mais grave ainda é que a tradução do original continha numerosos erros, e o título escolhido também foi definitivamente equivocado. O título Nationalökonomie und Philosopie. Über den Zusammenhang der Nationalökonomie MIT Staat, Recht, Moral,und bürgerlichem Leben (1844) (Economia política e filosofia. Sobre o vínculo da economia política com o Estado, o direito, a moral e a vida civil) não correspondia ao que afirmara Marx no prefácio: “poderá ser observado, no presente texto, que o vínculo da economia política com o Estado, o direito e a moral será levado em consideração apenas na medida que a própria economia política leva em consideração ex professo esses temas” (Marx, 1968,  p. 3). Um último e importante detalhe: o texto foi acompanhado por pouquíssimas indicações filológicas, contidas no prefácio dos organizadores, que indicavam o provável período em que foram redigidos os manuscritos, no arco de tempo entre fevereiro e agosto de 1844. Inicialmente, o texto deveria ter sido publicado em uma única edição, com o título Über den Zusammenhang der Nationalökonomie mit der Staat, Recht, Moral, und bürgerlichem Leben nebst einer Auseinandersetzung mit der Hegelschen Dialektik und der Philosophie überhaupt (Sobre o vinculo da economia política com o Estado, o direito, a moral e a vida burguesa com uma disputa com a dialética hegeliana e a filosofia em geral), sob os cuidados de Mayer e de Friedrich Salomon, sendo o primeiro responsável pela parte interpretativa e o segundo pela parte editorial.

No entanto, após a segunda revisão dos originais, o texto foi inserido na coletânea anteriormente citada, sob os cuidados do próprio Mayer e de Landshut (Cf. Landshut; Mayer, 1932a). Não obstante os graves erros editoriais e interpretativos até agora expostos, essa versão foi bastante divulgada na Alemanha e foi a base da tradução francesa, feita em 1937 por J. Molitor.

A segunda versão dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, publicada em 1932, apareceu no terceiro volume da primeira seção da edição das obras completas de Marx e Engels, a Marx Engels Gesamtausgabe (MEGA), organizado pelo Instituto Marx-Engels de Moscou. Foi a primeira edição integral e científica desse texto, ao qual foi dado o título que se tornou célebre posteriormente: Ökonomisch-philosophische Manuskripte aus dem Jahre 1844 (Marx, 1932b). Pela primeira vez, os manuscritos foram publicados na disposição exata, e os originais foram traduzidos de modo acurado como não tinham sido na edição realizada na Alemanha. Uma introdução, embora muito circunscrita, reconstruiu a gênese do texto, e cada manuscrito foi precedido por uma breve descrição filológica. Mais precisamente, no volume, havia o subtítulo Para a crítica da economia política. Com um capítulo exclusivo sobre a filosofia hegeliana, os três manuscritos ficaram com os seguintes subtítulos: I. Salário – exploração do capital – Renda fundiária – Trabalho estranhado; II. A relação da propriedade privada; III. Propriedade privada e trabalho – Propriedade privada e comunismo – Necessidade, produção e divisão do trabalho – Dinheiro – Crítica da dialética e, em geral, da filosofia de Hegel. O “quarto manuscrito”, como era chamado, que continha os excertos de Hegel, foi publicado em um apêndice com o título Excertos de Marx do último capítulo da ‘Fenomenologia do espírito’ de Hegel.

Todavia, também os editores da MEGA, tendo de dar nome a esses manuscritos, colocando um prefácio no início do texto (na verdade, se encontra no terceiro manuscrito) e de reorganizar o conjunto, deram a entender que Marx teria tido, desde o princípio, a ideia de escrever uma crítica da economia política e que os manuscritos seriam uma obra originariamente dividida em capítulos (Cf. Rojahn, 1983, 2002). Particularmente significativa, nessa edição, foi, no entanto, a publicação dos cadernos de anotações de Marx. Desde o período universitário, na verdade, ele tinha adquirido o hábito, que manteve por toda a vida, de colocar em cadernos os resumos dos livros que lia, intercalando-os com as reflexões que eles suscitavam. Aqueles relativos ao período parisiense foram publicados na segunda parte do volume apresentado como Aus den Exzerptheften. Paris, anfang 1844 – Anfang 1845 (Dos cadernos de resumos. Paris, início de 1844 – início de 1845) e incluíram os resumos, até então inéditos, das obras de Friendrich Engels, Jean Baptiste Say, Fréderic Skarbek, Adam Smith, David Ricardo, James Mill, John R. MacCulloch, Antoine L. C. Destutt de Tracy e Pierre de Boisguillebert. Essa edição apresentou ainda a descrição dos nove cadernos e um índice alfabético de todas as obras compendiadas (Cf. Marx, 1932b). Os intérpretes de Marx assumiram, no entanto, a tese, inexata, segundo a qual ele tinha redigido esses textos somente após ter lido e compendiado as obras de economia política (Cf. McLellan, 1974). Na realidade, o processo de redação se desenvolveu de modo alternado entre grupos de manuscritos e resumos (Cf. Lapin, 1974). Aliás, esses últimos intercalaram toda a produção parisiense, dos ensaios escritos para o Deustsch-französiche Jahrbücher até A sagrada família.

Em todo caso, a edição da MEGA se apresentou como a melhor e se tornou a base de grande parte das traduções que se seguiram. As duas diferentes versões publicadas em 1932 entravam em conflito, não só por algumas questões de filologia. Com o passar dos anos, o confronto entre “marxismo ocidental” e “marxismo soviético” foi se tornando sempre mais áspero, e a interpretação dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 se apresentou como um dos principais objetos da disputa. Victor Adoratskij, o diretor da MEGA – substituto de Rjazanov em 1931, após os expurgos de Stalin, que também atingiram o IME, o qual, nesse meio tempo, tinha se tornado o Instituto Marx-Engels-Lenin (IMEL), – apresentou o texto como um escrito fragmentário, cujos temas eram o salário, a exploração do capital, a renda fundiária e o dinheiro, no qual Marx tinha elaborado uma análise  da estrutura econômica do capitalismo recorrendo ainda à terminologia filosófica feuerbachiana (Cf. Adoratskij, 1932). Por outro lado, Landshut e Mayer escreveram uma obra que, “na essência, antecipa[va] já O Capital”, e que era, “em um certo sentido, a obra central de Marx,  [que] forma[va] o fulcro de todo seu desenvolvimento conceitual” (Landshut; Mayer, 1932a, p. 33-38) e que não apenas devolvia ao leitor a terminologia filosófica marxiana dos primeiros escritos, mas expressava também a necessidade de reconduzir as teorias econômicas subsequentes aos conceitos desenvolvidos durante esse período. Ou seja: explicitava o conteúdo filosófico da teoria econômica da maturidade. Não obstante a ausência de fundamento, essa interpretação obteve grande sucesso e pode ser atribuído exatamente a esse ensaio o nascimento – facilitado, posteriormente, por muitos, como Louis Althusser, que não compartilhavam essa tese – da invenção do “jovem Marx”.

Traduções e publicações posteriores
Graças à sua superioridade filológica, a versão MEGA se destacou particularmente, e quase todas as traduções que apareceram depois se basearam nela – no Japão, em 1946, na Itália, em 1949, sob os cuidados de Norberto Bobbio, e, em 1962, também na França, após a versão filologicamente pouco confiável de 1937, citada anteriormente.

A melhor qualidade da edição MEGA foi reconhecida também pelo estudioso e teólogo evangélico Erich Thier, na introdução à reedição alemã organizada por ele em 1950 (Marx, 1950). Todavia sua nova edição dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 acabou sendo um híbrido das duas primeiras versões, na qual algumas partes da versão MEGA se alternavam com outras provenientes daquela organizada por Landshut e Mayer, levando, assim, à produção de maiores mal-entendidos. O texto publicado, na verdade, foi o da MEGA, mas – como tinham já feito anteriormente os estudiosos – Thier decidiu não inserir o “primeiro” manuscrito. Da edição MEGA foram retomadas muitas notas explicativas referentes ao texto, mas Thier conservou também as imprecisões de Landshut e Mayer como, por exemplo, a convicção de que o “Prefácio” estaria colocado no “primeiro” e não no “terceiro” manuscrito. No que se refere ao título, por fim, manteve-se a escolha errada dos estudiosos alemães. Deve-se ressaltar que tais erros continuaram sendo repetidos, mesmo em publicações feitas duas décadas após a edição MEGA.

Em 1953, dessa vez sob a responsabilidade somente de Landshut, foi publicada a versão de 1932, com o novo título de Ökonomische-philosophische Manuskripte (1844). Os erros de 1932 foram repetidos, e as únicas alterações se referem à substituição de algumas traduções do original, que estavam erradas, com base na edição MEGA. Dois anos depois, surge a coletânea K. Marx – F. Engels. Kleine ökonomishe Schriften (Marx, 1953) (Breves escritos econômicos), que apresentou os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 sem o capítulo final sobre a “Crítica da dialética e em geral da filosofia de Hegel”. Além do mais, o texto foi revisado, sem algumas imprecisões contidas na versão MEGA de 1932.
Paralelamente aos limites dessas novas edições alemãs – que representaram, todas,  um retrocesso em relação àquela da MEGA –, deve-se ressaltar a grande “perseguição” sofrida pelos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 na União Soviética e, mais amplamente, no Leste da Europa. Em 1954, o Instituto para o Marxismo-Leninismo (IML) de Moscou, nova denominação do IMEL, diante da preparação da nova edição russa das obras de Marx e Engels (K.Marx – F.Engels Soĉinenija), decidiu não incluir, em seus volumes, os manuscritos incompletos dos “fundadores do socialismo científico”, ou seja, muitos daqueles importantíssimos trabalhos, graças aos quais teria sido possível uma mais correta interpretação da gênese do pensamento de Marx. Dentre os textos excluídos, havia não somente os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, mas também as Linhas fundamentais da crítica da economia política, mais conhecidos como Grundrisse. Tal escolha editorial foi, porém, muito contraditória. Nessa edição, de fato, foi dado espaço para outros manuscritos de Marx, dentre eles os trabalhos juvenis – Sobre a crítica hegeliana do direito, inserida no primeiro volume, e A ideologia alemã, que ocupou todo o terceiro volume. Ainda nessa “segunda” Soĉinenija (1955-66), havia um número maior de textos do que na primeira (1928-47), e a decisão de não publicar os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 revelou uma clara intenção de censura.

Eles apareceram, no entanto, como publicação individual, intitulada Excertos das obras juvenis (Marx; Engels, 1955) com uma impressão de somente 60.000 exemplares, em 1956 (Marx; Engels, 1956). Para que os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 fossem inseridos na “segunda” Soĉinenija, foi preciso aguardar quase vinte anos, ou seja, a publicação do volume anexo XLII ocorreu em 1974 (Cf. Brouchlinski, 1960). A preparação dessa edição exigiu um novo processo de verificação das fotocópias dos originais (que eram mantidos no Internationaal Instituut voor Social Geschiedenis, IISG, de Amsterdam, onde estão guardados dois terços do Nachlas de Marx e Engels). Tal escolha se revelou fundamental, pois permitiu realizar um grande número de correções não secundárias da versão MEGA de 1932. Por exemplo, a frase contida na última linha do “segundo” manuscrito, anteriormente traduzida como “Kollision wechselseitiger Gegensätze”, foi corretamente traduzida como “Feindlicher wechselseitiger Gegensatz”. Em muitas partes, foi modificada a palavra “Genus”, no lugar da “Geist” (Marx; Engels, 1974). Procedeu-se, por fim, à correção dos erros cometidos por Marx. Serve de exemplo a citação de Smith “Von den drei primitiven Klassen”, corretamente usada nos cadernos de resumos, mas errada nos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, onde aparecia como “Von den drei produktiven Klassen”. Além do mais, todas as citações feitas por Marx, muito longas, especialmente no “primeiro” manuscrito, foram publicadas com uma fonte menor, para facilitar a identificação da paternidade das várias partes e para não atribuírem a ele frases que, na verdade, eram citações de outros autores.

Assim como para a edição soviética, também a coletânea dos escritos de Marx e Engels publicada na República Democrática Alemã, a Marx Engels Weke (Obras) (MEW), lançada em 39 volumes entre 1956 e 1968, excluiu os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 do grupo de volumes numerados. Eles, na verdade, não foram inseridos no volume 2, publicado em 1962, onde deveriam ter sido colocados por razões cronológicas, tendo sido publicados somente em 1968, como volume anexo (Ergänzungsband) (Cf. Brouchlinski, 1960). Tal volume, depois de ter aparecido com esse formato até 1981, em quatro edições sucessivas, foi publicado em 1985, com o título Schriften und Briefe, November 1837 – August 1844 (Escritos e Cartas, de Novembro de 1837 a Agosto de 1844), como o tomo 40 da MEW. A edição publicada foi a versão MEGA de 1932, com o acréscimo das correções feitas às traduções dos originais e pelo aparato crítico da edição Kleine ökonomische Schriften de 1955.

Após a MEGA de 1932, a primeira edição das obras de Marx publicada no “campo socialista” a inserir os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 nos seus volumes numerados foi a Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA²). Sua publicação começou em 1975, e os manuscritos parisienses foram impressos no volume I/2, em 1982, exatamente 50 anos após a primeira publicação. Nessa nova forma, surgiu  uma edição histórico-crítica, e os manuscritos foram publicados em até duas versões. Uma primeira (Erste Wiedergabe) reproduziu a organização dos papéis originais de Marx e propôs, então, uma divisão em colunas de partes do texto do “primeiro” manuscrito. Uma segunda (Zweite Wiedergabe), no entanto, utilizou a divisão em capítulos e a paginação adotada por todas as edições anteriores (Marx; Engels, 1968). Foram acrescentados outros melhoramentos à tradução dos originais, dessa vez com particular atenção ao Prefácio (Marx-Engels-Gesamtausgabe, 1982). Confirmando as dificuldades de se realizar uma classificação entre os vários manuscritos marxianos (diante também de alguns limites postos pela edição MEGA²), o prospecto do capítulo final da Fenomenologia do Espírito de Hegel foi inserido, tanto nesse volume como no IV/2, contendo os cadernos de resumos do período. Em 1981, de fato, a MEGA² tinha publicado também os cadernos com os resumos parisienses, alguns dos quais (aqueles das obras de Carl W. C. Schüz, Friendrich List, Heirnrich F. Osiander, Guillaume Prevost, Senofonte, Eugene Buret) não tinham sido publicados na primeira MEGA, sendo editados pela primeira vez. A publicação dos Pariser Hefte foi completada, por fim, com o volume IV/3 de 1998, que incluiu os compêndios marxianos referentes à Jean Law, a um manual de história romana de autoria incerta e àqueles referentes a James Lauderdale.

Com a MEGA², os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 e todos os cadernos de resumos de 1844 foram publicados na íntegra. Todavia, antes de desenvolver algumas considerações filológicas a esse respeito, é útil retornar às principais interpretações críticas surgidas em relação a eles.

Um ou dois Marx? A disputa sobre a “continuidade” do pensamento de Marx
As duas edições de 1932 e as duas diferentes interpretações que as acompanharam deram início a uma multiplicidade de controvérsias, de caráter hermenêutico e, naturalmente, também político, do texto marxiano. Por um lado, como si viu, houve a interpretação voltada a entender esse texto como a expressão de uma fase juvenil, ainda negativamente condicionada pela impostação filosófica (Adoratskij). Por outro lado, ao contrário, houve aquela que entrevê, exatamente na elaboração filosófica do primeiro Marx, a essência de toda a sua teoria crítica e a expressão mais elevada de seu humanismo (Landshut e Mayer). As duas teses colocaram no centro do debate a questão da “continuidade”: havia dois Marx diferentes entre si – um jovem e um maduro –, ou existiu um único Marx que, não obstante o passar dos anos, tinha substancialmente conservado suas convicções?

A oposição entre essas duas correntes foi se radicalizando cada vez mais. Em torno da primeira se juntou a ortodoxia stalinista e alguns outros, na Europa Ocidental, que compartilhavam os mesmos princípios  teóricos e políticos e que  minimizaram ou rejeitaram totalmente a importância dos escritos iniciais, considerados superficiais se comparados às obras posteriores (Cf. McLellan, 1998). Para a segunda tese, apresentou-se uma realidade mais variada e heterogênea de autores, e todos tinham como denominador comum a rejeição ao dogmatismo do “comunismo oficial” e queriam romper a suposta relação direta que os expoentes desse último estabeleciam entre o pensamento de Marx e a realidade política da União Soviética. As afirmações de dois protagonistas do debate marxista daquele período evidenciam, mais do que qualquer outro comentário, a importância da questão. Segundo Louis Althusser (1967, p. 35-37):

O debate sobre as obras juvenis de Marx é, antes de mais nada, um debate político. É preciso repetir que as obras juvenis de Marx […] foram exumadas pela social democracia e exploradas contra as posições teóricas do marxismo-leninismo? […] Eis, pois, o campo da discussão: o jovem Marx. A posição: o marxismo. Os termos: se o jovem Marx já é completamente Marx.

Iring Fetscher (1969, p. 312), no entanto afirmou:

Nos escritos juvenis de Marx, a libertação do homem de toda forma de exploração, de domínio e de alienação tem uma importância tão central, que, na época do domínio staliniano, um leitor soviético teria tomado estes argumentos exatamente como uma crítica à sua situação. Por esta razão, os escritos juvenis de Marx nunca foram publicados em russo em edições baratas e de grande tiragem. Eles eram considerados como trabalhos relativamente pouco significativos daquele jovem hegeliano que ainda não chegara ao marxismo, que seria, então, Marx.

Nessa contenda, ambas as partes distorceram o texto de Marx. Os ortodoxos negaram o valor dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, chegando a censurá-los e a excluí-los das edições dos textos de Marx e Engels. As leituras do chamado “marxismo ocidental”, ao contrário, conferiram – de maneira evidentemente forçada – a esse primeiríssimo esboço incompleto de Marx, um valor superior ao da obra que fora publicada após vinte anos de estudos e pesquisas: O capital.

Nesse confronto ideológico, porém, quase todos os autores se comportaram do mesmo modo e consideraram os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 como um texto completo, orgânico e coerente, como uma verdadeira obra. Desse modo, apesar de incompletos e com a forma fragmentária que os caracterizava, eles foram lidos sem que se desse muita importância aos problemas filológicos neles presentes, que foram ignorados ou considerados pouco importantes (Rojahn, 1983).

Não é possível aqui dar um relato completo da vasta literatura crítica sobre os Manuscritos Econômico-Filosóficos de 1844. Em vez disso, vamos nos concentrar nos principais trabalhos e tentar mostrar as principais limitações do debate anterior sobre esse assunto.

As principais interpretações
Logo após a publicação das duas versões de 1932, numerosos estudiosos se debruçaram sobre os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844. Os autores alemães Henri de Man e Herbert Marcuse chegaram a conclusões análogas àquelas de Landshut e Mayer.

O primeiro sublinhou que o texto parisiense já continha as avaliações sobre as quais Marx havia fundado todo o seu projeto teórico subsequente e avançou a hipótese de que Marx estava presente nos dois marxismos – o humanista da juventude e o da maturidade – e que o primeiro era superior ao segundo, esse último atingido pelo declínio das energias criativas (Cf. Man, 1932). Marcuse sustenta ainda a tese de que os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 evidenciavam os fundamentos filosóficos da crítica da economia política (Cf. Marcuse, 1975). Além do mais, em sua opinião, a descoberta de uma presença assim tão forte da filosofia hegeliana no pensamento de Marx enriquecia sua antropologia com uma dimensão histórico-social ausente em Ludwig Feuerbach (Cf. Marcuse, 1997).

A descoberta da importância do “jovem Marx” decorreu, cada vez mais, dos estudos de sua relação com Hegel, e tal circunstância foi favorecida pela publicação, ocorrida um pouco antes daquela dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, dos manuscritos de Jena de Hegel (Cf. Hegel, 1923, 1931). Um dos principais autores que empreendeu esse percurso foi György Lukács, quando, em seu texto de 1923, História e consciência de classe, surpreendentemente tinha antecipado muitos dos temas do futuro debate hegelo-marxiano. No seu livro de 1938, O jovem Hegel e os problemas da sociedade capitalista, Lukács (1950) estabeleceu uma relação entre estudos juvenis dos dois autores – sendo que os de Marx eram filosóficos e os de Hegel eram econômicos – e identificou as afinidades que havia encontrado neles. Em particular, ele destacou que as referências marxianas sobre Hegel, nos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, estavam presentes muito além das passagens nas quais ele fora citado textualmente. Em sua opinião, diversas análises econômicas tinham sido motivadas pela crítica da concepção filosófica hegeliana:

… a conexão entre economia e política é […], nestes manuscritos de Marx, uma clara necessidade metodológica, a condição de uma efetiva superação da dialética idealista de Hegel. Por isso seria superficial e extrínseco acreditar que o debate de Marx com Hegel comece somente na última parte do manuscrito, que contém a crítica da Fenomenologia. As partes anteriores, puramente econômicas, em que Hegel nunca é lembrado diretamente, contêm o fundamento mais importante deste debate e desta crítica: o esclarecimento econômico dos principais fatos do estranhamento. (Lukács, 1950, p. 760)

Nas aulas sobre a Fenomenologia do espírito, dadas na École Pratique des Hautes Études de 1933 a 1939 e, depois, reunidas e publicadas por Raymond Queneau no livro Introdução à leitura de Hegel, Alexandre Kojève (1996) – outro autor destinado a exercer grande influência – aprofundou essa relação, embora  sua leitura da obra de Hegel tenha sido feita à luz da interpretação marxiana. O vínculo entre Hegel e Marx foi desenvolvido, por fim, também por Karl Löwith no célebre e muito difundido texto De Hegel a Nietzsche (Löwith, 1949).

Associados ao vínculo com Hegel, sempre na República Federal da Alemanha, após a segunda guerra mundial, textos como Die Anthropologie dês jungen Marx nach den Pariser ökonomisch-philosophischen Manuskripten (A antropologia do jovem Marx nos manuscritos econômico-filosóficos de Paris) de Erich Thier (1950), Der entfremdete Mensch (O homem alienado) de Heinrich Popitz (1967) e O Eros da técnica, de Jacob Hommes (1970) divulgaram a opinião de que os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 eram o texto fundamental de toda a obra marxiana. Pouco depois, surgiu, em toda a Europa, um grande interesse filosófico por Marx. A França foi, sem dúvida, o país onde esses estudos  proliferaram e se difundiram e no qual o pensamento juvenil de Marx foi colocado como a base da crítica filosófica e política, ao contrário do dogmatismo stalinista e do marxismo oficial (Cf. Faracovi, 1972). O estudo dos textos juvenis de Marx foi, na França, “o evento filosófico decisivo daquele período” (Lefebvre, 1957, p. 114). Constituiu um processo variado, que caracterizou todos os 15 anos do pós-guerra francês, no qual muitos autores, diferentes entre si pela cultura filosófica e pelas tendências políticas, tentaram encontrar uma síntese filosófica entre marxismo, hegelianismo, existencialismo e cristianismo. O debate produziu muita literatura ruim, baseada mais nas convicções pessoais dos autores do que no texto marxiano, o que levou a verdadeiras distorções da obra de Marx. Os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 foram apresentados como o melhor texto de Marx e foram violentamente confrontados, em nome da sua presumível unicidade, ao pensamento posterior e, em particular, a O capital, texto que – muito provavelmente – muitos desses autores não tinham estudado suficientemente.

