Categories
Journalism

I primi 190 anni di Karl Marx

Il 5 maggio di 190 anni fa nacque Karl Marx. Cresciuto in una famiglia di origini ebraiche, trascorse a Treviri, in Germania, la sua prima giovinezza. Dal 1835 fu studente di Diritto alle università di Bonn e Berlino, ma ben presto il suo interesse principale si volse alla filosofia, in particolare a quella hegeliana allora dominante.

Nel 1841 fu promosso dottore in Filosofia all’Università di Jena, con una tesi sulla Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro. Un amico del tempo lo descrisse così: «immagina Rousseau, Voltaire, Holbach, Lessing, Heine e Hegel uniti in una persona (e dico uniti, non messi insieme alla rinfusa) e avrai Karl Marx». Anche il suo aspetto esteriore non passava inosservato. La carnagione scura, accentuata dai peli neri e fittissimi che gli spuntavano dovunque, e la vistosa capigliatura corvina, gli valsero, infatti, il soprannome che lo accompagnò per tutta la vita: il Moro.

La partecipazione al movimento dei Giovani Hegeliani gli impedì la carriera accademica cui aspirava. Così, nel 1842-43, le sue brillanti doti di polemista furono al servizio del liberalismo democratico della «Gazzetta Renana», della quale divenne giovanissimo redattore capo. Quando la censura colpì il quotidiano di Colonia, Marx scelse l’esilio, e riparò prima a Parigi e poi a Bruxelles.

In questo periodo, il suo pensiero compì un’importante maturazione. Egli si separò dalla filosofia che intendeva il cambiamento del mondo come mero compito teoretico: «i filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo; si tratta di trasformarlo»; scoprì la potenzialità rivoluzionaria del proletariato; aderì al comunismo e iniziò lo studio dell’economia politica. L’incontro con Friedrich Engels, avvenuto nel 1844, sancì, inoltre, un’amicizia e una collaborazione che durarono quarant’anni. I lavori giovanili, tra i quali figurano i Manoscritti economico-filosofici del 1844 e L’ideologia tedesca, rimasero incompleti e furono pubblicati soltanto nel 1932. Tuttavia, essi permisero a Marx di cominciare a elaborare la concezione materialistica della storia, che in seguito, distante però dal determinismo di molti suoi epigoni, definì così: «l’insieme dei rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita».

Nel 1847, in polemica col socialista francese Proudhon, diede alle stampe la sua prima opera di economia: Miseria della filosofia. Nel 1848, scrisse insieme con Engels Il manifesto del partito comunista. Il suo incipit, «uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro del comunismo», è celebre quanto la sua tesi di fondo: «la storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classi». Dopo lo scoppio delle rivoluzioni del 1848, fu direttore della «Nuova Gazzetta Renana», ma nel 1849, con la sconfitta del movimento rivoluzionario, fu costretto a rifugiarsi a Londra, dove rimase in esilio fino alla morte, che giunse nel 1883.

Gli anni Cinquanta furono il periodo peggiore dell’esistenza di Marx. Egli visse in condizioni di profonda miseria, a causa della quale perse quattro figli, e tormentato da diverse malattie. Riuscì a sopravvivere soltanto grazie all’aiuto di Engels e con i ricavi della prestigiosa corrispondenza che Marx avviò con il «New-York Daily Tribune», all’epoca il quotidiano più venduto al mondo. Nonostante le terribili condizioni di vita, egli riuscì a proseguire gli studi di economia politica nel totale isolamento in cui si chiuse nella biblioteca del British Museum. Dal 1857, convinto che la crisi finanziaria internazionale, scoppiata quell’anno, avrebbe creato le condizioni per una nuova fase rivoluzionaria, riprese il progetto della sua «Economia». Nel 1857-58 redasse gli importantissimi Grundrisse, i manoscritti in cui riepilogò i lineamenti fondamentali dell’opera che aveva da tanto tempo in cantiere, e nel 1859 pubblicò il fascicolo intitolato Per la critica dell’economia politica. Tuttavia, il colossale piano di questo lavoro fu portato a termine solo per un’esigua parte. A complicare le già difficili circostanze fu l’impegno politico che egli assunse, dal 1864 al periodo successivo alla Comune di Parigi, a capo dell’«Associazione Internazionale dei Lavoratori», della quale redasse indirizzi, risoluzioni, programmi e ne fu la figura principale.

Il libro primo de Il capitale, uscì soltanto nel 1867 e Marx non riuscì a completarne il secondo e il terzo volume, che furono, invece, dati alle stampe da Engels. Manoscritti non ultimati, abbozzi provvisori e progetti abbandonati. Contrariamente al carattere di sistematicità che gli è stato spesso attribuito, la gran parte dei suoi lavori è segnata dall’incompiutezza, caratteristica che non impedì, però, alle sue analisi, di mostrarsi meno geniali e feconde di straordinarie conseguenze teoriche. Marx trascorse i suoi ultimi anni svolgendo ulteriori ricerche. Il metodo oltremodo rigoroso, l’autocritica più spietata, l’inestinguibile passione conoscitiva e la difficoltà di rinchiudere la complessità della società nell’opera che aveva progettato per una vita intera, rendono verosimile l’amara descrizione che una volta diede di sé: «sono una macchina condannata a divorare libri per buttarli fuori in forma diversa sul letamaio della storia».

La sorte toccatagli dopo la morte è stata di tutt’altra natura. La cattiva sistematizzazione subita dalla sua opera da parte dei seguaci, l’impoverimento teorico che ne ha accompagnato la divulgazione, la manipolazione dei suoi scritti e il loro utilizzo strumentale in funzione delle necessità politiche, hanno fatto si che il suo pensiero sia stato spesso travisato o confuso con quello dei tanti che si sono professati marxisti nonostante abbiano avuto ben poco in comune con Marx.

A distanza di due decenni dal 1989, quando fu messo troppo frettolosamente da parte e ne fu dichiarato in maniera definitiva l’oblio, Karl Marx è ritornato alla ribalta. La sua persistente potenzialità esplicativa della realtà odierna ripropone il valore del suo pensiero e sugli scaffali delle biblioteche i suoi scritti vengono rispolverati sempre più frequentemente.

Marx fu un ricercatore instancabile, analitico e perspicace del capitalismo e, meglio di ogni suo altro contemporaneo, ne intuì e ne analizzò lo sviluppo su scala mondiale. Egli capì che la nascita di una economia globalizzata era insita nel modo di produzione capitalistico e previde anche che questo processo non avrebbe generato solo crescita e benessere, tanto sbandierati da parte liberale, ma anche violenti conflitti, crisi economiche e ingiustizia sociale diffusa.

Il ritorno d’interesse nei confronti di Marx si fonda sulla crisi della società contemporanea e sulla ancora così tanto attuale capacità, da parte sua, di spiegare il mondo d’oggi e le profonde contraddizioni che lo percorrono. Rinunciare al patrimonio critico contenuto nei suoi scritti significherebbe per la sinistra deporre una delle armi più preziose per la trasformazione del presente.

Categories
Journalism

L’importance actuelle de Marx, 150 ans après les Grundrisse

Eric Hobsbawm est consideré comme l’uns des plus grands historiens vivants.

Il est président de la Birkbeck College (London University) et professeur émérite de la New School for Social Research (New York).  Parmi l’ensemble de ses nombreux ses écrits on relève : la triologie autour du “long XIX e siècle” L’âge de la Révolution : Europe 1789-1848 (1962); L’âge du capital: 1848-1874 (1975);L’age de l’Empire: 1875-1914 (1987 et le livre : The Age of Extremes: The Short Twentieth Century, 1914-1991 (1994)traduits en diverses langues. Nous l’avons interviewé à propos de la publication du voume Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the Critique of Political Economy 150 Years Later  et avec la préoccupation de la nouvelle actualité  qu’ont désormais les écrits de Marx ces dernières années et depuis la nouvelle crise de Wall Street.

Marcelo Musto. Professeur Hobsbawm,deux décennies après 1989, quand il  fut hativement relégué dans l’oubli, Karl marx est revenu au centre de l’attention.. Libéré du rôle « d’intrumentum regni » qui lui a été assigné en Union soviétique et des liens avec le « marxisme – léninisme », non seulement il est l’objet d’une attention intellectuelle grâce à de nouvelles publications de son œuvre mais l’intérêt a été renouvelé.  De fait, en 2003, la revue française Nouvel Observateur a dédié un numéro spécial à Karl Marx, salué comme le penseur du troisième millénaire.Une année après en Allemagne, dans une enquête organisée par la chaîne de télévision  ZDF pour établir la liste des allemands les plus importants de tous les temps, plus de 500.000 spectateurs ont voté pour Karl Marx, qui a a obtenu la troisième place dans la classification générale et la première dans la catégorie de « l’importance actuelle » En 2005, l’hebdomadaire Der Spiegel lui a dédicacé une couverture avec le titre  Ein Gespenst Kehrt zurük (Un spectre est de retour). A la même époque les auditeurs du programme In Our Time de Radio 4 de la BBC ont voté pour Marx comme le plus grand philosophe.

Dans une conversation récemment publiée avec Jacques Attali, vous avez dit que paradoxalement « ce sont les capitaliste, plus que les autres, qui sont en train de rédécouvrir Marx » et vous avez parlé de votre éronnement, quand l’homme d’affaire et politicien libéral, George Soros, vous a dit   « je suis en train de lire Marx et il y a beaucoup de choses intéressantes  dans ce qu’il dit ». Bien qu’elles  soient faibles et bien vagues ? quelles sont les raisons de cette renaissance ? Est-il possible que son oeuvre soit intéressant seulement pour les spécialistes et les intellectuels pour être présenté dans des cours universitaires comme un grand classique de la pensée moderne qui ne devrait pas être oublié ? ou : pourrait-il exister  également, une nouvelle » Demande de Marx « dans l’avenir du côté politique

Eric Hobsbawm.Il y a indubitablement une renaissance de l’intérêt public pour Marx dans le monde capitaliste, néanmoins probablement pas encore chez les nouveaux membres de l’Union Européenne de l’Europe de l’Est. Cette renaissance  a été probablement accéléré par le fait que le150 e anniversaire de la publication du Manifeste du Parti communiste a coïncidé avec une crise économique internationale particulièrement dramatique au milieu d’une période de globalisation ultra-rapide du  libre marché.
Marx a prévu la nature de l’économie mondiale du commencement du XXIe siècle, sur la base de son analyse de la « société bourgeoise », avec cent cinquante ans d’avance. Il n’est pas surprenant que les capitalistes intelligents, spécialement dans le secteur financier globalisé, aient été impressionnés par Marx, puisqu’ils ont nécessairement été plus concients que les autres de la nature et de  l’instabilité de l’économie capitaliste dans laquelle ils opéraient. La majorité de la gauche intellectuelle en revanche ne savaient que faire avec Marx. Elle était démoralisée par l’effondrement du projet social-démocrate dans la majorité des Etats Atlantiques du Nord dans les années quatre vingt et la conversion massive des gouvernements nationaux à l’idéologie du libre marché ainsi que l’effondrement des systèmes politiques et économiques qui affirmaient s’être inspirés par Marx et lénine. Ceux que l’on a appelés les « nouveaux mouvements sociaux » comme le féminisme, n’ont pas non plus eu de connexion logique avec l’anti-capitalisme (bien que comme individus ses membres pussent être aliénés par lui) ou ils ont contesté la croyance en progrès sans fin du contrôle humain sur la nature que capitalisme et le socialisme traditionnel avaient partagée. En même temps, un « prolétariat », divisé et handicapé, a cessé d’être crédible comme  agent historique de la transformation sociale de Marx.. C’est aussi le fait que dès 1968, des mouvements les plus en vue radicaux ont préféré l’action directe non nécessairement basée sur beaucoup de lectures et analyses théoriques. Un pause ne signifie pas que Marx cessait d’être considéré comme un grand penseur classique, bien que pour des raisons politiques, spécialement dans des pays comme la France et l’Italie où jadis il y a eu des Partis communistes puissants il y ait eu une offensive intellectuelle passionnée contre Marx et les analyses marxistes, qui probablement a connu son plus haut niveau dans les années quatre vingt et quatre vingt dix.   Il y a des signes que maintenant l’eau remonte à son étiage.

2) M. M. Tout au long de sa vie, Marx a été un subtil et infatigablechercheur, qui a perçu et a analysé mieux que tout  autre dans son temps, le développement du capitalisme à une échelle mondiale. Il a compris que la naissance d’une économie internationale globalisée était inhérente au mode capitaliste de production et a prédit que ce processus engendrerait non seulement la croissance et la prospérité vantées par des libéraux théoriques et politiques mais ausside violents conflits, des crises économiques et de l’injustice sociale généralisée.   Dans l’ultime décade nous avons vu la crise financière de l’est asiatique, qui a commencé durant l’été 1997, lacrise économique argentine de 1999-2002 et surtout la crise des subprimes qui a commencé aux etats-unis en 2006 et maintenant est devenue la plus grande crise financière de la post-guerre. Est-il correct alors de dire que le retour en force de l’intérêt pour marx est basé sur la crise de la société capitaliste et sur sa capacité toujours vivante d’expliquer les contradictions du monde actuel ?

E. H. Savoir si la politique de la gauche dans l’avenir sera inspirée encore une fois par les analyses de Marx, comme cela a été le cas pour les vieux mouvements socialistes et communistes,  cela dépendra de ce qui se passera dans le monde capitaliste. Mais cela implique non seulement Marx mais la gauche si elle a un projet et une idéologie politique cohérente. Puisque, comme vous le dites correctement, la récupération de l’intérêt pour Marx est considérablement – je dirais, principalement- basée sur l’actuelle crise de la société capitaliste la perspective est plus prometteuse que ce qu’elle fut dans les années quatre vingt dix. L’actuelle crise financière mondiale qui peut bien devenir la plus grande dépression économique aux États-Unis a dramatise l’échec de la théologie du marché libre global incontrôlé et oblige, le Gouvernement nord-américain, à considérer y compris choisir de promouvoir  des actions publiques oubliées depuis les années  trente. Les pressions politiques affaiblissent déjà l’engagement des gouvernements neoliberales dans une globalisation incontrôlée, illimitée, dérégulée. Dans certains cas (la Chine) les vastes inégalités et les injustices causées par une transition générale à une économie de libre marché, entraîne déjà des problèmes importants pour la stabilité sociale et des doutes y compris au plus hauts niveaux du gouvernement..

Il est clair que tout « retour à Marx » sera essentiellementun retour à l’analyse de Marx du capitalisme et  et sa place dans l’évolution historique de l’humanité – y compris surtout, ses analyses de l’instabilité centrale de son développement.

3) M. M. Vous ne pensez pas que si les forces politiques et intellectuelles de la gauche internationale, qui se questionnent ici mêmes au sujet du socialisme dans le nouveau siècle , si elles renonçaient aux idées de Marx : ne perdraient-elles pas un guide fondamental pour l’examen et la transformation de la réalité actuelle ?

E. H. Aucun socialiste ne peut renoncer aux idées de Marx, alors que sa croyance dans le fait  que le capitalisme doit être remplacé par une autre forme de société est basée, non dans l’espérance ou la volonté mais dans une analyse sérieuse du développement capitaliste qui procède a travers des crises économiques auto-générées avec des dimensions politiques et sociales. Aucun marxiste ne pourrait croire ne fut-ce qu’un instant que, comme les idéologues neoliberaux l’ont affirmé en 1989, que le capitalisme libéral s’était établi pour toujours, que l’histoire avait une fin ou, en effet, que n’importe quel système de relations humaines pourrait être pour toujours, final et définitif.

Sa prédiction réelle que le capitalisme serait remplacé par un système administré ou planifié socialement semble encore raisonnable, bien qu’il ait certainement sous-estimé les éléments du marché qui survivront dans un système (s) post-capitaliste. Puisqu’il s’est délibérément abstenu de spéculer à propos de l’avenir, il ne peut pas être rendu responsable des formes spécifiques dans lesquelles les économies « socialistes » ont été organisées sous « le socialisme réel » En ce qui concerne les objectifs du socialisme , Marx ne fut pas l’unique penseur qui cherchait une société sans exploitation et aliénation, dans laquelle les êtres humains pourraient réaliser pleinement leurs potentialités, mais ce fut lui qui l’exprima avec   force plus grande que tout les autres, et ses mots continuent à nous inspirer par leur puissance..
Cependant, Marx ne reviendra pas une inspiration politique pour la gauche tant qu’il ne sera pas entendu que ses écrits ne doivent pas être traités comme programmes politiques, d’autorité, ou autrement, ni comme la description d’une situation réelle du monde capitaliste d’aujourd’hui, mais plutôt, comme un guide dans la manière de le comprendre la nature du développement capitaliste.

Nous ne pouvons pas non plus ou nous ne devons pas oublier qu’il n’a pas joui d’une présentation bien exprimée, cohérente et complète de ses idées, malgré les tentatives d’Engels et  d’autres de construire les manuscrits de Marx, du volume  II et IIIe du Capital. Comme les Grundrisse le montrent.  le Capital même complet aurait seulement comporté une partie du propre plan original de Marx, peut-être excessivement ambitieux.
D’un autre côté, Marx ne reviendra pas à la gauche tant que l’actuelle tendance des activistes radicaux de changer l’anticapitalisme en un anti- globalisme ne sera pas abandonnée. La globalisation existe et, sauf un effondrement général de la sociétéhumaine,  elle est irréversible. En effet, Marx l’a reconnu comme un fait et. comme un internationaliste, ill’a accueilli favorablement, théoriquement. Ce qu’il a critiqué et ce que nous devons critiquer est le type de globalization produit par le capitalisme.

4) M. M. Un des écrits de Marx qui suscite le plus grand intérêtparmi les nouveaux lecteurs et commentateurs sont les Grundrisse. Ecrits entre 1857 et 1858, les Grundrisse sont  le premier brouillon de la critique de l’économie politique de Marx et, donc, aussi le travail initial préparatoire du Capital; le livre contient de nombreuses réflexions sur les sujets que Marx n’a pas développés dans aucune autre partie de sa création inachevée. Pourquoi, selon votre opinion, ces manuscrits de l’oeuvre de Marx, continuent-ils à de provoquer plus débat que n’importe lequel autre, malgré le fait qu’il les a seulement écrits pour résumer les fondements de sa critque de l’économie politique ? Quel est la raison de cet intérêt persistant ?

E. H.  De mon point de vue, les Grundrisse  ont eu un impact international d’une telle importance dans les milieux marxistes intellectuels pour deux raisons liées. Ils sont restés non publiés virtuellement avant les années cinquante et, comme vous le dites, en contenant une masse de réflexions sur des sujets que Marx n’a  pas développés dans aucune autre partie. Ce n’a pas été une partie  largement dogmatisée du corpus du marxisme orthodoxe dans le monde du socialisme soviétique, il en résulte que le socialisme soviétique ne pouvait pas les jeter simplement. Ils n’ont pu être utilisés, donc, par les marxistes qui voulaient critiquer d’une manière orthodoxe ou amplifier la portée de l’analyse marxiste au moyen d’une référence à un texte qui ne pourrait pas être accusé d’être hérétique ou anti-marxiste. C’est pourquoi, les éditions des années soixante-dix et des années quatre-vingts avant la chute du Mur de Berlin, ont continué de provoquer un débat, fondamentalement parce que dans ces manuscrits Marx envisage des problèmes importants qui n’ont pas été reportés dans le Capital, comme par exemple, les questions relevées dans ma préface du volume des essais que vous avez collectés (Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the Critique of Political Economy 150 Years Later, editado por M. Musto, Londres-Nueva York, Routledge, 2008).

5) M. M. Dans la préface de ce livre, écrit par quelques experts internationaux, pour commémorer  le 150 anniversaire depuis sa composition, vous avez écrit : « Peut-être que c’est le moment opportun pour revenir à l’étude des Grundrisse nous sommes moins contraints par les considérations temporelles des politiques de gauche entre la dénonciation de Nikita Khrushchev de Stalin et la chute de Mikhail Gorbachev ». De plus, pour souligner l’énorme valeur de ce texte, vous établissez que les Grundrisse « contiennent une analyse et la compréhension, par exemple, de la technologie qui montre que Marx traite du capitalisme plus avant qu’au XIX e siècle alors que la production ne requiert pas encore de main d’oeuvre massive, d’automisation, de potentiel du temps libre et  des transformations de l’aliénation dans de telles circonstances. C’est un texte unique qui va, d’une manière, au-delà des propres indices de Marx de l’avenir communiste dans  l’Idéologie allemande .  En peu de mots, il a correctement décrit la pensée de Marx dans toute sa richesse. C’est  cause de cela que l’on peut s’interroger: quel pourra être le résultat de la re-lecture des Grundrisse aujourd’hui ?

E. H. Il n’y a probablement plus qu’une poignée d’éditeurs et de traducteurs qui ont une pleine connaissance de ce contexte et  d’une notoirement difficile masse de textes. Mais un re-re-lecture ou plustôt aujourd’hui une lecture de ceux-ci peut nous aider à repenser Marx : à distinguer le général dans l’analyse du capitalisme de Marc de ce qui fut le spécifique de la situation de « la société bourgeoise » au milieu du XIX e siècle. Nous ne pouvons pas prédire quelles conclusions de cette analyse ont peut tirer et probablement seulement qu’ils n’entraîneront pas l’unanimité.

6) Un M. M. Pour terminer une question finale : pourquoi est-il important de lire aujourd’hui Marx ?
E. H.  Pour quiconque est intéressé par les idées, qu’il soit un étudiant universitaire ou non, il est manifeste que Marx est et restera comme l’un des grands esprits philosophiques et des analystes économiques du dix neuvième siècle et, au plus haut de son expresion, un maître dans une prose passionnée.  Il est également important de lire Marx parce que le monde dans lequel nous vivons, ne peut être compris sans l’influence que les écrits de cet homme eut sur le XX e siècle. Et finalement, il devra être lu parce que comme il l’a écrit lui-même, le monde ne pourra être changé de manière effective à moins qu’il soit compris, et Marx reste un superbe guide pour la compréhension du monde et les problèmes auquels nous devons faire face.

Categories
Journal Articles

Ο ΜΑΡΞ ΣΤΟ ΠΑΡΙΣΙ

1. Π αρίσι: Η πρωτεύουσα του νέου κόσμου
Το Παρίσι είναι ένα «θαυμαστό τέρας, ένα καταπληκτικό περίπλεγμα από αισθήσεις, μηχανές και σκέψεις, η πόλη των εκατό χιλιάδων μυθιστορημάτων, η κεφαλή του κόσμου».[1] Έτσι περιέγραψε ο Μπαλζάκ σε μια από τις αφηγήσεις του την επίδραση της γαλλικής πρωτεύουσας πάνω σε όλους όσους δεν την γνώριζαν καλά.

Στα χρόνια πριν την επανάσταση του 1848 η πόλη κατοικείτο από βιοτέχνες και εργάτες σε μόνιμη πολιτική αναταραχή, παροικίες προσφύγων, επαναστάτες, συγγραφείς και καλλιτέχνες από διάφορες χώρες και ο πολιτικός αναβρασμός είχε φτάσει σε μια τέτοια ένταση που συναντάται σε ελάχιστες άλλες ιστορικές εποχές. Γυναίκες και άνδρες διαφορετικής πνευματικής ευφυΐας δημοσίευαν βιβλία, περιοδικά και έντυπα, έγραφαν ποιήματα, έπαιρναν σε συγκεντρώσεις τον λόγο, συζητούσαν αδιάκοπα στα καφενεία, στο δρόμο, σε επίσημα δείπνα. Ζούσαν στον ίδιο τόπο και επηρέαζαν ο ένας τον άλλο. [2]

Ο Μπακούνιν είχε αποφασίσει «να περάσει το πόδι του πάνω από τον Ρήνο» για «(να σταθεί) με μιας στο μέσο των καινούριων πραγμάτων, που στη Γερμανία δεν έχουν ακόμα καν γεννηθεί. (Μεταξύ αυτών στην πρώτη γραμμή) η εξάπλωση της πολιτικής σκέψης σε όλους τους κύκλους της κοινωνίας». [3] Ο φον Στάιν έλεγε: «Ακόμα και στο Peuple το ίδιο είχε ξεκινήσει μια παράξενη μορφή ζωής, που δημιουργούσε νέους δεσμούς και διαισθανόταν νέες επαναστάσεις». [4] Ο Ρούνγκε διαπίστωνε: «Τις νίκες και τις ήττες μας τις ζούμε στο Παρίσι». [5]

Το Παρίσι ήταν με άλλα λόγια ο τόπος, όπου κάποιος έπρεπε να βρίσκεται αυτήν ακριβώς τη συγκεκριμένη ιστορική στιγμή. Ο Μπαλζάκ σημείωνε στη συνέχεια: «εν κατακλείδι, οι δρόμοι του Παρισιού έχουν ανθρώπινες ιδιότητες και μας δημιουργούν με την όψη τους συγκεκριμένα συναισθήματα, που δεν μπορούμε να τα καταπολεμήσουμε». [6]

Πολλά από αυτά τα συναισθήματα εντυπωσίασαν και τον Κάρλ Μαρξ σε μεγάλο βαθμό, ο οποίος, 25 χρονών, είχε φθάσει στην πόλη το Οκτώβρη του 1843. Καθόρισαν βαθιά την πνευματική του εξέλιξη, η οποία στη διάρκεια ακριβώς της παραμονής του στο Παρίσι ωρίμασε αποφασιστικά. Στη θεωρητική ευρύνοια με την οποία έφτασε ο Μαρξ στο Παρίσι μετά την δημοσιογραφική του εμπειρία στη Rheinische Zeitung και μετά την απόρριψη εκ μέρους του τού εννοιολογικού ορίζοντα του έλλογου κράτους του Χέγκελ καθώς και του δημοκρατικού ριζοσπαστισμού, [7] προστέθηκε η συγκεκριμένη του συνάντηση με το προλεταριάτο. Η αβεβαιότητα που προήλθε από την προβληματική ατμόσφαιρα της εποχής, η οποία αποκρυσταλλώθηκε γοργά μια νέα κοινωνικοοικονομική πραγματικότητα, εξαφανίσθηκε μετά την επαφή με την παρισινή εργατική τάξη και τις συνθήκες δουλειάς και διαβίωσής της, τις οποίες ο Μαρξ γνώρισε και σε θεωρητικό επίπεδο και στο επίπεδο της καθημερινότητας.

Η ανακάλυψη του προλεταριάτου και μαζί με αυτό της επανάστασης, η αποδοχή του κομμουνισμού αν και ακόμα σε αβέβαιη, μισο-ουτοπική μορφή, η κριτική στην θεωρησιακή φιλοσοφία του Χέγκελ και στην Αριστερά χεγκελιανής προέλευσης, το πρώτο σχέδιο της υλιστικής θεωρίας της ιστορίας και οι αρχές μιας κριτικής της πολιτικής οικονομίας – αυτά είναι τα θεμελιώδη θέματα, που ανέπτυξε ο Μαρξ την εποχή εκείνη. Σε ό,τι ακολουθεί εξετάζονται τα [Οικονομικο-φιλοσοφικά Χειρόγραφα] [8] που δημιουργήθηκαν στη διάρκεια της παραμονής του στο Παρίσι, με έμφαση στα φιλολογικά ζητήματα που είναι συνδεδεμένα με αυτά, ενώ η κριτική ερμηνεία του διάσημου νεανικού του συγγράμματος εξαιρείται ηθελημένα.

2. Ο δρόμος προς την Πολιτική Οικονομία
Ήδη κατά τη διάρκεια της συνεργασίας του με την Rheinische Zeitung ο Μαρξ είχε ασχοληθεί με επιμέρους οικονομικά θέματα, αν και πάντα από νομικής και πολιτικής πλευράς. Από αυτό ορμώμενος ανέπτυξε το 1843 στο Kreuznach τις σκέψεις από τις οποίες προήλθε το χειρόγραφο [Για την Κριτική της Χεγκελιανής Φιλοσοφίας του Δικαίου], την πρώτη διατύπωση περί του ρόλου του οικονομικού παράγοντα στις κοινωνικές σχέσεις, καθώς είχε θεωρήσει την αστική κοινωνία ως την πραγματική βάση του πολιτικού κράτους.[9]

Όμως μόνο στο Παρίσι καταπιάστηκε με «μια συνειδητή κριτική σπουδή της οικονομικής θεωρίας,[10] ωθούμενος από την αντίθεση δικαίου και πολιτικής, η οποία δεν μπορούσε να λυθεί στο δικό τους πεδίο, δηλαδή ωθούμενος από την ανικανότητα και των δύο να δώσουν απαντήσεις στα κοινωνικά προβλήματα. Επιρροή αποφασιστικής σημασίας στα παραπάνω είχαν οι απόψεις που είχε εκφράσει ο Έγκελς στοUmrisse zu einer Kritik der Nationalökonomie ( Περίγραμμα για μια κριτική της [θεωρίας της] Εθνικής Οικονομίας», ένα από τα δύο άρθρα του στον πρώτο και μοναδικό τόμο των Deutsch-französische Jahrb ücher (Γερμανογαλλικών Επετηρίδων). Από αυτή τη στιγμή και μετά οι κατά κύριο λόγο φιλοσοφικές, πολιτικές, και ιστορικές έρευνες του Μαρξ κατευθύνθηκαν προς αυτή την νέα επιστήμη, που έγινε το κομβικό σημείο των επιστημονικών ερευνών και προσπαθειών του. Οριοθέτησε έτσι έναν νέο ορίζοντα, από τον οποίο δεν θα παρέκκλινε ποτέ. [11]

Κάτω από την επιρροή του έργου Über das Geldwesen (Σχετικά με την έννοια του χρήματος) του Χες, ο οποίος μετέφερε την έννοια της αποξένωσης από την νοητική στην κοινωνικοοικονομική σφαίρα, επικεντρώθηκαν οι αντίστοιχες αναλύσεις σε μια πρώτη φάση στην κριτική της μεσολάβησης του χρήματος, που ερχόταν αντιμέτωπη την πραγμάτωση της ανθρώπινης φύσης. Στην πολεμική κατά του έργου του Μπρούνο Μπάουερ (Bruno Bauer) Zur Judenfrage (Σχετικά με το εβραϊκό ζήτημα) ο Μαρξ θεωρεί αυτή τη σχέση σαν το κοινωνικό πρόβλημα που εκφράζει τη φιλοσοφική και στορικοκοινωνική προϋπόθεση ολόκληρου του καπιταλιστικού πολιτισμού. Ο Εβραίος είναι αλληγορία και ιστορική πρωτοπορία των σχέσεων που αυτός (ο πολιτισμός) αναδεικνύει, η κοσμική του μορφή ανάγεται σε αυτήν του καπιταλιστή tout court.[12]

Λίγο αργότερα ο Μαρξ εγκαινίασε το νέο πεδίο ερευνών με ένα πλήθος μελετών και κριτικών καταγραφών που, όπως θα περιγράψουμε εκτενώς παρακάτω, αποτύπωσε διαδοχικά στα χειρόγραφα και στις σημειώσεις του, τις οποίες συνήθως πρόσθετε στα κείμενα που διάβαζε. Την κατευθυντήρια γραμμή της δουλειάς του σχημάτιζε η ανάγκη, να κάνει ορατό και να αντικρούσει τον μέγιστο μυστικισμό της πολιτικής οικονομίας –δηλαδή τη θέση σύμφωνα με την οποία οι κατηγορίες της ίσχυαν πάντα και παντού. Ο Μαρξ είχε εντυπωσιαστεί από τη τύφλωση των θεωρητικών της οικονομίας, την έλλειψη ιστορικής συνείδησης εκ μέρους τους, διότι στην πραγματικότητα προσπαθούσαν να καλύψουν και να δικαιολογήσουν με τον τρόπο αυτό την απανθρωπιά των οικονομικών συνθηκών του καιρού τους, στο όνομα της φυσικότητάς τους.

Σε σχόλιο σε ένα κείμενο του Σαί παρατήρησε: «Η ατομική ιδιοκτησία είναι μια πραγματικότητα, με της οποίας την αιτιολόγηση δεν ασχολείται η εθνική οικονομία, η οποία όμως (πραγματικότητα) σχηματίζει τη βάση της (εθνικής οικονομίας) […] Ολόκληρη λοιπόν η [θεωρία της] εθνική[ς] οικονομία[ς] βασίζεται σε μια πραγματικότητα άνευ αναγκαιότητας». [13] Με παρόμοιο τρόπο εκφράστηκε και στα [οικονομικοφιλοσοφικά χειρόγραφα] στα οποία υπογράμμιζε: «Η εθνική οικονομία έχει ως αφετηρία της την ατομική ιδιοκτησία. Δεν μας την εξηγεί όμως». [14] «Αυτός [ο θεωρητικός της εθνικής οικονομίας] υποθέτει δεδομένη τη μορφή του γεγονότος, της πραγματικότητας, ενώ αυτό είναι που θα έπρεπε να αναλύσει». [15]

Η πολιτική οικονομία θεωρεί την τάξη της ατομικής ιδιοκτησίας και τις αντίστοιχες οικονομικές κατηγορίες συνακόλουθα σαν αμετάβλητες και σε αιώνια ισχύ. Ο άνθρωπος της αστικής κοινωνίας εμφανίζεται ως ο φυσιολογικός άνθρωπος. «Εάν μιλάμε για ατομική ιδιοκτησία, είναι σαν να πιστεύουμε ότι έχουμε να κάνουμε με ένα πράγμα έξω από τον άνθρωπο», [16] σχολιάζει ο Μαρξ, ο οποίος απέρριπτε με κάθε δυνατή οξύτητα αυτή την οντολογία της ανταλλαγής.

Βασισμένος σε αρκετές επισταμένες ιστορικές έρευνες, οι οποίες του έδωσαν ένα πρώτο τεκμήριο ερμηνείας για τη χρονική εξέλιξη των κοινωνικών δομών και με την αφομοίωση εκείνων των απόψεων του Προυντόν, που τις θεωρούσε τις πιο πετυχημένες, δηλαδή την κριτική του στην αντίληψη της ιδιοκτησίας ως φυσικού δικαίου, ο Μαρξ έφθασε στη θεμελιώδη άποψη για την προσωρινότητα της ιστορίας. Οι αστοί θεωρητικοί της οικονομίας είχαν παρουσιάσει τους νόμους της καπιταλιστικής μορφής της παραγωγής σαν αιώνιους νόμους της ανθρώπινης κοινωνίας. Ο Μαρξ αντίθετα καθιέρωσε ως αποκλειστικό και εξειδικευμένο αντικείμενο έρευνας την ειδική φύση των σχέσεων της εποχής του, «τη διαρρηγμένη πραγματικότητα της βιομηχανίας», [17] υπογράμμισε την προσωρινότητά της, τον χαρακτήρα της ως ενός ιστορικά προδιαγεγραμμένου ιστορικού σταδίου και άρχισε την έρευνα για τις αντιθέσεις που δημιουργεί ο καπιταλισμός και που οδηγούν στο ξεπέρασμά του.

Αυτός ο διαφορετικός τρόπος κατανόησης των κοινωνικών σχέσεων είχε σημαντικές συνέπειες, μεταξύ των οποίων χωρίς αμφιβολία ήταν και η ανάδυση της έννοιας της αποξενωμένης εργασίας. Σε αντίθεση με τους θεωρητικούς της πολιτικής οικονομίας, όπως και με τον Χέγκελ, οι οποίοι κατανοούσαν την εργασία σαν μια φυσική και αμετάβλητη συνθήκη της κοινωνίας, ο Μαρξ διήνυσε έναν δρόμο, στην πορεία του οποίου απέρριψε την ανθρωπολογική διάσταση της αποξένωσης και τοποθέτησε στη θέση της μια κοινωνικοϊστορικά θεμελιωμένη θέση, η οποία ανάγει την εργασία στη συγκεκριμένη δομή των κοινωνικών σχέσεων παραγωγής: στην ανθρώπινη αποξένωση κάτω από τις συνθήκες της βιομηχανικής εργασίας.

Οι συνοδευτικές παρατηρήσεις του Μαρξ στα αποσπάσματα που επιλέγει από τον James Mill δείχνουν καθαρά «πώς η (θεωρία της) εθνική(ς) οικονομία(ς) αποδέχεται την αποξενωμένη μορφή της κοινωνικής επαφής σαν μορφή που αντιστοιχεί στην ουσία, την αρχή και τον προορισμό του ανθρώπου». [18] Χωρίς να θεωρείται μια σταθερή συνθήκη της αντικειμενοποίησης, της παραγωγής του εργάτη, η αποξενωμένη εργασία είναι για τον Μαρξ έκφραση της κοινωνικοποίησης της εργασίας στα πλαίσια της καθεστηκυίας τάξης, του καταμερισμού εργασίας που θεωρεί τον άνθρωπο σαν «μια κινητή μηχανή», και τον μεταμορφώνει μέχρι τα όρια μιας πνευματικής και φυσικής τερατογένεσης (…)». [19]

Στη δραστηριότητα της εργασίας εμφανίζεται η ιδιαιτερότητα του ατόμου, είναι η πραγματοποίηση μιας ιδιαίτερης ανάγκης, όπου «αυτή η πραγματοποίηση της εργασίας εμφανίζεται στην κατάσταση της εθνικοοικονομικής θεωρίας σαναποξένωση του εργάτη». [20] Στην πραγματικότητα ενώ η εργασία θα ήταν αυτοπραγμάτωση του ανθρώπου, ελεύθερη δημιουργική δραστηριότητα, «κάτω από την προϋπόθεση της ατομικής ιδιοκτησίας η ατομικότητά μου αλλοτριώνεται μέχρι του σημείου, όπου αυτή η δραστηριότητα μου είναι μισητή, ένα βάσανο και πολύ περισσότερο μόνο το επίπλασμα μιας δραστηριότητας, και γι’ αυτό το λόγο μια καταναγκαστική δραστηριότητα, και που μου έχει επιβληθεί μόνο από μια εξωτερική τυχαία ανάγκη» [21].

Ο Μαρξ έφθασε στα συμπεράσματα αυτά συγκεφαλαιώνοντας τις ισχύουσες θεωρίες της οικονομικής επιστήμης, ασκώντας κριτική στα επιμέρους στοιχεία τους και αντιστρέφοντας τα συμπεράσματά τους. Αφοσιώθηκε στον σκοπό αυτό με εντατική και ακούραστη προσπάθεια. Ο Μαρξ της εποχής του Παρισιού είναι ένας Μαρξ αχόρταγος για διάβασμα, που αφοσιώθηκε στη μελέτη μέρα και νύχτα. Είναι ένας Μαρξ γεμάτος ενθουσιασμό και σχέδια, που σχεδίαζε τόσο μεγάλα πλάνα εργασιών, ώστε δεν στάθηκε δυνατόν να τα αποπερατώσει ποτέ, ο οποίος μελετούσε κάθε κείμενο που είχε σχέση με το εκάστοτε ζήτημα που ερευνούσε, για να απορροφηθεί μετά από τη γοργή πρόοδο των αναζητήσεών του και τη μεταβολή των ενδιαφερόντων του, που τον οδηγούσαν σε τακτά διαστήματα σε νέους ορίζοντες, νέες προθέσεις και συνεχιζόμενες έρευνες. [22]

Στην αριστερή όχθη του Σηκουάνα σχεδίαζε να συγγράψει μια κριτική στην χεγκελιανή φιλοσοφία του δικαίου, πραγματοποίησε έρευνες για τη γαλλική επανάσταση, για να συγγράψει μια ιστορία του Konvent, σχεδίασε μια κριτική των ήδη υπαρχουσών σοσιαλιστικών και κομμουνιστικών διδασκαλιών. Χιλιάδες άλλες προθέσεις ακολούθησαν. Μετά όρμησε σαν μανιασμένος στη μελέτη της πολιτικής οικονομίας, που την διέκοψε ξαφνικά, κυριευμένος από το πρωταρχικά ζητούμενο, να καθαρίσει οριστικά το πεδίο στη Γερμανία από την διαβρωτική κριτική του Μπάουερ και των συντρόφων του και έτσι έγραψε το πρώτο του έργο: Η Άγια οικογένεια. Οτιδήποτε υπήρχε για να του ασκηθεί κριτική, περνούσε μέσα από το κεφάλι του και μέσα από την πένα του. Και όμως αυτός ο ακραία δημιουργικός νεαρός της χεγκελιανής αριστεράς ήταν αυτός που δημοσίευσε λιγότερα από πολλούς άλλους. Το ημιτελές που θα χαρακτηρίζει το συνολικό του έργο άφησε ήδη τη σφραγίδα του στα έργα του κατά τον πρώτο χρόνο στο Παρίσι. Η συνέπειά του ήταν απίστευτη. Αρνιόταν να γράψει έστω και μία πρόταση, εάν δεν μπορούσε να την αποδείξει με δέκα διαφορετικούς τρόπους.[23] Η πεποίθησή του ότι οι πληροφορίες του δεν ήταν πλήρεις, οι αξιολογήσεις του πρώιμες, τον εμπόδιζε στις περισσότερες των περιπτώσεων να δώσει τα έργα του για εκτύπωση, τα οποία έτσι παρέμειναν προσχέδια και αποκόμματα. [24]

Οι σημειώσεις του έχουν για τον λόγο αυτό πολύ μεγάλη αξία. Δείχνουν την ευρύτητα των ερευνών του, αποδίδουν μερικές από τις ιδέες του και πρέπει να αξιολογηθούν σαν αναπόσπαστο τμήμα του συνολικού του έργου. Αυτό ισχύει και για την περίοδο στο Παρίσι, στη διάρκεια της οποίας, τα χειρόγραφα και οι σημειώσεις που συνέγραψε αποδεικνύουν μια μεταξύ τους σχέση που είναι αδύνατο να διαχωριστεί..[25]

3. Χειρόγραφα και τετράδια με αποσπάσματα: Τα κείμενα του 1844
Παρόλη την ατελή μορφή τους και τον αποσπασματικό τρόπο που τα χαρακτηρίζει τα [Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα] του 1844 διαβάστηκαν σχεδόν πάντα χωρίς να ληφθούν υπόψη τα φιλολογικά προβλήματα με τα οποία συνδέονταν, τα οποία είτε παραβλέπονταν είτε θεωρούνταν ήσσονος σημασίας. [26] Μόλις το 1932 δημοσιεύτηκαν για πρώτη φορά σε επίτομη μορφή και μάλιστα σε δύο διαφορετικές εκδόσεις. Στην επιτομή Ο ιστορικός υλισμός που επιμελήθηκαν οι σοσιαλδημοκράτες Landshut και Mayer εμφανίστηκαν με τον τίτλο «Εθνική οικονομία και φιλοσοφία» [27], στη συνολική έκδοση των έργων των Μαρξ και Ένγκελς (τη MEGA) αντίθετα, σαν Oικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα του 1844 [28].

Οι δύο εκδόσεις δεν διέφεραν μόνο ως προς τον τίτλο, αλλά και ως προς το περιεχόμενο και τη σειρά των διαφόρων τμημάτων, η οποία μάλιστα παρουσίαζε πολύ μεγάλες διαφορές. Στην έκδοση που αναφέρθηκε πρώτη, η οποία ήταν γεμάτη από λάθη λόγω της μη ακριβούς αποκωδικοποίησης του πρωτοτύπου, έλειπε η πρώτη ομάδα των φύλλων, το λεγόμενο πρώτο χειρόγραφο και από λάθος προστέθηκε ένα τέταρτο χειρόγραφο το οποίο στην πραγματικότητα ήταν μια περίληψη του τελικού κεφαλαίου από την Φαινομενολογία του πνεύματος του Χέγκελ, που θεωρήθηκε ότι ήταν του Μαρξ. [29] Όμως μέχρι τότε δόθηκε ελάχιστη προσοχή στο ότι οι εκδότες της πρώτης MEGA, με το να δώσουν όνομα στα χειρόγραφα, να βάλουν τον πρόλογο στην αρχή, ενώ στην πραγματικότητα είναι στο τρίτο χειρόγραφο, και να τα τακτοποιήσουν συνολικά εκ νέου, οδήγησαν στο συμπέρασμα ότι ο Μαρξ είχε από την αρχή σαν στόχο να γράψει μια κριτική της πολιτικής οικονομίας και ότι το συνολικό έργο ήταν δήθεν από την αρχή χωρισμένο σε κεφάλαια. [30]

Εκτός αυτού, γενικά θεωρήθηκε από λάθος ότι ο Μαρξ είχε γράψει εκείνα τα κείμενα μόνο αφού διάβασε και συνόψισε [31] τα έργα της πολιτικής οικονομίας που μελετούσε, ενώ στην πραγματικότητα, κατά τη διαδικασία της συγγραφής, χειρόγραφα και αποσπάσματα εναλλάσσονταν, και τα τελευταία μάλιστα συνόδευαν όλη την παρισινή παραγωγή του Μαρξ, από τα άρθρα για τηνΓερμανογαλλική Επετηρίδα (Deutsch-franz ösische Jahrbücher), μέχρι την Αγία Οικογένεια.

Παρά την κατά τα φαινόμενα προβληματική τους μορφή, το μπέρδεμα που προκάλεσαν οι διαφορετικές εκδόσεις και τη συνειδητοποίηση ότι ένα μεγάλο μέρος του δεύτερου, σημαντικότατου και δυστυχώς χαμένου χειρογράφου έλλειπε, κανείς από τους ερμηνευτές, κριτικούς και μεταγενέστερους εκδότες των κειμένων δεν προέβη σε εκ νέου έλεγχο των πρωτοτύπων, έλεγχο ο οποίος εντούτοις ήταν απόλυτα απαραίτητος για ένα κείμενο, το οποίο έπαιξε τόσο βαρύνοντα ρόλο στις διαφορετικές κριτικές ερμηνείες του Μαρξ.

Τα [Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα] γράφτηκαν μεταξύ Μάη και Αυγούστου και δεν μπορούν να θεωρηθούν ως ένα έργο συστηματικά γραμμένο, προδιαγεγραμμένο και ολοκληρωμένο. Οι πολυάριθμες ερμηνείες που τους προσέδωσαν τον χαρακτήρα μιας ολοκληρωμένης άποψης, είτε γιατί εξήραν την πληρότητα της σκέψης του Μαρξ, είτε γιατί τα θεώρησαν σαν έκφραση μιας συγκεκριμένης άποψης, σε αντίθεση με αυτήν του Μαρξ της επιστημονικής ωριμότητας,[32] αντικρούονται από τη φιλολογική ανάλυση. Ετερογενή και πολύ μακριά από το να επιδεικνύουν στενή σχέση μεταξύ των επιμέρους τμημάτων, (τα χειρόγραφα) είναι η φανερή έκφραση μιας θεωρητικής θέσης που βρίσκεται σε (μετα)κίνηση. Ο τρόπος αφομοίωσης και χρήσης των διαβασμάτων από τα οποία τροφοδοτήθηκε η σκέψη του Μαρξ μπορεί να αναδειχθεί με βάση τα εννιά διασωθέντα τετράδια με πάνω από 200 σελίδες αποσπάσματα και σχόλια. [33]

Τα παρισινά τετράδια διατηρούν τα ίχνη της συνάντησης του Μαρξ με την πολιτική οικονομία όπως και τα ίχνη της δημιουργίας των πλέον πρώιμων εργασιών του για μια οικονομική θεωρία. Από τη σύγκριση των τετραδίων αυτών με συγγράμματα που δημοσιεύτηκαν ή δεν δημοσιεύτηκαν την εποχή αυτή απορρέει ξεκάθαρα η σημασία των μελετών για την εξέλιξη των απόψεών του. [34] Ο Μαρξ δημιούργησε αποσπάσματα – για να περιορίσουμε την καταμέτρηση μόνο σε συγγραφείς της πολιτικής οικονομίας – από κείμενα των Say, Schütz, List, Osiander, Smith, Skarbek, Ricardo, James Mill, MacCulloch, Prevost, Destutt de Tracy, Buret, de Boisguillebert, Law και Lauderdale. [35] Εκτός αυτού έκανε αναφορές μέσα στα [Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα] σε άρθρα και σύγχρονη αλληλογραφία των Proudhon, Schulz, Pecquer, Loudon, Sismondi, Ganihl, Chevalier, Malthus, de Pompery και Bentham.