Em Sentido e não sentido, de 1948, após estudar os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, e mediante a influência exercida pela leitura de Kojève, Maurice Merleau-Ponty declarou sua convicção de que o pensamento juvenil de Marx era existencialista (Cf. Merleau-Ponty, 1962). Poucos anos depois, Jean Hyppolite, em seus Ensaios sobre Marx e Hegel, um dos melhores livros dentre aqueles escritos naquele contexto, insistiu muito no vínculo entre os trabalhos juvenis e O capital, sublinhando como a relação entre eles era exatamente Hegel. Ele colocou em evidência a

… necessidade, para a compreensão de O capital, de fazer referência às obras filosóficas anteriores, além dos estudos econômicos de Marx. – A obra de Marx pressupõe um substrato filosófico do qual nem sempre é fácil reconstituir os diferentes elementos. – Profunda influência de Hegel, que Marx conhecia profundamente. […] Creio […] que não se possa entender a obra essencial de Marx, ignorando as principais obras de Hegel, que contribuíram para a formação e o desenvolvimento do seu pensamento, a Fenomenologia do Espírito, a Lógica, a Filosofia do direito. (Hyppolite, 1963, p. 153, 155)

Os textos de Jean-Paul Sartre também seguiram nessa direção. Ao mesmo tempo, o Marx “filosófico” tornou-se também um Marx “teológico” (Cf. Langset, 1963). Na verdade, nas obras dos autores cristãos Pierre Bigo e Jean Yves Calvez, a primeira intitulada Marxismo e humanismo (Bigo, 1963) e a segunda O pensamento de Karl Marx (Calvez, 1966), com base em uma interpretação particular dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, o pensamento de Marx se revestiu sempre mais de valores éticos, devidos à religião cristã e com uma clara oposição às políticas da União Soviética. Roger Garaudy também demonstrou a presença de influências humanísticas nos primeiros textos de Marx e se colocou como suporte de um marxismo aberto ao diálogo com outras culturas, em particular com aquela cristã (Cf. Garaudy, 1969). Por fim, no panorama francês, teve grande importância a tradução, mesmo que tardia, do texto História e consciência de classe de Lukács, publicada, sem a autorização do autor, em 1960.

O principal conceito filosófico que fundamenta essas interpretações é o de alienação (Entäusserung – Entfremdung), e foram vários os volumes dedicados exclusivamente a esse tema, que apresentaram uma nova interpretação de todo o pensamento de Marx. Tal categoria foi o objeto central da principal controvérsia político-filosófica sobre Marx naqueles anos: estabelecer a relação que existia entre as teorias “juvenis” dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 e aquelas da “maturidade”, ou seja, de O capital. Os vários autores se dividiram em três principais posições: 1) continuidade entre os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 e O capital; 2) contraposição entre os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 e O capital e superioridade teórica dos primeiros sobre o segundo; 3) importância limitada dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, interpretados como uma etapa meramente transitória no processo de elaboração de Marx.

A primeira posição pode ser sintetizada no reconhecimento de uma continuidade entre as teses dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 e aquelas de O capital. Aos trabalhos já citados de Bigo e Calvez pode-se  agregar, nessa linha de interpretação, o texto de 1957 de Maximilien Rubel, Karl Marx. Ensaio de biografia intelectual, e o de Erich Fromm, Marx’s concept o f Man. Segundo Rubel, com a categoria de trabalho alienado (entfremdete Arbeit) tem-se “a chave de toda a obra posterior do economista e do sociólogo [Marx]” e “a tese central de O capital foi aqui antecipada” (Rubel, 2001, p. 130). Do mesmo modo, alguns anos depois, Fromm afirmou (1961, p. 54): “o conceito de alienação sempre [foi] e permaneceu o ponto central do pensamento do ‘jovem’ Marx que escreveu os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 e do ‘velho’ Marx que escreveu o Capital”. Outro importante livro que pode ser arrolado nessa linha de interpretação é Marx e o marxismo, publicado em 1967, na Alemanha ocidental, pelo estudioso alemão Iring Fetscher. O seu propósito, na verdade, foi exatamente o de demonstrar como:

… as categorias críticas que Marx tinha elaborado nos seus  Manuscritos de Paris e nos cadernos de resumos constituem a base da teoria da economia política no Capital e não foram de modo algum renegadas pelo Marx ‘adulto’. Com isso deveria estar provado que as obras juvenis não apenas permitem entender quais foram as motivações que levaram Marx a escrever a crítica da economia política (O capital), mas que a crítica da economia política contém, implicitamente, e, em parte, explicitamente, a crítica à alienação e à reificação, que constituem o tema central das obras juvenis. (Fetscher, 1969, p. 30)

A tese da grande importância dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 também conquistou um marxista próximo aos cânones interpretativos soviéticos, Palmiro Togliatti, que – em uma contribuição publicada no volume XXX e inserida, em tradução para o francês, em uma importante coletânea de ensaios sobre o jovem Marx – afirmou que, nos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844,

… foi aberta a estrada para a crítica de toda a sociedade burguesa, que será feita nos anos e nas obras seguintes e que culminará no Capital, mas pode-se dizer que em grande parte já está completa […]. Apesar da sua forma, que não é simples, se nota que todo o marxismo já está contido aqui. (Togliatti, 1961, p. 48-49)

A segunda interpretação se baseou, ao contrário, na contraposição entre o “jovem” Marx e o “maduro” e na superioridade e maior riqueza teórica do primeiro em relação ao segundo. Os precursores dessa linha foram os já mencionados Landshut e Mayer, que, no prefácio da edição de 1932, tinham declarado que os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 eram a revelação do autentico marxismo: “em certo sentido a obra mais central de Marx”, que contém “o ponto crucial do desenvolvimento do seu pensamento, onde os princípios da análise econômica derivam diretamente da idéia da ‘verdadeira realidade do homem’” (Landshut; Mayer, 1932a, p. 13). Compartilharam dessa leitura outros autores alemães, dentre os quais os já citados Henri De Man, Heinrich Popitz, Jacob Hommes – além de Erich Thier, no opúsculo de 1957 Das Menschenbild des jungen Marx (Their, 1957) (A visão de homem do jovem Marx). Análoga convicção foi apresentada por Kostas Axelos (1963, p. 56-57), que, na obra Marx pensador da técnica, afirmou: “o manuscrito de 1844 é e continua a ser o texto mais denso do pensamento, dentre todas as obras marxianas e marxistas”.

A terceira posição, por fim, foi defendida por todos aqueles que consideravam os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 somente uma etapa transitória do pensamento de Marx. Nesse texto, que foi definido como de amadurecimento teórico, ele teria sido capaz de recolher as principais contradições da sociedade burguesa, mas com uma impostação ainda filosófico-humanista e uma linguagem influenciada pela obra de Feuerbach. Um dos principais limites dessa interpretação foi o de considerar as concepções juvenis de Marx em função dos futuros e já conhecidos desdobramentos de sua obra. Segundo essa leitura, a categoria de alienação já estava presente exclusivamente nas obras “juvenis”, mas totalmente ausente nas obras da “maturidade”. Enfim, os autores que sustentaram essa posição – principalmente os expoentes da ortodoxia “marxista-leninista” – consideraram que as etapas da evolução do pensamento de Marx foram as indicadas por Lênin, convicção que, além de ser, em muitos aspectos, discutível, não permitia levar em consideração a grande importância dos inéditos de 1932 publicados depois da morte do líder bolchevique.

Entre os expoentes mais importantes dessa escola interpretativa, podemos citar Auguste Cornu que, primeiramente em 1934, com a publicação de sua tese de graduação Karl Marx – L’homme et l’oeuvre. De l’hégélianisme au matérialisme historique (Cornu, 1934) (Karl Marx – O homem e a obra. Do hegelianismo ao materialismo histórico), primeiro embrião da sua futura obra em quatro tomos intitulada Marx e Engels) colocou os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 no trilho da interpretação soviética. Vincularam-se também a ela o já citado ensaio de Jahn, o de Manfred Buhr (1966), publicado na prestigiosa revista da República Democrática Alemã Deustsche Zeitschrift für Philosophie, e as introduções às reedições do texto de Cornu (1968) e de Emile Bottigelli (1962). Mais tarde, Cornu, no terceiro volume de sua obra (Marx em Paris), considerada a biografia intelectual mais completa já escrita sobre essa fase da vida de Marx, evitou a comparação com outros escritos posteriores e se limitou a uma avaliação menos ideologizada do texto (Cornu, 1962a).

Merece particular atenção, enfim, a obra de Althusser. A coletânea de ensaios publicada por ele em 1965, com o título A Favor de Marx, certamente representou o principal texto dessa polêmica, e estimulou o maior número de reações e discussões. Althusser sustentou que, em A ideologia alemã e nas Teses sobre Feuerbach, estava claramente presente uma ruptura epistemológica (coupure èpistémologique) “que constitui a crítica da sua antiga consciência filosófica (ideológica)” (Althusser, 1970, p. 16). Com base nessa cesura, ele subdivide o pensamento de Marx “em dois grandes períodos essenciais: o período ainda ‘ideológico’, anterior à ruptura de 1845 e o período ‘científico’, posterior à ruptura de 1845.” (Althusser, 1970, p. 17). Também nesse caso, um dos principais pontos de divergência foi a relação entre Marx e Hegel. Para Althusser, na verdade, Hegel tinha inspirado Marx em um único texto – os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 – e, portanto, no seu período “ideológico-filosófico”: “o jovem Marx nunca foi hegeliano, mas, inicialmente, foi kantiano-fichtiano e, depois, foi feuerbachiano. A tese em grande voga do hegelianismo do jovem Marx, em geral, é um mito. Em compensação, às vésperas da ruptura com a anterior consciência filosófica” (Althusser, 1970, p. 18) é como se Marx, recorrendo pela primeira e única vez na juventude a Hegel, tivesse produzido uma extraordinária “aberração” teórica indispensável à eliminação da sua consciência “delirante” (Althusser, 1970).

Desse modo, para Althusser, os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 são “o texto mais distante que existe, teoricamente falando, da aurora que estava para surgir” (Althusser, 1970, p. 19). O Marx mais distante de Marx é justamente este Marx aqui, ou seja, o Marx mais próximo, o Marx da véspera, o Marx do limiar: como se, antes da ruptura, e para realizá-la, ele tivesse tido a necessidade de dar à filosofia todas as suas possibilidades, a última possibilidade, este império absoluto do seu contrário e este imenso triunfo teórico: ou seja, a sua derrota. (Althusser, 1970, p. 137)

A paradoxal conclusão de Althusser (1970, p. 65) foi a de que “não se pode absolutamente dizer que ‘a juventude de Marx pertence ao marxismo’”. Dessa forma, sua posição, embora concebida por pontos de partida opostos, contribuiu, especularmente, com a de Landshut e Mayer, ou de outros autores franceses precedentemente já citados , para criar o mito do “jovem” Marx.

Essas concepções se basearam numa contraposição filologicamente infundada dos textos de Marx. Sem entrar, aqui, no mérito da polêmica relativa à presença ou não das categorias filosóficas juvenis e da influência hegeliana nas críticas da economia política de Marx, é preciso ressaltar um limite de grande parte dessas interpretações. Esse limite está em considerar os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 como uma obra concluída, um texto coerente, escrito de modo sistemático e pré-organizado. As tantas interpretações que quiseram atribuir a eles o caráter de uma orientação acabada, tanto aquelas que reconheciam neles a completude do pensamento marxiano (Landshut e Mayer ou os filósofos Frances) quanto as que os tinham como uma concepção definida e oposta àquela da maturidade científica (Althusser) foram refutadas pelo exame filológico.

Um dos primeiros autores que interveio a esse respeito foi Ernest Mandel, que, em seu texto de 1967, A formação do pensamento econômico de Karl Marx, disse que a razão do erro de Althusser se originava no seu “esforçar(se) em vão para apresentar os  Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 como o fruto de uma ideologia concluída ‘pertencente a um todo’” (Mandel, 1973, p. 175). Para Mandel, os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 espelhavam a transição de Marx e, portanto, apresentavam, no seu interior, elementos típicos do passado e temas futuros, circunstância que produzia diversas contradições. Com posicionamento similar a esse respeito, também se apresentava o precedente trabalho de Pierre Naville, Da alienação ao gozo (Naville, 1978).

As interpretações no “campo socialista” no mundo anglo-saxão e na Itália
Inicialmente, o marxismo oficial ignorou os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 ou foi totalmente incapaz de analisá-los com seriedade. Georg Mende, por exemplo, no seu texto Karl Marx’ Entwicklung Von revolutionären Demokraten zum Kommunisten (O desenvolvimento de Karl Marx de democrático revolucionário a comunista), não fez referência a eles nem na primeira edição de 1954, nem na segunda edição de 1955. Somente na terceira edição, em 1960, ele admitiu que esses “trabalhos preparatórios de Marx […] para uma obra maior” (Mende, 1960, p. 132) não podiam ser ignorados. Dessa forma, os escritos e as categorias juvenis de Marx que, no chamado “marxismo ocidental”, ocuparam um lugar de destaque desde os anos trinta, por causa do dogmatismo staliniano e da hostilidade em relação ao conceito de alienação, estrearam no campo soviético com enorme atraso.

Ao lado dos pouquíssimos textos russos, a primeira publicação que difundiu, na Europa, um bom número de ensaios sobre os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 dos estudiosos soviéticos foi a coletânea Sur le jeune Marx (Sobre o jovem Marx), publicada em 1961 como número especial da revista Recherches Internationales à la lumière du marxisme. Aos textos dos russos O. Bakouradze, Nikolai Lapin, Vladimir Brouchlinski, Leonide Pajitnov e A. Ouibo foram acrescentados artigos de alguns dos principais estudiosos de Marx da Polônia (Adam Schaff) e da República Democrática Alemã (Wolfgang Jahn e Joachim Hoeppner), além do texto de Togliatti, citado anteriormente. Mesmo com conotações da abordagem ideológica da época, esses textos constituem a primeira tentativa, do lado socialista, de se enfrentarem quanto às problemáticas relativas ao “jovem” Marx e de disputar o monopólio interpretativo com os marxistas “ocidentais” (Althusser, 1967, p. 35). Algumas contribuições apresentaram ideias interessantes, dentre elas o ensaio “Les manuscrits economico-philosopiques de 1844” de Pajitnov (1960, p. 98), no qual ele  afirmava que

… as ideias fundamentais de Marx estão ainda por vir, e juntamente a notáveis formulações, nas quais está germinando uma nova concepção de mundo, há também muitos pensamentos ainda não amadurecidos, que são marcados pela influência das fontes teóricas que serviram de material para a reflexão de Marx e das quais ele partiu para a elaboração da sua doutrina.

A formulação teórica de base, sustentada por grande parte dos autores, estava, no entanto, errada. Contrariamente às interpretações em voga, que reliam os conceitos de O capital através daqueles encontrados nos trabalhos juvenis, muitos destes estudiosos seguiram o percurso contrário: analisaram os textos juvenis a partir dos desenvolvimentos posteriores da teoria de Marx, ou seja, “ler os textos juvenis pelo filtro dos textos da maturidade” (Althusser, 1967, p. 41). O que veio antes do pensamento de Marx impediu, assim, de captar o significado e o valor da elaboração daquele período.

Em seguida, no entanto, o estudo dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 ganhou força também nos países socialistas e obteve alguns resultados relevantes. Dentre eles, deve-se destacar o trabalho de 1958, Die Entwicklung der ökonomischen Lehre Von Marx und Engels in den vierziger Jahren dês 19. Jahrhunderts (Rosenberg, 1958) (O desenvolvimento da doutrina econômica de Marx e Engels nos anos quarenta do século XIX), de D. I. Rosenberg. Despertou maior interesse, ainda Antes de O Capital, de Walter Tuchscheerer, sem dúvida o melhor estudo feito no Leste sobre o pensamento econômico do jovem Marx, que teve o mérito de examinar criticamente, além dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, também o conteúdo dos principais cadernos de resumos parisienses (Althusser, 1967).

Aos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 foi reconhecido um papel relevante também no marxismo anglo-saxão. No entanto, também ali, o estudo desse texto foi iniciado tardiamente em relação a outros países. A primeira edição que despertou um interesse bastante amplo surgiu nos Estados Unidos, com a obra de Erich Fromm e com tradução de Tom Bottomore, lançada em 1961. O ensaio de introdução, também publicado no mesmo ano, no livro de Fromm, apresentou os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 como “o principal trabalho teórico de Marx” (Fromm, 1961, p. 5), e prevaleceram, de maneira difusa, os estudos que analisaram a influência hegeliana sobre o jovem Marx. Foi precursor, nesse aspecto, Sidney Hook, que, em 1933, com seu trabalho Towards an Understanding of Karl Marx (Hook, 1933) (Para uma compreensão de Karl Marx). Nos anos sessenta, foram publicados diversos volumes que apresentaram uma interpretação análoga. Dentre eles, os principais textos foram Philosophy & Myth in Karl Marx (Tuchscheerer, 1980) (Filosofia e mito em Karl Marx), de Robert Tucker, e o livro, na verdade mais histórico-político do que filosófico, do estudioso israelita Shlomo Avineri O pensamento político e social de Marx (Fromm, 1961).

Não faltaram as opiniões contrárias, também nesse caso, até mesmo muito radicais. Segundo Daniel Bell, a insistente aproximação de Marx a Hegel nada mais era do que a “criação de um novo falso mito”, pois “identificada na economia política a resposta aos mistérios de Hegel, Marx esqueceu-se totalmente da filosofia.” (Bell, 1959, p. 935, 944).

Quanto ao panorama italiano, por fim, deve-se destacar a influência da obra de Galvano della Volpe, especialmente de seu livro de 1956, Russeau e Marx, ao ressaltar que o mais importante, dentre os escritos juvenis de Marx, fora, durante muito tempo, a Crítica da filosofia hegeliana do direito público. Segundo Della Volpe (1971, p. 150), esse texto continha “as premissas mais gerais de um novo método filosófico”, enquanto que os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 foram definidos como uma espécie de “confusão” econômico-filosófica. Uma das melhores análises dos manuscritos parisienses, porém, foi feita pouco depois. Entre 1960 e 1963, Mario Rossi publicou, em quatro volumes, o notável estudo De Hegel a Marx, e a parte final do terceiro tomo – A escola hegeliana. O jovem Marx (Tucker, 2001) – foi dedicada aos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844. Além do mais, o volume dos Anais do Instituto Giangiacomo Feltrinelli de 1963 (Avineri, 1997) e, sobretudo, o de 1964/65 (Bell, 1959), que foi inteiramente dedicado ao “Marx jovem”, representaram uma das mais importantes publicações internacionais sobre o tema. As contribuições publicadas foram, no entanto, em grande parte, de estudiosos estrangeiros. Deve-se citar, por fim, o interessante volume de Mario Dal Pra A dialética de Marx: dos escritos juvenis à “Introdução à crítica da economia política” (Cf. Della Volpe, 1971), que contém, também nele, uma parte dos manuscritos parisienses.

A divulgação dos Grundrisse – os importantíssimos manuscritos econômicos de Marx de 1857-58 – que aconteceu na Alemanha em 1953 (Rossi, 1977), e a partir do final dos anos sessenta, na Europa e nos Estados Unidos, deslocou a atenção dos comentaristas do texto marxiano e militantes políticos das obras juvenis para o “novo” inédito. Nos anos oitenta, período em que a Marx-Forschung (a pesquisa sobre Marx) vivenciou um forte esvaziamento, surgiram, no entanto, alguns estudos sobre a relação entre Hegel e Marx, nos quais os manuscritos parisienses tiveram importância crucial. Dentre tais estudos, citamos Pour lire Hegel et Marx (Instituto Giangiacomo Feltrinelli, 1964) (Para ler Hegel e Marx) e Retour sur le jeune Marx. Deux études sur le rapport de Marx à Hegel (Instituto Giangiacomo Feltrinelli, 1965) (O retorno do jovem Marx. Dois estudos sobre a relação de Marx com Hegel), de Solange Maercier-Josa e Dialectics of labour. Marx and his relation to Hegel (Dal Pra, 1977) de Cristopher Arthur. Trata-se de uma demonstração do grande e permanente fascínio exercido por essas páginas. Alguns recentes estudos sobre Marx, mesmo que em número muito reduzido, se comparado ao passado, se debruçaram sobre o seu valor (Musto, 2008).

Manuscritos e cadernos de resumos: os papéis de 1844
Apesar da evidente incompletude e da fragmentação dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, a confusão que se seguiu às diferentes versões publicadas e, sobretudo, a consciência da ausência de grande parte do “segundo” manuscrito, o mais importante e, infelizmente perdido, ninguém, dentre os intérpretes críticos e curadores de novas edições, se ocupou em reexaminar os originais que, por aquele texto que tanto pesava no debate entre as diferentes interpretações críticas de Marx, se revelava tão necessário.

Escritos entre maio e agosto, os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 não podem ser considerados uma obra. Sem homogeneidade e longe de apresentarem uma estreita vinculação entre as partes, são muito mais uma evidente expressão de uma concepção teórica em fase de desenvolvimento. A forma de assimilar e utilizar as leituras de que ele se nutria fica demonstrada em um atento exame dos nove cadernos de resumos que chegaram até nós, com mais de 200 páginas de compêndios e comentários (Mercier-Josa, 1980).

Nos cadernos parisienses, foram encontrados traços do contato que Marx fez com a economia política e do processo de formação de suas primeiríssimas elaborações sobre a teoria econômica. Da comparação desses cadernos com os textos do período, publicados ou não, fica evidente a importância dessas leituras no desenvolvimento de suas ideias. Circunscrevendo a lista somente para os autores de economia política, Marx elaborou resumos de textos de Say, Schüz, List, Osiander, Smith, Skarbek, Ricardo, James Mill, MacCulloch, Prevost, Destutti de Tracy, Buret, de Boisguillebert, Law e Lauderdale (Mercier-Josa, 1986). Nos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, nos artigos e na correspondência da época, apareceram referências a Proudhon, Schulz, Pecquer, Loudon, Sismond, Ganihl, Chevalier, Malthus, de Pompery e Bentham (Arthur, 1986).

Marx elaborou os primeiros excertos a partir do Traité d’économie politique de Say (Cf. Khan, 1995; Oishi, 2001; Rockmore, 2002), do qual transcreveu partes inteiras, enquanto assimilava conhecimentos elementares de economia. A única anotação é posterior e, como estava habituado a fazer, se concentra na parte direita da folha destinada a essa função. Mesmo os compêndios da Recherches sur la nature et les causes de la richesse des nations de Smith (Cf. Musto, 2006), cronologicamente em seguida, buscavam a análoga finalidade de consolidar a base das noções econômicas. Na verdade, embora eles sejam os mais longos, não têm quase nenhum comentário. Não obstante isso, o pensamento de Marx se mostra claro pela mesma organização dos resumos e, como com frequência acontece em outras partes, pela sua maneira de colocar em contrapoposição teses divergentes de diferentes economistas. Apresentam um caráter diferente, porém, os resumos de Des principes de l’économie politique et de l’impôt de Ricardo, nos quais surgem suas primeiras observações. Elas se concentram nos conceitos de valor e preço, concebidos ainda como perfeitamente idênticos. A igualdade entre valor e preço das mercadorias parte do conceito inicial de Marx, que conferia realidade só para o valor de troca produzido pela concorrência, deixando o preço natural na esfera da abstração. Dando continuidade aos estudos, as notas críticas não foram mais esporádicas, mas se intercalaram nos resumos das obras, aumentando, com o avanço do conhecimento, de autor para autor. Frases isoladas, depois considerações mais longas, até que, concentrando-se, nos Élemens d’économie politique de James Mill, na crítica da intermediação do dinheiro como completo domínio da coisa alienada ao homem, a relação se inverteu, e não foram mais seus textos que se intercalavam aos resumos, mas ocorreu exatamente o oposto (Cf. Marx, 1998).

Por fim, para evidenciar, mais uma vez, a importância dos resumos, convém destacar que eles foram utilizados mesmo após terem sido redigidos. Parte deles foi publicada em 1844, no Vorwärts!, o bi-semanal dos emigrados alemães em Paris, para auxiliar na formação intelectual dos leitores (Cf. Marx, 1981a). Sobretudo, por serem muito abrangentes, foram depois utilizados por Marx, que tinha o hábito de reler suas anotações de tempos em tempos, para a composição dos Grundrisse, manuscritos de 1861-63, conhecidos mais como Teorias sobre o mais valor, e do primeiro livro de O capital (Cf. Marx, 1981b).

Concluindo, Marx desenvolveu seus pensamentos tanto nos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 quanto nos cadernos de resumos de suas leituras. Os manuscritos estão repletos de citações, e o primeiro é quase uma coletânea. Os cadernos de compêndios, mesmo que sobremaneira voltados para os textos que lia, são acompanhados de seus comentários. O conteúdo de ambos, a forma de escrita – caracterizada pela divisão das folhas em colunas –, a numeração das páginas e o momento da anotação confirmam que os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 não são uma obra isolada, mas uma parte da sua produção crítica que, nesse período, se caracteriza pelos resumos dos textos que estudava, pelas reflexões críticas a respeito deles e pelas elaborações que, espontaneamente ou fruto de raciocínio, fixava no papel (Cf. Marx, 1981c). Separar esses manuscritos do resto, retirá-los de seu contexto, pode induzir a erros de interpretação (Marx, 1981d; Marx; Engels, 1976; Cf. Rojanh, 1983).

O conjunto dessas notas e a reconstituição histórica de seu amadurecimento mostram o itinerário e a complexidade de seu pensamento crítico durante esse intenso período de trabalho (Cf. Grandjonc, 1974). Os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 e os cadernos de resumos e anotações constituem o início do estudo crítico da nova disciplina com a qual Marx se firmou: a economia política. Eles estão cheios de elementos teóricos derivados de antecessores e contemporâneos. As observações que ele desenvolveu não foram, pois, o fruto de uma súbita intuição, mas o primeiro resultado de um intenso estudo. A hagiografia marxista-leninista dominante no passado, apresentando o pensamento de Marx com uma urgência impraticável e pré-organizando um resultado final de forma instrumental, maculou o percurso para conhecê-lo e tornou a reflexão mais pobre. É necessário, pois, reconstruir a gênese, as influências intelectuais e as conquistas teóricas dos trabalhos de Marx, evidenciando a complexidade e a riqueza de uma obra que ainda contribui para o pensamento crítico dos nossos dias.

Indicações para uma nova edição italiana
Diante da evidente relação muito estreita entre os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 e os cadernos de resumos do mesmo período, destaca-se a necessidade de se fazer uma nova edição italiana do célebre texto marxiano. A versão que se propõe, a partir da edição histórico-crítica MEGA², deveria reunir, em uma única publicação, os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 e os comentários críticos às obras compendiadas por Marx nos cadernos de resumo do mesmo período. Destes últimos, foram publicados em italiano, por muito tempo, (no volume III das Obras dos Editores Riuniti) somente os Resumos do livro de James Mill, “Élémens d’économie politique”. Somente uma publicação de 1990, em uma coleção menor da mesma editora, com o título de A descoberta da economia política, apresentou grande parte das anotações marxianas, ou seja, aquelas relativas a Say, Smith, Ricardo, Mill, Prevost e Boisguillebert (Engels, 1964).

São muitas as exigências para se fazer uma nova edição. Em primeiro lugar, devem-se reunir todos esses textos que estão relacionados entre si, demonstrando a interdependência e o caráter de incompletude e fragmentação que os distingue. Em segundo lugar, para poder interpretar corretamente os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844, é preciso tornar mais clara sua gênese e, para tal, especificar a exata datação de todos os manuscritos marxianos e reconstituir, através de uma introdução histórico-filológica, os objetivos dessas páginas, além dos ganhos obtidos e todos os limites teóricos ainda presentes nelas. Enfim, seriam necessárias algumas revisões da tradução e uma clara distinção entre o texto de Marx e aquele dos autores dos quais ele extraiu os resumos, que deveriam ser apresentados – como já ocorreu em algumas edições internacionais – em um corpo menor.

Quanto à ordem das várias partes do texto, propõe-se que ela seja mantida, como em grande parte das edições já existentes, com o Prefácio no início, conservando-se a divisão em três “capítulos” (Salário, Exploração do Capital, Renda fundiária) do “primeiro” manuscrito, e deixando claro – até mesmo com a ajuda de alguma ilustração dos originais – o caráter particular da composição original. Todas as anotações críticas de Marx presentes nos nove cadernos de resumos, feitas paralelamente aos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 deveriam ser colocadas, no entanto, após eles. Elas seriam publicadas integralmente, em ordem cronológica, e com um acréscimo final das quatro páginas do compêndio da Fenomenologia do Espírito de Hegel, feito por Marx e por ele mesmo inserido no “terceiro” manuscrito.

References
1. Tradução do italiano por Margareth Nunes, professora da Faculdade de Letras da UFG. Revisão Técnica: David Maciel.
2. O que foi preservado dos Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 são três manuscritos (com 27 partes do primeiro, 4 do segundo e 41 do terceiro), aos quais se deve acrescentar uma folha de 4 partes, que contém um prospecto do último capítulo da Fenomenologia do Espírito de Georg W. F. Hegel, inserido por Marx no terceiro manuscrito.
3. Os títulos das obras em russo foram traduzidos pelo autor diretamente no texto e citados em transliteração em nota.
4. A esse respeito veja também Albert Mesnil, Note sur le communisme et la propriété priée (1929).
5. Todos os títulos das obras ou artigos não traduzidos para o italiano aparecem no texto com o título original seguido pela tradução entre parênteses.
6. Os títulos das obras dos autores estrangeiros incluídos neste artigo, assim como as citações delas retiradas, foram traduzidos pelo autor.
7. As citações retiradas dos textos que não foram traduzidas para o italiano e que aparecem neste artigo são de responsabilidade do autor.
8. Tradução livre do autor.
9. A introdução assinada pelos dois organizadores, na verdade, foi feita somente por Landshut, que também a publicou como opúsculo, em separado (Cf. Landshut, 1932).
10. Na versão italiana de Bobbio, ao contrário, foi mantida a primeira transcrição errada, traduzida como “colisão de oposições recíprocas” (Cf. Marx, 1968, p. 97). O mesmo ocorre na versão feita por Della Volpe nas Obras, onde a expressão foi traduzida como “colisão de recíprocas oposições” (Cf. Marx, 1976). A tradução correta seria: “adversários de recíproca oposição”. A correção do termo Genuss (gozo) no lugar de Geist (espírito), no entanto, é mostrada por Bobbio, que inclui também as correções de Selten (raramente) no lugar de selber (mesmo) e Prinzip (princípio) no lugar de Progress (progresso). A propósito, ver a nota à tradução da p. 18. Na sua versão, presente nas Obras, Dalla Volpe optou por outra tradução para o termo Genuss, que, em português, ficou como “fruição”.
11. Ver MEGA I/3 (1932, p. 472, linha 2) e MEGA I/3 (1932, p. 68, linha 19). Tradução italiana: “das três classes elementares” e “das três classes produtivas”.
12. Segundo os organizadores da nota de introdução do volume I/2, houve “correções essenciais relativas às edições até então publicadas” ver MEGA² I/2,  p. 35. Para todas as informações relativas às novas traduções, deve-se consultar a lista das variantes da Vorrede, incluído no volume MEGA² I/2, p. 842-852.
13. Ver MEGA² I/2 e MEGA² IV/2 (1981).
14. O testemunho autobiográfico de Lukács (1971a, p. 57) em relação à leitura dos Manuscritos econômico-filosóficos do ano 1844 é muito importante: “lendo os manuscritos, mudei completamente a minha relação com o marxismo e transformei a minha perspectiva filosófica”.
15. Ver Georg W. F. Hegel, Jenenser Logik, Metaphysik und Naturphilosophie, (organizado por G. Lasson), Felix Meiner, Leipzig 1923 e Georg W. F. Hegel, Jenenser Realphilosophie, (organizado por J. Hoffmeister), 2 vol., Felix Meiner, Leipzig 1931.
16. Ver Faracovi (1972, p. 9), em particular as páginas 12 a18, onde se destaca que “a cultura filosófica francesa do pós-guerra se interessou por Marx durante muito tempo, de maneira quase que exclusiva, na forma do pensamento juvenil”.
17. Ver, em particular, o capítulo “Marxismo e filosofia”.
18. Após a publicação de 1923, o autor húngaro reviu várias das suas antigas posições filosóficas que tinham sido criticadas, nesse meio tempo, nos países ditos socialistas. A mais importante correção feita foi assim resumida na nova introdução escrita por ocasião da reimpressão de 1967: “História e consciência de classe segue Hegel na medida em que, também nesse livro, a alienação é colocada no mesmo plano da objetivação (para usar a terminologia filosófica dos Manuscritos econômico-filosóficos do ano 1844 de Marx)” (Cf. Lukács, 1971b).
19. Ao lado do já citado Jean Yves Calvez, O pensamento de Karl Marx (1956), deve-se recordar Kostas Axelos, Marx pensador da técnica ([1961] 1963), Istvan Meszaros, A teoria da alienação em Marx (1970); Adam Schaff, A alienação como fenômeno social (1979), Giuseppe Bedeschi, Alienação e fetichismo no pensamento de Marx (1968) e Bertell Ollman, Alienation. Marx’s conception of man in capitalist society (1971).
20. Para uma breve resenha sobre o assunto, veja Ernest Mandel, A formação do pensamento econômico de Karl ([1967] 1970), em particular o capítulo X “Dos Manuscritos de 1844 aos  Grundrisse: de uma concepção antropológica a uma concepção histórica da alienação”. Uma análise das diferentes interpretações encontra-se também no muito citado Jürgen Rojahn, em O caso dos chamados “manuscritos econômico-filosóficos do ano 1844”.
21. Auguste Cornu, Marx e Engels ([1955] 1962). Os volumes III e IV, que não foram traduzidos para o italiano e que, portanto, não foram incluídos nessa edição, foram publicados em Paris pela Presses Universitaires de France em 1962 e em 1970.
22. A esse respeito, veja, em particular, as páginas 172-177.
23. A respeito do conceito de “ruptura epistemológica”, remete-se a Étiénne Balibar, Para Althusser, (1991), em particular o último capítulo “O conceito de ‘ruptura epistemológica’ de Gastón Bachelard a Louis Althusser”, p. 65-97.
24. A “subdivisão” do pensamento de Marx realizada por Althusser foi articulada em quatro fases: as obras juvenis (1840-1844); as obras da ruptura (1845); as obras do amadurecimento (1845-1857); as obras da maturidade (1857-1883), (Althusser, 1970, p. 18).
25. A esse respeito, é interessante o breve testemunho biográfico-intelectual sobre a relação entre Althusser e os Grundrisse, presente no recente texto de Lucien Sève, Penser avec Marx aujourd’hui. I. Marx et nous (2004). A propósito da velha polêmica sobre a presença ou não do conceito de alienação no O capital, o estudioso francês nota como Althusser, com exceção da Introdução de 1857, nunca tenha lido os Grundrisse. Para maiores detalhes ver p. 29. Pode-se acrescentar ainda que os Grundrisse, o texto mais hegeliano do Marx maduro, foram escritos logo após a Introdução de 1857, considerada pelo filósofo francês a quintessência do método marxista maduro. A esse propósito, deve-se ver o capítulo “L’objet Du Capital” em Louis Althusser, Ler o Capital ([1965] 1971).
26. Muito eficaz a esse respeito é a breve e polêmica referência de Maximilien Rubel sobre o “marxismo” de Althusser. Em uma breve nota de introdução a um dos volumes sobre Marx, publicados por ele na prestigiosa coleção Plêiade, Rubel declarou ironicamente que, com a sua afirmação, Althusser tinha dito somente uma “meia verdade […] uma boa leitura das obras da maturidade conduz à verdade por inteiro, ou seja: Marx nunca, em nenhum momento de sua carreira, pertenceu ao marxismo.” (Rubel, 1968, p. 63).
27. Ernest Mandel, A formação do pensamento econômico em Karl Marx, (1973). Segundo Mandel, Althusser “tem razão em se opor a todo método analítico-teleológico que conceba a obra juvenil de um determinado autor exclusivamente com o intento de saber até que ponto tenha-se aproximado ao ‘objetivo’ constituído pela obra da maturidade. [Mandel se refere à crítica feita à “pseudoteoria da historia da filosofia no ‘futuro anterior’”. Ver Louis Althusser, Para Marx, (1970, p. 38). Nota do Autor] Mas está errado em contrapor um método que secciona arbitrariamente em formações ideológicas coerentes, as sucessivas fases evolutivas de um mesmo autor, com o pretexto de considerar ‘cada ideologia como um todo’” (Althusser, 1970, p. 175-176).
28. Outra interessante publicação a respeito foi a coletânea em língua inglesa editada pela Academia das Ciências da União Soviética Philosophy, science and man. The soviet delegation reports for the XIIIth World Congress  of Philosophy, Moscou (1963), assinala, em particular, o ensaio de T. I. Oiserman, Man and his alienation. Sobre temas análogos, em italiano, há  A sociedade soviética e o problema da alienação. Uma polêmica entre E. M. Sitnikov e Iring Fetscher no Iring Fetscher, Marx e o marxismo: da Filosofia do proletariado à Weltanschaaung proletária (1969).
29. Contra essa postura, é bom lembrar uma passagem de Althusser que é muito significativa: “Certamente nós sabemos que o jovem Marx se tornará Marx, mas não queremos viver mais depressa do que ele; não queremos viver no lugar dele, romper por ele ou descobrir por ele. Não o esperaremos à frente no final da corrida, para lançar sobre ele, como sobre um fundista, o manto do descanso, porque, afinal de contas, chegou” (Althusser, 1967, p. 53).
30. Mario Rossi, De Hegel a Marx. III. A escola hegeliana. ([1963] 1977). Os Manuscritos econômico-filosóficos de 1844 foram analisados nas páginas 456-584.
31. Nesse volume, havia muitos ensaios sobre “Marx e Engels. A formação do pensamento deles. O ambiente intelectual e político”. Dentre eles podem ser destacados: Emile Bottigelli, Karl Marx et la gauche hégélienne; Auguste Cornu, La formation du matérialisme historique dans “L’Idéologie allemande”; Claudio Cesa, Figuras e problemas da historiografia filosófica da esquerda hegeliana. 1831-1848; Andrej Walicki, Hegel, Feuerbach and the Russian “philosophical left”. 1836-1848.
32. O volume continha os seguintes ensaios: Adam Schaff, Découverte nouvelle de notions anciennes du marxisme; Rudolf Schlesinger, Les “Manuscrits économico-philosophiques” de Marx replacés dans leur perspective historique; Predrag Vranicki, La signification actuelle de l’humanisme du jeune Marx; Henri Lefebvre, Propositions pour une nouvelle lecture de Marx; Lucien Goldmann, Philosophie et sociologie dans l’oeuvre du jeune Marx; Iring Fetscher, La concrétisation de la notion de liberte chez Le jeune Marx; Roger Garaudy, Fichte et Marx; Ivan Dubsky, Zur Feuerbach und Marx; György Márkus, Der Begriff dês “menschlichen Wesens” in der Philosophie dês jungen Marx; Enrique Gonzáles Pedrero, O humanismo do jovem Marx. Enriquecem o volume duas importantes “Contribuições bibliográficas”: L’oeuvre de jeunesse de Marx et Engels dans lês études publiées de 1945 a 1963/64 e Marx et Engels et la gauche hégélienne (organizado por Bert Andréas).
33. Uma primeira edição de 1939-41 permaneceu quase desconhecida; ver Marcello Musto, Dissemination and reception Critique of Political Economy 150 Years (2008).
34. Naquele período as obras dos economistas ingleses foram lidas por Marx em francês.
35. Nos textos que Marx possuía em sua biblioteca pessoal e naqueles que tinha intenção de adquirir, veja Karl Marx, “Notizbuch aus den Jahren 1844-1847”, MEGA² IV/3 (1998).
36. Karl Marx, Exzerpte aus David Ricardo: des príncipes de l’économie politique et de l’impôt; tradução para o italiano na obra A descoberta da economia (1990).
37. Veja a carta de K. Marx para H. Börnstein, escrita no mais tardar em novembro de 1844, em Marx Engels Obras (1972).

Bibliography
ADORATSKIJ, V.  Einleitung.  In: MEGA 1/3. Berlin: Marx-Engels-Verlag, 1932.
ALTHUSSER, L. Para Marx. Roma: Editori Riuniti, 1967. p. 35-37.
______. Per Marx. [1965]. Roma: Editori Riuniti, 1970.
______. “L’objet Du Capital”. [1965]. In: ______. Ler o Capital.  Milão: Feltrinelli, 1971.
ARTHUR, C. J. Dialectics of labour. Marx and his relation to Hegel. Oxford: Basil Blackwell, 1986.
AVINERI, S. O pensamento politico e social de Marx. [1968]. Bologna: Il Mulino, 1997.
AXELOS, K. Marx pensador da técnica. [1961]. Milão: Sugar, 1963.
BALIBAR, E. “O conceito de “ruptura epistemológica” de Gastón Bachelard a Louis Althusser”. In: ______. Para Althusser. Roma: Manifestolibri, 1991. p. 65-97.
BEDESCHI, G. Alienação e fetichismo no pensamento de Marx. Bari: Laterza, 1968.
BELL, D. The “rediscovery” of alienation – Some notes along the quest for the historical Marx. The journal of Philosophy, v. 24, p. 935-944, 1959.
BIGO, P. Marxismo e humanismo. [1954]. Milão: Bompiani, 1963.
BOTTIGELLI, E. Presentation. In: MARX, K. Manuscrits de 1844.  Paris: Editions Sociales, 1962. p. 66-69.
BROUCHLINSKI, V. Note sur l’histoire de la redaction et de la publication des “Manuscrits economico-philosophiques” de Karl Marx. Recherches Internationales à la lumiere du marxisme: Sur le jeune Marx, n. 19, V-VI, 1960.
BUHR, M. Entƒremdung – philosophische Antropologie – Marx Kritik. “Deutsche Zeitshrift für Philosophie”, n. 7, p. 806-834, 1966.
CALVEZ, J. Y. O pensamento de Karl Marx. [1956]. Torino: Borla, 1966.
CORNU, A. Karl Marx: l’homme et l’oeuvre. De l’hégélianisme au matérialisme historique. Paris: Felix Alcan, 1934.
______. Marx e Engels. [1955]. Milão: Feltrinelli, 1962a.
______. Karl Marx et Friendich Engels. Marx a Paris. Paris: PUF, 1962b.
______. Einleitung. In: MARX, K. Die ökonomisch-philosophische Manuskripte. Berlim: Dietz Verlag, 1968.
DAL PRA, M. La dialética em Marx: dos escritos juvenis à “introdução à crítica da economia política”. Roma: Laterza. 1977.
DELLA VOLPE, G. Rousseau e Marx. [1956]. Roma: Editori Riuniti, 1971. p. 150.
ENGELS, F. Per la quarta edizione. In: MARX, K. Il capitale. Roma: Editori riuniti, 1964.
FARACOVI, O. P. O marxismo francês contemporaneo entre a dialética e a estrutura (1945-1968). Milão: Feltrinelli, 1972.
FETSCHER, I. Marx e o marxismo: da filosofia do proletariado à Weltanschauung proletária. Firenze: Sansoni, 1969. p. 312.
FROMM, E. Marx’s concepto f Man. New York: Frederick Ungar Publishing, 1961. p. 5.
GARAUDY, R. Do anátema ao diálogo. Brescia: Queriniana, 1969.
GRANDJONC, J. Marx et les communistes allemands à Paris 1844. Paris: Maspero, 1974.
HEGEL, G. W. F. Jenenser Logik, metaphysik und naturphilosophie. Organizado por G. Lasson. Leipzig: Felix Meiner, 1923.
______. Jenenser Realphilosophie. Organizado por J. Hoffmeister. Leipzig: Felix Meiner, 1931. v. 2.
HOMMES, J. O eros da técnica. [1955]. Roma: Abete, 1970.
HOOK, S. Towards an understanding of Karl Marx. London: Gollanz, 1933.
HYPPOLITE, J. Ensaios sobre Marx e Hegel. Milão: Bompiani, 1963. p. 153, 155.
INSTITUTO GIANGIACOMO FELTRINELLI. Annali 1963. Milano: Feltrinelli, 1964.
______. Annali 1964/65. Milano: Feltrinelli, 1965.
KHAN, N. Development of the concept and theory of alienation in Marx’s writings. March 1843 to August 1844. Oslo: Solum Forlag, 1995.
KOJÈVE, A. Introdução à leitura de Hegel. Edição italiana organizada por Franco Frigo. Milão: Adelphi Edizioni, 1996.
LANDSHUT, S. Karl Marx. Lübeck: Verlag Von Charles Coleman, 1932.
LANDSHUT, S.; MAYER, J.  P. Vorwort. In: ______. (Org.). Karl Marx: Der historische Materialismus. Die Frühschriƒten.  Leipzig: Kröner, 1932a.
______. (Org.). Karl Marx: Der historische Materialismus. Die Frühschriƒten.  Leipzig: Kröner, 1932b.
LANGSET, L. R. Young Marx and Alienation in Western Debate. “Inquiry”, n. 1, 1963.
LAPIN, N. Der junge Marx. Berlim: Dietz Verlag, 1974.  p. 304.
LEFEBVRE, H. Le marxisme et la pensée française. “Les temps modernes”, n. 137-138, 1957.
LÖWITH, K. De Hegel a Nietzsche: a ruptura revolucionária no pensamento do século XIX. Torino: Einaudi, 1949.
LUKÁCS, G. O jovem Hegel e os problemas da sociedade capitalista. Torino: Einaudi, 1950. p. 760.
______. Lukács on his life and work. New left review, n. 68, juli/aug, 1971a.
______. Prefácio para a história e consciência de classe. Milão: Sugar Editore, 1971b. p. 25.
MAN, H. de. Der neu entdeckte Marx. “Der Kampf”, n. 5-6, 1932.
MANDEL, E. Dos Manuscritos de 1844 aos Grundrisse: de uma concepção antropológica a uma concepção histórica da alienação”. In: ______. .A  formação do pensamento econômico de Karl Marx. [1967]. Bari: Laterza, 1970. p. 171-202.
______. La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Roma: Laterza, 1973. p. 175.
MARCUSE, H. Marxismo e revolução: estudos 1929-1932. Totino: Enaudi, 1975. p. 100.
______. Razão e revolução: Hegel e o surgimento da “teoria social”. Bolonha: Il Mulino, 1997.
MARX, K. Podgotovitel’nye raboty dlja “Svjatovo Semejstva”. In: RJAZANOV, D. Archiv K. Marksa i F. Engel’as. Moskva: Leningrad, 1927. p. 247-286 – p. 103-142.
______. Notes sur le communisme et la propriété privée. La revue marxiste, n. 1, p. 6-28, fevr. 1929a.
______. Notes sue les besoins, la production et la division du travail. Revue marxiste, n. 5, juin. 1929b.
______. Podgotovitel’nye raboty dlja “Svjatovo Semejstva”. In: MARX, K.; ENGELS, F. Sob os cuidados de David Rjazanov. Sočinenija. Moskva: Leningrad, 1929c. v. 3, p. 613-670.
______. Kritik der Hegelschen Dialektik und der Philosophie überhaupt. Unter dem Banner des Marxismus, n. 3, p. 256-275, 1931.
______. Nationalökonomie und philosophie: über den zusammenhang der nationalökonomie mit staat, recht, moral, und bürgerlichem leben (1844). In: LANDSHUT, S.; MAYER, J. P. (Org.). Der historische materialismus. Die Frühschriƒten.  Leipzig: Kröner, 1932a.  p. 283-375.
______. Ökonomischi-philosophisce manuskripte aus dem jahre 1844. In: MEGA I/3. Berlin: Marx-Engels-Verlag, 1932b. p. 29-172.
______. Nationalökonomie und Philosophie. Köln: Berlim: Kiepenheuer, 1950.
______. Die Frühschriƒten. Hrsg. v. S. Landshut. Stuttgart: Kröner Verlag, 1953.
______. Manuscritos econômico-filosóficos de 1844. Torino: Einaudi, 1968.  p. 3.
______. Manuscritos econômico-filosóficos de 1844. In: MARX, K.; ENGELS, F. Obras. Roma: Editori Riuniti, 1976. v. 3.
______. Exzerpte aus Jean Baptiste Say: traité d’économie politique. In: MEGA² IV/2. Berlim: Dietz Verlag, 1981a. p. 301-327.
______. Exzerpte aus Adam Smith: recherches sur la nature et les causes de la richesse des nations. In: MEGA² IV/2. Berlim: Dietz Verlag, 1981b. p. 332-386.
______. Exzerpte aus David Ricardo: des príncipes de l’économie politique et de l’impôt. In: MEGA² IV/2. Berlim: Dietz Verlag, 1981c. p. 392-427.
______. Exzerpte aus James Mill: élémens d’économie politique. In: MEGA² IV/2. Berlim: Dietz Verlag, 1981d. p. 428-470.
______. A descoberta da economia. Roma: Editori Riuniti, 1990. p. 5-19.
______. Notizbuch aus den Jahren 1844-1847. In: MEGA² IV/3. Berlim: Dietz Verlag, 1998. p. 5-10, 12-13, 483-487.
MARX-ENGELS-GESAMTAUSGABE MEGA² I/2. Berlim: Dietz Verlag, 1982. p. 187-322 e 323-438.
MARX, K.; ENGELS, F. Kleine ökonomische Schriƒten. Berlim: Dietz Verlag, 1955. p. 42-166.
______. Iz rannikh proïzvedennij. Moscou: Marx-Engels-Verlag, 1956. p. 519-642.
______. Werke, Ergänzungsband. Erster Teil. Berlin: Dietz Verlag, 1968. p. 465-588.
______.  Sočinenija. Mosca: [S.n.], 1974. v. 42, p. 41-174.
______. Obras. Roma: Editori Riuniti, 1976. v. 3.
MAYER , J.  P. Über eine unverössentlichte Schriƒt von Karl Marx.  “Rote Revue”, p. 154-157, 1931.
McLELLAN, D. Marx antes do marxismo. Torino: Einaudi, 1974. p. 189.
______. Marx. Bolonha: Il Mulino, 1998. p. 84.
MENDE, G. Karl Marx’ Entwicklung von revolutionären Demokraten zum Kommunisten. Berlim: Dietz  Verlag, 1960. p. 132.
MERCIER-JOSA, S. Pour lire Hegel et Marx. Paris: Editions sociales, 1980.
______. Pour sur le jeune Marx. Deux études sur le rappport de Marx à Hegel. Paris: Meridiens Klincksieck, 1986.
MERLEAU-PONTY, M. Sentido e não-sentido. Milão: Il Saggiatore, 1962.
MESZAROS, I.  A teoria da alienação em Marx. London: Oxford University Press, 1970.
MILL, J. Élémens d’économie politique. In: MARX, K.; ENGELS, F. Obras. Roma: Editori Riuniti, 1976. p. 229-248.
MUSTO, M. Marx em Paris: a crítica de 1844. In: ______. (Org.). Na trilha de um fantasma. A obra de Karl Marx entre filologia e filosofia. [2005]. Roma: Manisfestolibri, 2006. p. 161-178.
______. Dissemination and reception critique of political economy 150 years later. London: New York Routledge, 2008. p. 179-188.
NAVILLE, P. Da alienação à fruição. Gênese da sociologia do trabalho em Marx e Engels. O novo Leviatã. [1957]. Milão: Jaca Book, 1978.
OISHI, T. The unknown Marx. London: Pluto, 2001.
OLLMAN, B. Alienation. Marx’s conception of man in capitalist society. New York: Cambridge University Press, 1971.
PAJITNOV, L. Les “Manuscrits économico-philosophiques de 1844”. Recherches Internationales à la lumière du marxisme: sur le jeune Marx, ano 4, n. 19, mai./jun. 1960.
(83) PAJITNOV, L. Les “Manuscrits èconomico-philosophiques de 1844”. Sur le jeune Marx, op. cit., p. 98.
POPITZ, H. Der entƒremdete Mensch. Zeitkritk und Geschichtsphilosophie des jungen Marx. [1953]. Darmstadt: Wissenschastliche Buchgesellschaft, 1967.
ROCKMORE, T. Marx after Marxism. Oxford: Blackwell Publishing, 2002.
ROJAHN, J.  O caso dos chamados “manuscritos econômico-filosóficos do ano 1844”. Passado e presente, ano 2, n. 3, p. 43, 1983.
______. The emergence of a theory: the importance of Marx’s notebooks exemplified by those from 1844.  Rethinking marxism, v. 14, n. 4, p. 33, 2002.
ROSENBERG, D. I. Die entwicklung der ökonomischen Lehre von Marx und Engels in den vierziger Jahren des 19. Jahrhunderts. Berlin: Dietz, 1958.
ROSSI, M. De Hegel a Marx. A escola hegeliana. O jovem Marx. [1963]. Milano: Feltrinelli, 1977.
RUBEL, M. Introduction. In: MARX, K. Oeuvres: economie. Paris: Gallimard, 1968. v. 2.
______. Karl Marx: ensaio de biografia intelectual. Prolegômenos para uma Sociologia ética. Milão: Colibri, 2001. p. 130.
SÈVE, L. Penser avec Marx aujourd’hui. I. Marx et nous. Paris: La Dispute, 2004.
SCHAFF, A. A alienação como fenômeno social. Roma: Editori Riuniti, 1979.
SUR LE JEUNE MARX. Recherches Internationales à la lumière du marxisme. Paris: Editions de la Nouvelle Critique, 1961. N. Especial.
THIER, E. Die Anthropologie des jungen Marx nach den Pariser ökonomisch-philosophischen Manuskripten, Einƒührung. In: MARX, K. Nationalökonomie und Philosophie. Köln-Berlin: Kiepenheuer, 1950.
______. Das Menschenbild des jungen Marx. Göttingen: Vandenhoeck & Ruprecht, 1957.
TOGLIATTI, P. Da Hegel au marxisme. Sur le jeune Marx: “Recherches internationales à la lumiere du marxisme”, 1961.
TUCHSCHEERER, W. Antes do “Capital”: a formação do pensamento econômico de Marx. (1843/1858). [1968]. Firenze: La Nuova Italia, 1980.
TUCKER, R. C. Philosophy & Myth in Karl Marx. [1961]. New Brunswick: London: Transaction Publishers, 2001.