Τα πρώτα αποσπάσματα από το Traité d’é conomie politique του Say, από το οποίο ο Μαρξ αντέγραψε ολόκληρα τμήματα, προέκυψαν όταν αποκτούσε τις πρώτες θεμελιώδεις γνώσεις οικονομίας. Η μοναδική δική του άποψη προστέθηκε εκ των υστέρων και βρίσκεται στη δεξιά πλευρά της σελίδας, την οποία διατηρούσε συνήθως για τον σκοπό αυτό. Επίσης και με τις περιλήψεις των Recherches sur la nature et les causes de la richesse des nations του Smith, που δημιουργήθηκαν αργότερα, ακολουθούσε τον ίδιο στόχο, να αφομοιώσει θεμελιώδεις οικονομικούς όρους. Παρόλο που πρόκειται για τα πλέον μακροσκελή αποσπάσματα, δεν βρίσκεται πράγματι ανάμεσά τους κανένα σχεδόν σχόλιο. Παρ’ όλα αυτά η σκέψη του Μαρξ γίνεται ξεκάθαρη από τη συναρμογή των παραγράφων και από τη δική του τεχνική που την συναντούμε και αλλού, της αντιπαράθεσης θέσεων διαφόρων θεωρητικών της οικονομίας που αποκλίνουν. Διαφορετικής μορφής αντίθετα είναι τα αποσπάσματα από Des principes de l’économie politique et de l’imp ôt του Ricardo, στα οποία παρουσιάζονται οι πρώτες του παρατηρήσεις. Αυτές συγκεντρώνονται στους όρους αξία και τιμή, που την εποχή εκείνη τις θεωρούσε ακόμα ταυτόσημες. Αυτή η ταυτοσημία της αξίας του προϊόντος και των τιμών ξεπήδησε από την πρωτογενή σύνθεση του Μαρξ, όπου μόνο η αξία ανταλλαγής, που προέρχεται από τον ανταγωνισμό, υφίσταται στην πραγματικότητα, ενώ τον όρο φυσική τιμή, σαν απλή νοητική κατασκευή τον τοποθετούσε στη σφαίρα των αφηρημένων εννοιών.

Με την πρόοδο των μελετών του τέτοιες κριτικές παρατηρήσεις δεν προβάλλουν πλέον σποραδικά, παρά εναλλάσσονται με τις περιλήψεις των έργων και με την πρόοδο των γνώσεων, από συγγραφέα σε συγγραφέα, γίνονται όλο και περισσότερες. Μεμονωμένες προτάσεις, κατόπιν ευρύτερες διευκρινήσεις, μέχρι που η αναλογία ανατρέπεται αφού πλέον στα Éléments d’économie politique του James Mill έχει επικεντρωθεί στην κριτική της διαμεσολάβησης του χρήματος, που την αντιλαμβάνεται ως την απόλυτη κυριαρχία του αποξενωμένου αντικειμένου επάνω στον άνθρωπο. Πλέον, τα κείμενά του δεν συνοδεύουν τα αποσπάσματα αλλά συμβαίνει πλέον το ακριβώς αντίθετο.

Ένα ακόμα στοιχείο για την περαιτέρω χρήση των σημειώσεων αυτών – κατά την χρονική στιγμή της δημιουργίας τους όπως και αργότερα – φαίνεται χρήσιμο για να δείξει την σημασία των αποσπασμάτων: Ένα τμήμα τους δημοσιεύτηκε το 1844 στο Vorwärts!, το δεκαπενθήμερο έντυπο των γερμανών εξορίστων στο Παρίσι, για να συμβάλει στη διανοητική πρόοδο των αναγνωστών της εφημερίδας. [36] Επειδή όμως ήταν πολύ ανεπτυγμένες, χρησιμοποιήθηκαν και πάλι από τον Μαρξ, που είχε την συνήθεια μετά από λίγο καιρό να ξαναδιαβάζει τις σημειώσεις του, προπάντων στα Οικονομικά Χειρόγραφα του 1857-58, πιο γνωστά ως Grundrisse, στα Χειρίγραφα του 1861-63 και στον πρώτο τόμο του Κεφαλαίου.

Ο Μαρξ ανέπτυσσε λοιπόν τις σκέψεις του τόσο στα [ Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα] όσο και στα τετράδια αποσπασμάτων που προέκυπταν από τις μελέτες του. Τα χειρόγραφα είναι γεμάτα από αποσπάσματα, το πρώτο είναι σχεδόν μια συλλογή από αποσπάσματα και τα τετράδια με τις συνόψεις του, παρότι είναι περισσότερο επικεντρωμένα στα κείμενα που έχει διαβάσει, περιέχουν και αυτά τα σχόλιά του. Το περιεχόμενο και των δύο, όπως και οι ιδιομορφίες γραφής – που χαρακτηρίζονται από τη διαίρεση των φύλλων σε στήλες– η αρίθμηση των σελίδων και η χρονική στιγμή της συγγραφής τους δείχνουν ότι ταΟικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα δεν αποτελούν ένα αυτόνομο έργο, [37] αλλά είναι τμήμα της κριτικής παραγωγής που περιλαμβάνει εκείνη την εποχή αποσπάσματα από τα κείμενα που μελετούσε, καθώς και κριτικές σκέψεις και επεξεργασίες σχετικά με αυτά, που τα κατέγραφε άμεσα ή σε πιο μελετημένη μορφή στο χαρτί. Το να ξεχωρίζουμε τα χειρόγραφα από τα υπόλοιπα, να τα αποκόβουμε από τον συσχετισμό τους, μπορεί να οδηγήσει σε ερμηνευτικές πλάνες.

Μόνο το σύνολο όλων αυτών των σημειώσεων, μαζί με την ιστορική ανακατασκευή της δημιουργίας τους, ξεκαθαρίζει πράγματι την κατεύθυνση και την πολυπλοκότητα της κριτικής του σκέψης κατά τη διάρκεια του ιδιαίτερα δημιουργικού χρόνου του στο Παρίσι. [38]

4. Κριτική της φιλοσοφίας και κριτική της πολιτικής
Το εξωτερικό πλαίσιο μέσα στο οποίο προόδευαν οι ιδέες του Μαρξ και η επιρροή που είχε αυτό στον ίδιο από πρακτική άποψη αξίζουν μια ακόμα σύντομη αναφορά. Το πλαίσιο αυτό ήταν διαποτισμένο από μια βαθιά κοινωνικοοικονομική μεταβολή και πάνω απ’ όλα από μια μεγάλη διεύρυνση του προλεταριάτου. Με την ανακάλυψη του προλεταριάτου, ο Μαρξ μπορούσε να τεμαχίσει την έννοια του Χέγκελ αστικό κράτος σε έννοιες με ταξικό περιεχόμενο. Επιπλέον συνειδητοποίησε ότι το προλεταριάτο ήταν μια νέα τάξη, που διέφερε από τους φτωχούς, διότι η μιζέρια του απέρρεε από τις συνθήκες εργασίας τους. Επρόκειτο για την εκδήλωση μιας κύριας αντίθεσης της αστικής κοινωνίας: «Ο εργάτης γίνεται τόσο πιο φτωχός όσο περισσότερο πλούτο παράγει, όσο περισσότερο η παραγωγή του αυξάνει σε δύναμη και έκταση».[39]

Η εξέγερση των υφαντών στη Σιλεσία τον Ιούνιο εκείνου του χρόνου πρόσφερε στον Μαρξ μια ακόμα ευκαιρία για την προώθηση της κατεύθυνσης των σκέψεών του. Στο άρθρο «Kritische Randglossen zu dem Artikel “Der König von Preußen und die Sozialreform. Von einem Preußen”» («Κριτικές σημειώσεις στο άρθρο “Ο βασιλιάς της Πρωσίας και η κοινωνική μεταρρύθμιση. Από έναν Πρώσο”», που δημοσιεύτηκε στο Vorwärts !, μέσα από την κριτική προς τον Ρούγκε και προς ένα άρθρο του που είχε μόλις δημοσιευτεί, όπου ο οποιοσδήποτε αγώνας θεωρείτο αποσπασματικός όσον αφορά το πνεύμα της πολιτικής, τήρησε αποστάσεις από τη χεγκελιανή άποψη, που έβλεπε στο κράτος τον μοναδικό εκπρόσωπο του γενικού συμφέροντος και έθετε κάθε κίνημα εντός της αστικής κοινωνίας στον χώρο της τμηματικότητας και της ιδιωτικής σφαίρας. [40] Για τον Μαρξ, αντίθετα, βρίσκεται «μια κοινωνική επανάσταση […] στη θέση της ολότητας», [41] και υπό την επίδραση ενός τέτοιου επαναστατικού γεγονότος υπογράμμισε την τυφλότητα εκείνων που έψαχναν την αιτία των κοινωνικών προβλημάτων «όχι στην υπόσταση του κράτους παρά σε μια συγκεκριμένη μορφή κράτους». [42]

Γενικά θεωρούσε τους στόχους των σοσιαλιστικών θεωριών, τη μεταρρύθμιση της κοινωνίας, την ισότητα στους μισθούς και μια νέα οργάνωση της εργασίας εντός της καπιταλιστικής τάξης, σαν προτάσεις από ανθρώπους που παρέμεναν αιχμάλωτοι των προϋποθέσεων που οι ίδιοι πολεμούσαν (Proudhon) και οι οποίοι προπάντων δεν καταλάβαιναν την πραγματική σχέση μεταξύ ατομικής ιδιοκτησίας και αποξενωμένης εργασίας. Αποδεικνύεται ότι «εάν η ατομική ιδιοκτησία εμφανίζεται σαν η αιτία, η αφετηρία της αποξενωμένης εργασίας, εντούτοις είναι πολύ περισσότερο μια συνέπεια της». [43] «Η ατομική ιδιοκτησία είναι λοιπόν το προϊόν, το αποτέλεσμα της αποξενωμένης εργασίας». [44] Στις σοσιαλιστικές θεωρίες ο Μαρξ αντιπαρέθεσε το σχέδιο για ένα ριζοσπαστικό μετασχηματισμό του οικονομικού συστήματος σύμφωνα με το οποίο «το κεφάλαιο […] “σαν τέτοιο” πρέπει να καταργηθεί». [45]

Όσο πιο κοντά βρίσκονταν εκείνες οι θεωρίες στη σκέψη του τόσο οξύτερη γινόταν η κριτική του, ενισχυμένη από την ανάγκη να ξεκαθαρίσει τα πράγματα. Η επεξεργασία του συστήματός του τον ωθούσε σε μια διαρκή σύγκριση μεταξύ των ιδεών που τον περιέβαλαν και των αποτελεσμάτων των μελετών του, που προχωρούσαν. Ήταν η γοργή πορεία της πνευματικής του ωρίμανσης που τον ωθούσε σ’ αυτό. Όπως και τις άλλες θεωρίες, η κριτική του βρήκε και την χεγκελιανή Αριστερά. Οι κρίσεις για τους εκπροσώπους της ήταν ιδιαίτερα αυστηρές, γιατί εμπεριείχαν και αυτοκριτική για το ίδιο το παρελθόν του. Στην Allgemeine Literatur -Zeitung, το μηνιαίο έντυπο που εκδιδόταν από τον Bruno Bauer διατυπώθηκε ξεκάθαρα η θέση: «Έτσι απέχει ο κριτικός από όλες τις χαρές της κοινωνίας, όμως και τα βάσανά της βρίσκονται μακριά του […] είναι θρονιασμένος στη μοναξιά». [46] Για τον Μαρξ αντίθετα δεν είναι «η κριτική […] ένα διανοητικό πάθος. Δεν είναι ανατομικό μαχαίρι, είναι ένα όπλο.

Το αντικείμενό της είναι ο εχθρός της, τον οποίο δεν θέλει να αντικρούσει αλλά να τον εκμηδενίσει […]. Δεν θεωρεί πλέον τον εαυτό της σαν αυτοσκοπό, αλλά πλέον μόνο σαν μέσο». [47] Αντίθετα με τον σολιψισμό της «κριτικής Κριτικής», [48] που είχε σαν αφετηρία την αόριστη πίστη ότι μια αποξένωση μόνο με το που αναγνωρίζεται έχει κιόλας ξεπεραστεί, του ήταν ξεκάθαρο, ότι «η υλική βία πρέπει να γκρεμιστεί με υλική βία»[49] και το κοινωνικό Είναι μπορεί να αλλάξει μόνο μέσα από την ανθρώπινη πράξη. Το να αποκαλυφθεί η αποξένωση του ανθρώπου, το να γίνει συνειδητή, θα έπρεπε ταυτόχρονα να σημαίνει, ότι έπρεπε να προωθηθεί και η πραγματική της εξάλειψη. Δεν μπορεί να νοηθεί καμιά μεγαλύτερη απόσταση από αυτήν μεταξύ μιας φιλοσοφίας που αποκλείει τον εαυτό της μέσα στη θεωρησιακή απομόνωση και προσφεύγει απλά και μόνο άκαρπες μάχες εννοιών και της δικής του κριτικής που βρίσκεται «σε μια μάχη σώμα με σώμα» [50]. Είναι η ίδια απόσταση που χωρίζει την αναζήτηση της ελευθερίας της συνείδησης από την αναζήτηση της ελευθερίας της εργασίας.

5. Επίλογος
Η σκέψη του Μαρξ διέτρεξε μια αποφασιστικής σημασίας εξέλιξη κατά τον χρόνο που αυτός παρέμεινε στο Παρίσι. Ήταν πλέον σίγουρος, ότι η μεταβολή του κόσμου αποτελούσε ένα πρακτικό ζήτημα, «που δεν μπορούσε να το λύσει η Φιλοσοφία, ακριβώς επειδή το θεωρούσε μόνο θεωρητικό καθήκον».[51] Πήρε τελειωτικά πλέον αποστάσεις από την όποια φιλοσοφία δεν είχε συνειδητοποιήσει αυτό και δεν είχε μεταμορφωθεί στην αναγκαία φιλοσοφία της Πράξης. Η ανάλυσή του δεν ασχολήθηκε πλέον με την κατηγορία της αποξένωσης της εργασίας αλλά με την πραγματικότητα της αθλιότητας των εργατών. Τα συμπεράσματά του δεν ήταν πλέον θεωρησιακής μορφής, αλλά κατευθύνθηκαν προς την επαναστατική δράση. [52]

Και η πολιτική του σκέψη μεταβλήθηκε βαθειά. Δεν αποδέχθηκε καμιά από τις υπάρχουσες στενόμυαλες σοσιαλιστικές και κομμουνιστικές διδαχές, αλλά πήρε πλέον αποστάσεις από αυτές καθώς συνειδητοποίησε ότι οι οικονομικές συνθήκες ήταν ο συνδετικός ιστός της κοινωνίας. «Θρησκεία, οικογένεια, κράτος, δίκαιο, ηθική, επιστήμη, τέχνη, κλπ. αποτελούν μόνο ιδιαίτερες όψεις της παραγωγής και υπακούουν στον γενικό της νόμο». [53] Έτσι το κράτος έχασε την πρωταρχική του θέση, την οποία κατείχε στην πολιτική φιλοσοφία του Χέγκελ και έγινε κατανοητό, στο πλαίσιο της κοινωνίας, ως μια ορισμένη αλλά όχι και η κυρίαρχη σφαίρα των σχέσεων μεταξύ των ανθρώπων: «Μόνο η πολιτική φαντασιοκοπία θεωρεί πλέον σήμερα ότι ο αστικός τρόπος ζωής προκύπτει από το κράτος, ενώ αντίθετα στην πραγματικότητα το κράτος προκύπτει από τον αστικό τρόπο ζωής»[54].

Επίσης μεταβλήθηκε δραματικά η κατανόησή του όσον αφορά το επαναστατικό υποκείμενο. Από την αρχική θεώρηση για την «ανθρωπότητα που υποφέρει» [55] ο Μαρξ κατέληξε στο συμπέρασμα ότι ρόλο επαναστατικού υποκειμένου παίζει το προλεταριάτο. Το προλεταριάτο αρχικά έγινε αντιληπτό σαν αφηρημένη έννοια που εδράζεται στις διαλεκτικές αντιθέσεις, σαν «παθητικό στοιχείο» της θεωρίας [56], για να γίνει μετά, στη βάση μιας πρώτης κοινωνικοοικονομικής ανάλυσης, το ενεργητικό στοιχείο της ίδιας της δικής του απελευθέρωσης, η μοναδική τάξη που διαθέτει μέσα στο καπιταλιστικό κοινωνικό σύστημα επαναστατική δυναμική.

Τελικά τη θέση μιας συγκεχυμένης ακόμα κριτικής στην πολιτική διαμεσολάβηση του κράτους και την οικονομική διαμεσολάβηση του χρήματος – εμπόδια για την πραγμάτωση μιας ανθρώπινης κοινότητας κατά την εκτίμηση του Feuerbach – πήρε η κριτική μιας ιστορικά καθορισμένης σχέσης, στην οποία αναγνωρίστηκε η υλική παραγωγή ως η βάση για κάθε ανάλυση και μεταβολή του παρόντος, «διότι ολόκληρη η ανθρώπινη υποδούλωση εμπεριέχεται στη σχέση του εργάτη με την παραγωγή και όλες οι σχέσεις υποδούλωσης είναι μόνο εξειδικεύσεις και συνέπειες αυτής της σχέσης». [57] Ο Μαρξ δεν ήγηρε πλέον μια γενική απαίτηση απελευθέρωσης, αλλά απαιτούσε τη ριζική μεταβολή της πραγματικής διαδικασίας παραγωγής.

Ενώ έφθανε σ’ αυτά τα συμπεράσματα σχεδίαζε και άλλες εργασίες. Μετά την Αγία Οικογένεια συνέχισε τις μελέτες (και την καταγραφή αποσπασμάτων) στην πολιτική οικονομία, σχεδίασε μια κριτική στον Stirner, έβαλε τα θεμέλια για το [ Ιστορία της δημιουργίας του σύγχρονου κράτους ή η γαλλική επανάσταση ],[58] κράτησε σημειώσεις για τον Χέγκελ, σχεδίασε μια κριτική του γερμανού θεωρητικού της οικονομίας List, που την πραγματοποίησε λίγο αργότερα.

Ήταν ακούραστος. Ο Ένγκελς τον πίεζε να θέσει στη διάθεση όλου του κόσμου το υλικό του, γιατί «έφθασε πανάθεμα ο καιρός», [59] και ο Μαρξ υπέγραψε πριν από την απέλασή του από το Παρίσι [60] ένα συμβόλαιο με τον εκδότη Leske για τη δημοσίευση ενός τόμου με τον τίτλο «Κριτική της πολιτικής και της εθνικής οικονομίας». Όμως θα πρέπει να περιμένουμε ακόμα 15 χρόνια, μέχρι που το 1859 να δοθεί για εκτύπωση ένα πρώτο μέρος του έργου του Για την κριτική της πολιτικής οικονομίας.

Τα [Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα] και τα Αποσπάσματα αντανακλούν το σκεπτικό των πρώτων βημάτων της προσπάθειας. Τα γραπτά του είναι γεμάτα από θεωρητικά στοιχεία που προέρχονται από παλαιότερους και σύγχρονους συγγραφείς. Κανένα από τα προσχέδια και κανένα έργο του της εποχής αυτής δεν μπορεί να ενταχθεί σε μια συγκεκριμένη επιστήμη. Δεν υπάρχουν καθαρά φιλοσοφικά, ούτε κατά κύριο λόγο οικονομικά, ούτε αποκλειστικά πολιτικά κείμενα. Αυτό που ξεπηδά απ’ όλα αυτά δεν είναι ένα νέο σύστημα, ούτε ομοιογενές θεωρητικά σύνολο, παρά μια κριτική θεωρία.
Ο Μαρξ του 1844 κατέχει την ικανότητα να συνδυάζει τις εμπειρίες των παριζιάνων προλεταρίων, ανδρών και γυναικών, με μελέτες της γαλλικής επανάστασης, το έργο του Smith με τις απόψεις του Proudhon, την εξέγερση των υφαντών της Σιλεσίας με την κριτική της χεγκελιανής άποψης για το κράτος, την ανάλυση της φτώχειας του Buret με τον κομμουνισμό. Είναι ένας Μαρξ που ξέρει να αφομοιώνει αυτές τις διαφορετικές απόψεις και εμπειρίες και μέσα από το δέσιμό τους να δίνει ζωή σε μια επαναστατική θεωρία.

Η σκέψη του, κυρίως οι οικονομικοί στοχασμοί του, που αρχίζουν να αποκρυσταλλώνονται κατά τη διάρκεια της παραμονής του στο Παρίσι, δεν είναι καρπός μιας ξαφνικής επιφοίτησης, παρά το αποτέλεσμα μιας νοητικής διεργασίας. Καθώς η μαρξιστική-λενινιστική αγιογραφία που επικράτησε για πολύ καιρό παρουσίασε χωρίς τεκμηρίωση αυτή τη σκέψη σαν ολοκληρωμένη και προδιέγραψε ένα εργαλειακό τελικό αποτέλεσμα, παραμόρφωσε με τον τρόπο αυτό τον δρόμο που τον οδήγησε στα συμπεράσματά του και απέδωσε έτσι την πλέον φτωχή του εκδοχή. Το ζητούμενο αντίθετα είναι να αναδομήσουμε την προέλευση, τις επιρροές και τα επιτεύγματα των εργασιών του, για να καταστήσουμε κατανοητά την πολυπλοκότητα και τον πλούτο των έργων του, που ακόμα έχει κάτι να πει στην κριτική σκέψη του παρόντος.

ΠΑΡΑΡΤΗΜΑ: ΧΡΟΝΟΛΟΓΙΚΟΣ ΠΙΝΑΚΑΣ ΤΩΝ ΤΕΤΡΑΔΙΩΝ, ΑΠΟΣΠΑΣΜΑΤΩΝ ΚΑΙ ΧΕΙΡΟΓΡΑΦΩΝ ΠΟΥ ΓΡΑΦΤΗΚΑΝ ΑΠΌ ΤΟΝ ΜΑΡΞ ΣΤΟ ΠΑΡΙΣΙ [62]

ΧΡΟΝΙΚΗ ΠΕΡΙΟΔΟΣ ΣΥΓΓΡΑΦΗΣ ΠΕΡΙΕΧΟΜΕΝΟ ΤΩΝ ΤΕΤΡΑΔΙΩΝ ΕΡΓΟ ΧΑΡΑΚΤΗΡΙΣΤΗΚΑ ΤΩΝ ΤΕΤΡΑΔΙΩΝ
Μεταξύ τέλους 1843 και αρχών 1844 R. Levasseur, Mémoires MH Οι σελίδες με τα αποσπάσματα είναι χωρισμένες σε δύο στήλες.
Μεταξύ τέλους 1843 και αρχών 1844 J. B. Say, Traité d’économie politique B 19 Το τετράδιο, μεγάλου σχήματος, περιλαμβάνει σελίδες με αποσπάσματα που είναι χωρισμένα σε δυο στήλες: Στην αριστερή από το Traité του Say και στη δεξιά (που γράφτηκε μετά τη συγγραφή του B 24) από τον Skarbek και το Cours complet του Say.
Μεταξύ τέλους 1843 και αρχών 1844 C. W. C. Schüz, Grundsätze der National-Ökonomie (Θεμελιώδεις αρχές της εθνικής οικονομίας) B 24 Τετράδιο μεγάλου σχήματος, σελίδες χωρισμένες σε δύο στήλες
Μεταξύ τέλους 1843 και αρχών 1844 F. List, Das nationale System der politischen Ökonomie (Το εθνικό σύστημα της πολιτικής οικονομίας) B 24
Μεταξύ τέλους 1843 και αρχών 1844 H. F. Osiander, Enttäuschung des Publikums über die Interessen des Handels, der Industrie und der Landwirtschaft (Απογοήτευση του κοινού σχετικά με τα συμφέροντα του εμπορίου, της βιομηχανίας και της γεωργίας) B 24
Μεταξύ τέλους 1843 και αρχών 1844 H. F. Osiander, Über den Handelsverkehr der Völker ( Σχετικά με την εμπορική επικοινωνία των λαών) B 24
Άνοιξη 1844 F. Skarbek, Theorie des richesses sociales B 19
Άνοιξη 1844 J. B. Say, Cours complet d’économie politique pratique B 19
Μάιος Ιούνιος 1844 A. Smith, Recherches sur la nature et les causes de la richesse des nations B 20 Τετράδιο μικρού σχήματος με κανονικού σχήματος σελίδες.
Τέλος Μαΐου- Ιούνιος 1844 K. Marx, Arbeitslohn; Gewinn des Capitals ; Grundrente;[Entfremdete Arbeit und Privateigentum] (Μισθός εργασίας, κέρδος του κεφαλαίου, γαιοπρόσοδος [Αποξενωμένη εργασία και ατομική ιδιοκτησία]) A 7 Τετράδιο μεγάλου σχήματος, οι σελίδες χωρισμένες σε δύο ή τρεις στήλες. Το κείμενο περιλαμβάνει αποσπάσματα των Say, Smith, από το Die Bewegung der Production ( Η κίνηση της Παραγωγής) του Schulz, από την Théorie nouvelle d’économie sociale et politique του Pecqueur, από το Solution du problème de la population et de la substance του Loudon και από τον Buret.
Ιούνιος- Ιούλιος 1844 J. R. MacCulloch, Discours sur l’origine, les progrès, les objets particuliers, et l’importance de l’économie politique B 21 Τετράδιο μικρού σχήματος, οι σελίδες χωρισμένες σε δυο στήλες με την εξαίρεση της σελίδας 11, που περιλαμβάνει ένα απόσπασμα από το άρθρο του Ένγκελς.
Ιούνιος- Ιούλιος 1844 G. Prevost, Réflexions du traducteur sur le système de Ricardo B 21
Ιούνιος- Ιούλιος 1844 F. Engels, Umrisse zu einer Kritik der Nationalö konomie ( Κατευθύνσεις για μια κριτική της εθνικής οικονομίας ) B 21
Ιούνιος- Ιούλιος 1844 A. L. C. Destutt de Tracy, Éléments d’Idéologie B 21
Το αργότερο Ιούλιος του1844 K. Marx, [Das Verhältnis des Privateigentums] ([Η σχέση της ατομικής ιδιοκτησίας]) A 8 Κείμενο γραμμένο σε μεγάλα φύλλα χωρισμένα σε δυο στήλες.
Μεταξύ Ιουλίου και Αυγούστου1844 G. W. F. Hegel, Phänomenologie des Geistes (Φαινομενολογία του πνεύματος) A 9 (Hegel) Φύλλο που αργότερα συρράφτηκε σε σχήμα Α9.
Αύγουστος 1844 K. Marx, [Privateigentum und Arbeit]; [Privateigentum und Kommunismus]; [Kritik der Hegelschen Dialektik und Philosophie überhaupt] ; [Privateigentum und Bedürfnisse];[Zusätze]; [Teilung der Arbeit];[Vorrede]; [Geld]. ([Ατομική ιδιοκτησία και εργασία]; [Ατομική ιδιοκτησία και κομουνισμός]; [Κριτική της χεγκελιανής διαλεκτικής και της φιλοσοφίας γενικά] ; [Ατομική ιδιοκτησία και ανάγκες];[Συμπληρώματα]; [Καταμερισμός εργασίας]; [Εισαγωγή]; [Χρήμα]). A 9 Τετράδιο μεγάλου σχήματος. Το κείμενο περιλαμβάνει αποσπάσματα από: Das entdeckte Christentum ( Ο ανακαλυφθείς χριστιανισμός) του Bauer, από τους Smith, Destutt de Tracy, Skarbek, J. Mill, από τον Faust του Γκαίτε, από τονTimon von Athen (Τίμων ο Αθηναίος) του Shakespeare, καθώς και από διάφορα άρθρα του Bauer που δημοσιεύθηκαν στην Allgemeine Literatur-Zeitung. Έμμεσα γίνεται ακόμα αναφορά στους: Engels, Say, Ricardo, Quesnay, Proudhon, Cabet, Villegardelle, Owen, Hess, Lauderdale, Malthus, Chevalier, Strauss, Feuerbach, Hegel και Weitling.
Σεπτέμβριος 1844 D. Ricardo, Des principes de l’économie politique et de l’impôt B 23 Τετράδιο μεγάλου σχήματος, οι σελίδες χωρισμένες σε δύο, σπάνια σε τρεις στήλες. Οι δύο πρώτες σελίδες με αποσπάσματα από τον Ξενοφώντα δεν είναι χωρισμένες σε στήλες.
Σεπτέμβριος 1844 J. Mill, Éléments d’économie politique B 23
Μεταξύ καλοκαιριού 1844 και Γενάρη 1845 E. Buret, De la misère des classes laborieuses en Angleterre et en France B 25 Τετράδιο μικρού σχήματος με κανονικές σελίδες.
Μεταξύ μέσων Σεπτέμβρη 1844 και Γενάρη 1845 P. de Boisguillebert, Le détail de la France B 26 Τετράδιο μεγάλου σχήματος με αποσπάσματα από τον Boisguillebert. Κανονική διάταξη σελίδων, με εξαίρεση λίγες σελίδες, που είναι χωρισμένες.
Μεταξύ μέσων Σεπτέμβρη 1844 και Γενάρη 1845 P. de Boisguillebert, Dissertation sur la nature des richesses, de l’argent et des tributs B 26
Μεταξύ μέσων Σεπτέμβρη 1844 και Γενάρη 1845 P. de Boisguillebert, Traité de la nature, culture, commerce et intérêt des grains B 26
Μεταξύ μέσων Σεπτέμβρη 1844 και Γενάρη 1845 J. Law, Considération sur le numéraire et le commerce B 26
Μεταξύ μέσων Σεπτέμβρη 1844 και Γενάρη 1845 J. Lauderdale, Recherches sur la nature et l’origine de la richesse publique B 22 Τετράδιο μεγάλου σχήματος, οι σελίδες χωρισμένες σε δύο στήλες.

Θα ήθελα να ευχαριστήσω τον Jürgen Rojahn, που ανέλαβε τη διόρθωση του χρονολογικού πίνακα και μου έκανε πολύτιμες προτάσεις για βελτίωση. Για πιθανά λάθη αυτονόητο είναι ότι είμαι ο μοναδικός υπεύθυνος.

References
1. Honoré de Balzac, «Ferragus, das Haupt der Verschworenen» («Ferragus, η κεφαλή των συνωμοτών»), στο: Geschichte der Dreizehn (Die großen Romane und Erzählungen, Bd. 7) [Ιστορία των δεκατριών (Τα μεγάλα μυθιστορήματα και διηγήσεις, τόμος 7)], Insel Verlag, Frankfurt/Main, Leipzig 1996, σ. 21.
2. Σύγκρ. Isaiah Berlin, Karl Marx. Sein Leben und sein Werk (Καρλ Μαρξ. Η ζωή και το έργο του), Piper & Co Verlag, München 1959, σ. 94 κ. Ε.
3. Michail Bakunin, Ein Briefwechsel von 1843 ( Μια ανταλλαγή επιστολών από το 1843), MEGA², Dietz Verlag, Berlin 1982, I/2, σ. 482.
4. Lorenz von Stein, Der Socialismus und Communismus des heutigen Frankreichs. Ein Beitrag zur Zeitgeschichte ( Ο σοσιαλισμός και ο κομμουνισμός της σημερινής Γαλλίας. Μια συνεισφορά στην σύγχρονη ιστορία ), Otto Wigand Verlag, Leipzig 1848, σ. 509.
5. Arnold Ruge, Zwei Jahre in Paris. Studien und Erinnerungen , Zentralantiquariat der DDR (Δύο χρόνια στο Παρίσι . Μελέτες και αναμνήσεις, Κεντρικό αρχειοφυλακείο της Λαϊκής Δημοκρατίας της Γερμανίας), Leipzig 1975, σ. 59.
6. Honoré de Balzac, Ferragus, όπ. π., σ. 19.
7. « Όχι μόνο έχει ξεσπάσει μια γενική αναρχία στις τάξεις των μεταρρυθμιστών, αλλά θα πρέπει και ο καθένας για τον εαυτό του να παραδεχθεί, ότι δεν γνωρίζει με ακρίβεια αυτό που θα πρέπει να γίνει», στο: Karl Marx, Ein Briefwechsel von 1843 ( Μια ανταλλαγή επιστολών από το 1843), MEGA² I/2, σ. 486.
8. Στην παρούσα παρουσίαση τα μη ολοκληρωμένα χειρόγραφα του Μαρξ, που δημοσιεύτηκαν από μετέπειτα εκδότες, βρίσκονται μέσα σε αγκύλες.
9. «Το πολιτικό κράτος δεν μπορεί να υπάρχει χωρίς τη φυσική βάση της οικογένειας και την τεχνητή βάση της αστικής κοινωνίας, αυτά είναι γι’ αυτό μια conditio sine qua non» (Karl Marx,Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie [ Σχετικά με την κριτική της χεγκελιανής φιλοσοφίας δικαίου ], MEGA² I/2, S. 9). «Οικογένεια και αστική κοινωνία είναι οι προϋποθέσεις του κράτους, είναι οι πραγματικοί δράστες, αλλά στη θεωρία αυτό αντιστρέφεται» (όπ.π., σ. 8). Ακριβώς εδώ βρίσκεται το λάθος του Χέγκελ, που θέλει, «το πολιτικό κράτος να μην ορίζεται από την αστική κοινωνία, αλλά αντίστροφα, να την ορίζει» (όπ. π., σ. 100). Συγκρ. σχετικά. Walter Tuchscheerer,Bevor „Das Kapital“ entstand (Πριν δημιουργηθεί «Το Κεφάλαιο»], Akademie Verlag, Berlin 1968, σ. 68.
10. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte (Οικονομικο- φιλοσοφικά χειρόγραφα), MEGA² I/2, σ. 325.
11. Συγκρ. Maximilien Rubel, Introduction σε Karl Marx Œuvres. Economie II, Gallimard, Paris 1968, σ. LIV-LV, ο οποίος θεωρεί ότι η αρχή του μακρόχρονου εφιάλτη της ζωής ολόκληρης του Μαρξ, η θεωρητική μανία, από την οποία δεν θα απελευθερωθεί ποτέ, δηλαδή η κριτική της θεωρίας της εθνικής οικονομίας, ξεκινάει χρονικά από αυτήν ακριβώς τη στιγμή.
12. Συγκρ. Walter Tuchscheerer, όπ. π., σ. 76.
13. Karl Marx, Exzerpte aus Jean Baptiste Say: Traité d’economie politique (Αποσπάσματα από Jean Baptiste Say: Traité d’economie politique), MEGA² IV/2, Dietz Verlag, Berlin 1981, σσ. 316-7.
14. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte (Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα) MEGA² I/2, σ. 363.
15. Όπ. π., σ. 364.
16. Όπ. π., σ. 374.
17. Όπ. π., σ. 384.
18. Karl Marx,Exzerpte aus James Mill: Éléments d’économie politique (Αποσπάσματα από τον James Mill: Élémens d’économie politique), MEGA² IV/2, σ. 453.
19. Όπ. π., σ. 456.
20. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte (Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα), MEGA I/2, S. 365.
21. Karl Marx,Exzerpte aus James Mill: Éléments d’économie politique (Αποσπάσματα από James Mill: Éléments d’économie politique), MEGA² IV/2, σ. 466.
22. Συγκρ. σχετικά τις διαπιστώσεις του Άρνολντ Ρούγκε (Arnold Ruge): «Διαβάζει πολύ, εργάζεται με αφάνταστη ένταση […] αλλά δεν τελειώνει τίποτε, διακόπτει παντού και ξαναβουτάει σε μια απέραντη θάλασσα βιβλίων», «[…] αφού έχει αρρωστήσει από τη δουλειά και για τρεις ή και τέσσερις νύχτες συνέχεια δεν έχει πάει στο κρεβάτι», γράφει από το Παρίσι ο Ρούγκε στον Λουδοβίκο Φόυερμπαχ (Ludwig Feuerbach), στις 15 Μάη 1844 (παρατίθεται στο Hans Magnus Enzensberger (Hg.), Gespräche mit Marx und Engels [ Συνομιλίες με τον Μαρξ και τον Ένγκελς], Insel Verlag, Frankfurt/Main 1973, σ. 23-24). «Εάν ο Μαρξ δεν αυτοκτονήσει από έλλειψη τάξης, αλαζονεία και τρελούς ρυθμούς δουλειάς και δεν χάσει μέσα στην κομμουνιστική πρωτοτυπία κάθε αίσθηση για την απλή ευγενική μορφή, τότε θα πρέπει να περιμένουμε κάτι (σημαντικό) από τη μεγάλη του γνώση και από αυτήν ακόμα τη χωρίς συνείδηση διαλεκτική του […]. Θέλει πάντα να γράψει αυτό που διάβασε τελευταίο, μετά όμως συνεχίζει να διαβάζει και να κρατάει νέες σημειώσεις. Ακόμα θεωρώ δυνατό, ότι θα γράψει ένα αρκετά μεγάλο και πολύπλοκο βιβλίο, όπου θα συμπιέσει όλα όσα έχει μαζέψει». Επιστολή του Ρούγκε στον M. Ντούνκερ (Duncker), 29 Αυγούστου 1844, όπ.π. σ. 31.
23. Συγκρ. τη μαρτυρία του Λαφάργκ (Paul Lafargue), που αποδίδει τη διήγηση στον Ένγκελς σχετικά με όσα συνέβαιναν το φθινόπωρο 1844: «Ο Ένγκελς και ο Μαρξ είχαν αποκτήσει τη συνήθεια να δουλεύουν μαζί. Ο Ένγκελς που προωθούσε την ακρίβεια μέχρι τα άκρα γινόταν παρ’ όλα αυτά κάποιες φορές ανυπόμονος με τη διστακτικότητα του Μαρξ, ο οποίος δεν ήθελε να γράψει καμία πρόταση, εάν δεν μπορούσε να την αποδείξει με δέκα διαφορετικούς τρόπους». P. Lafargue [1904], Φθινόπωρο 1844, όπ. π., σ. 32.
24. Συγκρ. Τη μαρτυρία του Χάινριχ Μπύργκερς (Heinrich Bürgers): «Εντωμεταξύ η οξεία αυτοκριτική στην οποία συνήθιζε να υποβάλλεται δεν τον άφηνε να φτάσει σε κάποιο μεγαλύτερο έργο» . H. Bürgers [1876], Φθινόπωρο 1844/ Χειμώνας 1845, όπ. π., σσ. 46-47.
25. Σχετικά με αυτήν την περίπλοκη σχέση σύγκρ. David Rjazanov, «Einleitung zu MEGA I/1.2» («Εισαγωγή στην MEGA I/1.2»), Marx-Engels-Verlag, Berlin 1929, σ. XIX, ο οποίος πρώτος παρατήρησε τη μεγάλη δυσχέρεια μιας ξεκάθαρης οριοθέτησης μεταξύ αφενός των απλών τετραδίων με αποσπάσματα και αφετέρου των κειμένων, που θα πρέπει να θεωρηθούν πραγματικά προκαταρκτικά έργα.
26. Συγκ. Jürgen Rojahn, Μαρξισμός – Μαρξ – Επιστήμη της Ιστορίας. Η περίπτωση των λεγόμενων“οικονομικο-φιλοσοφικών χειρογράφων του“ στο International Review of Social History , Jg. XXVIII, 1983, Part 1, σ. 20.
27. Karl Marx, Ο ιστορικός υλισμός. Τα πρώιμα συγγράμματα. εκδ. από Siegfried Landshut και Jacob Peter Mayer, Alfred Kröner Verlag, Leipzig 1932, σ. 283-375.
28. Karl Marx, Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα του, MEGA I/3, Marx-Engels-Verlag, Berlin 1932, σ. 29-172.
29. Σαν απόδειξη των προβλημάτων συστηματοποίησης αυτές οι σελίδες εμφανίζονται στη MEGA² και στο πρώτο και στο τέταρτο τμήμα Συγκρ. MEGA² I/2, σ. 439-444, και MEGA² IV/2, σ. 493-500.
30. Συγκρ. Jürgen Rojahn, The emergence of a theory: the importance of Marx’s notebooks exemplified by those from 1844 , «Rethinking Marxism», Bd. 14, Nr. 4 (2002), σ. 33.
31. Σ¨αυτή την πλάνη πέφτει π.χ ο David McLellan, Marx before marxism, Reprint Macmillan, London 1970, σ. 163.
32. .Χωρίς να θέλουμε ούτε κατά διάνοια να επαναλάβουμε την ατέλειωτη συζήτηση σχετικά με αυτό το σύγγραμμα του Μαρξ, αναφέρουμε εδώ δύο από τις σημαντικότερες εργασίες, στις οποίες υπερασπίζονται οι προαναφερόμενες θέσεις. Στην πρώτη κατεύθυνση ανήκουν οι Landshut και Meyer, οι οποίοι πρώτοι διείδαν στα Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα «κατά κάποιο τρόπο το βασικότερο έργο του Μαρξ, που σχηματίζει τον συνδετικό κρίκο ολόκληρης της πνευματικής του εξέλιξης» και «στον πυρήνα της αποτελεί τον πρόδρομο του Κεφαλαίου». Συγκρ. Karl Marx,Der historische Materialismus. Die Frühschriften (Ο ιστορικός υλισμός . Τα πρώιμα κείμενα, όπ. π.., σ. XIII και V. Στις δεύτερες αντίθετα ανήκει η περίφημη θέση του Althusser σχετικά με την επιστημολογική τομή (coupure épistémologique). Συγκρ. Louis Althusser,Für Marx (Για τον Μαρξ), Suhrkamp, Frankfurt/Main 1968, σ. 15.
33. Εκδόθηκε στο MEGA², IV/2, σ. 279-579, και MEGA², IV/3, Akademie Verlag, Berlin 1998, σ. 31-110.
34. «Τα χειρόγραφά του προήλθαν ακριβώς από τα αποσπάσματα εκείνης της εποχής», στο Jürgen Rojahn, The emergence of a theory: the importance of Marx’s notebooks exemplified by those from 1844 , όπ. Π., σ. 33.
35. Ο Μαρξ διάβαζε τους άγγλους θεωρητικούς της οικονομίας εκείνη την εποχή ακόμα από τη γαλλική μετάφραση.
36. Συγκρ. Jacques Grandjonc, Marx et les communistes allemands à Paris 1844, Maspero, Paris 1974, σ. 61-62, όπως και την επιστολή που γράφτηκε το αργότερο τον Νοέμβρη του 1844 από τον Μαρξ προς τον H. Börnstein, MEGA² III/I, Dietz Verlag, Berlin 1975, σ. 248.
37. «Γι’ αυτό δεν υφίσταται κανένας λόγος, να εξαχθεί το συμπέρασμα, ότι τα χειρόγραφα αποτελούν ένα αυτοτελές σύνολο» (Jürgen Rojahn,Marxismus – Marx – Geschichtswissenschaft. Der Fall der sog. „Ökonomisch-philosopischen Manuskripte aus dem Jahre 1844“ ( Μαρξισμός – Μαρξ – επιστήμη της ιστορίας. Η περίπτωση των λεγόμενων «Οικονομικο-φιλοσοφικών χειρογράφων του 1844» , όπ.π., σ. 20).
38. Συγκρ. Jürgen Rojahn, The emergence of a theory: the importance of Marx’s notebooks exemplified by those from 1844 , όπ. π., σ. 45.
39. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte (Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα), MEGA² I/2, σ. 364.
40. Βλ. Michael Löwy, La théorie de la révolution chez le jeune Marx, Maspero, Paris 1970, σ. 41, Παρ. 22.
41. Karl Marx, «Kritische Randglossen zu dem Artikel “Der König von Preußen und die Sozialreform. Von einem Preußen”» («Κριτικές σημειώσεις στο άρθρο “Ο βασιλιάς της Πρωσίας και η κοινωνική μεταρρύθμιση. Από έναν Πρώσο”», MEGA² I/2, σ. 462.
42. Όπ. π., σ. 455.
43. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte ( Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα), MEGA² I/2, σ. 372-373.
44. Όπ. π., σ. 372.
45. Όπ. π., σ. 387.
46. Bruno Bauer (Hg.), Allgemeine Literatur-Zeitung, Τεύχος 6, Εκδ. Οίκος του Egbert Bauer, Charlottenburg 1844, σ. 32. Ο Μαρξ αναφέρει το απόσπασμα, αν και όχι κατά λέξη, στο γράμμα του προς τον Ludwig Feuerbach στις 11 Αυγούστου1844. Συγκρ. MEGA² III/1, Dietz Verlag, Berlin 1975, σ. 65.
47. Karl Marx,Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie. Einleitung ( Σχετικά με την κριτική της χεγκελιανής φιλοσοφίας δικαίου. Εισαγωγή ), MEGA ² I/2, σ. 172.
48. Ο Μαρξ χρησιμοποιεί την έκφραση αυτή στην Αγία Οικογένεια για τον χαρακτηρισμό και την γελοιοποίηση του Bruno Bauer και των άλλων Νεοχεγκελιανών που συνεργάζονταν με την Allgemeine Literatur-Zeitung.
49. Όπ. π., σ. 177.
50. Karl Marx,Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie. Einleitung ( Σχετικά με την κριτική της χεγκελιανής φιλοσοφίας δικαίου. Εισαγωγή ), MEGA² I/2, σ. 173.
51. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte ( Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα), MEGA² I/2, σ. 395.
52. Συγκρ. Ernest Mandel, Entstehung und Entwicklung der ökonomischen Lehre von Karl Marx (1843-1863) [Γέννηση και εξέλιξη της οικονομικής θεωρίας του Karl Marx (1843-1863)], Europäische Verlagsanstalt/Europa Verlag, Frankfurt/Wien 1982, σ. 156.
53. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte (Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα), MEGA² I/2, σ. 390.
54. Friedrich Engels-Karl Marx, Die heilige Familie, (Η Αγία οικογένεια), Marx Engels Werke, Band 2, Dietz Verlag, Berlin 1962, σ. 128.
55. Karl Marx, Ein Briefwechsel von 1843 ( Μια ανταλλαγή επιστολών από το 1843), MEGA² I/2, σ. 479.
56. Karl Marx,Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie. Einleitung ( Για την κριτική της Χεγκελιανής φιλοσοφίας δικαίου. Εισαγωγή ), MEGA² I/2, S. 178.
57. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte ( Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα), MEGA² I/2, σ. 373-374.
58. Συγκρ. MEGA² IV/3, a.a.O, σ. 11.
59. F. Engels στον K. Marx Αρχές Οκτώβρη 1844, MEGA² III/I, Dietz Verlag, Berlin 1975, σ. 245. Συγκρ. εκτός τούτου F. Engels στον K. Marx, γύρω στις 20 Γενάρη 1845: «Τέλειωνε επιτέλους με το εθνικοοικονομικό σου βιβλίο, ακόμα και αν θα ήσουνα δυσαρεστημένος με πολλά, δεν πειράζει, τα πνεύματα είναι ώριμα και πρέπει να χτυπάμε το σίδερο, όσο είναι ζεστό», όπ. π. σ. 260.
60. Μετά από πίεση της πρωσικής κυβέρνησης οι γαλλικές υπηρεσίες εξέδωσαν εντολή απέλασης εναντίον διαφόρων συνεργατών της Vorwärts. Ο Μαρξ αναγκάστηκε να εγκαταλείψει το Παρίσι στις 1 Φεβρουαρίου 1845.
62. Η χρονολογική καταγραφή περιλαμβάνει όλα τα τετράδια μελετών που συντάχθηκαν από τον Μαρξ κατά τη διάρκεια της παραμονής του στο Παρίσι στο διάστημα 1844-1845 (δεν περιλήφθηκε ως εκ τούτου το [Σημειωματάριο από τα χρόνια 1844-1847] που δημοσιεύτηκε στη MEGA² IV/3, σσ. 5-30 καίτοι περιέχει τις σημαντικότατες [ Θέσεις για τον Feuerbach]). Επειδή η ημερομηνία συγγραφής των τετραδίων είναι συχνά αβέβαιη, αναφέρθηκε σε πολλές περιπτώσεις η περίοδος κατά την οποία δημιουργήθηκαν. Αποφασιστικής σημασίας για τη χρονολογική τάξη είναι η εκάστοτε αρχική ημερομηνία των συγκεκριμένων περιόδων. Εκτός αυτού ο Μαρξ δεν έγραψε τα τετράδια το ένα μετά το άλλο, παρά έγραφε κατά καιρούς εναλλάξ στο καθένα από αυτά (βλ. B 19 και B 24). Για τον λόγο αυτό το υλικό ταξινομήθηκε αντίστοιχα στα διάφορα τμήματα των τετραδίων. Για τα τετράδια με τα λεγόμενα [ Οικονομικο-φιλοσοφικά χειρόγραφα] του 1844 (A 7, A 8 και A 9) ο Μαρξ αναφέρεται ως ο συγγραφέας, ενώ οι επικεφαλίδες των παραγράφων, που δεν προέρχονται από αυτόν παρά έχουν προστεθεί από τους εκδότες του κειμένου, βρίσκονται μέσα σε αγκύλες. Εάν στην τέταρτη στήλη (χαρακτηριστικά των τετραδίων) δεν γίνεται αναφορά των τίτλων των έργων, από τους συγγραφείς που αναφέρει ο Μαρξ, τότε αυτοί ανταποκρίνονται πάντα στους τίτλους που αναφέρονται στη δεύτερη στήλη (περιεχόμενο των τετραδίων). Με την εξαίρεση του MH, που βρίσκεται στο Rossiiskii gosudarstvennyi arkhiv sotsial’no- politicheskoi istorii (RGASPI) στη Μόσχα, όλα τα υπόλοιπα τετράδια από την περίοδο αυτή διατηρούνται στο Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis (IISG) στο Άμστερνταμ, με τους χαρακτηριστικούς κωδικούς που αναφέρονται στην τρίτη στήλη (Κληρονομιά).

Categories
Journal Articles

A importância de Marx, 150 anos depois do Grundrisse

Marcello Musto – Professor Hobsbawm, Karl Marx voltou ao foco das atenções duas décadas depois de 1989, quando foi apressadamente relegado ao esquecimento. Livre do papel de intrumentum regni que lhe foi atribuído na União Soviética e das amarras do “marxismo-leninismo”, não só tem recebido atenção intelectual pela nova publicação de sua obra, como também tem sido objeto de crescente interesse.

Em 2003, a revista francesa Nouvel Observateur dedicou um número especial a Marx, com um título provocador: “O pensador do terceiro milénio?” Um ano depois, na Alemanha, em uma pesquisa organizada pela companhia de televisão ZDF para estabelecer quem eram os alemães mais importan¬tes de todos os tempos, mais de 500 mil espectadores votaram em Karl Marx, que obteve o terceiro lugar na classificação geral e o primeiro na categoria de “relevância atual”.

Em 2005, 0 semanário alemão Der Spiegel publicou uma matéria especial que tinha como título “Ein Gespenst Kehrt zuruk” (A volta de um espec¬tro), enquanto os ouvintes do programa “In Our Time” da Rádio 4, da BBC, votavam em Marx como o maior filósofo de todos os tempos. Em uma conversa com Jacques Attali, recentemente publicada, você disse que, paradoxalmente, “são os capitalistas, mais que outros, que estão redescobrindo Marx” e falou também de seu assombro ao ouvir da boca do homem de negócios e político liberal, George Soros, a seguinte fra¬se: “Ando lendo Marx e há muitas coisas interessantes no que ele diz”. Ainda que seja débil e mesmo vago, quais são as razões para esse renascimento de Marx? É possível que sua obra seja considerada como de interesse só de especialistas e intelectuais, para ser apresentada em cursos universitários como um grande clássico do pensamento mo¬derno que não deveria ser esquecido? Ou poderá surgir no futuro uma nova “demanda de Marx”, do ponto de vista político?

Eric Hobsbawm – Estamos assistindo, no mundo capitalista, a um indis-cutível renascimento do interesse público por Marx, com exceção, pro-vavelmente, dos novos membros da União Européia, do leste europeu. Este renascimento foi provavelmente acelerado pelo fato de que o 150° aniversário da publicação do Manifesto Comunista coincidiu com uma cri-se económica internacional particularmente dramática em um período de uma veloz globalização do livre-mercado.
Cento e cinquenta anos atrás, ao analisar a “sociedade burguesa”, Marx previu a natureza da economia mundial no início do século XXI. Não é surpreendente que os capitalistas inteligentes, especialmente no setor financeiro globalizado, fiquem impressionados com Marx, já que eles são necessariamente mais conscientes que outros com relação à natureza e às instabilidades da economia capitalista na qual eles atuam.
A maioria da esquerda intelectual já não sabe o que fazer com Marx.

Ela foi desmoralizada pelo colapso do projeto social-democrata na maioria dos Estados do Atlântico Norte, nos anos 1980, e pela conversão massiva dos governos nacionais à ideologia do livre mercado, assim como pelo colapso dos sistemas políticos e económicos que afirmavam ser inspira¬dos por Marx e Lênin. Os assim chamados “novos movimentos sociais”, como o feminismo, tampouco tiveram uma conexão lógica com o anti- capitalismo (ainda que, individualmente, muitos de seus membros pos¬sam estar alinhados com esta perspectiva) ou questionaram a crença no progresso sem fim do controle humano sobre a natureza comparti¬lhada tanto pelo capitalismo como pelo socialismo tradicional. Ao mesmo tempo, o “proletariado”, dividido e diminuído, deixou de ser convincente como agente histórico da transformação social postulada por Marx.

Devemos levar em conta também que, desde 1968, os mais proeminen¬tes movimentos radicais preferiram a ação direta não necessariamente baseada em muitas leituras e análises teóricas. Naturalmente, isso não significa que Marx tenha deixado de ser considerado um grande clássico e pensador, embora por razões políticas, especialmente em países como França e Itália, que já tiveram poderosos Partidos Comunistas, tenha havido uma apaixonada ofensiva intelectual contra Marx e as análises marxistas, que provavelmente atingiu seu ápice nos anos 1980 e 1990. Há sinais agora de que o processo retomará seu curso.

Marcello Musto – Marx foi um agudo e incansável investigador que, ao longo de sua vida, percebeu e analisou melhor do que ninguém em seu tempo o desenvolvimento do capitalismo em escala mundial. Ele enten-deu que o nascimento de uma economia internacional globalizada era inerente ao modo capitalista de produção e previu que este processo geraria não somente o crescimento e prosperidade alardeados por po-líticos e teóricos liberais, mas também violentos conflitos, crises econó-micas e injustiça social generalizada. Na última década, vimos a crise financeira do Leste asiático, que começou no verão de 1997; a crise económica argentina de 1999-2002 e, sobretudo, a crise dos emprésti-mos hipotecários que começou nos Estados Unidos em 2006 e agora tornou-se a maior crise financeira do pós-guerra. É correto dizer, então, que o retorno do interesse pela obra de Marx está baseado na crise da sociedade capitalista e na duradoura capacidade de ele ajudar a expli¬car as profundas contradições do mundo atual?

Eric Hobsbawm – Não é possível afirmar se a política da esquerda no futuro será inspirada uma vez mais nas análises de Marx, como ocorreu com os velhos movimentos socialistas e comunistas: isso dependerá do que vai acontecer no mundo capitalista. Isso se aplica não somente a Marx, mas à esquerda considerada como um projeto e uma ideologia política coerente. Uma vez que, como você diz corretamente, a recupe-ração do interesse por Marx está consideravelmente – eu diria, princi-palmente – baseada na atual crise da sociedade capitalista, a perspec- tiva é mais promissora do que foi nos anos 1990. A atual crise financeira mundial, que pode transformar-se em uma grande depressão económi-ca nos Estados Unidos, dramatiza o fracasso da teologia do livre merca-do global descontrolado e obriga, inclusive o governo norte-americano, a escolher ações públicas esquecidas desde os anos 30.

As pressões políticas já estão debilitando o compromisso dos governos neoliberais em torno de uma globalização descontrolada, ilimitada e desregulada. Em alguns casos, como a China, a enorme desigualdade e injustiça, causadas por uma transição geral a uma economia de livre mercado, já colocam problemas importantes para a estabilidade social e geram dúvidas nos altos escalões de governo. É claro que qualquer “retorno a Marx” será essencialmente um retorno à análise de Marx sobre o capitalismo e seu lugar na evolução histórica da humanidade – incluindo, sobretudo, suas análises sobre a instabilidade essencial do desenvolvimento capitalista que funciona através de crises económicas periódicas auto-geradas com dimensões políticas e sociais. Nenhum marxista poderia acreditar que, como argumentaram os ideólogos neoliberais em 1989, o capitalismo liberal havia triunfado para sempre, que a história tinha chegado ao fim ou que qualquer sistema de rela¬ções humanas possa jamais ser definitivo.

Marcello Musto – Você não acha que, se as forças políticas e intelectu¬ais da esquerda internacional, que se questionam sobre o que poderia ser o socialismo deste novo século, renunciarem às idéias de Marx, es¬tarão perdendo um guia fundamental para o exame e a transformação da realidade atual?

Eric Hobsbawm – Nenhum socialista pode renunciar às idéias de Marx, na medida em que sua crença em que o capitalismo deve ser sucedido por outra forma de sociedade está baseada, não na esperança ou na vontade, mas em uma análise séria do desenvolvimento histórico, parti-cularmente da era capitalista. Sua previsão de que o capitalismo seria substituído por um sistema administrado ou planejado socialmente pa-rece razoável, ainda que certamente ele tenha subestimado os elemen-tos de mercado que sobreviveriam em algum sistema pós-capitalista.

Uma vez que Marx, deliberadamente, absteve-se de especular acerca do futuro, não pode ser responsabilizado pelas formas específicas em que as economias “socialistas” foram organizadas sob o chamado “so-cialismo realmente existente”. Quanto aos objetivos do socialismo, Marx não foi o único pensador que queria uma sociedade sem exploração e alienação, em que os seres humanos pudessem realizar plenamente suas potencialidades, mas foi o que expressou essa idéia com maior força, e suas palavras mantêm seu poder de inspiração.
Contudo, Marx não regressará como uma inspiração política para a es-querda até que seja entendido que seus escritos não devem ser trata-dos como programas políticos, autoritários ou não, mas como guia para se compreender a forma de Marx analisar a natureza do desenvolvimen-to capitalista. Tampouco podemos ou devemos esquecer que ele não conseguiu realizar uma apresentação bem planejada, coerente e com-pleta de suas idéias, apesar das tentativas de Engels e outros de cons¬truir, a partir dos manuscritos de Marx, um volume II e III de O Capital.

Como os Grundrisse mostram, mesmo que tivesse sido completado, O capital formaria apenas uma parte do próprio plano original, talvez ex-cessivamente pretensioso, de Marx. Por outro lado, Marx não voltará a ser inspiração da esquerda até que a tendência frequente entre ativistas radicais, de transformar anti-capitalismo em anti-globalização, seja aban-donada. A globalização existe e, salvo um colapso da sociedade huma¬na, é irreversível. Marx reconheceu isso como um fato e, como um internacionalista, deu-lhe as boas-vindas, em princípio. O que ele criti¬cou e 0 que nós devemos criticar é o tipo de globalização produzida pelo capitalismo.

Marcello Musto – Um dos escritos de Marx que suscitaram o maior inte-resse entre os novos leitores e comentadores são os Grundrisse. Escri-tos entre 1857 e 1858, os Grundrisse são o primeiro rascunho da crítica da economia política de Marx e, portanto, também o trabalho inicial pre-paratório do Capital, contendo numerosas reflexões sobre temas que Marx não desenvolveu em nenhuma outra parte de sua criação inacabada. Por que, em sua opinião, estes manuscritos da obra de Marx continuam provocando mais debate que qualquer outro texto, apesar do fato de ele tê-los escrito somente para resumir os fundamentos de sua crítica da economia política? Qual é a razão de seu apelo permanente?

Eric Hobsbawm – Do meu ponto de vista, os Grundrisse provocaram um impacto internacional tão grande na cena marxista intelectual por duas razões relacionadas. Eles permaneceram virtualmente não publicados antes dos anos 50 e, como você diz, contendo uma massa de reflexões sobre assuntos que Marx não desenvolveu em nenhuma outra parte. Não fizeram parte do largamente dogmatizado corpus do marxismo or-todoxo no mundo do socialismo soviético. Mas não podiam simplesmen¬te ser descartados pelo marxismo soviético. Puderam, portanto, ser usados por marxistas que queriam criticar ortodoxamente ou ampliar o alcance da análise marxista mediante o apelo a um texto que não podia ser acusado de herético ou anti-marxista. Assim, as edições dos anos 70 e 80, antes da queda do Muro de Berlim, continuaram provocando debate, fundamentalmente porque nestes escritos Marx coloca proble¬mas importantes que não foram considerados no Capital, como, por exem¬plo, as questões assinaladas em meu prefácio ao volume de ensaios que você organizou [Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the Critique of Political Economy 150 Years Later, editado por M. Musto, Londres-Nova York, Routledge, 2008],

Marcello Musto – No prefácio deste livro, escrito por vários especialistas internacionais para comemorar o 150° aniversário de sua composi¬ção, você escreveu: “Talvez este seja o momento correto para retornar ao estudo dos Grundrisse, menos constrangidos pelas considerações temporais das políticas de esquerda entre a denúncia de Stalin, feita por Nikita Khruschev, e a queda de Mikhail Gorbachev”. Além disso, para destacar o enorme valor deste texto, você diz que os Grundrisse “tra-zem análise e compreensão, por exemplo, da tecnologia, o que leva o tratamento de Marx do capitalismo para além do século XIX, para a era de uma sociedade onde a produção não requer já mão-de-obra massiva, para a era da automatização, do potencial de tempo livre e das trans-formações do fenômeno da alienação sob tais circunstâncias. Este é o único texto que vai, de alguma maneira, além dos próprios indícios do futuro comunista apontados por Marx na Ideologia Alemã. Em poucas palavras, esse texto tem sido descrito corretamente como o pensamen¬to de Marx em toda sua riqueza”. Assim, qual poderia ser o resultado da releitura dos Grundrisse hoje?

Eric Hobsbawm – Não há, provavelmente, mais do que um punhado de editores e tradutores que tenham tido um pleno conhecimento desta grande e notoriamente difícil massa de textos. Mas uma releitura ou leitura deles hoje pode ajudar-nos a repensar Marx: a distinguir o geral na análise do capitalismo de Marx daquilo que foi específico da situação da sociedade burguesa na metade do século XIX. Não podemos prever que conclusões podem surgir desta análise. Provavelmente, somente podemos dizer que certamente não levarão a acordos unânimes.
Marcello Musto – Para terminar, uma pergunta. Por que é importante ler Marx hoje?

Eric Hobsbawm – Para qualquer interessado nas idéias, seja um estu-dante universitário ou não, é patentemente claro que Marx é e perma-necerá sendo uma das grandes mentes filosóficas, um dos grandes ana-listas económicos do século XIX e, em sua máxima expressão, um mes-tre de uma prosa apaixonada. Também é importante ler Marx porque o mundo no qual vivemos hoje não pode ser entendido sem que se leve em conta a influência que os escritos deste homem tiveram sobre o século XX. E, finalmente, deveria ser lido porque, como ele mesmo es-creveu, o mundo não pode ser transformado de maneira efetiva se não for entendido. Marx permanece sendo um soberbo pensador para a com¬preensão do mundo e dos problemas que devemos enfrentar.

Categories
Journalism

La crisis del capitalismo y la importancia actual de Marx 150 años después de los Grundrisse

“Para cualquier interesado en las ideas, sea un estudiante universitario o no, es patentemente claro que Marx es y permanecerá como una de las grandes mentes filosóficas y analistas económicas del siglo diecinueve y, en su máxima expresión, un maestro de una prosa apasionada.

También es importante leer a Marx porque el mundo en el cual vivimos hoy, no puede entenderse sin la influencia que los escritos de este hombre tuvieron sobre el siglo XX. Y, finalmente, debería ser leído porque como él mismo escribió, el mundo no puede ser cambiado de manera efectiva a menos que sea entendido, y Marx permanece como una soberbia guía para la comprensión del mundo y los problemas a los que debemos hacer frente.”

Eric Hobsbawm es considerado uno de los más grandes historiadores vivientes. Es Presidente de la Birkbeck College (London University) y profesor emérito de la New School for Social Research (New York). Entre sus muchos escritos se encuentran la trilogía acerca del “largo siglo XIX”: The Age of Revolution: Europe 1789-1848 (1962); The Age of Capital: 1848-1874 (1975); The Age of Empire: 1875-1914 (1987) y el libro The Age of Extremes: The Short Twentieth Century, 1914-1991 (1994) traducidos a varios idiomas. Le entrevistamos cuando la publicación del volumen Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the Critique of Political Economy 150 Years Later y con motivo de la nueva actualidad que están teniendo en los últimos años los escritos de Marx y después de la nueva crisis de Wall Street. Nuestro colaborador Marcello Musto lo entrevistó para Sin Permiso.

1) Marcelo Musto. Profesor Hobsbawm, dos décadas después de 1989, cuando fue apresuradamente relegado al olvido, Karl Marx ha regresado al centro de atención. Libre del papel de intrumentum regni que le fue asignado en la Unión Soviética y de las ataduras del “marxismo-leninismo”, no solo ha recibido atención intelectual por la nueva publicación de su obra sino que también ha sido el centro de un mayor interés. De hecho, en 2003, la revista francesa Nouvel Observateur dedicó un número especial a Karl Marx. Le penseur du troisième millénaire? Un año después, en Alemania, en una encuesta organizada por la compañía de televisión ZDF para establecer quien eran los más importantes alemanes de todos los tiempos, más de 500.000 televidentes votaron por Karl Marx; quien obtuvo el tercer lugar en la clasificación general y primero en la categoría de “relevancia actual”. Luego, en 2005, el semanario Der Spiegel le dedicó una portada con el título de Ein Gespenst Kehrt zurük (Un espectro ha vuelto) mientras los escuchas del programa In Our Time de Radio 4 de la BBC votaron por Marx como el más grande filósofo.
En una conversación recientemente publicada con Jacques Attalí, usted dijo que paradójicamente “son los capitalistas, más que otros, quienes han estado redescubriendo a Marx” y usted habló de su asombro, cuando el hombre de negocios y político liberal, George Soros, le dijo a usted que: “He estado leyendo a Marx y hay muchas cosas interesantes en lo que él dice”. Aunque sea débil y más bien vago ¿cuáles son las razones de este renacimiento? ¿Es probable que su obra sea de interés solamente para los especialistas e intelectuales, para ser presentada en cursos universitarios como un gran clásico del pensamiento moderno que no debería ser olvidado? o ¿también podría venir una nueva “demanda de Marx” en el futuro desde el lado político?

Eric Hobsbawm. Hay un indudable renacimiento del interés público en Marx en el mundo capitalista, sin embargo, probablemente no todavía en los nuevos miembros de la Unión Europea de Europa del Este. Este renacimiento, fue probablemente acelerado por el hecho de que el 150 aniversario de la publicación del Manifiesto del Partido Comunista coincidió con una crisis económica internacional particularmente dramática en medio de un período de ultra-rápida globalización del libre mercado.

Marx predijo la naturaleza de la economía mundial en el comienzo del Siglo XXI, sobre la base de su análisis de la “sociedad burguesa”, ciento cincuenta años antes. No es sorprendente que los capitalistas inteligentes, especialmente en el sector financiero globalizado, fueran impresionados por Marx, ya que ellos fueron necesariamente más concientes que otros de la naturaleza y las inestabilidades de la economía capitalista en la cual ellos operaban. La mayoría de la izquierda intelectual ya no supo que hacer con Marx. Fue desmoralizada por el colapso del proyecto social-demócrata en la mayoría de los Estados Atlánticos del Norte en los ochenta y la conversión masiva de los gobiernos nacionales a la ideología de libre mercado así como por el colapso de los sistemas políticos y económicos que afirmaban ser inspirados por Marx y Lenin. Los así llamados, “nuevos movimientos sociales” como el feminismo, tampoco tuvieron una conexión lógica con el anti-capitalismo (aunque como individuos sus miembros pudieran estar alineados con él) o cuestionaron la creencia en el progreso sin fin del control humano sobre la naturaleza que tanto el capitalismo como el socialismo tradicional habían compartido. Al mismo tiempo, “el proletariado”, dividido y disminuido, dejó de ser creíble como el agente histórico de la transformación social de Marx. Es también el caso que desde 1968, los más prominentes movimientos radicales han preferido la acción directa no necesariamente basada sobre muchas lecturas y análisis teóricos. Claro, esto no significa que Marx dejara de ser considerado como un gran y clásico pensador, aunque por razones políticas, especialmente en países como Francia e Italia, que alguna vez tuvieron poderosos Partidos Comunistas, ha habido una ofensiva intelectual apasionada contra Marx y los análisis marxistas, que probablemente llegaron a su más alto nivel en los ochenta y noventa. Hay signos de que ahora el agua retomará su nivel.

2) M. M. A través de su vida, Marx fue un agudo e incansable investigador, quien percibió y analizó mejor que ninguno otro en su tiempo, el desarrollo del capitalismo a escala mundial. Él entendió que el nacimiento de una economía internacional globalizada era inherente al modo capitalista de producción y predijo que este proceso generaría no solamente el crecimiento y la prosperidad alardeados por políticos y teóricos liberales sino también violentos conflictos, crisis económicas e injusticia social generalizada. En la última década hemos visto la Crisis financiera del este asiático, que empezó en el verano de 1997; la crisis económica argentina de 1999-2002 y sobre todo, la crisis de los préstamos hipotecarios, que empezó en Estados Unidos en 2006 y ahora ha devenido la más grande crisis financiera de la post-guerra. ¿Es correcto decir entonces, que el regreso al interés en Marx está basado en la crisis de la sociedad capitalista y sobre su perdurable capacidad de explicar las profundas contradicciones del mundo actual?

E. H. Si la política de la izquierda en el futuro será inspirada una vez más en los análisis de Marx, como lo fueron los viejos movimientos socialistas y comunistas, dependerá de lo que pase en el mundo capitalista. Pero esto aplica no solamente a Marx sino a la izquierda como un proyecto y una ideología política coherente. Puesto que, como usted dice correctamente, la recuperación del interés en Marx está considerablemente yo diría, principalmente- basado sobre la actual crisis de la sociedad capitalista, la perspectiva es más prometedora de lo que fue en los noventa. La presente crisis financiera mundial, que bien puede devenir en una mayor depresión económica en Estados Unidos, dramatiza el fracaso de la teología del libre mercado global incontrolado y obliga, inclusive del Gobierno norteamericano, a considerar optar por tomar acciones públicas olvidadas desde los treinta. Las presiones políticas están ya debilitando el compromiso de los gobiernos neoliberales en torno a una globalización incontrolada, ilimitada y desregulada. En algunos casos (China) las vastas desigualdades e injusticias causadas por una transición de modo general a una economía de libre mercado, plantea ya problemas importantes para la estabilidad social y dudas inclusive en altos niveles de gobierno.

Es claro que cualquier “retorno a Marx” será esencialmente un retorno al análisis de Marx del capitalismo y su lugar en la evolución histórica de la humanidad incluyendo, sobre todo, sus análisis de la inestabilidad central del desarrollo capitalista que procede a través de crisis económicas auto-generadas con dimensiones políticas y sociales. Ningún marxista podría creer por un momento que, como argumentaron los ideólogos neoliberales en 1989, el capitalismo liberal se había establecido para siempre, que la historia tenía un fin o, en efecto, que cualquier sistema de relaciones humanas podría ser para siempre, final y definitivo.

3) M. M. No piensa usted que si las fuerzas políticas e intelectuales de la izquierda internacional, que se cuestionan a sí mismas con respecto al socialismo en el nuevo siglo, renunciaran a las ideas de Marx, ¿no perderían una guía fundamental para el examen y la transformación de la realidad actual?

E. H. Ningún socialista puede renunciar a las ideas de Marx, en tanto que su creencia de que el capitalismo debe ser sucedido por otra forma de sociedad está basada, no en la esperanza o la voluntad sino en un análisis serio del desarrollo histórico, particularmente de la era capitalista. Su predicción real de que el capitalismo sería re-emplazado por un sistema administrado o planeado socialmente todavía parece razonable, aunque él ciertamente subestimó los elementos de mercado que sobrevivirían en algún sistema(s) post-capitalista. Puesto que él deliberadamente se abstuvo de especular acerca del futuro, no puede ser hecho responsable por las formas específicas en que las economías “socialistas” fueron organizadas bajo el “socialismo realmente existente”. En cuanto a los objetivos del socialismo, Marx no fue el único pensador que quería una sociedad sin explotación y alienación, en que los seres humanos pudieran realizar plenamente sus potencialidades, pero sí fue el que la expresó con mayor fuerza que nadie, y sus palabras mantienen el poder para inspirar.

Sin embargo, Marx no regresará como una inspiración política para la izquierda hasta que sea entendido que sus escritos no deben ser tratados como programas políticos, autoritariamente, o de otra manera, ni como descripciones de una situación real del mundo capitalista de hoy, sino más bien, como guías hacia su modo de entender la naturaleza del desarrollo capitalista. Ni tampoco podemos o debemos olvidar que él no logró una presentación bien planeada, coherente y completa de sus ideas, a pesar de los intentos de Engels y otros de construir de los manuscritos de Marx, un volumen II y III de El Capital. Como lo muestran los Grundrisse. Incluso, un Capital completo habría conformado solamente una parte del propio plan original de Marx, quizá excesivamente ambicioso.

Por otro lado, Marx no regresará a la izquierda hasta que la tendencia actual entre los activistas radicales de convertir el anticapitalismo en anti-globalismo sea abandonada. La globalización existe y, salvo un colapso general de la sociedad humana, es irreversible. En efecto, Marx lo reconoció como un hecho y. como un internacionalista, le dio la bienvenida, teóricamente. Lo que él criticó y lo que nosotros debemos criticar es el tipo de globalización producida por el capitalismo.

4) M. M. Uno de los escritos de Marx que suscitaron el mayor interés entre los nuevos lectores y comentadores son los Grundrisse. Escritos entre 1857 y 1858, los Grundrisse son el primer borrador de la crítica de la economía política de Marx y, por tanto, también el trabajo inicial preparatorio del Capital; contiene numerosas reflexiones sobre temas que Marx no desarrolló en ninguna otra parte de su creación inacabada. ¿Por qué, en su opinión, estos manuscritos de la obra de Marx, continúan provocando más debate que cualquiera otro, a pesar del hecho de que los escribió solamente para resumir los fundamentos de su crítica de la economía política? ¿Cuál es la razón de su persistente interés?

E. H. Desde mi punto de vista, los Grundrisse han provocado un impacto internacional tan grande sobre la escena marxista intelectual por dos razones relacionadas. Permanecieron virtualmente no publicados antes de los cincuenta y, como usted dice, conteniendo una masa de reflexiones sobre asuntos que Marx no desarrolló en ninguna otra parte. No fueron parte del largamente dogmatizado corpus del marxismo ortodoxo en el mundo del socialismo soviético, de ahí que el socialismo soviético no pudiera simplemente desecharlos. Pudieron, por tanto, ser usados por marxistas que querían criticar ortodoxamente o ampliar el alcance del análisis marxista mediante una apelación a un texto que no podría ser acusado de ser herético o anti-marxista. Por tanto, las ediciones de los setenta y los ochenta antes de la caída del Muro de Berlín, continuaron provocando debate, fundamentalmente porque en estos manuscritos Marx plantea problemas importantes que no fueron considerados en el Capital, como por ejemplo, las cuestiones planteadas en mi prefacio al volumen de ensayos que usted recolectó (Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the Critique of Political Economy 150 Years Later , editado por M. Musto, Londres-Nueva York, Routledge, 2008).

5) M. M. En el prefacio de este libro, escrito por varios expertos internacionales para conmemorar el 150 aniversario desde su composición, usted escribió: “Quizá este es el momento correcto para regresar al estudio de los Grundrisse menos constreñidos por las consideraciones temporales de las políticas de izquierda entre la denuncia de Nikita Khrushchev de Stalin y la caída de Mikhail Gorbachev”. Además, para subrayar el enorme valor de este texto, usted establece que los Grundrisse “contienen análisis y la comprensión, por ejemplo, de la tecnología, que lleva al tratamiento de Marx del capitalismo mas allá del siglo XIX en la era de una sociedad donde la producción no requiere ya mano de obra masiva, de automatización, de potencial de tiempo libre y de las transformaciones de alienación en tales circunstancias. Este es el único texto que va, de alguna manera, más allá de los propios indicios de Marx del futuro comunista en la Ideología Alemana. En pocas palabras, ha sido correctamente descrito como el pensamiento de Marx en toda su riqueza. Por tanto ¿cuál podría ser el resultado de la re-lectura de los Grundrisse hoy?

E. H. No hay probablemente más que un puñado de editores y traductores que han tenido un pleno conocimiento de esta gran y notoriamente difícil masa de textos. Pero una re-re-lectura o más bien lectura de ellos hoy puede ayudarnos a repensar a Marx: a distinguir lo general en el análisis del capitalismo de Marx de lo que fue específico de la situación de la “sociedad burguesa” en la mitad del siglo XIX. No podemos predecir qué conclusiones de este análisis son posibles y probablemente solamente que ellos ciertamente no llevarán a acuerdos unánimes.

6) M. M. Para terminar una pregunta final ¿Por qué es importante leer hoy a Marx?

E. H. Para cualquier interesado en las ideas, sea un estudiante universitario o no, es patentemente claro que Marx es y permanecerá como una de las grandes mentes filosóficas y analistas económicas del siglo diecinueve y, en su máxima expresión, un maestro de una prosa apasionada. También es importante leer a Marx porque el mundo en el cual vivimos hoy, no puede entenderse sin la influencia que los escritos de este hombre tuvieron sobre el siglo XX. Y finalmente debería ser leído porque como él mismo escribió, el mundo no puede ser cambiado de manera efectiva a menos que sea entendido, y Marx permanece como una soberbia guía para la comprensión del mundo y los problemas a los que debemos hacer frente.

Traducción: Gabriel Vargas Lozano

Categories
Journal Articles

Difusão e recepção do Manifesto do partido comunista na Itália entre 1889 e 1945

I. Prólogo
Em razão de conflitos teóricos ou de acontecimentos políticos, o interesse pela obra de Marx nunca foi constante e, desde quando se manifestou, viveu momentos indiscutíveis de declínio. Da “crise do marxismo” à dissolução da Segunda Internacional, das discussões sobre os limites da teoria da mais valia às tragédias do comunismo soviético, as críticas às idéias de Marx pareceram, cada vez mais, superar de modo definitivo o seu horizonte conceitual. Porém, sempre houve um “retorno a Marx”.1 Constantemente se desenvolveu uma nova necessidade de voltar à sua obra que, através da crítica à economia política, das formulações sobre a alienação ou das brilhantes páginas dos phamphlet políticos, exerce um fascínio irresistível sobre seguidores e opositores.

Não obstante, com o findar do século, tivesse sido decretado por unanimidade o seu esquecimento, inesperado, há alguns anos por essa parte, Marx se reapresentou sobre o palco da história. Na verdade, houve uma real e verdadeira retomada de interesse a seu respeito e, nas estantes de bibliotecas da Europa, Estados Unidos e Japão, os seus escritos têm sido ressuscitados cada vez com maior frequência.

A redescoberta de Marx baseia-se na sua persistente capacidade explicativa do presente, do qual ele permanece como instrumento indispensável para poder compreendê-lo e transformar. Diante da crise da sociedade capitalista e das profundas contradições que a atravessam, volta-se a questionar esse autor deixado de lado, rápido demais, depois de 1989. Assim, a afirmação de Jacques Derrida – “será um erro não ler, reler e discutir Marx”2 – que poucos anos atrás parecia uma provocação isolada, tornou-se cada vez mais compartilhada. Do fim dos anos 90, de fato, semanários, periódicos, emissoras de rádio e TV não fazem outra coisa senão discutir sobre o pensador mais atual dos nossos tempos: Karl Marx. O primeiro artigo que produziu certo eco nesta direção foi “The Return of Karl Marx”, publicado na revista americana The New Yorker.3 Depois foi a vez da BBC, que em 1999 conferia a Marx o cetro de maior pensador do milênio.

Alguns anos mais tarde, o bimestral do Nouvel Observateur foi inteiramente dedicado ao tema “Karl Marx – le penseur du troisieme millenaire?”4 E, pouco depois, a Alemanha pagou o seu tri- buto àquele que havia obrigado ao exílio por quarenta anos: em 2004, mais de 500 mil telespectadores da televisão nacional ZDF indicaram Marx como a terceira personalidade alemã de todos os tempos (primeiro, ali- ás, na categoria “atualidade”) e, durante as últimas eleições políticas, a conhecida revista Der Spiegel retratava-o na capa, com o título “Ein Gespent kehrt zurük” (Um fantasma voltou), com os dedos em sinal de vitória.5 Para completar essa curiosa coleção, há uma pesquisa feita em 2005 pelo canal de rádio BBC 04 que deu a Marx a palma de filósofo mais amado pelos ouvintes ingleses.

Também a literatura sobre Marx, abandonada quase completamente há 15 anos, dá sinais efusivos de retomada, e, ao lado do florescer de novos estudos significativos, despontam, em várias línguas, opúsculos de título Why read Marx today? Um consenso análogo atinge as revistas internacionais abertas às contribuições concernentes a Marx e ao mar- xismo, assim como voltaram a ser de moda convenções, cursos e seminá- rios universitários dedicados a esse autor. Além disso, ainda que timidamente ou de forma um pouco confusa, da América Latina ao movimento alter-mundialista, uma nova exigência de Marx chega também da es- fera política.

Mais uma vez, o texto marxiano que mormente suscitou o envolvimento de leitores e estudiosos foi o Manifesto do Partido Comunista. Em 1998, de fato, por ocasião do 150o aniversário de sua publicação, o Manifesto de Marx e Engels foi impresso em dezenas de novas edições em todos os cantos do planeta e celebrado não só como a mais formidável previ- são do desenvolvimento do capitalismo em escala mundial, mas tam- bém como o texto político mais lido na história da humanidade.6 Por esse motivo, pode ser interessante retomar os acontecimentos que acompanharam a sua primeira difusão na Itália.

II. Karl Marx: o menosprezo italiano
Na Itália, as teorias de Marx gozaram de extraordinária popularida- de. Inspirando partidos, organizações sindicais e movimentos sociais, influíram, como nenhuma outra, na transformação da vida política nacio- nal. Difundidas em todos os campos da ciência e da cultura mudaram, irreversivelmente, a sua abordagem e até mesmo o léxico. Concorrendo para a tomada de consciência da própria condição de classes subalter- nas, foram o principal instrumento teórico no processo de emancipação de homens e mulheres.

O nível de difusão que alcançaram pode ser comparado ao de pou- cos países. É mister perguntar-se, portanto, sobre a origem desta noto- riedade. Isto é, quando se falou pela primeira vez de Karl Marx? Quando apareceu nos jornais esse nome, com base nos primeiros escritos tradu- zidos? Quando a fama se propagou no imaginário coletivo de operários e militantes socialistas? E, sobretudo, de que maneira e em que circunstâncias se consolidou a afirmação do seu pensamento?

As primeiríssimas traduções dos escritos de Marx, quase completa- mente desconhecido durante as ações revolucionárias de 1848, apare- ceram somente na segunda metade dos anos 60. Todavia, foram pouco numerosas e relacionadas somente à Mensagem Inaugural e aos Estatutos da Associação Internacional dos Trabalhadores.7 Para esse atraso, sem dúvida concorreu o isolamento de Marx e Engels da Itália, com a qual, não obstante o fascínio que nutriam pela sua história e cultura e o interesse demonstrado pela sua realidade, não mantiveram correspondência epistolar até o ano de 1860 e relações políticas efetivas antes de 1870.8

Um primeiro interesse pela figura de Marx floresceu somente por co- incidência da experiência revolucionária da Comuna de Paris. Ao “funda- dor e chefe geral da Internacional”,9 de fato, a imprensa nacional, assim como a miríade de folhetins operários existentes, dedicaram, em poucas semanas, flashes biográficos e a publicação de extratos de cartas e de resoluções políticas (entre essas, A guerra civil na França). Mesmo nessa circunstância, os escritos impressos – que, incluindo aqueles de Engels, chegaram ao número de 85 somente no biênio 1871-1872 – referiam-se exclusivamente a documentos da Internacional, testemunho de uma aten- ção inicialmente política e só posteriormente de caráter teórico.10 Além disso, em alguns jornais apareceram descrições fantasiosas que colabo- raram para conferir à sua imagem uma aura legendária: “Carlo Marx é um homem astuto e corajoso a toda prova. Viagens rápidas entre um e ou- tro Estado, contínuas transformações, fazem com que atire sobre si a vigilância de todos os espiões policiais da Europa”.11

A autoridade que começou a envolver o seu nome foi tão grande quanto genérica.12 Durante esse período, de fato, manuais de propagan- da difundiram as concepções de Marx – ou pelo menos aquelas presumi- das como tais – juntamente àquelas de Darwin e Spencer.13 O seu pensa- mento foi considerado sinônimo de legalismo14 ou de positivismo.15 As suas teorias foram, de maneira inverossímil, sintetizadas com aquelas de seus opostos como Fourier, Mazzini, Bastiat.16 A sua figura, aproximada – segundo os equívocos – àquela de Garibaldi17 ou de Schäffle.18

O interesse dirigido a Marx, além de permanecer assim tão aproxi- mativo, não se traduziu nem mesmo numa adesão às suas posições po- líticas. Entre os internacionalistas italianos – que no confronto entre Marx e Bakunin tomaram parte de maneira quase maciça por este último –, de fato, a sua elaboração permaneceu quase desconhecida e o conflito no seio da Internacional foi percebido mais como um confronto pessoal en- tre os dois do que propriamente como uma contenda teórica.19

Não obstante tudo isso, no decênio seguinte, marcado pela hegemonia do pensamento anárquico – que se impôs facilmente na realidade italiana caracterizada mais pela ausência do modelo de um moderno capitalismo industrial e pela conseqüente limitada consistência da classe operária, do que pela viva tradição conspirativa reforçada pela recente revolução no país20 –, os elementos teóricos de Marx foram-se afirmando lentamente nas filas do movimento operário.21 Aliás, paradoxal- mente, conheceram uma primeira divulgação exatamente através dos anarquistas, que compartilhavam completamente as teorias da auto- emancipação operária e da luta de classes, presentes nos Estatutos e nas Mensagens e Instruções da Internacional.22 A seguir, eles continua- ram a publicar Marx, muitas vezes polemizando o socialismo que fora verbosamente revolucionário, mas que na prática era legalista e revisionista. A mais importante iniciativa realizada foi, sem dúvida, a pu- blicação, em 1879, do compêndio do primeiro livro de O Capital, organiza- do por Carlo Cafiero. Foi a primeira ocasião em que, mesmo de maneira popularizada, os principais conceitos teóricos de Marx puderam começar a circular na Itália.

III. Os anos 80 e o “marxismo sem Marx”
Os escritos de Marx não foram traduzidos nem mesmo nos anos 80. Exceto por pouquíssimos artigos publicados pela imprensa socialista, as únicas obras publicadas foram de Engels (O Socialismo Utópico e o Socia- lismo Científico, em 1883, e A Origem da família, da propriedade privada e do Estado, em 1885) e vieram à luz – em edições de reduzidíssima difusão – somente graças à tão obstinada quanto virtuosa iniciativa do socialista de Benavento, Pasquale Martignetti. Por outro lado, começaram a ocupar-se de Marx setores importantes da cultura oficial, que nutriram a respeito dele menores dificuldades do que aquelas manifestadas, ao contrário, no âmbito alemão.

Assim, por iniciativa dos mais importantes níveis editoriais e acadêmicos, a prestigiadíssima Biblioteca do Economista, a mesma que Marx tinha consultado muitas vezes no curso das suas pesquisas do British Museum, publicou, entre os anos de 1882 e 1884, separadamente, e em 1886, em um único volume, o primeiro livro de O Capital. Diante da demonstração da vacuidade do movimento italiano, Marx fora informado sobre essa iniciativa, que foi a única tradução da obra realizada na Itália até depois da Segunda Guerra Mundial, só casualmente e dois meses antes da morte.23 Engels, ao contrário, somente em 1893!24

Mesmo numa realidade ainda limitada, como aquela que se tentou até aqui brevemente descrever, a primeira circulação do marxismo pode ser datada justamente nesse período. Todavia, por causa do número reduzidíssimo de traduções dos escritos de Marx e do difícil acesso a eles, essa difusão quase nunca aconteceu através de fontes originais, mas de referências indiretas, citações de segunda mão, compêndios por obra da miríade de escritores-leitores ou auto-proclamados continuadores, surgidos da noite para o dia.25

Durante esses anos, desenvolveu-se um verdadeiro processo de osmose cultural, que atingiu não só as diversas concepções socialistas presentes no território, mas também ideologias que nada tinham a ver com o socialismo. Estudiosos, agitadores políticos e jornalistas forma- ram as próprias idéias hibridando o socialismo com todos os outros ins- trumentos teóricos de que dispunham.26 E se o marxismo conseguiu se afirmar rapidamente em relação a outras doutrinas, justamente em ra- zão da ausência de um socialismo autóctone, o êxito dessa homogeneização cultural foi o nascimento de um marxismo empobreci- do e falsificado.27

Um marxismo passe-partout. Sobretudo, um marxismo sem consciência de Marx, visto que os socialistas italianos que o tinham lido nos seus textos originais podiam, ainda, ser contados nos dedos.28
Ainda que elementar e impuro, determinista, e em função das contin- gências políticas, esse marxismo foi, de qualquer forma, capaz de confe- rir uma identidade ao movimento dos trabalhadores, para afirmarem-se no Partido dos Trabalhadores Italianos, constituído em 1892, e até mes- mo ampliar a própria hegemonia na cultura e na ciência italiana.29

Do Manifesto do Partido Comunista, até o fim dos anos 80, não há ain- da nenhum traço. Não obstante isso, ele exercerá, junto com o seu prin- cipal intérprete, Antônio Labriola, um papel importante no rompimento daquele marxismo adulterado que tinha, até então, caracterizado a rea- lidade italiana. Porém, antes de falar disso é necessário voltar um pouco.

IV. As primeiras publicações do Manifesto na Itália
O prólogo à primeira impressão do Manifesto do Partido Comunista anunciava a sua publicação “em inglês, francês, alemão, italiano, flamengo e dinamarquês”.30 Na verdade, esse propósito não foi realizado. Ou, como seria melhor afirmar, o Manifesto tornou-se um dos escritos mais difundi- dos na história da humanidade, mas não segundo os planos dos seus autores.

A primeira tentativa de tradução do Manifesto para o italiano e para o espanhol foi realizada em Paris, por Hermann Ewerbeck, membro dirigente da Liga dos Comunistas da capital francesa.31 Todavia, não obstante a distância de anos, e no Herr Vogt Marx apontasse erroneamente a existência de uma edição italiana,32 essa empresa nunca foi realizada. Do projeto inicial, a única tradução realizada foi a inglesa de 1850, precedida da sueca de 1848. Sucessivamente, em seguida àquela das re- voluções do biênio 1848-1849, o Manifesto foi esquecido. As únicas reimpressões, duas nos anos 50 e três nos anos 60, apareceram em língua alemã, e pelo aparecimento de novas traduções seria necessário esperar duas décadas. Em 1869, de fato, foi enviada para a tradução a edição russa e, em 1871, a sérvia. No mesmo período, em Nova Iorque, veio à luz a primeira versão inglesa publicada nos Estados Unidos (1871) e a primeira tradução francesa (1872). Ainda em 1872, saiu em Madri a primeira tradução espanhola, seguida, no ano seguinte, da portugue- sa, feita a partir daquela.33

Nessa época, na Itália, o Manifesto ainda era desconhecido. A sua primeira breve exposição, composta de resumos e trechos de texto, apa- receu somente em 1875, na obra de Vito Cusumano, Le scuole economiche della Germania in rapporto alla questione sociale. Lia-se nela: “do ponto de vista do proletariado este programa é tão importante quanto a Declara- ção dos Direitos do Homem para a burguesia: esse é um dos fatos impor- tantes do século XIX, um daqueles fatos que caracterizam, que dão nome e endereço a um século”.34 Posteriormente, as referências ao Manifesto foram pouco freqüentes. Porém, o escrito foi citado, em 1883, nos artigos que deram notícia sobre a morte de Marx. O folhetim socialista La Plebe falava dele como um “dos documentos fundamentais do socialismo con- temporâneo […] símbolo da maioria do proletariado socialista do ocidente e da América do Norte”.35 O quotidiano burguês Gazzetta Piemontese, ao contrário, apresentava Marx como o autor do “famoso Manifesto Comunista, que se tornou o lábaro do socialismo militante, o catecismo dos deserdados, o evangelho sob o qual votam, juram, combatem os operários alemães e a maior parte dos operários ingleses”.36 A despeito dessas apreciações, a sua impressão teve, porém, de esperar ainda mais.

Em 1885, depois de ter recebido uma cópia do Manifesto de Engels, Martignetti fez uma primeira tradução. Mas, por falta de dinheiro, a edição nunca foi publicada. A primeira tradução italiana apareceu, com mais de quarenta anos de atraso, somente em 1889, ano em que já tinham sido publicadas 21 edições em alemão, 12 em russo, 11 em francês, 8 em inglês, 4 em espanhol, 3 em dinamarquês (a primeira em 1884), 2 em sueco, e 1, respectivamente, em língua portuguesa, checa (1882), polonesa (1883), norueguesa (1886) e iídiche (1889). O texto italiano foi enviado para o prelo com o título de Manifesto dei socialisti redatto da Marx e Engels (Manifesto dos socialistas redigido por Marx e Engels), em dez fascículos entre agosto e novembro, no jornal democrático de Cremona L’Eco del Popolo. Essa versão, porém, distinguiu-se pela péssi- ma qualidade, em que faltavam os prefácios de Marx e Engels, a terceira seção (“Literatura socialista e comunista”) e diversas outras partes que foram omitidas ou resumidas. Além disso, a tradução de Leonida Bissolati, feita a partir da edição alemã de 1883 e confrontada com aquela france- sa de 1885, organizada por Laura Lafargue, simplificava as expressões mais complicadas. Portanto, mais que uma tradução, tratou-se da popularização de um escrito, com certo número de passagens textual- mente traduzidos.37

A segunda edição italiana, que foi a primeira editada em brochura, foi publicada em 1891. A tradução, realizada a partir da francesa de 1885 do jornal parisiense Le Socialiste, e o prefácio foram obra do anarquista Pietro Gori. O texto é marcado pela ausência do preâmbulo e pela presença de diversos erros. O editor Flaminio Fantuzzi, também próximo às posições anarquistas, advertiu Engels apenas superficialmente sobre os fatos e este, em uma carta a Martignetti, expressou o seu desconforto pelos “prefácios de desconhecidos tipo Gori”.38

A terceira tradução italiana saiu em 1892, em folhetim no periódico Lotta di Classe, de Milão. Essa versão, que se apresentava como a primei- ra e única tradução italiana do Manifesto, “e que não é uma traição”,39 foi feita por Pompeo Bettini a partir da edição alemã de 1883. Ainda que também apresentasse erros e simplificações de algumas passagens, so- bressaiu-se às outras, teve numerosas reedições até 1926 e deu início ao processo de formação da terminologia marxista na Itália.40 No ano seguinte, com algumas correções e melhoramentos de estilo e com a indicação de que “a versão completa [tinha sido] feita a partir da 5a edição alemã (Berlim, 1891)”,41 essa tradução apareceu em brochura, em mil cópias. Em 1896, houve a reimpressão de duas mil cópias. O texto continha os prefácios de 1872, 1883 e 1890, traduzidos por Filippo Turati, diretor de Critica Sociale, à época a principal revista do socialismo italiano, e o apropriado prefácio “Ao leitor italiano”, conseguido com êxi- to junto a Engels para a ocasião, a fim de distinguir a nova edição da- quelas que tinham-na precedido. O prefácio italiano foi o último escrito para o Manifesto por um de seus autores.

Nos anos seguintes foram publicadas duas outras edições que, ain- da que carentes da indicação do tradutor, retomavam pontualmente a versão de Bettini. A primeira – na qual faltava, porém, o prefácio – e a terceira edição foram realizadas para dar ao Manifesto uma edição popu- lar e barata. Ela foi promovida por ocasião do 1o de Maio de 1897, pela revista Era Nuova, e surgiu em Diano Marina (Ligúria) em oito mil cópias. A segunda, sem prefácio, em Firenze, pelo editor Nerbini, em 1901.

V. O Manifesto entre fins de Oitocentos e o fascismo
Nos anos 90, o processo de difusão dos escritos de Marx e Engels teve um grande progresso. A consolidação das estruturas editoriais, da- quele que tinha-se tornado o Partido Socialista Italiano, a obra realizada por diversos jornais e pequenos editores e a colaboração de Engels à Critica Sociale foram circunstâncias que concorreram para determinar um conhecimento maior da obra de Marx. Isso não bastou, porém, para de- ter o processo de alteração que acompanhava a sua divulgação. A esco- lha de combinar as concepções de Marx com as teorias mais disparata- das foi obra tanto daquele fenômeno denominado “socialismo catedráti- co” quanto do movimento operário, cujas contribuições teóricas, mesmo tendo-se tornado pouco consistentes, ainda se caracterizavam por um dificílimo conhecimento dos escritos de Marx.