Categories
Journalism

‘Perjuangan!’: Sebuah Wawancara dengan Karl Marx pada 1880

Pada Agustus 1880, John Swinton, seorang jurnalis Amerika yang berpengaruh dengan pandangan progresifnya, sedang dalam perjalanan ke Eropa.

Ketika berada di sana, ia mengunjungi Ramsgate, sebuah kota kecil di pesisir Kent, yang terletak beberapa kilometer dari ujung tenggara Inggris. Perjalanan ini dibuat dengan tujuan melakukan sebuah wawancara untuk The Sun – surat kabar yang dia edit, yang pada saat itu adalah salah satu yang paling luas dibaca di Amerika Serikat. Pria yang akan diwawancara Swinton adalah figur yang telah menjadi salah satu perwakilan utama gerakan buruh internasional: Karl Marx.

Meskipun lahir di Jerman, Marx hidup tanpa kewarganegaraan (stateless), setelah diusir oleh pemerintah Prancis, Belgia dan Prusia ketika mereka meringkus gerakan-gerakan revolusioner yang muncul di negara mereka antara tahun 1848 dan 1849. Ketika Marx mengajukan permohonan naturalisasi di Inggris pada 1874, permintaannya ditolak karena laporan Scotland Yard (polisi Inggris) yang menyebutkan bahwa ia adalah ‘agitator Jerman yang terkenal dan pendukung prinsip-prinsip komunis’, yang ‘tidak loyal kepada Raja dan negaranya sendiri’.

Selama lebih dari satu dekade, Marx menjadi koresponden koran New York Tribune; pada tahun 1867 ia menerbitkan kritik besar terhadap corak produksi kapitalis yang berjudul Capital, dan selama delapan tahun, dimulai pada tahun 1864, ia menjadi tokoh panduan Asosiasi Pekerja Internasional. Pada tahun 1871, namanya ditampilkan di halaman-halaman surat kabar Eropa yang paling banyak dibaca, setelah membela Komune Paris dalam bukunya The Civil War in France. Pers reaksioner kemudian membaptisnya dengan julukan ‘red terror doctor’’.

Pada Musim Panas 1880, Marx berada di Ramsgate bersama keluarganya, di bawah perintah dokter untuk ‘menahan diri dari pekerjaan apa pun’ dan ‘untuk memulihkan sistem saraf(nya) dengan tidak melakukan aktivitas apapun’. Kesehatan istrinya lebih buruk lagi. Jenny von Westphalen menderita kanker dan kondisinya tiba-tiba memburuk hingga tingkat yang mengancam keselamatan jiwanya’. Inilah situasi di mana Swinton, yang telah menjadi pemimpin redaksi di New York Times sepanjang tahun 1860-an, mengenal Marx dan menulis gambaran yang simpatik, intens, dan akurat tentangnya.

Pada level personal, Swinton menggambarkan Marx sebagai ‘pria berkepala besar, murah hati, sopan, dan ramah di usia 60-an, dengan rambut lebat panjang keabu-abuan yang menyenangkan’, yang tahu ‘tidak kalah halus dari Victor Hugo (…) tentang seni menjadi seorang kakek’. Percakapannya, “sangat bebas, sangat luas, sangat kreatif, sangat tajam, sangat otentik”, mengingatkan Swinton pada Socrates “dengan sentuhan sinisnya, jejak-jejak humor, dan energi kegembiraan yang penuh antusiasme”. Dia juga mencatat ‘seorang pria yang tidak berhasrat untuk tampil atau tenar, tidak peduli dengan hiruk pikuk kehidupan atau klaim kekuasaan’.

Namun, ini bukan Marx yang akan digambarkan Swinton pada para pembacanya. Wawancara yang muncul di halaman depan The Sun, pada  6 September 1880, terutama menghadirkan wajah publik Marx: ‘salah satu pria paling hebat saat itu, yang telah memainkan bagian yang sukar dipahami tetapi sangat berpengaruh dalam politik revolusioner selama empat puluh tahun berselang’. Inilah kata Swinton tentang Marx:

[Dia] tanpa terburu-buru dan tanpa jeda, adalah seorang lelaki dengan pikiran yang kuat, luas, dan terangkat, penuh dengan proyek-proyek yang berjangkauan luas, metode-metode logis, dan tujuan-tujuan praktis, ia telah berdiri dan tetap berdiri dalam banyaknya gempa bumi politik yang telah mengguncang bangsa-bangsa dan menghancurkan takhta-takhta, dan kini tengah mengancam dan menakutkan para pimpinan kerajaan dan penipu-penipu mapan, dibandingkan dengan laki-laki mana pun di Eropa.
Diskusi dengan Marx meyakinkan jurnalis New York itu bahwa dia mendapati dirinya di hadapan seorang pria yang ‘terlibat sangat dalam di masanya’, yang tangannya menjulur ‘dari Neva ke Seine, dari Ural ke Pyrenees, sedang bekerja mempersiapkan jalan bagi […] munculnya ‘era baru’. Swinton sangat terkesan dengan Marx karena kemampuannya dalam “menganalisa dunia Eropa, negara demi negara, menunjukkan ciri-ciri dan perkembangannya serta tokoh-tokoh di permukaan dan di bawah permukaan.” Marx kemudian berbicara

tentang kekuatan-kekuatan politik dan gerakan rakyat dari berbagai negara di Eropa – luasnya arus semangat Rusia, pergerakan pemikiran Jerman, aksi Prancis, dan ketidakmampuan bergeraknya Inggris. Dia berbicara dengan penuh harap tentang Rusia, secara filosofis tentang Jerman, dengan keriangan tentang Prancis, dan dengan kesedihan tentang Inggris – merujuk dengan hina kepada ‘reformasi atomistik’ di mana kaum Liberal di  Parlemen Inggris menghabiskan waktu mereka.
Swinton juga terkejut dengan pengetahuan Marx tentang Amerika Serikat. Dia adalah seorang pengamat yang penuh perhatian dan “komentarnya tentang beberapa kekuatan formatif dan substantif tentang kehidupan Amerika penuh dengan ekspresi dan bernada saran”.

Hari itu berlalu dalam serangkaian diskusi yang hidup. Pada sore hari, Marx mengusulkan ‘jalan-jalan di sepanjang pantai’ untuk bertemu keluarganya, yang digambarkan Swinton sebagai ‘orang-orang yang menyenangkan – sekitar sepuluh orang’. Ketika malam tiba, menantu Marx, Charles Longuet (1839-1903) dan Paul Lafargue (1842-1911) terus menemani kedua pria itu; mereka berbicara ‘tentang dunia, tentang manusia, tentang waktu, dan tentang ide-ide, seiring dengan gelas-gelas kami yang bergemerincing di atas deru lautan.’ Pada satu dari momen-momen tersebut, pada sebuah momen yang hening, sang jurnalis Amerika, ‘atas renungan tentang perbincangan dan kerangka usia dan jaman’, larut dalam arus kedalaman ‘pembicaraan hari itu dan fragmen-fragmen sore saat itu’, mengajukan sebuah pertanyaan kritis kepada sang revolusioner dan filsuf yang ada di hadapannya tentang  ‘Apa sebetulnya hukum hidup itu?’

Swinton merasa bahwa pikiran Marx ‘terbalik ke dalam sesaat sembari memandangi laut yang menderu di depannya dan orang-orang yang hilir mudik tanpa jeda di pantai’. Akhirnya, Marx, dengan nada yang dalam dan khidmat, menjawab: ‘Perjuangan!

Categories
Reviews

Salvatore Cannavò, Il Fatto Quotidiano

L’attualità del “Moro”, nonostante i sovranismi

È incredibile quanto interesse per Karl Marx ci sia proprio nel momento in cui la sinistra è messa male.

Almeno in Europa. Come anche il libro recensito in pagina ammette, Marx effettivamente capì in profondità il meccanismo dell’economia capitalistica, la fonte essenziale della produzione di profitto e, quindi, l’impossibile, o difficile a seconda delle gradazioni […]

Categories
Reviews

Jun Shiota, Seikatsu Keizai Seisaku

さて、本書をどのように捉えるべきだろうか。

最新の研究に裏打ちされた文献学の研究書か、あるいは「人間マルクス」を描き出す人物伝か、はたまた社会運動や労働運動に従事する者たちを鼓舞する運動書か。どれかひとつに絞ることは難しい。本書にはこれらすべての要素が織り込まれているのだ。
とはいえ、著述方法のみ見れば本書はマルクスの青年期からその最後の瞬間までを追う伝記といえる。注目すべきは、本書がマルクスの晩年の経験と思想的飛躍をより詳細に描きだしている点である。それを可能にしたのは、マルクス=エンゲルスの著作、草稿、書簡、メモに至るまでを掘り起こし分析するMEGA (Marx-Engels-Gesamtausgabe)研究の進展であろう。
弾圧と貧困、左翼内での対立や誤解、そして再発する重病の中、それでもマルクスは世界中の活動家、ジャーナリスト、思想家と絶え間なく交流し、自らの思想を更新し続けた。例えば、ロシア、ナロードニキ運動の活動家との往復書簡において、マルクスは共産制社会への道筋がただひとつではなく、多様な軌道を描く可能性をはっきりと示し、教条主義的で図式的なマルクス受容を徹底的に峻拒する姿勢を示した。さらには、最晩年のアルジェリアへの旅 (最初で最後のヨーロッパ外への旅)の中で、彼は「〈ムスリム社会における〉国家の存在感のなさ」を実感し、植民地主義への批判的思考を深めたのであった。
哲学者、経済学者、政治運動家、あるいは病人、父や祖父としてのマルクスを、その多面性を失わず、それでいてそれらを一つの線で結ぶようにして描く点に本書のおもしろさはある。『ヘーゲル国法論』 から「経済学批判要綱』、『資本論』にいたるまで、彼は徹底して学者としての立場を貫いた一方で、インターナショナルの創立と解散に決定的な役割を果たした重要な活動家でもあった。労働者の置かれた現実に依拠して未来の共産主義社会とそれに向けた道筋を描き出す彼の理論と思想は、プルードンやバクーニンらと真っ向から対立し、マルクスは彼らに対して烈火のごとく批判を浴びせ続けた。だが、これも彼の一面にすぎない。極貧と過労によって彼はほとんど常に何らかの病を抱え、このような状況では執筆などできないと何度も弱音を漏らし、その度にエンゲルスに励まされた。また、孫への溺愛ぶりは闘士マルクスのイメージからおおよそかけ離れたものであった。しかし、そのどれもがマルクスであり、これまで様々に解釈されてきたこの「巨大な天才的な人物」(エンゲルス)をこれまでとは異なる、ひとつの「アナザー・マルクス」として著者はまとめあげる。
こうした綜合性の一方で、本書の各章における掘り下げの甘さには批判が向けられるかもしれない。しかし、おそらく著者にとってはこの批判は織り込み済みだろう。一読すれば本書が研究者だけではなく、幅広く一般読者をも想定して書かれていることがわかる。新自由主義的グローバリゼーションの進行とそれに連なる世界的な経済危機は、各国における労働者の状況を新たな局面へと導いた。労働者の苦しみと怒りを権威主義と排外主主義によって回収しようという流れさえあるこの時代に、幅広い読者に向けて綜合的なマルクス理解を促す本書はきわめて重要な一冊だ。そして、それはまた、理論と実践を行き来したマルクスの姿勢を著者自身が引き継ごうという意思表示にも見える。

Categories
Reviews

Ferdinando Fasce, Il Secolo XIX

1160 ANNI DI “PER LA CRITICA DELL’ECONOMIA POLITICA”
Karl Marx e le sue ambizioni fra acciacchi e bohème londinese

Compie 160 anni “Per la critica dell’economia politica” (1859), uno dei pochi testi di Karl Marx apparsi quando il filosofo tedesco era ancora in vita. Parte del travagliato cammino che lo avrebbe portato alla redazione del “Capitale”, Marx vi saggiava la possibilità di compiere una svolta critica nel pensiero economico, sganciandolo dall’ossessione dominante per la popolazione, per le categorie astratte e per l’idealismo, e ancorandolo invece all’esame del “modo di produzione della vita materiale”. Quando pubblica queste righe, nella celebre Prefazione a “Per la critica”, Marx è un addottorato di filosofia tedesco quarantenne (è nato nel 1818), inviso per le idee e la militanza radicali all’accademia e alle questure di mezza Europa. Vive alla periferia nord di Londra, dove gli affitti sono più a buon mercato. Da un decennio è approdato nella capitale britannica, con la moglie, Jenny von Westphalen, una colta, bellissima nobildonna prussiana più grande di lui di quattro anni, che ha rinunciato a tutto per amor suo, tre figlie e la fedele governante Helene Demuth. Ce li ritrae, fra sempre “traballanti condizioni di salute”, Marcello Musto in una biografia intellettuale e politica appena pubblicata (“Karl Marx. Biografia intellettuale e politica”, Einaudi, 329 pagine, 30 euro), che, oltre a chiarire pensiero e prassi militante del filosofo di Treviri nell’ultimo quarto di secolo della sua vita, dal 1857al 1883, fornisce anche preziose indicazioni per una storia delle condizioni materiali nelle quali egli operò. Attivo in un’epoca che vede esplodere, all’ombra del telegrafo e delle ferrovie, il primo grato e delle ferrovie, il primo medium di massa dei giornali, il Marx londinese conduce la propria febbrile vita in una travagliata eterna bohème, cercando di far quadrare quattro piani spesso in aperto contrasto fra loro: la dimensione della ricerca, che culmina nel 1867 nella pubblicazione del primo libro del “Capitale”; quella dell’impegno politico nell’Associazione Internazionale dei Lavoratori; quella di pubblicista per varie testate periodiche, soprattutto statunitensi, per mettere qualcosa in tavola, accanto ai sussidi forniti dall’amico benestante Friedrich Engels; e quella di sposo e padre di famiglia.
Vittima designata di quest’attività frenetica, la salute, sua e dei suoi, a cominciare da Jenny. Nella primavera del 1857 l’eccessivo lavoro notturno gli produce la prima infiammazione agli occhi. Poco dopo è la volta del fegato, per sistemare il quale viene imbottito di farmaci.
A più riprese gli viene imposto di non leggere. A un certo punto deve mettere da parte lo scrivere e la frequentazione del British Museum (dove occupava assiduamente il posto indicato come G7) per seri problemi alla schiena. Nel frattempo è la volta del mal di denti. E poi, sotto il peso delle “ansie” e degli “incubi” prodotti dallo sforzo di esplorare scientificamente il rapporto di capitale come mai era stato fatto sino ad allora con il “cervello compresso dai debiti”, cominciano le dermatiti e i favi, cioè l’accumulo di più foruncoli contigui in varie parti del corpo. Che lo accompagneranno, implacabili, sino alla fine dell’esistenza. Mentre sono insorti crescenti problemi di gola e respiratori che lo costringeranno all’uso di un rudimentale respiratore, alle frequenti visite alle celebri terme di Karlsbad, in Boemia, a un tentativo estremo di trovare conforto nel caldo clima algerino.
Il colpo definitivo glielo dà la morte di Jenny, stroncata nel 1881 da una vita vissuta in maniera indomita, con una curiosità intellettuale degna di tempi meno ingrati alle donne.

 

 

Categories
Journal Articles

The Civil War in the USA and the Struggle for the Independence of Poland

I.  The struggle against slavery in the USA
In the spring of 1861, world politics was shaken by the outbreak of the American Civil War. It began shortly after Abraham Lincoln’s election as US President, when seven slaveholding States declared their secession from the USA: South Carolina, Mississippi, Florida, Alabama, Georgia, Louisiana and Texas. They were joined by Virginia, Arkansas, Tennessee, North Carolina and, later on, Missouri and Kentucky (although the latter two did not officially proclaim their separation). The ensuing bloody conflict claimed approximately 750,000 lives among the Confederacy (which favoured maintaining and extending slavery) and the Union (the States loyal to Lincoln, though in some cases considering slavery legal).

Marx immediately set about studying the situation and, at the beginning of July, wrote to Engels: “The conflict between South and North … has at last been brought to a head (if we disregard the effrontery of ‘chivalry’s’  fresh demands) by the weight which the extraordinary development of the North-Western States has thrown into the scales”. In Marx’s view, none of the components of the secessionist movement had any legitimacy; they were to be regarded as “usurpations”, since “nowhere did they allow the people en masse to vote”. In any case, what was at issue was not only “secession from the North, but also consolidating and intensifying the oligarchy of the 300,000 slave lords in the South” (Marx 1985c: 300).  A few days later, he observed that “the secession business [had been] wrongly represented in the English papers”, since everywhere, with the exception of South Carolina, “there was the strongest opposition to secession” (Marx 1985c: 305). Moreover, in places where an electoral consultation was allowed – “only a few” of the States on the Gulf of Mexico held a “proper popular vote” – it took place in reprehensible conditions. In Virginia, for instance, “a huge mass of Confederate troops was suddenly pitched into the territory” and “under their protection (truly Bonapartist, this), it voted for secession” – yet there were “50,000 votes” for the Union, “despite the systematic terrorism”. Texas, which, “after South Carolina, [had] the largest slave party and terrorism”, still recorded “11,000 votes for Union”. In Alabama, there was “no popular vote either on secession or on the new Constitution”, and the 61-39 majority of convention delegates in favour of secession was only due to the fact that under the Constitution “each slaveholder also votes for 3/5 of his slaves” (Marx 1985c: 306-7).  As for Louisiana, more Union votes than secession votes were cast at “the election for delegates to the convention”, but enough delegates defected to change the balance (Marx 1985c: 307).