Marx já gozava de indiscutível notoriedade, mas ainda era conside- rado um primus inter pares na multidão dos socialistas existentes.42 Sobretudo, fora colocado em circulação por péssimos intérpretes do seu pensamento. Tome-se o exemplo daquele que foi considerado “o mais socialista, o mais marxista […] dos economistas italianos”,43 Achille Loria, corretor e aperfeiçoador daquele Marx que ninguém conhecia suficien- temente para dizer em que tivesse sido melhorado. Já que é conhecida a sua descrição ilustrada por Engels no “Prefácio ao Livro III” de O Capi- tal – “indiscrição ilimitada, agilidade de enguia para escapar de situa- ções insustentáveis, heróico desdém aos golpes recebidos, prontidão em apropriar-se de produtos alheios”44 –, para melhor descrever a falsi- ficação sofrida por Marx, pode ser útil lembrar uma anedota contada, em 1896, por Benedetto Croce. Em 1867, em Napoli, por ocasião da constituição da primeira seção italiana da Internacional, um desconheci- do personagem estrangeiro, “muito alto e muito loiro, de modos pareci- dos com os dos antigos conspiradores e de fala misteriosa”, interveio para convalidar o nascimento do círculo.

Por muitos anos, um advogado napolitano, presente no encontro, continuou convicto de que “aquele homem alto e loiro tivesse sido Karl Marx”,45 e foi necessário um grande esforço para que se conseguisse convencê-lo do contrário. Vez que na Itália muitos conceitos marxistas foram introduzidos pelo “ilustre Loria”,46 pode-se concluir que o que fora inicialmente divulgado foi um Marx desnaturado, um Marx, também esse, “alto e loiro”.47

Tal realidade mudou somente graças à obra de Labriola, que primei- ro introduziu na Itália o pensamento marxista de maneira autêntica. Mais que ser interpretado, atualizado ou “completado” com outros autores, pode-se afirmar que, graças a ele, Marx foi revelado pela primeira vez.48 Esta empresa deu-se através dos Saggi sulla concezione materialistica della storia (Ensaios sobre a concepção materialista da história), publicados por Labriola entre 1895 e 1897. O primeiro desses, In memoria del Mani- festo dei comunisti (Em memória do Manifesto dos comunistas), consistia justamente em um estudo sobre a gênese do Manifesto que, posterior- mente à aprovação alcançada junto a Engels pouco antes da sua mor- te,49 tornou-se o seu mais importante comentário e a interpretação oficial da parte “marxista”.

Muitos dos limites da realidade italiana puderam assim ser enfrentados. Segundo Labriola, a revolução “não pode proceder a partir do tumulto de uma turba guiada por alguns, mas deve ser e será o resultado dos próprios proletários”.50 “O comunismo crítico [que para o filósofo napolitano era o nome mais apropriado para descrever as teorias de Marx e Engels] não fabrica as revoluções, não prepara as insurreições, não arma os tumultos […], enfim, não é um seminário em que se forme o estado maior dos capitães da revolução proletária; mas é somente a consciência de tal revolução”.51 O Manifesto, portanto, não é “o vademecum da revolução proletária”,52 mas o instrumento para desmascarar a ingenuidade do socialismo que se pensa possível “sem a revolução, ou se- ja, sem uma fundamental mutação da estrutura elementar e geral da sociedade”.53

Com Labriola, o movimento operário italiano teve, finalmente, um teórico capaz de, contemporaneamente, igualar-se aos níveis máximos da filosofia e do marxismo europeu. Todavia, o rigor de seu marxismo, problemático pelas imediatas circunstâncias políticas e crítico dos com- promissos teóricos, decretou também a sua desatualização.54

Encravada entre os dois séculos, de fato, a publicação de La filosofia di Marx (A filosofia de Marx), de Giovanni Gentile (livro marcado posterior- mente, por Lênin, como “digno de atenção”55), dos escritos de Croce que proclamavam a “morte do socialismo”56 e – no âmbito militar – dos valo- res de Francesco Saverio Merlino57 e de Antonio Graziadei,58 também ins- piraram na Itália o vento da “crise do marxismo”. Contudo, no Partido Socialista Italiano não havia, como na Alemanha, um marxismo ortodoxo e, na realidade, o embate foi travado entre dois “revisionismos”, um reformista e outro sindical-revolucionário.59

Nesse mesmo período, a partir de 1899 e até 1902, deu-se uma proliferação de traduções de Marx e Engels que forneceram ao leitor italiano boa parte das obras disponíveis à época. Foi nesse contexto que, em 1902, como apêndice à 3a edição do escrito de Labriola (Em memó- ria do Manifesto dos comunistas), apareceu uma nova tradução do Mani- festo, a última feita na Itália até o fim da Segunda Guerra Mundial. Essa – cuja paternidade foi dada por alguns a Labriola e, por outros, à sua mulher Rosalia Carolina De Sprenger – continha algumas inexatidões e omissões e foi retomada em poucas reedições do texto.
A versão mais utilizada até a segunda metade do pós-guerra foi, então, aquela de Bettini, reproduzida em numerosas reimpressões.

A uma primeira, de 1910, seguiram-se diversas, organizadas pela Sociedade Editora Avanti, que se tornou o principal veículo de propaganda do Partido Socialista. Particularmente duas, em 1914, das quais a segunda continha Os fundamentos do comunismo de Engels. Ainda entre 1914 e 1916 (reimpressa no biênio 1921-1922), foi inserida no primeiro tomo da edição das Obras de Marx e Engels, que, a despeito da confusão geral dominante, na Itália – como na Alemanha – foram reunidas, junto àque- las de Lassalle. Depois, em 1917, por duas vezes em 1918, tendo como apêndice os 14 pontos da Conferência de Kienthal e o manifesto da Con- ferência de Zimmerwald, em 1920 (com duas reimpressões em 1922) em uma tradução revista por Gustavo Sacerdote, e, enfim, em 1925. A essas edições Avanti, acrescentem-se outras sete reimpressões que aparece- ram, em editoras menores, entre 1920 e 1926.

Durante a primeira década do século, o marxismo se despediu da prática política quotidiana do Partido Socialista Italiano. Em um famoso debate parlamentar de 1911, de fato, o presidente do conselho, Giovanni Giolitti, afirmava: “o Partido Socialista moderou demais o seu programa. Karl Marx fora mandado para a geladeira”.60 Os comentários aos textos de Marx, que pouco tempo antes tinham invadido o mercado literário, arrefeceram. E, se se exclui o “retorno a Marx” dos estudos filosóficos de Rodolfo Mondolfo,61 além de outras poucas exceções, o mesmo se verifi- cou durante os anos 10. Quanto às iniciativas por obra de outras realida- des, o campo burguês havia há tempos celebrado a “dissolução do mar- xismo”, enquanto na Igreja Católica as condenações preconceituosas prevaleceram sobre as tentativas de análise.

Em 1922, irrompe a barbárie fascista. Em 1923, todos os exemplares do Manifesto foram retirados das bibliotecas públicas e das universida- des. Em 1924, todas as publicações de Marx e aquelas ligadas ao movi- mento operário foram queimadas.62 As leis “fascistíssimas” de 1926, en- fim, decretaram a dissolução dos partidos de oposição e deram início ao período mais trágico da história moderna italiana.

Se não se levam em consideração algumas edições datilografadas e mimeografadas, os poucos escritos de Marx publicados em língua italiana entre 1926 e 1943 apareceram no exterior (entre os quais se destacam duas versões do Manifesto impressas na França, em 1931 e 1939, e uma outra publicada em Moscou, em 1944, com uma nova tradução de Palmiro Togliatti). Únicas exceções a tal complô de silêncio foram três diferentes edições do Manifesto do Partido Comunista. Duas delas apareceram, “para uso de estudiosos” e com direito à consulta somente através de solicita- ção prévia, em 1934. A primeira, da coletânea Política e economia, que alinhava, ao lado de Marx, textos de Labriola, Loria, Pareto, Weber e Rimmel; a tradução era aquela de Bettini revisitada pelo organizador Robert Michels.63 A segunda, em Florença, na versão de Labriola, em um outro volume coletivo, Le carte dei diritti (As cartas dos direitos), primeiro tomo da coleção “Clássicos do liberalismo e do socialismo”.

E depois do último, em 1938, desta vez sob a organização de Croce, como apêndice a uma coleção de ensaios sobre Labriola, intitulada La concezione materialistica della storia (A concepção materialista da história), na tradu- ção feita por ele mesmo. O volume incluía também um ensaio de Croce, que se tornou famoso, de título bastante explícito, Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia (1895-1900) (Como nasceu e como mor- reu o marxismo teórico na Itália (1895-1900)). O filósofo idealista, po- rém, se enganava. O marxismo italiano não estava morto, mas somente aprisionado nos Quaderni del cárcere (Cadernos do cárcere), de Antonio Gramsci,64 que logo mostrariam todo o seu valor teórico e político.

Com a liberação do fascismo, o Manifesto recomeçou a aparecer em diversas edições. Federações provinciais do Partido Comunista Italiano, iniciativas e editoras pequenas e particulares na Itália meridional já libe- rada deram ao texto de Marx e Engels um novo fôlego. Três edições apa- recerem em 1943 e oito, em 1944. E assim paulatinamente nos anos su- sucessivos: das nove edições publicadas no fim da guerra, em 1945, à façanha de 1948, por ocasião do centenário.

VI. Conclusão
Repercorrendo a história da edição italiana do Manifesto do Partido Comunista, fica evidente o enorme atraso com que foi publicada. Contra- riamente a muitos países em que o Manifesto foi o primeiro escrito de Marx e Engels a ser traduzido, na Itália apareceu só depois de outras obras.65 Também a sua influência política foi modesta e ele nunca incidiu diretamente sobre os principais documentos do movimento operário. Tanto menos foi determinante na formação da consciência política dos dirigen- tes socialistas. Todavia, foi de grande relevância para os estudiosos (veja- se o caso de Labriola) e, através de suas edições, teve um papel impor- tante entre os militantes, até se tornar a referência teórica privilegiada.

Mais de 150 anos de sua publicação, estudado por incalculáveis exegetas, opositores e seguidores de Marx, o Manifesto atravessou as mais variadas estações e foi lido nos modos mais diversos. Pedra angu- lar do “socialismo científico” ou plágio do Manifeste de la démocratie, de Victor Considerant; texto incendiário culpado de ter fomentado o ódio entre as classes do mundo ou símbolo da libertação do movimento ope- rário internacional; clássico do passado ou obra de vanguarda da reali- dade moderna da “globalização capitalista”. Qualquer que seja a inter- pretação considerada, uma coisa é certa: pouquíssimos outros escritos na história podem vangloriar-se de análoga vitalidade e difusão. Ainda hoje, de fato, o Manifesto continua a ser impresso e a ser assunto seja na América Latina como na China, nos Estados Unidos como na Itália e em toda a Europa.

Se a perpétua juventude de um escrito está na sua capacidade de saber envelhecer, ou seja, de ser capaz de estimular novos pensamen- tos, pode-se afirmar que o Manifesto possui, sem dúvida, essa virtude.

Categories
Book chapter

Dissemination and Reception of the Grundrisse in the World

I. 1858-1953: One hundred years of solitude
Having abandoned the Grundrisse in May 1858 to make room for work on the A Contribution to the Critique of Political Economy, Marx used parts of it in composing this latter text but then almost never drew on it again. In fact, although it was his habit to invoke his own previous studies, even to transcribe whole passages from them, none of the preparatory manuscripts for Capital, with the exception of those of 1861-3, contains any reference to the Grundrisse. It lay among all the other drafts that he had no intention of bringing into service as he became absorbed in solving more specific problems than they had addressed.

There can be no certainty about the matter, but it is likely that not even Friedrich Engels read the Grundrisse. As is well known, Marx managed to complete only the first volume of Capital by the time of his death, and the unfinished manuscripts for the second and third volumes were selected and put together for publication by Engels. In the course of this activity, he must have examined dozens of notebooks containing preliminary drafts of Capital, and it is plausible to assume that, when he was putting some order into the mountain of papers, he leafed through the Grundrisse and concluded that it was a premature version of his friend’s work – prior even to the A Contribution to the Critique of Political Economy of 1859 – and that it could therefore not be used for his purposes. Besides, Engels never mentioned the Grundrisse, either in his prefaces to the two volumes of Capital that he saw into print or in any of his own vast collection of letters.

After Engels’s death, a large part of Marx’s original texts were deposited in the archive of the Social Democratic Party of Germany (SPD) in Berlin, where they were treated with the utmost neglect. Political conflicts within the Party hindered publication of the numerous important materials that Marx had left behind; indeed, they led to dispersal of the manuscripts and for a long time made it impossible to bring out a complete edition of his works. Nor did anyone take responsibility for an inventory of Marx’s intellectual bequest, with the result that the Grundrisse remained buried alongside his other papers.

The only part of it that came to light during this period was the ‘Introduction’, which Karl Kautsky published in 1903 in Die Neue Zeit (The New Times), together with a brief note that presented it as a ‘fragmentary draft’ dated 23 August 1857. Arguing that it was the introduction to Marx’s magnum opus, Kautsky gave it the title Einleitung zu einer Kritik der politischen Ökonomie (Introduction to a Critique of Political Economy) and maintained that ‘despite its fragmentary character’ it ‘offered a large number of new viewpoints’ (Marx 1903: 710, n. 1). Considerable interest was indeed shown in the text: the first versions in other languages were in French (1903) and in English (1904), and it soon became more widely noticed after Kautsky published it in 1907 as an appendix to the A Contribution to the Critique of Political Economy. More and more translations followed – including into Russian (1922), Japanese (1926), Greek (1927), and Chinese (1930) – until it became one of the works most commented upon in the whole of Marx’s theoretical production.

While fortune smiled on the ‘Introduction’, however, the Grundrisse remained unknown for a long time. It is difficult to believe that Kautsky did not discover the whole manuscript along with the ‘Introduction’, but he never made any mention of it. And a little later, when he decided to publish some previously unknown writings of Marx between 1905 and 1910, he concentrated on a collection of material from 1861-3, to which he gave the title Theories of Surplus-Value.

The discovery of the Grundrisse came in 1923, thanks to David Ryazanov, director of the Marx-Engels Institute (MEI) in Moscow and organizer of the Marx Engels Gesamtausgabe (MEGA), the complete works of Marx and Engels. After examining the Nachlass in Berlin, he revealed the existence of the Grundrisse in a report to the Socialist Academy in Moscow on the literary estate of Marx and Engels:

I found among Marx’s papers another eight notebooks of economic studies. … The manuscript can be dated to the middle of the 1850s and contains the first draft of Marx’s work [Das Kapital], whose title he had not yet fixed at the time; it [also] represents the first version of hisA Contribution to the Critique of Political Economy. [2] (Ryazanov 1925: 393-4).

‘In one of these notebooks,’ Ryazanov continues, ‘Kautsky found the ‘Introduction’ to A Contribution to the Critique of Political Economy’ – and he considers the preparatory manuscripts for Capital to be of ‘extraordinary interest for what they tell us about the history of Marx’s intellectual development and his characteristic method of work and research’ (Ryazanov 1925: 394).

Under an agreement for publication of the MEGA among the MEI, the Institute for Social Research in Frankfurt and the Social Democratic Party of Germany (which still had custody of the Marx-Engels Nachlass), the Grundrisse was photographed together with many other unpublished writings and began to be studied by specialists in Moscow. Between 1925 and 1927 Pavel Veller from the MEI catalogued all the preparatory materials for Capital , the first of which was the Grundrisse itself. By 1931 it had been completely deciphered and typed out, and in 1933 one part was published in Russian as the ‘Chapter on Money’, followed two years later by an edition in German. Finally, in 1936, the Marx-Engels-Lenin Institute (MELI, successor to the MEI) acquired six of the eight notebooks of the Grundrisse, which made it possible to solve the remaining editorial problems.

In 1939, then, Marx’s last important manuscript – an extensive work from one of the most fertile periods of his life – appeared in Moscow under the title given it by Veller: Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie (Rohentwurf) 1857–1858. Two years later there followed an appendix ( Anhang) comprising Marx’s comments of 1850-1 on Ricardo’s Principles of Political Economy and Taxation, his notes on Bastiat and Carey, his own table of contents for the Grundrisse, and the preparatory material (Urtext) for the 1859 Contribution to the Critique of Political Economy. The MELI’s preface to the edition of 1939 highlighted its exceptional value: ‘the manuscript of 1857-1858, published in full for the first time in this volume, marked a decisive stage in Marx’s economic work’ (Marx-Engels-Lenin-Institut 1939: VII).

Although the editorial guidelines and the form of publication were similar, the Grundrisse was not included in the volumes of the MEGA but appeared in a separate edition. Furthermore, the proximity of the Second World War meant that the work remained virtually unknown: the three thousand copies soon became very rare, and only a few managed to cross the Soviet frontiers. The Grundrisse did not feature in the Sochinenya of 1928-1947, the first Russian edition of the works of Marx and Engels, and its first republication in German had to wait until 1953. While it is astonishing that a text such as the Grundrisse was published at all during the Stalin period, heretical as it surely was with regard to the then indisputable canons of diamat, Soviet-style ‘dialectical materialism’, we should also bear in mind that it was then the most important of Marx’s writings not to be circulating in Germany. Its eventual publication in East Berlin in 30,000 copies was part of the celebrations marking Karl Marx Jahr , the seventieth anniversary of its author’s death and the hundred and fiftieth of his birth. Written in 1857-8, the Grundrisse was only available to be read throughout the world from 1953 after a hundred years of solitude.

II. Five hundred thousand copies circulating in the world
Despite the resonance of this major new manuscript prior to Capital, and despite the theoretical value attributed to it, editions in other languages were slow to appear. Another extract, after the ‘Introduction’, was the first to generate interest: the‘Forms which Precede Capitalist Production’. It was translated into Russian in 1939, and then from Russian into Japanese in 1947-8. Subsequently, the separate German edition of this section and a translation into English helped to ensure a wide readership: the former, which appeared in 1952 as part of the Kleine Bücherei des Marxismus-Leninismus (Small Library of Marxism-Leninism), was the basis for Hungarian and Italian versions (1953 and 1954 respectively); while the latter, published in 1964, helped to spread it in Anglophone countries and, via translations in Argentina (1966) and Spain (1967), into the Spanish-speaking world. The editor of this English edition, Eric Hobsbawm, added a preface that helped to underline its importance: Pre-Capitalist Economic Formations, he wrote, was Marx’s ‘most systematic attempt to grapple with the problem of historical evolution’, and ‘it can be said without hesitation that any Marxist historical discussion which does not take [it] into account … must be reconsidered in its light’ (Hobsbawm 1964: 10). More and more scholars around the world did indeed begin to concern themselves with this text, which appeared in many other countries and everywhere prompted major historical and theoretical discussions.

Translations of the Grundrisse as a whole began in the late 1950s; its dissemination was a slow yet inexorable process, which eventually permitted a more thorough, and in some respects different, appreciation of Marx’s oeuvre. The best interpreters of the Grundrisse tackled it in the original, but its wider study – both among scholars unable to read German and, above all, among political militants and university students – occurred only after its publication in various national languages.

The first to appear were in the East: in Japan (1958–65) and China (1962–78). A Russian edition came out in the Soviet Union only in 1968–9, as a supplement to the second, enlarged edition of the Sochineniya (1955–66). Its previous exclusion from this was all the more serious because it had resulted in a similar absence from the Marx-Engels Werke (MEW) of 1956–68, which reproduced the Soviet selection of texts. The MEW – the most widely used edition of the works of Marx and Engels, as well as the source for translations into most other languages – was thus deprived of the Grundrisse until its eventual publication as a supplement in 1983.

The Grundrisse also began to circulate in Western Europe in the late 1960s. The first translation appeared in France (1967-8), but it was of inferior quality and had to be replaced by a more faithful one in 1980. An Italian version followed between 1968 and 1970, the initiative significantly coming, as in France, from a publishing house independent of the Communist Party.

The text was published in Spanish in the 1970s. If one excludes the version of 1970-1 published in Cuba, which was of little value as it was done from the French version, and whose circulation remained confined within the limits of that country, the first proper Spanish translation was accomplished in Argentina between 1971 and 1976. There followed another three done conjointly in Spain, Argentina and Mexico, making Spanish the language with the largest number of translations of the Grundrisse.

The English translation was preceded in 1971 by a selection of extracts, whose editor, David McLellan, raised readers’ expectations of the text: ‘The Grundrisse is much more than a rough draft of Capital’ (McLellan 1971: 2); indeed, more than any other work, it ‘contains a synthesis of the various strands of Marx’s thought. … In a sense, none of Marx’s works is complete, but the completest of them is the Grundrisse’ (McLellan 1971: 14-15). The complete translation finally arrived in 1973, a full twenty years after the original edition in German. Its translator, Martin Nicolaus, wrote in a foreword: ‘Besides their great biographical and historical value, they [the Grundrisse] add much new material, and stand as the only outline of Marx’s full political-economic project. … The Grundrisse challenges and puts to the test every serious intepretation of Marx yet conceived’ (Nicolaus 1973: 7).

The 1970s were also the crucial decade for translations in Eastern Europe. For, once the green light had been given in the Soviet Union, there was no longer any obstacle to its appearance in the ‘satellite’ countries: Hungary (1972), Czechoslovakia (1971-7 in Czech, 1974-5 in Slovak) and Romania (1972-4), as well as in Yugoslavia (1979). During the same period, two contrasting Danish editions were put on sale more or less simultaneously: one by the publishing house linked to the Communist Party (1974-8), the other by a publisher close to the New Left (1975-7). In the 1980s the Grundrisse was also translated in Iran (1985-7), where it constituted the first rigorous edition in Persian of any of Marx’s works, and in a number of further European countries. The Slovenian edition dates from 1985, and the Polish and Finnish from 1986 (the latter with Soviet support).

With the dissolution of the Soviet Union and the end of what was known as ‘actually existing socialism’, which in reality had been a blatant negation of Marx’s thought, there was a lull in the publication of Marx’s writings. Nevertheless, even in the years when the silence surrounding its author was broken only by people consigning it with absolute certainty to oblivion, the Grundrisse continued to be translated into other languages. Editions in Greece (1989-92), Turkey (1999-2003), South Korea (2000) and Brazil (scheduled for 2008) make it Marx’s work with the largest number of new translations in the last two decades.

All in all, the Grundrisse has been translated in its entirety into 22 languages, [3] in a total of 32 different versions. Not including partial editions, it has been printed in more than 500,000 copies [4] – a figure that would greatly surprise the man who wrote it only to summarize, with the greatest of haste, the economic studies he had undertaken up to that point.

III. Readers and interpreters
The history of the reception of the Grundrisse, as well as of its dissemination, is marked by quite a late start. The decisive reason for this, apart from the twists and turns associated with its rediscovery, is certainly the complexity of the fragmentary and roughly sketched manuscript itself, so difficult to interpret and to render in other languages. In this connection, the authoritative scholar Roman Rosdolsky has noted

In 1948, when I first had the good fortune to see one of the then very rare copies …, it was clear from the outset that this was a work which was of fundamental importance for Marxist theory. However, its unusual form and to some extent obscure manner of expression made it far from suitable for reaching a wide circle of readers. (Rosdolsky 1977: xi)

These considerations led Rosdolsky to attempt a clear exposition and critical examination of the text: the result, his Zur Entstehungsgeschichte des Marxschen ‘Kapital’. Der Rohentwurf des ‘Kapital’ 1857-58 (The Making of Marx’s ‘Capital’), which appeared in German in 1968, is the first and still the principal monograph devoted to the Grundrisse. Translated into many languages, it encouraged the publication and circulation of Marx’s work and has had a considerable influence on all its subsequent interpreters.

Nineteen sixty-eight was a significant year for the Grundrisse. In addition to Rosdolsky’s book, the first essay on it in English appeared in the March-April issue of New Left Review: Martin Nicolaus’s ‘The Unknown Marx’, which had the merit of making the Grundrisse more widely known and underlining the need for a full translation. Meanwhile, in Germany and Italy, the Grundrisse won over some of the leading actors in the student revolt, who were excited by the radical and explosive content as they worked their way through its pages. The fascination was irresistible especially among those in the New Left who were committed to overturn the interpretation of Marx provided by Marxism-Leninism.

On the other hand, the times were changing in the East too. After an initial period in which the Grundrisse was almost completely ignored, or regarded with diffidence, Vitalii Vygodskii’s introductory study – Istoriya odnogo velikogo otkrytiya Karla Marksa (The Story of a Great Discovery: How Marx Wrote ‘Capital’), published in Russia in 1965 and the German Democratic Republic in 1967 – took a sharply different tack. He defined it as a ‘work of genius’, which ‘takes us into Marx’s “creative laboratory” and enables us to follow step by step the process in which Marx worked out his economic theory’, and to which it was therefore necessary to give due heed (Vygodski 1974: 44).

In the space of just a few years the Grundrisse became a key text for many influential Marxists. Apart from those already mentioned, the scholars who especially concerned themselves with it were: Walter Tuchscheerer in the German Democratic Republic, Alfred Schmidt in the Federal Republic of Germany, members of the Budapest School in Hungary, Lucien Sève in France, Kiyoaki Hirata in Japan, Gajo Petrović in Yugoslavia, Antonio Negri in Italy, Adam Schaff in Poland and Allen Oakley in Australia. In general, it became a work with which any serious student of Marx had to come to grips. With various nuances, the interpreters of the Grundrisse divided between those who considered it an autonomous work conceptually complete in itself and those who saw it as an early manuscript that merely paved the way for Capital. The ideological background to discussions of the Grundrisse – the core of the dispute was the legitimacy or illegitimacy of approaches to Marx, with their huge political repercussions – favoured the development of inadequate and what seem today ludicrous interpretations. For some of the most zealous commentators on the Grundrisse even argued that it was theoretically superior to Capital, despite the additional ten years of intense research that went into the composition of the latter. Similarly, among the main detractors of the Grundrisse, there were some who claimed that, despite the important sections for our understanding of Marx’s relationship with Hegel and despite the significant passages on alienation, it did not add anything to what was already known about Marx.

Not only were there opposing readings of the Grundrisse, there were also non-readings of it – the most striking and representative example being that of Louis Althusser. Even as he attempted to make Marx’s supposed silences speak and to read Capital in such a way as to ‘make visible whatever invisible survivals there are in it’ (Althusser and Balibar 1979: 32), he permitted himself to overlook the conspicuous mass of hundreds of written pages of the Grundrisse and to effect a (later hotly debated) division of Marx’s thought into the works of his youth and the works of his maturity, without taking cognizance of the content and significance of the manuscripts of 1857-8. [5]

From the mid-1970s on, however, the Grundrisse won an ever larger number of readers and interpreters. Two extensive commentaries appeared, one in Japanese in 1974 (Morita, Kiriro and Toshio Yamada 1974), the other in German in 1978 (Projektgruppe Entwicklung des Marxschen Systems 1978), but many other authors also wrote about it. A number of scholars saw it as a text of special importance for one of the most widely debated issues concerning Marx’s thought: his intellectual debt to Hegel. Others were fascinated by the almost prophetic statements in the fragments on machinery and automation, and in Japan too the Grundrisse was read as a highly topical text for our understanding of modernity. In the 1980s the first detailed studies began to appear in China, where the work was used to throw light on the genesis of Capital, while in the Soviet Union a collective volume was published entirely on the Grundrisse (Vv. Aa. 1987).

In recent years, the enduring capacity of Marx’s works to explain (while also criticizing) the capitalist mode of production has prompted a revival of interest on the part of many international scholars (see Musto 2007). If this revival lasts and if it is accompanied by a new demand for Marx in the field of politics, the Grundrisse will certainly once more prove to be one of his writings capable of attracting major attention.

Meanwhile, in the hope that ‘Marx’s theory will be a living source of knowledge and the political practice which this knowledge directs’ (Rosdolsky 1977: xiv), the story presented here of the global dissemination and reception of the Grundrisse is intended as a modest recognition of its author and as an attempt to reconstruct a still unwritten chapter in the history of Marxism.

Appendix: Chronological table of translations of the Grundrisse

1939-41 First German edition
1953 Second German edition
1958-65 Japanese translation
1962-78 Chinese translation
1967-8 French translation
1968-9 Russian translation
1968-70 Italian translation
1970-1 Spanish translation
1971-7 Czech translation
1972 Hungarian translation
1972-4 Romanian translation
1973 English translation
1974-5 Slovak translation
1974-8 Danish translation
1979 Serbian/Serbo–Croatian translation
1985 Slovenian translation
1985-7 Persian translation
1986 Polish translation
1986 Finnish translation
1989-92 Greek translation
1999-2003 Turkish translation
2000 Korean translation
2010 Portuguese translation

References
1. This article is an abridged version of the text Dissemination and reception of Grundrisse in the world. Introduction contained in the collected volume Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the Critique of Political Economy 150 Years Later, edited by Marcello Musto, London/New York: Routledge 2008 (paperback 2010).
2. The Russian version of this report was published in 1923.
3. See the chronological table of translations in Appendix 1. To the full translations mentioned above should be added the selections in Swedish (Karl Marx, Grunddragen i kritiken av den politiska ekonomin, Stockholm: Zenit/R&S, 1971) and Macedonian (Karl Marx,Osnovi na kritikata na političkata ekonomija (grub nafrlok): 1857-1858, Skopje: Komunist, 1989), as well as the translations of the Introduction and The Forms which precede Capitalist Production into a large number of languages, from Vietnamese to Norwegian, Arabic to Dutch, Hebrew to Bulgarian.
4. The total has been calculated by adding together the print-runs ascertained during research in the countries in question.
5. See Lucien Sève, Penser avec Marx aujourd’hui, Paris: La Dispute, 2004, who recalls how ‘with the exception of texts such as the Introduction […] Althusser never read the Grundrisse, in the real sense of the word reading’ (p. 29). Adapting Gaston Bachelard’s term ‘epistemological break’ (coupure épistémologique), which Althusser had himself borrowed and used, Sève speaks of an ‘artificial bibliographical break(coupure bibliographique) that led to the most mistaken views of its genesis and thus of its consistency with Marx’s mature thought’ (p. 30).

Bibliography
Althusser, Louis and Balibar, Étienne (1979) Reading Capital, London: Verso.
Hobsbawm, Eric J. (1964) ‘Introduction’, in KarlMarx, Pre-Capitalist Economic Formations, London: Lawrence & Wishart, pp. 9-65.
Marx, Karl (1903) ‘Einleitung zu einer Kritik der politischen Ökonomie’, Die Neue Zeit, Year 21, vol. 1: 710–18, 741–5, and 772–81.
Marx-Engels-Lenin-Institut (1939), ‘Vorwort’ (Foreword), in Karl Marx, Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie (Rohentwurf) 1857–1858, Moscow: Verlag für Fremdsprachige Literatur, pp. VII-XVI.
McLellan, David (1971) Marx’s Grundrisse, London: Macmillan.
Morita, Kiriro and Toshio, Yamada, (1974) Komentaru keizaigakuhihan’yoko (Commentaries on the Grundrisse), Tokyo: Nihonhyoronsha.
Musto, Marcello (2007) ‘The Rediscovery of Karl Marx’, International Review of Social History, 52/3: 477-98.
Nicolaus, Martin (1973) ‘Foreword’, in Marx, Karl Grundrisse, Harmondsworth: Penguin Books, pp. 7-63.
Projektgruppe Entwicklung des Marxschen Systems (1978) Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie (Rohentwurf). Kommentar (Outlines of the Critique of Political Economy. Rough Draft. Commentary), Hamburg: VSA.
Rosdolsky, Roman (1977) The Making of Marx’s ‘Capital’, vol. 1, London: Pluto Press.
Ryazanov, David (1925) ‘Neueste Mitteilungen über den literarischen Nachlaß von Karl Marx und Friedrich Engels’ (Latest reports on the literary bequest of Karl
Marx and Friedrich Engels), Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung, Year 11: 385-400.
Sève, Lucien (2004) Penser avec Marx aujourd’hui, Paris: La Dispute.
Vv. Aa. (1987) Pervonachal’ny variant ‘Kapitala’. Ekonomicheskie rukopisi K. Marksa 1857–1858 godov (The first version of Capital, K. Marx’s Economic Manuscripts of 1857–1858), Moscow: Politizdat.
Vygodskii, Vitalii (1974) The Story of a Great Discovery: How Marx Wrote ‘Capital’, Tunbridge Wells: Abacus Press.

Categories
Journal Articles

I «Manoscritti economico-filosofici del 1844» di Karl Marx

I. Introduzione
I Manoscritti economico-filosofici del 1844 costituiscono uno degli scritti di Karl Marx più celebri e diffusi in tutto il mondo. Tuttavia, questo testo, tanto dibattuto e di così grande incidenza per l’interpretazione complessiva della concezione del suo autore, è rimasto per lungo tempo sconosciuto. Infatti, dalla sua stesura a quando esso è stato dato alle stampe, e offerto a studiosi e militanti politici, è passato quasi un secolo.

La pubblicazione non ne esaurì, però, le vicissitudini. Con essa prese avvio l’annosa contesa relativa al loro carattere. I Manoscritti economico-filosofici del 1844 erano un testo che esprimeva le concezioni tipiche della sinistra hegeliana e, dunque, ancora riduttivo rispetto alla successiva critica dell’economia politica; oppure rappresentavano la base filosofica del pensiero di Marx, sottesa a tutta la sua opera, seppure era andata sempre più affievolendosi nel lungo percorso della stesura de Il capitale? Questo conflitto interpretativo ebbe valenza politica. La prima interpretazione fu sostenuta dagli studiosi sovietici di Marx e dalla gran parte degli interpreti che avevano un forte legame con i partiti comunisti legati al cosiddetto «blocco socialista» o che di esso erano parte. La seconda, invece, fu avanzata dai fautori di un marxismo critico, che trovarono proprio in questo testo le fonti testuali e le più efficaci argomentazioni (in particolare quella sul concetto di alienazione) per rompere il monopolio che l’Unione Sovietica aveva avuto, sino ad allora, sull’opera di Marx.

Le letture strumentali, che l’una e l’altra parte hanno compiuto sui Manoscritti economico-filosofici del 1844, sono un chiaro esempio di come l’opera di Marx sia stata permanente oggetto di conflitti teorico-politici e spesso piegata, in funzione di essi, a interpretazioni distorte. Per meglio evidenziare tale realtà, il secondo e il terzo paragrafo di questo articolo ricostruiscono le vicende editoriali legate alla loro pubblicazione, mentre i paragrafi quarto, quinto e sesto presentano una breve rassegna – stante la mole di volumi scritti dai tanti interpreti di questo testo – delle loro interpretazioni.

II. Le due edizioni del 1932
La prima pubblicazione parziale dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 avvenne in lingua russa a opera di David Borisovič Rjazanov. Nel 1927, infatti, all’interno del terzo volume dello Archiv K. Marksa i F. Engel’sa, il noto studioso di Marx, al tempo direttore dell’Istituto Marx-Engels (IME) di Mosca, diede alle stampe gran parte di quello che venne poi denominato «terzo» manoscritto , con il titolo Lavori preparatori alla «Sacra famiglia» . Il testo fu preceduto da un’introduzione dello stesso Rjazanov che sottolineò l’importanza del periodo nel quale furono redatti questi manoscritti, contraddistinto da un rapidissimo progresso teorico del loro autore.

Secondo lo studioso sovietico, il valore delle note pubblicate era notevole poiché esse, lungi dal rappresentare una mera curiosità bibliografica, costituivano una tappa importante del cammino di Marx e consentivano di intendere meglio il suo sviluppo intellettuale . Nonostante il grande rigore degli studi condotti da Rjazanov, questa ipotesi interpretativa si mostrò errata. Le indicazioni di Marx e il contenuto delle pagine dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 testimoniano che essi non furono affatto uno studio preparatorio a La sacra famiglia, ma un lavoro diverso e precedente, dedicato alla sua prima analisi critica dell’economia politica.

Nel 1929, all’interno della K. Marks i F. Engel’s: Sočinenija (Opere) (1928-1947), la prima edizione sovietica delle opere di Marx ed Engels, venne data alle stampe una seconda edizione russa del testo. Il manoscritto fu inserito nel III tomo, nella stessa forma frammentaria e con lo stesso titolo errato del 1927 . Inoltre, nel 1931, la rivista Unter dem Banner des Marxismus pubblicò la prima versione in lingua tedesca del frammento Critica della dialettica e in generale della filosofia di Hegel.

La prima edizione completa fu data alle stampe, in lingua tedesca, nel 1932. In realtà, nello stesso anno, le versioni pubblicate furono due e tale circostanza concorse ad alimentare la confusione intorno a questo testo. Gli studiosi socialdemocratici Siegfried Landshut e J. P. Mayer pubblicarono una raccolta delle opere giovanili di Marx, in due volumi, Der historische Materialismus. Die Frühschriften , nella quale furono inseriti anche i Manoscritti economico-filosofici del 1844. Tale edizione era stata anticipata l’anno precedente da un articolo dello stesso Mayer che annunciava la stampa di un importantissimo «scritto di Marx finora sconosciuto» . In questa raccolta, però, essi furono pubblicati solo parzialmente e con diverse e gravi imprecisioni. Il «primo» manoscritto, infatti, mancava del tutto; il «secondo» ed il «terzo» furono dati alle stampe in un caotico disordine; e venne poi inserito un presunto «quarto» manoscritto che era, invece, soltanto il compendio del capitolo finale della Fenomenologia dello Spirito di Hegel privo di qualsiasi commento di Marx.

Inoltre, l’ordine della varie parti fu stravolto (i manoscritti furono pubblicati nella sequenza III – II – IV) rendendo la loro comprensione ancora più difficile. Cosa ancora più grave, la decifrazione dell’originale conteneva numerosi errori e anche il titolo scelto era manifestamente sbagliato. La dicitura Economia politica e filosofia. Sulla connessione dell’economia politica con lo Stato, il diritto, la morale e la vita civile (1844) era, infatti, in totale contraddizione con quanto affermato da Marx nella prefazione: «si troverà che nel presente scritto la connessione dell’economia politica con lo Stato, il diritto e la morale sarà presa in considerazione solo per quel tanto che l’economia politica stessa prende in considerazione ex professo questi argomenti» . Ultimo importante dettaglio: il testo fu accompagnato da pochissime indicazioni filologiche, contenute nella prefazione dei curatori, che indicarono quale probabile periodo di redazione dei manoscritti l’arco di tempo tra il febbraio e l’agosto del 1844.

Nonostante i gravi errori editoriali e interpretativi sin qui esposti, questa versione conobbe una buona diffusione in Germania e fu la base della traduzione francese, realizzata nel 1937 da J. Molitor.
La seconda versione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 pubblicata nel 1932 apparve nel terzo volume della prima sezione dell’edizione delle opere complete di Marx ed Engels, la Marx Engels Gesamtausgabe (MEGA), a cura dell’Istituto-Marx-Engels (IME) di Mosca. Si trattò della prima edizione integrale e scientifica di questo scritto, a cui fu dato il titolo, divenuto poi celebre, di Ökonomisch-philosophische Manuskripte aus dem Jahre 1844 . Per la prima volta, i tre manoscritti vennero pubblicati nella disposizione esatta e la decifrazione degli originali fu decisamente più accurata che nell’edizione realizzata in Germania. Un’introduzione, seppur anch’essa molto circoscritta, ricostruì la genesi del testo e ogni manoscritto fu anticipato da una breve descrizione filologica.

Tuttavia, anche gli editori della MEGA, avendo dovuto assegnare un titolo a questi manoscritti, collocando la prefazione al principio del testo (in realtà si trova nel terzo manoscritto) e nel riorganizzarne l’insieme, finirono col far credere che Marx avesse avuto, sin dal principio, l’idea di scrivere una critica dell’economia politica e che i manoscritti fossero un’opera originariamente divisa in capitoli.

Tra l’edizioni di Landshut e Mayer e quella della MEGA, quest’ultima risultò senz’altro la migliore e divenne la base di gran parte delle traduzioni che seguirono. Le due differenti versioni pubblicate nel 1932 entravano in conflitto tra loro non solo per alcune questioni di filologia. Lo scontro tra ‘marxismo occidentale’ e ‘marxismo sovietico’ andò, col passare degli anni, sempre più inasprendosi e l’interpretazione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 divenne uno dei principali oggetti della disputa.

Vladimir V. Adoratskij, il direttore della MEGA subentrato a Rjazanov nel 1931, dopo che le epurazioni staliniane si abbatterono anche sull’IME, divenuto Istituto Marx-Engels-Lenin (IMEL), presentò il testo come uno scritto frammentario avente a tema il salario, il profitto del capitale, la rendita fondiaria e il denaro, nel quale Marx aveva elaborato un’analisi della struttura economica del capitalismo ricorrendo ancora alla terminologia filosofica feuerbachiana . Viceversa, Landshut e Mayer scrissero di un’opera che “nell’essenza, anticipa[va] già Il capitale”, che era “in un certo senso l’opera più centrale di Marx [… che] forma[va] il punto nodale del suo intero sviluppo concettuale” e che non solo restituiva al lettore la terminologia filosofica marxiana dei primi scritti, ma esprimeva la necessità di ricondurre le successive teorie economiche ai concetti sviluppati durante questo periodo, ovvero svelava il contenuto filosofico della teoria economica della maturità . Nonostante l’assoluta mancanza di fondamento, questa interpretazione riscosse grande successo e può essere datata proprio a questo saggio la nascita – agevolata successivamente da quanti, come Louis Althusser, non condivisero questa tesi – di una delle più grandi mistificazioni marxiste: l’invenzione del “giovane Marx” .

III. Traduzioni e ristampe successive
Grazie alla sua superiorità filologica, la versione MEGA si impose nettamente e quasi tutte le traduzioni poi apparse si basarono su di essa – in Giappone nel 1946, in Italia nel 1949 a cura di Norberto Bobbio e nel 1950 a cura di Galvano della Volpe, nel mondo anglosassone e in Cina nel 1956 e, infine, nel 1962, anche in Francia, dopo la versione filologicamente poco attendibile del 1937 citata in precedenza.

In Unione Sovietica e, più in generale, nell’Europa dell’Est, i Manoscritti economico-filosofici del 1844 subirono, invece, una vera e propria persecuzione. Nel 1954, infatti, l’Istituto per il Marxismo-Leninismo (IML) di Mosca, nuova denominazione del precedente IMEL, in vista della preparazione della nuova edizione russa delle opere di Marx ed Engels (K. Marksa i F. Engel’sa Sočinenija, 1955-66), decise di non includere tra i propri volumi i manoscritti incompleti dei “fondatori del socialismo scientifico”, ovvero molti di quegli importantissimi lavori grazie ai quali sarebbe stata possibile una più corretta interpretazione della genesi del pensiero di Marx.

Tra i testi esclusi vi furono non soltanto i Manoscritti economico-filosofici del 1844, ma anche i Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, meglio noti come Grundrisse. Tale scelta editoriale fu, però, alquanto contraddittoria. In questa edizione, infatti, trovarono posto altri manoscritti di Marx, tra cui i lavori giovanili Dalla critica della filosofia hegeliana del diritto, inserita nel primo volume, e L’ideologia tedesca, che occupò tutto il terzo volume. Inoltre, questa «seconda» Sočinenija (1955-66) contenne molti più scritti della prima (1928-47) e la decisione di non pubblicare i Manoscritti economico-filosofici del 1844 rispose a un preciso intento politico.

Essi apparvero come pubblicazione singola, intitolata Estratti dalle opere giovanili , che fu data alle stampe, in soli 60.000 esemplari, soltanto nel 1956 . Affinché i Manoscritti economico-filosofici del 1844 fossero inseriti nella «seconda» Sočinenija fu necessario, invece, attendere quasi vent’anni, ovvero la stampa del volume aggiuntivo XLII nel 1974.

Così come per l’edizione sovietica, anche la raccolta degli scritti di Marx ed Engels pubblicata nella Repubblica Democratica Tedesca, la Marx Engels Werke (MEW), uscita in 39 volumi tra il 1956 e il 1968, escluse i Manoscritti economico-filosofici del 1844 dal novero dei propri volumi numerati. Essi, infatti, non furono inseriti nel volume 2, pubblicato nel 1962, dove avrebbero dovuto cronologicamente essere collocati, ma vennero pubblicati soltanto nel 1968 e come volume aggiuntivo (Ergänzungsband) . Tale volume, dopo essere apparso in questa veste fino al 1981, ovvero in quattro successive edizioni, fu pubblicato dal 1985 con il titolo Schriften und Briefe, November 1837-August 1844, come tomo 40 della MEW.

Dopo la MEGA del 1932, la prima edizione delle opere di Marx pubblicata nel “campo socialista” a inserire i Manoscritti economico-filosofici del 1844 tra i propri volumi numerati fu la Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA²). Le sue pubblicazioni cominciarono nel 1975 e i manoscritti parigini furono dati alle stampe nel volume I/2, nel 1982, esattamente cinquant’anni dopo la prima versione. Con questo testo, essi apparvero in un’edizione storico-critica e vennero addirittura pubblicati in due versioni. Una prima (Erste Wiedergabe) riprodusse la sistemazione delle carte originali di Marx e propose dunque la divisione in colonne di parti del testo del «primo» manoscritto; una seconda (Zweite Wiedergabe), invece, utilizzò la divisione in capitoli e l’impaginazione generalmente adottata da tutte le precedenti edizioni .

IV. Uno o due Marx? La disputa sulla “continuità” del pensiero di Marx
Sul fronte dell’interpretazione teorica, le due edizioni del 1932 e le due differenti interpretazioni che le accompagnarono, diedero inizio a una molteplicità di controversie, di carattere ermeneutico e naturalmente anche politico, del testo marxiano. Da una parte, come si è visto, vi fu l’interpretazione volta a intendere questo scritto come l’espressione di una fase giovanile, ancora negativamente condizionata dall’impostazione filosofica (Adoratskij). Dall’altra, viceversa, quella che intravvide, proprio nell’elaborazione filosofica del primo Marx, l’essenza di tutta la sua teoria critica e l’espressione più alta del suo umanesimo (Landshut e Mayer). Le due tesi misero al centro del loro dibattito la questione della cosiddetta “continuità”: c’erano stati due Marx diversi tra loro – uno giovane e uno maturo –, oppure vi era stato un unico Marx che, nonostante il passare degli anni, aveva sostanzialmente conservato le sue convinzioni?

L’opposizione tra queste due vedute andò sempre più radicalizzandosi. Attorno alla prima, si strinse l’ortodossia stalinista e quanti, in Europa, ne condividevano le direttive teoriche e politiche. I sostenitori di questa concezione minimizzarono o rifiutarono del tutto l’importanza degli scritti giovanili, ritenuti superficiali rispetto alle opere successive . Per la seconda tesi si espresse una realtà più variegata ed eterogenea di autori, che avevano tutti, però, come minimo comune denominatore il rifiuto del dogmatismo del “comunismo ufficiale” e volevano rompere la presunta relazione diretta che gli esponenti di quest’ultimo stabilivano tra il pensiero di Marx e la realtà politica dell’Unione Sovietica.

Le affermazioni di due protagonisti del dibattito marxista di quel periodo rendono più di ogni altro commento la portata della questione. Secondo Louis Althusser:

«Il dibattito sulle opere giovanili di Marx è prima di tutto un dibattito politico. C’è bisogno di ripetere che le opere giovanili di Marx (…) sono state esumate da parte socialdemocratica e sfruttate contro le posizioni teoriche del marxismo-leninismo? (…) Ecco dunque il campo della discussione: il giovane Marx. La posta: il marxismo. I termini: se il giovane Marx è già e tutto Marx».

Iring Fetscher affermò invece che:

«Negli scritti giovanili di Marx la liberazione dell’uomo da ogni forma di sfruttamento, di dominio e di alienazione è di importanza così centrale, che all’epoca del dominio staliniano un lettore sovietico avrebbe dovuto avvertire queste argomentazioni proprio come una critica della sua situazione. Questa è anche la ragione per cui gli scritti giovanili non sono mai stati pubblicati in russo in edizioni economiche e di grande tiratura. Essi venivano considerati come lavori relativamente poco significativi di quel giovane hegeliano non ancora giunto al marxismo, che sarebbe stato allora Marx».

Ambedue le parti di questa contesa operarono degli stravolgimenti del testo di Marx. Gli ortodossi negarono il valore dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, fino ad arrivare a censurarli e ad escluderli dalle edizioni degli scritti di Marx ed Engels. Le letture del cosiddetto “marxismo occidentale”, invece, conferirono, in modo manifestamente forzato, a questo primissimo schizzo incompleto di Marx, maggiore valore rispetto all’opera data alle stampe a distanza di oltre venti anni di studi e ricerche: Il capitale.

In questo scontro ideologico, però, quasi tutti gli autori si comportarono allo stesso modo e considerarono i Manoscritti economico-filosofici del 1844 come un testo completo, organico e coerente, quale un’opera vera e propria. Così, nonostante l’incompiutezza e la forma frammentaria che li contraddistingueva, essi furono letti prestando scarsa attenzione ai problemi filologici in essi presenti, che vennero ignorati o ritenuti poco importanti.

Non potendo, in questa sede, prendere in rassegna in maniera completala numerosissima letteratura critica esistente sui Manoscritti economico-filosofici del 1844, la disamina si limiterà esclusivamente ai testi principali.

V. Le interpretazioni principali
Subito dopo la pubblicazione delle due versioni del 1932, numerosi studiosi si cimentarono con i Manoscritti economico-filosofici del 1844. Gli autori tedeschi Henri de Man e Herbert Marcuse giunsero a conclusioni analoghe a quelle di Landshut e Mayer. Il primo sottolineò come lo scritto parigino conteneva già le valutazioni sulle quali Marx avrebbe basato tutto il suo successivo progetto teorico e avanzò l’ipotesi che in Marx fossero presenti due marxismi: quello umanistico della giovinezza e quello della maturità e che il primo fosse superiore al secondo, appannato e caratterizzato dal declino delle energie creative . Anche Marcuse sostenne la tesi che i Manoscritti economico-filosofici del 1844 rendevano evidenti i fondamenti filosofici della critica dell’economia politica . A suo giudizio, inoltre, la scoperta di una così forte presenza della filosofia hegeliana nel pensiero di Marx arricchiva la sua antropologia di una dimensione storico-sociale assente in Ludwig Feuerbach.

La scoperta dell’importanza del “giovane Marx” si accompagnò sempre più , dunque, allo studio del suo rapporto con Hegel e tale circostanza fu favorita anche dalla pubblicazione, di poco antecedente a quella dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, dei manoscritti di Jena di Hegel . Uno dei principali autori a intraprendere questo percorso fu György Lukács che, con il suo scritto del 1923, Storia e coscienza di classe, aveva sorprendentemente anticipato molti dei temi del futuro dibattito hegelo-marxiano. Nel suo libro del 1938, Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica, Lukács mise in relazione gli studi giovanili dei due autori – filosofici quelli di Marx ed economici quelli di Hegel – e ne tracciò le affinità che aveva ravvisato. In particolare, egli sottolineò che i riferimenti marxiani a Hegel nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 erano presenti ben oltre i passaggi nei quali quest’ultimo era citato testualmente. Diverse analisi economiche erano mosse, a suo parere, dalla critica della concezione filosofica hegeliana:

«la connessione di economia e filosofia è (…), in questi manoscritti di Marx, una profonda necessità metodologica, la condizione di un effettivo superamento della dialettica idealistica di Hegel. Perciò sarebbe superficiale ed estrinseco credere che il dibattito di Marx con Hegel cominci solo nell’ultima parte del manoscritto, che contiene la critica della Fenomenologia. Le parti precedenti, puramente economiche, in cui Hegel non è mai ricordato direttamente, contengono la fondazione più importante di questo dibattito e di questa critica: la chiarificazione economica dei fatti principali dell’estraneazione».

Nelle lezioni sulla Fenomenologia dello spirito, tenute all’École Pratique des Hautes Études dal 1933 al 1939 e successivamente pubblicate nel libro Introduzione alla lettura di Hegel, Alexandre Kojève fu un altro autore – destinato a esercitare grande influenza – ad approfondire questo connubio, anche se nel suo caso fu l’opera di Hegel a essere riletta alla luce dell’interpretazione marxista. Il legame tra Hegel e Marx venne sviluppato, infine, anche da Karl Löwith nel celebre e, in seguito, molto diffuso testo Da Hegel a Nietzsche.

Accanto al legame con Hegel, sempre nella Repubblica Federale Tedesca, dopo la seconda guerra mondiale, testi quali Die Anthropologie des jungen Marx nach den Pariser ökonomisch-philosophischen Manuskripten di Erich Thier, Der entfremdete Mensch di Heinrich Popitz e Der technische Eros di Jacob Hommes, diffusero l’opinione che i Manoscritti economico-filosofici del 1844 erano il testo fondamentale dell’intera opera marxiana. Poco dopo, sbocciò in tutt’Europa un grande interesse filosofico per Marx. La Francia fu, senza dubbio, il paese dove questi studi ebbero la maggiore proliferazione e diffusione e in cui il pensiero giovanile di Marx fu posto a base della critica, filosofica e politica, al dogmatismo staliniano e al marxismo ufficiale.

Lo studio degli scritti giovanili di Marx costituì in Francia «l’avvenimento filosofico decisivo di questo periodo» . Si trattò di un processo variegato, che caratterizzò l’intero quindicennio del dopoguerra francese, nel quale molti autori, diversi tra loro per cultura filosofica e tendenze politiche, tentarono di trovare una sintesi filosofica tra marxismo, hegelismo, esistenzialismo e cristianesimo. Esso fu foriero di tanta cattiva letteratura, basata spesso più sulle convinzioni dei vari autori che non sul testo marxiano, e che condusse a veri e propri stravolgimenti dell’opera di Marx. I Manoscritti economico-filosofici del 1844 vennero presentati come il testo più valido di Marx e furono violentemente contrapposti, in nome della loro presunta unicità, al marxismo posteriore e, in particolare, a Il capitale, testo che – molto probabilmente – tanti di questi autori non avevano sufficientemente studiato.

In Senso e non senso del 1948, dopo lo studio dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 e mediante l’influenza esercitata dalla lettura di Kojève, Maurice Merleau-Ponty espresse la convinzione che il pensiero giovanile di Marx fosse esistenzialista . Pochi anni dopo, Jean Hyppolite, nel suo Saggi su Marx e Hegel , uno dei migliori libri tra quelli scritti in questo contesto, insistette molto sul legame tra i lavori giovanili e Il capitale, sottolineando come il tramite tra essi fosse proprio Hegel. Egli pose in evidenza la:

«necessità, per la comprensione del Capitale, di fare riferimento alle opere filosofiche anteriori, oltre che agli studi economici di Marx. – L’opera di Marx presuppone un sostrato filosofico di cui non sempre è facile ricostruire i diversi elementi. – Influenza profonda di Hegel, che Marx conosceva in modo molto preciso. (…) Credo (…) che non si possa capire l’opera essenziale di Marx, ignorando le principali opere di Hegel che hanno contribuito alla formazione e allo sviluppo del suo pensiero, la Fenomenologia dello spirito, la Logica, la Filosofia del diritto» .

Anche gli scritti di Jean-Paul Sartre seguirono questa direzione. Allo stesso tempo, il Marx “filosofico” divenne anche un Marx “teologico” . Infatti, nelle opere degli autori cristiani Pierre Bigo e Jean Yves Calvez, il primo intitolato Marxismo e umanismo e il secondo Il pensiero di Karl Marx , sulla base di una particolare interpretazione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, il pensiero di Marx acquisì sempre più valenze etiche, riconducibili alla religione cristiana e volte alla netta opposizione alle politiche dell’Unione Sovietica. Anche Roger Garaudy sostenne la presenza di influenze umanistiche nei primi scritti di Marx e si fece fautore di un marxismo aperto al dialogo con le altre culture, in particolare con quella cristiana . Infine, grande importanza nel panorama francese ebbe la traduzione dello scritto Storia e coscienza di classe di Lukács, apparsa, senza il consenso dell’autore, nel 1960.

Il principale concetto filosofico a fondamento di queste interpretazioni fu quello di alienazione (Entäusserung – Entfremdung) e diversi furono i volumi dedicati esclusivamente a questo tema, che proposero una nuova interpretazione complessiva del pensiero di Marx . Tale categoria fu l’oggetto centrale della principale controversia politico-filosofica su Marx di quegli anni: stabilire quale relazione vi fosse tra le teorie “giovanili” dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 e quelle della “maturità” de Il capitale. Tre furono le posizioni principali nelle quali si divisero i vari autori: 1) continuità tra i Manoscritti economico-filosofici del 1844 e Il capitale; 2) contrapposizione tra i Manoscritti economico-filosofici del 1844 su Il capitale e superiorità teorica dei primi sul secondo; 3) importanza limitata dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, interpretati come una tappa meramente transitoria della elaborazione di Marx.

La prima tesi può essere sintetizzata nel riconoscimento di una continuità tra le tesi dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 e quelle de Il capitale. Accanto ai lavori già citati di Bigo e Calvez, possono essere inseriti in questo filone interpretativo il testo del 1957 di Maximilien Rubel, Karl Marx. Saggio di biografia intellettuale, e quello di Erich Fromm, Marx’s concept of Man. Per Rubel, infatti, con la categoria di lavoro alienato (entfremdete Arbeit) si ha «la chiave di tutta l’opera successiva dell’economista e del sociologo [Marx]» e «la tesi centrale de Il capitale è qui anticipata» . Allo stesso modo, a distanza di pochi anni, Fromm affermò: «il concetto di alienazione [è] sempre stato e rimasto il punto centrale del pensiero del “giovane” Marx che ha scritto i Manoscritti economico-filosofici e del “vecchio” Marx che ha scritto il Capitale».

Un altro importante libro che può essere annoverato in questo filone interpretativo è Marx e il marxismo, pubblicato nel 1967 nella Germania occidentale, dallo studioso tedesco Iring Fetscher. Il suo proposito, infatti, fu proprio quello di dimostrare come:

«le categorie critiche che Marx aveva elaborato nei suoi Pariser Manuskripte e nei quaderni di estratti costituiscono la base anche della teoria dell’economia politica nel Capitale e non furono affatto sconfessati dal Marx “adulto”. Con ciò dovrebbe essere provato che le opere giovanili non solo fanno capire quali siano stati i motivi che hanno suggerito a Marx di scrivere la critica dell’economia politica (Il capitale), ma che la critica dell’economia politica contiene ancora implicitamente ed in parte anche esplicitamente quella critica all’alienazione e alla reificazione, che costituiscono il tema centrale delle opere giovanili» .

Una seconda interpretazione si basò, viceversa, sulla contrapposizione tra il “giovane” Marx e quello “maturo” e sulla superiorità e maggiore ricchezza teorica del primo sul secondo. I precursori di questa linea furono i già menzionati Landshut e Mayer, che nella prefazione all’edizione del 1932 avevano dichiarato che i Manoscritti economico-filosofici del 1844 erano la rivelazione dell’autentico marxismo: «in un certo senso l’opera più centrale di Marx. Essi raffigurarono il punto cruciale dello sviluppo del suo pensiero, dove i principi dell’analisi economica derivano direttamente dall’idea della “vera realtà dell’uomo”» . Condivisero questa lettura anche altri autori tedeschi, tra i quali Henri De Man, Heinrich Popitz, Jacob Hommes – nonché Erich Thier, nell’opuscolo del 1957 Das Menschenbild des jungen Marx . Analoga convinzione fu espressa da Kostas Axelos, che nell’opera Marx pensatore della tecnica affermò: «il manoscritto del 1844 è e rimane il testo più denso di pensiero di tutte le opere marxiane e marxistiche».

La terza tesi, infine, fu rappresentata da quanti considerarono i Manoscritti economico-filosofici del 1844 una tappa soltanto transitoria del pensiero di Marx. In questo testo, che fu definito di maturazione teorica, egli sarebbe stato capace di cogliere le principali contraddizioni della società borghese, ma con un impianto ancora filosofico-umanistico e un linguaggio influenzato dall’opera di Feuerbach. Uno dei limiti principali di questa interpretazione fu il considerare le concezioni giovanili di Marx in funzione degli sviluppi futuri e già noti della sua opera. Secondo questa lettura, inoltre, la categoria di alienazione era presente esclusivamente nelle opere “giovanili”, ma del tutto assente in quelle della “maturità”. Infine, gli autori che sostennero questa posizione – principalmente gli esponenti dell’ortodossia “marxista-leninista” – ritennero che le tappe dell’evoluzione del pensiero di Marx fossero quelle scandite da Lenin, convinzione che oltre a essere per molti versi discutibile, non permetteva di prendere in considerazione la grande importanza degli inediti del 1932 apparsi dopo la morte di Lenin.

Tra gli esponenti più importanti di questa scuola interpretativa vi fu Auguste Cornu che, per primo, nel 1934, con la pubblicazione della sua tesi di laurea Karl Marx – L’homme et l’oeuvre. De l’hégélianisme au matérialisme historique , primo embrione della sua futura opera in quattro tomi intitolata Marx e Engels , collocò i Manoscritti economico-filosofici del 1844 nel solco dell’interpretazione sovietica. A essa si richiamarono anche il saggio già citato di Jahn, quello di Manfred Buhr e le introduzioni alle riedizioni del testo di Cornu e di Emile Bottigelli ., Più tardi, anche Cornu, nel volume terzo (Marx à Paris) della sua opera citata in precedenza, la biografia intellettuale più completa mai scritta su questa fase della vita di Marx, evitò la comparazione con gli scritti successivi e si limitò a una valutazione meno ideologizzata del testo.

Particolare attenzione merita, infine, l’opera di Althusser. La raccolta di saggi da lui pubblicata nel 1965, con il titolo Per Marx, rappresentò certamente il testo principale di questa polemica, nonché quello che stimolò, in seguito, il numero maggiore di reazioni e discussioni. Althusser sostenne che ne L’ideologia tedesca e nelle Tesi su Feuerbach era chiaramente presente una rottura epistemologica (coupure èpistémologique) «che costituisce la critica della sua antica coscienza filosofica (ideologica)» . In base a questa cesura, egli suddivise il pensiero di Marx «in due grandi periodi essenziali: il periodo ancora “ideologico”, anteriore alla rottura del 1845 e il periodo “scientifico”, posteriore alla rottura del 1845» . Anche in questo caso, uno dei principali punti della contesa fu il rapporto tra Marx e Hegel. Per Althusser, infatti, Hegel ispirò a Marx un unico testo – proprio i Manoscritti economico-filosofici del 1844 – e, dunque, anche nel suo periodo «ideologico filosofico»:

«il giovane Marx non è mai stato hegeliano, ma dapprima kantiano-fichtiano, poi feuerbachiano. La tesi in gran voga dell’hegelismo del giovane Marx, in genere, è quindi un mito. In compenso, alla vigilia della rottura con l’”anteriore coscienza filosofica” è proprio come se Marx, facendo ricorso per la prima e unica volta nella giovinezza a Hegel, avesse prodotto una straordinaria “abreazione” teorica indispensabile alla liquidazione della sua coscienza “delirante”» .

In questo modo, per Althusser, i Manoscritti economico-filosofici del 1844 sono «il testo più lontano che ci sia, teoricamente parlando, dall’alba che stava per spuntare».

«Il Marx più lontano da Marx è proprio questo Marx qui, ossia il Marx più vicino, il Marx della vigilia, il Marx della soglia: come se prima della rottura, e per consumarla, egli avesse sentito il bisogno di dare alla filosofia tutte le sue possibilità, l’ultima possibilità, questo imperio assoluto sul suo contrario e questo smisurato trionfo teorico: ossia la sua sconfitta» .

La paradossale conclusione di Althusser fu che «non si può assolutamente dire che “la giovinezza di Marx appartiene al marxismo”» . Così, la sua posizione, seppure concepita da punti di partenza opposti, concorse, specularmente a quella di Landshut e Mayer, o degli autori francesi precedentemente presi in rassegna, a creare il mito del “giovane” Marx.

Queste concezioni si basarono su una contrapposizione filologicamente infondata dei testi di Marx. Senza entrare in questa sede nel merito della polemica relativa alla presenza, o meno, delle categorie filosofiche giovanili e dell’influenza hegeliana nelle critica dell’economia politica di Marx, è necessario evidenziare un limite di fondo della gran parte di queste interpretazioni. Esso sta nel considerare i Manoscritti economico-filosofici del 1844 come un’opera conclusa, un testo coerente, scritto in maniera sistematica e preordinata. Le tante interpretazioni che hanno voluto attribuire loro il carattere di un orientamento concluso, tanto quelle che vi ravvisavano la piena completezza del pensiero marxiano (Landshut e Mayer o i filosofi francesi), quanto quelle che li indicavano come una concezione definita e opposta a quella della maturità scientifica (Althusser), sono confutate dall’esame filologico.

Uno dei primi autori a intervenire in proposito fu Ernest Mandel, che nel suo scritto del 1967, La formazione del pensiero economico di Karl Marx, affermò come la fonte dell’errore di Althusser traeva origine dal suo «sforza[rsi] vanamente di presentare i Manoscritti del 1844 come il frutto di un’ideologia conclusa “formante un tutto”» . Per Mandel, invece, i Manoscritti economico-filosofici del 1844 rispecchiavano la transizione di Marx e, dunque, presentavano, al loro interno, tipici elementi del passato e temi del futuro, circostanza che produceva diverse contraddizioni. Su posizioni simili, a questo riguardo, anche il precedente lavoro di Pierre Naville, Dall’alienazione al godimento .

VI. Le interpretazioni nel “campo socialista”, nel mondo anglosassone e in Italia
In un primo tempo, il marxismo ufficiale ignorò i Manoscritti economico-filosofici del 1844 o fu del tutto incapace di prenderli seriamente in esame. Georg Mende, ad esempio, nel suo testo Karl Marx’ Entwicklung von revolutionären Demokraten zum Kommunisten , non vi fece riferimento né nella prima edizione del 1954, né nella ristampa del 1955. Solo con la terza ristampa, nel 1960, egli ammise che questi «lavori preparatori di Marx (…) a un’opera maggiore» non potevano essere ignorati. Così, gli scritti e le categorie giovanili di Marx, che nel cosiddetto “marxismo occidentale” occuparono un posto di rilievo sin dagli anni Trenta, a causa del dogmatismo staliniano e dell’ostilità riservata al concetto di alienazione, fecero apparizione nel campo sovietico con enorme ritardo.

Accanto ai pochissimi scritti in lingua russa, la prima pubblicazione che diffuse in Europa un buon numero di saggi sui Manoscritti economico-filosofici del 1844 degli studiosi sovietici fu la raccolta Sur le jeune Marx, pubblicata nel 1961 quale numero speciale della rivista Recherches Internationales à la lumière du marxisme . In essa, accanto agli scritti dei russi O. Bakouradze, N. Lapin, V. Brouchlinski, L. Pajitnov e A. Ouibo, furono inclusi anche articoli di alcuni dei principali studiosi di Marx di Polonia (A. Schaff) e Repubblica Democratica Tedesca (W. Jahn e J. Hoeppner), nonché uno scritto di Palmiro Togliatti. Pur connotati dall’approccio ideologico del tempo, questi scritti costituirono il primo tentativo, da parte socialista, di misurarsi con le problematiche relative al “giovane” Marx e di contenderne il monopolio interpretativo ai marxisti “occidentali” . Alcuni contributi presentarono spunti interessanti, tra questi il saggio Les «Manuscrits èconomico-philosophiques de 1844» di Pajitnov, nel quale veniva affermato:

«le idee fondamentali di Marx sono ancora in divenire, e insieme a delle notevoli formulazioni, in cui è in germe la nuova concezione del mondo, vi si trovano anche molto spesso dei pensieri non ancora maturi, che portano il segno dell’influenza delle fonti teoriche che hanno servito da materiale per la riflessione di Marx e dalle quali egli è partito per l’elaborazione della sua dottrina» .

L’impostazione teorica di fondo sostenuta dalla gran parte degli autori era, però, sbagliata. Contrariamente alle interpretazioni in voga, che rileggevano i concetti de Il capitale attraverso quelli presenti nei lavori giovanili, molti di questi studiosi commisero l’errore opposto: indagare gli scritti giovanili a partire dagli sviluppi futuri della teoria di Marx, «leggere i testi giovanili attraverso il filtro dei testi della maturità» . Il precorrimento del pensiero di Marx impedì, così, di cogliere il significato o il valore dell’elaborazione di quel periodo.

Successivamente, però, lo studio dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 prese piede anche nei paesi socialisti e raggiunse alcuni risultati di rilievo. Tra essi vanno segnalati il lavoro del 1958, Die Entwicklung der ökonomischen Lehre von Marx und Engels in den vierziger Jahren des 19. Jahrhunderts , di D. I. Rosenberg. Di ancora maggiore interesse fu Prima del ‘Capitale’di Walter Tuchscheerer, senza dubbio lo studio migliore compiuto a est sul pensiero economico del giovane Marx, che ebbe il merito di esaminare criticamente, accanto ai Manoscritti economico-filosofici del 1844, anche il contenuto dei principali quaderni di estratti parigini.

Ai Manoscritti economico-filosofici del 1844 fu riconosciuto un ruolo di primo piano anche nel marxismo anglosassone. Tuttavia, anche lì, lo studio di questo testo fu intrapreso con ritardo rispetto ad altri paesi. La prima edizione che sollevò un interesse piuttosto diffuso apparve negli Stati Uniti, a opera di Erich Fromm e con traduzione di Tom Bottomore, solo nel 1961. Il saggio introduttivo presentò i Manoscritti economico-filosofici del 1844 come «il principale lavoro filosofico di Marx» e prevalsero, in modo diffuso, gli studi che presero in esame l’influenza hegeliana sul giovane Marx (precursore, in tal senso, era stato Sidney Hook, nel 1933, col suo lavoro Towards an understanding of Karl Marx) . Negli anni Sessanta furono pubblicati diversi volumi che proposero un’interpretazione analoga. Tra essi, i testi principali furono Philosophy & Myth in Karl Marx di Robert Tucker e il libro, invero più storico-politico che filosofico, dello studioso israeliano Shlomo Avineri Il pensiero politico e sociale di Marx.

Non mancarono i pareri opposti, anche in questo caso fin troppo radicali. Secondo Daniel Bell, infatti, l’insistente accostamento di Marx a Hegel non era altro che la «creazione di un nuovo falso mito», poiché «trovata con l’economia politica la risposta ai misteri di Hegel, Marx dimenticò tutto della filosofia».

Quanto al panorama italiano, infine, va segnalato che attraverso l’influenza dell’opera di Galvano della Volpe, in particolare del suo libro del 1956 Rousseau e Marx, a essere considerato il più importante tra gli scritti giovanili di Marx fu per lungo tempo la Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico. Secondo Della Volpe, questo scritto conteneva «le premesse più generali di un nuovo metodo filosofico», mentre i Manoscritti economico-filosofici del 1844, furono definiti una sorta di «zibaldone» economico-filosofico. Una delle migliori analisi dei manoscritti parigini fu, però, di poco successiva.

Tra il 1960 e il 1963, infatti, Mario Rossi pubblicò, in quattro volumi, il notevole studio Da Hegel a Marx e la parte finale del terzo tomo, La scuola hegeliana. Il giovane Marx fu dedicata ai Manoscritti economico-filosofici del 1844. Inoltre, il volume degli Annali dell’Istituto Giangiacomo Feltrinelli del 1963, con una sezione dedicata a «Marx e Engels. La formazione del loro pensiero. L’ambiente intellettuale e politico» e, soprattutto, quello del 1964/65, interamente dedicato al “giovane Marx”, rappresentarono una delle più valide pubblicazioni internazionali sull’argomento. I contributi pubblicati furono, tuttavia, in gran parte opera di studiosi stranieri. Va citato, infine, l’interessante volume di Mario Dal Pra La dialettica in Marx: dagli scritti giovanili all’“Introduzione alla critica dell’ economia politica” , contenente anch’esso una parte sui manoscritti parigini.

La diffusione dei Grundrisse, gli importantissimi manoscritti economici di Marx del 1857-58, che avvenne in Germania nel 1953 e a partire dalla fine degli anni Sessanta in Europa e negli Stati Uniti, spostò l’attenzione di commentatori del testo marxiano e militanti politici dalle opere giovanili a questo “nuovo” inedito. Negli anni Ottanta, periodo nel quale la Marx-Forschung (la ricerca su Marx) ha conosciuto un’evidente rarefazione, comparvero, nondimeno, alcuni studi sul rapporto Hegel-Marx, in cui ai manoscritti parigini fu conferito un posto centrale. Tra questi Pour lire Hegel et Marx e Retour sur le jeune Marx. Deux études sur le rapport de Marx à Hegel di Solange Mercier-Josa e Dialectics of Labour. Marx and his relation to Hegel di Christopher Arthur. A riprova del grande e permanente fascino esercitato da queste pagine, alcuni recenti studi su Marx sono ritornati sul loro valore . Nonostante il passare degli anni e i tanti commenti scritti su questi manoscritti, pare proprio che essi continueranno a interessare e interrogare anche le prossime generazioni di interpreti e lettori di Marx.

Bibliography
Ciò che è stato tramandato dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 sono tre manoscritti (di 27 facciate il primo, di 4 il secondo e di 41 il terzo), cui va aggiunto un foglio di 4 facciate, contenente un prospetto dell’ultimo capitolo della Fenomenologia dello spirito di Georg W. F. Hegel, inserito da Marx all’interno del terzo manoscritto.
KARL MARX, Podgotovitel’nye raboty dlja «Svjatovo Semejstva», a cura di DAVID RJAZANOV, in Archiv K. Marksa i F. Engel’sa, n. 3 (1927), Moskva-Leningrad, pp. 247-86.
Cfr. Ivi, pp. 103-42. In proposito si veda anche ALBERT MESNIL, Note sur le communisme et la propriété privée, in La Reveu Marxiste, n. 1 (Février 1929), pp. 6-7.
KARL MARX, Podgotovitel’nye raboty dlja «Svjatovo Semejstva», a cura di DAVID RJAZANOV, in K. Marks i F. Engel’s : Sočinenija, vol. III, Moskva-Leningrad 1929, pp. 613-70.
Karl Marx, Kritik der Hegelschen Dialektik und der Philosophie überhaupt, in Unter dem Banner des Marxismus, Jg. V, Nr. 3, pp. 256-75.
KARL MARX, Nationalökonomie und Philosophie. Über den Zusammenhang der Nationalökonomie mit Staat, Recht, Moral, und bürgerlichem Leben (1844), in Der historische Materialismus. Die Frühschriften, (a cura di SIEGFRIED LANDSHUT e JACOB PETER MAYER), pp. 283-375.
JACOB PETER MAYER, Über eine unveröffentlichte Schrift von Karl Marx, in «Rote Revue» (1931), pp. 154-57.
KARL MARX, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, Torino 1968, p. 3.
KARL MARX, Ökonomisch-philosophische Manuskripte aus dem Jahre 1844, MEGA I/3, Marx-Engels-Verlag, Berlin 1932, pp. 29-172.
Cfr. JÜRGEN ROJAHN, Il caso dei cosiddetti «manoscritti economico-filosofici dell’anno 1844», in «Passato e presente», Anno II (1983), n. 3, p. 43 e JÜRGEN ROJAHN, The emergence of a theory: the importance of Marx’s notebooks exemplified by those from 1844, «Rethinking Marxism», vol. 14, n. 4 (2002), p. 33.
Cfr. VICTOR ADORATSKIJ, Einleitung in MEGA I/3, pp. XII-XIII.
In realtà l’introduzione firmata dai due curatori fu opera del solo Landshut che la pubblicò, infatti, anche come opuscolo separato. Cfr. SIEGFRIED LANDSHUT, Karl Marx, Verlag von Charles Coleman, Lübeck 1932.
Cfr. SIEGFRIED LANDSHUT e JACOB PETER MAYER, Vorwort a Karl Marx: Der historische Materialismus. Die Frühschriften, pp. XXXIII e XXXVIII.
Cfr. BRUNO BONGIOVANNI, Le repliche della storia, Bollati Boringhieri, Torino 1989, p. 8.
KARL MARKSA–FRIEDRICH ENGEL’SA, Iz rannikh proїzvedennij, Mosca, 1956, pp. 519-642.
In proposito cfr. VLADIMIR BROUCHLINSKI, Note sur l’histoire de la redaction et de la publication des «Manuscrits economico-philosophiques» de Karl Marx, in Sur le jeune Marx, «Recherches Internationales à la lumiere du marxisme», n. 19 (V-VI 1960), p. 78.
K. Marks i F. Engel’s Sočinenija, vol. XLII, pp. 41-174.
KARL MARX, Ökonomisch-philosophische Manuskripte aus dem Jahre 1844 in Marx-Engels-Werke, Ergänzungsband. Erster Teil, Dietz Verlag, Berlin 1968, pp. 465-588.
Cfr. MEGA² I/2, Dietz Verlag, Berlin 1982, pp. 187-322 e 323-438.
Cfr. DAVID MCLELLAN, Marx, Il Mulino, Bologna 1998, p. 84.
LOUIS ALTHUSSER, Per Marx, op. cit., pp. 35-37.
IRING FETSCHER, Marx e il marxismo. Dalla filosofia del proletariato alla Weltanschauung proletaria, op. cit., p. 312.
Cfr. JÜRGEN ROJAHN, Il caso dei cosiddetti «manoscritti economico-filosofici dell’anno 1844», op. cit., p. 42 e Marcello Musto, Marx a Parigi: la critica del 1844, in Marcello Musto (a cura di), Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia, Manifestolibri, Roma 2006 [2005], pp. 161-178.
Cfr. HENRI DE MAN, Der neu entdeckte Marx, in «Der Kampf», nn. 5-6 (1932), pp. 224-229 e 267-277.
Cfr. HERBERT MARCUSE, Marxismo e rivoluzione. Studi 1929-1932, Einaudi, Torino 1975, p. 100.
Cfr. HERBERT MARCUSE, Ragione e rivoluzione. Hegel e il sorgere della «teoria sociale», Il Mulino, Bologna 1997, in particolare 304-05.
Cfr. GEORG W. F. HEGEL, Jeneser Logik, Metaphysik und Naturphilosophie, (a cura di G. LASSON), Leipzig 1923 e GEORG W. F. HEGEL, Jenenser Realphilosophie, (a cura di J. HOFFMEISTER), 2 voll., Leipzig 1931.
GYÖRGY LUKÁCS, Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica, Einaudi, Torino 1950, p. 760. Significativa è anche la testimonianza autobiografica di Lukács relativa alla lettura dei Manoscritti economico-filosofici del 1844: «leggendo i manoscritti cambiai la mia completa relazione con il marxismo e trasformai la mia prospettiva filosofica» in Lukács on his life and work, in «New Left Review», n. 68 (Juli-August 1971), p. 57.
Cfr. ALEXANDRE KOJÈVE, Introduzione alla lettura di Hegel, (edizione italiana a cura di FRANCO FRIGO), Adelphi Edizioni, Milano 1996.
KARL LÖWITH, Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel pensiero del secolo XIX, Einaudi, Torino 1949.
ERICH THIER, Die Anthropologie des jungen Marx nach den Pariser ökonomisch-philosophischen Manuskripten, Einführung a KARL MARX, Nationalökonomie und Philosophie, op. cit..
HEINRICH POPITZ, Der entfremdete Mensch. Zeitkritik und Geschichtsphilosophie des jungen Marx, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1967 [1953].
JACOB HOMMES, L’eros della tecnica, Abete, Roma 1970 [1955].
Cfr. ORNELLA POMPEO FARACOVI, Il marxismo francese contemporaneo fra dialettica e struttura (1945-1968), Feltrinelli, Milano 1972, in particolare le pp. 12-18, dove si ricorda che «la cultura filosofica francese del dopoguerra si è interessata per lungo tempo a Marx, in maniera pressoché esclusiva, nella forma del pensiero giovanile» (p. 9).
HENRI LEFEBVRE, Le marxisme et la pensée française, in «Les Temps Modernes», nn. 137-138 (1957), p. 114.
Cfr. MAURICE MERLEAU-PONTY, Senso e non-senso, Il Saggiatore, Milano 1962, si veda in particolare il capitolo «Marxismo e filosofia».
JEAN HYPPOLITE, Etudes sur Marx et Hegel, Rivière, Paris 1955; tr. it. Saggi su Marx e Hegel, op. cit.
Ivi, pp. 153 e 155.
Cfr. L. R. LANGSET, Young Marx and Alienation in Western Debate, in «Inquiry», n. 1 (1963), p. 11.
PIERRE BIGO, Marxismo e umanesimo, Bompiani, Milano 1963 [1954].
JEAN YVES CALVEZ, Il pensiero di Karl Marx, Borla, Torino 1966 [1956].
Cfr. ROGER GARAUDY, Dall’anatema al dialogo, Queriniana, Brescia 1969.
Dopo la pubblicazione del 1923, infatti, l’autore ungherese aveva rivisto molte delle sue precedenti posizioni filosofiche, messe nel frattempo all’indice nei cosiddetti paesi socialisti. La più importante correzione apportata venne così riassunta nella nuova introduzione scritta in occasione della ristampa del 1967: «Storia e coscienza di classe segue Hegel nella misura in cui anche in questo libro l’estraneazione viene posta sullo stesso piano dell’oggettivazione (per fare uso della terminologia filosofica dei Manoscritti economico-filosofici di Marx)». Cfr. GYÖRGY LUKÁCS, Prefazione a Storia e coscienza di classe, Sugar Editore, Milano 1971, p. XXV.
Accanto al già citato JEAN YVES CALVEZ, Il pensiero di Karl Marx (1956), vanno ricordati KOSTAS AXELOS, Marx pensatore della tecnica, (1961), ISTVAN MESZAROS, La teoria dell’alienazione in Marx, Oxford University Press, London 1970; ADAM SCHAFF, L’alienazione come fenomeno sociale, Editori Riuniti, Roma 1979, GIUSEPPE BEDESCHI, Alienazione e feticismo nel pensiero di Marx, Laterza, Bari 1968 e BERTELL OLLMAN, Alienation. Marx’s conception of man in capitalist society, Cambridge University Press, New York 1971.
Per una breve rassegna in proposito si veda ERNEST MANDEL, La formazione del pensiero economico di Karl Marx, Laterza, Bari 1970 [1967], in particolare il capitolo X «Dai Manoscritti del 1844 ai Grundrisse: da una concezione antropologica a una concezione storica dell’alienazione», pp. 171-202. Un’analisi delle diverse interpretazioni si trova anche nel più volte citato JÜRGEN ROJAHN, Il caso dei cosiddetti «manoscritti economico-filosofici dell’anno 1844», op. cit., pp. 39-46.
MAXIMILIEN RUBEL, Karl Marx. Saggio di biografia intellettuale. Prolegomeni per una sociologia etica, op. cit., p. 130.
ERICH FROMM, Marx’s concept of Man, op. cit., p. 51.
IRING FETSCHER, Marx e il marxismo. Dalla filosofia del proletariato alla Weltanschaaung proletaria, Sansoni, Firenze 1969, p. 30.
SIEGFRIED LANDSHUT e JACOB PETER MAYER, Vorwort der Herausgeber in KARL MARX, Der historische Materialismus. Die Frühschriften, op. cit., p. XIII.
ERICH THIER, Das Menschenbild des jungen Marx, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 1957.
KOSTAS AXELOS, Marx pensatore della tecnica, Sugar, Milano 1963 [1961], pp. 56-7.
AUGUSTE CORNU, Karl Marx – L’homme et l’oeuvre. De l’hégélianisme au matérialisme historique, Paris 1934.
Auguste Cornu, Marx e Engels, Feltrinelli, Milano 1962 [1955]. I volumi III e IV, non tradotti in italiano e, dunque, non inclusi in questa edizione, sono apparsi a Parigi presso la Presses Universitaires de France nel 1962 e nel 1970.
MANFRED BUHR, Entfremdung – philosophische Antropologie – Marx Kritik, in «Deutsche Zeitschrift für Philosophie», n. 7 (1966), pp. 806-34.
Cfr. AUGUSTE CORNU, Einleitung a KARL MARX, Die ökonomisch-philosophische Manuskripte, Dietz Verlag, Berlin 1968.
Cfr. EMILE BOTTIGELLI, Presentation a KARL MARX, Manuscrits de 1844, Editions Sociales, Paris 1962, in particolare pp. LXVI-LXIX.
AUGUSTE CORNU, Karl Marx et Friedrich Engels. Marx a Paris, PUF, Paris 1962. A riguardo si vedano in particolare le pp. 172-77.
Sul concetto di «rottura epistemologica» si rimanda a ÉTIÉNNE BALIBAR, Per Althusser, Manifestolibri, Roma 1991, in particolare all’ultimo capitolo «Il concetto di “rottura epistemologica” da Gaston Bachelard a Louis Althusser», pp. 65-97.
LOUIS ALTHUSSER, Per Marx, Editori Riuniti, Roma 1970 [1965], p. 16.
Ivi, p. 17. La «suddivisione» del pensiero di Marx operata da Althusser fu articolata in quattro fasi: le opere giovanili (1840-1844); le opere della rottura (1845); le opere della maturazione (1845-1857); le opere della maturità (1857-1883), Ivi, p. 18.
Ivi, p. 18. Interessante al riguardo è la breve testimonianza biografico-intellettuale sul rapporto tra Althusser ed i Grundrisse, presente nel recente testo di LUCIEN SÈVE, Penser avec Marx aujourd’hui. I. Marx et nous, La Dispute, Paris 2004. In proposito alla vecchia polemica sulla presenza, o meno, del concetto di alienazione ne Il capitale, lo studioso francese nota come Althusser, ad eccezione dell’Introduzione del 1857, non abbia mai letto i Grundrisse. Per maggiori dettagli cfr. p. 29. A questo si può aggiungere che i Grundrisse, il testo più hegeliano del Marx maturo, sono stati scritti subito dopo l’Introduzione del 1857, ritenuta dal filosofo francese la quintessenza del metodo marxista maturo. In proposito si veda il capitolo «L’objet du Capital» in LOUIS ALTHUSSER, Leggere il Capitale, Feltrinelli, Milano 1971 [1965].
Ivi, p. 19.
Ivi, p. 137.
Ivi, p. 65.
ERNEST MANDEL, La formazione del pensiero economico di Karl Marx, op. cit., p. 175. Secondo Mandel, Althusser «ha ragione di opporsi ad ogni metodo analitico-teleologico che concepisca l’opera giovanile di un determinato autore esclusivamente con l’intento di sapere fino a che punto si sia avvicinato al “fine” costituito dall’opera della maturità. [Mandel si riferisce alla critica rivolta alla «pseudoteoria della storia della filosofia al “futuro anteriore”». Cfr. LOUIS ALTHUSSER, Per Marx, op. cit., p. 38. N. d. A.] Ma ha torto di contrapporvi un metodo che seziona arbitrariamente in formazioni ideologiche coerenti le successive fasi evolutive di uno stesso autore, col pretesto di considerare “ogni ideologia come un tutto”». Cfr. Ivi, pp. 175-76.
PIERRE NAVILLE, Dall’alienazione al godimento. Genesi della sociologia del lavoro in Marx e Engels. Il nuovo Leviatano, Jaca Book, Milano, 1978 [1957].
GEORG MENDE, Karl Marx’ Entwicklung von revolutionären Demokraten zum Kommunisten, Dietz Verlag, Berlin 1960.
Ivi, p. 132.
AA. VV., Sur le jeune Marx, in «Recherches Internationales à la lumière du marxisme», 1963. Un’altra interessante pubblicazione in proposito fu la raccolta in lingua inglese edita dall’Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica Philosophy, science and man. The soviet delegation reports for the XIIIth World Congress of Philosophy, Moscow 1963, in particolare si segnala il saggio di T. I. OISERMAN, Man and his alienation. Su temi analoghi, si veda in italiano La società sovietica e il problema dell’alienazione. Una polemica fra E. M. Sitnikov e Iring Fetscher in IRING FETSCHER, Marx e il marxismo. Dalla filosofia del proletariato alla Weltanschaaung proletaria, op. cit., pp. 310-48.
Cfr. LOUIS ALTHUSSER, Per Marx, op. cit., p. 35.
LEONIDE NIKOLAEVITCH PAJITNOV, Les «Manuscrits èconomico-philosophiques de 1844», in Sur le jeune Marx, op. cit., p. 98.
LOIUS ALTHUSSER, Per Marx, op. cit., p. 41.
Contro quest’impostazione è bene ricordare un significativo passaggio di Althusser: «Certo noi sappiamo che il giovane Marx diverrà Marx, ma non vogliamo vivere più in fretta di lui, non vogliamo vivere al posto suo, rompere per lui o scoprire per lui. Non l’aspetteremo in anticipo alla fine della corsa, per gettare su di lui, come su un corridore, il manto del riposo, perché insomma è fatta, finalmente è arrivato», in LOUIS ALTHUSSER, Per Marx, op. cit., p. 53.
D. I. Rosenberg, Die entwicklung der ökonomischen Lehre von Marx und Engels in den vierziger Jahren des 19. Jahrhunderts, Dietz, Berlin 1958.
Walter Tuchscheerer, Prima del ‘Capitale’. La formazione del pensiero economico di Marx (1843/1858), La Nuova Italia, Firenze 1980 [1968].
ERICH FROMM, Marx’s concept of Man, op. cit., p. V.
SIDNEY HOOK, Towards an understanding of Karl Marx, Gollanz, London 1933.
ROBERT C. TUCKER, Philosophy & Myth in Karl Marx, Transaction Publishers, New Brunswick – London 2001 [1961].
SHLOMO AVINERI, Il pensiero politico e sociale di Marx, Il Mulino, Bologna 1997 [1968].
DANIEL BELL, The «rediscovery» of alienation – Some notes along the quest for the historical Marx, in «The Journal of Philosophy», vol. 24 (1959), pp. 935 e 944.
GALVANO DELLA VOLPE, Rousseau e Marx, Editori Riuniti, Roma 1997 (1956), p. 150.
MARIO ROSSI, Da Hegel a Marx. III. La scuola hegeliana. Il giovane Marx, Feltrinelli, Milano 1977 [1963]. I Manoscritti economico-filosofici del 1844 sono presi in esame alle pagine 456-584.
MARIO DAL PRA, La dialettica in Marx: dagli scritti giovanili all’”Introduzione alla critica dell’ economia politica”, Laterza, Roma 1977.
Una prima edizione del 1939-41 rimase pressoché sconosciuta cfr. Marcello Musto, Dissemination and reception of Grundrisse in the world, in Marcello Musto (a cura di), Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the Critique of Political Economy 150 Years Later, Routledge, London/New York, 2008.
SOLANGE MERCIER-JOSA, Pour lire Hegel et Marx, Editions sociales, Paris 1980.
SOLANGE MERCIER-JOSA, Retour sur le jeune Marx. Deux études sur le rapport de Marx à Hegel, Meridiens Klincksieck, Paris 1986.
CHRISTOPHER J. ARTHUR, Dialectics of Labour. Marx and his relation to Hegel, Basil Blackwell, Oxford 1986.
Cfr. NASIR KHAN, Development of the concept and theory of alienation in Marx’s writings. March 1843 to August 1844, Solum Forlag, Oslo 1995; TAKAHISA OISHI, The unknown Marx, Pluto, London 2001 e TOM ROCKMORE, Marx after Marxism, Blackwell Publishing, Oxford 2002.

Categories
Journalism

“Marx ma co povedat’ aj v sucasnosti”, Slovo, no. 47 (2008): 149-153.

“Marx ma co povedat’ aj v sucasnosti”, Slovo, no. 47 (2008): 149-153.

Categories
Journal Articles

Diffusione e recezione dei Grundrisse nel mondo

I. 1858-1953: Cen’anni di solitudine
Tralasciati nel maggio del 1858 per fare posto alla stesura di Per la critica dell’economia politica, dopo essere stati adoperati per la redazione di questo testo, i Grundrisse non furono quasi più riutilizzati da Marx. Nonostante fosse sua consuetudine richiamarsi agli studi precedentemente svolti, trascrivendone talvolta interi passaggi, ad eccezione di quelli del 1861-3, nessun manoscritto preparatorio de Il capitale contiene, infatti, alcun riferimento a essi. I Grundrisse giacquero tra le tante bozze provvisorie di Marx che, dopo averli redatti, sempre più assorbito dalla soluzione di questioni più specifiche di quelle che essi racchiudevano, non ebbe dunque più modo di servirsene.

Sebbene non vi sia alcuna certezza in proposito, è probabile che i Grundrisse non siano stati letti dallo stesso Friedrich Engels. Com’è noto, alla morte, Marx era riuscito a completare soltanto il libro primo de Il capitale, e i manoscritti incompiuti dei libri secondo e terzo furono ricostruiti, selezionati e dati alle stampe da Engels. Nel corso della sua attività editoriale, quest’ultimo dovette prendere in esame decine di quaderni contenenti abbozzi de Il capitale ed è plausibile ipotizzare che quando, in fase di sistemazione della montagna di carte ereditate, sfogliò i Grundrisse, dovette ritenerli una versione troppo prematura dell’opera dell’amico – precedente persino alla pubblicazione di Per la critica dell’economia politica del 1859 – e, a ragione, inutilizzabile per il suo proposito. D’altronde, Engels non menzionò mai i Grundrisse, né nelle prefazioni ai due volumi de Il capitale che diede alle stampe, né in alcuna lettera del suo vasto carteggio.

Dopo la sua morte, gran parte degli originali di Marx venne custodita nell’archivio del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) di Berlino, ma fu trattata con la massima negligenza. I conflitti politici in seno alla Socialdemocrazia impedirono la pubblicazione dei rilevanti e voluminosi inediti di Marx e produssero anche la dispersione dei suoi manoscritti, così da compromettere, per lungo tempo, la possibilità di un’edizione completa delle sue opere. Nessuno, inoltre, si occupò di stilare un elenco del lascito intellettuale di Marx e i Grundrisse restarono sepolti assieme alle altre sue carte.

L’unico brano dato alle stampe durante quel periodo fu l’Introduzione. Essa fu pubblicata nel 1903, sulla rivista Die Neue Zeit, da Karl Kautsky, il quale nella breve nota che accompagnò il testo, la presentò come un “abbozzo frammentario” datato 23 agosto 1857. Kautsky sostenne che si trattava dell’introduzione dell’opera principale di Marx e, per questo motivo, le diede il titolo di Einleitung zu einer Kritik der politischen Ökonomie (Introduzione a una critica dell’economia politica). Aggiunse inoltre che: “nonostante il suo carattere frammentario, anche il presente lavoro offre una grande quantità di nuovi punti di vista”[1]. Intorno a essa, infatti, si manifestò un notevole interesse. Tradotta, inizialmente, in francese (1903) e inglese (1904), prese a circolare rapidamente dopo che Kautsky l’ebbe pubblicata, nel 1907, in appendice a Per la critica dell’economia politica e apparve anche in russo (1922), giapponese (1926), greco (1927), cinese (1930), fino a divenire poi uno degli scritti più commentati dell’intera produzione teorica di Marx.

Nonostante la fortuna dell’Introduzione, i Grundrisse rimasero ancora a lungo sconosciuti. È difficile credere che, insieme con l’ Introduzione, Kautsky non abbia ritrovato anche l’intero manoscritto. Egli, comunque, non vi fece mai riferimento e, quando poco dopo decise di pubblicare alcuni inediti di Marx, si concentrò solo su quelli del 1861-3, che diede alle stampe parzialmente, dal 1905 al 1910, con il titolo di Teorie sul plusvalore.

La scoperta dei Grundrisse avvenne, invece, nel 1923 grazie a David Rjazanov, direttore dell’Istituto Marx-Engels (IME) di Mosca e promotore della Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA), l’edizione delle opere complete di Marx ed Engels. Dopo aver esaminato il Nachlaß di Berlino, egli rese pubblica l’esistenza dei Grundrisse in una comunicazione sul lascito letterario di Marx ed Engels, tenuta all’Accademia Socialista di Mosca nel 1923:

“ho ritrovato tra le carte di Marx altri otto quaderni di studi di economia. (…) Il manoscritto è databile alla metà degli anni Cinquanta e contiene la prima stesura dell’opera di Marx [Il capitale], della quale, al tempo, egli non aveva ancora stabilito il titolo, e che rappresenta [anche] la prima elaborazione del suo scritto Per la critica dell’economia politica”[2].

In quella stessa sede affermò inoltre: “in uno di questi quaderni (…) Kautsky ha trovato l’Introduzione a Per la critica dell’economia politica” e riconobbe al complesso dei manoscritti preparatori de Il capitale “straordinario interesse per conoscere la storia dello sviluppo intellettuale di Marx, così come la peculiarità del suo metodo di lavoro e di ricerca” [3].

Grazie all’accordo di collaborazione per la pubblicazione della MEGA, stipulato tra l’IME, l’Istituto per la Ricerca Sociale di Francoforte e lo SPD, detentore del Nachlaß di Marx ed Engels, i Grundrisse furono fotografati assieme a molti altri inediti e gli specialisti di Mosca cominciarono a studiarli su esemplari in copia. Tra il 1925 e il 1927, Pavel Veller, collaboratore dell’IME, catalogò tutti i manoscritti preparatori de Il capitale, il primo dei quali erano proprio i Grundrisse. Sino al 1931, essi furono completamente decifrati e dattilografati e nel 1933 ne fu dato alle stampe, in lingua russa, il Capitolo sul denaro, cui fece seguito, due anni dopo, l’edizione tedesca. Nel 1936, infine, l’Istituto Marx-Engels-Lenin (IMEL), subentrato all’IME, riuscì ad acquistare sei degli otto quaderni dei Grundrisse, circostanza che rese possibile la soluzione dei problemi editoriali ancora irrisolti.