Such considerations in Marx’s letters to Engels were complemented by even more important arguments in his journalistic pieces. In addition to sporadic contributions to the New-York Tribune, he began in October 1861 to write also for the liberal Viennese daily Die Presse, which, with its 30,000 subscribers, was the most widely read paper in Austria and one of the most popular anywhere in the German language. The main theme of these articles – which also included reports on the second French invasion of Mexico – was the economic effects of the American war on Britain. In particular, Marx focused on the development of trade and the financial situation, as well as assessing trends in public opinion. Thus, in “A London Workers’ Meeting” [1862], he expressed pleasure at the demonstrations organized by English workers, who, though “not represented in Parliament”, had managed to bring their “political influence” (Marx 1984d: 153) to bear and prevented a British military intervention against the Union.

Similarly, Marx wrote an impassioned article for the New-York Tribune following the Trent Affair, when the U.S. Navy illegally arrested two Confederate diplomats on board a British ship. The United States, he wrote, should never forget “that at least the working classes of England [had] never forsaken” it. To them it was due “that, despite the poisonous stimulants daily administered by a venal and reckless press, not one single public war meeting could be held in the United Kingdom during all the period that peace trembled in the balance” (Marx 1984c: 137). The “attitude of the British working classes” was all the more to be valued when placed alongside “the hypocritical, bullying, cowardly and stupid conduct of the official and well-to-do John Bull”; boldness and consistency on one side, incoherence and self-contradiction on the other. In a letter he wrote to Lassalle in May 1861, he commented: “The whole of the official press in England is, of course, in favour of the slaveholders. They are the selfsame fellows who have wearied the world with their antislave trade philanthropy. But cotton, cotton!” (Marx 1985c:  291).

Marx’s interest in the Civil War went far beyond its consequences for Britain; he wanted, above all else, to illuminate the nature of the conflict. The article he wrote for the New-York Tribune a few months after it broke out is a good example of this: “The people of Europe know that a fight for the continuance of the Union is a fight against the continuance of the slaveocracy – that in this  contest the highest form of popular self-government till now realized is giving battle to the meanest and most shameless form of man’s enslaving recorded in the annals of history” (Marx 1984a: 30).

In some of the articles for Die Presse, Marx analysed in greater depth the arguments of the two opposing sides. He began by demonstrating the hypocrisy of the English Liberals and Conservatives. In “The North American Civil War” [1861], he ridiculed the “brilliant discovery” of The Times, then the leading British daily, that it was “a mere tariff war, a war between a protectionist system and a free trade system”, and its conclusion that Britain had no choice but to declare its support for the “free trade” represented by the Southern Confederacy. Some weeklies, including The Economist and The Saturday Review, went a step further and insisted that “the question of slavery … had absolutely nothing to do with this war” (Marx 1984b: 32-3).

In opposing these interpretations, Marx drew attention to the political motives behind the conflict. On the slaveowners of the South, he remarked that their key aim was to maintain control of the Senate and hence “political sway over the United States”. For this, it was necessary to conquer new regions (as had happened in 1845 with the annexation of Texas) or to transform existing parts of the USA into “slave states” (Marx 1984b: 33). The upholders of slavery in America were a “a narrow oligarchy that [was] confronted with many millions of so-called poor whites, whose numbers ha[d] been constantly growing through concentration of landed property and whose condition [was] only to be compared with that of the Roman plebeians in the period of Rome’s extreme decline” (Marx 1984b: 40-1). Therefore, the “acquisition and the prospect of acquisition of new territories” was the only possible way to square the interests of the poor with those of the slaveowners,  “to give their restless thirst for action a harmless direction and to tame them with the prospect of one day becoming slaveholders themselves”.  On the other hand, Lincoln pursued the aim of “strict confinement of slavery within its old terrain”, which “was bound according to economic law to lead to its gradual extinction” and therefore to annihilation of the political “hegemony” of the “slave states” (Marx 1984b: 41).

Marx used his article to argue the opposite: “The whole movement was and is based, as one sees, on the slave question. Not in the sense of whether the slaves within the existing slave states should be emancipated outright or not, but whether the 20 million free men of the North should submit any longer to an oligarchy of 300,000 slaveholders.” What was at stake – and Marx based this on his insight into the expansionist mechanism of this economic form – was “whether the vast Territories of the republic should be nurseries for free states or for slavery; [and] whether the national policy of the Union should take armed spreading of slavery in Mexico, Central and South America as its device” (Marx 1984b: 41).

These assessments highlight the abyss separating Marx from Giuseppe Garibaldi, who had rejected the offer of a command post in the Northern army on the grounds that it was only a power struggle that did not concern the emancipation of the slaves. Regarding Garibaldi’s position and his failed attempt to restore peace between the two sides, Marx commented to Engels: “Garibaldi, the jackass, has made a fool of himself with his letter to the Yankees promoting harmony” (Marx 1985c: 293). Whereas Garibaldi failed to understand the true objectives or options in the process then under way, Marx – as a non-maximalist alert to the possible historical developments – immediately perceived that the outcome of the American Civil War would be decisive on a world scale and set the clock of history moving along the path either of slavery or of emancipation.

In November 1864, faced with the swift and dramatic unfolding of events, Marx asked his uncle Lion Philips to reflect “how at the time of Lincoln’s election [in 1860] it was only a matter of making no further concessions to the slave-owners, whereas now the avowed aim, which has in part already been realized, is the abolition of slavery”. And he added: “One has to admit that never has such a gigantic revolution occurred with such rapidity. It will have a highly beneficial influence on the whole world” (Marx 1987: 48).

II. Abraham Lincoln and Andrew Johnson
Lincoln’s re-election in November 1864 offered Marx an occasion to express, on behalf of the International Working Men’s Association, a congratulatory message with a clear political significance: “If resistance to the Slave Power was the reserved watchword of your first election, the triumphant warcry of your re-election is, Death to Slavery” (Marx 1985a: 19). Some representatives of the Southern ruling classes had declared that “slavery [was] a beneficent institution”, and even preached that it was “the only solution of the great problem of ‘the relation of labour to capital’” (Marx 1985a: 19) Hence Marx’s eagerness to set things straight:

The working classes of Europe understood at once, even before the fanatic partisanship of the upper classes for the Confederate gentry had given its dismal warning, that the slave-holders’ rebellion was to sound the tocsin for a general holy crusade of property against labour, and that for the men of labour, with their hopes for the future, even their past conquests were at stake in that tremendous conflict on the other side of the Atlantic (Marx 1985a: 20).

Marx then addressed a no less important matter:

While the working men, the true political power of the North, allowed slavery to defile their own republic; while before the Negro, mastered and sold without his concurrence, they boasted it the highest prerogative of the white-skinned labourer to sell himself and choose his own master; they were unable to attain the true freedom of labour or to support their European brethren in their struggle for emancipation (Marx 1985a: 20).

A very similar point is made in Capital, Volume I, where Marx forcefully underlines that “in the United States of America, every independent workers’ movement was paralysed as long as slavery disfigured a part of the republic. Labour in a white skin cannot be emancipate itself where it is branded in a black skin.” However, “a new life immediately arose from the death of slavery. The first fruit of the American Civil War was the agitation” for an eight-hour day (Marx 1976: 414).

Marx was well aware of Lincoln’s moderate political positions, nor did he cover over the racial prejudices of some of his allies. But he always clearly stressed, without any sectarianism, the differences between the slave system in the South and the system based on wage labour in the North. He understood that, in the United States, the conditions were developing to demolish one of the world’s most infamous institutions. The end of slavery and racial oppression would enable the global workers’ movement to operate in a more propitious framework for the construction of a classless society and a communist mode of production.

With this in mind, Marx composed the “Address from the Working Men’s International Association to President Johnson”, who had succeeded Lincoln after his assassination on 14 April 1865. Marx wanted to remind Andrew Johnson that, with the presidency, he had received “the task to uproot by the law what ha[d] been felled by the sword”: that is, “to preside over the arduous work of political reconstruction and social regeneration …; to initiate the new era of the emancipation of labour” (Marx 1985b: 100).

A few years later, Marx sent on behalf of the International an “Address to the National Labor Union of the United States” [1869]. He was well aware – he wrote – that “the suffering of the working classes set off as a foil the newfangled luxury of financial aristocrats … and similar vermin bred by wars” (Marx 2014: 259). However, it should not be forgotten that “the Civil War did compensate by freeing the slave and the consequent moral impetus.” “On you,” he concluded, “depends the glorious task to prove to the world that now at last the working classes are bestriding the scene of history no longer as servile retainers but as independent actors, conscious of their own responsibility” (Marx 2014: 260).

III. The question of Polish revolution and Russia’s reactionary role
As to the fine analytic contributions that Marx wrote for Die Presse, only a part of them were ever published. In February 1862 he wrote to Engels that, “in view of the present rotten state of affairs in Germany”, the Viennese daily had not proved to be the “milch-cow it should have been” to shore up his wretched finances. The “fellows” had perhaps printed only “one in four”, so not only had he failed to earn enough to ease his family’s circumstances, he had also suffered “loss of time” and the annoyance of “having to write on spec, whether or no the gracious editorial board condescend[ed] to accord the article its imprimatur” (Marx 1985c: 340). Marx repeated the point in April, in a sarcastic comment he sent to Engels: “In his New Science, Vico says that Germany is the only country in Europe where an ‘heroic tongue’ is still spoken. Had he had the pleasure of becoming acquainted with the Vienna Presse or the Berlin National-Zeitung, the old Neapolitan would have abandoned this preconceived idea” (Marx 1985c: 353-4).  Towards the end of 1862, Marx decided to break off his collaboration with the Austrian paper. In the space of a little over a year, he had managed to publish a total of 52 articles, some of them written with Engels’s help.

Although the events shaking the United States were Marx’s main preoccupation in international politics, he also, in the first part of the 1860s, followed with his usual interest all the main developments in Russia and Eastern Europe. In a letter of June 1860 to Lassalle, Marx made some points regarding one of his chief political focuses: his opposition to Russia and its allies Henry Palmerston and Louis Bonaparte. He tried to convince Lassalle that there was nothing illegitimate in the convergence between the positions of their “party” and those of David Urquhart, a Tory politician with romantic views. Concerning Urquhart – who had had the audacity to republish, for anti-Russian and anti-Liberal purposes, Marx’s articles against Palmerston that  had appeared in the official organ of the English Chartists in the early 1850s (Marx 1979: 341-406) – he wrote: “He is … subjectively reactionary … this in no way precludes the movement in foreign policy, of which he is the head, from being objectively revolutionary. [… It] is to me a matter of complete indifference, just as in a war against Russia, say, it would be a matter of indifference to you whether, in firing on the Russians, the motives of your neighbour in the firing-line were black, red and gold [i.e., nationalist] or revolutionary” (Marx 1985c: 152-3). Marx continued: “It goes without saying that, in foreign policy, there’s little to be gained by using such catchwords as ‘reactionary’ and ‘revolutionary’” (Marx 1985c: 153).

Ever on the look-out for signs of a revolt that might limit Russia’s reactionary role in European politics, Marx wrote to Engels in early 1863 (soon after the Polish January uprising and Bismarck’s immediate offer of help in suppressing it) that “the era of revolution ha[d] now fairly opened in Europe once more” (Marx 1985c: 453). And four days later, he reflected: “The Polish business and Prussia’s intervention do indeed represent a combination that impels us to speak” (Marx 1985c: 455).

Given the importance of these events, Marx did not think it sufficient for them to speak out only through published articles. He therefore suggested the immediate issuing of a manifesto in the name of the German Workers’ Educational Association in London, which remained close to his political positions. This would give him cover in case he proceeded with the idea of applying for German citizenship and “returning to Germany”. Engels was supposed to write the “military bit” of this little text, focusing on “Germany’s military and political interest in the restoration of Poland”, while he would take on the “diplomatic bit” (Marx 1985c: 455). When, on 18 February 1863, the Prussian Chamber of Deputies condemned government policy and passed a resolution in favour of neutrality, Marx boomed with enthusiasm: “We shall soon have revolution” (Marx 1985c: 461). As he saw it, the Polish question offered “further occasion for proving that it is impossible to prosecute German interests so long as the Hohenzollerns’ own state continues to exist” (Marx 1985c: 462). Bismarck’s offer of support to Tsar Alexander II, or his authorization for “Prussia to treat its [Poland’s] territory as Russian” (Marx 1981: 89) gave Marx a further political motivation to complete his plan.

It was in this period, therefore, that Marx embarked on another of his thorough research projects. In a letter he sent to Engels in late May, he reported that in the previous months – apart from political economy – he had been studying aspects of the Polish question; this had enabled him to “fill in the gaps in [his] knowledge (diplomatic, historical) of the Russian-Prussian-Polish affair” (Marx 1985c: 474). Thus, between February and May, he had written a manuscript entitled “Poland, Prussia and Russia” (1863), which well documented Berlin’s historical subjection to Moscow. For the Hohenzollerns, “the progress of Russia represent[ed] Prussia’s law of development”; “there [was] no Prussia without Russia”. For Marx, on the contrary, “the restoration of Poland mean[t] annihilation of today’s Russia, cancellation of its bid for global hegemony” (Marx 1981: 7). For the same reason, “the annihilation of Poland, its passing for good to Russia, [would mean] the certain decline of Germany, the collapse of the only dam holding back the universal Slav deluge” (Marx 1981: 7).

The planned text never saw the light of day. On this occasion, the responsibility clearly lay with Engels (who was to have written the most substantial  part, on military aspects), whereas Marx’s “diplomatic bit”, which he was “ready to do at any time”, was to be “only an appendix” (Marx 1985c: 458). In October, however, Marx managed to publish a “Proclamation on Poland by the German Workers’ Educational Society in London” [1863], which helped to raise funds for the Polish freedom fighters.  It began with a resounding statement: “The Polish question is the German question. Without an independent Poland there can be no independent and united Germany, no emancipation of Germany from the Russian domination that began with the first partition of Poland” (Marx 1984e: 296). For Marx, whereas “the German bourgeoisie look[ed] on, silent, passive and indifferent, at the slaughter of the heroic nation which alone still shield[ed] Germany from the Muscovite deluge”, the “English working class”, “which ha[d] won immortal historical honour for itself by thwarting the repeated attempts of the ruling classes to intervene on behalf of the American slaveholders”, would continue to fight alongside the Polish insurgents (Marx 1984e: 297).

This struggle, which lasted for more than a year, was the longest ever waged against the Russian occupation. It came to an end only in April 1864, when the Russians, having executed the representatives of the revolutionary government, finally crushed the revolt. In May, Russian troops also completed the annexation of the northern Caucasus, bringing to an end a war that had begun in 1817. Once again, Marx displayed great insight, and unlike “the rest of Europe” – which “watched with idiotic indifference” – he regarded “the suppression of the Polish insurrection and the annexation of the Caucasus” as “the two most important events to have taken place in Europe since 1815” (Marx 1985c: 538).

IV. The Support for Polish Struggle during and after the International
Marx continued to occupy himself with the Polish question, which came up for debate several times within the International. Actually, the most significant preparatory meeting of the foundation of the International happened in July 1863 and was organized because a number of French and English workers’ organizations had met in London specifically to express solidarity with the Polish people against Tsarist occupation.

Later, three months after the birth of the International, at a meeting of the Standing Committee of the General Council held in December 1864, the journalist Peter Fox argued in his address on Poland that “the French [had been] traditionally more sympathetic [to the Poles] than the English”. Marx had not disputed this, but, as he wrote to Engels, he had then “unfolded a historically irrefutable tableau of the constant French betrayal of Poland from Louis XV to Bonaparte III”. It was in this context that he drafted a new manuscript, which later came to be known as “Poland and France” [1864]. Written in English, it covered the time span from the Peace of Westphalia, in 1648, to 1812.

One year later, in September 1865, just after the Conference of the International held in London, Marx proposed a draft agenda for the foreign policy of the labour movement in Europe. As one of its priorities, he indicated to Hermann Jung “the need to eliminate Muscovite influence in Europe by applying the right of self-determination of nations, and the re-establishment of Poland upon a democratic and social basis” (Marx 1987: 400). It took many decades for this to happen.

Marx continued to support Polish cause also after the dissolution of the International. In autumn 1875, he was asked to speak at a meeting on the liberation of Poland but he had to decline because of his bad state of health. In the letter explaining his absence that he sent to the publicist and political activist Pyotr Lavrov, he made it clear that, if he had given a speech, he could only have reaffirmed the position he had held for more than thirty years – that “the emancipation of Poland is one of the preconditions for the emancipation of the working class in Europe” (Marx 1991: 111).

The case of Poland demonstrates that Marx, when faced with major historical events in various distant places, was able to grasp what was happening in the world and to contribute to its transformation. This internationalist perspective urgently needs to be revived by Leftist movements today.

References
1. This was the name that Marx used to refer to the Southern plantation owners.
2. The 1860 Census, with which Marx was not familiar at the time of writing, recorded a little over 394,000 slaveowners, or 8 per cent of American families. The number of slaves, however, totalled 3,950,000. See United States Census Office (1866).
3. On Marx’s thinking with regard to slavery, see Wilhelm Backhaus (1974)
4. Translation modified.
5. Marx was quoting here from the speech by slaveholder A. Stephens in Savannah, on 21 March 1861, which was published in the New-York Tribune on 27 March 1861.
6. On the differences between the two, see also the recent work: Allan Kulikoff (2018).
7. Cf. Robin Blackburn: “Defeating the slave power and freeing the slaves would not destroy capitalism, but it would create conditions far more favourable to organizing and elevating labour, whether white or black. Marx portrayed the wealthy slave owners as akin to Europe’s aristocrats, and their removal as a task for the sort of democratic revolution he had advocated in the Communist Manifesto as the immediate aim for German revolutionaries” (2011: 11).
8. Among the numerous studies dedicated to Marx’s political conception of Russia, see Dawid Rjasanow (1909: 1-64); and Bernd Rabehl (1977: 112-78). See also Bruno Bongiovanni (1989: especially pp. 171-89).
9. Cf. Marcello Musto (2018: 132).
10. See also Karl Marx (1985c: 458), and Friedrich Engels (1985: 459).
11. For a thematically organized collection of all Marx’s manuscripts on Poland, see Karl Marx (1961). And for a chronological edition based on date of composition, see Karl Marx (1971).
12. See Bruno Bongiovanni (1981: xxv): “For Marx, a passionate observer of the international great game, the solution to problems bound up in some degree with the dangerous persistence of archaic features not susceptible to social progress … was in a way preliminary to the final struggle, that is, to the solving of contradictions peculiar to the world dominated by the capitalist mode of production”.

Bibliography
Backhaus, Wilhelm (1974): Marx, Engels und die Sklaverei, Düsseldorf: Schwann.
Bongiovanni, Bruno (1981), “Introduzione”, in Karl Marx, Manoscritti sulla questione polacca (1863-1864), Florence: La Nuova Italia, pp V-LXIII.
Bongiovanni, Bruno (1989): Le repliche della storia, Torino: Bollati Boringhieri.
Engels, Friedrich (1985): Marx Engels Collected Works, Marx and Engels 1860-1864, vol. 41, London: Lawrence and Wishart.
Kulikoff, Allan (2018): Abraham Lincoln and Karl Marx in Dialogue, New York: Oxford University Press.
Rabehl, Bernd (1977): ‘Die Kontroverse innerhalb des russischen Marxismus über die asiatischen und westlich-kapitalistischen Ursprünge der Gesellschaft, des Kapitalismus und des zaristischen Staates in Russland’, in Ulf Wolter (ed.), Karl Marx. Die Geschichte der Geheimdiplomatie des 18. Jahrhunderts. Über den asiatischen Ursprung der russischen Despotie. Berlin: Olle & Wolter, pp. 112-78.
Rjasanow, Dawid (1909): “Karl Marx über den Ursprung der Vorherrschaft Russland in Europa”, Die Neue Zeit, vol. 1909, n. 5, pp 1-64.
Marx, Karl (1961): Manuskripte über die polnische Frage (1863-1864), S’-Gravenhage: Mouton & co.
Marx, Karl (1971): Przyczynki do historii kwestii polskiej. Rękopisy z lat 1863-1864 / Beitrage zur Geschichte der polnischen Frage. Manuskipte aus den Jahren 1863-1864, Warsaw: Książka i Wiedza.
Marx, Karl (1976): Capital, Volume I, New York: Penguin Books.
Marx, Karl (1979): “Lord Palmerston”, in Marx Engels Collected Works, vol.12, Moscow: Progress Publishers, pp 341-406.
Marx, Karl (1981): Manoscritti sulla questione polacca (1863-1864), Florence: La Nuova Italia.
Marx, Karl (1984a): “The North American Civil War”, 25 October 1861, in Marx Engels Collected Works, vol. 19, Marx and Engels: 1861-1864, Moscow: Progress Publishers, pp 27-31.
Marx, Karl (1984b): “The London Times on the Orleans Princes in America”, 7 November 1861, in Marx Engels Collected Works, vol. 19, Moscow: Progress Publishers, pp 32-41.
Marx, Karl (1984c): “English Public Opinion”, 1 February 1862, in Marx Engels Collected Works, vol. 19, Moscow: Progress Publishers, pp 137-42.
Marx, Karl (1984d): “A London Workers’ Meeting”, Die Presse, 2 February 1862, Marx Engels Collected Works, vol. 19, Moscow: Progress Publishers, pp 153-6.
Marx, Karl (1984e): “Proclamation on Poland by the German Workers’ Educational Society in London”, November 1963, in Marx Engels Collected Works, vol. 19, Moscow: Progress Publishers, pp 296-7.
Marx, Karl (1985a): “To Abraham Lincoln, President of the United States of America”, 23 December 1864, in Marx Engels Collected Works, vol. 20, Marx and Engels: 1864-1868, pp 19-21.
Marx, Karl (1985b): “Address from the Working Men’s International Association to President Johnson”, 20 May 1865, in Marx Engels Collected Works, vol. 20, Moscow: Progress Publishers, pp 99-100.
Marx, Karl (1985c): Marx Engels Collected Works, vol. 41, Letters 1860-1864, Moscow: Progress Publishers.
Marx, Karl (1987): Marx Engels Collected Works, vol. 42, Letters 1864-1868, Moscow: Progress Publishers.
Marx, Karl (1991): Marx Engels Collected Works, vol. 45, Letters 1874-1879, Moscow: Progress Publishers.
Marx, Karl (2014): “Address to the National Labour Union of the United States”, in Marcello Musto (Ed.), Workers Unite! The International 150 Years Later, London: Bloomsbury, pp 259-60.
Musto, Marcello (2018): Another Marx: Early Manuscripts to the International, London–New York: Bloomsbury.
United States Census Office (1866): Population of the United States in 1860, Compiled from the Original Returns of the Eighth Census Under the Secretary of the Interior, Washington: Government Printing Office.

Categories
Journalism

Marx 201: Kembalinya Alternatif

Kembali ke Marx setelah krisis ekonomi 2008, berbeda dengan kepentingan pembaruan dalam kritiknya terhadap ekonomi.

Banyak penulis, baik di surat-surat kabar, jurnal-jurnal, buku-buku, dan teks-teks akademis, telah mengamati betapa analisis Marx terbukti tak tergantikan dalam memahami kontradiksi-kontradiksi dan mekanisme-mekanisme destruktif dari kapitalisme. Namun, dalam beberapa tahun terakhir, kita jumpai peninjauan kembali sosok Marx sebagai seorang tokoh politik dan teoritikus.

Publikasi naskah-naskah yang sebelumnya tidak dikenal dalam edisi Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA) Jerman, bersamaan dengan penafsiran-pemafsiran inovatif atas karyanya, telah membuka cakrawala penelitian baru dan menunjukkan lebih jelas daripada di masa lalu kemampuan Marx untuk memeriksa kontradiksi-kontradiksi masyarakat kapitalis pada skala global dan dalam lingkup yang melampui konflik antara kapital dan buruh. Tidaklah berlebihan untuk mengatakan bahwa, dari pemikiran klasik politik, ekonomi dan filosofis yang hebat, Marx adalah sosok yang profilnya paling berubah dalam dekade-dekade awal abad ke-21.

Memikirkan Kembali Alternatif Dengan Marx
Penelitian baru-baru ini telah membantah berbagai pendekatan yang mereduksi konsepsi Marx tentang masyarakat komunis ke pengembangan superior dari kekuatan-kekuatan produktif. Secara khusus, penelitian itu menunjukkan betapa Marx sangat peduli dengan isu-isu ekologis: pada berbagai kesempatan, dia mengecam fakta bahwa ekspansi modus produksi kapitalis tidak hanya meningkatkan pencurian tenaga kerja buruh tetapi juga penjarahan sumberdaya-sumberdaya alam. Persoalan lain yang menjadi perhatian serius Marx adalah migrasi. Dia menunjukkan bahwa perpindahan paksa oleh buruh diciptakan kapitalisme sebagai komponen utama dari eksploitasi borjuis, Karena itu, menurutnya, kata kunci untuk memerangi migrasi ini adalah solidaritas kelas di antara pekerja, tanpa memandang asal-usul mereka atau perbedaan apapun antara tenaga kerja lokal dan tenaga kerja impor.

Marx juga masuk ke banyak masalah lain yang, meskipun sering diremehkan, atau bahkan diabaikan oleh para pengikutnya, menempati posisi yang sangat penting bagi agenda politik zaman kita. Di antaranya adalah kebebasan individu dalam bidang ekonomi dan politik, emansipasi jender, kritik  terhadap nasionalisme, dan bentuk-bentuk kepemilikan kolektif yang tidak dikontrol oleh negara.

Lebih jauh, Marx melakukan investigasi menyeluruh terhadap masyarakat-masyarakat di luar Eropa dan tanpa keraguan secara terbuka melawan kerusakan kolonialisme. Adalah sebuah  kesalahan untuk berpikir sebaliknya. Marx mengkritik para pemikir yang, sambil menyoroti konsekuensi destruktif dari kolonialisme, menggunakan kategori-kategori yang khusus untuk konteks Eropa dalam analisis mereka tentang wilayah-wilayah pinggiran di dunia. Berkali-kali dia mengingatkan mereka yang gagal mengamati pentingnya pembedaan-pembedaan antara fenomena, dan terutama setelah kemajuan teoretisnya pada dekade 1870-an, dia sangat berhati-hati dalam mentransfer kategori-kategori interpretatif melintasi bidang sejarah atau geografis yang sama sekali berbeda. Semua ini sekarang jelas, meskipun skeptisisme masih menjadi mode di lingkungan akademik tertentu.

Dengan demikian, tiga puluh tahun setelah runtuhnya tembok Berlin, menjadi mungkin untuk membaca Marx yang sangat berbeda dengan pembacaan teori-teori dogmatis, ekonomistik, dan Eurosentris yang diarak berkeliling begitu lama. Tentu saja, seseorang dapat menemukan dalam warisan keilmuan Marx yang masif, sejumlah pernyataan yang mengatakan bahwa perkembangan kekuatan-kekuatan produktif mengarah pada pembubaran modus produksi kapitalis. Tetapi akan salah untuk mengatributkan kepadanya ide bahwa kedatangan sosialisme adalah keniscayaan sejarah. Tanpa keraguan Marx mengatakan bahwa kemungkinan transformasi masyarakat bergantung pada kelas pekerja dan kapasitasnya, melalui perjuangan, untuk menghasilkan pergolakan sosial yang mengarah pada lahirnya sistem ekonomi dan politik alternatif.

Komunisme Sebagai Asosiasi Bebas
Berbeda dengan persamaan komunisme dengan “kediktatoran proletariat”, sebagaimana yang dianut banyak “real world socialisms” (merujuk pada Uni Soviet dan negara-negara Blok Timur) dalam propaganda mereka, adalah perlu untuk melihat kembali refleksi-refleksi Marx tentang masyarakat komunis. Dia pernah mendefinisikan komunisme sebagai “asosiasi manusia bebas”. Jika komunisme bertujuan untuk menjadi bentuk masyarakat yang lebih tinggi, maka komunisme harus mempromosikan kondisi-kondisi untuk “pengembangan penuh dan bebas setiap individu”.

Dalam Kapital, Marx mengungkapkan karakter hipokrit dari ideologi borjuis. Kapitalisme bukanlah organisasi masyarakat di mana manusia, yang dilindungi oleh norma-norma hukum yang tidak memihak, sanggup menjamin keadilan dan kesetaraan, menikmati kebebasan sejati dan hidup dalam demokrasi yang sempurna. Pada kenyataannya, dalam kapitalisme manusia terdegradasi menjadi objek belaka, yang fungsi utamanya adalah untuk menghasilkan komoditi dan keuntungan bagi orang lain.

Untuk membalikkan keadaan ini, tidaklah cukup melalui modifikasi distribusi barang-barang konsumsi. Yang diperlukan adalah perubahan radikal pada level aset-aset produktif masyarakat: “para produsen dapat bebas hanya ketika mereka memiliki alat-alat produksi”. Karena itu, menurut Marx, tujuan perjuangan buruh haruslah mengembalikan aset-aset itu kepada komunitas. Berkat potensi emansipatoris dari teknologi, adalah sangat mungkin untuk mencapai tujuan dasar komunisme: pengurangan waktu kerja yang diperlukan (necessary labour time) dan peningkatan kapasitas, bakat-bakat kreatif, dan aktivitas-aktivitas individual yang menyenangkan. Model sosialis yang ada dalam pikiran Marx, tidak mengijinkan terjadinya kemiskinan yang luas tetapi menghendaki pencapaian kekayaan kolektif dan kepuasan kebutuhan yang lebih besar.

Marx juga berkomentar bahwa, dalam modus produksi komunis, “kepemilikan pribadi atas planet ini oleh individu-individu sama absurdnya dengan kepemilikan satu manusia oleh manusia lainnya”. Dia mengarahkan kritiknya yang paling radikal terhadap jenis kepemilikan destruktif yang melekat dalam kapitalisme, menunjukkan bahwa masyarakat tidak memiliki lingkungan tetapi memiliki “tugas untuk mewariskan dunia dalam kondisi yang lebih baik kepada generasi mendatang”.

Hari ini, tentu saja, kaum Kiri tidak dapat dengan mudah mendefinisikan kembali politiknya seputar apa yang ditulis Marx lebih dari seabad yang lalu. Tetapi juga tidak seharusnya melakukan kesalahan dengan melupakan kejelasan analisisnya atau gagal menggunakan senjata kritis yang ia tawarkan untuk pemikiran yang lebih segar tentang sebuah masyarakat alternatif di luar kapitalisme.***

Marcello Musto(1976) adalah Professor bidang Teori Sosiologi di York University (Toronto). Ia telah menulis banyak buku dan artikel yang diterbitkan di lebih dari 20 bahasa. Di antaranya ia mengedit beberapa volume seperti Karl Marx’s ‘Grundrisse’: Foundations of the Critique of Political Economy 150 Years Later (Routledge, 2008); Marx for Today (Routledge, 2012); Workers Unite!: The International 150 Years Later (Bloomsbury, 2014). Ia juga menulis buku Another Marx: Early Manuscripts to the International (Bloomsbury, 2018) dan The Last Marx (1881-1883): An Intellectual Biography (forthcoming 2019). Tulisan-tulisannya tersedia di www.marcellomusto.org. Buku terbarunya dalam bahasa Indonesia berjudul, Marx Yang Lain, akan diterbitkan dalam waktu oleh penerbit Marjin Kiri.

Categories
Past talks

Lezioni su Marx

Categories
Journalism

L’operaio indio. Viva la sinistra ibrida

Nato a Cochabamba, nel 1962, Álvaro García Linera si è avvicinato giovanissimo al marxismo e alle lotte della popolazione aymara.

Trasferitosi in Messico, dove si laureò in matematica, nei primi anni Ottanta fu influenzato dai movimenti guerriglieri guatemaltechi che si battevano a sostegno della causa indigena. Dopo il suo ritorno in Bolivia, fu tra i fondatori dell’Esercito Guerrigliero Túpac Katari, un’organizzazione politica che univa i principi marxisti della lotta di classe con quelli kataristi a favore dell’emancipazione delle comunità indigene. Dopo essere stato detenuto, dal 1992 al 1997, in un carcere di massima sicurezza, divenne docente di Sociologia e influente intellettuale. A seguito dell’adesione al Movimento al Socialismo di Evo Morales, dal 2006 Linera è Vicepresidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia. Tra le sue tante opere figura La potenza plebea (2008).

1) Il suo impegno politico è contraddistinto dalla consapevolezza che la gran parte delle organizzazioni comuniste latino-americane, non essendo capaci di parlare alla maggioranza delle classi popolari, erano destinate a una mera funzione testimoniale. In Bolivia, ad esempio, il loro richiamarsi al marxismo-leninismo più schematico ed economicista, gli impedì di riconoscere – e di porre al centro del loro agire politico – la peculiarità della questione indigena. Le popolazioni native furono assimilate a una indistinta massa contadina “piccolo-borghese”, priva di potenziale rivoluzionario. Come ha capito che era necessario costruire una sinistra radicalmente differente da quella allora esistente?

In Bolivia, gli alimenti erano prodotti dai contadini indigeni, gli edifici e le case erano costruite dagli operai indigeni, le strade venivano pulite dagli indigeni e a essi l’elite e la classe media affidavano anche la cura dei loro bambini. Ciò nonostante, la sinistra tradizionale sembrava cieca e si occupava solo degli operai della grande industria, senza prestare neanche attenzione alla loro identità etnica. Questi erano certamente importanti per il lavoro nelle miniere, ma costituivano un settore minoritario al confronto dei lavoratori indigeni, discriminati per la loro identità e sfruttati ancor più dei primi. Dalla fine degli anni Settanta, però, la popolazione aymara organizzò delle grandi mobilitazioni sia contro la dittatura che contro i governi democratici nati dopo la sua caduta. Lo fecero orgogliosamente con la loro lingua e simbologia, in maniera autonoma – attraverso comunità confederate di campesinos – e proponendo la nascita di una nazione a guida indigena.

Fu un momento di rivelazione sociale. Io ero studente al liceo e fui colpito da questa insorgenza indigena collettiva. Mi parve chiaro che il discorso della sinistra classica sulle lotte sociali, incentrato soltanto su operai e borghesia, fosse parziale e insostenibile. Esso doveva incorporare la tematica indigena e compiere una riflessione sulla comunità agraria, ovvero sulla proprietà collettiva della terra come base dell’organizzazione sociale. Inoltre, per comprendere le donne e gli uomini che costituivano la maggioranza del paese, i quali rivendicavano una differente storia e collocazione nel mondo, era necessario approfondire la problematica etnico-nazionale delle popolazioni oppresse. Per fare ciò lo schematismo dei manuali marxisti mi parve del tutto insufficiente e mi misi a cercare altri riferimenti, dall’ideologia indianista al Marx che, attraverso gli scritti sulle lotte anticoloniali e sulla comune agraria in Russia, aveva arricchito la sua analisi sulle nazioni oppresse

2) Il tema della complessità del soggetto della trasformazione sociale che ha caratterizzato la sua riflessione e militanza politica è divenuto, con il passare del tempo, una discussione imprescindibile per tutte le forze progressiste. Tramontata la prospettiva del proletariato quale unica forza in grado di abbattere il capitalismo e dissoltosi il mito dell’avanguardia rivoluzionaria, da dove deve ripartire la sinistra?

Il problema della sinistra tradizionale è stato quello di avere confuso il concetto di “condizione operaia” con una specifica forma storica del lavoro salariato. La prima si è universalizzata ed è divenuta una condizione materiale planetaria. Non è vero che il mondo del lavoro stia scomparendo. In realtà, non ci sono mai stati tanti operai e operaie nel mondo e in ogni paese del globo. Tuttavia, questa gigantesca operaizzazione planetaria della forza lavoro è avvenuta mentre si dissolvevano tutte le strutture sindacali e politiche esistenti. Così, paradossalmente, in un’epoca nella quale è stato mercantilizzato ogni aspetto della vita umana, pare che tutto si svolga come se non vi siano più operai.

La nuova classe operaia non si riunifica prevalentemente attorno alla problematica lavorativa. Non ha ancora la forza organizzativa per poterlo fare e, forse, sarà così per molto tempo ancora. Le mobilitazioni sociali non avvengono più tramite le forme classiche dell’azione operaia centralizzata, ma mediante forme sociali anfibie, nelle quali si mescolano professioni diverse, tematiche trasversali e forme associative flessibili, fluide e mutevoli. Si tratta di nuove forme di azioni collettive poste in essere dai lavoratori, anche se, in molti casi, esse lasciano emergere più che l’identità lavorativa altre fisionomie complementari, come quella dei conglomerati territoriali, o dei gruppi nati per rivendicare il diritto alla salute, all’educazione, o ai trasporti.

La sinistra, invece di muovere rimproveri a queste lotte perché si sviluppano con modalità diverse dal passato, deve rivolgere attenzione a questa ibridazione, all’eterogeneità del sociale. Deve farlo, in primo luogo, per comprendere i conflitti e, poi, per rafforzarli e contribuire ad articolarli con altre lotte a livello locale, nazionale e internazionale. Il soggetto del cambiamento è ancora il “lavoro vivo”: i lavoratori che vendono la loro forza lavoro in modi molteplici. Le forme organizzative, i discorsi e le identità sono, però, molto differenti da quelle che abbiamo conosciuto nel XX secolo.

3) Lei cita spesso Antonio Gramsci. Quanto è stato importante questo pensatore per l’elaborazione delle sue scelte politiche?

Gramsci è stato un autore decisivo per lo sviluppo delle mie riflessioni. Ho iniziato a leggerlo che ero molto giovane, quando i suoi testi circolavano tra un colpo di Stato e un altro. Fin da allora, a differenza dei tanti scritti contenenti analisi economicistiche o formulazioni filosofiche incentrate più sull’estetica delle parole che non sulla realtà, Gramsci mi aiutava a maturare uno sguardo differente. Egli parlava di linguaggio, letteratura, educazione, senso comune, ovvero di temi apparentemente secondari, ma che, in realtà, formano la trama reale della quotidianità degli individui, quella che determina le loro percezioni e le inclinazioni politiche collettive.
Da quella prima volta, torno regolarmente a leggere Gramsci ed egli mi rivela sempre cose nuove, in particolare rispetto alla formazione molecolare dello Stato. Sono convinto che il rinnovamento del marxismo nel mondo abbia in Gramsci un pensatore indispensabile.

4) Negli ultimi quattro anni, in quasi tutto il Sud America sono andati al potere governi che si ispirano a ideologie reazionarie e ripropongono l’agenda economica neoliberale. L’elezione di Jair Bolsonaro in Brasile costituisce l’esempio più eclatante di questo fenomeno. Questa svolta a destra è destinata a durare a lungo?

Credo che il grande problema della destra mondiale sia quello di essere rimasta senza una narrazione del futuro. Gli Stati che propugnavano la liturgia del libero mercato costruiscono muri contro migranti e merci, come se i loro presidenti fossero moderni signori feudali. Quanti chiedevano privatizzazioni si appellano oggi a quello stesso Stato così tanto vilipeso, affinché li salvi dai loro debiti. Coloro che erano in favore della globalizzazione e parlavano di un mondo finalmente unificato, si appigliano, adesso, al pretesto della “sicurezza continentale”.

Viviamo in uno stato di caos planetario e, in questo scenario, è difficile prevedere quale profilo assumeranno le nuove destre latinoamericane. Saranno in favore della globalizzazione o protezioniste? Attueranno delle politiche di privatizzazione o misure stataliste? A queste domande non sanno rispondere neanche loro stessi, poiché navigano in un mare di confusione ed esprimono solo vedute di corto respiro. Le destre non rappresentano il futuro al quale la società latinoamericana può affidare le sue aspettative di lungo termine. Al contrario, causano l’aumento delle ingiustizie e delle diseguaglianze. L’unico futuro tangibile per le nuove generazioni consiste nell’angustia dell’incertezza.

5) Cosa deve fare la sinistra latinoamericana per invertire lo stato delle cose e aprire un nuovo ciclo di partecipazione politica e di emancipazione?

Ci sono le condizioni affinché si sviluppi una nuova stagione progressista che vada oltre quanto è già stato realizzato nello scorso decennio. In questo contesto di grande indefinitezza, c’è spazio per proposte alternative e per una predisposizione collettiva verso nuovi orizzonti, fondati sulla partecipazione reale delle persone e sul superamento, ecologicamente sostenibile, delle ingiustizie sociali.

Il grande compito della sinistra è quello di delineare, superando i limiti e gli errori del socialismo del XX secolo, un nuovo orizzonte fondato sulla soluzione delle questioni concrete che procurano sofferenza alle persone. Servirebbe un “nuovo principio speranza” – a prescindere dal nome che gli daremo – che inalberi l’uguaglianza, la libertà sociale, l’universalità dei diritti e delle capacità quali fondamento dell’autodeterminazione collettiva.

Categories
Journal Articles

Marx y la crítica de la economía política

I. Encuentro con la economía política
La economía política sólo estaba emergiendo como ciencia en Alemania en la juventud de Marx. No fue entonces su primera pasión intelectual, pues la halló apenas tras haber estudiado otras disciplinas.

Entre 1842 y 1843 se dedicó al periodismo, donde se ocupó de temas de actualidad. Trabajó en la Rheinische Zeitung (Gaceta Renana), el diario de Colonia, del cual muy pronto llegó a ser un muy joven jefe editorial. Sin embargo, poco después de llegar al puesto y comenzar a publicar sus artículos sobre cuestiones económicas (aunque sólo en sus aspectos legales y políticos),1 la censura atacó al rotativo y puso fin a la experiencia, con lo cual Marx decidió “dejar la escena pública” y retirarse a su “gabinete de estudio”.2

De tal modo, continuó los estudios sobre el Estado y las relaciones legales, donde Hegel era autoridad preponderante, y en 1843 escribió un manuscrito publicado en forma póstuma como [Crítica a la filosofía del derecho de Hegel].** Tras desarrollar su convicción de que la sociedad era el verdadero fundamento del Estado político, expuso aquí sus primeras opiniones sobre la importancia de los factores económicos para explicar la totalidad de las relaciones sociales.

Marx encaró “un estudio crítico concienzudo de la economía política”3 en cuanto se mudó a París, donde fundó y coeditó en 1844 los Anales franco-alemanes.4 De allí en adelante, sus investigaciones, antes principalmente de carácter filosófico, histórico y político, giraron hacia la nueva disciplina que sería el núcleo de sus trabajos. Leyó mucho en París: llenó nueve cuadernos de notas y extractos. De hecho, ya había adquirido en la universidad un hábito para toda la vida: compilar resúmenes de obras, a menudo entremezclados con reflexiones sugeridas por éstos.5 Los denominados [Manuscritos de París] son en especial interesantes, pues compendian extensamente el Traité d’èconomie politique, de Jean-Baptiste Say; y La riqueza de las naciones, de Adam Smith.6

De ellos, Marx adquirió sus conocimientos básicos de economía política, así como también de los Principios de economía política y tributación, de David Ricardo, y los Principios de economía política,7 de James Mill, que le permitieron hacer sus primeras evaluaciones sobre los conceptos de valor y precio, y esbozar una crítica al dinero como dominio de cosas alienadas sobre el ser humano. Paralelamente a estos estudios, Marx escribió otros tres cuadernos, publicados en forma póstuma como [Manuscritos económico-filosóficos de 1844]. En ellos dedicó especial atención al concepto de trabajo alienado (entäusserte arbeit). Al contrario de los principales economistas y de G. W. F. Hegel, Marx no considera condición natural y, por tanto, inmutable ese fenómeno, por medio del cual el producto del obrero se opone a él “como un ser ajeno, como una fuerza independiente del productor”8, sino como cierta característica de una particular estructura de las relaciones sociales de producción: el modo de producción y el trabajo asalariado del capitalismo.

Friedrich Engels, quien se encontró por primera vez con Marx en el verano de 1844 y forjó una amistad y una solidaridad teórico-política con él durante el resto de sus vidas, también estaba esperanzado en un levantamiento social inminente. Lo urgió, en la primera carta en sus 40 años de correspondencia, a publicar cuanto antes: “Trata de que el material que has reunido sea lanzado pronto al mundo. ¡Dios sabe que ya es la hora!”9 Marx percibía que sus conocimientos no eran suficientes, y por eso se abstuvo de completar y publicar los manuscritos. Sin embargo, escribió con Engels10 La sagrada familia o crítica de la crítica crítica. Contra Bruno Bauer y consortes, un ataque polémico contra Bauer y otras figuras del movimiento de la izquierda hegeliana.

Tras terminar dicho libro, Engels escribió nuevamente a su amigo a principios de 1845 para instarlo a completar el trabajo en preparación. Pero estas súplicas no valían de nada. Marx seguía sintiendo la necesidad de continuar los estudios antes de tratar de dar una forma definitiva a los borradores. De todas maneras, lo sostenía la convicción de que pronto podría publicar, y el 1 de febrero de 1845, después que le ordenaran salir de Francia por su colaboración con el periódico de los trabajadores de lengua alemana ¡Vorwärts! –firmó un contrato con el editor Karl Wilhelm Leske de Darmstadt, para una obra en dos tomos que se titularía Crítica de la política y de la economía política.11

II. Continuando el estudio de la economía
En marzo de 1845, Marx elaboró una crítica –nunca completada– sobre el libro del economista alemán Friedrich List que trataba del “sistema nacional de economía política”.12 Entre febrero y julio, además, llenó seis cuadernos con extractos, los denominados [Cuadernos de Bruselas], dedicados principalmente a conceptos básicos de la economía política. Pasó julio y agosto en Manchester, examinando la vasta bibliografía económica en lengua inglesa –tarea esencial para el libro que tenía en mente–. Compiló otros nueve cuadernos de extractos, los Cuadernos de Manchester, y –de nuevo– aparecían más los manuales relativos a economía política y libros de historia económica, como Lectures on the elements of political economy, de Thomas Cooper; History of prices and of the state  of circulation, por Thomas Tooke; The literature of political economy, por John Ramsay McCulloch; y Essays on some unsettled problems of political economy, por John Stuart Mill.13

En noviembre de 1845 concibió la idea de escribir, con Engels, Joseph Weydemeyer y Moses Hess, una “crítica de la filosofía alemana moderna, sostenida por sus exponentes Feuerbach, Bruno Bauer y Stirner, así como del socialismo alemán expuesto por sus distintos profetas”.14 El texto resultante, publicado en forma póstuma con el título [La ideología alemana], tenía un doble objetivo: combatir las últimas formas del neohegelianismo en Alemania (en octubre de 1844 se había publicado El único y su propiedad, de Max Stirner) y luego, como escribiera Marx al editor Leske, “preparar al público para el punto de vista que adopto en mi Economía, diametralmente opuesto al academicismo alemán, pasado y presente”.15 Nunca pudo terminar ese texto, sobre el que trabajó hasta junio de 1846, pero le ayudó a elaborar con más claridad que antes, si bien no en una forma definitiva, lo que Engels definió para un público más amplio, 40 años más tarde, como “la concepción materialista de la historia”.16

Sus notas de estudio y los escritos publicados son otra prueba de su actividad. Entre el otoño de 1846 y septiembre de 1847 llenó tres grandes cuadernos de extractos, relacionados principalmente con la historia económica de Gustav von Gülich, uno de los principales economistas alemanes de la época, Geschichtliche Darstellung des Handels, der Gewerbe und des Ackerbaus der bedeutendsten handeltrebeinden Staaten unsrer Zeit.17 En diciembre de 1846, tras leer el Système des contradictions économiques ou Philosophie de la misère, de Pierre-Joseph Proudhon, y encontrarlo “malo, muy malo”,18 Marx decidió escribir una crítica. Lo hizo directamente en francés, para que su oponente –que no leía alemán– fuera capaz de entenderlo. El texto se completó en abril de 1847 y fue publicado en julio como Misère de la philosophie: réponse a la Philosophie de la misère, de M. Proudhon. Fue el primer trabajo publicado de Marx sobre economía política, donde expone sus ideas sobre la teoría del valor, el planteo metodológico adecuado para comprender la realidad social y el carácter histórico transitorio de los modos de producción.