Poco dopo, dunque, i Grundrisse poterono essere finalmente pubblicati: furono l’ultimo importante manoscritto di Marx, per giunta molto esteso e risalente a una delle fasi più feconde della sua elaborazione, reso noto al pubblico. Essi apparvero a Mosca nel 1939, a cura di Veller, che ne scelse il titolo: Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie (Rohentwurf) 1857–1858. Due anni dopo, seguì la stampa di un’appendice (Anhang), che comprese gli appunti di Marx del 1850-1 dai Principi di economia politica e dell’imposta di David Ricardo, le note su Bastiat e Carey, gli indici sul contenuto dei Grundrisse da lui stesso redatti e, infine, il materiale preparatorio (Urtext) a Per la critica dell’economia politica del 1859. La prefazione al libro del 1939, siglata dall’IMEL, evidenziò decisamente il valore del testo: “il manoscritto del 1857-1858, pubblicato per la prima volta e integralmente in questo volume, costituisce una tappa decisiva dell’opera economica di Marx” [4].

Tuttavia, seppure principi editoriali e formato fossero analoghi, i Grundrisse non furono inclusi tra i volumi della MEGA, ma uscirono, invece, in edizione singola. Inoltre, la loro pubblicazione a ridosso della Seconda Guerra Mondiale fece sì che l’opera restasse praticamente sconosciuta. Le 3.000 copie realizzate divennero presto molto rare e solo pochissime di esse riuscirono a oltrepassare i confini sovietici. Successivamente, i Grundrisse non furono inseriti nella Sočinenija (Opere Complete) (1928-47), la prima edizione russa degli scritti di Marx ed Engels e per la loro ristampa in tedesco si dovette attendere sino al 1953. Se desta grande stupore che un testo come i Grundrisse, sicuramente eretico rispetto agli allora indiscutibili cànoni del Diamat (Dialekticeskij Materializm – Materialismo Dialettico), sia stato pubblicato durante l’era staliniana, bisogna altresì considerare che essi costituivano lo scritto più rilevante di Marx non ancora diffuso in Germania. Così, in occasione della celebrazione del Karl-Marx-Jahr (Anno di Karl Marx), che coincideva con il settantesimo anniversario della sua morte e il centotrentacinquesimo della nascita, i Grundrisse furono dati alle stampe a Berlino in 30.000 copie. Redatti nel 1857-8, essi cominciarono a essere letti e scoperti in tutto il mondo soltanto nel 1953. Dopo cent’anni di solitudine.

II. La diffusione dei Grundrisse: 500.000 copie in giro per il mondo
Nonostante la risonanza suscitata dalla pubblicazione di un nuovo e consistente manoscritto preparatorio de Il capitale e il valore teorico che a essi fu attribuito, i Grundrisse furono tradotti lentamente. Come già accaduto con l’Introduzione, fu un altro estratto dei Grundrisse a generare interesse prima dell’intero manoscritto: le Forme che precedono la produzione capitalistica. Esse furono infatti tradotte nel 1939 in russo e, nel 1947-8, dal russo in giapponese. Successivamente, l’edizione singola tedesca e la traduzione inglese ne favorirono un’ampia diffusione. Dalla prima, stampata nel 1952 nella serie Kleine Bücherei des Marxismus-Leninismus (Piccola biblioteca del marxismo-leninismo) furono eseguite la traduzione ungherese (1953) e italiana (1954). La seconda, pubblicata nel 1964, ne permise la circolazione nel mondo anglosassone e, tradotta in Argentina (1966) e Spagna (1967), in quello di lingua spagnola. La prefazione del curatore di questa edizione, Eric Hobsbawm, contribuì a evidenziare l’importanza del loro contenuto: le Forme che precedono la produzione capitalistica costituiscono “il tentativo più sistematico di affrontare la questione dell’evoluzione storica” mai realizzato da Marx e “si può affermare, senza esitazione, che qualsiasi discussione storica marxista che non tenga conto di quest’opera (…) deve essere riesaminata alla luce di essa”[5]. Infatti, sempre più studiosi internazionali si occuparono di questo testo, che seguì a essere pubblicato in tanti altri paesi e a stimolare ovunque significative discussioni storiografiche.

Le traduzioni dei Grundrisse nel loro insieme cominciarono alla fine degli anni Cinquanta. La diffusione dello scritto di Marx fu un processo lento ma inesorabile e, quando ultimato, rese possibile una più completa e, per alcuni aspetti, differente percezione dell’intera sua opera. I maggiori interpreti dei Grundrisse vi si cimentarono in lingua originale, ma la loro lettura estesa, quella compiuta dagli studiosi che non erano in grado di leggerli in tedesco, e, soprattutto, quella dei militanti politici e degli studenti, avvenne solo in seguito alle traduzioni nelle varie lingue.

Le prime di esse avvennero in oriente, dove i Grundrisse apparvero prima in Giappone (1958-65) e poi in Cina (1962-78). In Unione Sovietica uscirono in lingua russa soltanto nel 1968-9, quando dopo essere stati esclusi anche dalla seconda e ampliata edizione della Sočinenija (1955-66), vi furono incorporati quali volumi aggiuntivi. L’estromissione dalla Sočinenija fu tanto più grave perché determinò, a sua volta, quella dalla Marx Engels Werke (Opere) (MEW) (1956-68), che riprodusse la selezione sovietica. La MEW, ovvero l’edizione più utilizzata delle opere di Marx ed Engels, nonché la fonte delle loro traduzioni nella maggior parte delle lingue, fu dunque privata dei Grundrisse che vennero pubblicati come volume supplementare soltanto nel 1983.

Alla fine degli anni Sessanta, i Grundrisse cominciarono a circolare anche in Europa. La prima traduzione fu quella francese (1967-8), ma la sua qualità era scadente e una versione fedele dello scritto uscì solo nel 1980. Quella italiana apparve tra il 1968 e il 1970 e, così come quella francese, circostanza molto singolare, essa fu realizzata per iniziativa di una casa editrice indipendente dal Partito Comunista. In lingua spagnola, il testo fu pubblicato negli anni Settanta. Se si esclude la versione stampata a Cuba nel 1970-1, di scarso pregio perché tradotta da quella francese e la cui circolazione rimase circoscritta nell’ambito di quel paese, la prima vera traduzione fu compiuta in Argentina tra il 1971 e il 1976. A essa seguirono ancora altre tre, effettuate tra Spagna, Argentina e Messico, che fecero dello spagnolo la lingua con il maggior numero di versioni dei Grundrisse.

La traduzione in lingua inglese fu anticipata, nel 1971, dalla pubblicazione di una scelta di alcuni suoi brani. L’introduzione del curatore di questo volume, David McLellan, aumentò le aspettative nei confronti dello scritto: “i Grundrisse sono molto più di una grezza stesura de Il capitale”[6] e, anzi, più di ogni altro suo testo, “contengono una sintesi dei vari lidi del pensiero di Marx. (…) In un certo senso, nessuna tra le opere di Marx è completa, ma tra loro la più completa sono i Grundrisse” [7]. La traduzione integrale giunse nel 1973, ovvero soltanto venti anni dopo l’edizione stampata in Germania. Essa fu eseguita da Martin Nicolaus, che nella premessa al libro scrisse: “oltre al loro grande valore biografico e storico, essi [i Grundrisse] (…) sono il solo abbozzo dell’intero progetto economico-politico di Marx. (…) I Grundrisse mettono in discussione e alla prova ogni seria interpretazione di Marx finora concepita”[8].

Gli anni Settanta furono il decennio decisivo anche per le traduzioni nell’Europa dell’est. Dopo l’edizione russa, infatti, non vi era più alcun ostacolo affinché il testo potesse circolare anche nei paesi ‘satelliti’ dell’Unione Sovietica e, così, esso comparve in Ungheria (1972), Cecoslovacchia (in ceco tra il 1971 e il 1977 e in slovacco tra il 1974 e il 1975), Romania (1972-4) e Jugoslavia (1979).

Nello stesso periodo, i Grundrisse giunsero anche in Danimarca, pubblicati contemporaneamente in due traduzioni tra loro contrastanti: una a cura della casa editrice legata al partito comunista (1974-8) e l’altra, invece, di una vicina alla nuova sinistra (1975-7). Negli anni Ottanta, i Grundrisse furono tradotti anche in Iran (1985-7), ove rappresentarono la prima traduzione rigorosa di un’opera di Marx in persiano, e in altre lingue europee: l’edizione slovena è del 1985 e dell’anno successivo sono la polacca e quella finlandese, effettuata grazie al sostegno sovietico.

Col dissolversi dell’Unione Sovietica e la fine del cosiddetto ‘socialismo reale’, che invero del pensiero di Marx non avevano realizzato altro che la manifesta negazione, la stampa degli scritti di Marx subì una battuta d’arresto. Ciò nonostante, anche negli anni nei quali il silenzio intorno al loro autore fu interrotto soltanto da quanti ne decretavano con assoluta certezza l’oblio, i Grundrisse hanno continuato a essere tradotti in altre lingue. Pubblicati in Grecia (1989-92), Turchia (1999-2003), Corea del sud (2000) e nel 2008, in Brasile, in lingua portoghese, essi sono stati l’opera di Marx che ha ricevuto il maggior numero di nuove traduzioni negli ultimi venti anni.

Complessivamente, i Grundrisse sono stati pubblicati integralmente in 22 lingue[9] e tradotti in 32 differenti versioni. Senza fare riferimento alle tante traduzioni parziali, essi sono stati stampati in oltre 500.000 copie [10]: un numero che sorprenderebbe molto colui che li redasse col solo fine di riepilogare, per giunta in tutta fretta, gli studi di economia svolti fino al momento della lorostesura.

III. Lettori e interpreti
La storia della recezione dei Grundrisse, così come quella della loro diffusione, è stata caratterizzata da un avvio alquanto tardivo. Alle vicissitudini legate al ritrovamento del manoscritto, si aggiunse, e fu di certo determinante, la complessità del testo frammentario e appena abbozzato, tanto problematico da rendere in altre lingue, quanto difficile da interpretare.

In proposito, Roman Rosdolsky, autorevole studioso dei Grundrisse, affermò che:

“quando, nel 1948, (…) ebbe la fortuna di esaminar[ne] uno degli allora rarissimi esemplari (…), intuì subito che si trattava di un’opera fondamentale per la comprensione della teoria marxiana, che però a causa della sua forma particolare e del suo linguaggio spesso difficile, poco si addiceva ad un’ampia cerchia di lettori”[11].

Queste motivazioni lo indussero a tentare di illustrarne meglio il testo e a esaminarne criticamente il contenuto. Il risultato di tale impresa fu l’opera Zur Entstehungsgeschichte des Marxschen ‘Kapital’. Der Rohentwurf des ‘Kapital’ 1857-58 (Genesi e struttura del Capitale di Marx) che, pubblicata nel 1968, fu la prima, e anche la principale mai scritta, monografia dedicata ai Grundrisse. Tradotta in molti paesi, favorì la loro divulgazione e circolazione ed ebbe un notevole influsso su tutti i loro successivi interpreti.

Il 1968 fu un anno significativo per i Grundrisse. Oltre al libro di Rosdolsky, infatti, apparve sulla New Left Review il primo saggio in lingua inglese ad essi interamente dedicato: The Unknown Marx (Il Marx sconosciuto), di Martin Nicolaus, che ebbe il merito di attirare l’attenzione sui Grundrisse anche nel mondo anglosassone e di segnalarne la necessità della traduzione. Intanto, in Germania e in Italia, i Grundrisse conquistarono i protagonisti delle rivolte studentesche, che cominciarono a leggerli entusiasmati dalla dirompente radicalità delle loro pagine. Per lo più, essi esercitarono un irresistibile fascino tra quanti, soprattutto nelle file della nuova sinistra, erano impegnati a rovesciare l’interpretazione di Marx fornita dal marxismo-leninismo.

D’altronde, i tempi erano mutati anche a est. Dopo una prima fase nella quale i Grundrisse erano stati quasi del tutto ignorati o guardati con diffidenza, il libro di Vitalij Vygodskij, Istoriya odnogo velikogo otkruitiya Karla Marksa (Introduzione ai Grundrisse di Marx), pubblicata in Unione Sovietica nel 1965 e nella Repubblica Democratica Tedesca nel 1967, impresse una svolta di segno opposto. I Grundrisse furono definiti infatti un’opera “geniale”, che “ci guidano nel laboratorio creativo di Marx e ci danno l’occasione di seguire passo dopo passo il processo di elaborazione della sua teoria economica”[12], alla quale era dunque necessario prestare la dovuta attenzione.

In pochi anni, i Grundrisse diventarono un testo fondamentale per tanti influenti marxisti. Accanto agli autori già menzionati, vi si dedicarono con particolare attenzione: Walter Tuchscheerer nella Repubblica Democratica Tedesca, Alfred Schmidt nella Repubblica Federale Tedesca, gli studiosi della Scuola di Budapest in Ungheria, Lucien Sève in Francia, Kiyoaki Hirata in Giappone, Gajo Petrovic in Jugoslavia, Antonio Negri in Italia, Adam Schaff in Polonia, Allen Oakley in Australia e divennero, in generale, uno scritto col quale ogni serio studioso dell’opera di Marx doveva misurarsi.

Pur con diverse sfumature, i vari interpreti si divisero tra quanti considerarono i Grundrisse un testo autonomo cui potere attribuire piena compiutezza concettuale e coloro che, invece, li giudicarono come un manoscritto prematuro e meramente preparatorio de Il capitale. Il retroterra ideologico delle discussioni sui Grundrisse – cuore della contesa era la fondatezza o meno della stessa interpretazione di Marx, con le conseguenti ed enormi ricadute politiche – favorì lo sviluppo di tesi interpretative inadeguate e oggi risibili. Tra i commentatori più entusiasti di questo scritto, vi fu, infatti, chi ne sostenne la superiorità teorica rispetto a Il capitale, nonostante questo comprendesse i risultati di un ulteriore decennio di intensissimi studi. Allo stesso modo, tra i principali detrattori dei Grundrisse, non mancarono quanti affermarono che, nonostante le rilevanti parti per ricostruire il rapporto con Georg W. F. Hegel e i significativi brani sull’alienazione, essi non aggiungevano nulla a quanto già noto di Marx.

Accanto alle contrastanti letture dei Grundrisse, risaltano anche le non letture, il cui caso più eclatante è rappresentato da Louis Althusser. Impegnato finanche nel tentativo di far parlare i presunti silenzi di Marx e di leggere Il capitale “in modo da rendere visibile ciò che ancora in esso poteva sussistere di invisibile”[13], egli si concesse però il lusso di trascurare la cospicua mole delle centinaia di pagine già scritte dei Gundrisse e realizzò la suddivisione del pensiero di Marx in opere giovanili e opere della maturità, poi così tanto dibattuta, senza conoscere il contenuto e la portata dei manoscritti del 1857-8[14].

Comunque, a partire dalla metà degli anni Settanta, i Grundrisse conquistarono un numero sempre maggiore di lettori e interpreti. Accanto alla pubblicazione di due commentari, uno in giapponese del 1974[15] e l’altro in tedesco del 1978 [16], molti autori scrissero di questo testo. Diversi studiosi videro nei Grundrisse il luogo privilegiato per approfondire una delle questioni più dibattute del pensiero di Marx: il suo debito intellettuale nei confronti di Hegel. Altri, ancora, furono affascinati dalle enunciazioni quasi profetiche racchiuse nei frammenti dedicati alle macchine e alla loro automazione e, anche in Giappone, i Grundrisse furono letti come un testo di grande attualità per comprendere la modernità. Negli anni Ottanta, inoltre, primi particolareggiati studi apparvero anche in Cina, ove i Grundrisse divennero oggetto di studio per meglio intendere la genesi de Il capitale, e in Unione Sovietica fu pubblicato un volume collettivo a essi esclusivamente dedicato[17].

Nel corso degli ultimi anni, la persistente capacità esplicativa, e al contempo critica, del modo di produzione capitalistico contenuta nelle opere di Marx ha originato un ritorno d’interesse nei suoi riguardi da parte di numerosi studiosi internazionali[18]. Se tale fenomeno durerà e se sarà accompagnato da una nuova domanda di Marx anche dal versante politico, i Grundrisse si riproporranno di certo come uno dei suoi scritti in grado di attirare l’attenzione maggiore.

Intanto, nella speranza che “la teoria di Marx ridivenga una viva fonte di conoscenza e, sulla base di questa, di azione” [19], la storia della diffusione e della recezione dei Grundrisse nel mondo, compiuta in questo volume, vuole essere un modesto riconoscimento al loro autore e il tentativo di ricostruire un capitolo ancora inedito della storia dei marxismi.

Appendice: Tabella cronologica delle traduzioni dei Grundrisse

1939-41 Prima edizione tedesca
1953 Seconda edizione tedesca
1958-65 Traduzione giapponese
1962-78 Traduzione cinese
1967-8 Traduzione francese
1968-9 Traduzione russa
1968-70 Traduzione italiana
1970-1 Traduzione spagnola
1971-7 Traduzione ceca
1972 Traduzione ungherese
1972-4 Traduzione rumena
1973 Traduzione inglese
1974-5 Traduzione slovacca
1974-8 Traduzione danese
1979 Traduzione serba/serbo-croata
1985 Traduzione slovena
1985-7 Traduzione in persiano
1986 Traduzione polacca
1986 Traduzione finlandese
1989-92 Traduzione greca
1999-2003 Traduzione turca
2000 Traduzione coreana
2008 Traduzione portoghese

References
1. Karl Marx, Einleitung zu einer Kritik der politischen Ökonomie, in Die Neue Zeit, Nr. 23, 21. Jahrgang, 1903, p. 710. L’affermazione di Karl Kautsky si trova all’interno della nota n. 1. Le traduzioni incluse nel testo sono a cura dell’autore.
2. David Rjazanov, Neueste Mitteilungen über den literarischen Nachlaß von Karl Marx und Friedrich Engels, in Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung, Elfter Jahrgang, 1925, pp. 393-4. Il testo di Rjazanov fu pubblicato in russo nel 1923, la traduzione è stata effettuata dalla versione tedesca del 1925 citata.
3. Ivi , p. 394.
4. Marx-Engels-Lenin-Institut, Vorwort a Karl Marx, Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie (Rohentwurf) 1857–1858, Verlag für Fremdsprachige Literatur, Moskau 1939, p. VII.
5. Eric J. Hobsbawm, Prefazione a Karl Marx, Forme economiche precapitalistiche, Editori Riuniti, Roma 1985, p. 8.
6. David McLellan, Marx’s Grundrisse, Paladin, St. Albans 1973, p. 14.
7. David McLellan, Ivi, p. 25.
8. Martin Nicolaus, Introduzione ai Grundrisse, in Martin Nicolaus–Moishe Postone–Helmut Reinicke, Dialettica e proletariato. Dibattito sui «Grundrisse» di Marx, La Nuova Italia, Firenze, 1978.
9. Cfr. la tabella cronologica delle traduzioni dei Grundrisse nell’appendice I. Alle traduzioni indicate vanno inoltre aggiunti i compendi parziali realizzati in lingua svedese, Karl Marx, Grunddragen i kritiken av den politiska ekonomin, Lund, Stockholm 1971, e in macedone, Karl Marx, Osnovi na kritikata na političkata ekonomija (grub nafrlok): 1857-1858, Komunist, Skopje 1989, nonché le traduzioni dell’ Introduzione e delle Forme che precedono la produzione capitalistica, realizzate in moltissime lingue: dal vietnamita al norvegese, dall’arabo all’olandese e al bulgaro.
10. Questa cifra è stata calcolata sommando le tirature rinvenute nel corso delle ricerche svolte in tutti i paesi. Per maggiori informazioni si veda la sezione “Dissemination and reception of Grundrisse in the world” del volume Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the critique of political economy 150 years later, a cura di Marcello Musto, Routledge, London/New York 2008, pp. 177-280.
11. Roman Rosdolsky, Genesi e struttura del «Capitale» di Marx, Laterza, Bari 1971, p. 5.
12. Vitalij Vygodskij, Introduzione ai Grundrisse, La Nuova Italia, Firenze 1974, p. 43.
13. Louis Althusser, Leggere Il capitale, Feltrinelli, Milano 1971, p. 34.
14. Cfr. Lucien Sève, Penser avec Marx aujourd’hui, La Dispute, Paris 2004, che ricostruisce come “con l’eccezione di qualche testo quale l’ Introduzione (…) Althusser non ha mai letto i Grundrisse, nel vero senso della parola leggere”, p. 29. Parafrasando l’espressione di Gaston Bachelard utilizzata da Althusser di coupure épistémologique (rottura epistemologica), Seve parla di una “artificiale rottura bibliografica (coupure bibliographique) tale da indurre le vedute più erronee sulla genesi e dunque anche sulla consistenza del pensiero marxiano pervenuto alla maturità”, p. 30.
15. Kiriro Morita – Toshio Yamada, Komentaru keizaigakuhihan’yoko (Commentario sui Grundrisse), Nihonhyoronsha, Tokyo 1974.
16. Projektgruppe Entwicklung des Marxschen Systems, Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie (Rohentwurf). Kommentar, VSA, Hamburg 1978.
17. Aa. Vv., Pervonachal’nuy variant, Kapitala“ (Ekonomicheskie rukopisi K. Marksa 1857–1858 godov (La prima versione de Il capitale. I manoscritti economici di K. Marx del 1857-1858), Politizdat, Moskva 1987.
18. Cfr. Marcello Musto, The rediscovery of Karl Marx, in International Review of Social History, 2007/3, pp. 477-98.
19. Roman Rosdolsky, op. cit., p. 8.

Categories
Journal Articles

La riscoperta di Karl Marx

Introduzione
Pochi uomini hanno scosso il mondo come Karl Marx. Alla sua scomparsa, passata pressoché inosservata, fece immediatamente seguito, con una rapidità che nella storia ha rari esempi ai quali poter essere confrontata, l’eco della fama. Ben presto, il nome di Marx fu sulle bocche dei lavoratori di Chicago e Detroit, così come su quelle dei primi socialisti indiani a Calcutta. La sua immagine fece da sfondo al congresso dei bolscevichi a Mosca dopo la rivoluzione. Il suo pensiero ispirò programmi e statuti di tutte le organizzazioni politiche e sindacali del movimento operaio, dall’intera Europa sino a Shanghai. Le sue idee hanno irreversibilmente stravolto la filosofia, la storia, l’economia.

Eppure, nonostante l’affermazione delle sue teorie, trasformate nel XX secolo in ideologia dominante e dottrina di Stato per una gran parte del genere umano e l’enorme diffusione dei suoi scritti, egli rimane, ancora oggi, privo di un’edizione integrale e scientifica delle proprie opere. Tra i più grandi autori dell’umanità, questa sorte è toccata esclusivamente a lui.

Ragione primaria di questa particolarissima condizione risiede nel carattere largamente incompleto della sua opera. Se si escludono, infatti, gli articoli giornalistici editi nel quindicennio 1848-1862, gran parte dei quali destinati alla «New-York Tribune», all’epoca uno dei più importanti quotidiani del mondo, i lavori pubblicati furono relativamente pochi, se comparati ai tanti realizzati solo parzialmente e all’imponente mole di ricerche svolte. Emblematicamente, quando nel 1881, in uno dei suoi ultimi anni di vita, Marx fu interrogato da Karl Kautsky, circa l’opportunità di un’edizione completa delle sue opere, egli rispose: «queste dovrebbero prima di tutto essere scritte» [1]. Marx lasciò, dunque, molti più manoscritti di quanti non ne diede invece alle stampe. Contrariamente a come in genere si ritiene, la sua opera fu frammentaria e talvolta contraddittoria, aspetti che ne evidenziano una delle caratteristiche peculiari: l’incompiutezza.

Il metodo oltremodo rigoroso e l’autocritica più spietata, che determinarono l’impossibilità di condurre a termine molti dei lavori intrapresi; le condizioni di profonda miseria ed il permanente stato di cattiva salute, che lo attanagliarono per tutta la vita; l’inestinguibile passione conoscitiva, che restò inalterata nel tempo spingendolo sempre verso nuovi studi; e, infine, la consapevolezza acquisita con la piena maturità della difficoltà di rinchiudere la complessità della storia in un progetto teorico, fecero proprio dell’incompiutezza la fedele compagna e la dannazione dell’intera produzione di Marx e della sua stessa esistenza. Il colossale piano della sua opera non fu portato a termine che per un’esigua parte, risolvendo in un fallimento letterario le sue incessanti fatiche intellettuali, che non per questo si mostrarono meno geniali e feconde di straordinarie conseguenze [2].

Tuttavia, nonostante la frammentarietà del Nachlass di Marx e la sua ferma contrarietà a erigere un’ulteriore dottrina sociale, l’opera incompiuta fu sovvertita e un nuovo sistema, il «marxismo», poté sorgere.

Marx e il Marxismo: incompiutezza versus sistematizzazione
Dopo la morte di Marx, avvenuta nel 1883, fu Friedrich Engels a dedicarsi per primo alla difficilissima impresa, stante la dispersività dei materiali, l’astrusità del linguaggio e l’illeggibilità della grafia, di dare alle stampe il lascito dell’amico. Il suo lavoro si concentrò sulla ricostruzione e selezione degli originali, sulla pubblicazione dei testi inediti o incompleti e, contemporaneamente, sulle riedizioni e traduzioni degli scritti già noti.

Anche se vi furono delle eccezioni, come nel caso delle Tesi su Feurbach, edite nel 1888 in appendice al suo Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, e della Critica al programma di Gotha, uscita nel 1891, Engels privilegiò quasi esclusivamente il lavoro editoriale per il completamento de Il capitale, del quale era stato portato a termine soltanto il libro primo. Questo impegno, durato oltre un decennio, fu perseguito con il preciso intento di realizzare «un’opera organica e il più possibile compiuta» [3]. Così, nel corso della sua attività redazionale, basata sulla cernita di quei testi che si presentavano non come versioni finali quanto, invece, come vere e proprie varianti e sulla esigenza di uniformarne l’insieme, Engels più che ricostruire la genesi e lo sviluppo del secondo e del terzo libro de Il Capitale, ben lontani dalla loro definitiva stesura, consegnò alle stampe dei volumi finiti.

D’altronde, in precedenza, egli aveva contribuito a generare un processo di sistematizzazione teorica già direttamente con i suoi scritti. L’ Anti-Dühring, apparso nel 1878, da lui definito l’«esposizione più o meno unitaria del metodo dialettico e della visione comunista del mondo rappresentati da Marx e da me» [4], divenne il riferimento cruciale nella formazione del «marxismo» come sistema e nella differenziazione di questo dal socialismo eclettico, in quel periodo prevalente. Ancora maggiore incidenza ebbe L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza, rielaborazione, a fini divulgativi, di tre capitoli dello scritto precedente che, pubblicata per la prima volta nel 1880, conobbe fortuna analoga a quella del Manifesto del partito comunista. Seppur vi fu una netta distinzione tra questo tipo di volgarizzazione, compiuta in aperta polemica con le scorciatoie semplicistiche delle sintesi enciclopediche, e quello di cui si rese invece protagonista la successiva generazione della socialdemocrazia tedesca, il ricorso di Engels alle scienze naturali aprì la strada alla concezione evoluzionistica che, di lì a poco, si sarebbe affermata anche nel movimento operaio.

Il pensiero di Marx, pur se a volte attraversato da tentazioni deterministiche, indiscutibilmente critico ed aperto, cadde sotto i colpi del clima culturale dell’Europa di fine Ottocento, pervaso, come non mai, da concezioni sistematiche, prima tra tutte il darwinismo. Per rispondere a esse il neonato marxismo, divenuto precocemente ortodossia sulle pagine della rivista «Die Neue Zeit» diretta da Kautsky, assunse rapidamente medesima conformazione. Un fattore decisivo che contribuì a consolidare la trasformazione dell’opera di Marx in sistema è rintracciabile nelle modalità che ne accompagnarono la diffusione.

Com’è dimostrato dalla tiratura ridotta delle edizioni dell’epoca dei suoi testi, ne furono privilegiati opuscoli di sintesi e compendi molto parziali. Alcune delle sue opere, inoltre, recavano gli effetti delle strumentalizzazioni politiche. Comparvero, infatti, le prime edizioni rimaneggiate dai curatori, pratica che, favorita dall’incertezza del lascito marxiano, andò, in seguito, sempre più imponendosi insieme con la censura di alcuni scritti. La forma manualistica, notevole veicolo di esportazione del pensiero di Marx nel mondo, rappresentò sicuramente uno strumento molto efficace di propaganda, ma anche l’alterazione fatale della concezione iniziale. La divulgazione della sua opera, dal carattere complesso ed incompiuto, nell’incontro col positivismo e per meglio rispondere alle esigenze pratiche del partito proletario, si tradusse, infine, in impoverimento teorico e volgarizzazione del patrimonio originario [5], fino a renderlo irriconoscibile trasfigurandolo da Kritik a Weltanschauung.

Dallo sviluppo di questi processi, prese corpo una dottrina dalla schematica ed elementare interpretazione evoluzionistica, intrisa di determinismo economico: il marxismo del periodo della Seconda Internazionale (1889-1914). Guidata da una ferma quanto ingenua convinzione del procedere automatico della storia, e dunque dell’ineluttabile successione del socialismo al capitalismo, essa si mostrò incapace di comprendere l’andamento reale del presente e, rompendo il necessario legame con la prassi rivoluzionaria, produsse una sorta di quietismo fatalistico che si tramutò in fattore di stabilità per l’ordine esistente[6]. Si palesava in questo modo la profonda lontananza da Marx, che già nella sua prima opera aveva dichiarato: «la storia non fa niente (…) non è la ‘storia’ che si serve dell’uomo come mezzo per attuare i propri fini, come se essa fosse una persona particolare; essa non èaltro che l’attività dell’uomo che persegue i suoi fini» [7].

La teoria del crollo (Zusammenbruchstheorie), ovvero la tesi della fine incombente della società capitalistico-borghese, che ebbe nella crisi economica della Grande Depressione, dispiegatasi lungo il ventennio successivo al 1873, il contesto più favorevole per esprimersi, fu proclamata come l’essenza più intima del socialismo scientifico. Le affermazioni di Marx, volte a delineare i principi dinamici del capitalismo e, più in generale, a descriverne una tendenza di sviluppo [8], furono trasformate in leggi storiche universalmente valide, dalle quali far discendere, sin nei particolari, il corso degli eventi.

L’idea di un capitalismo agonizzante, autonomamente destinato al tramonto, fu presente anche nell’impianto teorico della prima piattaforma interamente «marxista» di un partito politico, Il programma di Erfurt del 1891, e nel commento che ne fece Kautsky, che enunciava come «l’inarrestabile sviluppo economico porta alla bancarotta del modo di produzione capitalistico con necessità di legge naturale. La creazione di una nuova forma di società al posto di quella attuale non è più solo qualcosa di desiderabile ma è diventata inevitabile» [9]. Esso fu la rappresentazione, più significativa ed evidente, dei limiti intrinseci all’elaborazione dell’epoca, nonché dell’abissale distanza prodottasi da colui che ne era stato l’ispiratore.

Lo stesso Eduard Bernstein, che concependo il socialismo come possibilità e non come ineluttabilità aveva segnato una discontinuità con le interpretazioni in quel periodo dominanti, operò una lettura di Marx altrettanto artefatta, che non si discostava minimamente da quelle del tempo e contribuì a diffonderne, mediante la vasta risonanza che ebbe il Bernstein-Debatte, un’immagine egualmente alterata e strumentale.

Il marxismo russo, che nel corso del Novecento svolse un ruolo fondamentale nella divulgazione del pensiero di Marx, seguì questa traiettoria di sistematizzazione e volgarizzazione con un irrigidimento persino maggiore. Per il suo più importante pioniere, Gheorghi Plekhanov, infatti, «il marxismo è una completa concezione del mondo» [10], improntata ad un semplicistico monismo in base al quale le trasformazioni sovrastrutturali della società procedono in maniera simultanea alle modificazioni economiche. In Materialismo ed empiriocriticismo del 1909, Lenin definisce il materialismo come «il riconoscimento della legge obiettiva della natura, e del riflesso approssimativamente fedele di questa legge nella testa dell’uomo» [11]. La volontà e la coscienza del genere umano devono «inevitabilmente e necessariamente» [12] adeguarsi alla necessità della natura. Ancora una volta a prevalere è l’impostazione positivistica.

Dunque, a dispetto dell’aspro scontro ideologico apertosi durante quegli anni, molti degli elementi teorici caratteristici della deformazione operata dalla Seconda Internazionale trapassarono in quelli che avrebbero contrassegnato la matrice culturale della Terza Internazionale. Questa continuità si manifestò, con ancora più evidenza, in Teoria del materialismo storico, pubblicato nel 1921 da Nikolaj Bucharin, secondo il quale «sia nella natura che nella società, i fenomeni sono regolati da determinate leggi. Il primo compito della scienza è scoprire questa regolarità» [13]. L’esito di questo determinismo sociale, interamente incentrato sullo sviluppo delle forze produttive, generò una dottrina secondo la quale «la molteplicità delle cause che fanno sentire la loro azione nella società non contraddice affatto l’esistenza di una legge unica dell’evoluzione sociale» [14].

A siffatta concezione si oppose Antonio Gramsci, per il quale la «posizione del problema come una ricerca di leggi, di linee costanti, regolari, uniformi è legata a una esigenza, concepita in modo un po’ puerile e ingenuo, di risolvere perentoriamente il problema pratico della prevedibilità degli accadimenti storici»[15]. Il suo netto rifiuto a restringere la filosofia della praxis marxiana a grossolana sociologia, a «ridurre una concezione del mondo a un formulario meccanico che dà l’impressione di avere tutta la storia in tasca» [16], fu tanto più importante poiché si spingeva oltre lo scritto di Bucharin e mirava a condannare quell’orientamento assai più generale che sarebbe poi prevalso, in maniera incontrastata, in Unione Sovietica.

Con l’affermazione del «marxismo-leninismo», il processo di snaturamento del pensiero di Marx conobbe la sua definitiva manifestazione. La teoria fu estromessa dalla funzione di guida dell’agire, divenendone, viceversa, giustificazione a posteriori. Il punto di non ritorno fu raggiunto con il «Diamat» (Dialekticeskij materializm), «la concezione del mondo del partito marxista-leninista» [17]. L’opuscolo di Stalin del 1938, Del materialismo dialettico e del materialismo storico, che ebbe una straordinaria diffusione, ne fissava i tratti essenziali: i fenomeni della vita collettiva sono regolati da «leggi necessarie dello sviluppo sociale», «perfettamente conoscibili»; «la storia della società si presenta come uno sviluppo necessario della società, e lo studio della storia della società diventa una scienza». Ciò «vuol dire che la scienza della storia della società, nonostante tutta la complessità dei fenomeni della vita sociale, può diventare una scienza altrettanto esatta quanto, ad esempio, la biologia, capace di utilizzare le leggi di sviluppo della società per servirsene nella pratica» [18] e che, di conseguenza, compito del partito del proletariato è fondare la propria attività in base a queste leggi.

È evidente come il fraintendimento intorno ai concetti di «scientifico» e «scienza» fosse giunto al suo culmine. La scientificità del metodo marxiano, fondata su criteri teorici scrupolosi e coerenti, fu sostituita con il modo di procedere delle scienze naturali che non contemperava contraddizione alcuna. Infine, s’affermò la superstizione dell’oggettività delle leggi storiche, secondo la quale queste ultime opererebbero, al pari di quelle della natura, indipendentemente dalla volontà degli uomini.

Accanto a questo catechismo ideologico, trovò terreno fertile il più rigido ed intransigente dogmatismo. L’ortodossia «marxista-leninista» impose un’inflessibile monismo che non mancò di produrre effetti perversi anche sugli scritti di Marx. Inconfutabilmente, con la Rivoluzione Sovietica il marxismo visse un significativo momento di espansione e circolazione in ambiti geografici e classi sociali dai quali era, sino ad allora, stato escluso. Tuttavia, ancora una volta, la diffusione dei testi, più che riguardare direttamente quelli di Marx, concerneva manuali di partito, vademecum, antologie «marxiste» su svariati argomenti. Inoltre, invalse sempre più la censura di alcune opere, lo smembramento e la manipolazione di altre, così come la pratica dell’estrapolazione e dell’astuto montaggio delle citazioni. A queste, il cui ricorso rispondeva a fini preordinati, venne destinato lo stesso trattamento che il brigante Procuste riservava alle sue vittime: se troppo lunghe venivano amputate, se troppo corte allungate.

In conclusione, il rapporto tra la divulgazione e la non schematizzazione di un pensiero, a maggior ragione per quello critico e volutamente non sistemico di Marx, tra la sua popolarizzazione e l’esigenza di non impoverirlo teoricamente, è senz’altro impresa difficile da realizzare. In ogni caso, a Marx non poté capitare di peggio.

Piegato da più parti in funzione di contingenze e necessità politiche, venne a queste assimilato e nel loro nome vituperato. La sua teoria, da critica quale era, fu utilizzata a mo’ di esegesi di versetti biblici. Nacquero così i più impensabili paradossi. Contrario a «prescrivere ricette (…) per l’osteria dell’avvenire» [19], fu trasformato, invece, nel padre illegittimo di un nuovo sistema sociale. Critico rigorosissimo e mai pago di punti d’approdo, divenne la fonte del più ostinato dottrinarismo. Strenuo sostenitore della concezione materialistica della storia, è stato sottratto al suo contesto storico più d’ogni altro autore. Certo «che l’emancipazione della classe operaia dev’essere opera dei lavoratori stessi» [20], venne ingabbiato, al contrario, in una ideologia che vide prevalere il primato delle avanguardie politiche e del partito nel ruolo di propulsori della coscienza di classe e di guida della rivoluzione. Propugnatore dell’idea che la condizione fondamentale per la maturazione delle capacità umane fosse la riduzione della giornata lavorativa, fu assimilato al credo produttivistico dello stakhanovismo.

Convinto assertore dell’abolizione dello Stato, si ritrovò ad esserne identificato come suo baluardo. Interessato come pochi altri pensatori al libero sviluppo delle individualità degli uomini, affermando, contro il diritto borghese che cela le disparità sociali dietro una mera uguaglianza legale, che «il diritto, invece di essere uguale, dovrebbe essere diseguale» [21], è stato accomunato a una concezione che ha neutralizzato la ricchezza della dimensione collettiva nell’indistinto dell’omologazione. L’incompiutezza originaria del grande lavoro critico di Marx soggiacque alle spinte della sistematizzazione degli epigoni che produssero, inesorabilmente, lo snaturamento del suo pensiero sino a obliterarlo e a divenirne sua manifesta negazione.

L’odissea della pubblicazione delle opere di Marx ed Engels
«Gli scritti di Marx ed Engels (…) furon essi mai letti per intero da nessuno, il quale si trovasse fuori dalla schiera dei prossimi amici ed adepti (…) degli autori stessi?» Così Antonio Labriola andava interrogandosi, nel 1897, su quanto fosse sino ad allora conosciuto delle loro opere. Le sue conclusioni furono inequivocabili: «il leggere tutti gli scritti dei fondatori del socialismo scientifico è parso fino ad ora come un privilegio da iniziati»; il «materialismo storico» si era propagato «attraverso una infinità di equivoci, di malintesi, di alterazioni grottesche, di strani travestimenti e di gratuite invenzioni» [22]. In effetti, come poi dimostrato dalla successiva ricerca storiografica, la convinzione che Marx ed Engels fossero stati veramente letti è stata il frutto di una mito agiografico[23].

Al contrario, molti dei loro testi erano rari o irreperibili anche in lingua originale e, dunque, l’invito dello studioso italiano: dare vita ad «una edizione completa e critica di tutti gli scritti di Marx ed Engels», indicava un’ineludibile necessità. Per Labriola, non bisognava né compilare antologie, né redigere un testamentum juxta canonem receptum, bensì «tutta la operosità scientifica e politica, tutta la produzione letteraria, sia pur essa occasionale, dei due fondatori del socialismo critico, deve essere messa alla portata dei lettori (…) perché essi parlino direttamente a chiunque abbia voglia di leggerli» [24]. Oltre un secolo dopo il suo auspicio, questo progetto non è stato ancora realizzato.

Accanto a queste valutazioni prevalentemente filologiche, Labriola ne avanzava altre di carattere teorico, di sorprendente lungimiranza in relazione all’epoca nella quale visse. Egli considerava tutti gli scritti e i lavori di Marx ed Engels, non portati a termine, come «i frammenti di una scienza e di una politica, che è in continuo divenire». Per evitare di cercare al loro interno «ciò che non c’è, e non ci ha da essere», ovvero «una specie di volgata o di precettistica per la interpretazione della storia di qualunque tempo e luogo», essi potevano essere pienamente compresi solo se ricollegati al momento ed al contesto della loro genesi. Diversamente, coloro i quali «non intendono il pensare ed il sapere come operosità che sono in fieri», ossia «i dottrinari e i presuntuosi d’ogni genere, che han bisogno degl’idoli della mente, i facitori di sistemi classici buoni per l’eternità, i compilatori di manuali e di enciclopedie, cercheranno per torto e per rovescio nel marxismo ciò che esso non ha mai inteso di offrire a nessuno» [25]: una soluzione sommaria e fideistica ai quesiti della storia.

Naturale esecutore della realizzazione dell’opera omnia non avrebbe potuto essere che il Sozialdemokratischen Partei Deutschlands, detentore del Nachlaß e delle maggiori competenze linguistiche e teoriche. Tuttavia, i conflitti politici in seno alla socialdemocrazia non solo impedirono la pubblicazione dell’imponente e rilevante massa dei lavori inediti di Marx, ma produssero anche la dispersione dei suoi manoscritti, compromettendo ogni ipotesi di edizione sistematica [26]. Incredibilmente il partito tedesco non ne curò alcuna, trattando l’eredità letteraria di Marx ed Engels con la massima negligenza [27]. Nessuno tra i suoi teorici si occupò di stilare un elenco del lascito intellettuale dei due fondatori. Né, tanto meno, vi fu chi si dedicò a raccogliere la corrispondenza, voluminosissima ma estremamente disseminata, pur essendo molto utile come fonte di chiarimento, quando non addirittura continuazione, dei loro scritti.

La prima pubblicazione delle opere complete, la Marx Engels Gesamtausgabe (MEGA), prese avvio solamente negli anni Venti, per iniziativa di David Borisovič Rjazanov, direttore dell’Istituto Marx-Engels di Mosca. Anche quest’impresa, però, naufragò a causa delle tempestose vicende del movimento operaio internazionale, che troppo spesso ostacolarono, anziché favorire, l’edizione dei loro testi. Le epurazioni dello stalinismo in Unione Sovietica, che s’abbatterono anche sugli studiosi che guidavano il progetto, e l’avvento del nazismo in Germania, portarono alla precoce interruzione dell’edizione [28], vanificando anche questo tentativo. Si produsse così la contraddizione della nascita di un’ideologia inflessibile che s’ispirava a un autore la cui opera era in parte ancora inesplorata. L’affermazione del marxismo e la sua cristallizzazione in corpus dogmatico precedettero la conoscenza di testi, la cui lettura era indispensabile per comprendere la formazione e l’evoluzione del pensiero di Marx [29].

I principali lavori giovanili, infatti, furono dati alle stampe solo con la MEGA – Dalla critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico nel 1927, i Manoscritti economico-filosofici del 1844 e L’ideologia tedesca nel 1932 – e, come già avvenuto con il secondo e il terzo libro de Il capitale, in edizioni nei quali essi apparivano come opere compiute, scelta mostratasi poi foriera di molti malintesi interpretativi. Ancora successivamente, in tirature che riuscirono ad assicurare soltanto una scarsissima diffusione, furono pubblicati alcuni importanti lavori preparatori deIl capitale: nel 1933 il Capitolo VI inedito e tra il 1939 e il 1941 i Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, meglio noti come Grundrisse. Questi inediti, inoltre, come gli altri che seguirono, quando non celati nel timore che potessero erodere il cànone ideologico dominante, furono accompagnati da un’interpretazione funzionale alle esigenze politiche che, nella migliore delle ipotesi, apportava scontati aggiustamenti a quella già predeterminata e che mai si tradusse in una seria ridiscussione complessiva dell’opera marxiana.

Sempre in Unione Sovietica, dal 1928 al 1947, fu completata la prima edizione in russo: la Sočinenija (opere complete). Ad onta del nome, essa riproduceva solo un numero parziale di scritti, ma, con i suoi 28 volumi (in 33 tomi), costituì per l’epoca la raccolta quantitativamente più consistente dei due autori. La seconda Sočinenija, invece, apparve tra il 1955 e il 1966 in 39 volumi (42 tomi). Dal 1956 al 1968 nella Repubblica Democratica Tedesca, per iniziativa del Comitato Centrale della SED, furono stampati i 41 volumi (in 43 tomi) delle Marx Engels Werke (Mew). Tale edizione, però, tutt’altro che completa [30], era appesantita dalle introduzioni e dalle note che, concepite sul modello dell’edizione sovietica, ne orientavano la lettura secondo la concezione del «marxismo-leninismo».

Il progetto di una «seconda» Mega, che si prefiggeva di riprodurre in maniera fedele e con un ampio apparato critico tutti gli scritti dei due pensatori, rinacque durante gli anni Sessanta. Tuttavia, le pubblicazioni, avviate nel 1975, furono anch’esse interrotte, stavolta in seguito agli avvenimenti del 1989. Nel 1990, con lo scopo di continuare questa edizione, l’«Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis» di Amsterdam e la «Karl-Marx-Haus» di Treviri costituirono la «Internationale Marx-Engels-Stiftung» (IMES). Dopo un’impegnativa fase di riorganizzazione, nella corso della quale sono stati approntati nuovi principi editoriali e la casa editrice Akademie Verlag è subentrata alla Dietz Verlag, dal 1998 è ripresa la pubblicazione della Marx-Engels-Gesamtausgabe, la cosiddetta MEGA².

MEGA²: la riscoperta di un autore misconosciuto
Contrariamente alle previsioni che ne avevano decretato in maniera definitiva l’oblio, Karl Marx è ritornato, durante gli ultimi anni, all’attenzione degli studiosi internazionali. Il valore del pensiero viene riproposto da più parti e sugli scaffali delle biblioteche di Europa, Stati Uniti e Giappone, i suoi scritti sono rispolverati sempre più frequentemente. Uno degli esempi più significativi di questa riscoperta è costituito proprio dal proseguimento della MEGA².

Il progetto complessivo, al quale partecipano studiosi delle più svariate competenze disciplinari e che operano in numerosi paesi, si articola in quattro sezioni: la prima comprende tutte le opere, gli articoli e le bozze escluso Il capitale; la seconda Il capitale e tutti i suoi lavori preparatori a partire dal 1857; la terza l’epistolario; la quarta gli estratti, le annotazioni e i marginalia. Fino ad oggi, dei 114 volumi previsti ne sono stati pubblicati 53 (13 dalla ripresa del 1998), ognuno dei quali consta di due tomi: il testo più l’apparato critico, che contiene gli indici e molte notizie aggiuntive [31]. Questa impresa riveste grande importanza, se si considera che una parte ragguardevole dei manoscritti di Marx, della sua imponente corrispondenza e dell’immensa mole di estratti e annotazioni, che egli era solito compilare dai testi che leggeva, è tuttora inedita.

Le acquisizioni editoriali della MEGA² hanno prodotto risultati di rilievo in ognuna delle quattro sezioni. Nella prima, Werke, Artikel und Entwürfe, le ricerche sono riprese con la pubblicazione di due nuovi volumi. Il primo, Karl Marx-Friedrich Engels, Werke, Artikel, Entwürfe. Januar bis Dezember 1855 [32], include duecento articoli e bozze, redatti dai due autori nel 1855 per il «New-York Tribune» e la «Neue Oder-Zeitung» di Breslau. Accanto all’insieme degli scritti più noti, inerenti la politica e la diplomazia europea, le riflessioni sulla congiuntura economica internazionale e la guerra di Crimea, gli studi condotti hanno reso possibile aggiungere altri ventuno testi, a loro precedentemente non attribuiti perché pubblicati in anonimato sul quotidiano americano. Il secondo, Friedrich Engels, Werke, Artikel, Entwürfe. Oktober 1886 bis Februar 1891 [33], invece, presenta parte dei lavori dell’ultimo Engels. Nel volume si alternano progetti e appunti, tra i quali il manoscritto Rolle der Gewalt in der Geschichte, privato degli interventi di Bernstein che ne aveva curato la prima edizione; indirizzi alle organizzazioni del movimento operaio; prefazioni alle ristampe di scritti già pubblicati ed articoli.

Tra questi ultimi, sono di particolare interesse Die auswärtige Politik des russischen Zarentums, la storia di due secoli di politica estera russa apparsa su «Die Neue Zeit» ma poi proibita da Stalin nel 1934, e Juristen-Sozialismus, scritto insieme con Kautsky, del quale viene ricostruita, per la prima, volta la paternità delle singole parti.
Di notevole interesse, inoltre, il primo numero del Marx-Engels-Jahrbuch, la nuova serie edita dall’IMES, interamente dedicato a L’ideologia tedesca [34]. Questo libro, anticipazione del volume I/5 della MEGA², include le pagine che corrispondono ai manoscritti I. Feuerbach e II. Sankt Bruno. I sette manoscritti sopravvissuti alla «critica roditrice dei topi» [35] sono raccolti come testi indipendenti e ordinati cronologicamente. Da questa edizione si evince, con chiarezza, il carattere non unitario dello scritto. Nuove e definitive basi, dunque, vengono fornite all’indagine scientifica per risalire, con attendibilità, all’elaborazione teorica di Marx. L’ideologia tedesca, considerata finanche come l’esposizione esaustiva della concezione materialistica di Marx, è restituita nella sua originaria frammentarietà[36].

Le ricerche della seconda sezione della MEGA², “Das Kapital” und Vorarbeiten, si sono soffermate, negli ultimi anni, sul secondo e terzo libro de Il capitale. Il volume Karl Marx, Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie. Zweites Buch. Redaktionsmanuskript von Friedrich Engels 1884/1885 [37], comprende il testo del secondo libro, scritto da Engels sulla base di sette manoscritti di diversa entità, redatti da Marx tra il 1865 e il 1881. Engels, infatti, in presenza di diverse stesure del secondo libro, non aveva ricevuto da Marx alcuna indicazione, alla quale riferirsi, per selezionare la versione da pubblicare. Anzi, egli si ritrovò con del materiale dallo «stile trascurato, familiare, con frequenti espressioni e locuzioni ruvidamente umoristiche, definizioni tecniche inglesi e francesi, spesso intere frasi e anche pagine in inglese; pensieri buttati giù nella forma in cui man mano si sviluppavano nella mente dell’autore (…), chiusa dei capitoli con un paio di frasi tronche, come pietre miliari degli sviluppi lasciati incompiuti» [38] e dovette così operare delle precise scelte editoriali. Le più recenti acquisizioni filologiche valutano che gli interventi eseguiti da Engels su questi manoscritti ammontano a circa cinquemila: una quantità di gran lunga superiore a quella sino a oggi presunta.

Le modifiche consistono in aggiunte e cancellazioni di passaggi di testo, modifiche della sua struttura, inserimento di titoli di paragrafi, sostituzioni di concetti, rielaborazioni di alcune formulazioni di Marx o traduzioni di parole adottate da altre lingue. Solo alla fine di questo lavoro emerse la copia da dare alle stampe. Questo volume, dunque, consente di ricostruire l’intero processo di selezione, composizione e correzione dei manoscritti marxiani e di stabilire dove Engels ha operato maggiormente le sue modifiche e dove ha potuto, invece, rispettare fedelmente i manoscritti di Marx che pure, occorre ribadirlo ancora una volta, non rappresentavano affatto l’approdo finale della sua ricerca.

L’uscita del terzo libro de Il capitale, Karl Marx, Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie. Dritter Band [39], l’unico cui Marx non riuscì, neanche approssimativamente, a dare una forma definitiva, rimanda a vicende editoriali ancora più complesse. Nella sua prefazione, Engels sottolineò come di questo testo «esisteva solo un primo abbozzo, per di più estremamente lacunoso. Normalmente la parte iniziale di ogni singola sezione era elaborata con una certa cura e rifinita anche stilisticamente. Però quanto più si procedeva, tanto più la stesura diventava lacunosa e frammentaria, tanto più conteneva digressioni su questioni collaterali emerse nel corso dell’indagine, per le quali la sistemazione definitiva veniva rimessa a un successivo riordinamento della materia» [40].

Così, l’intensa attività redazionale di Engels, nella quale egli profuse le migliori energie nel lungo arco di tempo compreso tra il 1885 e il 1894, produsse il passaggio da un testo molto provvisorio, composto di «pensieri scritti in statu nascendi» [41] e appunti preliminari, a un altro unitario, dal quale si originò la parvenza di una teoria economica sistematica e conclusa.

Ciò traspare, con evidenza, dal volume Karl Marx-Friedrich Engels, Manuskripte und redaktionelle Texte zum dritten Buch des „Kapitals“ [42]. Esso contiene, infatti, gli ultimi sei manoscritti di Marx relativi al terzo libro de Il capitale stesi tra il 1871 e il 1882, il più importante dei quali è il voluminoso Il rapporto tra saggio del plusvalore e saggio del profitto sviluppato matematicamente del 1875; nonché i testi aggiunti da Engels durante il suo lavoro di curatore. Proprio questi ultimi mostrano, con inequivocabile esattezza, il percorso compiuto sino alla versione pubblicata. A ulteriore conferma del pregio di questo libro, si sottolinea che 45 dei 51 testi presentati vengono dati alle stampe per la prima volta. Il completamento della seconda sezione, ormai prossimo, consentirà finalmente la valutazione critica certa sullo stato degli originali lasciati da Marx e sul valore e sui limiti del lavoro svolto da Engels in qualità di editore.

La terza sezione della MEGA², Briefwechsel, comprende il carteggio intrattenuto tra Marx ed Engels nel corso delle loro vite, nonché quello intercorso tra loro e i tantissimi corrispondenti con i quali furono in contatto. Il numero complessivo delle lettere di questo epistolario è enorme. Ne sono state ritrovate, infatti, oltre 4.000 scritte da Marx ed Engels, di cui 2.500 sono quelle che essi si sono scambiati direttamente, e 10.000 indirizzate loro da terzi, gran parte delle quali inedite prima della MEGA². Altre 6.000, inoltre, pur non essendo state tramandate, hanno lasciato testimonianza certa della loro esistenza. Ben quattro sono i nuovi volumi editi, che permettono ora di rileggere importanti fasi della biografia intellettuale di Marx, anche attraverso le missive di coloro con i quali fu in contatto.

Le lettere raccolte in Karl Marx-Friedrich Engels, Briefwechsel Januar 1858 bis August 1859 [43] hanno come sfondo la recessione economica del 1857. Essa riaccese in Marx la speranza di una ripresa del movimento rivoluzionario, dopo il decennio di riflusso apertosi con la sconfitta del 1848: «la crisi ha scavato come una valente vecchia talpa» [44]. Questa aspettativa lo pervase di una rinnovata produttività intellettuale e lo spinse a delineare i lineamenti fondamentali della sua teoria economica «prima del déluge»[45], tanto sperato, ma ancora una volta irrealizzato. Proprio in questo periodo, Marx stese gli ultimi quaderni dei suoi Grundrisse e decise di pubblicare la sua opera in fascicoli, il primo dei quali, edito nel giugno del 1859, s’intitolò Per la critica dell’economia politica.

Sul piano personale, questa fase fu segnata dalla «miseria incancrenita» [46]: «non credo che mai nessuno abbia scritto su ‘il denaro’ con una tale mancanza di denaro» [47]. Marx lottò disperatamente perché la precarietà della propria condizione non gli impedisse di portare a termine la sua «Economia» e dichiarò: «io devo perseguire il mio scopo a tutti i costi e non permettere alla società borghese di trasformarmi in una money-making machine» [48]. Tuttavia, il secondo fascicolo non vide mai la luce e per la successiva pubblicazione di economia bisognerà attendereil 1867, anno in cui fu dato alle stampe il primo libro de Il capitale.

I volumi Karl Marx-Friedrich Engels, Briefwechsel September 1859 bis Mai 1860 [49] e Karl Marx-Friedrich Engels, Briefwechsel Juni 1860 bis Dezember 1861 [50] contengono la corrispondenza relativa alle tortuose vicende della pubblicazione de Il signor Vogt e all’acceso scontro che vi fu tra questi e Marx. Nel 1859, infatti, Carl Vogt lo accusò di essere l’ispiratore di un complotto nei suoi confronti, nonché il capo di una banda che viveva ricattando coloro che avevano partecipato ai moti rivoluzionari del 1848. Così, per salvaguardare la propria reputazione, Marx si sentì obbligato a difendersi e ciò avvenne anche attraverso un fitto scambio di lettere indirizzate ai militanti con i quali aveva avuto rapporti politici durante e dopo il 1848, al fine di ottenere da loro tutti i documenti possibili su Vogt. Il risultato fu un opuscolo polemico di ben duecento pagine: Il signor Vogt.

La confutazione delle accuse ricevute tenne impegnato Marx per un anno intero e lo costrinse a tralasciare del tutto i suoi studi economici. Inoltre, nonostante egli si aspettasse di suscitare grande scalpore, la stampa tedesca non concesse al suo libro alcuna attenzione. Anche le vicende private di questo periodo non trascorsero nel modo migliore. Accanto agli sconfortanti problemi di natura finanziaria – alla fine del 1861 Marx affermò: «se questo [anno] dovesse essere uguale al trascorso, per quel che mi riguarda, desidererei piuttosto l’inferno» [51] – si accompagnarono, puntualmente, quelli di salute, che i primi concorsero a determinare. Per alcune settimane, ad esempio, egli fu costretto a sospendere il lavoro: «la sola occupazione con la quale posso conservare la necessaria tranquillità d’animo è la matematica» [52], una delle più grandi passioni intellettuali della sua esistenza.

Ancora, al principio del 1861, le sue condizioni si aggravarono a causa di una infiammazione al fegato ed egli scrisse a Engels: «sono tribolato come Giobbe, quantunque non altrettanto timorato di dio» [53]. Famelico di letture, si rifugiò ancora una volta nella cultura: «onde mitigare il profondo malumore causato dalla mia situazione incerta in ogni senso, leggo Tucidide. Almeno questi antichi rimangono sempre nuovi» [54]. Ad ogni modo, nell’agosto del 1861 riprese a lavorare alla sua opera con assiduità. Fino al giugno del 1863, redasse i 23 quaderni, di 1472 pagine in quarto, che comprendono le Teorie sul plusvalore. I primi cinque di questi, che trattano la trasformazione del denaro in capitale, sono stati ignorati per oltre cent’anni e furono pubblicati solo nel 1973 in russo e nel 1976 in lingua originale.

Tema principale di Karl Marx-Friedrich Engels, Briefwechsel Oktober 1864 bis Dezember 1865 [55] è l’attività politica di Marx in seno alla International Working Men’s Association, costituitasi a Londra il 28 settembre del 1864. Le lettere documentano l’operato di Marx nel periodo iniziale della vita dell’organizzazione, durante il quale acquisì rapidamente il ruolo di maggior prestigio, e il suo tentativo di tenere insieme l’impegno pubblico, che lo vedeva dopo sedici anni nuovamente in prima linea, con il lavoro scientifico. Tra le questioni dibattute: la funzione delle organizzazioni sindacali, delle quali sottolineò l’importanza schierandosi, al contempo, contro Lassalle e la sua proposta di formare cooperative finanziate dallo Stato prussiano: «la classe operaia è rivoluzionaria o non è niente» [56]; la polemica contro l’owenista Weston, che approdò nel ciclo di conferenze raccolte postume nel 1898 con il nome di Valore, prezzo e profitto; le considerazioni sulla guerra civile negli Stati Uniti; l’opuscolo di Engels La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco.

Le novità dell’edizione storico-critica sono riscontrabili anche nella quarta sezione, Exzerpte, Notizen, Marginalien, relativa a quei numerosi compendi e appunti di studio di Marx, che costituiscono una significativa testimonianza del suo lavoro ciclopico. Fin dal periodo universitario, infatti, egli aveva assunto l’abitudine, mantenuta per tutta la vita, di compilare quaderni di estratti dai libri che leggeva, intervallandoli, spesso, con le riflessioni che essi gli suggerivano. Il Nachlaß di Marx contiene circa duecento quaderni e taccuini di riassunti, essenziali per la conoscenza e la comprensione della genesi della sua teoria e delle parti di essa che non ebbe modo di sviluppare quanto avrebbe voluto.

Gli estratti conservati, che coprono il lungo arco di tempo dal 1838 fino al 1882, sono scritti in 8 lingue – tedesco, greco antico, latino, francese, inglese, italiano, spagnolo e russo – e ineriscono alle più svariate discipline. Essi furono desunti da testi di filosofia, arte, religione, politica, diritto, letteratura, storia, economia politica, relazioni internazionali, tecnica, matematica, fisiologia, geologia, mineralogia, agronomia, etnologia, chimica e fisica; oltre che da articoli di quotidiani e riviste, resoconti parlamentari, statistiche, rapporti e pubblicazioni di uffici governativi – è il caso dei famosi Blue Books, in particolare i Reports of the inspectors of factories, le cui indagini furono di grande importanza per i suoi studi. Questa sterminata miniera di sapere, in larga parte ancora inedita, fu il cantiere della teoria critica di Marx e la quarta sezione della MEGA², concepita in trentadue volumi, ne permette, per la prima volta, l’accesso.

I volumi dati alle stampe di recente sono quattro. Il libro Karl Marx, Exzerpte und Notizen Sommer 1844 bis Anfang 1847 [57] comprende otto quaderni di estratti, redatti da Marx tra l’estate del 1844 e il dicembre 1845. I primi due risalgono al periodo parigino e sono di poco successivi ai Manoscritti economico-filosofici del 1844, gli altri sei furono scritti l’anno seguente a Bruxelles, dove egli riparò dopo essere stato espulso da Parigi, e in Inghilterra, dove soggiornò in luglio e agosto. In questi quaderni sono raccolte le tracce dell’incontro di Marx con l’economia politica e del processo di formazione delle sue primissime elaborazioni di teoria economica. Ciò risulta chiaramente dagli estratti dai manuali di economia politica di Storch e Rossi, così come da quelli tratti da Boisguillebert, Lauderdale, Sismondi e, in relazione ai macchinari e alle tecniche della manifattura, da Baggage e Ure. Dal confronto di questi quaderni con gli scritti del periodo, editi e non, si evince inoppugnabilmente l’influsso delle letture nello sviluppo delle sue idee. L’insieme di queste note, con la ricostruzione storica della loro maturazione, mostra l’itinerario e la complessità del suo pensiero critico, durante questo intensissimo periodo di lavoro. Il testo, inoltre, contiene anche le celebri Tesi su Feuerbach.

Il libro Karl Marx-Friedrich Engels, Exzerpte und Notizen September 1853 bis Januar 1855 [58] contiene nove voluminosi quaderni di estratti, redatti da Marx essenzialmente durante il 1854. Essi furono scritti nello stesso periodo in cui egli pubblicò importanti gruppi di articoli sulla «New-York Tribune»: quelli su Lord Palmerston tra l’ottobre e il dicembre del 1853, le riflessioni su Revolutionary Spain tra il luglio e il dicembre del 1854, mentre i testi sulla guerra di Crimea, invero quasi tutti di Engels, apparvero fino al 1856. Quattro di questi quaderni raccolgono annotazioni sulla storia della diplomazia tratte, principalmente, dai testi degli storici Famin e Francis, del giurista e diplomatico tedesco von Martens, del politico tory Urquhart, così come dalle «Correspondence relative to the affairs of the Levant» e dai «Hansard’s parliamentary debates». Gli altri cinque, desunti da Chateaubriand, dallo scrittore spagnolo de Jovellanos, dal generale sempre spagnolo San Miguel, dal suo connazionale de Marliani e da molti altri autori, sono, invece, esclusivamente dedicati alla Spagna e mostrano con quale intensità Marx ne avesse esaminato la storia politica e sociale e la cultura.

Suscitano, inoltre, particolare interesse gli appunti dallo Essai sur l’histoire de la formation et des progrès du Tiers État di Augustin Thierry. Tutte queste note sono di grande rilevanza perché palesano le fonti cui attinse Marx e permettono di comprendere il modo in cui egli utilizzasse queste letture per la stesura dei suoi articoli. Il volume comprende, infine, un gruppo di estratti sulla storia militare di Engels.

Il grande interesse di Marx per le scienze naturali, quasi del tutto sconosciuto, traspare dal volume Karl Marx-Friedrich Engels, Naturwissenschaftliche Exzerpte und Notizen. Mitte 1877 bis Anfang 1883 [59]. In esso sono pubblicati gli appunti di chimica organica e inorganica, del periodo 1877-1883, che consentono di scoprire un ulteriore aspetto della sua opera. Ciò è tanto più importante perché queste ricerche contribuiscono a sfatare la falsa leggenda, dipinta da gran parte dei suoi biografi, che lo raffigura come un autore che, durante l’ultimo decennio di vita, rinunciò a proseguire i propri studi e avesse del tutto appagato la sua curiosità intellettuale. Le note pubblicate contengono composizioni chimiche, estratti dai libri dei chimici Meyer, Roscoe, Schorlemmer e anche notizie di fisica, fisiologia e geologia – discipline che videro fiorire, durante l’ultimo quarto dell’Ottocento, importanti sviluppi scientifici dei quali Marx volle sempre mantenersi aggiornato. Questi studi costituiscono uno dei campi meno esplorati della ricerca su Marx e, poiché non sono in diretta connessione con la prosecuzione de Il capitale, pongono interrogativi irrisolti circa il motivo di questo interesse. A completare il volume vi sono anche degli estratti, inerenti temi analoghi, redatti da Engels nello stesso periodo.

Se i manoscritti di Marx hanno conosciuto, prima di vedere la luce, le più diverse vicissitudini, sorte ancora peggiore è toccata ai libri appartenuti a lui ed Engels. Dopo la morte di quest’ultimo, le due biblioteche, contenenti i volumi da loro posseduti recanti gli interessanti marginalia e sottolineature, furono ignorate, in parte disperse e, solo in seguito, faticosamente ricostruite e catalogate. Il testo Karl Marx-Friedrich Engels, Die Bibliotheken von Karl Marx und Friedrich Engels [60] è, infatti, il frutto di settantacinque anni di ricerche. Esso consiste in un indice di 1450 libri, in 2100 tomi – ovvero i due terzi di quelli appartenuti a Marx ed Engels –, che include la segnalazione di tutte le pagine di ciascun volume su cui risultano essere state fatte delle annotazioni. Si tratta di una pubblicazione anticipata, che verrà integrata, quando la MEGA² sarà completata, dall’indice dei libri oggi mancanti (il numero totale di quelli ritrovati è di 2100 in 3200 tomi), con le indicazioni dei marginalia, compresi in 40.000 pagine da 830 testi, e la pubblicazione dei commenti alle letture annotati ai margini dei volumi.

Come raccontato da quanti vissero a stretto contatto con Marx, egli non considerava i libri come oggetti di lusso, ma veri e propri strumenti di lavoro. Li maltrattava, ne ripiegava gli angoli, li sottolineava al fine di ritrovare, in futuro, i passaggi più significativi. «Sono i miei schiavi e devono ubbidire alla mia volontà» [61], così diceva dei suoi libri. D’altro canto, egli vi si concedeva con altrettanta dedizione, al punto di autodefinirsi «una macchina condannata a divorare i libri per buttarli fuori, in forma diversa, sul letamaio della storia» [62]. Venire a conoscenza delle sue letture – va comunque ricordato che la sua biblioteca restituisce solo uno spaccato parziale di quell’infaticabile lavoro che egli condusse per decenni al «British Museum» di Londra –, così come dei suoi commenti in proposito, costituisce un prezioso contributo alla ricostruzione delle sue ricerche e serve a smentire la fallace interpretazione agiografica «marxista-leninista», che ne ha spesso rappresentato il pensiero come il frutto di un’improvvisa fulminazione e non come, quale fu in realtà, un’elaborazione piena di elementi teorici derivati da predecessori e contemporanei.

Resta infine da chiedersi: quale Marx emerge dalla nuova edizione storico-critica? Decisamente un Marx diverso da quello spacciato, per lungo tempo, da molti seguaci e avversari. Il tortuoso processo della diffusione degli scritti e l’assenza di una loro edizione integrale, insieme con la primaria incompiutezza, il lavoro scellerato degli epigoni, le letture tendenziose e le più numerose non letture, sono le cause principali di un grande paradosso: Karl Marx è un autore misconosciuto, vittima di una profonda e reiterata incomprensione [63]. Al profilo granitico della statua che, in tante piazze dei regimi illibertari dell’est europeo, lo raffigurava ad indicare l’avvenire con certezza dogmatica, si sostituisce, oggi, quello di un autore che ha lasciato incompleti gran parte dei suoi scritti per dedicarsi, fino alla morte, a ulteriori studi che verificassero la validità delle proprie tesi. Dalla riscoperta della sua opera, riemerge la ricchezza di un pensiero, problematico e polimorfo, e l’orizzonte lungo il quale la ricerca su Marx ha ancora tanti sentieri da percorrere.

Quel «Cane Morto» di Marx
A causa di conflitti teorici o di vicende politiche, l’interesse per l’opera di Marx non è mai stato costante e, sin dalle sue origini, ha vissuto indiscutibili momenti di declino. Dalla «crisi del marxismo» alla dissoluzione della «Seconda Internazionale», dalle discussioni sui limiti della teoria del plusvalore a quelle sulle tragedie del comunismo sovietico, le critiche alle idee di Marx sembrarono, ogni volta, superarne l’orizzonte concettuale. Sempre, però, vi fu un «ritorno a Marx». Costantemente, si sviluppò un nuovo bisogno di richiamarsi alla sua opera che, attraverso la critica dell’economia politica, le formulazioni sull’alienazione o le brillanti pagine dei pamphlet politici, continuò a esercitare un irresistibile fascino su seguaci e oppositori. Nonostante, col finir del secolo, ne fosse stato decretato all’unanimità l’oblio, del tutto inatteso, Marx si ripresenta sul palcoscenico della storia.

Liberata dall’odiosa funzione di instrumentum regni, cui in passato fu destinata, e dalle catene del «marxismo-leninismo», dalle quali è definitivamente separata, la sua opera è stata riconsegnata ai liberi campi del sapere e torna a essere letta in tutto il mondo. Il pieno dispiegarsi della sua preziosa eredità teorica, sottratta a sedicenti proprietari e a costrittivi modi d’impiego, è reso nuovamente possibile. Tuttavia, se Marx non è identificabile con la sfinge scolpita dal grigio «socialismo reale» del Novecento, credere di poter relegare il suo patrimonio teorico e politico a un passato che non avrebbe più niente da dire ai conflitti odierni, di circoscriverlo alla funzione di classico mummificato privo di interesse per l’oggi, o di rinchiuderlo in specialismi meramente accademici, sarebbe altrettanto sbagliato.

Il ritorno d’interesse nei riguardi di Marx va ben oltre i confini di ristrette cerchie di studiosi e delle pur significative ricerche filologiche, volte a mostrarne la diversità rispetto alla gran parte dei suoi interpreti. La riscoperta di Marx si basa sulla sua persistente capacità esplicativa del presente, del quale egli rimane strumento indispensabile per poterlo comprendere e trasformare. Davanti alla crisi della società capitalistica, e alle profonde contraddizioni che la attraversano, si ritorna a interrogare quell’autore messo da parte, troppo frettolosamente, dopo il 1989. Così, l’affermazione di Jacques Derrida: «sarà sempre un errore non leggere, rileggere e discutere Marx» [64], che soltanto pochi anni fa sembrava una provocazione isolata, è divenuta sempre più condivisa.

Dalla fine degli anni Novanta, infatti, quotidiani, periodici, emittenti televisive e radiofoniche non fanno che discutere del pensatore più attuale per i nostri tempi: Karl Marx [65]. Nel 1998, in occasione del centocinquantesimo anniversario della pubblicazione, il Manifesto del partito comunista fu stampato in decine di nuove edizioni in ogni angolo del pianeta e celebrato non solo quale testo politico più letto della storia dell’umanità, ma anche come la più formidabile previsione delle tendenze del capitalismo [66]. Ancora, la letteratura su Marx, quasi del tutto tralasciata quindici anni fa, dà segnali di ripresa in molti paesi e, accanto al fiorire di nuovi studi [67], spuntano, in più lingue, opuscoli dal titolo Why read Marx today? Analogo consenso riscuotono le riviste aperte ai contributi riguardanti Marx e i marxismi [68], così come sono tornati di moda convegni internazionali, corsi e seminari universitari dedicati a questo autore. Infine, anche se timidamente o in forme piuttosto confuse, dall’America latina all’Europa, transitando per il movimento alter-mondialista, una nuova domanda di Marx giunge anche dal versante politico.

Cosa resti oggi di Marx, quanto il suo pensiero sia ancora utile alla lotta per la libertà del genere umano, quale parte della sua opera si riveli più feconda per stimolare la critica dei nostri tempi, in che modo andare «con Marx oltre Marx», sono i tanti interrogativi che ricevono reazioni tutt’altro che unanimi. Se l’odierna Marx-renaissance ha una certezza, essa risiede proprio nella discontinuità rispetto al passato caratterizzato da ortodossie monolitiche che hanno dominato, e profondamente condizionato, l’interpretazione di questo filosofo.

Pur se contrassegnata da evidenti limiti e dal rischio di sincretismo, si è aperta una stagione contraddistinta dai molti Marx; dopo il tempo dei dogmatismi, non sarebbe potuto accadere altrimenti. Il compito di rispondere a questi quesiti, dunque, spetta alle ricerche, teoriche e pratiche, di una nuova generazione di studiosi e militanti politici.

Tra i Marx che continuano a essere indispensabili, se ne segnalano almeno due. Innanzitutto, quello critico del modo di produzione capitalistico. L’analitico, perspicace e instancabile ricercatore che ne intuì e analizzò lo sviluppo su scala mondiale e, meglio di ogni altro, ha descritto la società borghese. Colui che si rifiutò di concepire il capitalismo e il regime della proprietà privata come scenari immutabili e appartenenti alla natura umana e che ha ancora da offrire preziosi suggerimenti a chi aspira a realizzare alternative agli assetti economici, sociali e politici neoliberali. L’altro Marx, al quale bisognerebbe rivolgere grande attenzione, è quello teorico del socialismo. L’autore che ripudiò l’idea di «Socialismo di Stato», al tempo già propugnata da Lassalle e Rodbertus. Il pensatore che intese il socialismo come possibile trasformazione dei rapporti produttivi e non come coacervo di blandi palliativi ai problemi della società. Senza Marx saremmo condannati a una vera e propria afasia critica e pare proprio che la causa dell’emancipazione umana dovrà ancora servirsi di lui. Il suo «spettro» è destinato ad aggirarsi per il mondo e a far agitare l’umanità ancora per molto.

References
1. Karl Kautsky, Mein Erster Aufenthalt in London, in Benedikt Kautsky (a cura di), Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky, Danubia Verlag, Wien 1955, p. 32.
2. Cfr. Maximilien Rubel, Marx critique du marxisme, Payot, Paris 2000 (1974), pp. 439-440.
3. Friedrich Engels, Vorwort a Karl Marx, Das Kapital, Zweiter Band, Marx Engels Werke, Band 24, Dietz Verlag, Berlin 1963, p. 7.
4. Friedrich Engels, Vorworte zu den drei Auflagen de Herrn Eugen Dührings Umwälzung der Wissenschaft, MEGA² I/27, Dietz Verlag, Berlin 1988, p. 492.
5. Cfr. Franco Andreucci, La diffusione e la volgarizzazione del marxismo, in Aa. Vv., Storia del marxismo, vol. II, Einaudi, Torino 1979, p. 15.
6. Cfr. Erich Matthias, Kautsky e il kautskismo, De Donato, Bari 1971, p. 124.
7. Friedrich Engels-Karl Marx, Die heilige Familie, Marx Engels Werke, Band 2, Dietz Verlag, Berlin 1962, p. 98.
8. Cfr. Paul M. Sweezy, La teoria dello sviluppo capitalistico, Boringhieri, Torino 1970, pp. 22 e 225.
9. Karl Kautsky, Il programma di Erfurt, Samonà e Savelli, Roma 1971, p. 123.
10. Gheorghi Plekhanov, Le questioni fondamentali del marxismo, in Gheorghi Plekhanov, Opere Scelte, Edizioni Progress, Mosca 1985, p. 366.
11. Vladimir Ilic Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo, in Vladimir Ilic Lenin, Opere complete, vol. XIV, Editori Riuniti, Roma 1963, p. 152.
12. Ivi , p. 185.
13. Nikolaj I. Bucharin, Teoria del materialismo storico, La Nuova Italia, Firenze 1977, p. 16.
14. Ivi , p. 252.
15. Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, (a cura di Valentino Gerratana) Einaudi, Torino 1975, p. 1403.
16. Ivi , p. 1428.
17. Josef Stalin, Del materialismo dialettico e del materialismo storico, Edizioni Movimento Studentesco, Milano 1973, p. 919.
18. Ivi , p. 926-927.
19. Karl Marx, Nachwort a Das Kapital, Erster Band, MEGA² II/6, Dietz Verlag, Berlin 1987, p. 704.
20. Karl Marx, Provisional Rules of the International Working Men’s Association, MEGA², I/20, Akademie Verlag, Berlin 2003 (1992), p. 13.
21. Karl Marx, Kritik des Gothaer Programms, Marx Engels Werke, Band 19, Dietz Verlag, Berlin 1962, p. 21.
22. Antonio Labriola, Discorrendo di socialismo e filosofia, Scritti filosofici e politici, (a cura di Franco Sbarberi), Einaudi, Torino 1973, pp. 667-669.
23. I biografi di Marx Boris Nikolaevskij – Otto Maenchen-Helfen, affermarono a ragione, nella ‘Avvertenza’ alla loro opera: «su mille socialisti, forse uno solo ha letto un’opera economica di Marx, su mille antimarxisti, neppure uno ha letto Marx», cfr. Karl Marx. La vita e l’opera, Einaudi, Torino 1969, p. 7.
24. Antonio Labriola, op. cit., p. 672.
25. Ivi , pp. 673-677.
26. Cfr. Maximilien Rubel, Bibliographie des œuvres de Karl Marx, Rivière, Paris, 1956, p. 27.
27. Cfr. David Rjazanov, Neueste Mitteilungen über den literarischen Nachlaß von Karl Marx und Friedrich Engels, in «Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung», Hirschfeld, Leipzig, 1925, in particolare pp. 385-386.
28. Rjazanov fu destituito e condannato alla deportazione nel 1931 e le pubblicazioni furono interrotte nel 1935. Dei 42 volumi inizialmente previsti ne furono dati alle stampe soltanto 12 (in 13 tomi). Cfr. Karl Marx, Friedrich Engels, Historisch-kritische Gesamtausgabe. Werke, Schriften, Briefe. Sotto la direzione del Marx-Engels-Institut [dal 1933 Marx-Engels-Lenin-Institut di Mosca] a cura di David Borisovič Rjazanov, [dal 1932 Vladimir Viktorovič Adoratskij], Frankfurt am Main, Berlin, Moskau-Leningrad, Moskau, Marx-Engels-Verlag, 1927–1935.
29. Cfr. Maximilien Rubel, Marx critique du marxisme, op. cit., p. 81.
30. Le pubblicazioni non compresero, ad esempio, né i Manoscritti economico-filosofici del 1844 né i Grundrisse, testi che furono aggiunti solo in seguito. Ciò nonostante, le MEW costituirono la base di numerose edizioni analoghe in altre lingue, tra cui anche le Opere italiane, apparse in 32 volumi tra il 1972 e il 1990. Si segnala inoltre che la ristampa della edizione MEW è ricominciata nel 2006.
31. Dettagliate informazioni sulla MEGA² sono disponibili sul sito internet www.bbaw.de/vs/mega Si veda inoltre Marcello Musto (a cura di), Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia, Manifestolibri, Roma 2006 (2005).
32. MEGA² I/14, a cura di H.-J. Bochinski e M. Hundt, Akademie Verlag, Berlin 2001.
33. MEGA² I/31, a cura di R. Merkel-Melis, Akademie Verlag, Berlin 2002.
34. Karl Marx, Friedrich Engels, Joseph Weydemeyer, Die deutsche Ideologie. Artikel, Druckvorlagen, Entwürfe, Reinschriftenfragmente und Notizen zu “I. Feuerbach” und “II. Sankt Bruno”, in «Marx-Engels-Jahrbuch» 2003, Akademie Verlag, Berlin 2004.
35. Karl Marx, Zur Kritik der politischen Ökonomie. Erstes Hefte, MEGA² II/2, p. 102.
36. In proposito cfr. Marcello Musto, Vicissitudini e nuovi studi de ‘L’ideologia tedesca’, in «Critica Marxista», 2004 n. 6, pp. 45-49.
37. MEGA² II/12, a cura di I. Omura, K. Hayasaka, R. Hecker, A. Miyakawa, S. Ohno, S. Shibata e R. Yatuyanagi, Akademie-Verlag, Berlin 2005.
38. Friedrich Engels, Vorwort a Karl Marx, Das Kapital, Zweiter Band, op. cit., p. 7.
39. MEGA² II/15, a cura di R. Roth, E. Kopf e C.-E. Vollgraf, Akademie Verlag, Berlin 2004.
40. Friedrich Engels, Vorwort a Karl Marx, Das Kapital, Dritter Band, MEGA² II/15, op. Cit. , p. 6.
41. Ivi , p. 7.
42. MEGA² II/14, a cura di C.-E. Vollgraf e R. Roth, Akademie Verlag, Berlin 2003.
43. MEGA² III/9, a cura di V. Morozova, M. Uzar, E. Vashchenko e J. Rojahn, Akademie Verlag, Berlin 2003.
44. Ivi , Karl Marx a Friedrich Engels, 22 febbraio 1858, Ivi, p. 75.
45. Karl Marx a Friedrich Engels, 8 dicembre 1857, MEGA² III/8, Dietz Verlag, Berlin 1990, p. 210.
46. Karl Marx a Friedrich Engels, 16 aprile 1859, MEGA² III/9, op. cit., p. 386.
47. Karl Marx a Friedrich Engels, 21 gennaio 1859, Ivi, p. 277.
48. Karl Marx a Joseph Weydemeyer, 1 febbraio 1859, Ivi, p. 292.
49. MEGA² III/10, a cura di G. Golovina, T. Gioeva, J. Vasin e R. Dlubek, Akademie Verlag, Berlin 2000.
50. MEGA² III/11, a cura di R. Dlubek e V. Morozova, Akademie Verlag, Berlin 2005.
51. Karl Marx a Friedrich Engels, 27 dicembre 1861, Ivi, p. 636.
52. Karl Marx a Friedrich Engels, 23 novembre 1860, Ivi, p. 229.
53. Karl Marx a Friedrich Engels, 18 gennaio 1861, Ivi, p. 319.
54. Karl Marx a Ferdinand Lassalle, 29 maggio 1861, Ivi, p. 481.
55. MEGA² III/13, a cura di S. Gavril’chenko, I. Osobova, O. Koroleva e R. Dlubek, Akademie Verlag, Berlin 2002.
56. Karl Marx a Johann Baptist von Schweitzer, 13 febbraio 1865, Ivi, p. 236.
57. MEGA² IV/3, a cura di G. Bagaturija, L. Čurbanov, O. Koroleva e L. Vasina, Akademie Verlag, Berlin 1998.
58. MEGA² IV/12, a cura di M. Neuhaus e C. Reichel, Akademie Verlag, Berlin 2007.
59. MEGA² IV/31, a cura di A. Griese, F. Fessen, P. Jäckel e G. Pawelzig, Akademie Verlag, Berlin 1999.
60. MEGA² IV/32, a cura di H. P. Harstick, R. Sperl e H. Strauß, Akademie Verlag, Berlin 1999.
61. Paul Lafargue, Karl Marx. Persönliche Erinnerungen, in Hans Magnus Enzensberger, Colloqui con Marx e Engels, Einaudi, Torino 1977, p. 244.
62. Karl Marx a Laura e Paul Lafargue, 11 Aprile 1868, Marx Engels Werke, Band 32, Dietz Verlag, Berlin 1965, p. 545.
63. Accanto al misconoscimento «marxista», che si è voluto sin qui tratteggiare, andrebbe considerato anche quello «antimarxista» di parte liberale e conservatrice, altrettanto profondo perché carico di prevenuta ostilità.
64. Jacques Derrida, Spettri di Marx, Raffaello Cortina Editore, Milano 1994, p. 22.
65. Il primo articolo che produsse una certa eco in questa direzione fu quello di John Cassidy, “The return of Karl Marx”, apparso sulla rivista statunitense «The New Yorker», October 20/27 1997, pp. 248-259. Venne poi il turno della BBC, che nel 1999 conferiva a Marx lo scettro di più grande pensatore del millennio. Qualche anno più tardi, il settimanale del «Nouvel Observateur» fu dedicato al tema Karl Marx – le penseur du troisième millénaire?, cfr. «Nouvel Observateur», 1/10/2003, e poco dopo anche la Germania pagò il suo tributo a colui che aveva costretto all’esilio per quarant’anni: nel 2004, oltre 500.000 telespettatori della televisione nazionale ZDF indicarono Marx quale terza personalità tedesca di tutti i tempi (prima, invece, nella categoria ‘attualità’) e, durante le ultime elezioni politiche, la nota rivista «Der Spiegel» lo ritraeva in copertina, dal titolo Ein Gespenst kehrt zurück (Un fantasma è tornato), con le dita, in segno di vittoria, cfr. «Der Spiegel», 22/08/2005. A completare questa curiosa rassegna, vi è il sondaggio condotto nel 2005 del canale radiofonico BBC 4, che ha assegnato a Marx la palma di filosofo più amato dagli ascoltatori inglesi.
66. In particolare cfr. Eric Hobsbawm, “Introduction” a Karl Marx-Friedrich Engels, The communist Manifesto, Verso, London 1998.
67. Essendo impossibile, in questa sede, passare in rassegna i tanti libri pubblicati nel corso degli ultimi anni, si citano quelli che hanno avuto il maggior riscontro di pubblico e critica. Due nuove, vendutissime, biografie: Francis Wheen, Karl Marx, Fourth Estate, London 1999 e Jacques Attali, Karl Marx ou l’esprit du monde, Fayard, Paris 2005, hanno richiamato l’attenzione sulla vita del pensatore di Treviri. Il testo di Moishe Postone, Time, Labor, and social domination, Cambridge University Press, intempestivamente pubblicato nel 1993 e poi più volte ristampato; quelli di Terrell Carver, The postmodern Marx, Manchester University Press, Manchester 1998, e Michael A. Lebowitz, Beyond Capital, Palgrave, London 2003 (2nd ed.), si sono distinti per una innovativa interpretazione complessiva del pensiero di Marx. Sulle opere giovanili, invece, di grande rilievo è il recente David Leopold, The Young Karl Marx: German Philosophy, Modern Politics, and Human Flourishing, Cambridge University Press, 2007; mentre sui Grundrisse è in corso di stampa una raccolta di saggi inediti dei principali studiosi marxiani contemporanei su questo testo fondamentale: Marcello Musto (Ed.), Karl Marx’s Grundrisse: Foundations of the Critique of Political Economy , Routledge (London and New-York, 2008). Altri ancora, è il caso di John Bellamy Foster, Marx’s ecology, Monthly Review Press, New York 2000, e Paul Burkett, Marxism and ecological economics, Brill, Boston 2006, si segnalano per aver accostato Marx alla questione ambientale. A conferma di un interesse diffuso in tutto il mondo, si indicano, infine, la traduzione inglese dei principali lavori sull’argomento del latinoamericano Enrique Dussel, Towards an unknown Marx, Routledge, London e New York 2001, quella di numerosi studi, provenienti dal Giappone, edita da Hiroshi Uchida, Marx for the 21st Century, Routledge, London and New York 2006 e i progressi teorici di una nuova generazione di ricercatori cinesi, sempre più familiare con le lingue occidentali e distante dalla tradizione del «marxismo» dogmatico.
68. Tra le principali si ricordano «Monthly Review», «Science & Society», «Historical Materialism» e «Rethinking Marxism» nel mondo anglosassone; «Das Argument» e il «Marx-Engels-Jahrbuch» in Germania; «Actuel Marx» in Francia e «Herramienta» in Argentina.

Categories
Journal Articles

Karl Marx à Paris

I. Paris capitale du monde nouveau
Paris est une « monstrueuse merveille, stupéfiant ensemble de mouvements, machines et pensées, la cité des cent mille romans, la tête du monde » [1]; Balzac décrivait ainsi dans un de ses récits, l’effet que la capitale française produisait sur ceux qui ne la connaissaient pas à fond.

Durant les années précédant la révolution de 1848, la cité était habitée par des artisans et ouvriers en continuelle agitation politique ; du fait des colonies d’exilés, révolutionnaires, écrivains et artistes, ainsi que du ferment social qui la traversait, elle avait atteint une intensité qui s’est rencontrée en peu d’autres périodes historiques. Femmes et hommes, aux dotations intellectuelles les plus variables publièrent des livres, des revues et journaux ; ils écrivirent des poésies ; ils prirent la parole dans des assemblées ; ils se dédièrent à d’interminables discussions dans les cafés, dans les rues, dans les banquets publics. Ils vécurent dans le même lieu, exerçant entre eux une influence réciproque. [2]

Bakounine avait décidé d’aller au-delà du Rhin, pour se trouver « d’un coup au milieu de ces nouveaux éléments qui en Allemagne ne sont même pas nés. [Le premier de ceux-ci étant] la diffusion de la pensée politique dans toutes les strates de la société. » [3] Von Stein soutint que « dans le peuple lui-même était commencée une vie propre qui créait de nouvelles associations, qui pensait de nouvelles révolutions ». [4] Ruge affirma : « A Paris, nous vivrons nos victoires et nos défaites ». [5]

C’était en somme le lieu où il fallait être à ce moment précis de l’Histoire. Balzac, toujours lui, soutenait que « les rue de Paris ont une qualité humaine et impriment en nous, avec leur physionomie, certaines idées dont on ne peut se défendre ».[6] Beaucoup de ces idées frappèrent aussi Marx, lors qu’à 25 ans, il s’y retrouva en octobre 1843 ; celles-ci marquèrent profondément son évolution intellectuelle, qui précisément au cours du séjour parisien, connut une maturation décisive.

Marx s’y rendit[7] en état de disponibilité théorique. Cela tenait à l’expérience journalistique qui avait été la sienne à la Rheinische Zeitung ; cela tenait aussi de l’abandon de l’horizon conceptuel de l’Etat rationnel hégélien et du radicalisme démocratique auquel il était parvenu. C’est dans cet état d’esprit que la vision concrète du prolétariat provoque en lui une secousse profonde. L’incertitude générée par l’atmosphère problématique de l’époque, qui voyait se consolider rapidement une nouvelle réalité économique et sociale se dissipa pour Marx au contact, sur le plan théorique autant que sur celui de l’expérience vécue, avec la classe ouvrière parisienne et ses conditions de travail et de vie.

La découverte du prolétariat et par son intermédiaire, de la révolution ; l’adhésion, même sous une forme encore indéterminée et semi utopique, au communisme ; la critique de la philosophie spéculative de Hegel et de la gauche Hégélienne, la première ébauche de la conception matérialiste de l’Histoire, et les débuts de la critique de l’économie politique constituent un ensemble de thèmes fondamentaux que Marx porta à maturation durant cette période. Les notes qui suivent, laissant volontairement de coté l’interprétation critique de son célèbre écrit de jeunesse, – les ainsi nommés [Manuscrits économico-philosophiques] [8], rédigé précisément au cours du séjour à Paris – privilégient l’approche des questions philologiques qui lui sont relatives.

II. La decouverte de l’économie politique
Pendant la période de collaboration avec la Rheinische Zeitung», Marx s’était déjà confronté avec des questions économiques particulières, même si c’était toujours du point de vue juridique et politique. Progressivement, dans les réflexions développées à Kreuznach en 1843, dont est issu le manuscrit [ De la critique de philosophie hégelienne du droit], ayant conçu la société civile comme base réelle de l’Etat politique, il parvint à la première formulation de l’importance du facteur économique dans les rapports sociaux. [9] Toutefois, c’est seulement à Paris que, poussé par les caractères contradictoires du droit et de la politique, insolubles dans leur propre contexte, ou encore par l’incapacité à donner des solutions aux problèmes sociaux que droit et politique avaient montré, et frappé de manière décisive par les considérations contenues dans les linéaments d’une critique de l’économie politique, un des deux articles d’Engels publiés dans le premier et unique volume desDeutsch-französiche Jahrbücher, il commença « une étude critique scrupuleuse de l’Economie politique » [10]. A partir de ce moment, ses investigations, où prédominait le caractère philosophique et historique, se dirigèrent vers cette nouvelle discipline. Elle devint le centre de ses recherches et préoccupations scientifiques, délimitant un nouvel horizon, qui ne serait plus jamais abandonné [11].

Sous l’influence de « l’essence de l’argent » de Hess et de la transposition, par lui opérée, du concept d’aliénation du plan spéculatif au plan économique et sociale, la première étape de ces analyses se concentra sur la critique de la médiation économique de l’argent, obstacle à la réalisation de l’essence de l’homme. Dans la polémique contre Bruno Bauer Sur la question juive, Marx considère cette dernière comme un problème social qui représente le présupposé philosophique et historico-social de l’entière civilisation capitaliste. Le juif est la métaphore et l’avant-garde historique de rapports qu’elle produit, sa figure mondaine devient synonyme de capitaliste « tout court » [12].

Aussitôt après, Marx inaugure le nouveau champ d’études. Une grande masse de lectures et notes critiques alternent, on le montrera mieux plus loin, dans ces manuscrits et ces cahiers avec des extraits et annotations compilées à partir des textes qu’il lisait. Le fil conducteur de son travail est le besoin de dévoiler et de contredire la plus grande mystification de l’économie politique : la thèse selon laquelle les catégories seraient valides en tous temps et tous lieux. Marx fut profondément frappé de cette économie politique et a manqué de sens historique des économistes, lesquels en réalité tentaient ainsi de dissimuler et justifier l’inhumanité des conditions économiques du temps, au nom de leur caractère naturel. Dans le commentaire d’un texte de Say, il note que « la propriété privée est un fait dont la constitution ne tient pas à l’économie politique, mais en constitue le fondement. (…) L’entière économie politique se fonde donc sur un fait privé de nécessité » [13]. Des observations analogues sont développées dans les [Manuscrits économico-philosophiques] dans lesquels Marx souligne que « l’économie politique part du fait de la propriété privée. Mais elle ne l’explique pas » [14], « elle présuppose en forme de fait, d’évènement, ce qu’elle doit déduire » [15].

L’économie politique considère ainsi le régime de la propriété privée, le mode de production qui lui est conjoint et les catégories économiques correspondantes, comme immuables et durables pour l’éternité. L’homme membre de la société bourgeoise apparait comme l’homme naturel. En somme, quand on parle de la propriété privée, on croit avoir à faire à quelque chose qui est hors de l’homme » [16], commente Marx. Son le refus de cette ontologie de l’échange n’aurait pu être plus net.

Au contraire, soutenu par des études historiques diverses et approfondies, qui lui avaient fourni une première clé de lecture de l’évolution temporelle des structures sociales, et recueillant ce qu’il considérait comme les meilleures intuitions de Proudhon (sa critique de l’idée de propriété comme droit naturel) Marx avait déjà atteint à la compréhension centrale du caractère transitoire et non éternel des réalités de l’histoire. Les économistes bourgeois avaient présenté les lois du mode de production capitaliste comme des lois éternelles de la société humaine. Marx, à l’inverse, en posant comme objet de recherche exclusif et distinct la nature spécifique des rapports de son temps, « la réalité lacérée de l’industrie » [17], il en souligne le caractère transitoire, le caractère de stade historiquement produit, et entreprend la recherche des contradictions que le capitalisme génère et qui poussent à son dépassement.

Ce mode différent de compréhension des rapports sociaux aura d’importantes retombées, la plus significative étant, sans aucun doute celle relative au concept de travail aliéné. Contrairement aux économistes mais aussi à Hegel lui-même, qui le concevait comme une condition naturelle et immuable de la société, Marx fit le parcours qui le portera à repousser la dimension d’essence anthropologique de l’exploitation en faveur d’une conception ayant une base historico-sociale qui renvoyait le phénomène à une structure déterminée des rapports sociaux de production : l’aliénation humaine dans les conditions du travail industriel.