III. 1848 y el estallido de la revolución
La publicación del Manifiesto no podía haber sido más oportuna. Casi inmediatamente, un movimiento revolucionario de alcance e intensidad sin precedente hundió el orden político y social de Europa continental en una crisis. Los gobiernos tomaron todas las contramedidas posibles para poner fin a las insurrecciones y, en marzo de 1848, Marx fue expulsado de Bélgica a Francia, donde apenas se había proclamado una república. Por supuesto, entonces dejó a un lado sus estudios sobre la economía política y retomó la actividad periodística para apoyar la revolución, ayudando a esbozar un curso político recomendable.

Cinco artículos basados en conferencias dictadas en diciembre de 1847 a la Asociación de Trabajadores Alemanes en Bélgica aparecieron con el título Trabajo asalariado y capital, donde Marx presenta al público, de un modo más extenso que en el pasado y en un lenguaje lo más comprensible posible para los trabajadores, sus conceptos sobre cómo el capital explotaba el trabajo asalariado.

Tras un periodo de intensa actividad política, Marx recibió en mayo de 1848 la orden de expulsión de Prusia y volvió a Francia. Pero cuando la revolución fue también derrotada en París, las autoridades le ordenaron irse a Morbihan, una región en Bretaña entonces desolada e infectada por la malaria. Frente a este “ataque velado contra [su] vida”, decidió dejar Francia para irse a Londres, donde pensaba que había “una perspectiva segura de poder comenzar con un periódico alemán”.19

IV. Esperando la crisis en Londres
Marx llegó a Inglaterra en el verano de 1849, cuando tenía 31 años. Su vida en la capital no fue nada tranquila. La familia, que llegaba a seis miembros luego del nacimiento de Laura, en 1845, Édgar, en 1847, y Guido, poco después de su llegada en 1849, debió pasar mucho tiempo en gran pobreza en el Soho, uno de los distritos más pobres y decadentes de Londres. Además de sus problemas familiares, Marx participaba en un comité de ayuda para los emigrados alemanes, que impulsaba a través de la Liga Comunista y cuya misión era asistir a los numerosos refugiados políticos en Londres.

Pese a esas condiciones adversas, Marx logró su objetivo de empezar a publicar un nuevo diario. En marzo de 1850 comenzó a dirigir la Neue Rheinische Zeitung-Politischökonomische Revue. Estaba convencido, si bien erróneamente, de que la situación demostraría ser un breve interludio entre la revolución concluida poco antes y otra ya a la vista.
En diciembre de 1849 escribió a su amigo Weydemeyer: “Tengo pocas dudas de que cuando hayan aparecido tres, o tal vez dos números mensuales [de la Neue Rheinische Zeitung (MM)] se producirá una conflagración mundial y se habrá esfumado la oportunidad de terminar temporariamente con la economía política”. Era inminente una “poderosa crisis industrial, agrícola y comercial”,20 y dio por sentado que emergería un nuevo movimiento revolucionario –si bien apenas tras el estallido de la crisis, dado que la prosperidad industrial y comercial debilitaba la determinación de las masas proletarias–. A continuación, en Las luchas de clases en Francia, aparecidas como una serie de artículos en la Neue Rheinische Zeitung, afirmaba que “una verdadera revolución (…) sólo puede darse en los periodos en que (…) las modernas fuerzas productivas y las formas burguesas de producciónincurren en mutua contradicción. (…) Una nueva revolución sólo es posible como consecuencia de una nueva crisis. Pero es también tan segura como ésta”.21 Marx no cambió de opinión, aunque la prosperidad económica comenzó a generalizarse, y en el primer número (enero-febrero) de la Neue Rheinische Zeitung sentenciaba que la mejoría no duraría mucho, pues los mercados de las Indias Orientales “ya estaban casi saturados” y los de Sudamérica, Estados Unidos de América (EUA) y Australia pronto también lo estarían.

En la siguiente edición, fechada en marzo-abril de 1850, Marx también sostenía que la coyuntura económica positiva no representaba más que una mejoría temporal, mientras que la sobreproducción y el exceso de especulación en el sector de los ferrocarriles estatales estaban produciendo una crisis.22 La situación hipotética descrita por él era entonces muy optimista para la causa del movimiento obrero e incluía los mercados europeos y estadounidense. En su opinión, “siguiendo la entrada de Estados Unidos en la recesión, producto de la sobreproducción, se podría esperar que la crisis se desarrolle en el próximo mes más rápido que hasta ahora”. Su conclusión era por tanto entusiasta: “La coincidencia de la crisis comercial y la revolución (…) se está volviendo cada vez más segura. ¡Que les destins s’accomplissent!”23 Durante el verano, Marx profundizó su análisis económico comenzado antes de 1848 y en el número de mayo-octubre de la revista (la última antes que la falta de fondos y la represión de la policía prusiana lo obligaran a cerrarla) llegó a una conclusión importante: “La contribución de la crisis comercial a las revoluciones de 1848 es infinitamente mayor que la contribución de la revolución a la crisis comercial”.24 De ahí en adelante, la crisis económica adquiriría importancia fundamental en su pensamiento.

Los pronósticos de Marx para este periodo de más de un año resultaron erróneos. Sin embargo, aun en los momentos en que estaba más convencido de una inminente ola revolucionaria, sus ideas eran muy diferentes de las de los otros dirigentes políticos europeos exiliados en Londres. Aunque equivocado en cuanto a cómo se iría plasmando la situación económica, consideraba que a los fines de la actividad política era indispensable estudiar el estado actual de las relaciones políticas y económicas. En cambio, la mayoría de los dirigentes democráticos y comunistas de la época, caracterizados por él como “alquimistas de la revolución”, pensaban que el único requisito para una revolución victoriosa era “una adecuada preparación de su conspiración”.25

A diferencia de quienes esperaban que cayera del cielo otra revolución, en el otoño de 1850 Marx estaba convencido de que sin una nueva crisis económica mundial no podría madurar nada. A partir de ahí se distanció de las falsas esperanzas de una revolución inminente26 y se fue a  vivir “en un retiro total”.27 El desafío pasó a ser así sobre cómo predecir el estallido de la crisis. Para Marx, quien tenía ahora un motivo político adicional, había llegado de nuevo el momento de dedicarse por entero al estudio de la economía política.

V. Las notas de investigación de 1850-53
Durante los tres años en que Marx interrumpió su estudio de la economía política hubo sucesos económicos –desde la crisis de 1847 hasta el descubrimiento del oro en California y en Australia– que a juicio suyo eran tan importantes que debería emprender nuevas investigaciones, así como revisar sus viejas notas y tratar de darles forma definitiva.28 Sus siguientes lecturas se sintetizaron en 26 cuadernos de extractos, de los cuales compiló y numeró 24 (también con textos de otras disciplinas) entre septiembre de 1850 y agosto de 1853, en lo que se llamaron los [Cuadernos de Londres]. Este material de estudio es en extremo interesante: documenta un periodo significativo de desarrollo crítico, cuando no sólo resumía el conocimiento adquirido hasta entonces sino que, estudiando profundamente docenas de nuevos libros (especialmente en inglés) en la biblioteca del British Museum, también iba adquiriendo otras importantes ideas para la obra que intentaba escribir.

En particular, Marx se concentró en la historia y las teorías de las crisis económicas, prestándole mucha atención a la forma-dinero y al crédito, en sus intentos por comprender sus orígenes. A diferencia de otros socialistas de su época, como Proudhon, convencidos de que las crisis económicas podían evitarse reformando el sistema monetario y crediticio, concluyó que como el sistema crediticio era una de las condiciones subyacentes, las crisis podían a lo sumo agravarse o moderarse por el uso correcto o incorrecto de la circulación monetaria; y que las verdaderas causas de las crisis había que buscarlas en las contradicciones de la producción.29

Al final de este primer grupo de extractos, Marx resumió sus conocimientos en dos cuadernos que no numeró como parte de las series principales y que se titularon [Bullion: the perfect monetary system].30 En este manuscrito, escrito en la primavera de 1851, copió de las principales obras de economía política –a veces acompañándolas con comentarios propios– lo que consideraba los pasajes más importantes sobre la teoría del dinero. Divididos en 91 secciones, una para cada libro en consideración, [Bullion: the perfect monetary system] no fue simplemente un acopio de citas, sino que puede considerárselos como la primera formulación autónoma de Marx sobre la teoría del dinero y la circulación,31 usada luego para escribir el libro que había estado planeando durante años.

De tal modo, Marx nuevamente se dedicó a estudiar a los clásicos de la economía política, y entre abril y noviembre de 1851 escribió lo que podría considerarse el segundo grupo (VIII-XVI) de los [Cuadernos de Londres]. El cuaderno VIII estaba dedicado casi enteramente a extractos de Inquiry into the principles of political economy, de James Steuart, que había comenzado a estudiar en 1847, y de los Principios de economía política y tributación, de Ricardo. Los extractos de éste, compilados mientras escribía [Bullion] constituyen la parte más importante de los [Cuadernos de Londres], pues van acompañados por numerosos comentarios críticos y reflexiones personales.32  Hasta finales de la década de 1840, Marx había aceptado en lo fundamental las teorías de Ricardo, mientras que de ahí en más, con nuevos y más profundos estudios sobre la renta de la tierra y del valor, en ciertos aspectos las fue superando.33

Pese al ampliado alcance de sus investigaciones y la acumulación de cuestiones teóricas que había que resolver, Marx siguió siendo optimista sobre la terminación de su proyecto.34  Evidentemente, pensó que podía escribir su libro en dos meses, basado en la vasta cantidad de extractos y notas críticas acumuladas. No obstante, una vez más, no sólo no pudo llegar a la ansiada “conclusión”; no pudo siquiera comenzar el manuscrito de una “copia legible” que debía enviarse a la imprenta. Esta vez, el principal motivo por el cual no cumplió el plazo fueron sus terribles estrecheces económicas.

No obstante, Marx continuó el estudio crítico de la economía política a lo largo del verano de 1851. En agosto leyó la Idée générale de la révolution au XIXe siècle, de Proudhon, y albergó el proyecto (que más tarde descartó) de escribir una crítica con Engels35. Además, continuó compilando extractos de sus lecturas: el cuaderno XI contiene textos que tratan de la condición de la clase obrera; y el XII y XIII tratan de sus investigaciones en química agraria, cómo entendió la importancia de esta disciplina para el estudio de la renta de la tierra. En el cuaderno XIV retoma el debate sobre la teoría de la población de Thomas Robert Malthus; los modos de producción precapitalistas, según demuestran los extractos de Economie politique des Romains, de Adolphe Dureau de la Malle; e History of the conquest of Mexico e History of the conquest of Peru, de William H. Prescott; asimismo, al colonialismo, particularmente a través de los Lectures on colonization and colonies, de Herman Merivale.36

Por último, entre septiembre y noviembre de 1851 extendió su campo de investigación a la tecnología, dedicando considerable espacio en el cuaderno XV a Johann H. M. Poppe y su historia de la tecnología; y en el XVI, a diversas cuestiones de economía política.37 Como muestra una carta a Engels hacia mediados de octubre de 1851, Marx estaba entonces “tratando de dilucidar su economía”, “buscando principalmente en la tecnología, en su historia y en la agronomía”, a fin de “poder formarse por lo menos algún tipo de opinión sobre esta materia”.38

Entretanto, Marx siguió con otra obra. Desde diciembre de 1851 hasta marzo de 1852, escribió El dieciocho Brumario de Luis Bonaparte pero, debido a la censura de sus obras en Prusia, tuvo que publicarlo en Nueva York, en la revista Die Revolution, de Weydemeyer, de escasa circulación. Entre mayo y junio de 1852 escribió con Engels una polémica galería de retratos caricaturizados de las principales figuras de la emigración política alemana en Londres, y lo tituló Los grandes hombres del exilio (Johann Gottfried Kinkel, Ruge, Karl Heinzen y Gustav von Struve).

Desde abril de 1852 hasta agosto de 1853 resumió la compilación de sus extractos y escribió el tercer y último grupo (XVII-XXIV) de los [Cuadernos de Londres].39 Se trata aquí principalmente de distintas etapas en el desarrollo de la sociedad humana, pues su investigación giraba en torno a las disputas históricas acerca de la Edad Media y la historia de la literatura, la cultura y las costumbres. En particular, le interesó India, sobre la cual escribía al mismo tiempo artículos para el New York Tribune.

Como demuestra esta amplia gama de investigaciones, Marx de ningún modo se estaba “tomando un descanso”. Los obstáculos a sus proyectos atañían de nuevo a la pobreza que lo acechaba durante esos años. Todo esto le costó caro, en tiempo y en trabajo: “Muchas veces debo gastar todo un día entero por un chelín. Te aseguro que cuando considero los sufrimientos de mi mujer y mi propia indefensión, siento que quiero mandar todo al diablo”.40 A veces la situación se hacía intolerable, como cuando en octubre de 1852 escribió a Engels: “Ayer empeñé una chaqueta de la época en que vivía en Liverpool para poder comprar papel”.41

No obstante, las tormentas en el mercado financiero mantenían altas las esperanzas de Marx, y escribió sobre ello en cartas a todos sus amigos más cercanos. Irónicamente, dijo a Lassalle en febrero de 1852: “La crisis financiera ha llegado finalmente a un nivel comparable sólo con la crisis comercial que se hace sentir ahora en Nueva York y Londres. A diferencia de los caballeros del comercio, ¡ay!, no tengo siquiera el recurso de declararme en bancarrota”.42 En abril contó a Weydemeyer que, debido a las circunstancias extraordinarias, como el descubrimiento de nuevos yacimientos de oro en California y Australia, y la penetración comercial inglesa en India, “bien podría ser que la crisis se posponga hasta 1853. Pero en ese momento la erupción será formidable. Hasta entonces, no podremos ni pensar en conmociones revolucionarias”.43 Y en agosto, inmediatamente después de los colapsos especulativos en EUA, escribe a Engels con tono triunfal: “¿No será que se acerca la crisis? La revolución podría llegar antes de lo que quisiéramos”.44

Marx no guardó estas evaluaciones sólo para su correspondencia sino que, también, las escribió en el New York Tribune. En un artículo de noviembre de 1852 sobre “Pauperismo y librecambio” pronosticaba: “La crisis (…) tendrá un carácter mucho más peligroso que en 1847, cuando fue más comercial y monetaria que industrial”, dado que “cuanto mayor capital excedente se concentre en la producción industrial, (…) tanto más amplia, duradera y directa será la crisis que se abatirá sobre las masas trabajadoras”.45 En otras palabras: tal vez sería necesario esperar un poco más, pero él estaba convencido de que tarde o temprano llegaría la hora de la revolución.

VI. Los artículos sobre la crisis para el New York Tribune
También en este periodo, la crisis económica era un tema constante en los artículos de Marx para el New York Tribune. En “Revolución en China y Europa”, de junio de 1853, donde relacionaba la revolución antifeudal china que comenzó en 1851 con la situación económica general, nuevamente expresó su convicción de que pronto llegaría “un momento en el que la ampliación de los mercados no puede seguir al ritmo de la ampliación de la producción industrial británica, y esta desproporción debe dar lugar a una nueva crisis con la misma certidumbre como lo ha hecho en el pasado”.46 A su juicio, luego de la revolución, una contracción imprevista del gran mercado chino “arrojaría la chispa en la mina sobrecargada del sistema industrial actual y causaría la explosión de la crisis general largamente preparada que, difundiéndose por el exterior, será seguida rápidamente por revoluciones políticas en el continente”.47 Por supuesto, él no consideraba el proceso revolucionario de manera determinista, pero estaba seguro de que la crisis era un prerrequisito indispensable para su realización. El tema lo subraya a finales de septiembre de 1853, en el artículo “Movimientos políticos: Escasez de pan en Europa”:

ni las peroratas de los demagogos ni los disparates de los diplomáticos llevarán la situación a una crisis, pero (…) hay desastres económicos y conmociones sociales que se están acercando, que serán los seguros precursores de la revolución europea. Desde 1849, la prosperidad comercial e industrial ha ampliado el lecho en que la contrarrevolución ha dormido tranquila.48

En su correspondencia con Engels también obran vestigios del optimismo con que Marx esperaba estos acontecimientos.49 Pero la crisis no llegaba todavía, y entonces concentró sus energías en otras actividades periodísticas para no perder su única fuente de ingresos. Entre octubre y diciembre de 1853 escribió una serie de artículos, “Lord Palmerston”, donde criticaba la política exterior de Henry John Temple, tercer vizconde de Palmerston, quien durante mucho tiempo fue secretario de relaciones exteriores y futuro primer ministro de Gran Bretaña. Estos artículos aparecieron en el New York Tribune y The People’s Paper, publicado por los cartistas ingleses. Entre agosto y noviembre de 1854, tras el levantamiento cívico-militar de junio en España, escribió otra serie: “La revolución en España”, donde resumía y analizaba los principales acontecimientos de la última década en ese país. Tomaba muy en serio esos trabajos, como apreciamos en los nueve grandes cuadernos de extractos compilados entre septiembre de 1853 y enero de 1855. Los primeros cuatro de éstos se centraron en la historia diplomática, proporcionándole la base para “Lord Palmerston”; en cambio, los otros cinco, sobre la historia política, social y cultural hispana, incluían su investigación para los artículos de “La revolución en España”.50

Por último, en algún momento entre finales de 1854 y principios de 1855, Marx retomó sus estudios de economía política. Luego de una interrupción de tres años, sin embargo, decidió releer sus viejos manuscritos antes de seguir.

Esa revisión originó 20 páginas de 9 notas, intituladas por Marx “Citas. La esencia del dinero, la esencia del crédito, crisis”; se trataba de nuevos extractos de otros extractos realizados en los últimos años. Volvía a los libros de autores como Tooke, John Stuart Mill y Steuart, y a artículos de The Economist, donde resumía las teorías de los principales economistas políticos sobre el dinero, el crédito y la crisis, que había comenzado a estudiar en 1850.51

Al mismo tiempo escribió más artículos sobre la recesión para el New York Tribune. En enero de 1855, en “La crisis comercial en Gran Bretaña”, expuso con gran satisfacción: “La crisis comercial inglesa, cuyos síntomas premonitorios fueron registrados hace tiempo en nuestras columnas, es ahora un hecho que proclaman en voz alta las mayores autoridades en este tema”.52

Sin embargo, justo cuando Marx parecía estar a punto de retomar su trabajo sobre la “Economía”, las dificultades personales, una vez más, lo obligaron a cambiar de planes. En abril de 1855, la muerte de su hijo Édgar, de ocho años, lo afectó profundamente. Así se franqueaba con Engels:

Ya he tenido bastante mala suerte, pero sólo ahora sé lo que realmente significa la verdadera desdicha (…) Entre todos los terribles tormentos que últimamente he debido sufrir, pensar en ti y en tu amistad, siempre me han sostenido, como así también la esperanza de que hay algo bueno para que nosotros lo hagamos en este mundo.53

La salud de Marx y las circunstancias económicas siguieron siendo desastrosas durante 1855, y su familia aumentó de nuevo con el nacimiento de Eleonora, en enero. A menudo se quejaba con Engels de los problemas oculares, dentales y los relativos a una tos terrible, tanto que sentía que “su deterioro físico también le embotaba el cerebro”.54

Marx pudo empezar de nuevo su trabajo sobre la economía política en junio de 1856 y escribir algunos artículos para The People’s Paper sobre el Crédit Mobilier, el principal banco comercial de Francia, al que consideraba “uno de los más curiosos fenómenos económicos de nuestra época”.55 Después que las circunstancias familiares mejoraron por un tiempo en otoño de 1856, permitiéndoles dejar su vivienda en el Soho y mudarse a un departamento mejor en North London, Marx nuevamente escribió para el New York Tribune sobre la recesión: en “La crisis monetaria en Europa”, publicado el 3 de octubre de 1856, expuso que estaba en marcha “un movimiento en los mercados monetarios de Europa análogo al pánico de 1847”.56 En “La crisis europea”, publicado en noviembre, cuando todos los comentaristas pronosticaban confiadamente que lo peor había pasado, Marx planteaba:

Los indicios provenientes de Europa (…) sin duda parecen postergar el colapso final de la especulación y del juego con las acciones a futuro. A ambos lados del océano, los hombres lo anticipan instintivamente como esperando una fatalidad inevitable. El colapso no es menos seguro por esta postergación; en realidad, el carácter crónico que asume la crisis financiera actual sólo anticipa un final más violento y destructivo. Cuanto más dure la crisis, peor será el ajuste de cuentas.57

Sin embargo, en la primera mitad de 1857, en los mercados internacionales prevalecía una calma absoluta. Hasta marzo, Marx trabajó sobre las “Revelaciones de la historia diplomática del siglo XVIII”, una serie de artículos publicados en The Free Press, diario dirigido por el conservador anti-Palmerston David Urquhart. Estos trabajos deberían haber sido sólo la primera parte de uno sobre la historia de la diplomacia, planeado por Marx a principios de 1856, durante la guerra de Crimea, pero que nunca completaría. También en este caso realizó un estudio profundo de los materiales, y entre enero de 1856 y marzo de 1857 compiló siete cuadernos de extractos sobre política internacional en el siglo XVIII.58

Finalmente, en julio escribió ciertos comentarios críticos breves, pero muy interesantes sobre Harmonies economiques, de Frédéric Bastiat, y Principles of political economy, de Carey, estudiados y resumidos por él en 1851. En estas notas, publicadas en forma póstuma con el título [Bastiat y Carey], señaló la ingenuidad de ambos economistas (el primero, defensor del libre comercio; y el segundo, del proteccionismo), quienes en sus escritos se habían esforzado por demostrar “la armonía de las relaciones de producción”59 y, por tanto, de la sociedad burguesa en su totalidad.

VII. La crisis financiera de 1857 y los [Grundrisse]
A diferencia de otras crisis pasadas, esta vez la tormenta económica no empezó en Europa sino en EUA. Durante los primeros meses de 1857, los bancos de neoyorquinos aumentaron el volumen de sus préstamos, pese a la declinación de los depósitos. Como resultado, creció la actividad especulativa y empeoraron las condiciones económicas generales. Después que la sucursal de Nueva York de la Ohio Life Insurance and Trust Company se declaró insolvente, el pánico general llevó a numerosas quiebras. La pérdida de confianza en el sistema bancario produjo luego retracción del crédito, reducción de los depósitos y suspensión de los pagos en efectivo.