Les notes qui accompagnent les extraits de James Mill, mettent en évidence « comment l’économie politique établit la forme aliénée des relations sociales (die entfremdete Form des geselligen Verkehrs) comme étant la forme essentielle et originelle correspondant à la destinée humaine » [18]. Loin d’être une condition constante de l’objectivation, de la production de l’ouvrier, le travail aliéné est pour Marx, au contraire, l’expression de la société du travail dans les limites du système actuel, de la division du travail qui considère l’homme comme « un tour (…) et le transforme en un avortement spirituel et physique »[19]

Dans l’activité de travail, s’affirme la particularité de l’individu, l’actualisation d’un besoin nécessaire ; cependant « cette réalisation du travail apparait au stade de l’économie privée comme une annihilation de l’ouvrier (Entwirklichung des Arbeiters) » [20]. Le travail serait affirmation humaine, libre action créatrice mais « dans les conditions de la propriété privée mon individualité est aliénée au point que cette activité m’est odieuse, et est pour moi un tourment et seulement un semblant d’activité, et elle est donc seulement une activité extorquée (erzwungene Thätigkeit) et qui m’est imposée uniquement par un accidentel besoin extérieur » [21].

Marx parvint à ces conclusions en recueillant les théories de la science économique, en en critiquant les éléments constitutifs et en inversant leurs résultats. Cela arriva à travers une implication de soi extrêmement intense et incessante. Le Marx de Paris est un Marx affamé de lecture, auxquelles il dédie jours et nuits. C’est un Marx plein d’enthousiasmes et de projets, qui trace des plans de travail tellement grands qu’il ne peut jamais les porter à leur terme, qu’il étudie chaque document relatif à la question en examen, pour être ensuite absorbé par le très rapide avancement de sa conscience et des mutations d’intérêt qui l’envoient ponctuellement vers de nouveaux horizons, d’ultérieures propositions et encore d’autres recherches [22].

Sur la rive gauche de la Seine, il planifie la rédaction d’une critique de la philosophie du droit de Hegel, conduit des études sur la Révolution française pour écrire une histoire de la Convention, projette une critique des doctrines socialistes et communistes existantes. Il se jette ensuite dans une étude forcenée de l’économie politique qu’à l’improviste, pris par la priorité de déblayer définitivement le terrain allemand de la critique transcendante de Bauer et associés, il interrompt, pour écrire sa première œuvre : la Sainte famille ; et puis, encore, cent autres propositions ; s’il y avait une critique à faire, celle-ci passait par sa tête et par sa plume. Et pourtant le jeune le plus prolifique du mouvement de la gauche hégelienne était aussi celui qui avait publié moins que tant d’autres. L’incomplétude qui caractérisera toute son œuvre est déjà présente dans les travaux de son année parisienne. Son caractère scrupuleux tenait à l’incroyable : il se refusait à écrire une phrase s’il ne pouvait la démontrer de dix façons différentes[23]. La conviction de l’insuffisance des informations et de l’immaturité de ses évaluations l’empêchait de publier la plus grande partie des travaux auxquels il se dédiait et ceux-ci restaient ainsi à l’état d’ébauches et de fragments [24]. Ses notes, donc, sont extrêmement précieuses. Elles mesurent l’ampleur de ses recherches et sont donc considérées comme parties intégrantes de son oeuvre. Ceci vaut également pour la période parisienne durant laquelle manuscrits et notes de lecture témoignent du lien étroit et inséparable entre ses propres écrits et les notes[25] prises sur les ouvrages.

III. Manuscrits et cahiers d’extraits : les papiers de 1844
Nonobstant l’incomplétude et la forme fragmentaire qui les distinguent les [Manuscrits économico-philosophiques] de 1844, ont été quasiment toujours lus en prêtant une faible attention aux problèmes philologiques inhérents, ignorés ou retenus comme peu importants [26]. Ceux-ci furent publiés, entièrement pour la première fois seulement en 1932 et, par-dessus le marché, en deux éditions différentes. Dans la collection réalisée par les chercheurs sociaux-démocrates Landshut et Mayer, intitulée Der historische Materialismus, ce texte fut publié sous le titre «Nationalökonomie und Philosophie » [27] ; cela tandis que dans le Marx Engels Gesamtausgabe ce texte est présenté comme « Ökonomisch-philosophische Manuscripte aus dem Jahre 1844 » [28]. Au-delà du titre, les deux publications se différaient aussi par le contenu et l’ordre des différences parties, lesquelles comportent de grandes différences. La première était truffée d’erreurs dues à un mauvais déchiffrement du manuscrit, elle oubliait de publier le premier groupe de feuilles, appelé premier manuscrit, et attribuait de façon erronée directement à Marx un quatrième manuscrit qui en fait était un résumé du chapitre final deLa phénoménologie de l’esprit d’Hegel [29]. Toutefois, il était trop peu tenu compte que même les éditeurs de la première MEGA, dans le fait d’attribuer un nom, dans la façon situer la préface au début (alors qu’en réalité elle se trouve dans le troisième manuscrit) et dans la réorganisation de l’ensemble, finirent par faire croire que Marx avaient eu, dès le début, l’idée d’écrire une critique de l’économie politique et que le tout était à l’origine divisé en chapitres. [30]

De même, la thèse, inexacte selon laquelle Marx avait rédigé ces textes seulement après avoir lu et résumé les œuvres d’économie politique [31] ; en réalité, le processus d’écriture se déroula alternativement entre groupes de manuscrits et extraits, ainsi ces derniers alternent dans toute la production parisienne, des textes pour les Deutsch-französische Jahrbücher à la Sainte famille. Malgré leur évidente forme problématique, la confusion suivant les diverses versions données à imprimer, et par-dessus tout, la conscience de l’absence de la grande part du second manuscrit (le plus important et qui pourtant fut dispersé) personne, parmi les interprètes critiques et curateurs de nouvelles éditions ne s’attacha au réexamen des originaux. Pour un texte qui avait un tel poids dans le débat sur les différentes interprétations critiques de Marx, ce réexamen était pourtant très nécessaire.

Ecrits entre mai et août, les [Manuscrits économiques et philosophiques] ne peuvent être considérés comme un texte cohérent posé de manière systématique et pré ordonnée. Les si nombreuses interprétations qui ont voulu leur attribuer le caractère d’une orientation achevée, tant celles qui y relevaient le caractère parfaitement complet de la pensée marxiste, que celles qui la considéraient comme une conception spécifique opposée à celle de la maturité scientifique [32], sont réfutées par l’examen philologique. Hétérogènes et bien loin de présenter une étroite connexion entre les parties, elles sont plutôt d’évidentes expressions d’une pensée en mouvement. La façon d’assimiler et d’utiliser les lectures dont il se nourrissait est montrée par l’examen des neuf cahiers qui nous sont parvenus, avec plus de 200 pages d’extraits et commentaires [33].

Dans les cahiers parisiens, sont rassemblées les traces de la rencontre de Marx avec l’économie politique et du procès de formation de ses toutes premières élaborations de théorie économique. De la confrontation de ce cahiers avec les écrits de la période, édités ou non, on voit de façon décisive l’importance des lectures dans le développement de ses idées [34]. Si l’on circonscrit l’index aux seuls auteurs d’économie politique, Marx rédige des extraits des textes de Say, Schüz, List, Osiander, Smith, Skarbek, Ricardo, James Mill, Mc Culloch, Prevost, Destutt de Tracy, Buret de Boisguillbert, Law et Lauderdale[35]. De plu dans les [Manuscrits économico-philosophiques] dans les articles et la correspondance du temps apparaissent des références à Proudhon, Schulz, Pecquer, Loudon, Sismondi, Ganihl, Chevalier, Malthus, Pompery et Bentham.

Marx retint les premiers extraits du traité d’économie politique de Say, duquel il reprit des parties entières, pendant qu’il assimilait des connaissances élémentaires d’économie. L’unique annotation est postérieure et se concentre sur le coté droit de la feuille, destiné comme il était habituel de le faire, à cette fonction. Même les extraits des Recherches sue la nature et les causes de la richesse des nations de Smith, qui se succèdent chronologiquement, obéissent à la même finalité, celle de l’acquisitions des connaissances de base en matière de notions économiques. En fait, même si ils sont les plus étendus, ces extraits ne comportent quasiment aucun commentaire. La pensée de Marx ressort par ailleurs clairement du montage des passages lui-même, et comme cela arrive souvent ailleurs, de sa façon de mettre en opposition les thèses divergentes de divers économistes.

A l’inverse, ceux portant sur Les principes de l’économie politique et de l’impôt de Ricardo, en changent de caractère ; ici apparaissent ses propres observations. Elles se concentrent sur les concepts de valeur et de prix conçus encore alors comme parfaitement identiques. Cette égalité entre valeur des marchandises et prix trouve son fondement dans la conception initiale de Marx ; elle conférait une réalité à la seule valeur d’échange produite par la concurrence, reléguant le prix naturel dans le domaine de l’abstraction, comme pure chimère. Avec l’avancement des études, ces notes critiques ne sont plus sporadiques ; elles s’entrelacent avec les recensions des œuvres, et vont en augmentant avec l’avancée de la connaissance, d’auteur en auteur : de simples phrases, puis des considérations plus étendues qui vont jusqu’à se concentrer, à travers les Eléments d’économie politique de James Mill, sur la critique de l’intermédiation de l’argent, lequel complétait la domination de la chose externe sur l’homme. Le rapport se retourne, et ce ne sont plus les textes de Marx qui s’intercalent dans les extraits d’autres auteurs mais l’inverse.

Pour mettre encore une fois en évidence l’importance des extraits, il est enfin utile de signaler la nature de l’utilisation de ces notes, que ce soit quand elles furent rédigées que par la suite. Une partie de celles-ci furent publiées en 1844 dans le Vorwärts !, le quinzomadaire des émigrés allemands à Paris, pour contribuer à la formation intellectuelle des lecteurs [36]. Soulignons surtout qu’elles étaient tellement exhaustives, qu’elles furent par la suite utilisées par Marx (il avait l’habitude de relire ces notes) longtemps après, dans les manuscrits économiques de 1857-58, mieux connus comme les [Grundrisse], dans ceux de 1861-63 et dans le premier livre du Capital .

En conclusion, Marx développa ses idées tant dans les [Manuscrits economico-philosophiques] que dans les cahiers d’extraits de lectures. Les manuscrits sont pleins de citations, le premier en constituant quasiment une collecte ; les cahiers de résumés, même s’ils étaient majoritairement centrés sur les textes qu’il lisait sont accompagnés de ses propres commentaires. Le contenu des deux ensembles, tout comme la modalité d’écriture, caractérisée par la division des feuilles en colonnes, la numération des pages et le moment de la rédaction, confirment que les[Manuscrits économiques et philosophiques] ne sont pas une œuvre indépendante [37] ; ils constituent une partie de la production critique de Marx qui dans cette période se compose d’extraits des textes qu’il étudiait, de réflexions critiques au regard de ceux-ci et d’élaborations qu’il mettait sur le papier en un jet ou sous une forme plus raisonnée. Séparer ces manuscrits du reste, les extraire de leur contexte peut ainsi conduire à des erreurs d’interprétation.

C’est l’ensemble de ces notes, en même temps que la reconstruction historique de leur maturation qui montrent réellement l’itinéraire et la complexité de sa pensée critique durant cette très intense année de maturation parisienne [38].

IV. Critique de la philosophie et critique de la politique
L’ambiance qui entourait la progression des idées de Marx et l’influence qu’elles exercèrent sur le plan théorique et pratique, mérite une autre brève réflexion. Celle-ci se caractérisait par une profonde transformation économico-sociale, et en premier lieue par la grande extension du prolétariat. Avec la découverte du prolétariat, Marx put recomposer en termes de classes la notion hégelienne de société civile. De plus, il parvint à la conscience que le prolétariat était une classe nouvelle, différente des pauvres, dont la misère particulière découlait de ses conditions de travail. « L’ouvrier devient d’autant plus pauvre qu’est importante la richesse qu’il produit, que sa production monte en puissance et extension » [39].

La révolte des tisserands silésiens, qui eut lieu en août, offrit à Marx une nouvelle occasion de développer son orientation. Dans les Gloses critiques en marge de l’article « Le Roi de Prusse et la réforme sociale » par un Prussien, publiées par Vorwärts !, à travers la critique de Ruge, et dans un article précédent qui attribuait à cette lutte un manque d’esprit politique, il prit ses distances avec la conception hégelienne qui faisait de l’Etat le seul représentant de l’intérêt général et reléguait chaque mouvement de la société civile au statut d’élément partiel relevant de la sphère privée [40]. Au contraire pour Marx, « une révolution sociale est à envisager du point de vue de la totalité » [41]. Sur la lancée de cette volonté de la considérer ainsi et à partir la mise en lumière de son caractère explicitement révolutionnaire, il souligna la méprise (bévue) de ceux qui cherchaient le fondement des problèmes sociaux « non pas dans l’essence de l’Etat, mais dans une forme d’Etat déterminée » [42].

Plus généralement, la réforme de la société, objectif de la doctrine socialiste, l’égalité des salaires et une nouvelle organisation du travail dans le cadre du régime capitaliste, furent pour lui réputées comme propositions de ceux qui étaient encore prisonniers des présupposés qu’ils combattaient (tel Proudhon) et de qui, par-dessus tout, ne comprenaient pas le vrai rapport entre propriété privée et travail aliéné. En fait « même si la propriété privée apparaît comme le fondement, la cause du travail aliéné (entäusserten Arbeit), elle en est, en fait, plutôt la conséquence » [43], « la propriété privée est le produit, le résultat, la conséquence nécessaire du travail aliéné (entäusserten Arbeit) » [44]. Aux théories socialistes, Marx oppose un projet de transformation radicale du système économique, projet selon lequel c’était le « capital qui devait être supprimé ‘en tant que tel’ »[45].

Plus ces doctrines étaient proches de sa pensée, plus la critique qu’il leur adresse, renforcée par le besoin de faire la clarté, ira grandissante. L’élaboration de sa conception le poussa à une confrontation continue entre les idées qui l’entouraient et les divers résultats qui naissaient du processus de ses études. C’est le parcours foudroyant de sa maturation qui le lui imposait. Le même sort toucha la gauche hégélienne. Ainsi les jugements de Marx dans la confrontation avec les partisans de ce courant furent d’autant plus sévères qu’ils représentaient aussi pour lui une autocritique de son propre passé. L’Allgemeine Literatur Zeitung, le mensuel dirigé par Bruno Bauer, affirmait de façon péremptoire sur ses pages : « le critique s’abstient de prendre part aux douleurs et aux joies de la société (…) il siège majestueusement dans sa solitude » [46].

Pour Marx, en revanche « la critique n’est pas une passion du cerveau (…) un couteau anatomique, c’est une arme. Son objet est son ennemi, qu’elle ne veut pas confondre, mais anéantir (…) Elle ne se pose plus comme fin à elle même, mais maintenant seulement comme moyen » [47]. Contre le solipsisme de la « critique critique » [48], qui se déployait à partir de la conviction abstraite selon laquelle reconnaître une aliénation voulait dire l’avoir surmontée, il lui était apparu de façon claire que « la force matérielle ne pouvait être abattue que par la force matérielle» [49]. Et que l’être social pouvait être changé seulement par l’œuvre de la praxis humaine. Découvrir la condition aliénée de l’homme, en prendre conscience devait signifier, dans le même temps, opérer pour sa suppression effective. Entre la philosophie fermée de l’isolement spéculatif, qui produisait seulement des batailles de concepts stériles, et sa critique, « qui est au milieu de la mêlée » [50], il ne pouvait y avoir qu’une différence majeure. C’était autant ce qui séparait la recherche de la liberté de l’autoconscience de celle de la liberté du travail.

V. Conclusion
La pensée de Marx accomplit durant cette année cruciale une évolution décisive. Il est désormais certain que la transformation du monde est une question de pratique « dont la philosophie ne pouvait s’acquitter, justement parce qu’elle entendait ce devoir seulement comme un devoir théorique » [51]. De la philosophie qui n’est pas parvenu à cette conscience et qui n’a pas accompli sa nécessaire modification en philosophie de la praxis, Marx prend congé de façon définitive. Son analyse, ne trouve plus son origine dans le travail aliéné, mais dans la réalité de la misère ouvrière. Ses conclusions ne sont pas spéculatives mais orientées vers l’action révolutionnaire [52].

Sa conception politique elle-même mute profondément. Sans adopter des étroites doctrines socialistes et communistes existantes, il prend ainsi ses distances ; il y a en lui mûrissement de la pleine conscience que ce sont les rapports économiques qui (dans leurs entrelacements avec eux) structurent les réseaux de l’ensemble des rapports sociaux. Et alors, « la religion, la famille, l’Etat, le droit, la morale, la science, l’art, etc. ne sont que des modes spécifiques de la production et tombent sous sa loi universelle » [53]. L’Etat a ainsi perdu la position prioritaire qu’il détenait dans la philosophie hégélienne ; absorbé dans la société, il est conçu comme une sphère déterminée et non déterminante des rapports entre les hommes. Selon Marx, « seule la superstition politique imagine encore aujourd’hui que la vie civile doive de nécessité être tenue unie à l’Etat, alors que dans la réalité, l’Etat est tenu uni à la société civile » [54].

Son fondement conceptuel change radicalement, même par rapport au sujet révolutionnaire. De la référence initiale à « l’humanité qui souffre » [55], Marx aboutit à l’identification de le spécificité historique du prolétariat. Celui-ci est considéré, d’abord comme notion abstraite fondée sur des antithèses dialectiques « élément passif » [56] de la théorie, pour devenir ensuite, sur la base d’une première analyse économico-sociale l’élément actif de sa propre libération, l’unique classe dotée de potentialité révolutionnaire dans l’ordre social capitaliste.

Enfin, à la critique, quelque peu vague, de la médiation politique de l’Etat et de celle (économique) de l’argent, obstacles à la réalisation de l’essence en commun de l’homme dans la matrice feurbarchienne, succède celle d’un rapport historique qui commence à identifier dans la production matérielle la base de toute analyse et de toute transformation du présent. « Dans le rapport de l’ouvrier avec la production, est inclus l’ensemble de l’asservissement de l’homme (menschliche Knechtschaft), et tous les rapports de servage ne sont rien d’autre que modifications et conséquences du premier rapport » [57]. Ainsi Marx ne s’en va plus vers une revendication générique d’émancipation, mais il énonce la nécessité de la transformation radicale du processus réel de production.

Pendant qu’il arrive à ces conclusions, il prévoit encore d’autres travaux : après La sainte famille, il continue les études et les extraits d’économie politique, dessine une critique de Stirner, initie le « plan d’un écrit sur l’Etat », étend des remarques sur Hegel, projette d’écrire une critique de l’économiste allemand List qu’il réalisera peu après. Il est ne s’arrêtera jamais. Engels le prie de lancer son travail dans le monde parce que « le temps se rétrécie terriblement » [58] et Marx, avant d’être expulsé de Paris [59] signe avec l’éditeur Leske un contrat pour la publication d’une œuvre en deux volumes qui devait s’intituler « Critique de la politique et de l’économie politique » [60]. Pourtant il faudra attendre 15 ans, l’année 1859, pour qu’une première partie de son œuvre, Pour la critique de l’économie politique soit donnée à imprimer.

Les [Manuscrits économiques et philosophiques] et les cahiers d’extraits et d’annotations nous restituent le sens des premiers pas de cette entreprise. Ses écrits sont pleins d’éléments théoriques dérivés de ses prédécesseurs et contemporains. Aucune des ébauches ou des œuvres de cette période ne peut être classée dans une discipline spécifique. Il n’y a pas d’écrits strictement philosophiques, ni essentiellement économiques, ni seulement politiques. Ce qui en dérive n’est pas un nouveau système, un ensemble homogène, mais une théorie critique en mouvement.

Le Marx de 1844 est celui qui, simultanément, a la capacité de combiner les expériences du prolétariat de Paris avec des études sur la Révolution française, la lecture de Smith avec la lecture critique des intuitions de Proudhon, la révolte des tisserands silésiens avec la critique de la conception hégelienne de l’Etat, les analyses de la misère de Buret avec le communisme. C’est un Marx qui sait cueillir ces différentes connaissances et expériences et qui, en en tissant liens et rapports, donne vie à une théorie révolutionnaire.

Sa pensée, en particulier les observations économiques qui commencent à se développer durant le séjour parisien, n’est pas le fruit d’un coup de foudre imprévu, mais le fait d’un processus. L’hagiographie marxiste léniniste, qui fut dominante durant tant de temps dans le passé, en le présentant avec une improbable immédiateté et préordonnant un résultat final ainsi anachronique et instrumental, en a dénaturé le cheminement de connaissance, et en a présenté une réflexion plus pauvre qu’elle ne l’est. Il s’agit au contraire de reconstruire les genèses, les dettes et les conquêtes des travaux de Marx, en mettant en évidence la complexité et la richesse d’une œuvre qui parle encore à chaque pensée critique du présent [61].

VI. Appendice: Table Chronologique des cahiers d’extraits et manuscrits rédigés par Marx à Paris

Période de rédaction Contenu des cahiers Nachlaß Caractéristiques des cahiers
Entre fin 1843 et début 1844 R. Levasseur, Mémoires. MH Les extraits sont contenus dans des pages divisées en deux colonnes
Entre fin 1843 et début 1844 J. B. Say, Traité d’économie politique B 19 Le cahier de grand format, comprend des pages avec des extraits divisés en deux colonnes : dans celle de gauche du Traité de Say e dans celle de droite (rédigée après celle de B 24) de Skarbek et du cours « Cours complet » de Say.
Entre fin 1843 et début 1844 C. W. C. Schüz, Grundsätze der National- Ökonomie B 24 Cahier de grand format, avec pages divisées en deux colonnes.
Entre fin 1843 et début 1844 F. List, Das nationale System der politischen Ökonomie B 24
Entre fin 1843 et début 1844 H. F. Osiander, Enttäuschung des Publikums über die Interessen des Handels, der Industrie und der Landwirtschaft B 24
Entre fin 1843 et début 1844 H. F. Osiander, Über den Handelsverkehr der Völker B 24
Printemps 1844 F. Skarbek, Theorie des richesses sociales B 19
Printemps 1844 J. B. Say, Cours complet d’économie politique pratique B 19
Mai-juin 1844 A. Smith, Recherches sur la nature et les causes de la richesse des nations B 20 Cahier de petit format avec pagination normale.
Fin mai-juin 1844 K. Marx, Arbeitslohn; Gewinn des Capitals; Grundrente; [Entfremdete Arbeit und Privateigentum] A 7 Cahier de grand format, avec pages divisées en deux ou trois colonnes . Le texte comprend des citations de Say, Smith, de Die Bewegung der Production de Schulz, da Théorie nouvelle d’économie sociale et politique de Pecqueur, de Solution du problème de la population et de la substance di Loudon e da Buret.
juin-juillet 1844 J. R. MacCulloch, Discours sur l’origine, les progrès, les objets particuliers, et l’importance de l’économie politique B 21 Cahier de petit format, avec pages divisées en deux colonnes. Fait exception la pagina 11 qui contient un résumé de l’article d’Engels.
juin-juillet 1844 G. Prevost, Réflexions du traducteur sur le système de Ricardo B 21
juin-juillet 1844 F. Engels, Umrisse zu einer Kritik der National-ökonomie B 21
juin-juillet 1844 A. L. C. Destutt de Tracy, Elémens d’Idéologie B 21
Au plus tard juillet1844 K. Marx, [Das Verhältnis des Privateigentums] A 8 Texte écrit en feuilles de grand format divisé en deux colonnes.

Entre juillet et aout 1844

G. W. F., Hegel, Phänomenologie des Geistes A 9 (Hegel) Feuille successivement cousue à l’intérieur de A 9.
Aout 1844 K. Marx, [Privateigentum und Arbeit]; [Privateigentum und Kommunismus];[Kritik der Hegelschen Dialektik und Philosophie überhaupt]; [Privateigentum und Bedürfnisse]; [Zusätze]; [Teilung der Arbeit]; [Vorrede]; [Geld]. A 9 Cahier de grand format. Le texte comprend des citations de : Das entdeckte Christentum di Bauer, da Smith, Destutt de Tracy, Skarbek, J. Mill, dal Faust di Goethe, dal Timon von Athen di Shakespeare,mais aussi de divers articles de Bauer publiés dans «Allgemeine Literatur-Zeitung». Il y a aussi des références indirectes à : Engels, Say, Ricardo, Quesnay, Proudhon, Cabet, Villegardelle, Owen, Hess, Lauderdale, Malthus, Chevalier, Strauss, Feuerbach, Hegel e Weitling.
Septembre 1844 D. Ricardo, Des principes de l’économie politique et de l’impôt B 23 Cahiers de grand format avec pages divisées en deux, et rarement trois colonnes. Les premières deux pages sont des extraits de Senofonte, mais pas divisés en colonnes.
Septembre 1844 J. Mill, Eléments d’économie politique B 23
Entre l’été 1844 e janvier 1845 E. Buret, De la misère des classes laborieuses en Angleterre et en France B 25 Cahier de petit format avec mise en page normale.

Entre la moitié de septembre 1844 et janvier 1845

 

P. de Boisguillebert, Le détail de la France B 26 Cahiers de grand format avec extraits de Boisguillebert. Pagination normale à l’exception de peu de pages divisées en deux colonnes.
Entre la moitié de septembre 1844 e janvier 1845 P. de Boisguillebert, Dissertation sur la nature des richesses, de l’argent et des tributs
B 26
Entre la moitié de septembre 1844 e janvier 1845 P. de Boisguillebert, Traité de la nature, culture, commerce et intérêt des grains B 26
Entre la moitié de septembre 1844 e janvier 1845 J. Law, Considération sur le numéraire et le commerce B 26

Entre la moitié de septembre 1844 e janvier 1845

 

J. Lauderdale, Recherches sur la nature et l’origine de la richesse publique B 22 Cahier de grand format avec pages divisées en deux colonnes.

Traduction: Martino Nieddu

Références
1. Honoré de Balzac, La commedia umana, (a cura di Mariolina Bongiovanni Bertini), Mondadori, Milano 1994, p. 1189.
2. Cfr. Isaiah Berlin, Karl Marx, La Nuova Italia, Firenze 1994, p. 90.
3. Michail Bakunin, Ein Briefwechsel von 1843, MEGA², Dietz Verlag, Berlin 1982, I/2, p. 482.
4. Lorenz von Stein, Der Socialismus und Communismus des heutigen Frankreichs. Ein Beitrag zur Zeitgeschichte, Otto Wigand Verlag, Leipzig 1848, p. 509.
5. Arnold Ruge, Zwei Jahre in Paris. Etudien und erinnerungen, Zentralantiquariat der Ddr, Leipzig 1975, p. 59.
6. Honoré de Balzac, La commedia umana, op. cit., p. 1187.
7. “Chacun devra s’avouer à lui même, non seulement qu’il y a eu une anarchie générale entre les réformateurs, mais aussi que lui même n’a pas une vision exacte de ce qu’il doit faire” in Karl Marx, Ein Briefwechsel von 1843, MEGA² I/2, op. cit., p. 486.
8. Dans le présent document, les manuscrits incomplets de Marx, publiés par des éditeurs successifs, sont insérés entre des parenthèses cadres. [ …]
9. «L’Etat politique ne peut exister sans la base naturelle de la famille et la base artificielle de la société civile, qui est sa condition sine qua non», ivi, p. 9; «Famille et société civile sont les présupposés de l’Etat, ce sont proprement ce qui l’active. Mais dans la spéculation cela devient le contraire», ivi, p. 8. C’st donc précisément à cet endroit que siège l’erreur d’ Hegel qui veut que «l’Etat politique ne soit pas déterminé par la société civile, mais à l’inverse la détermine », ivi, p. 100. Voir Walter Tuchscheerer, op. cit., p. 49.
10. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte, MEGA² I/2, op. cit., p. 325.
11. Cfr. Maximilien Rubel, Introduction a Karl Marx Œuvres. Economie II, Gallimard, Paris 1968, pp. LIV-LV qui date de ce moment précis l’origine du long cauchemar de toute la vie de Marx, l’objectif théorique qu’il n’abandonnera plus jamais : la critique de l’économie politique.
12. Cfr. Walter Tuchscheerer, op. cit., p. 56.
13. Karl Marx, Exzerpte aus Jean Baptiste Say: Traité d’economie politique, MEGA² IV/2, Dietz Verlag, Berlin 1981, p. 316.
14. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte, MEGA² I/2, op. cit., p. 363.
15. Ivi , p. 364.
16. Ivi , p. 374
17. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte, MEGA I/2, op. cit., p. 384.
18. Karl Marx, Exzerpte aus James Mill: Élémens d’économie politique, MEGA² IV/2, op. cit., p. 453.
19. Ivi , p. 456.
20. Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte, MEGA I/2, op. cit., p. 365.
21. Karl Marx, Exzerpte aus James Mill: Élémens d’économie politique, MEGA² IV/2, op. cit., p. 466.
22. A ce sujet, on renverra au témoignage d’Arnold Ruge: «Il lit beaucoup, travaille avec une intensité peu commune (…) mais n’apporte jamais rien à sa fin, laisse tout à mi-chemin pour s’enfouir chaque fois dans une mer de livres », travaille «jusqu’à se sentir mal, sans aller au lit pour trois ou quatre nuits d’affilée », lettre de A. Ruge a L. Feuerbach, 15 mai 1844, in Hans Magnus Enzensberger (a cura di), Colloqui con Marx ed Engels, op. cit., p. 22; «Si Marx ne se tue pas tout seul avec ce dérèglement, cette superbe et ce travail désespéré, et si l’extravagance communiste n’efface pas en lui toute sensibilité pour la simplicité et la noblesse de la forme, de ses interminables lectures et jusque dans sa dialectique sans conscience, il y a quelque chose à attendre de ceci (…) Il veut toujours écrire sur les choses qu’il a à peine fini de lire, mais après, il recommence à lire et prend des notes. Néanmoins je pense que, maintenant ou plus tard, il réussira à porter à son terme une oeuvre très longue et difficile, dans laquelle il reversera tout le matériel qu’il a accumulé» in A. Ruge a M. Duncker, 29 agosto 1844, ivi, p. 28.
23. Cf le témoignage de Paul Lafargue qui relate les récits d’Engels sur l’automne 1844. “Engels et Marx prirent l’habitude de travailler ensemble. Engels qui pourtant était d’une précision extrême perdit maintes fois patience en raison du type d’attitude scrupuleuse de Marx qui se refusait à écrire une phrase s’il ne pouvait en démontrer le contexte sous diverses modes”in Hans Magnus Enzensberger (a cura di), Colloqui con Marx ed Engels, op. cit., p. 29.
24. Cfr. Heinrich Bürgers: “A cette époque, l’autocritique sévère qu’il exerçait habituellement envers lui même, l’empêche d’accomplir l’oeuvre principale” ibidem, p. 41.
25. Sur ce complexe rapport cf. David Rjazanov, Einleitung a MEGA I/1.2, Marx-Engels-Verlag, Berlin 1929, p. XIX, il est le premier à avoir souligné la grande difficulté qu’il y a établir une précise ligne de séparation entre les simples cahiers d’extraits de textes lus et ceux qui à l’inverse, sont à considérer comme de véritables travaux préparatoires de Marx lui-même.
26. Cfr. JÜrgen Rojahn, Il caso dei cosiddetti «manoscritti economico-filosofici dell’anno 1844», Passato e presente», n. 3 (1983), p. 42.
27. Karl Marx, Der historische Materialismus. Die Frühschriften, (a cura di Siegfried Landshut e Jacob Peter Mayer), Alfred Kröner Verlag, Leipzig 1932, pp. 283-375.
28. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte aus dem Jahre 1844, MEGA I/3, Marx-Engels-Verlag, Berlin 1932, pp. 29-172.
29. Ces pages, et cela atteste de la difficulté à opérer un classement, apparaissent dans la MEGA2 autant dans la première que dans la quatrième section.Cfr. MEGA², I/2, op. cit., pp. 439-444 e MEGA², IV/2, op. cit., pp. 493-500.
30. Cfr. JÜrgen Rojahn, The emergence of a theory: the importance of Marx’s notebooks exemplified by those from 1844, «Rethinking Marxism», vol. 14, n. 4 (2002), p. 33.
31. Cette erreur est, par exemple, commise par David McLellan, Marx prima del marxismo, Einaudi, Torino 1974, p. 189.
32. Sans vouloir ici, d’aucune façon, présenter le débat à l’infini sur cet écrit de Marx, limitons nous à renvoyer à deux des plus importants travaux qui tiennent ces deux positions différentes. Pour la première les travaux de Landshut et Meyer. Ils sont parmi les premiers à y voir lu “en un certain sens l’oeuvre la plus centrale de Marx (…) (qui) constitue le point nodal de son complet développement conceptuel” et “le noyau qui annonce déjà le Capital” Cfr. Karl Marx, Der historische Materialismus. Die Frühschriften, op. cit., pp. XIII e V. Pour la seconde voir la célèbre thèse de la coupure épistémologique d’Althusser cfr. Louis Althusser, Per Marx, op. cit., pp. 15 ss.
33. Cf MEGA², IV/2, op. cit., pp. 279-579 e MEGA², IV/3, Akademie Verlag, Berlin 1998, pp. 31-110.
34. “Les manuscrits de 1844 sont littéralement nés des extraits de cette période” in Jürgen Rojahn, The emergence of a theory: the importance of Marx’s notebooks exemplified by those from 1844, op. cit., p. 33.
35. A cette époque, les économistes anglais sont encore lus par Marx en traduction française.
36. Cfr. Jacques Grandjonc, Marx et les communistes allemands à Paris 1844, Maspero, Paris 1974, pp. 61-62 voir la lettre de K. Marx a H. Börnstein, écrite au plus tard en novembre 1844, MEGA² III/I, Dietz Verlag, Berlin 1975, p. 248.
37. “Il n’existe aucun point d’appui pour établir que les manuscrits (de 1844) constituent un ensemble bloqué se suffit à lui même” cf JÜrgen Rojahn, Il caso dei cosiddetti «manoscritti economico-filosofici dell’anno 1844», op. cit., p. 57.
38. Cfr. Jürgen Rojahn, The emergence of a theory: the importance of Marx’s notebooks exemplified by those from 1844, op. cit., p. 45.
39. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte, MEGA² I/2, op. cit., p. 364.
40. Cfr. Michael Löwy, Il giovane Marx, Massari Editore, Bolsena (VT) 2001, p. 57.
41. Karl Marx, Kritische Randglossen zu dem Artikel “Der König von Preußen und die Sozialreform. Von einem Preußen“, MEGA² I/2, op. cit., p. 462.
42. Ivi , p. 455.
43. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte, MEGA² I/2, op. cit., pp. 372-373.
44. Ivi , p. 372.
45. Ivi , p. 387.
46. Bruno Bauer (a cura di), «Allgemeine Literatur-Zeitung», Heft 6., Verlag von Egbert Bauer, Charlottenburg 1844, p. 32.
47. Karl Marx, Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie. Einleitung, MEGA ² I/2, op. cit., p. 172.
48. Cet épithète est utilisé par Marx dans la “Sainte famille” pour désigner et railler Bruno Bauer et les autres jeunes hégéliens qui collaboraient à la «Allgemeine Literatur-Zeitung».
49. Ivi , p. 177.
50. Karl Marx, Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie. Einleitung, MEGA² I/2, op. cit., p. 173.
51. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte, MEGA² I/2, op. cit., p. 395.
52. Cfr. Ernest Mandel, op. cit., p. 175.
53. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte, MEGA² I/2, op. cit., p. 390.
54. Friedrich Engels-Karl Marx, Die heilige Familie, Marx Engels Werke, Band 2, Dietz Verlag, Berlin 1962, p. 128.
55. Karl Marx, Ein Briefwechsel von 1843, MEGA² I/2, op. cit., p. 479.
56. Karl Marx, Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie. Einleitung, MEGA² I/2, op. cit., p. 178.
57. Karl Marx, Ökonomisch-philosophische Manuskripte, MEGA² I/2, op. cit., pp. 373-374.
58. Lettre de F. Engels a K. Marx débat de octobre 1844, MEGA² III/I, Dietz Verlag, Berlin 1975, p. 245; cf aussi F.Engels à K.Marx, 20 janvier 1845 “veille à achever ton livre d’économie politique et même si tu devais ne pas être mécontent de bien des choses n’en tient pas compte, les esprits sont murs et nous devons battre le fer tant qu’il est chaud” ivi, p. 260.
59. Sous la pression du gouvernement prussien, les autorités françaises prirent un décret d’expulsion à l’encontre de divers collaborateur du “Vorwärts”. Marx fut contraint de quitter Paris le 1 février 1845.
60. Marx Engels Werke, Band 27, Dietz Verlag, Berlin 1963, p. 669.
61. Cette chronologie embrasse l’ensemble des quatre cahiers d’étude (étant ainsi exclu le Notizbuch aus den Jahren 1844/47 publié in MEGA², IV/3, pp. 5-30, lequel contient cependant les célèbres Thèses sur Feuerbach) rédigés par Marx pendant son séjour parisien en 1843/45. La date de rédaction étant souvent incertaine, en de nombreux cas, il fallu indiquer la fourchette temporelle dans la quelle on peut estimer que les cahiers ont été rédigés. L’ordre chronologique a été établi à partir à partir du début de cette fourchette temporelle. En outre, Marx n’a pas rédigé ses cahiers les uns après les autres; ils a souvent travaillé en alternant l’écriture d’un cahier à l’autre (voir B19 et B24). C’est pour cette raison que nous avons préféré les cahiers à partir des contenus de leurs différentes parties. Les cahiers qui contiennent les [Manuscrits économico-philosophiques] de 1844 (A7, A8, A9) nous indiquent directement que Marx en est l’auteur; nous plaçons, dans les cadres des parenthèses, les titres des paragraphes qui n’ont pas été choisis par lui mais qui leur ont été attribués par les éditeurs du texte concerné. Enfin, lorsque que pour les auteurs nommés dans la quatrième colonne (caractéristiques des cahiers) on ne précise pas les titres des oeuvres de Marx où ils apparaissent, ces oeuvres sont toujours celles mentionnées dans la deuxième colonne (contenu des cahiers) à l’exception de MH, conservé au Rossiiskii gosudarstvennyi arkhiv sotsial’no-politicheskoi istorii (RGASPI) de Moscou, tous les cahiers de cette période se trouvent au Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis (IISG) d’Amsterdam, sous les sigles indiqués dans la trosième colonne (Nachlaß).

Categories
Journal Articles

Karl Marx

Depuis quelques années les chercheurs internationaux ont tourné à nouveau leur attention vers un auteur méconnu: Karl Marx. Sa pensée, apparemment démodée mais indispensable pour comprendre le présent, est restituée aux champs libres du savoir. Son œuvre, libérée de l’odieuse fonction d’ instrumentum regni à laquelle elle avait été destinée par le passé, suscite un nouvel intérêt.

Les publications de la Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA²), reprises en 1998 après l’interruption qui suivit l’effondrement des pays socialistes, la phase astreignante de réorganisation des directives éditoriales (Richard Sperl, Edition auf hohem Niveau. Zu den Grundsätzen der Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA), p. 215, € 12,90, Argument, Hamburg 2004) et le transfert de sa direction à la Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften, en sont l’exemple le plus significatif. L’objectif du cinquantième volume (le dixième depuis la reprise) des 114 prévus, chacun desquels comprenant deux tomes – le texte plus l’appareil critique – a été récemment atteint .

Nombre d’acquisitions philologiques inhérentes à la nouvelle édition historico-critique soulignent une caractéristique de l’œuvre de Marx : l’inachèvement. Il laissa plus de manuscrits inachevés que de manuscrits publiés et ce fut le cas également pour le Capital, dont la publication complète, i.e. comprenant tous les travaux préparatoires à partir de 1857, sera finalement accomplie dans la seconde section de la MEGA² avant 2007.

Après la mort de Marx, Engels fut le premier à se consacrer à l’entreprise ardue, vu la dispersion du matériel, l’obscurité du langage et l’illisibilité de la graphie, de faire publier le Nachlass fragmentaire de son ami. La parution du troisième livre du Capital (MEGA², II/15. Karl Marx, Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie. Dritter Band. Hamburg 1894, p. 1420, € 178, Akademie Verlag, Berlin 2004), le seul auquel Marx ne parvint pas, même approximativement, à donner une forme définitive, propose à nouveau cet aspect. L’intense activité rédactionnelle de Engels, dans laquelle il prodigua ses meilleures énergies entre 1885 et 1894, aboutit au passage d’un texte très provisoire, composé d’«idées écrites in statu nascendi» et de notes préliminaires, à un autre unitaire duquel naquit un semblant de théorie économique systématique et conclue qui fut par la suite annonciatrice de nombreux malentendus interprétatifs.

À ce sujet, le volume précédent (MEGA², II/14. Karl Marx-Friedrich Engels, Manuskripte und redaktionelle Texte zum dritten Buch des „Kapitals“, 1871 bis 1895, p. 1183, € 168, Akademie Verlag, Berlin 2003) est plus intéressant. Il contient les six derniers manuscrits de Marx concernant le troisième livre du Capital, rédigés entre 1871 et 1882, dont le plus important est le volumineux Mehrwertrate und Profitrate mathematisch behandelt de 1875, ainsi que les textes ajoutés par Engels pendant son travail d’éditeur. Ces derniers montrent, très clairement, le parcours accompli jusqu’à la version publiée et permettent finalement, en soulignant la quantité d’interventions sur le texte, nettement supérieures à celles que l’on avait jusque là supposées, d’exprimer une évaluation certaine sur son rôle d’éditeur, et de faire ressortir sa valeur et ses limites. Pour confirmer ultérieurement la valeur de ce livre, il est précisé que 45 des 51 textes présentés sont publiés pour la première fois.

La recherche philologique de MEGA² a donné d’importants résultats également dans la première section, celle qui comprend les ouvrages, les articles et les ébauches de Marx et Engels. Deux volumes sont récemment paru. Le premier (MEGA², I/14. Karl Marx-Friedrich Engels, Werke, Artikel, Entwürfe. Januar bis Dezember 1855, p. 1695, € 188, Akademie Verlag, Berlin 2001) contient deux cents articles et ébauches, rédigés par les deux auteurs en 1855 pour le «New-York Tribune» et la «Neue Oder-Zeitung» de Breslau. À côté de l’ensemble des écrits les plus connus, inhérents à la politique et à la diplomatie européenne, aux réflexions sur la conjoncture économique internationale et à la guerre de Crimée, les études ont permis d’ajouter vingt et un autres textes qui ne leur étaient pas attribués auparavant parce qu’ils avaient été publiés anonymement dans le grand quotidien américain. Le second, en revanche, (MEGA², I/31. Friedrich Engels, Werke, Artikel, Entwürfe. Oktober 1886 bis Februar 1891, p. 1440, € 168, Akademie Verlag, Berlin 2002) présente une partie des travaux du dernier Engels.

Le volume est une succession de projets et de notes, dont le manuscrit Rolle der Gewalt in der Geschichte, privé des interventions de Bernstein qui en avait réalisé la première édition; de messages aux organisations du mouvement ouvrier; de préfaces aux rééditions d’écrits déjà publiés et d’articles. Deux parmi ces derniers sont particulièrement intéressants: Die auswärtige Politik des russischen Zarentums, l’histoire de deux siècles de politique étrangère russe parue dans «Die Neue Zeit», avant d’être interdite par Staline en 1934, et Juristen-Sozialismus, écrit avec Kautsky, dont on reconnaît, pour la première fois avec certitude, la paternité de chaque partie.

Les nouveautés de l’édition historico-critique sont vérifiables également dans la troisième section, consacrée à la correspondance. Thème principal d’un récent volume (MEGA², III/13. Karl Marx-Friedrich Engels, Briefwechsel Oktober 1864 bis Dezember 1865, p. 1443, € 168, Akademie Verlag, Berlin 2002), l’activité politique de Marx au sein de l’International Working Men’s Association, constituée à Londres le 28 septembre 1864. Les lettres documentent le travail de Marx dans la période initiale de la vie de l’organisation, pendant laquelle il eut rapidement le rôle le plus prestigieux, et sa tentative d’allier avec le travail scientifique l’engagement public qui le voyait, au bout de seize ans, à nouveau en première ligne.

Parmi les questions controversées: la fonction des organisations syndicales dont il souligna l’importance en prenant parti, entre-temps, contre Lassalle et sa proposition de former des coopératives financées par l’ État prussien: «la classe ouvrière est révolutionnaire ou elle n’est rien»; la polémique contre Weston partisan d’ Owen, qui aboutit au cycle de conférences posthumes en 1898 intitulées Salaire, prix et profit; les considérations sur la guerre civile aux États-Unis ; l’opuscule de Engels La question militaire prussienne et le parti ouvrier allemand. L’autre volume de correspondance publié depuis peu (MEGA², III/9. Karl Marx-Friedrich Engels, Briefwechsel Januar 1858 bis August 1859, p. 1301, € 168, Akademie Verlag, Berlin 2003) a comme toile de fond la récession économique de 1857. Elle raviva en Marx l’espoir d’une reprise du mouvement révolutionnaire après la décennie de reflux qui avait suivi la défaite de 1848 : «la crise a creusé comme une vieille taupe habile». Cette attente l’envahit d’une nouvelle productivité intellectuelle et elle le pousse à tracer les grandes lignes de sa théorie économique «avant le déluge», tant espérée, mais encore une fois irréalisée. C’est pendant cette période que Marx rédige les derniers cahiers de ses Grundrisse – observatoire privilégié pour suivre l’évolution de la conception d’auteur – et qu’il décide de publier son œuvre en fascicules, dont le premier, publié en juin 1859, s’intitule Pour la critique de l’économie politique.

Sur le plan personnel, cette phase est marquée par la «misère gangrenée»: «je crois que personne n’a jamais écrit sur ‘l’argent’ en manquant autant d’argent». Marx lutte désespérément pour que la précarité de sa propre condition ne l’empêche pas de mener à terme son «Économie» et il déclare : «je dois poursuivre mon objectif à tout prix et ne pas permettre à la société bourgeoise de me transformer en une money-making machine». Cependant, bien qu’il se consacre à la rédaction de son deuxième fascicule, celui-ci ne verra jamais le jour et pour la conclusion du premier livre du Capital le seul achevé, il faudra attendre 1867. Le restant de son immense projet, contrairement au caractère systématique qui lui a souvent été attribué, ne sera réalisé que partiellement et il restera extraordinairement plein de manuscrits abandonnés, d’ébauches provisoires et de projets inachevés.

Fidèle compagnon et damnation de toute la production littéraire de Marx, l’inachevé existe également dans ses œuvres juvéniles. Le premier numéro de la nouvelle série Marx-Engels-Jahrbuch (Karl Marx, Friedrich Engels, Joseph Weydemeyer, Die deutsche Ideologie, p. 400, € 59,80, Akademie Verlag, Berlin 2004), entièrement consacré à L’idéologie allemande, en est la preuve indéniable. Ce livre, anticipation du volume I/5 de la MEGA², dont la parution prévue pour 2008 offrira des parties du manuscrit attribuées correctement à Moses Heß, contrairement aux éditions fournies jusqu’à présent, publie les papiers de Marx et Engels tels qu’ils les ont laissés, c’est-à-dire sans aucune tentative de reconstruction. Les parties contenues dans l’annuaire correspondent aux chapitres I. Feuerbach et II. Sankt Bruno.

Les sept manuscrits ayant survécu à la «critique rongeuse des rats» sont recueillis comme textes indépendants et classés par ordre chronologique. Cette édition laisse voir clairement le caractère non unitaire de l’écrit et montre en particulier que le chapitre sur Feuerbach fut loin d’être achevé. De nouvelles bases, définitives, sont donc fournies à l’enquête scientifique pour remonter, avec crédibilité, à l’élaboration théorique de Marx. L’idéologie allemande, considérée parfois même comme l’exposition exhaustive de la conception matérialiste de Marx, est restituée dans son caractère fragmentaire originel.

Signalons, in fine, toujours à propos du jeune Marx, la réédition de la collection des œuvres juvéniles par les chercheurs sociaux-démocrates Landshut et Mayer (Karl Marx, Die Frühschriften, p. 670, € 19,80, Kröner, Stuttgart 2004) qui permirent en 1932, en même temps que la premièreMarx-Engels Gesamtausgabe, de diffuser, malgré plusieurs erreurs quant aux contenus et malgré un mauvais déchiffrage des originaux, les Manuscrits économico-philosophiques de 1844 et L’idéologie allemande, jusqu’alors inédits.

Après les nombreuses saisons marquées par une incompréhension profonde et réitérée de Marx, résultant de la systématisation de sa théorie critique, de l’appauvrissement qui a accompagné sa divulgation, de la manipulation et de la censure de ses écrits et de leur instrumentalisation en fonction des nécessités politiques, l’inachèvement de son œuvre présente un charme indiscret, sans solution de continuité avec les interprétations qui l’ont précédemment dénaturé au point d’en devenir la négation manifeste. Il en émerge la richesse d’une idée, problématique et polymorphe, et des nombreux sentiers que la Marx Forschung doit encore explorer.