Percibiendo la naturaleza extraordinaria de estos eventos, Marx se puso a trabajar de inmediato. El 23 de agosto de 1857 (un día antes que el Ohio Life colapsara y desatara el pánico en la opinión pública) comenzó a escribir la [Introducción] a su “Economía”: el inicio explosivo de la crisis le había dado un motivo adicional que había estado ausente en los años previos. Tras la derrota de 1848, Marx había pasado toda una década de frustraciones políticas y profundo aislamiento personal. Pero con el estallido de la crisis entrevió la posibilidad de formar parte de una nueva ronda de revueltas sociales y consideró que su tarea más urgente era analizar los fenómenos económicos que serían tan importantes para el comienzo de una revolución. Ello significaba escribir y publicar cuanto antes la obra que había planeado durante tanto tiempo.

Desde Nueva York, la crisis se expandió rápidamente al resto de EUA y, en pocas semanas, a todos los centros del mercado mundial en Europa, Sudamérica y Oriente; fue la primera crisis financiera internacional de la historia. Las noticias sobre estos hechos generaron gran euforia y estimularon una enorme explosión de productividad intelectual en Marx. El periodo que va desde el verano de 1857 hasta la primavera de 1858 fue uno de los más prolíficos de su vida: escribió más en esos cuantos meses que en los años precedentes.

En diciembre de 1857 escribía a Engels: “Trabajo como loco día y noche cotejando mis estudios económicos, de modo de por lo menos tener un bosquejo [los Grundrisse] claro antes del diluvio”. También aprovechó la oportunidad para señalar que sus predicciones acerca de la inevitabilidad de una crisis no habían sido tan mal fundamentadas, dado que “el Economist del sábado sostiene que durante los últimos meses de 1853 y durante todo 1854, el otoño de 1855 y los repentinos cambios de 1856, Europa estuvo siempre al borde de una crisis inminente”.60

El trabajo de Marx era ahora notable y de gran alcance. Desde agosto de 1857 hasta mayo de 1858 llenó los ocho cuadernos que se conocen como los [Grundrisse],61en tanto que como corresponsal del New York Tribune escribió docenas de artículos, entre otras cosas, sobre el desarrollo de la crisis en Europa. Acosado por la necesidad de mejorar su situación económica, aceptó componer una serie de apuntes para The New American Cyclopaedia. Por último, de octubre de 1857 a febrero de 1858 compiló tres cuadernos de extractos llamados los [Cuadernos de la crisis].62 A diferencia de los extractos hechos antes, éstos no eran compendios de las investigaciones de los economistas sino que comprendían gran cantidad de notas recogidas de distintos diarios sobre los datos más importantes de la crisis, las tendencias del mercado de acciones, las fluctuaciones de los términos del intercambio y las quiebras más importantes de Europa, EUA y otras partes del mundo. Una carta escrita a Engels en diciembre indica que su actividad era intensa:

Estoy trabajando muchísimo, en general hasta las 4 de la mañana. Estoy embarcado en una doble tarea: 1. Elaborando el plan general de una economía política (para beneficio del público es absolutamente esencial ir al asunto au fond, como lo es para mí, personalmente, para deshacerme de esta pesadilla). La crisis actual. Además de los artículos para el [New York (MM)] Tribune, todo lo que hago es tomar notas lo cual, sin embargo, me lleva un montón de tiempo. Creo que, en algún momento de la primavera, deberíamos hacer juntos un panfleto sobre este asunto para recordar al público alemán que, como siempre, estamos aquí y que siempre estaremos.63

Por lo que se refiere a los Grundrisse, en la última semana de agosto Marx redactó un cuaderno “M” que debía servir como introducción a su obra; más tarde, a mediados de octubre, prosiguió con otros siete cuadernos (I-VII). En el primero y en parte del segundo de ellos escribió el denominado “Capítulo sobre el dinero”, que trata del dinero y de su valor, mientras que en los demás cuadernos escribió el denominado “Capítulo sobre el capital”. Aquí dedica cientos de páginas al proceso de producción y circulación del capital, ocupándose de algunos de los temas más importantes de todo el manuscrito, como el concepto de plusvalía y las formaciones económicas precedentes al modo capitalista de producción. Este inmenso esfuerzo no le permitió, sin embargo, completar la obra.

En realidad, no había señales de los movimientos revolucionarios tan largamente esperados que surgirían junto con la crisis; y en esos momentos había otro motivo por el cual Marx no podía completar el manuscrito: su convicción de que todavía estaba lejos de dominar completamente todo ese material. Por ello, los Grundrissequedaron sólo como un borrador. Tras haber convertido el “Capítulo sobre el dinero” entre agosto y octubre de 1858, en un manuscrito (el texto original del segundo capítulo y el comienzo del tercero), publicó en 1859 un corto libro que no tuvo resonancia pública: Contribución a la crítica de la economía política. Pasarían otros ocho años de febriles estudios y enormes esfuerzos intelectuales antes de la publicación del primer tomo de El capital.

La traducción ha corrido a cargo de Sibila Seibert;
y la corrección, de Francisco T. Sobrino.

* Este trabajo es un fragmento cedido por el autor, a modo de adelanto, a Memoria. Revista de Crítica Militante de su libro más reciente vertido al español, del cual es coordinador, Los Grundrisse de Karl Marx. Fundamentos de la crítica de la economía política 150 años después, de próxima aparición bajo el sello del Fondo de Cultura Económica de Colombia.
** En el presente ensayo, los títulos de los manuscritos incompletos de Marx serán insertados entre corchetes.

References
1. Véase Karl Marx, “Proceedings of the Sixth Rhine Province Assembly”. Third article: “Debates on the law on theft of wood” y “Justification of the correspondent from the Mosel”, en Karl Marx y Frederick Engels, Collected works (MECW), Londres, Lawrence & Wishart, 1975-2005, volumen 1, páginas 224-63 y 332-58; “Verhandlungnen des 6 Rheinischen Landtgas. Dritter artikel: „Debatten über das holzdiebstahlsgesetz” y “Rechtfertigung des korrespondenten von der Mosel”, MEGA I/1, Berlín: Dietz Verlag, 1975, páginas 199-236 y 296-323.
2. Karl Marx, Contribución a la crítica de la economía política, Buenos Aires, Ediciones Estudio, 1970, página 8; Zur kritik der politischen ökonomie. Erstes Heft, MEGA II/2, Berlín: Dietz, 1980, página 100.
3. Karl Marx, Manuscritos económico-filosóficos de 1844, Buenos Aires: Ediciones Colihue, 2004, página 263; Ökonimischphilosophische manuskripte, MEGA I/2, Berlín: Dietz, 1982, página 325.
4. La censura y las disensiones entre Marx y el otro director, Arnold Ruge, fueron duros golpes a esta publicación, aparecida sólo una vez, en febrero de 1844.
5. El Marx Nachlass contiene unos 200 cuadernos de resúmenes, esenciales para comprender la génesis de su teoría y de partes de ésta que nunca tuvo oportunidad de desarrollar como habría deseado. Los extractos sobrevivientes, que se prolongan desde 1838 hasta 1882, están escritos en ocho idiomas (alemán, griego antiguo, latín, francés, inglés, italiano, español y ruso) y pertenecen a las más variadas disciplinas. Fueron extraídos de textos de filosofía, arte, religión, política, matemáticas, fisiología, geología, mineralogía, agronomía, etnología, química y física, así como de artículos en periódicos y revistas, resúmenes parlamentarios, y estadísticas, informes y publicaciones gubernamentales.
6. Como Marx todavía no sabía el idioma inglés en 1844, los libros de autores ingleses que leía en esa época eran traducciones francesas.
7. Estos extractos se hallan en los tomos Karl Marx, Exzerpte und Notizen. 1843 bis Januar 1845, MEGA 2 IV/2, Berlín: Dietz, 1981, y Karl Marx, Exzedrpte und Notizen. Sommer 1844 bis Anfang 1847, MEGA 2 IV/3, Berlín: Akademie, 1998. Las únicas partes traducidas al inglés son “Comments on James Mill, ‘Eléments d’économie politique’”, MECW 3, páginas 211-28.
8. Manuscritos económico-filosóficos de 1844, Buenos Aires: Colihue, 2004, página 106.
9. “Engels to Marx, Beginning of October 1844”, MECW 38, página 6.
10. En realidad, Engels contribuyó con sólo alrededor de 10 páginas al texto.
11. Marx, Engels, Werke, volumen 27, Berlín: Dietz Verlag, 1963, página 669, n. 365.
12. Karl Marx, “Draft of an article on Friedrich List’s Book Das Nationale System der Politischen Oekonomie”, MECW 4, páginas 265-93.
13. Los extractos están contenidos en Karl Marx y Friedrich Engels, Exzerpte und Notizen. Juli bis August 1845, MEGA 2 IV/4, que incluye también el primer Cuaderno de Manchester. Durante este periodo Marx comenzó a leer directamente en inglés.
14. Karl Marx, “Declaration against Karl Grün”, MECW 6, página 72; MEW 4, Berlín: Dietz, 1959, página 38.
15. Karl Marx a Carl Wilhelm Julius Leske, 1 de agosto 1846, en MECW 38, página 50; MEGA 2 III/2, Berlín: Dietz, 1979, página 22.
16. Friedrich Engels, “Prefacio al panfleto Ludwig Feuerbach y el fin de la filosofía clásica alemana”, MECW 26, página 519; und der Ausgang der classischen deutschen Philosophie, MEW 21, página 263. De hecho, Engels ya había usado esta expresión en 1859, en su reseña del libro de Marx Una contribución a la crítica de la economía política, pero el artículo no tuvo resonancia y el término comenzó a circular sólo luego de la publicación de Ludwig Feuerbach.
17. Estos extractos constituyen el libro Karl Marx, Exzerpte und Notizen. September 1846 bis Dezember 1847, MEGA 2 IV/6, Berlín: Dietz, 1983.
18. “Carta de Marx a P. V. Annenkov”, 28 de diciembre de 1846, en Carlos Marx/Federico Engels. Correspondencia, Buenos Aires, Cartago, 1987, página 14.
19. Karl Marx to Friedrich Engels, 23 de agosto de 1849, MECW 38, página 213; MEGA 2 III/3, página 44.
20. Karl Marx a Joseph Weydemeyer, 19 de diciembre de 1849, MECW 38, página 220.
21. K. Marx, Las luchas de clases en Francia de 1848 a 1850, Beijing: Ediciones en Lenguas Extranjeras, sin fecha, páginas 161-62.
22. Karl Marx and Friedrich Engels, “Review: marzo-abril 1850”, MECW 10, página 340; “Revue. März/April 1850”, MEGA 2 I/10, páginas 302-3.
23. Ibídem, página 341; ibídem, página 304.
24. Karl Marx and Friedrich Engels, “Review: May-October 1850”, MECW 10, página 497; “Revue. Mai bis Oktober 1850”, MEGA 2 I/10, página 455.
25. “Reviews from the Neue Rheinische Zeitung Revue no. 4”, MECW 10, página 318; “Rezensionen aus Heft 4 der Neuen Rheinischen Zeitung. Politisch-ökonomische Revue”, MEGA 2 I/10, página 283.
26. “La democracia vulgar esperaba que el estallido volviese a producirse de la noche a la mañana; nosotros declaramos en el otoño de 1850 que por lo menos la primeraetapa del periodo revolucionario había terminado y que hasta que no estallase una nueva crisis económica mundial no había nada que esperar. Y esto nos valió ser proscritos y anatematizados como traidores a la revolución por los mismos que luego, casi sin excepción, hicieron las paces con Bismarck”. Friedrich Engels, “Introducción” a Karl Marx, Las luchas de clases en Francia, 1848-1850, Beijing, Ediciones en Lenguas Extranjeras, sin fecha, página 7.
27. Marx to Engels, 11 February 1851, MECW 38, página 286; MEGA 2 III/4, página 38.
28. Véase Walter Tuchscheerer, Bevor Das capital enstand, Berlín: Akademie, 1973, página 318.
29. Véase Marx to Engels, 3 February 1851, MECW 38, página 275; MEGA 2 III/4, Dietz, Berlín, 1984, página 27.
30. “Bullion. Das vollendete Geldsystem”, MEGA 2 IV/8, obra citada, páginas 3-85. El segundo de estos cuadernos no numerados también contiene otros extractos; el más notable, el de On the regulation of currencies, de John Fullarton.
31. Otra exposición resumida de las teorías de Marx sobre el dinero, el crédito y las crisis se halla en el cuaderno VII, en las “Reflexiones” fragmentarias, MECW 10, páginas 584-92; MEGA 2 IV/8, páginas 227-34.
32. Véase Karl Marx, Exzerpte aus David Ricardo: on the principles of political economy, MEGA 2 IV/8, páginas 326-31, 350-72, 381-95, 402-4 y 409-26. Que los extractos, con otros del mismo autor incluidos en los cuadernos IV y VII, fueran publicados en 1941, en el segundo tomo de la primera edición de los Grundrisse, prueba la importancia de dichas páginas.
33. En esta fase crucial de nuevas conquistas teóricas, la relación de Marx con Engels fue de la mayor importancia: por ejemplo, algunas de sus cartas a él resumen sus opiniones críticas sobre la teoría de Ricardo sobre la renta del suelo (Marx a Engels, 7 de enero de 1851, MECW 38, páginas 258-63; MEGA 2 III/4, páginas 6-10) y sobre la circulación monetaria (Marx a Engels, 3 de febrero de 1851, MECW 38, páginas 273-8; MEGA 2 III/4, páginas 24-30).
34. Marx to Weydemeyer, 27 June 1851, MECW 38, página 377; MEGA 2 III/4, página 140.
35. Véase Friedrich Engels, “Critical review of Proudhon’s book Idée générale de la révolution au XIXe siècle”, MECW 11, páginas 545-70.
36. Los extractos de estos libros se hallan en Karl Marx, Exzerpte und Notizen. Juli bis September 1851, MEGA 2 volumen IV/9, Berlín: Dietz, 1991.
37. Estos cuadernos no han sido publicados en MEGA 2, pero el cuaderno XV figura en la recopilación de Hans Peter Müller: Karl Marx, die technologisch-historischen Exzerpte, Fráncfort/Main: Ullstein, 1982.
38. Marx a Engels, 13 October 1851, MECW 38, página 476; MEGA 2 III/4, página 232.
39. Estos cuadernos no han sido publicados.
40. Marx to Engels, 25 October 1852, MECW 39, página 216; MEGA 2 III/6, página 50.
41. Marx to Engels, 27 October 1852, MECW 39, página 221; MEGA 2 III/6, página 55.
42. Marx to Ferdinand Lasalle, 23 February 1852, MECW 39, página 46; MEGA 2 III/5, página 56.
43. Marx to Joseph Weydemeyer, 30 April 1852, MECW 39, página 96; MEGA 2 III/5, página 110.
44. Marx to Engels, 19 August 1852, MECW 39, página 163; MEGA 2 III/5, página 183.
45. Karl Marx, “Pauperism and free trade: the approaching commercial crisis”, MECW 11, página 361; MEGA 2 I/11, Berlín: Dietz, 1985, página 347.
46. Karl Marx, “Revolution in China and Europe”, MECW 12, páginas 95-6; MEGA 2 I/12, página 149.
47. Ibídem, página 98; ibídem, página 151.
48. Karl Marx, “Political movements: scarcity of bread in Europe”, MECW 12, página 308; MEGA 2 I/12.
49. Marx to Engels, 28 September 1853, MECW 39, página 372; MEGA 2 III/7, página 18.
50. Estos cuadernos de extractos han sido publicados recientemente en Karl Marx y Friedrich Engels, Exzerpte und Notizen. September 1853 bis Januar 1855, Berlín: Akademie, 2007.
51. Véase Fred E. Schrader, Restauration und revolution, Hildesheim: Gerstenberg, 1980, página 99.
52. Karl Marx, “The commercial crisis in Britain”, MECW 13, página 585; MEGA 2 I/14, página 168.
53. Marx to Engels, 12 April 1855, MECW 39, página 533; MEGA 2 III/7, página 189.
54. Marx to Engels, 3 March 1855, MECW 39, página 525; MEGA 2 III/7, página 182.
55. Karl Marx, “The French Crédit Mobilier”, MECW 15, página 10.
56. Karl Marx, “The Monetary Crisis in Europe”, MECW 15, página 113.
57. Karl Marx, “The European Crisis”, MECW 15, página 136.
58. Estos cuadernos de extractos se hallan todavía inéditos.
59. Karl Marx, Ökonomische Manuskripte 1857/58, en MEGA 2 II/1.1, Berlín: Dietz Verlag, 1976, página 4, “Bastiat and Carey”, en Grundrisse: Foundations of the Critique of Political Economy (Draft), Londres: Penguin Books, 1993, página 886. Como sucedió con los extractos de Ricardo, el fragmento “Bastiat y Carey” fue incluido en el tomo II de la primera edición de los Grundrisse.
60. Marx a Engels, 8 de diciembre de 1857, MECW 40, página 217; MEGA 2 III/8, Berlín: Dietz Verlag, 1990.
61. Aparte de los cuadernos M y VII, que se guardan en el Instituto Internacional de Historia Social en Ámsterdam, están todos en el Archivo del Estado Ruso para la Historia Socio-Política en Moscú. Respecto a las fechas, debería subrayarse que la primera parte del cuaderno I, que contiene el análisis crítico por Marx de la réforme des banques, por Alfred Darimon, fue escrito en enero y febrero de 1857, no (como pensaban los editores de los Grundrisse) en octubre. Véase Inna Ossobwa, “Über einige Probleme der ökonomischen Studien von Marx im Jahre 1857 vom Standpunkt des Historikers”, Beiträge zur Marx-Engels-Forschung 29, 1990, páginas 147-61.
62. Estos cuadernos no han sido publicados.
63. Marx to Engels, 18 December 1857, MECW 40, página 224; MEGA 2 III/8, página 221. Pocos días después, Marx comunicó sus planes a Lasalle: “La actual crisis comercial me ha obligado a ponerme a trabajar seriamente sobre mis bosquejos de la economía política y, también, a preparar algo sobre la crisis actual”. (Marx to Ferdinand Lassalle, 21 December 1857, MECW 40, página 226; MEGA 2 III/8, página 223.)

Categories
Reviews

Francisco Sobrino, Herramienta. Revista de Debate y Crítica Marxista

Este libro, prologado por Eric Hobsbawm para la edición castellana, contiene una colección de ensayos sobre los manuscritos económicos de Marx durante el periodo 1857-1859, a los que se consideran como los primeros borradores de El capital.

Quienes  publicaron estos manuscritos por primera vez en 1939-1941 los llamaron Grundrisse. Lineamientos fundamentales para la crítica de la economía política 1857-1858. En la época en que Marx los elaboraba, los lectores sólo conocieron lo que sería la parte inicial o preliminar de su ambicioso trabajo, bajo el título de Contribución a la crítica de la economía política, que fue publicado en 1859. Este fragmento de sus estudios sería reelaborado por Marx después, al publicar el primer tomo de El capital.

Esta publicación colabora en la tarea de hacer llegar a los lectores hispano hablantes interesados en las actuales investigaciones del proyecto editorial, científico y crítico de la obra de Marx y Engels, conocido como “MEGA2” (Marx Engels Gesamtausgabe). Este proyecto, compuesto por estudiosos, comentaristas y especialistas, está encarando la edición crítica de toda la obra de Marx y Engels, en base al cuidadoso estudio de todos los manuscritos conservados en los archivos existentes, incluyendo borradores, resúmenes, comentarios y tachaduras, etcétera.

El cuerpo del texto consta de una introducción, a cargo del editor: “La crítica de la economía política en los primeros estudios de Marx”. A continuación, se divide en tres partes. La Parte I contiene interpretaciones críticas de los Grundrisse, e incluye los siguientes ensayos: “Historia, producción y método en la ‘Introducción’ de 1857” por el mismo Musto;  “El concepto de valor en la economía moderna: acerca de la relación entre dinero y capital en los Grundrisse”, por Joachim Bischoff y Christoph Lieber; “La concepción de Marx de la alienación en los Grundrisse”, por Terrell Carver; “El descubrimiento de la categoría de plusvalor”, por  Enrique Dussel; “El materialismo histórico en ´Formas que preceden a la producción capitalista’”, por Ellen Meiksins Wood; “Los Grundrisse de Marx y las contradicciones ecológicas del capitalismo”, por John Bellamy Foster; “Individuos emancipados en una sociedad emancipada: la sociedad post-capitalista esbozada por Marx en los Grundrisse”, por Iring Fetscher; y “Repensando El capital a la luz de los Grundrisse”, por Moshe Postone.

La Parte II: “Marx en la época de los Grundrisse”, se dedica a analizar al contexto histórico y biográfico de Marx cuando los escribía, compuesta por los siguientes artículos: “La vida de Marx en la época de los Grundrisse: notas biográficas de 1857-1858”, por Marcello Musto; “La primera crisis económica mundial: Marx como periodista económico”, por Michael R. Krätke; y “Los ‘libros sobre las crisis’ de Marx de 1857-1858”, también por Michael R. Krätke.

La Parte III registra la difusión y la recepción de los Grundrisse en todo el mundo. Este método, ya utilizado eficazmente por Marcello Musto en su anterior libro Marx for Today (publicado en castellano en Buenos Aires con el título: De regreso a Marx: nuevas lecturas y vigencia en el mundo actual, Octubre, 2015), ayuda a los lectores a conocer su impacto en los diversos contextos nacionales y regionales, informando las principales ediciones, versiones y traducciones, así como a las obras más destacadas de comentaristas en los diferentes idiomas. Colaboran aquí 21 autores de una variedad de países y regiones.

Finalmente, un epílogo: “Después de los Grundrisse”, cierra el libro con el ensayo “La escritura de El capital: Génesis y estructura de la crítica de la economía política de Marx”, a cargo del editor. La presente edición, entonces, ofrece un panorama completo del principal proyecto intelectual de Marx, que era su crítica de la economía política. Como lo señala Hobsbawm, en los Grundrisse se refleja la obra de un “Marx maduro, crítico y creativo”. Bien puede afirmarse que con la recepción  de estos manuscritos de 1857-1858 comenzó el proceso de liberar al marxismo de la camisa de fuerza de la ortodoxia soviética, tanto adentro como afuera de los partidos comunistas, y creando la base para una apertura política e ideológica.

Un ejemplo de lo antedicho es la referencia a la conocida tesis que aparece en el “Prólogo” de la Contribución a la crítica de la economía política, publicada en 1859, o sea dos años después de que Marx escribiese la “Introducción” de los Grundrisse: “El modo de producción de la vida material condiciona el proceso de la vida social, política e intelectual en general”, que Marcello Musto nos alerta que no debería ser interpretada en un sentido determinista, y que debería distinguirse claramente de la lectura estrecha y predecible del marxismo-leninismo, en la que “los fenómenos superestructurales de la sociedad son un mero reflejo de la existencia material de los seres humanos”. Y como prueba de ello nos muestra que cuando Marx citó esa afirmación, en una nota a la edición francesa de El capital de 1872-1875, prefirió utilizar el verbo dominer para traducir el alemán bedingen (traducido más usualmente como déterminer o conditionner). Con eso, Marx quiso evitar el riesgo de plantear una relación mecánica entre los dos aspectos.

Sin embargo, generalmente ha prevalecido la primera lectura, también difundida ampliamente por Stalin en su libro Materialismo dialéctico e histórico: “el mundo material representa la realidad objetiva…y la vida espiritual de la sociedad es un reflejo de dicha realidad objetiva”.

Musto finaliza el epílogo recordando una conversación de Marx con el periodista liberal estadounidense John Swinton, quien estaba “profundamente sorprendido por la vastedad de su conocimiento”, que fue publicada el 6 de septiembre de 1880 en la portada de The Sun. Cuando el periodista le preguntó: “La ley suprema del ser, ¿cuál es?”, luego de unos segundos, Marx “respondió, con un tono profundo y solemne: ¡la lucha!”